02
Apr 2008
ore 10:52

Nicolas Joly l'ingrato

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Nicolas Joly, autore di un libro-culto Il Vino tra Cielo e Terra, Porthos editore, pubblicherà una nuova edizione non più col piccolo editore che lo aveva lanciato in Italia ma con Slow Food. Fin qui ci starebbe un grande chi se ne frega se non fosse che la mossa di Joly dimostra il pragmatismo di un signore che è riuscito a guadagnare molto trasformando il suo vino in mito e ora abbandona i piccoli amici - che ci sono rimasti malissimo - per un'associazione di caratura internazionale che gli può essere più utile.

Nicolas Joly che è un produttore molto di moda e per un pubblico appassionato ma anche un pochino snob e con soldi è l'autore, usiamo volutamente questo termine, di uno dei vini bianchi più famosi, rari e costosi del mondo, la Coulèe de Serrant.
Vino costoso perché? Perchè secondo le regole della biodinamica a cui Joly si ispira, non viene fatto nessun intervento in cantina. Nessuna decantazione delle fecce, niente chiarifiche, niente lieviti selezionati, niente controlli di temperature  tanto che Joly durante la fermentazione si limita a lasciare le porte della sua cantina aperte,  pochissimo legno e minima aggiunta di anidride solforsa. Il prezzo dei vini biodinamici non è legato solo alle rese inferiori, ma anche a una qualità superiore in vigna e nel prodotto finale. Il rischio è quello di perdere una vendemmia.

Il movimento biodinamico nacque nel 1924 nel quadro delle attività dello scienziato e filosofo austriaco Rudolf Steiner. L’agricoltura biodinamica è un sistema olistico di coltivare la terra. Il suo metodo considera la terra un organismo vivente e si sforza di rinnovare il suolo in modo da produrre cibo che sia pieno di vitalità e profondamente nutriente. La biodinamica tiene conto dell’interdipendenza tra tutti i regni – minerale, vegetale, animale. La biodinamica aiuta le viti a essere più ricettive al sole, il che determina una concentrazione maggiore nei vini, e favorisce altresì un maggiore contatto della vite con la terra. In tal modo, le radici dovrebbero penetrare più in profondità nel terreno, verso la roccia madre della terra dove si trovano i sapori del terroir.

Alcuni dei grandi produttori biodinamici francesi
Alsazia
Domaine Marcel Deiss
Domaine Zind Humbrecht


Bourgogne e Beaujolais
Domaine d’Auvenay
Domaine des Comtes Lafon
Domaine Leroy


Champagne
Jacques Selosse

Châteauneuf-du-Pape
Domaine de Marcoux
Provenza
Domaine Romanin

Puligny-Montrachet
Domaine Olivier Leflaive

Valle del Rodano
Château de Beaucastel

Valle della Loira e Centro
Coulée de Serrant
Domaine Didier Dagueneau


commenti 38

Ma perche' ingrato?
Si vede che il nuovo editore gli assicura una distribuzione piu' capillare. Mica se l'era sposato Porthos.
Ma se l'avesse pubblicato per il Gambero avreste detto le stesse cose?
Nico

02 Apr 2008 | ore 12:21

Oh, certo, anche i distributori iniziali, che lo hanno lanciato e poi sono stati cambiati probabilmente gli assicuravano la vendita delle bottiglie a un prezzo troppo basso.
Comunque mica l'aveva detto a quelli di Porthos che era passato al nemico. Nemico, perché gli spadaccini considerano Slow Food il diavolo commerciale e noi i corrotti.
Io invece mi domando: si è biodinamici nel produrre e non nella vita?
La riconoscenza? Ma che c'entra è business dirà qualcuno. Io non la penso così, buono con la natura pragmatico con gli uomini non mi piace e mi suona tanto furbo di tre cotte.

02 Apr 2008 | ore 12:32

Quindi per riconoscenza uno scrittore che ha esordito con una piccola casa editrice dovrebbe rimanere sempre con questa. Un calciatore che esordisce in serie C2 dovrebbe rimanere sempre in serie C2 ...
Per me Slow Food (l'unica tessera che ho in tasca!) e' un salto di qualita'. Senza nulla togliere ai bravissimi porthosiani.
Nico

02 Apr 2008 | ore 13:37

Penso sia molto più importante essere biodinamici in vigna e in cantina che con gli editori. ;-)
Questo post è molto interessante per i tips sui produttori francesi. Diretore, avanti con gli italiani...
Saluti

02 Apr 2008 | ore 14:04

E' possibile ricordare che il biodinamico s'appoggia a teorie che hanno a che fare più con la "filosofia", per dirla molto generosamente, che non con le evidenze?

02 Apr 2008 | ore 14:21

Fante, più che la "filosofia" a me la biodinamica ricorda l'astrologia!

Poi magari il vino, MALGRADO l'astrologia, viene pure buono....
Chissà se non ne tenessero conto...

Dario

02 Apr 2008 | ore 17:42

Una volta, per stare in tema di produttori biodinamici, ho ascoltato Jerome Prevost in una conferenza. Veramente unico. Unico per supponenza, presunzione, autoconvincimento di produrre non solo il miglior vino del mondo, ma anche di farlo nell'unico modo possibile.

02 Apr 2008 | ore 18:06

Ne deduco che tra i lettori di questo blog gli amanti dei vini biodinamici non sono moltissimi.
Quello che mi stupisce è che il mondo del vino sia diventato un terreno di guerra, di fondamentalismi. Molta gente da cineclub che non ammetterebbe di vedere Vacanze d'estate, l'indimenticabile film dei Vanzina, ma solo La fontana della vergine o dei Godard di annata. Cioè non berrebbe mai vini premiati , cioè di massa e di moda, ma solo triple A o etichette introvabili ma ammirate nei forum ad hoc.

02 Apr 2008 | ore 18:41

Non mi stupisce

Laddove mancano le evidenze, subentra la fede. E la fede si supporta coi dogmi

02 Apr 2008 | ore 18:42

A me piacciono i vini biodinamici quando sono buoni. Mi piace molto meno quando chi li fa crede di essere l'unico folgorato sulla via di Damasco, e di dover mostrare via, verità e vita ai poveri stolti che fanno il vino in altro modo.

02 Apr 2008 | ore 20:08

Bonilli come è vero; pensa che a certi fondamentalismi [talvolta] viene data anche promozione anche se in apparenza composta e a modo...

02 Apr 2008 | ore 20:31

"uno dei vini bianchi più famosi, rari e costosi del mondo, la Coulèe de Serrant"

Al Carrefour locale (Tolone, Francia) lo trovo intorno ai 40€, direttamente al domaine a 36€. Non mi pare nè raro nè tanto costoso...

02 Apr 2008 | ore 20:58

Beh, direttore, quando uno mi dice che segue le posizioni dei pianeti per fare il vino, che cosa devo pensare?
Cioè, ci facciamo il mazzo con le analisi chimiche del terreno, dei tannini, studiamo il genoma della vite, ... e devo chiedere all'astrologo per imbottigliare il vino in ascendente capricorno?

02 Apr 2008 | ore 21:50

Ma potremmo rivolgere la domanda di Bressanini a Josko Gravner per sentire cosa ne pensa.
Comunque, genoma o meno, pianeti o no, per fortuna si giudica il risultato, e non la filosifia o la chimica che c'è dietro ad un vino. Poi per carità posso anche interessarmi alla storia del produttore o del vino in particolare, resta che ci sono tanti vini biodinamici buoni (magari un po' costosi ma non mi pare che i vini di qualità costino poco) e che il biodinamico se spogliato del suo successo/moda rimane un movimento interessante da un punto di vista molto pragmatico: la qualità del vino prodotto.
Couleè de Serrant 2004 in enoteca a cira 78-80 euro. Che dire dei prezzi di altri vini allora....Suo fratello minore, 2004, "Les Vieux Clos" a circa 40 euro.

02 Apr 2008 | ore 22:35

Solo una precisazione: il produttore biodinamico a Puligny è Domaine Leflaive. Tutta una altra cosa è Olivier Leflaive, non solo perché non biodinamico, ma per la qualità dei suoi vini, di gran lunga inferiore a quella del Domaine.
Saluti

03 Apr 2008 | ore 09:48

E' vero, grazie della segnalazione, Domaine Leflaive è una cosa e Olivier Leflaive un'altra. Nell'ottobre del 1984 Olivier Leflaive con l’aiuto del fratello Patrick e dello zio Vincent decidono, infatti, di staccarsi dal Domaine Leflaive e di fondare una propria “maison”. Lo sviluppo ha portato all’acquisizione di 12 ettari di vigne distribuiti nella “Côte des Blancs” cioè nei territori di Meursault, Puligny e Chassagne-Montrachet.

03 Apr 2008 | ore 10:45

A proposito della lista dei grandi (di statura) produttori biodinamici francesi:

Domaine Romanin si chiama infatti Château Romanin, e lo definirei grande nel senso di volume prodotto.

Alcune omissioni tra i "grandi":
- Chapoutier
- Domaine de la Sansonnière
- Erick de Sousa
- Domaine Prieuré Roch
- Domaine Weinbach

03 Apr 2008 | ore 14:05

Dimeticavo, Château de Beaucastel NON pratica biodinamica, anzi Perrin si esprime spesso sulla biodinamica come metodo "ridicolo". Vedi anche un articolo sul suo blog http://www.perrin-et-fils.com/francais/2007/08/non-aux-bio-con.html e il testo associato di Michel Bettane http://www.perrin-et-fils.com/francais/files/tastepro-40-Michel_Bettane.pdf sui "bio-cons" (allusione ai neo-cons americani, con la differenza che in francese "con" ha anche un altro significato molto ricco...).

Faccio notare pure che molti dei nomi citati hanno forse uno o due ettari in biodinamica, ma poi fanno marketing come se tutto il loro vino fosse biodinamico. Joly è uno dei rari che fa solo biodinamica, non l'ettarino simbolico markettaro di Leflaive, tanto per fare un esempio.

03 Apr 2008 | ore 14:21

Oso una domanda.
Il vino ottenuto da coltivazioni biodinamiche è effettivamente più buono di vini ottenuti altrimenti?

03 Apr 2008 | ore 14:25

Beh, la parola spetta ai conoscitori del mondo biodinamico... ma non solo quello :-)

03 Apr 2008 | ore 15:20

Le crisi economiche, si dice, fanno rivivere i valori veri. Saluto con gioia i temi di etica enogastronomica (si puo' essere biodinamici nel fare il vino e non nella vita?). La gastronomia dovrebbe essere la madre di tutte le etiche. A proposito di biodinamici: un nome australiano, Julian Castagna da Beetchworth.

03 Apr 2008 | ore 15:30

Direttore: so che la domanda sembra stupida. E il fatto che l'abbia posta io è un'aggravante ;)

Ma tutte le volte che l'ho fatta, m'hanno risposto tirando in ballo energie ed equilibri metafisici, mai una valutazione organolettica.

Nutro pertanto un malcelato scetticismo

03 Apr 2008 | ore 15:38

Dimeticavo, Château de Beaucastel NON pratica biodinamica, anzi Perrin si esprime spesso sulla biodinamica come metodo "ridicolo". Vedi anche un articolo sul suo blog http://www.perrin-et-fils.com/francais/2007/08/non-aux-bio-con.html e il testo associato di Michel Bettane http://www.perrin-et-fils.com/francais/files/tastepro-40-Michel_Bettane.pdf sui "bio-cons" (allusione ai neo-cons americani, con la differenza che in francese "con" ha anche un altro significato molto ricco...).

Faccio notare pure che molti dei nomi citati hanno forse uno o due ettari in biodinamica, ma poi fanno marketing come se tutto il loro vino fosse biodinamico. Joly è uno dei rari che fa solo biodinamica, non l'ettarino simbolico markettaro di Leflaive, tanto per fare un esempio.

03 Apr 2008 | ore 15:52

Come fante vorrei sapere: come si piazzano in un test rigorosamente alla cieca?

03 Apr 2008 | ore 18:01

Dipende, alcuni dei nomi che leggete nell'elenco dei produttori francesi e nell'ulteriore elenco suggerito da Mike Tommasi si piazzano in alto, molto in alto, fanno vini splendidi.
Anche tra gli italiani ci sono vini eccezionali ma non basta l'etichetta biodinamico per fare di un vino un vino buono o addirittura accezionale, sempre centra la vigna, le piante, il terreno, l'esposizione e la mano - il manico - di chi il vino lo produce.
Non è che tutti sono Gravner ma comunque Gravner è uno dei più importanti, bravi e coraggiosi produttori italiani, Maule è un altro nome.

03 Apr 2008 | ore 18:27

Stanislao Radikon è un altro da segnalare, e secondo me sulla Ribolla supera anche Gravner. Il vino di Gravner, sublime olfattivamente, mi è sempre sembrato deludente e poco corrispondente in bocca. E sì che lo ordino abbastanza spesso, pensando "Dai che questa volta mi piacerà". Finora non è mai capitato. Limite mio, senz'altro. Radikon invece mi è piaciuto subito.

03 Apr 2008 | ore 19:03

Anch'io amo i vini di Gravner, proprio per il loro carattere unico, e quelli di Maule (il Recioto!).

Quasi tutti i vini biodinamici che ho assaggiato sono di grande qualità, non tanto perché gli astri hanno influenzato il mosto o perchè stato praticato un rito col corno di bue (che ovviamente non possono avere la minima influenza sul prodotto), ma per causa dell'atteggiamento attento del produttore biodinamico, che ovviamente proprio grazie a questi dogmi abbastanza innocui manifesta il suo profondo rispetto per il prodotto e il consumatore...

La prova: un produttore della mia Zona (Provenza costiera) pratica la biodinamica e... la vendemmia meccanizzata! Una tale stupidità si manifesta immediatamente nel prodotto finale, imbevibile... quindi non basta la biodinamica, conta infatti (esclusivamente!) l'intelligenza del vignaiolo.

Rimane tuttavia abbastanza indigeribile l'insieme di precetti fantasiosi dei guru come Joly, che sul suo sito arriva a scrivere che i vini biodinamici non possono ossidarsi - se penso a certe annate di Coulée de Serrant che mi hanno appassionato proprio per la loro tendenza... ossidativa!.

03 Apr 2008 | ore 19:15

Ringrazio tutti per le risposte e ne approfitto per chiarire un aspetto

Ben lungi dal credere che si sia in possesso di tutto lo scibile. Come presumo sia d'accordo anche Dario, di terre inesplorate da mappare ce ne sono ancora molte. Quindi ben vengano coloro che adottano strategie diverse per ottenere prodotti di qualità, merce a quanto pare sempre più rara.

Ma per non procedere alla cieca è opportuno subordinare tutto a una coscienza ragionata, non alle magie di Harry Potter

Tutto questo, naturalmente, a mio modesto parere

04 Apr 2008 | ore 09:50

Non sapevo che 60 euro per uno vino bianco in uscita, lo collocassero fra i più costosi della sua categoria. Tantomeno il vino mi pare raro, famoso però sì. Bonilli forse dimentica i prezzi di altri vini europei e non.

05 Apr 2008 | ore 13:11

Ieri sera insieme alla pizza di Simone Padoan ho bevuto il Pico 2006 di Maule. Una delle più belle serate cha abbia mai trascorso a tavola.
Per me il biodinamico non deve essere un druido, ma uno che lavora con criterio e possibilmente senza solfiti.

05 Apr 2008 | ore 14:41

provo a fare un ragionamento, sintetizzando molto.

Se io produco un vino, e insisto molto sul come lo produco da un punto di vista del marketing (ebbene si', chi vende vino fa sempre marketing, anche se biodinamico), intendo spostare una parte considerevole dell'attenzione del pubblico sul come e non sul cosa produco. Questo perche' intendo dare un valore etico al mio prodotto, oltre che il suo valore intrinseco come qualita'.

Di conseguenza, io che compro un vino perche' mi piace il come, e non soltanto il cosa, lo faccio perche' valorizzo molto l'etica che sta dietro al prodotto, convinto della filosofia che mi ha trasmesso il produttore. Quindi condivido, nel caso del biodinamico, il rispetto per la natura, i cicli della vita, ecc. Ma se sono cosi' attento all'etica non dovrebbe bastarmi che il produttore non metta lo zolfo e non usi prodotti chimici. Dovrei sapere che macchina usa, se paga le tasse, se tratta bene i suoi dipendenti, o la moglie o i figli. Dovrei sapere se parcheggia in doppia fila, se spegne la luce quando esce dalla stanza, se ricicla la carta o il vetro di casa. E tutta una serie di cose "etiche" infinita. In altre parole, se io do un valore di tipo ertico ad un prodotto, perche' dovrei fermarmi davanti solamente al come e' fatto, indice di chi lo ha fatto, e non invece richiedere una certificazione etica "a tutto tondo".

Detto meglio, va bene acquistare un prodotto perche' e' biodinamico se poi chi lo produce e' uno stronzo?

Non e' forse meglio limitarsi al giudicare semplicemente il cosa si sta comprando, o degustando, non potendoci avventurare piu' di troppo nel come o nel chi lo ha fatto (senza considerare il fatto che una cosa eticamnte accettabile per uno potrebbe non esserlo per un altro)?

05 Apr 2008 | ore 23:26

se non erro anfora di gravner li contiene i solfiti...se non erro nei biodinamici ci sta anche Cornellissen col magma(60 euro a bottiglia)...tirate voi le somme....io quando vedo corni di vacca e trigonometrie stellari mi viene il buon umore....

06 Apr 2008 | ore 02:17

E' buffo perché il mio intervento partiva da una considerazione di etica dei rapporti: Joly, sponsorizzato da quelli di porthos come fosse un santone, portato in giro per l'Italia come la madonna, quando deve fare un nuovo libro passa a un editore grande e che sa poco amato dal piccolo porthos e lo fa senza neppure avvisare.
Nel linguaggio da bar uno direbbe che è un gran "pezzo di merda", nel linguaggio del web che è un ingrato.
I solfiti il sole e la terra vengono dopo e ringrazio gianpaolo per avere riportato il discorso all'ecologia dei rapporti fra gli individui.
A me uno che ami la terra, l'agricoltura e il buon vino e sia un signore che applica alle persone la filosofia dei subprime fa più "paura" di un buon produttore che sogna Cotarella nella sua cantina :-))

06 Apr 2008 | ore 05:29

Alla presentazione del libro ieri pomeriggio, gran discorso di Petrini con toni apocalittici sul mondo dei consumi e contro la GDO. Tutto vero, bravo, bene, peccato che poi vada a braccetto con la Coop...

06 Apr 2008 | ore 17:48

Quando compriamo, quando beviamo un vino, compriamo e beviamo un vino, , lo versiamo nel bicchiere e lo giudichiamo, lo apprezziamo o lo dimentichiamo; ma sempre e solo in quanto vino. Solo dopo, se vogliamo ci può interessare cosa ci racconta e come è stato fatto, se tradizionale, con tutte le varianti, o biodinamico, con tutte le varianti. Perchè ci sarà anche il biodinamico cattivo! Insomma non mi va l'aura di superiorità che si vuo dare al biodinamico, così come alla agricoltura biologica, rispetto al tradizionale, anzi non mi va proprio fare la distinzione: o piace o non piace, solo dopo cercherò di capire perchè. In questo senso vedo la contraddizione nel comportamento di Joly: se ti ritieni superiore, portatore di una filosofia, allora devi essere coerente anche nella vita. Se sei invece "solo" un produttore di vino che crede di farlo meglio con determinate pratiche piuttosto che altre, puoi comportarti come vuoi pur nel rispetto delle persone. Anche perchè un libro di solito resta all'editore e un autore non se lo porta dietro se cambia editore; diverso se col nuovo editore edita praticamente lo stesso libro aggiornato, e non so se questo è il caso di Joly.
Infine vorrei dire che, seppure raramente, ho sempre assaggiato vini biodinamici velati, di colori non ben definiti e questo, anche se non è tutto in un vino, non mi aiuta nell'apprezzarli.

06 Apr 2008 | ore 19:01

Alla degustazione dei "triple A" , a mio palato, si confermano strepitosi Chateau le Puy (Bordeaux), Zind Humbrecht (Alsace), Movia (Slovenia). Molto interessante Philippe Pacalet (Bourgogne), ma la rivelazione dell'anno per me é stato Clemens Busch (Mosel).
Sottolineo che per essere solo alla seconda edizione l'aspetto commerciale é troppo evidente.

P.S.
A me i vini di Joly piacciono poco...

07 Apr 2008 | ore 10:05

Buonasera,mi presento : mi chiamo Cosimo Errede e sono appassionato da un paio d'anni di vini e vigne, quasi un novizio quindi. Vorrei segnalarvi questo Link : http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1168 da cui si può accedere (oltre che allo stesso post - su joly et similia, appunto) al video integrale dell'intervento di Nicolas Joly a Ca' Scapin per la presentazione del libro.
Dopo essermi anchilosato il braccio con la videocamera per 38 (trentotto !) minuti, mi sono accorto che effettivamente lo scoop non era Joly, ma il suo voltafaccia. Questo dopo un aperto e sincero confronto con i miei amici di Vinix, anche grazie ai quali ho preso maggior coscenza dell'accaduto. Travalicando ogni frontiera dell'esoterismo e delle leggi cosmiche che a Joly sono così evidenti (beato lui), sembra esser conclusione comune che "IL MIGLIOR PREGIO DI UN VINO E' L'ONESTA' DEL PRODUTTORE".

Saluti
Cosimo

19 Apr 2008 | ore 00:23

Forse il libro eccede talvolta in riferimenti mistico-pseudiscientifici, è vero. Ma i grandi produttori-vignaiuoli Francesi non hanno sposato la biodinamica per misticismo. Ma perché "funziona". Interessante a tal proposito la posizione di Huet, grandissimo protagonista di Loira, Chenin Blanc e Vouvray e matematico, cioè poco incline a certe "ubriacature". Il sito di Huet: http://www.huet-echansonne.com/LaCulture/LaCulture_chap1.php?LangueSite=FR

17 Nov 2011 | ore 20:52

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