29
Feb 2008
ore 12:24

Quando la pasta aumenta del 15%

< >

 E LE TASSE SONO AL 43,3% 

Quando l'euro vola, 1,52 sul dollaro, e per chi esporta la salita diventa sempre più ripida, e l'inflazione aumenta e così i prezzi di tutti i prodotti, in particolare di quelli alimentari.
Quando l'aumento arriva ad essere così forte per pane e cereali, con un incremento annuale del 9,3% (pane +12,5%; pasta +14,4%). Con il latte, i formaggi e le uova che registrano un +7,3% con la punta del 10% del latte e con la carne che aumenta di un +3,7%...

Quando tutto diventa così caro, e chi è a stipendio fisso è sempre più fisso, viene il momento di farsi delle domande sul futuro e sentire come gli altri vivono nella tempesta... 

Come sta cambiando la nostra/vostra vita? Avete cancellato certi consumi?
Vi accorgete concretamente di questi aumenti dei prezzi del pane, del latte ecc...?
Funziona ancora il detto "magari meno, ma buono"? 

Suggerimenti e trucchi per vivere meglio perché bisogna pur avere un atteggiamento positivo, altrimenti si chiude bottega :-))

commenti 33

Ringrazio Stefano Bonilli perche' intelligentemente comprende priorità, istanze e necessità. Vero! Tutto aumenta spesso in maniera ingiustificata e i consumatori non hanno altro da fare che tagliare e poi ancora tagliare. Molta gente oramai a forza di tagliare perde per forza ogni speranza! L'ottimismo tanto auspicato dal Direttore aiuta, ma basta! L'inverno poi, per una famiglia è il periodo peggiore: costi fissi, bollette, riscaldamento e mutui sono scadenze pressanti e disturbano i sonni più resistenti. Mangiare bene significa comunque tenore di vita, salute e qualità. "Sposo" quindi alcune idee di Bonilli e dico, investiamo in qualità, cuciniamo a casa e bene con l'aiuto di importanti consigli. Valorizziamo i cibi forse ardimentosi da preparare ma buoni e saporiti. Un buon ricettario serve in questo caso con una maggior sensibilità verso l’economia limitando sprechi e frivolezze.

29 Feb 2008 | ore 13:29

Io, visto che faccio la spesa quasi sempre al supermercato, mi sono messo a leggere da vicino le etichette di molti prodotti "concorrenti", perche' spessissimo lo stesso prodotto (o quasi) e' venduto con marchi diversi e prezzi diversi, per attirare clientele diverse

Dario

29 Feb 2008 | ore 13:37

che dire... tronerà di moda Petronilla?

29 Feb 2008 | ore 13:53

Perdonate l'incursione.

E' consigliabile utilizzare prodotti solo di stagione ed evitare la logica degli alimenti a quattro stagioni. A meno che non si parli di pizza.

29 Feb 2008 | ore 14:05

L'unico lato positivo di avere un lavoro che non sai se durerà per più di x mesi è che - se sei una persona ragiponevole - eviti di comprare cose spesso superflue a rate.
Poi aver avuto una nonna in gamba e che tra le tante cose ha pensato anche di comprare casa e ora casualmente la posso usare io è pura fortuna.

Per il resto io non ho mai avuto abitudini molto costose, sono abbastanza naturalmente low-cost: campeggio, un'auto di 10 anni in due, bici bus e scooter, biblioteca, mercatini e negozi di cose usate, vecchia tv e cellulare, viaggetto ogni tanto e ora che la musica si trova molto gratis (ehmmmm) non spendo un granché oltre alle bollette, qualche cosa sfiziosa ogni tanto...e cibo. Su questo sì che spendo tanto proporzionatamente alle mie finanze!!!

Evito gli ipermercati perché ci perdo un sacco di tempo e poi tendo a comprare troppe cose che poi vanno pure a male.
Compro poco per volta quello che mi serve, le cose sfiziose si alternano a minestroni, verduroni e pastoni cereali e legumi stile bisnonne! Per per quanto mangio io (non tanto) non noto significativi aumenti di prezzo di pasta, pane e latte, anche se scelgo i migliori che posso trovare.

Quello su cui faccio attenzione è evitare di buttar soldi mangiar fuori in posti mediocri.
Però sto solo affinando la tecnica, facevo così anche gli anni scorsi!

29 Feb 2008 | ore 14:42

Non ho ancora capito se devo considerarmi un privilegiato oppure no. E' un privilegio avere un "posto di lavoro", avere ogni mese una busta paga, riuscire ad arrivare alla quarta settimana? Sembrerebbe di sì, specie se si ascoltano certe storie di ordinaria precarietà. Eppure non è che sia tanto convinto della mia fortuna. Sarà perchè per arrivare a quello che ho mi sono fatto un discreto mazzo, sarà perchè vedo gente (ad esempio nella azienda per la quale lavoro) che sa un terzo di me e sa fare anche meno ma che ogni mese intasca l'equivalente di 3-4-10 e anche più delle mie buste paga. Sarà perchè ho una moglie che ha smesso di essere precaria quando aspettava un figlio, e così le entrate familiari si sono ridotte un bel po'.

Vabbè, ma volevi sapere se e come ho cambiato le mie abitudini.
Quelle alimentari sicuramente no. Anzi, le ho migliorate. Il che significa spendere di più, con l'eccezione di frutta e verdura che acquistate al mercato sono mediamente più economiche e di miglior qualità rispetto all'offerta della gdo.

Per quasi tutto il resto, invece, ho ridotto in maniera sostanziale consumi che, comunque, non erano mai stati chissà che.

In tutto questo, non ringrazierò mai abbastanza i miei genitori e la loro cultura del risparmio che mi ha consentito di non avere mai problemi di affitto o mutuo.
Se la carne la posso comprare da liberati, lo deve solo a loro (che alla mia età con un pollo ci andavano avanti una settimana).

29 Feb 2008 | ore 15:20

Se vogliamo farci due risate, la mia fidanzata mi ha detto che questo è il momento ideale per andare a prendere il bracciale di Tiffany, vista la situazione del dollaro... :-)

29 Feb 2008 | ore 15:33

Tornando seri, faccio notare una cosa: molti credono che la Gdo sia economica. Non è così. Parlavo l'altro giorno con un panettiere semi-industriale che vende alla Gdo pane a 1,80 euro al kg: la Gdo lo rivende a 4.
Al Ghetto di Roma, in uno degli ultimi negozietti di quartiere rimasti, ho pagato due bottiglie grandi di acqua e di una nota bibita (che ci volete fare, avevo l'esame da fare) a un prezzo più basso di quello che al supermercato ci sarebbe voluto per una soltanto.

29 Feb 2008 | ore 15:39

Stamattina a Monopoli, al mercato, ho comprato 5 finocchi (1,8 kg) ed un chilo di carote. Ho speso 6,40 euro, circa 12.000 lire !! So già che mi direte che questo cambio non va posto perchè ormai bisogna scordarsi quei tempi. Io non sono d'accordo perchè gli stipendi dei miei Clienti sono ancorati, anzi inchiodati, da troppi anni addietro. Molti di loro, come tutti hanno già da tempo incominciato a tagliare le spese superflue e fra queste le cene a ristorante. I negozianti miei vicini sono mesi che piangono lacrime amare ed anche i saldi dopo la sfuriata dei primi giorni si stanno rivelando un flop terribile.
Direttore, che fare? Semplice, si taglia tutto ciò che non è indispensabile (tranne i telefonini), comprese le spese mediche e si va avanti a forza di credito al consumo che non fa altro che spostare avanti nel tempo il problema.
Il detto "magari meno, ma buono" funziona, la qualità ancora paga almeno con chi ha ancora un tenore di vita discreto. Ma fino a quando?

Ciao

29 Feb 2008 | ore 16:19

Da queste parti la notizia del giorno, secondo me, e' l'apertura di un nuovo ipermercato che vende tecnologia (tv, telefoni, elettronica insomma) che il primo giorno d'apertura ha incassato conquecentomila euri. La cifra era sul Secolo XIX di oggi. E questo proprio alla fine del mese, il famigerato fine mese al quale non s'arriva. Commento solito: mah.

29 Feb 2008 | ore 16:26

Tommaso: nella GDO trovi prodotti simili a prezzi diversi. E' spesso il cliente che sceglie il suo prezzo tra articoli sostanzialmente simili. Il cliente che non e' attento ai prezzi puo' spendere, per la stessa spesa, molto di piu' di un'acquirente oculato. In altre parole, non e' il supermercato ad essere 'caro' o 'a buon mercato', ma il cliente che sceglie un range di prezzo in base a considerazioni che solo in parte riguardano la qualita'

Dario

29 Feb 2008 | ore 16:30

Soprattutto sono preoccupato dal fatto che oggi il dollaro è sottovalutato rispetto all'euro. Quando dovesse tornare a valori ragionevoli(1,30 circa) ed il petrolio dovesse restare ai livelli attuali(100 dollari/barile) allora sarebbe veramente dura ed i prezzi potrebbero schizzare molto piu in alto. Non è uno scenario improbabile anzi; i gruppi di acquisto tra cittadini se ne parla e poi non vengono piu pubblicizzati, non aspettiamo che i buoi siano fuori dal recinto per correre ai ripari, si rischia un impoverimento drammatico.

29 Feb 2008 | ore 16:37

Lo so Dario che parlavi d'altro, e quello che dici è vero (c'è la carne in scatola della pubblicità, e c'è la carne in scatola col marchio del supermercato, che però curiosamente è fatta nello stesso stabilimento...). Io ho introdotto nel discorso un altro elemento che mi pareva interessante sottolineare.

29 Feb 2008 | ore 16:45

Gibo, leggo adesso. Io proprio oggi su Libero Milano, se interessa, parlo di un gruppo d'acquisto del pane che inizierà anche lunedì, e che consentirà di comprare francesini a 2 euro al kg.

29 Feb 2008 | ore 16:47

Bé l'altro giorno ho provato a cenare alla Piola della Cascina Roccafranca a Torino per ben 7,50 euro (primo secondo contorno dolce acqua birra). locale affollatissimo di gente di tutti i tipi. Tra le varie iniziative hanno anche i gruppi d'acquisto solidale: http://www.cascinaroccafranca.it/common.php?pagename=consumo

29 Feb 2008 | ore 17:10

Io mi ricordo il 1992, prima guerra dell'Iraq ma soprattutto governo Amato a settembre e stangata da 92.000 miliardi con svalutazione della lira del 30%.
Rischiavamo anzi abbiamo rischiato una crisi come quella poi avvenuta in Argentina, quindi un panorama difficile eppure si sentiva la speranza, il futuro, la possibilità di cambiare.
Oggi siamo stanchi, disillusi e più poveri e la vedo dura anche se sono uno di quelli che proprio nei momenti difficili... nel 1992 il Gambero Rosso è andato per la prima volta in edicola dopo sei anni di viaggio insieme col manifesto e quindi anche oggi ho lo stesso atteggiamento.
Ma non vorrei neppure passare per matto :-))

29 Feb 2008 | ore 17:27

Direttore, io pero' non ho ancora sentito una spiegazione convincente del perche' di questi aumenti. La pasta aumenta? Ma se il grano per farla lo acquistiamo, per meta', dall'estero (canada ad esempio) pagando in dollari! Il petrolio, in euro, non e' aumentato!
Latte? Ma come e' possibile allora che al supermercato (Auchan) trovo il latte prodotto in Italia (CR) a 79 centesimi e altre confezioni, sempre italiane, a 1.50? E magari e' lo stesso latte in confezioni diverse?

Dario

29 Feb 2008 | ore 17:42

Direttore, l'intervento di Fiorenzo circa l'apertura con successo dell'ennesimo ipermercato di prodotti elettronici mi porta a spostare il centro della discussione; spero di rimanere in tema.
Mi chiedo e vi chiedo:
"Non è che il gusto, il cibo, il bere, l'andar per ristoranti magari in compagnia non va più di moda?
Stiamo perdendo una battaglia culturale che combattiamo da anni?"

Secondo me pur essendo vera e tangibile la contrazione dei consumi, determinati negozi che propongono beni voluttuari vanno alla grande. La gente spende meno, ma quando decide di spendere sceglie di non andare a gustarsi una bella cena ma preferisce comprarsi un telefonino.
Anzichè bersi una bella bottiglia di vino in compagnia preferisce pagare il canone mensile di Sky.

Ciao

29 Feb 2008 | ore 17:46

Vigna, a me pare che andar per ristoranti e bere in compagnia sia sempre di moda. Solo che devono essere locali in cui non spendi più di 15-20 euro, 30 nelle seratone quando vuoi scialare e mangi gli scampi o la grigliata di pesce decongelato (sempre in pizzeria). Infatti in molti locali -non necessariamente meritevoli - in cui spendi poco io vedo la coda fuori.
Sull'importanza del "gusto" che tu citi per primo nella lista invece avrei qualche dubbio.
Il bene durevole anche se inutile per ora in Italia continua a vincere sull'effimero piacere (forse anche un po' sprecone) di una serata in un buon ristorante.

29 Feb 2008 | ore 18:24

Gumbo, in quelle fasce di prezzo da te indicate non direi che si tratti di andar per ristoranti o per osterie a bere in compagnia; trattasi invece come dici tu di andar per pizzerie a bere (non si sa cosa) in compagnia.
Quindi forse andar per ristoranti non è più di moda, mentre lo è ancora l'andar per pizzerie.

Ciao

29 Feb 2008 | ore 18:33

Ok, se la parola chiave è "ristoranti" o "mangiare bene" (anche una pizza in pizzeria, volendo, se è ben fatta)siamo d'accordo: vero, non è di moda!
Ma lo è mai stato, per chi non viaggia pagato dall'azienda o scaricando le spese?

(Parlando di bere...l''altra sera ho visto per la prima volta il vino in bottiglia di plastica tipo bibite - questa mi mancava!)

29 Feb 2008 | ore 18:45

"welcome to the real world", gumbo ;-)

29 Feb 2008 | ore 19:35

Me la ricordo la svalutazione del 1992, lavoravo in Portogallo, se ricorda, Direttore, passammo tutta l'estate a leggere svalutazione si, svalutazione no. Poi a metà settembre prendemmo la botta. Anche se quella svalutazione serviva aad altre cose !!! E comunque ha ragione il tasso di sconto era del 15%, e la crisi era, numericamente, più pesante di oggi, ma vedevamo tutti un futuro comunque davanti a noi. Oggi è diverso, manca la fiducia nell'azione della classe politica odierna aldilà dello schieramento politico. Mi scusi mi viene quasi da dire si stava meglio quando era peggio! Facendo riferimento alla classe politica pre-novantadue.
Tieniamo duro !
Marco

01 Mar 2008 | ore 10:26

Scusi rispondo alla sua domanda iniziale su come affronto la situazione prezzi:
acquistare lo stretto necessario basandosi su un menù (non è sempre scontato), verdura di stagione, carne alternativa: pollo, coniglio, agnello: sempre più spesso direttamente da contadini che sono qui intorno. Pesce povero: tutto l'azzurro in genere. E' anche una forma di cultura verso il cosndumismo che voglio dare ai miei figli.
Ancora Marco

01 Mar 2008 | ore 10:35

Per rispondere al quesito iniziale, non ho modificato o cancellato certi consumi.
Rilevo aumenti ingiustificati dappertutto, il latte della centrale di Torino più caro e più annacquato, il pane sempre più caro e più gommoso, la carne anche quella francese é aumentata. Anche in certi santuari dove si promettono cose che non si possono mantenere (Eataly) ci sono stati aumenti dal 10 al 30% su prodotti a filera corta, i biscotti di meliga, il caffé del presidio Slowfood, il vasettame, il parmigiano. Va detto che i servizi e le commodities sono aumentati anche di più, forse nessuno si é accorto che, mediamente, lo scatto del telefonino costa più che nel 1998. Comunque io mi difendo perché so cucinare e so fare la spesa, ringrazio tutti a cominciare dai bisnonni. Pur vivendo la condizione del single, non faccio la spesa da "reietto", ma compro come se fossimo 4 in famiglia. Questo non significa che vado alla GDO e riempo il carrello, io compro quasi tutto fresco e di stagione al mercato e se posso dai produttori. Non mi faccio mancare niente pur non mangiando né salmoni, né foie gras. Forse in Piemonte siamo fortunati perché esistono molti spacci aziendali dove comprare abiti, camicie e cachemire a prezzi corretti. Mi dispiace per i commercianti, ma io non compro un Levi's a 120 euro quando lo trovo a 60 all'outlet. Guadagno più di 35000 euro l'anno, pago le tasse, non guido auto di fascia premium e non scio a Cortina.
Alcuni prezzi a Torino (la mia spesa di stamattina) : uova di cascina, 2 euro alla dozzina; arance rosse di Catania 15 kg. a 10 euro (sfuse 1 euro al kg.); carciofi sardi 10 a 2.50 euro; mele calvilla 0.80 al kg.; costata di bue grasso razza piemontese 18 euro al kg. ; triglie del Tirreno 14 euro al kg, acciughe liguri 5 euro. GDO: spaghetto lungo Garofalo 0.89 al pacchetto (500gr.); tonno rosso Sardanelli (330 gr.) 3.60 euro, un litro di detersivo piatti al distributore 0.50 euro; Eataly: latte intero di cascina 1euro al litro, pane (lievitazione naturale, cotto a legna) 3.50 al kg.; 500 gr. di caffé (60% robusta-40% arabica)del presidio Slowfood, macinato fresco, 5.80 euro.

P.S.. Per Gumbo: Hai già provato la nuova friggitoria di via Carlo Alberto (Re calamaro)?

01 Mar 2008 | ore 11:47

Paolo rende un servizio a tutti perché dettagliando i prezzi di una spesa fatta a Torino permette ai molti che abitano in altre città di fare i confronti e capire se si può acquistare meglio, cioè a miglior prezzo, senza farsi mancare nulla.
Vivere bene e comparare bene :-)

01 Mar 2008 | ore 13:46

Ah bé se è prezzi che volete...io dall'inizio di gennaio proprio per rendermi conto di quato e come spendo per il cibo sto scrivendo tutto ciò che compro, dove, con prezzo pagato e prezzo al kg per confrontarli. Ci vuole molta pazienza ma è molto utile. Ne posso anche postare un po'...ma è noioso? Tra l'altro pure io sono a Torino!

01 Mar 2008 | ore 14:36

Non serve a nulla elencare i prezzi ne' fare dietrologia su come si viveva un tempo. Serve invece, prendere coscienza e fare con quello che si ha e non con ciò che si potrebbe avere. Tradotto significa meno debiti, meno fastidi e più serenità. Il consumismo è veramente un emblema distorto che genera aspettative anche tra chi soldi ne ha pochi…mi spiace che ci sia ancora qualcuno che pensa di poter risollevare la triste, ma evidente attualità economica, con le conserve fatte in casa e il polpettone. Cose buone, certo, ma ci vuole ben altro…

01 Mar 2008 | ore 18:38

Stefano sarò io, ma tra quello che hai detto all'inizio e quello che dici ora non ho capito le tue conclusioni, nessuno di noi é pro-consumismo.

01 Mar 2008 | ore 19:31

Veramente non vedo proprio, in effetti dove sta il consumismo nell'elencare il prezzo dei cavolfiori o del latte crudo!

p.s. paolo: ho visto un'insegna di Re Calamaro da qualche parte ma l'ho evitato perché io l'avevo inquadrato (così a impressione) come una catena-fregatura!! :-D
In compenso ho trovato in Corso Brescia in cui si mangia la sera stile locale medio del quadrilatero ma senza l'effetto zona fighetta quindi a 10-15 euro invece di 30-40. Si chiama Fuoriluogo (circolo Arci).

01 Mar 2008 | ore 20:30

Non sto facendo pubblicità, ma se ti piace il pesce fritto, provalo ne vale la pena. Non é una catena, fa anche l'asporto e non esci puzzolente.

01 Mar 2008 | ore 21:11

paolo, a quanto pare gli unici con la formazione da barachin - che stanno attenti a come spendono - siamo noi torinesi! :-)

Dato che tanto i prezzi io li ho tutti segnati, non faccio un gran sforzo ad scriverli qui - se mai per caso interessasse a qualcuno.
Quando esco dal lavoro il posto più comodo è Eataly e spese recenti sono state: "fondini" di salumi (es: guanciale, prosciutto crudo, salami vari) 5 o 10 euro al kg; cavolfiori o cavolo rosso o cavolo verza 1 euro/kg, carote 1,50/kg, patate di montagna 6,50/5 kg, 1 scatola pelati S.Marzano 1,30; 3 cosce di pollo Tonchese 5,54 (8,60/kg), hamburger della Granda 13,20/kg, baccalà norvegese (da dissalare) 16/kg; 1 cassetta di arance di Sicilia 1 euro in tutto (offerta speciale compleanno di Eataly).
Durante i saldi post-natalizi, panettone Loison 6,50 euro e pandoro 4,50 - comprandoli a due a due.

Da Benevento ci eravamo fatti portare, tra gli altri, i croccantini Serio 300 g 4,80 e Torrone Rosa ricoperto Fabbriche riunite 40 g 1,18 euro.

Andando ogni tanto in Valchiusella, da Damanhur compriamo i formaggi che fanno loro - 1 kg di formaggi vari 16 euro circa; fegato arrivato fresco fresco 14,90/kg, ceci biologici dalla Toscana 1,60 euro 500 g; salumi vari Cascine Blu della Valdisusa senza additivi - varie specialità particolari di cui non ricordo il prezzo, ma anche mortadella a 13/kg.

Andando alla Metro con una persona che ha la tessera, scorta di birra belga in offerta La Chouffe di Natale 1,5 litri 10 euro, Montagnarde Ambrée 75 cl 3,80 (e altre che non elenco) più un po' di spaghetti "da battaglia" Voiello in offerta 500 g 0,62.
Tanto per fare qualche esempio.

03 Mar 2008 | ore 00:09

Può darsi che sia così Gumbo, ma secondo me siamo gli unici due torinesi che scrivono qui, gli altri comprano tutto in via Lagrange....

03 Mar 2008 | ore 11:28

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