17
Apr 2008
ore 10:39

Prosciutto italiano, cosce olandesi?

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ARTIGIANATO CONTRO EU
SCIOPERO DEL PROSCIUTTO
 

Per produrre prosciutto crudo in Italia vengono inviate alla stagionatura 12,5 milioni di cosce provenienti da maiali nazionali, mentre un numero superiore se ne importano dall'estero (19,6 milioni). Molte di queste cosce provengono dall'Olanda dove si stanno allevando in provetta tessuti di maiale al fine di produrre carne direttamente per il consumo.
E' il risultato delle sperimentazioni fatte dal team di ricercatori olandesi guidati dal professore di Scienze Veterinarie Bernard Roelen sulla crescita artificiale di muscoli a partire da cellule staminali di maiale.
E' probabile che molti di questi milioni di prosciutti verranno venduti come prodotti made in Italy. 

La Coldiretti del Piemonte, di fronte all’impossibilità di far crescere maiali di qualità che vengono pagati appena 1,15 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione» ha promosso lo sciopero del prosciutto per difendere il made in Italy, chiedendo che ogni prosciutto abbia un'etichetta con scritta la provenienza della carne.

Un altro terreno sul quale fare chiarezza quanto prima e, come per l'olio, chiedendo a gran voce l'indicazione di provenienza della materia prima.
Purtroppo il più grande ostacolo lo si trova proprio in sede comunitaria.

UNA STORIA ARTIGIANA

Per esempio i prosciutti D'Osvaldo di Cormons rischiano di sparire perché la Comunità Europea chiede che il camino per l'affumicatura sia di acciaio, cosa che toglierebbe al prosciutto qualunque sua caratteristica. Infatti l’affumicatura avviene in una stanza che ha al centro il tipico fogolâr:  sopra il fuoco, alimentato con legno di ciliegio assieme a rami di rosmarino e alloro, viene posto un pentolone di acqua nel quale vengono immerse delle erbe aromatiche.
Il fumo e il vapore invadono l’ambiente e penetrano nella carne delle cosce appese al soffitto. Qui rimangono un paio di giorni.
La stagionatura, poi, dura minimo dodici mesi e può durare fino a due anni.
Anche questa è una fase fondamentale per un buon risultato al palato.
La stagionatura avviene in maniera naturale e non in un ambiente climatizzato, si regola la temperatura e l’umidità, infatti, aprendo e chiudendo le finestre della stanza, in base alle condizioni meteorologiche esterne. Ci vuole molta accortezza ed esperienza per capire quando e per quanto e nell’operazione è coinvolta quotidianamente tutta la famiglia.

commenti 29

notizia gia' arrivata circa un anno fa.....a questo punto che fare?..rivolgersi solo a piccoli produttori, non vedo alternativa....oppure rivolgersi ad un santo ...un San Daniele ad esempio.... :-O)

17 Apr 2008 | ore 11:58

Già questo sciopero in parte lo faccio: evito con cura il prosciutto cotto, che è quello ove in massima parte queste carni olandesi vengono usate.

Quanto al caso D'Osvaldo, è l'ennesima riprova di come l'Europa non sia solo inutile, ma anche dannosa.

17 Apr 2008 | ore 12:17

Scusate, mi chiarite una cosa che non so?
Il Parma e il San Daniele si possono fare (legalmente) con cosce che non provengono dalla zona dei consorzi? E possono anche arrivare dall'estero? (un po' come la bresaola della valtellina)

17 Apr 2008 | ore 13:15

No, il Parma e il San Daniele hanno un disciplinare che indica le zone in cui devono essere allevati i maiali.

17 Apr 2008 | ore 13:17

Si potrebbe dire poi che è un disciplinare di manica molto larga, ma almeno qualche paletto lo mette. Cosa che non avviene per lo Speck...

17 Apr 2008 | ore 13:26

Anche tutto lo speck dell'Alto Adige é fatto con la carne olandese! Per quanto riguarda il prosciutto crudo invece, la maggior parte delle cosce arriva dagli allevamenti del cuneese sia per il Parma che per il S.Daniele e lo jambon de Bosse.
Ma visto l'intelligenza superlativa di tutti gli ex-ministri dell'agricoltura, che aspettiamo a renderci autonomi almeno in un settore? Altro che milioni di posti di lavoro...

17 Apr 2008 | ore 13:34

Mi fa male sapere che un grande artigiano come il Lorenzo nazionale é in difficoltá per colpa di leggi assurde...ma sicuro che Silvietto che ama alquanto i prosciutti di Cormons (ne riserva sempre qualcuno, narrano i peones) fará una cordata per salvarlo. Scherzi a parte le norme comunitarie stanno distruggendo le piccole produzioni artigianali italiane e in questo senso il governo italiano dovrebbe giocare un ruolo piú attivo a difesa delle tipicitá. Basti pensare che quel lungimirante di Jolanda De Coló cercó di far rivivere il mitico nero di fagagna fu costretto a desistere per gli ostacoli burocratici. San Daniele e Parma sono morti molto tempo fa, quando negli anni 60-70 sono passati dall'artigianalitá alla produzione in serie.

17 Apr 2008 | ore 13:41

gigio la soluzione sono i piccoli produttori con carne allevata in prorpio..ci sono ancora tranquillo.

17 Apr 2008 | ore 13:48

Spessissimo nei negozi di alimentari vengono proposti dei prosciutti definiti nazionali.
Alcuni rappresentanti di commercio mi dicono che poi nazionali non sono. Però costano poco e la gente li compra in quantità con la scusa addotta con vergogna che tanto poi saranno utilizzati per cucinare e dunque non devono essere necessariamente buoni...:-(
I burocrati dell'europa economica tirano spessissimo la volata dei grandi gruppi industriali dell'alimentare che fanno come sempre una potente attività di lobby.
Vi ricordate le medesime politiche passate sui formaggi artigianali (sulla loro presunta insalubrità) e sul cioccolato ??
Personalmente usavo solo prosciutto di Parma ma da poco sono passato solo al San Daniele.

Ciao

17 Apr 2008 | ore 14:02

La nostra enorme ricchezza è sempre stata nell'artigianalità delle produzioni. I consorzi, ora come ora, hanno una funzione negativa, livellano tutto in basso e così, come ai tempi di Cantarelli, bisogna conoscere quel tal casello dove si fa un Parmigiano sublime, quel tal produttore di Parma che fa un prosciutto che non ha nulla da spartire con la mediocre produzione di massa e così via.
Ma i consorzi dovrebbero essere intelligentemente rigorosi e invece sono lobby politico-affaristiche.

17 Apr 2008 | ore 14:09

bisogna arrangiarsi...girare cercare...non mi affido piu' a nessuno.....

17 Apr 2008 | ore 14:12

Comunque i due problemi sono molto diversi.

Il primo, quello delle carni olandesi usate per fare prosciutto italiano, è un problema 100% italiano, dovuto alle scelte dei produttori italiani, gli Olandesi e l'Europa non c'entrano.

Il secondo è un problema di organizzazione. Troppo facile imputare sempre tutto su Bruxelles. I disciplinari igienisti Europei si applicano "by default", in assenza di altro disciplinare presentato dai produttori e approvato; e meno male che è così. Esempio, molti produttori francesi di formaggi che necessitavano per tradizione regole diverse (esempio affinamento a 15°C invece delle temperature da frigo altrimenti obbligatorie) hanno formulato le loro procedure in maniera chiara in modo da farle approvare dall'UE, e non c'è stato alcun problema.

Se i produttori di Cormons non sanno organizzarsi e presentare regole alternative, mi pare normale che si applichino le norme "normali"... altrimenti si deve fare affidamento unicamente alla buona parola del produttore, cosa ovviamente insufficiente nel 95% dei casi...

Spesso casi simili sono dovuti al fatto che un produttore non sa quali sono le procedure da seguire. Un ministero dell'agricoltura o un sindacato di agricoltori che vuole difendere tali produzioni artigianali dovrebbe informare e aiutare...

17 Apr 2008 | ore 15:12

l'intervento di Mike introduce un elemento interessante sulla discussione delle produzioni artigianali.
In effetti in mancanza di coraggio o capacita' imprenditoriali da parte di piccoli artigiani, che e'
giusto che mettano il loro tempo per produrre al meglio, manca proprio il ruolo di un organismo
territoriale (regionale) che fornisca ai produttori/allevatori piu' informazioni possibili e il supporto
non solo burocratico per meglio lavorare e guadagnare in rispetto delle regole comunitarie.
Ho in mente il caso di miei amici in Austria, che da decenni allevano Carpe in laghi naturali, e
producono in proprio soia, mais frumento per l'alimentazione di supporto ai pesci, ebbene da 4/5 anni
il Dipartimento della Stiria li segue in tante cose: cosa produrre nei campi ogni anno, come gestire
i laghi (raccolta acque, volatili di passaggio) e come orientare l'alimentazione dei pesci, per ultimo
sono stati consigliati di definire i loro laghetti come oasi naturali per la fauna ed in questo modo
ora riescono a ripagarsi dei danni provocati da lontre, cormorani e aironi.
Non credo che in Stiria siano dei geni ... semplicemente fanno con coscienza e passione il loro lavoro.
Ce li vedete i nostri consorzi avere questo ruolo? Sono tutt'altro che esterofilo!!!

17 Apr 2008 | ore 15:45

Chissà se con il tanto acclamato federalismo fiscale regionale saranno capaci di valorizzare le produzioni locali...ho molti dubbi, ma li aspetto al varco.

17 Apr 2008 | ore 16:30

be' io butto li' un nomignolo:
24 mesi colline parmensi fattoria Rubina.....

17 Apr 2008 | ore 16:51

vorrei dire che non tutti i prosciutti in commercio sono del Consorzio San Danile e Parma, i quali si attengono a un disciplinare per l'allevamento dei suini, ma la stragande maggioranza arrivano dall'Olanda ma anche Ungheria e Polonia, non credo che questo costituisca un problema, se e solo se le cosce importate hanno la stessa caratteristica di quelle italiane che potrebbe consentire di mantenere alta la qualità e mantenere lo stesso standard del prodotto. Importare costa meno che produrre comprendo ma ci possono essere alternative? Per rispondere a Mike Tommasi, ci sono degli ottimi esempi di produzione tutta italiana, poco noti come la Filiera Agroalimentare Trentina in Val Sugana dove tutto dal mais agli animali la macellazione, la produzione è locale anzi della stessa azienda al 100% italiano per meglio dire 100% trentino. Che si avvale dell'aiuto tecnico di regione e provincia di Trento. C'è gente che lavora con molta passione anche qui poi sta a noi scegliere.

17 Apr 2008 | ore 17:43

prosciutto italiano mi sta bene ma anche le cosce olandesi non sono male l'importante che siano tornite e rosee senza peli e che sfilino con una ottima caviglia piccola e slanciata... sciopero del prosciutto!!! oddio queste notizie mi stressano ora anche il caso prosciutto direttore... mi dia un consiglio su un buono ricostituente...mi butto al vegetariano... sperando che non sia radiattivo

17 Apr 2008 | ore 18:52

Gunther, purtroppo le cosce olandesi (e non solo) si vedono a vista: sono piccole. Sono cosce bonsai, nella grande maggioranza dei casi.

17 Apr 2008 | ore 19:05

E comunque l'origine italiana non basta.

Se il maiale è della solita razza Large White e viene allevato in maniera intensiva, italiano o meno, fa poca differenza, rimane carne scadente...

17 Apr 2008 | ore 21:31

calma e sangue freddo i maiali allo stato semi brado fanno una vita di circa 18 mesi....

17 Apr 2008 | ore 22:21

Ma perché io fra le righe percepisco una qualche sorda riprovazione verso quegli ollandesi o chi di turno che ci viene a spacciare i suoi maiali? (per non parlare dell'EU che permette tutto questo vergognoso import ecc). Voglio dire, benvengano, come sempre, gli artigiani seri che fanno le cose, o i prosciutti, come si deve. Resta che quei suini a basso costo non ce li impone nessuno, siamo noi stessi - italiaaaaani - a volergli. In parte perché è permesso e perché c'è un tot di produttori (di prosciutti, ma anche di mozzarelle, di verdure e di qualunque altra cosa) che non si fa tanti scrupoli (e se non è lo stato a imporli per prima, gli scrupoli...) poi perché comunque, e torniamo sempre lì, ci sono in questo paese millioni di casalinghe che non sono disposte (per mentalità, per mezzi economici, per ignoranza?) a pagare più di 1 euro 80 un etto di crudo e allora, eh, come la vogliamo mettere....??

18 Apr 2008 | ore 09:49

intanto la cina ha prolungato l'embargo sui prodotti italiani....
ah ah ah ah ah
cazzarola che bel mondo!....
tra un po' prosciutto crudo cantonese ad un euro al chilo.

18 Apr 2008 | ore 15:35

Del prosciutto di Sauris chi mi può dire qualcosa? Lo prendo nell'alimentari sotto casa ( vivo a Roma)e per i miei gusti è di gran lunga superiore al Parma e al San Daniele. Nello stesso negozio prendo il "crudo di montagna" (3 euro l'etto) affettato a mano. Ho chiesto la provenienza ed il negoziante mi ha detto che compra i maiali e si fa lavorare i prosciutti a Norcia.

19 Apr 2008 | ore 08:04

Non vedo nulla di strano nell'utilizzare materia prima eterogenea purchè permessa e controllata. Sono le omissioni ed i bizantinismi ad essere fastidiosi oltre che fuorvianti; il libero mercato funziona se c'è libera scelta e il "libera" funziona quando quando cammina di pari passo con l'"informata" Il punto fodamentale, quantomeno come macroproblema, è sempre il medesimo: cosa c'è, quanto ce n'è, da dove proviene, come è fatto. L'etichetta è la carta di identità, sono le impronte digitali di un prodotto e se questa è chiara ed univoca ognuno poi sceglie cosa vuole fare, in che fascia di prezzo vuole inserire il suo mercato, qual'è il suo target primario. Se non si istruisce, educa ed informa il consumatore saranno sempre i furbetti a farla da padrone ed a prevalere semplicemente vestendosi a festa.

19 Apr 2008 | ore 10:09

Si da un troppo per scontato che le cosce di maiale che arrivano dall'estero siano di bassa qualità. Certo quelle del post fanno venire il dubbio che non sono adatte a fare prosciutto, ma non ho abbastanza cultura per sostenerlo. Ho la mentalità della casalinga di Voghera, chi me lo fa fare di sostenere un prodotto di qualità, che devo mangiarlo una volta ogni tanto ad un prezzo alto, mentre posso prendere però tutti i giorni un prodotto di minore qualità?

19 Apr 2008 | ore 11:41

Il discorso della casalinga di Voghera va rispettatto (e mi chiedo quanti saputelli saprebbero distinguere al palato uno speck o prosciutto di materiale olandese da uno di materiale italiano, mi piacerebbe proprio fare un bel blind tasting), ma le propongo di considerare con serenita' anche il ragionamento opposto: chi me lo fa fare di mangiare tutti i giorni un prodotto di qualita' media (come il Parma scontato del supermercato), quando posso provare una volta ogni tanto un prodotto super, e gustare la differenza? E poi, c'e' veramente bisogno di mangiare prosciutto tutti i giorni? Non la preoccupa il livello di sodio della sua dieta? :-) Si possono fare piatti buonissimi anche con le uova, le patate, i tagli 'poveri'...e il prosciutto buono la domenica.

19 Apr 2008 | ore 16:35

Io ragiono esattamente come Man. Nessuno ci obbliga a ingollare prosciutto tutti i giorni.
Un mio amico "profano" fa lo stesso discorso coi ristoranti. Anziché andare in pizzeria tutti i sabati, va con la sua fidanzata una volta al mese in un grande ristorante. E ci risparmia pure.

19 Apr 2008 | ore 18:17

cioe' gli altri giorni digiuna? :-O)

19 Apr 2008 | ore 19:37

Dalle mie parti un'insaccato straordinario è la paletta che si fa con la carne attorno alla scapola. farla in modo naturale con le carni di provenienza olandese mi dicono sia un'impresa quasi impossibile. D'altronde certi prodotti e farmaci consentiti all'estero in Italia sono vietati.

Sulla questione prosciutti credo che il problema stia proprio nelle quantità perchè la richiesta dei consumatori italiani è pazzesca. Ci sono negozi di paese che affettano e vendono anche 20 kg di prosciutto al giorno.

21 Apr 2008 | ore 08:08

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