10
Apr 2008
ore 17:47
ore 17:47
Cane non mangia cane.... anche in editoria?
Enzo Vizzari, curatore delle guide dell'Espresso dei ristoranti e dei vini è stato rimosso da collaboratore del settimanale Espresso, dove aveva una rubrica settimanale e un blog. Aveva scritto di vergognarsi della copertina Velenitaly.
E' una notizia.
Domani sono curioso di leggere quanti quotidiani la riporteranno e con quale evidenza.
Stefano Bonilli
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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Nessuno curioso? Nessuno che fa previsioni?
Secondo me Repubblica non scriverà nulla :-)
caspita...ieri ho inserito sul blog del gambero http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?t=28758&highlight=vizzari una semplice supposizione ed invece è tutto vero.
e fatto nel peggiore dei modi, quando Vizzari è in Giappone. altro che editti bulgari !!!
comunque sono veramente indignato.
chiederei al direttore Bonilli di ospitare qui, o nel forum, tutti gli attestati di solidarietà a Vizzari.
Con tutto il rispetto che ho per Vizzari, a chi vuoi che interessi questa storia? Pensi che i comuni mortali si strapperanno i capelli quando sapranno che a un giornalista gastronomico è stata depredata la rubrica sui ristoranti perché l’autore dissentiva con le scelte editoriali di una copertina?
Pensi che Bruno Vespa (quando saprà cos’è accaduto a Vizzari) dedicherà una puntata speciale a porta a porta?
Sebbene non condivida le scelte del direttore del settimanale Espresso (che vedrei bene a dirigere settimanali come Cronaca Vera o Chi piuttosto che l’Espresso) nessuno si occuperà di questa triste e sporca vicenda.
Mucca
certo e' che, se pur l'Espresso ha avuto un icremento di vendite non trascurabile la settimana scorsa con quella copertina schock, mi pare che il ritorno d'immagine negativo che sta subendo compensi ampiamente quel beneficio. Si puo' anche dire che in questa vicenda i blogs e la comunicazione in rete abbiano giocato un aspetto non trascurabile mi pare.
Condivido l'opinione di muccapazza28.
Poco importa che in questo caso ci sia stata una pesante distorsione nel mondo dell'informazione.
I gourmet, anche quelli che non viaggiano, sono gente strana. Si accapigliano per una annata o per un punto di cottura.
Meglio occupare spazi informativi con gli orgasmi dell'Aguilera
@muccapazza28
Concordo che il "bacino biasimatori accaduto" non sia cospicuo solo perché si pensa che l'enogastronomia giornalistica abbia seguaci ridotti. Qui però non si tratta di cosa si parla o di quanti siano gli uditori: si tratta di una voce fuori dal coro che è stata oscurata punto e basta. Succede ed è sempre successo forse con maggior incidenza in quella parte che ha oscurato, in altre sedi e per motivi che non mi competono, i vari Biagi, Santoro, Luttazzi. Al di la delle mie personali tendenze e convinzioni una voce zittita è sempre un sopruso e non vorrei che questo stesso comportamento allora così biasimato da questa testata fosse il prodromo di comuni intenti, significativi delle crescenti paure del restante quadro politico: il tacito accordo.
Pier
Ho spesso pensato che il mondo dell'enogastronomia, fatta, scritta o semplicemente frequentata costituisse, per chi non ne faceva parte, un bersaglio, un motivo di critica: da un lato quelli che lo ritengono inutile lo condiderano un mondo snob con la puzza al naso, dall'altro quelli che vanno di fretta e che si servono dell'enogastronomia solo per apparire, lo considerano lento, intelletualistico e secchione. Quindi oggi non credo che verrà data notizia nè di Vizzari, nè della reazione alla copertina dell'Espresso sui blog e da parte degli addetti ai lavori. Tuttavia il mondo dell'enogastronomia è un mondo ricco, che muove molti interessi: ecco quindi che, detestandolo, è facile e eccitante attaccarlo in modo generico e superficiale, probabilmente con interessi forse editoriali, forse di mercato, forse associativo. Basta metterlo in copertina durante Vinitaly e parlare di salute che il gioco è fatto. Tanto poi, degli sviluppi, dei distinguo, delle smentite, della verità non importa a nessuno, se non a quegli intellettuali snob un po' lenti che tanto restano confinati tra le mura del loro mondo.
La maggior parte della gente che conosco non appassioanta di gastronomia non sa esattamente chi sia Vizzari a quasi sicuramente se da domani vede un altro nome nella rubrica gastronomica non se ne accorge neanche.
Però quella è solo una parte del "caso". Una cosa che può essere colta da tutti ed è che una persona esperta, seria e competente che scrive sull'Espresso da molto tempo è stata zittita e cacciata solo per aver espresso (!) dissenso con la direzione del giornale su una copertina.
Tra l'altro l'articolo è pure raffazzonato, ed evidentemente l'Espresso dà più importanza alle vendite che alla qualità dell'informazione.
Comunque io ero rimasta all'idea che questo dovrebbe tentare di essere un paese in cui si possono esprimere opinioni diverse. Non saprei ricordare i casi specifico ma a volte ho letto su qualche quotidiano articoli che esprimevano il punto di vista opposto, argomentando pacatamente. Dovrebbe essere normale per una stampa che si vuole definire libera no?
Vorrei osservare che l'aspetto più inquietante, che sfugge ai non addetti ai lavori, di quel che è accaduto non è l'epilogo, ma il prologo. E cioé: non è incredibile che un settimanale così prestigioso prima di dare tanta enfasi ad un'inchiesta legittima non abbia consultato i suoi esperti per capire la dimensione della cosa, magari chiedere un intervento per controbilanciare il colpo e dare spazio anche alla parte sana del mondo produttivo? Dieci anni fa sarebbe stato impensabile agire in modo diverso. Adesso, con l'ossessione degli editori di abbassare i costi, è una procedura normale perché si tratta di meccanismi in automatico, non pensati, non discussi. Non sarà certo un caso che noi giornalisti siamo senza contratto da tre anni! La conseguenza di questi atteggiamenti sono l'informazione usa e getta, il sensazionalismo per coprire i vuoti di inchiesta. Già, perché per fare una inchiesta bisogna sopportare costi, come osservava ieri Michele Santoro da Maurizio Costanzo. Insomma, quel che è accaduto succede ogni giorno, ed è un segno della gravità della situazione in cui il nostro paese è precipitato. Non sono un passatista, ma sino a qualche tempo fa, prima di scrivere o parlare, bisognava conoscere ed aver studiato. Oggi basta dire le cose con convizione per occupare la scena mediatica. Insomma: la direzione dell'Espresso si sta fregando le mani per aver raggiunto l'obietitvo, far parlare, magari vendere. E domani? E' un altro giorno, la gente dimentica e vai così. Mi dipiace scrivere queste cose, ma non vedo luce: del resto la famosa puntata di Report non aveva la stessa impostazione?
Ho appena scritto al mio amico Giuseppe Granieri, uno degli studiosi più attenti dei fenomeni che accadono in rete chiedendogli ironicamente come mai uno stormir di foglie su un blog Usa viene analizzato con cento interventi e un intervento stile Cina in Tibet fatto dal grande editore "democratico" manco se lo filano di striscio.!!
Attendo colta risposta :-)
La realtà è che ormai questa è una società a compartimenti stagni con gli intellettuali che sbrodolano sui loro simili, i massmediologi che ci ammorbano di teorie astruse e il piccolo mondo dell'enogastronomia sempre più in un angolo e rozzamente rappresentato, secondo le cronache dei "grandi organi di informazione" , da stupidi crapuloni intenti a magnare nel salone principale del Titanic.
pignataro ha ragione. le regole nell'editoria sono queste. non meraviglia il dopo, ma la preparazione del servizio senza consultare chi? gli esperti che scrivono, o i giornalisti esperti? dilemma della stampa gastronomica che spero, bonilli, affronterà nel suo intervento a perugia domenica per 'penne à la carte'. af
Io domenica a Perugia non ci sarò per problemi familiari ma spero che l'argomento verrà trattato.
Ma a proposito, si può fare, o non si può fare, un parallelismo con la "rimozione" del precedente curatore della Guida dei Ristoranti, Edoardo Raspelli? Ossia, il gruppo de L'espresso è recidivo o si tratta di due storie diverse?
Il bello è che dei crapuloni i media se ne servono nelle loro trasmissioni folcloristiche con la banda del paese e l'immancabile assessore, oppure nelle famose "porta a porta" di presentazione guide dove traspare o traspariva un concetto elitario della ristorazione. Troppo raramente si parla, anche nella campagna elettorale, del legame virtuoso che può unire enogastronomia e ambiente, tradizioni e turismo: tutto è limitato al "mangiare" e alla "immagine".
Spesso le persone che si occupano di enogastronomia sono abituate a ragionare, a rispettare delle regole, dei tempi, a confrontarsi con gli altri: tutte qualità che forse poi mettono anche nei loro comportamenti quotidiani. E' questo che dà fastidio: alla editoria usa e getta, alla politica dell'apparire, ad una società sempre più aggressiva. Forse non è nemmeno un caso che tutto accada in prossimità delle elezioni, e mi dispiace che protagonista negativo sia una testata come L'Espresso.
"...Spesso le persone che si occupano di enogastronomia sono abituate a ragionare, a rispettare delle regole, dei tempi, a confrontarsi con gli altri: tutte qualità che forse poi mettono anche nei loro comportamenti quotidiani. E' questo che dà fastidio: alla editoria usa e getta, alla politica dell'apparire, ad una società sempre più aggressiva...."
Sante parole. E non solo perchè mi ci ritrovo appieno.
Pier
i proverbi hanno ragione molto spesso e quindi giornalista non mangia giornalista.
E poi sempre del gruppo Repubblica-Espresso stiamo parlando... vedi mai!?!
Allora o Vizzari non è un giornalista o è l'eccezione che conferma...
Pier
Vizzari non si è limitato a esprimere dissenso. Ha detto che "si vergogna" di quella copertina. Se le parole hanno un peso, il significato è assai diverso e Vizzari non poteva non immaginare che quelle parole avrebbero comportato delle conseguenze importanti.
Direttore, se un tuo collaboratore dicesse che si vergogna di una copertina del tuo giornale, magari in un momento di tua personale difficoltà, cosa faresti? Il mio, ben che vada, mi piglierebbe a calci nel culo.
Io mi auguro, e non soltanto per Vizzari, che L'Espresso abbia preso un granchio, che la direttora salti e che Vizzari torni più saldo di prima. Ma questo è un altro discorso. E' chiaro che dopo una simile uscita, la presenza di Vizzari sarebbe stata incompatibile con quella direzione e con quello staff redazionale.
I paragoni con Biagi, Santoro e Luttazzi secondo me non stanno in piedi. Altra storia, altre premesse, altri mandanti.
Quanto all'opportunità di sentire la voce di chi se ne intende prima di pubblicare determinate inchieste, ci sarebbero tante cose da dire, anche troppe. Limitiamoci a dire che critica gastronomica e giornalismo d'inchiesta sono considerate nell'ambiente due professioni diverse. Vero o falso che sia, l'opinione generale è questa.
E ora sbranatemi pure :-)
Più che altro forse qui è "testata non mangia testata"...
Il direttore dell'Espresso può considerare conclusa la collaborazione proprio per quel "mi vergogno" scritto da Vizzari ma la cancellazione del blog è indice da un lato di stupidità e prepotenza - non sanno che dalla Rte non si cancella nulla e che se lo fai attiri l'attenzione - e dall'altro di tracotanza tipica di chi del parere degli altri se ne infischia.
La prima inchiesta, quella del Velenitaly, per capirsi, era giornalisticamente penosa, un'accozzaglia di cose messe insieme e che non stavano insieme e questo la dice lunga sulla qualità della direttrice dell'Espresso.
Un addetto ai lavori non poteva che vergognarsi ma poteva dirlo in modi meno crudi, una direttrice poteva andare in caccia di copie, dello scoop, ma poteva farlo in modi più decenti.
Il mondo del giornalismo dimostra di non esistere, tutti zitti nel loro opportunismo di testata.
Guarda caso parlano solo i blog e neppure tutti.
Impressionante :-)
Presumo che Vizzari sapesse molto bene che l'esternazione avrebbe implicato un suo allontanamento
Così come presumo che l'Espresso non abbia peccato di ingenua purezza nel creare un falso allarme sanitario.
Forse, gli addetti al settore come Guolo, hanno capito meglio di noi gastrofili: non c'è nessuna notizia.
Non credo tuttavia che si possano cambiare le scelte altrui e, una volta palesata la dovuta solidarietà, sarebbe utile concentrarsi sui problemi più urgenti e voltare pagina!
L'agroalimentare è un settore che attraversa un momento delicato e ha bisogno di tutta l'informazione possibile.
Buon lavoro!
Quali sarebbero i problemi più urgenti (rispetto al giornalismo di bassa qualità dilagante e la censura)?
Comunque rileggendo l'intervento di Luciano Pignataro...devo dire che l'inchiesta raffazzonata non mi aveva stupita più di tanto perché le uniche inchieste che io trovo ben fatte su riviste italiane generaliste le ho lette sull'Europeo - che però in questo momento è una rivista molto particolare. GLi altri articoli interessanti le trovo su Internazionale.
Quindi non mi aspettavo di trovarne una sull'Espresso. Quello che mi ha fatto effetto è stato il fatto di sacrificare l'immagine del vino italiano pur di vendere di più e la censura e cacciata di un collaboratore molto competente.
Il punto è che gli editori hanno in testa il modello free press nel quale, a costi bassi, lo scritto giornalistico occupa solo lo spazio non assorbito dalla pubblicità. In questa logica gli specialisti e le persone competenti non servono più, sono necessari giovani con contratti a termine intercambiali impegnati a fare copia e incolla dai siti internet e dalle agenzie. Questa è la ragione profonda per cui si parte su un tema qualsiasi senza avvertire l'esigenza di parlarne prima con chi ha competenza. Un modo di fare ormai diffuso ovunque perché noi italiani nell'informazione siamo diventati i "cinesi" dell'Occidente: news a basso costo e dunque poco affidabili. Siamo imbottiti di notizie ma non abbiamo più informazione. Dobbiamo osservare come, per sforare in questo contesto, gran parte del mondo vitivinicolo si è adeguato affidando la propria immagine a uffici stampa non specialisti, cercando stramberie ("adotta la barrique", "comune detruciolizzato" e cose così) per sfondare lo schermo. Perché meravigliarsi se la crescita di fatturato e i numeri alti di venduto sono diventati un parametro assoluto di successo? Via allora con le cazzate, magari supportate da un po' di merlot anche se vietato dal discplinare e via. Ma il rischio c'è e si è visto: se ci si avvia su questa strada della semplificazione non deve meravigliare il crac mediatico di questi giorni, è un metodo valido per le belle notizie come per le cattive, per l'ascesa come per la caduta. Tanto, come è stato osservato da Fante, in nessun caso siamo in presenza di fatti agganciati alla realtà, è il mondo dell'informazione che si deve muovere per respirare. Sicché al Vinitaly siamo passati dai winelover dello scorso anno al Velenitaly di questa edizione. Spero di essere stato chiaro: è un meccanismo ormai onnivoro dal quale si può sfuggire solo iniziando a ricostruire. E come sempre ci sono due strade: o ci si adegua o si cerca di costruire qualcosa di diverso. Inutile dire che la prima è molto più frequentata perché più facile, i cento metri sono più spettacolari della maratona.
Eppure gli ultimi chilometri della maratona sono sempre uno degli spettacoli più affascinanti dell'atletica.
Una bella inchiesta, densa di notizie e fatta sul campo, si legge tutta di un fiato, è utile, innesca meccanismi virtuosi, è linfa vitale.
L'inchiesta dell'Espresso era un collage di storie diverse e non aggiungeva nulla a quello che già si conosceva, la copertina, invece, è stata un'autentica vigliaccata fatta contro il vino italiano per alcune migliaia di copie in più.
Per usare l'unica espressione sensata mai uscita dall'apparato mascellare di Calderoli: "una porcata"
E intanto il caso mozzarelle si sta sgonfiando o, almeno, sta rientrando nei suoi reali confini. E' di questa mattina (GR2 7,30) la notizia che l'Italia ha ricevuto complimenti dall'Europa per la tempestività nelle analisi e nelle singole individuazioni. Così, a bocce ferme, sarà per il vino e tutto passerà nel dimenticatoio dell'italica memoria come ogni notizia che o è falsa o è troppo vera e pericolosa. Una cosa però mi solletica: avrà mai la Hamaui lo stesso coraggio disinvolto nel pubblicare sulla prossima copertina "ci è scappata un'autentica vigliaccata"? Non penso: 2004 docet.
Non è certo una novità lo "sbatti il mostro in prima pagina" Del resto meglio una stampa libera, anche di dire scemenze, che non una fonte unica di informazione.
Ma così il discorso diventa troppo profondo e io soffro di vertigini.
Fante, ma cosa significa "meglio una stampa libera anche di dire scemenze che non una fonte unica di informazione"?
Significa non lamentiamoci troppo ché potrebbe andare anche peggio?
Mi sembra un po'come dire "meglio avere 10 ristoranti in città, anche se si mangia da schifo, che averne uno solo"!
p.s. ultimamente ti si vede spesso in nuovi pascoli internettiani... ;-)
Io direi che ci sono profonde differenze fra scemenze, falsità o, peggio, calunnie. Sulla stampa libera concordo appieno anche se, in questo caso, la libertà di esprimere il proprio dissenso (ad una copertina) è durata un paio di righe su un blog. Ma hai ragione il discorso si dilaterebbe eccessivamente e tenderebbe all'OT
Saluti
Pier
Tutta questa storia è brutta perché mette in luce la miseria culturale di molti giornalisti che di questo stupro-di-blog ridacchiano dicendo sotto i baffi che doveva pensarci prima o come Gilioli, blog Espresso, che dice "beh, ha detto che si vergognava dell'inchiesta, cosa pretende?" truccando le carte e facendo passare per imbecille Vizzari che ha detto mi vergogno della copertina. Ma tant'è, sono passati sei giorni, la notizia non è più notizia, occupiamoci di qualche soffritto o della prossima classifica dei migliori 50 cuochi-mondo sponsorizzati San Pellegrino e arrivederci alla prossima porcata del pianeta informazione :-)
- gumbo chicken
Relativamente ai problemi prioritari, urgenti, basta che lei consulti una pag. di economia, e vedrà!
Non mi sembra che i mezzi di comunicazione di massa siano soggetti a quanto lei afferma. Le risulta?
Saluti.
@Stefano Buso: sì a me sembra che i mezzi di comunicazione di massa siano soggetti a quanto ho affermato: bassa qualità dilagante e censura (anche se non necessariamente in modo così evidente, di solito è più subdola ma il risultato non cambia). Quindi la trovo una questione di priorità alta - senza nulla togliere anche ad altre questioni che guarda caso spesso sono trattate in modo marginale o superficiale dai nostri favolosi mezzi di comunicazione.
Un paio di premesse stronze, poi le cose serie:
1) le testate giornalistiche non hanno come scopo il non sacrificare l'immagine del vino italiano. Ciò semmai compete al settore vinicolo stesso, che non è che abbia brillato in gestione dell'immagine ultimamente.
2) cos'hanno come scopo le testate giornalistiche? Vendere copie sicuramente. Sul come le vendono, sono i lettori a decidere se premiare o no le scelte editoriali.
3) può non essere molto diplomatico, ma non mi sembra strano vergognarsi e dissociarsi, in nome della propria deontologia professionale, da una scelta editoriale di una testata su cui sta anche il mio nome. Che poi di certe cose si può prima di tutto parlare in privato con il proprio direttore neanche mi sembra strano, ma se ciò sia avvenuto va a mio avviso sul coté gossip.
Ma in fondo, deontologia, è la parola che negli ultimi anni associamo automaticamente ai media italiani?
Detto ciò, l'allontanamento di Vizzari è, al di là della porcata e del modo poco abile, dal punto di vista dell'immagine, di come è stata gestita, soprattutto una grossa perdita per la testata. Ma ripeto, qui sono i lettori a fare politica.
Comunque parlerò anche di questo nel mio programma su Radio Onda Italiana dedicato a districare la vicenda vini e frodi. La radio è ad Amsterdam, ma si può ascoltare in streaming il 15 aprile dalle 20 alle 21 su www.salto.nl, (Wereld FM + LIVE).
Noi non ci paga nessuno per fare radio, quindi cerchiamo di fare informazione secondo le nostre propensioni e la nostra coscienza. Sui risultati giudicano gli ascoltatori.
Ma non è un modo di informazione che mi auguro prenda piede per chi pone i contenuti al centro del proprio lavoro. I secchioni noiosi, insomma.
Io sono rimasto colpito dal silenzio di alcune note firme del settore enogastronomico.
Funziona sempre il "Mors tua vita mea" :-))
Comunque leggetevi il dibattito nel blog di Gilioli perché capirete meglio come certa gente veda il mondo dell'enogastronomia e chi ci opera.
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/04/11/i-blog-la-liberta-lespresso/#comment-64378
Sconfortante.
Grazie, invece, a Mantellini, per questa intelligente riflessione
http://www.mantellini.it/prossimo.htm