21
Mar 2008
ore 16:37

Mozzarella felix

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mozzarella.jpg

Non scherziamo, la mozzarella vera e buona c'è, ci sono tanti bravi produttori e tanto per capirsi vi dico quali sono i primi tre caseifici che compariranno nel Gambero Rosso di Aprile insieme a un elenco di altri indirizzi eccellenti:


1) Ponte a Mare di Castelvolturno (CE) www.ponteamare.it

2) Masseria Lupata di Capaccio (SA)

3) Salicella di Francolise (CE) www.salicella.it

3) ex equo Vannulo di Capaccio (SA) www.vannulo.it

Del resto ne avevamo già ampiamente discusso qui

commenti 15

Era ora!
Viva la Mozzarella della Felix Campania infelix!
(Lo dicevo che bisogna essere sempre ottimisti!)

21 Mar 2008 | ore 17:44

Senza voler togliere nessun merito agli onesti produttori campani, segnalo che il Piemonte sta producendo latte di bufala in quantità e qualità tali che é in corso il riconoscimento di una IGP. A Torino c'é un caseificio, con personale campano al 100%, che produce quotidianamente con questo latte ottime mozzarelle di svariate pezzature. Sembra strano parlare di mozzarelle sabaude, ma questi sono fatti. A Genova, da alcuni anni, un piccolo caseificio napoletano produce mozzarelle con latte di bufale che pascolano nell'area pompeiana, consegnato al laboratorio 2 volte alla settimana.

21 Mar 2008 | ore 18:01

Non mi spaventa che oggi la Mozzarella di Bufala possa essere prodotta altrove e che oltre il Piemonte la produca anche la Lombardia: i confini, non solo virtuali, della sapienza gastronomica sono ormai abbattuti anche fisicamente. (mi pare di averlo già detto a qualche parte :) )
Si apre però la questione relativa a: prodotto nazionale,igp, dop, deco, etc.
O no?
Che farne?

21 Mar 2008 | ore 18:20

Ma ai piemontesi farebbe piacere un Castelmagno di Salerno?
Sono stato in Giappone varie volte e tra le visite una è stata dedicata a un caseificio con bufale importate e tecnico campano - come prescrive la deontologia giapponese - ma... la mozzarella era diversa, non era certo quella dei primi tre caseifici secondo il nostro palato e la nostra degustazione.
Non credo che una mozzarella piemontese, per quanto buona, possa valere Vannulo.
E non vedo perché scassinare una Dop.

21 Mar 2008 | ore 19:01

Ottima la selezione del Gambero. Se il post è un invito a fare nomi, a memoria: Rivabianca e Torricelle a Paestum, Tenuta Doria a Battipaglia, Chirico nel Cilento, La Baronia a Castel di Sasso, Garofalo a Santa Maria Capua Vetere, Bellopede a Marcianise, eccetera, eccetera.
Se il post spinge a riflettere sulla territorialità, bisogna aggiungere che non basta produrre bene, per affermarsi è necessario difendere il territorio e il marchio come se stessi. Invece in Campania, purtroppo, c'è sempre l'idea di fondo che alla fine ciascuno può trovare una soluzione per proprio conto. Il che sarà vero nell'ordinario, ma non certo in crisi di questa portata. Lo sapete, tanto per dire, che Vannulo non fa parte del Consorzio?

21 Mar 2008 | ore 20:58

Il mio amico Roberto Anselmi non fa parte del consorzio del Soave pur facendo un fantastico Soave o forse proprio per questo.
Idem con il Chianti Classico e così per molte piccole-grandi produzioni nelle quali il consorzio ha sempre una funzione negativa e di conservazione e che sta stretto a chi lavora ai massimi vertici della qualità.
Forse bisognerebbe parlarne perché il Prosciutto di Parma non è tutto uguale e in generale viaggia sul mediocre e lo stesso discorso vale per il Parmigiano Reggiano.
Un problema, una contraddizione che vale la pena approfondire.

22 Mar 2008 | ore 00:33

Con Tonino Palmieri (Vannulo) ne abbiamo parlato spesso. Lui ha sempre visto lungo, il primo a pensare che in un caseificio si può fare una visita, prendere un caffé, dormire. La sua risposta reiterata è che non si ritrovava in alcune scelte di fondo nella gestione complessiva. E Giampaolo Motta che ha "declassato" il suo Chianti per venderlo meglio? La mia sensazione è che chi è al top vede meglio alcune cose e non vuole perdere tempo più a discutere. Altre volte è strategia commerciale, distinguersi per apprezzarsi. O forse, sul piano psicologico, quando l'artigianato raggiunge questi livelli diventa arte. E l'arte in tutte le sue espressioni è soprattutto grande individualità. E poi, non per fare grillismo spicciolo, spesso sui consorzi c'è sempre l'ipoteca dei partiti.

22 Mar 2008 | ore 08:01

E la conseguenza di quello che dici, Luciano, la conosciamo bene: in qualche (sottolineo qualche) consorzio abbiamo avuto modo di incontrare sedicenti tutori collocati ai vertici, o usurpatori dei vertici, proprio perché bruti e sprovveduti.
Che cosa guadagnerebbe allora un produttore eccellente, per la sua mozzarella o per il suo vino, nel far parte di una cricca che male lo rappresenterebbe?
Del resto stare nei consorzi costa, e il costo di sicuro (e con grande unica trasparenza) ricade soltanto sul consumatore.
Mi fermo, perchè è Pasqua e bisogna essere paciferi.
Buona giornata.

22 Mar 2008 | ore 08:43

Direttore, ho solamente riportato una notizia, peraltro curiosa, non stavo facendo del campanilismo. In Piemonte esistono anche allevamenti di struzzi, la carne é particolarmente buona, per non parlare delle uova. E poi siamo il primo produttore nel mondo per qualità e quantità di kiwi, però non abbiamo né il mare, né gli aborigeni. Tornando alla bufala, si tratta di 2 iniziative nate da campani purosangue, nessuno copia nessuno. Nel caso genovese hanno aperto una "filiale all'estero", mentre nel caso di Torino si é addirittura coniugata la produzione con la presenza di un animale trapiantato che si nutre su pascoli o con foraggio particolarmente buono e quello piemontese é buono. Io la considero un'ottima ed intelligente operazione imprenditoriale tanto che la provincia e la regione stanno imbastendo un corso professionale per casari. Questo senza voler togliere nulla alla mozzarella campana che é unica come il Castelmagno. Io quando capito a Capaccio mi tolgo la voglia per i mesi successivi...

22 Mar 2008 | ore 10:09

I consorzi vanno conosciuti e analizzati per quello che fanno, non sono tutti uguali ma certo in molti le scelte degli uomini sono ormai politiche e di puro potere.
Sarà un caso ma i bravi spesso stanno fuori.
Sarà un caso è un puro modo di dire e quindi ragionarci sopra mi sembra molto utile perché è uno di quei terreni in cui prevale l'omertà di tutti, anche la nostra perché alcuni consorzi sono anche investitori pubblicitari e se penso al Parmigiano mi viene in mente che per poche righe in un articolo due o tre anni fa hanno tagliato il budget, a proposito di critica e di possibilità di parlarne.

22 Mar 2008 | ore 10:27

olala'.....ma va'?
quando ho detto come privato che il crudo di Parma certe volte faceva cagare....poi adesso massiccia campagna su televisioni e radio...come l'olio del garda a 6 euro litro.....poi ci lamentiamo dei parmisan e degli infiltrati tunisini....
ma va bene cosi'.

22 Mar 2008 | ore 14:35

Sono felice dell'inserimento di Ponte a Mare, e con Luciano ribadisco un codicillo a favore di Rivabianca e Torricelle.
Lancio un sondaggio: a voi piace di più la mozzarella sapida del casertano, o quella delicatissima della Piana del Sele?

22 Mar 2008 | ore 16:15

grazie per gli indirizzi buona pasqua

22 Mar 2008 | ore 16:57

Per me, la mozzarella numero uno al mondo, si produce in Umbria, da Fattoria Montelupo a Lerchi, Città di Castello, in provincia di Perugia, dove sono allevate bufale che pascolano su terreni incontaminati nel rispetto dell'ambiente e del benessere. Questa caratteristica associata alla capacità di trasformazione del latte da parte della famiglia Paolo, danno alla mozzarella un gusto inconfondibile e unico.

27 Apr 2009 | ore 20:45

se, come me, volete andare sul sito, vi do il link: http://www.fattoriamontelupo.com/

27 Apr 2009 | ore 20:59

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