ore 12:52
Stress da troppa informazione
ROMA - ANSA: Per prevedere dove potrebbe scoppiare la prossima epidemia di influenza aviaria non bisogna guardare agli allevamenti di polli ma alle risaie. Lo hanno scoperto i ricercatori dell'università di Bruxelles: secondo il loro studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the national Academy of Science (Pnas) i fattori determinanti nello scatenare le epidemie del virus sono infatti la presenza di coltivazioni di riso e di anatre selvatiche, oltre ovviamente alla popolazione umana.
E adesso che dovremmo fare? Chiudere le risaie? Uccidere tutte le anatre? Vaccinare tutta la popolazione della Pianura Padana?
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Forse, più semplicemente, evitare di intasare i telegiornali per ogni pollo che muore in Tagikistan
In quel periodo vidi personaggi amanti del pollo [pranzo e cena] improvvisamente convertirsi a robuste scaloppe di noce di vitello..
Saludos
Sb
In quel periodo furono spesi centinaia di milioni di euro per vaccini che hanno rimesso in salute le aziende farmaceutiche coinvolte.
Se i fattori determinanti sono presenza di coltivazioni di riso, anatre selvatiche e popolazione umana - oltre a distruggere il riso e uccidere le anatre suppongo che per un'efficace prevenzione convenga far trasferire (o al limite sterminare) anche tutti gli abitanti. ;-)
Tanto ormai, delirio più delirio meno...
Beh negli anni Sessanta mi sembra che l'esperimento sia stato fatto nel Sud Est Asiatico :-)) con napalm e defolianti
Non per fare il saccentino, ma il rischio di una "influenza aviaria" è concreto. Non mi sembra poi assurdo che si mantenga un livello di controllo
In alternativa si può sospendere la ricerca e cominciare a sotterrare cubi di giada nelle notti di plenilunio in giorni con la R.
Anche il rischio di cancro da fumo è concreto e muoiono di cancro ai polmoni varie decine di migliaia di persone eppure il tabacco si vende ed è monopolio dello stato.
Rispetto alla aviaria due anni fa è stato fatto terrorismo visto che in Asia i morti non sono stati centinaia e in Europa meno di dieci.
Come per mucca pazza dove in Italia i morti sono stati 2 o 3.
Adesso è il turno della mozzarella e della diossina.
Mai una comunicazione lucida e precisa, sempre strillata e minacciosa.
Sono d'accordo.
Ma il problema è di chi fa informazione, non di chi fa ricerca.
Su questo con me si sfonda una porta aperta. I colleghi dei giornali e delle Tv che parlano di cibo e vino lo fanno ormai quasi scusandosi perché il caporedattore di turno dice "che palle con sti' cuochi... trovami quello che fa da mangiare più caro, oppure quello che costa di meno oppure alla gente non frega nulla dei soliti racconta la storia del panino da 1000$ così i lettori si incazzano" e quindi gli articoli hanno spazio quando la mozzarella è alla diossina, quando i Nas chiudono un ristorante per una mattonella sbeccata, hanno spazio solo per mostri e mostruosità.
L'informazione del settore FA PENA!
Ci sono alcune eccezioni ma, appunto, eccezioni sono.
Amen
Direttore, non e' solo l'informazione "del settore" che fa pena, se posso permettermi.... (sempre con le dovute eccezioni)