19
Mag 2008
ore 10:45

Il gioco dell'oca

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... beh, volendo guardare lo stato dell'arte e in particolare come vanno le cose dalle parti della cucina, della cantina e capire come è orientato il grande pubblico, schematicamente verrebbe fuori che, come per il gioco dell'oca, siamo tornati alla casella di partenza dove sta scritto VIVA LA TRATTORIA CHE COSTA POCO.
Io sono uno di quelli che è partito da quella casella, una quarantina di anni fa: c'era una gran voglia di nuovo, si guardava alla Francia che la Spagna non esisteva proprio e l'America era lontana.
Di quella ricchissima miniera di esperienze che sono stati gli anni Settanta e Ottanta ci è rimasto l'imprinting che ha portato un po' tutti, pubblico, produttori, ristoratori e addetti ai lavori a guardare e fare le cose in modo nuovo e diverso. I più intelligenti hanno fatto questo senza perdere l'anima, molti hanno fatto errori di gioventù e inesperienza, tutti, o quasi, hanno avuto ciò che meritavano.
Da alcuni anni la tendenza di una parte del pubblico a rintracciare storie vere di cucina tradizionale, spinti anche dall'erosione del potere d'acquisto, ha fatto emergere pezzi di Italia gastronomica nascosta, trattorie e luoghi del mangiare che vivono in simbiosi profonda col proprio territorio, non hanno seguito se non in minima parte l'esplosione dei prezzi e di quella ventata di rinnovamento hanno raccolto la parola d'ordine della qualità. 

Un lavoro in questa direzione, in parte, ma solo in parte coperto dalla guida delle Osterie d'Italia di Slow Food, dovrebbe probabilmente essere un terreno sul quale lavorare nel prossimo periodo anche utilizzando al meglio la rete di relazioni e informazioni che il web permette di creare.

Vorrei discuterne con chi ne ha voglia, ha idee, suggerimenti. 

 

ps: no perditempo, polemisti e antipatizzanti :-)) 

commenti 159

Sinceramente non condivido molto l'ottica di un bipolarismo antagonista tra cucina innovativa e cucina tradizionale, come se queste realtà non possano e non debbano coesistere. E anche queste malinconie da come si mangiava una volta mi lasciano assai perplesso.

A livello di grande pubblico sta crescendo la voglia di mangiare bene e basta. Perchè se per qualcuno gli anni 80 sono stati una ricchissima miniera di esperienze, a livello di ristorazione "popolare" sono stati gli anni delle happy-pizzerie che affogavano tutto nella panna. Oggi, a Milano, la qualità "media" è solo leggermente migliorata a fronte di un aumento sensibile dei prezzi.

19 Mag 2008 | ore 12:10

Bellissimo argomento! Credo che quella delle trattorie sia una questione importante sulla quale ragionare e discutere. Purtroppo questa categoria da noi è quasi scomparsa, parlo di quei posti spinti dall'amore per il territorio, i sapori, la convivialità, insomma in una parola la qualità! Abbondano invece nella nostra come in altre città luoghi che nulla hanno della categoria se non la dizione e l'inseguimento di una moda. Per fortuna in alcuni luoghi continuano a prosperare: penso subito al "mio" Abruzzo dove esistono molte moderne trattorie che hanno saputo reinterpretare questa idea e proporne una lettura moderna e affasacinante, a posti come Roscioli a roma moderna trattoria, ma anche alla mia ultima "gita" Parigi dove al di là di alcune tre stelle, oramai sempre più siderali, mi sono rimasti nel cuore posti come Le Chateaubriand (anzi grazie Stefano!) che è a mio avviso una bellissima lettura di un moderno bistrot, pur nella creatività della cucina. Insomma la trattoria per me è più una catergoria dello spirito che indica quei posti dal servizio semplice, dalla ricerca della qualità, dalla passione e conoscenza dei sapori della tradizione e da prezzi corretti!

19 Mag 2008 | ore 12:16

Forse bisognerebbe dare una definizione di osteria o trattoria! La guida "osterie d'italia" di slow fodd riporta spesso locali validissimi che però non hanno nulla a che fare con l'osteria! Capisco che chi è abituto a ristoranti con le stelle possa considerare una moderna osteria un posto come il "Villa Majella" di Guardiagrele! (locale fantastico per tanti motivi). Forse però toccherebbe tararsi un pò altrimenti parliamo di cose diverse. Cosa è un'osteria? Quali sono i suoi requisiti indispensabili? Semplicità? Prezzi onesti? Prodotti a zero food miles?
Saluti
Raffaele

19 Mag 2008 | ore 14:07

secondo me bisognerebbe riscoprire quanto sta intorno a un piatto, staccarsi dal tecnicismo di una recensione tout court e riscoprire il paese, la città, i personaggi, le storie...

19 Mag 2008 | ore 14:38

Interventi concreti e condivisibili. Prima di tutto è indispensabile fare il punto della situazione anche per il proliferare di "categorie" in questo settore che mi fanno dire, almeno per quanto mi riguarda, che sono meno i posti che non mi posso permettere rispetto a quelli dove butto via i soldi. Troppe approssimazioni nate dietro il paravento di osterie o trattorie (che rivestono comunque ancora significati differenti fra loro) e troppo pochi ancora quei locali, quegli chef che hanno ritarato la loro offerta alleggerendola di formalità ed "accessori" pur rimanendo nel solco della sostanza qualitativa. Mi sovvengono i vari bistrot all'italiana, piole, ostu, che nel mio territorio hanno completato con un low cost qualitativo l'offerta più importante, e magari solo più serale, dell’esercizio cui fanno riferimento. In mezzo a questi estremi ci sta una miriade di posti per lo più in zone non baciate da altri traini come valori architettonici, vinicoli, ecc. ecc. che perseguono una solitaria corsa nel proprio microcosmo, con propri valori e propri stili che hanno fatto tesoro di scuola, di esperienza o di ricerca oppure sono rimasti nella salde mani di nonne e mamme muovendo pochissimo dai loro albori. Poco importa tutto ciò se alla base ci stanno onestà intellettuale, filologia di pensiero, e costanza qualitativa. Poco importa. Importa molto invece andarli a cercare, scovarli ed aiutarli a crescere ma non a snaturalizzarzi ed a strafare.

19 Mag 2008 | ore 14:41

Non cominciamo questa discussione partendo col piede sbagliato. Io non contrappongo nulla e nessuno, la cucina moderna alla trattoria, la pasta e fagioli a un piatto di Bottura, la trattoria al locale super affermato e tanto meno faccio il pentito che adesso disconosce la nostra grande ristorazione.
Io dico semplicemente che c'è un'Italia del mangiare che non hanno coperto le guide, i giornalisti e il sentire comune del mondo curioso e goloso. E che localmente sono punto di riferimento vero di un pubblico normale e che ama la quotidianità accessibile.
Ho iniziato nel 2004 a dire in questo blog "mi indicate dei posti che siano nuovi e tradizionali" e non ho mai avuto risposte significative forse perché anche coloro che frequentano i lidi del web sono slegati dalla realtà vera o forse perché quando ho scritto "elogio della polpetta" sono stati più quelli interessati a scoprire se ero coerente con cose già scritte e fatte e non piuttosto quelli interessati a ragionare sul senso vero di quell'editoriale.
E che cambiare le abitudini e acquisire nuove conoscenze del territorio non sia cosa facile lo si capisce dal fatto che sono ancora qui a elogiare la polpetta :-)
Solo che adesso mi metterò per strada anch'io, per curiosità intellettuale e per scommessa... ovviamente culturale :-)

19 Mag 2008 | ore 14:49

Dunque: al lavoro e in viaggio, carissimo.
Non avrei difficoltà a 'marennare' offrendoti la mia parte di conoscenza delle cose.
Se ti interessa e se ti fa piacere naturalmente.

19 Mag 2008 | ore 15:38

Ecco, appunto, chi si mette per strada per curiosità intellettuale e per scommessa culturale? Quali giornalisti riescono prima a percorrere, poi ad interpretare ed infine a restituire attraverso la scrittura un territorio e ad intrecciare le storie di uomini, animali, natura? Ne era capace Veronelli, lo faceva Soldati, ma quelli erano titani della scrittura, sapevano vivificare la pagina, possedevano originalità di vedute e di stile, prendevano una posizione che era in primis scelta etica (anche se negli ultimi anni la coerenza di Veronelli si era allentata). Oggi troviamo molti reportage, a volte ben fatti, a volte molto meno, che però seguono quasi sempre lo stesso canovaccio: qualche cenno geografico e storico, un elenco di produttori, una sfilza di indirizzi. Un senso di anodino, un gusto insipido, un cielo espressivo tendente al grigio... Non c'è forse bisogno di approcci e di percorsi comunicativi diversi? Siamo sicuri che chi di dovere sappia raccontare partendo da conoscenze forti e da curiosità stimolanti? Anche chi parla di vini e chi si occupa di ristoranti ormai è, spesso, prigioniero di cliché espressivi e di formule stereotipate. Ci sono felici eccezioni (Gianni Mura mi sembra la più luminosa tra queste), ma è ancora troppo poco.

19 Mag 2008 | ore 15:48

Sono d'accordo con il non cadere nello steccato delle categorie. L'unica categoria valida è quella del buono. E riguarda anche un panino con la mortadella che al pari di un piatto altamente elaborato può essere più o meno buono. E quando è buono è addirittura sublime secondo me. Ben venga quindi la ricerca del buono totale, dello stare bene dal grande ristorante al cibo da strada, non dimenticando mai però il rapporto qualità prezzo che per me deve continuare ad essere la stella polare. E che porta le mie aspettative a crescere in maniera direttamente proporzionale ai denari che mi vengono richiesti. Sempre. E quello che posso perdonare ad una trattoria non lo perdono a chi mi chiede 100 Euro.
E' poi vero che c'è un mondo da scoprire fuori dalle guide, ma è anche vero che c'è un mondo da eliminare all'interno delle stesse. Ritengo poi che un grande plauso vada fatto a Slow Food e alla guida Osterie d'Italia che resta secondo me la guida cartacea più attendibile (facilitata in questo dal fatto di rappresentare solo una tipologia di ristorazione) e che presenta uno spaccato eccellente della cucina della tradizione in Italia offerta al giusto prezzo.
A Raffaele vorrei poi dire che non è così difficile definire un'osteria, nel senso che convenzionalmente è considerata tale dalle guide un locale con una cucina molto legata alla tradizione e, quindi, in linea di massima non cretiva. In altre parole tutti quelli che ti presentano una tagliata di tonno in Lombardia non sono osterie...ma pessimi ristoranti.

Ad Majora

19 Mag 2008 | ore 16:14

La mia è un Osteria che da anni è pluridecorata dalla Guida del Gambero Rosso. E' ubicata in Puglia ma io sono Marchigiano. Propongo una cucina non definibile di territorio, salvo alcune volte, eppure le persone vengono a cercarmi per mangiare e bere da me.
Questo preambolo serve a dire che a volte dietro alla pretesa territorialità c'è una grande stanchezza di idee ed un continuo ripetere le stesse ricette.
Per questo io penso che le persone cerchino locali veri, che abbiano un'anima, caldi, accoglienti, dove si mangi bene e non necessariamente una cucina di territorio.
Perchè se è vero che forse sono pochissimi i Giornalisti a saper raccontare un territorio è ancor più vero che spesso mancano i Patron, i Cuochi che sappiano fare altrettanto!!
Naturalmente ci sono grandi eccezioni ed in Puglia ne conosciamo alcune.

Ciao

19 Mag 2008 | ore 16:23

quello che conta è la narrazzione, nel vino come nel cibo. La possibilita di raccontare storie nel filo della memoria. Quando si parla di Trattorie, per me (e vi pego di correggermi) è come quando si parla di barolo o di montepulciano... Si tratta di parlar di una quadratura fatta di coerenza degustativa. Non ho difficolta a parlare di villa Majella o della Bandira o ancora meglio di Vecchia marina o Beccaceci quando si parla di trattorie, oppure di Roscioli o Armando a roma o anche di Benoit o Le Chatobriaund a Parigi... Insomma parlarte di trattorie oggi è più parlare di una corrispondenza qualitativa tra prezzo, servizio e prodotto. Due giorni fa ero a cena da Gennarino Esposito a Vico e ho trovato straordinario ed in linea con queta idea mangiare alcuni piatti come la minestra di Gragnano con crostacei e pesce di scoglio o le tagliatelle ai ricci di mare, perfettamente in linea con quello di cui parliamo ed a un prezzo veramente onesto! Insomma il limine del concetto di trattoria è quantomai esteso... un poco come era da Cantarelli ai bei tempi o più recentemente da Lancillotti...

19 Mag 2008 | ore 16:30

scusate i computer ha fatto casino! Ed eccomi con il post ripetuto all'infinito, non che fosse mia intenzione, ma il messaggio è passato rafforzato!

19 Mag 2008 | ore 16:43

ovviamente il tutto per correggere una doppia z che non mi fa onore! Ma che è ovviamente rimasta al suo posto! :-)

19 Mag 2008 | ore 16:49

mi permetto....io ho lasciato una scia con i sovversivi del gusto che continua siamo al terzo anno.... spero non si offenda Bonilli.
http://sdg.simplicissimus.it/
i nuovi ritratti.....
e la ricerca continua......

19 Mag 2008 | ore 16:50

Io non sto facendo la gara a chi è più bravo, io voglio nomi e cognomi e indirizzi di protagonisti veri.
Sembra che la cosa sia molto ma molto più difficile di quel che appare.

19 Mag 2008 | ore 16:56

I nomi sono convenzioni ovviamente, ma definire la Torre del saracino una osteria forse non risponde proprio al concetto medio di osteria in uso nel settore.
Non mi è chiaro il senso dell'intervento di vignadelmar. Che significa "Propongo una cucina non definibile di territorio, salvo alcune volte, eppure le persone vengono a cercarmi per mangiare e bere da me".
Perchè non dovrebbero se nel tuo locale si mangia bene a prescindere dalla linea di cucina che evidentemente non è proprio da osteria?

Ad Majora

19 Mag 2008 | ore 16:59

Ho capito, Bonilli vuole i nomi e allora faccio il primo che mi viene.
La Brace a Maiatico - Sala Baganza nei pressi di Parma.
Ottima cucina di territorio, grande degustazione di Parmigiano Reggiano presentato anche nella versione 84 mesi, eccellente il Lardo di Langhirano enigmisticamente definito Langhilardo. Spettacolari gli Anolini e meravigliose le carni.
Uno scrigno di golosità nel rispetto della tradizione parmigiana. Prezzo non basso ma ne vale la pena.
Ecco un punto da cui ripartire.

Ad Majora

19 Mag 2008 | ore 17:07

"La Bigoncia" a Genova Quarto, dove il legame forte con i prodotti del territorio e con le tradizioni c'è, anche se questo territorio supera la linea di oltregiogo e si estende al basso Piemonte. Operazione culturale peraltro ortodossa pensando al legami tra Genova ed il basso alessandrino, per secoli amministrato dalla repubblica genovese, prima del "colpo" del ministro Rattazzi...

19 Mag 2008 | ore 17:09

@Gagliardi:
chi ha detto che un'osteria per potersi definire tale si debba proporre solo cucina di territorio?
Se per assurdo l'Osteria Boccondivino di Bra si trasferisse a Palarmo non sarebbe più un Osteria?
La mia è un'Osteria pur non facendo una cucina di territorio; cioè non è secondo me la territorialità della cucina a fare un' osteria ma anche il tipo ed il calore dell'accoglienza, l'offerta enologica, l'arredamento, ed altro ancora....che se vuole approfondiamo.

Ciao

19 Mag 2008 | ore 17:14

credo che un locale possa tipicizzarsi su prodotti di territorio e poi creare una seconda cucina alternativa usando prodotti di piu' ampio territorio....

19 Mag 2008 | ore 17:22

Il problema della cucina tradizionale, come una volta è che è di moda. E' tutto un fiorire di nuove insegne di osterie e trattorie che in gran parte imitano uno stile all'apparenza e non nella sostanza; quindi io dopo un po' di esperienze negative preferisco evitare accuratamente qualunque locale nuovo con insegne del genere e attendo di leggere o sentire i consigli di qualcun altro!
Con questo non dico che non esistano, ma io non ho voglia di fare da cavia. In ogni caso più che un doppione esteso della guida di Slow Food (che io sfrutto, anche se non in tutte le zone ci si può fidare allo stesso modo dei suoi consigli!) mi interesserebbe di più un discorso generale di low (e medium) cost con tutti i tipi di cucina, purché fatta come si deve (ingredienti di qualità) e in locali senza fronzoli.

19 Mag 2008 | ore 17:32

sai la torre del saracino per me può essere osteria(e non è un demerito) se si paragona alle Calandre o alla francescana... tra l'altro tra 120 e 300 euro ce ne passa di acqua sotto i ponti. Cmq è chiaro che vuole essere una estremizzazione... In ordine sparso tra i primi che mi vengono in mente, è chiaro che non: La Bandiera Civitella Casanova, Villa Majella Guardiagrele, Vecchia Marina Roseto, Zenobi colonnella, Armando al Pantheon Roma, Roscioli Roma, la Madonnina Milano, Vecchio Macello Milano, Osteria delle Rose Salò, Martini e Rossi Marche, vecio fritolin a Venezia, le testiere a venezia, la locanda san Lorenzo a Puos d' Alpago. Questo per dire i primi che mi vengono in mente, tralascindo i soliti noti come il Boccon divino e laCrepa ecc. non tutti sono propriamente trattorie ma vi afferiscono in linea ideale in quanto corrispondenti tra qualità, passione, servizio e prezzo medio.

19 Mag 2008 | ore 17:41

cmq secondo me il problema è ripensare i criteri di valutazione dei ristoranti. Passare dalla "polvere di stelle" alla sostanza! Chwe vuol dire, un poco quello che è successo sui vini: per molti anni insieme alla cucina si è valutato un insieme di fattori, che chiamo teatro, che poco ha a che vedere con la reale qualità della cucina. Iniziamo a chiederci in quali e quanti locali si lavorino prodotti freschi e non sottovuoto, locali e attenti alla filiera della qualità, sono tutti buoni a lavorare il tonno rosso o il presalè della secta che arriva porzionato e sottovuoto, altro discorso è lavorare prodotto e pescato locale con una maggiore attenzione alla spesa e alle filiere, questo fa parte del lavoro da trattoria esttamente come quando al principio da checchino si lavorava il quinto quarto proveniente dal mattatoio di fronte...

19 Mag 2008 | ore 17:58

Diversi in Trentino, in primis Osteria Fior Di Roccia, Lon di Vezzano (Trento), chef Michele Menestrina. Materiali 'poveri', cucina di tecnica straordinaria dati i prezzi, e anche un po' di creativita' nei desserts. Si mangiano 3 portate per meno di €30 escluso vino.

[Da non confondersi con il vecchio Ristorante Fior di Roccia, Chef lo stellato Michelin Walter Miori, che occupava questo luogo prima di rinascere altrove con il nome di Locanda Margon (che pur non potendosi definire trattoria deve essere uno degli stellati con il miglior rapporto qualita' prezzo in Italia, davvero una 'locanda' di classe)].

Alcuni suggerimenti arrivati fino ad ora non mi sembrano nello spirito 'trattoria che costa poco', ma forse sono io che ho frainteso.

19 Mag 2008 | ore 17:59

cmq secondo me il problema è ripensare i criteri di valutazione dei ristoranti. Passare dalla "polvere di stelle" alla sostanza! Che vuol dire, un poco quello che è successo sui vini: per molti anni insieme alla cucina si è valutato un insieme di fattori, che chiamo teatro, che poco ha a che vedere con la reale qualità della cucina. Iniziamo a chiederci in quali e quanti locali si lavorano prodotti freschi e non sottovuoto, locali e attenti alla filiera della qualità locale, sono tutti buoni a lavorare il tonno rosso o il presalè della selecta che arriva porzionato e sottovuoto, altro discorso è lavorare prodotto e pescato locale con una maggiore attenzione alla spesa e alle filiere, questo fa parte del lavoro da trattoria esattamente come quando tanti anni fa da checchino si lavorava il quinto quarto proveniente dal mattatoio di fronte...

19 Mag 2008 | ore 18:00

Per il numero speciale di agosto vorrei raccontare alcune storie di locali che vivono nel loro territorio da anni, che sono riconosciuti ma anche "sconosciuti", che hanno da dire molto sulla cucina e la tradizione, che non è immobilismo, gestiti da belle figure simboliche.
Due o tre li ho già e non sono su nessuna guida, a conferma di quanto detto sopra.
Se avete idee e consigli io sono tutto orecchi :-)

19 Mag 2008 | ore 18:00

"La Bigoncia", che sopra ho indicato e "La Brinca" a Né, in Val Graveglia, rispondono alle esigenze di gumbochicken e credo di molti altre persone. Ma, al di là delle fasce di costo e delle capacità di giocare con materie prime realmente ed in prevalenza del territorio e con gli spunti della tradizione (che non escludono digressioni e altri approdi), c'è un lavoro di ricerca che è anche scelta morale. Ricadute positive sulle economie locali, rapporti diretti coi produttori, impatto ambientale basso, tutela di varietà altrimenti destinate a sparire e quindi conoscenza effettiva dei luoghi e degli uomini che li vivificano. Non sono molti a lavorare con continuità in questa direzione, almeno in Liguria. Un altro locale che ci riesce è il Lord Nelson di Chiavari, incredibilmente non inserito nella Guid dei ristoranti del Gambero Rosso. Ma lì siamo in una fascia di prezzo più elevata e differenti sono percorsi ed approdi.

19 Mag 2008 | ore 18:05

@vignadelmar
non lo ha detto nessuno, i nomi sono convenzioni, io mi sono limitato a riportare la convenzione che ritengo sia la più diffusa, nulla di più.
Purchè regni il buono, purchè vi sia cura e amore nel piatto, purchè il prezzo sia commisurato alla qualità, ben venga qualsiasi nome.
Quanto al Boccondivino se si trasferisse a palermo facendo la stessa cucina non sarebbe più una osteria, sarebbe una mostruosità.

Ad Majora

19 Mag 2008 | ore 18:06

Dalle mie parti di Osterie, anzi spesso la scrivono con la "H" davanti, ne nascono in continuazione, spesso con nomi fantasiosi, spesso in città, basta qualche tavolo di legno e sedie di paglia e il locale è fatto: come una volta. Sembra che il criterio di confortevolezza sia questo. Solo che spesso sono improvvisate, spesso sono circoli, spesso propongono solo tagliate e cucina pesante e non fanno il seppur minimo lavoro di ricerca sui prodotti.
Dall'altro lato esistono ancora trattorie, di solito nell'entroterra, dove i gestori propongono materie prime spesso dimenticate, piatti della tradizione non solo del territorio, dando la bella sensazione di conoscere qualcosa di nuovo; solo che spesso questi locali sono brutti, poco confortevoli, pieni di anodizzato e rumorosi. Credo che il giusto incontro tra le due tipologie possa portare a locali interessanti,confortevoli, non banali ed educativi, magari con un pizzico di originalità: in linea di massima corrispondono alla tipologia della guida Slow Food.
Qualche nome: Il Boccondivino a Bra ( che però è troppo ancorato alla tradizione), La Piola ad Alba, La solita zuppa a Chiusi, Antica Trattoria da Ceretti a Riccò del Golfo (La Spezia)(i locali però non invitano), Il cappun magro a Groppo di Volastra, Manarola nelle Cinqueterre. Semplicità ricercata e stimolante in tutti.

19 Mag 2008 | ore 18:07

Continuo a non capire, scusatemi ma sono un pò tardo...MA Gennarino a Vico è un'osteria? Io non ci sono mai stato ma dai racconti mi ero fatto un'altra idea! La Piola ad Alba è un gran bel posto ma ancora lontano dal mio "obsoleto" concetto di osteria.
Se posso permettermi di segnalare un posto direi...
RISTORANTE GALLO NERO Localita' Santa Maria Alla Rassinata, 57 AREZZO
Non è di strada ma la focaccia e la tagliata rosmarino e pepe verde sono vicine per prezzo ed ambiente al mio concetto di osteria
Raffaele

19 Mag 2008 | ore 18:25

Reduce da una serie di giri per l'Europa e l'Italia (spesso parlando anche con i nostri famosi "cuochi italiani all'estero") credo che il problema sia duplice.
Da una parte riflettere sul quelle che possono davvero chiamarsi trattorie. E per me non c'è dubbio: sono locali che raccontano la cucina regionale italiana, più ancora che il territorio attraverso i prodotti (anche perché altrimenti quasi tutti i ristoranti italiani potrebbero essere trattorie) e lo fanno senza troppi fronzoli. Il prezzo può variare, ma in funzione del contesto. Sotto questo profilo è una trattoria il Boccondivino di Bra, lo è l'Angolo d'Abruzzo di Carsoli ma forse non lo è del tutto neanche Antichi Sapori ad Andria, che è un ristorante di territorio, popolare ed economico, perfettamente "slow" ma molto innovativo nella formula.
E poiché secondo me questa classificazione è il vero problema (lo è stato anche quando si cominciava a parlare di criteri di valutazione per le guide dei ristoranti molti anni fa) trovo più interessante parlare di modelli di cucina. Perché proprio il modello Antichi Sapori è qualcosa a cui guardare con grande interesse rispetto al futuro. Proprio come modello innovativo ma fortemente legato al contesto locale.

Dimenticavo: una trattoria che mi piace molto è i Cacciatori di Cartosio :-)

19 Mag 2008 | ore 18:41

A me piace La Rosa a Sant'Agostino, è sulle guide ma non è molto conosciuta al di fuori dell'Alto Ferrarese, dove è considerata una vera istituzione della buona tradizione. Ah, proprio quest'anno compie i suoi primi 100 anni, gestiti sempre dalla stessa famiglia, auguri!

ciao
miogo

19 Mag 2008 | ore 19:12

La definizione di osteria (o trattoria) come luogo del pasto quotidiano per chi viaggia o sta fuori casa è minimalista? Vetusta?
Io giro molto nel Sud e francamente devo dire che è rarissimo trovare qualcosa di consigliabile che non sia stato già segnalato dalle guide. Proprio da questa mia constatazione nasce del resto la mia valutazione positiva su questo strumento che ho più volte espresso a chiare lettere contri i critici e gli ipercritici. Forse è il modo di raccontare, di leggere queste realtà che va un po' modificato: nel senso che, appunto, osterie e trattorie non sono più il luogo del pasto quotidiano di chi è fuori casa bensì, il più delle volte, della memoria cibica. A Napoli, ad esempio, ci si è adattati con menu rapidi e veloci. Nei paesini si trovano ancora alcune realtà veraci, ma vanno a scomparire.

19 Mag 2008 | ore 19:22

Fino a qualche hanno fa avrei potuto farle una lista molto lunga, ma molti hanno chiuso sostituito da trattorie di natura molto diversa con piatti pronti semindustriali, spero che qualcuno di questi indirizzi le sia utile, se sono ancora aperti perchè ogni anno che passa, diminuiscono.
Rifugio crucolo a Scurelle (TN) dove il papà tiene banco e controlla la cucina.
La casa del vino della val lagarina, purtroppo cambia gestione ogni due o tre anni e dipende dai gestori sa fare o meno cucina trentina. Ristorante giappun in vallecrosia. Un volta c'era il ristorante il sole a finale ligure sulle manie, oggi si è trasformato in agriturismo la realidad, continua la tradizione ma senza i piatti di pesce.

19 Mag 2008 | ore 19:54

bravo Marco, credo che hai centrato il problema è quello che volevo dire. parlare di Trattorie, di osterie o hosterie non ha molto senso, per me (in linea con quello che accade nei vini) ha più senso parlare di locali dove la qualità, il servizio, l'amore per i sapori del territorio coincidono in un taglio più semplice e fruibile. Penso che questa sia la tendenza innovativa sulla quale confrontarci! I nomi sono quelli che ho fatto prima e altri...

19 Mag 2008 | ore 19:55

Semantica gastronomica: si faccia perché è affascinante.
E fa bene sempre avere (avendo cognizioni di causa)qualche cosa da dire a chi qualche cosa vuole imparare. :)
Trattorie, osterie, hosterie, ristoranti...
Dice bene Luciano: quanti saranno quei cucinieri e quelle cuciniere che non hanno mai visto, non dico GR Rai Sat, ma neppure la prova del Cuoco in questi ultimi anni?
Chi gira, vede, ascolta, racconta e sa, sa bene come stanno le cose.
Eppure ognuno di noi qualche Armandino nascosto ce l'ha.
Fuori i nomi! Dice Bonilli.

19 Mag 2008 | ore 21:23

- Trattoria di Cupi (Loc. Cupi, Magliano in Toscana). La vera trattoria "senza fronzoli".
- Fontanina di San Pietro (Porto Santo Stefano). Questo è già meno trattoria, ma di posti di pesce buono all'Argentario non è che ve ne siano poi molti.
- Da Anna (Castiglione della Pescaia). Vedasi il discorso fatto per la Fontanina.
- Trattoria Aurora (Magliano in Toscana). Il trattore c'e', e si chiama Lucio.
Per ora basta così, ha ragione Bonilli, mica facile.

19 Mag 2008 | ore 22:05

Ho letto:"...Ho iniziato nel 2004 a dire in questo blog "mi indicate dei posti che siano nuovi e tradizionali"...
Fu anche argomento di un incontro tra forumisti e lei nel febbraio 2004 alla città del gusto.
Non mi sembra di ricordare grandi spunti...anche se sono il primo a fare ammenda.
Mi sembra di aver letto:"...io voglio nomi e cognomi e indirizzi di protagonisti veri."
Io ci provo:
Tramp's Pub - Via Posidonia, 291 - Salerno Tel. 089.755333 oppure 089.751678(non ricordo bene)
Ha i suoi detrattori, di sicuro per i modi un po' "diretti" e coreografici del titolare, ma, sembrerà strano, l'unico posto in città dove è possibile mangiare a base di pesce senza incertezze...
Visto, e dimenticato, una volta su Osterie del 2001, credo...
Confermo, mica facile...

20 Mag 2008 | ore 02:18

Io faccio parte del club delle Osterie Tipiche Trentine, istituito con legge provinciale e regolato da tanto di Disciplinare. Siamo una sessantina e dovremmo essere il top della ristorazione locale (vi sono anche gli stellati).
Non so se questo basti a farci rientrare nei canoni auspicati da Bonilli, so che chi è passato da me ha evidenziato un buon rapporto qualità-prezzo. Sul resto agli altri l'ardua sentenza, come ha fatto di recente Man.

20 Mag 2008 | ore 06:46

Però non ho fatto segnalazioni e vorrei dare qualche indicazione personale: ad Acerenza, in Basilicata, le Due lanterne, a Bari I Due Archi. Nel Cilento: ad Agnone Paisà, Cono a Rofrano, Incontro a Scario, La Romantica a Teggiano, O Vottaro a Trentinara. A Campagna, vicino Eboli, la storica Bersagliera e, udite udite, merita un salto la vicina Area di Servizio di Campagna ricca di pizze rustiche e arancini. In Costa d'Amalfi: a Conca dei Marini la Tonnarella e Zefiro e a Maiori Gianni e Maria con una salsiccia di pesce da far invidia a Cedroni, a Giffoni Valle Piana Trattoria San Francesco, a Grottaminarda Paradise nonostante il nome. A Napoli La Campagnola, Vino e Cucina a Mergellina, Mangi e Bevi oltre le pizzerie universalmente note. In Molise Taverna del Duca a Oratino. Nel Sannio l'agriturismo La Volta a Ponte vicino Benevento. A Somma Vesuviana lo Smeraldo. In Calabria il pescatore a Villa San Giovanni. Infine a Salerno, dove abito, da Sasà. Ecco, questi sono posti dove si trovano bei piatti di territorio, speso servizio alla buona, ma che non mi pare siano ancora segnalati sulle guide.Sono il risultato di, come dire, scavi antropologici, però molto interessanti e soprattutto veri, assolutamente non mediati. Devo aggiungere che questo per me non costituisce un valore aggiunto, ma un dato di cronaca.

20 Mag 2008 | ore 08:14

Un appunto su quanto detto da Maurice sulle Osterie tipiche Trentine. Come sempre con le 'etichette', c'e' molta variazione: lui non lo puo' dire, ma io si', che ci sono vere schifezze fre queste osterie tipiche. Quella di Maurice ad esempio e' una signora trattoria, si chiama El Barba a Male' in Val di Sole, e si mangia benissimo. In altre invece, che pure mettono sul tavolo e sul menu tutto quanto richiesto dal circuito, lasciamo perdere.

PS: sono anche stato da Aurora a Magliano segnalata da Gianpaolo e confermo che anche li' si sta benissimo.

20 Mag 2008 | ore 09:27

Voglio fare l'antipatico, fino al mese scorso si parlava solo di alta cucina "cosa volete che sia 250 euro a cena fuori" ora si parla di osterie a basso costo, con cucina tradizionale. Credo sia molto difficile trovare posti dove gli amanti del buone bere e del buon mangiare non siano passati e i locali inosservati per qualità e legame con il territorio. Oggi è facilmente accettabile un buon rapporto qualità/prezzo io vado a Baddreikirchen a Barbiano (BZ), in val d'ultimo Falschauerhof fam.gruber, Buchnerhof a Laion-ried e il Liguria Osteria dell'acqua pazza a Mele

20 Mag 2008 | ore 09:35

L'ho segnalato non molto tempo fa sul forum, "Al Peden"
Località Valmorel-Limana-Belluno.
Penso racchiuda in pieno le caratteristiche che cerca, Direttore. Certo, un locale non proprio semplice da raggiungere :)
Credo che l'unica guida su cui compaia sia quella di Slow Food

20 Mag 2008 | ore 09:51

Agli antipatici una risposta non la si nega mai :-)
I locali da 250 euro sono lì, davanti agli occhi di tutti, sono noti ma sono anche pochi a fronte degli 80.000 luoghi del mangiare che ci sono nella penisola.
Togliamo per ora le pizzerie, le tavole calde, i fast food, i bar con cucina, restano sempre migliaia di indirizzi e moltissimi di questi sconosciuti a noi e conosciuti localmente.
I vari Pinchiorri, Alajmo, Marchesi, Scabin, Bottura ecc... non sono in discussione ma sono poche decine quindi è inutile affannarsi a dire che prima si parlava di loro e oggi no: si continuerà a parlare di loro ma è come la serie A di calcio, la Formula Uno, la serie A di basket, parliamo dell'eccellenza, del meglio del meglio e anche un meglio costoso, ma anche di poche decine di indirizzi.
Qui cerchiamo il resto e il dire "indirizzi non nelle guide" non è il vezzo di uno che fa le guide da vent'anni ma l'invito a chi ha informazioni dal territorio a condividerle.
Quante volte ho sentito la frase "se poi va sulle guide si rovina..." come se il successo ben amministrato dovesse per forza danneggiare una trattoria con vere radici e quasi sempre gestione familiare.

20 Mag 2008 | ore 10:04

“… Sulle Questioni Poste nel Concetto: Funzione Collettiva (?)

Da parte nostra all’interno del viaggio guidato prodotto a ritroso partendo da li, dagli ultimi spiccioli di tempo del secondo millennio, la nostra analisi sulla ristorazione italiana - meglio sarebbe dire sulla produzione culturale italiana (?) - precipitò nel concetto I Surrogati del Tipico. Se poi I Surrogati del Tipico potesse essere ragione collettiva non so. Sappiamo però che l’abbiamo socializzato e soprattutto abbiamo verificato che nel nostro caso funziona.

Roccacerro
Senza conclusioni…”
da …….. di Mario Iacomini

20 Mag 2008 | ore 10:13

Dimenticavo: in Irpinia, oltre Grottaminarda citato, anche Da Pino a Taurasi.

20 Mag 2008 | ore 11:40

@Luciano Pignataro:
grazie per aver ricordato Sasà a Salerno, io manco ormai da qualche anno...
Se ricordo bene la ricetta base non è dissimile dal Tramp's pub: si lavora sul pescato del giorno con cotture espresse, vero?

20 Mag 2008 | ore 12:30

@Bucanero
Si, ma sono due tipologie diverse. Sasà è la trattoria del fuoricasa,avvocati, impiegati, giudici, professori. Il Tramp's con Benito è per i nottambuli, la prima ad accendere le luci nei difficili anni '70 vissuti da questa città. Il bello è che non ècambiato nulla (Sasà si è trasferito a cento metri).

20 Mag 2008 | ore 15:01

@Luciano Pignataro:
non vorrei sbagliarmi ma quello era il Jamaica pub in Via Genovesi, gestito da Raimondo Piombino, tra l'altro, fratello del titolare del Tramp's pub, Antonio Piombino.
Denominatore comune dovrebbe essere lo "chef" Benito Siano.
Quello è stato il primo locale per nottambuli affamati.
Ma erano altri tempi...
Il Tramp's pub è un normale ristorante, dove, con abitudine tutta del sud, ci si arriva con comodo, anche dopo le 22 per iniziare a cenare.
Invece è corretta la tua indicazione su Sasà, che per tipologia di clienti, inizia prima e finisce prima (anche perchè spesso finisce il pescato...)

20 Mag 2008 | ore 17:03

@Buconero
No, mi riferivo proprio al Tramp a Pastena. Il Jamaica, hai ragione, è un po' antecedente, ma è nel centro storico. Ora Raimondo gestisce Dedicato a Mio Padre con piatti della tradizione e pesce fresco, segnalato da Osterie di Slow Food in una piazzetta adiacente via Duomo. Se ti trovi passaci, bella pasta e patate e discreta selezione di vini.

20 Mag 2008 | ore 18:07

E sia... il mio primo commento su questo blog da me sempre letto e commentato in solitario, rispettoso, appassionato, discreto emisfero di lettrice curiosa e, così, appagata. Un anno e 6 mesi fa ho fatto una scelta, importante, determinante in un momento della mia vita in cui sembrava tutto dovesse avere un altro senso. Ho cambiato. Il mio lavoro. La vita. E chissà quanto altro. Giovane manager rampante con uno stipendio invidiabile in una città come Roma, che tutto permette e tutto da, a chi ha possibilità e voglia di essere e avere. Ho mollato tutto, “la sicurezza” come dice mio padre, da buon uomo del sud, la vita sociale e la libertà di essere qualunque altra cosa , perché avevo un sogno. Aprire un ristorante, uno tutto mio, dal niente di nessuna esperienza fatta sul campo, nel dietro le quinte di un mondo per me estremamente affascinante, vissuto da vera appassionata, affamata di scoperte di sapori, gusto, sensibilità e piacere. Oggi quel mestiere tra mille difficoltà, vere, concrete e quotidiane, è il mio universo. Di piaceri, in un mutuo dare e avere che appaga l’anima. Sognavo di entrare nell’Olimpo dei grandi, al più presto, tra quelli stessi che avevo visto, studiato, visitato e gustato e che mi incantavano. Cucina creativa, di più, … destrutturazione… fusion …. Pensavo di essere pronta che i clienti fossero pronti, che il gusto fosse pronto, ma poi è andata così, in modo naturale e forse per questo speciale, mi sono ricreduta, inventata in una formula di sapori e equilibri che erano a me più familiari. E ho fatto tradizione. Alla ricerca dei sapori del territorio, dei piatti più tipici delle varie regioni della nostra Italia del gusto. E ogni due settimane nel menu una regione italiana viene rappresentata con i piatti più tipici, ben poco reinterpretati, ma lasciati nella loro estrema identità a tipizzare un territorio e i suoi valori, la sua gente, la qualità della propria essenza. Elegante e sobria Italia, mia terra.
Grazie Bonilli, con te e il Gambero tutto ho imparato a sognare e essere.

20 Mag 2008 | ore 19:27

mi rimane difficile risponderle, ma cerco di farlo nel modo piu semplice,quando ho iniziato tantissimi anni fa , scegliere una linea legata alla tradizione, alla stagionalita ed ai prodotti della valle dove lavoro nn e' stato facile,cosi come non lo e' stato per un altro mio collega, proporre un prebuggiun o una torta di riso? ravioli fatti in casa? in un momento dove era gia in auge il..famolo strano, convincere i contadini a seminare le patate quarantine, spinaci ,e borraggine, cosi' come tante altre cose,il pagare il giustoo meglio quqnto richiesto dal contadino, per sentirsi dire magari da chi vedendo la cifra.. ma son cavoli o patate... e li pagate cosi' tanto? ma voi siete matti..cosa porta ad una scelta simile?magari il piacere appunto di riscoprire vecchie ricette, andare a casa della maria perche ti insegna il minestrone fatto con il lenzin e per me, ferrarese doc e' stata una scoperta,piacevolissima, imparare il gusto delle erbe dei piatti e sentire il profumo di buono...
e questa e' stata la scelta di linea della mia trattoria..

20 Mag 2008 | ore 19:40

non sapendo quanto puo' essere lungo un post lo suddivido. comunque sulle osterie d'italia, guida preziosissima mi sembra che per rientrare nei canoni della selezione si debba avere oltre alla presenza basilare di piatti del territorio anche la proposta di tre portate rimanendo al di sotto dei 30 0 35 euro vino escluso, non credo che se proponessi,casoula o carbonara o cozze impepate, siano cosi' legati alla tradizione , poi che siano buonissimi, e chissa anche brava a proporli nn hanno nessun nesso con territorio e tradizione del luogo

20 Mag 2008 | ore 19:47

ah approposito... vicino a fornovo taro secondo il mio gusto ce' l'antica osteria delle vigne.. i piu buoni tortelli e gnocco fritto/pinza che ho assaggiato ultimennte
ottimo rapporto qualita prezzo

20 Mag 2008 | ore 19:49

catia alla carica!...brava...devo ritornare in quella valletta....

20 Mag 2008 | ore 19:54

ho letto parole bellissime in questo post, speranza, passione e duro lavoro. Catia dice una cosa importante... quella del prezzo mi sembra una questione fondante, non credo che sia tanto il prezzo in senso assoluto quanto una corrispondenza reale tra prezzo e quanto proposto

20 Mag 2008 | ore 20:22

@Luciano Pignataro
conosco Raimondo e Tonino da anni e credo siano la migliore espessione della cucina salernitana, concordo con te per la discreta selezione di vini di Raimondo.

Apprezzo tantissimo il lavoro che slow food ha fatto per il settore delle trattorie, creando un vero movimento d'opinione verso la fine degli anni 90 ed i primi anni del nuovo millennio.
Ma credo che dopo il boom la frase "se poi va sulle guide si rovina..." abbia trovato spesso applicazione...
ristorazione artefatta, piatti normali con nomi e prezzi altisonanti, non certo da trattoria e con gestione sempre meno familiare sono state e sono le caratteristiche di tante osterie/trattorie...
Un esempio? "L'Acquapazza" a Cetara, da me conosciuto tramite amici, 4 tavoli, cucina e materie prime eccellenti, prezzi sorprendenti...
dopo poco più di 1 anno: televisione, con la "scoperta" della colatura d'alici, tavoli ovunque lungo la strada, prezzi raddoppiati, materia prima zoppicante, cucina spesso disastrosa, tanti clienti scontenti...
Questo è uno dei casi che conosco direttamente, di sicuro ce ne saranno altri, tutti a dimostrare che è facile aver successo, difficile avere la forza di restare trattoria, forse perchè sono troppi i parametri che fanno pendere l'ago della bilancia verso gli utili.
Ah, per il resto ho saputo che la situazione dell'Acquapazza è migliorata, anche se amici mi confermano che non c'è più lo smalto di un tempo.

20 Mag 2008 | ore 20:32

Da Ristoratore quoto il primo commento a questo post...:
"Sinceramente non condivido molto l'ottica di un bipolarismo antagonista tra cucina innovativa e cucina tradizionale" ed aggiungo che non capisco perchè la cucina innovativa debba sempre essere associata a "lusso", mentre quella tradizionale a "popolare". All'estero i neo bistrot che propongono cucina innovativa a prezzi accettabili sono sulla bocca di tutti e su tutte le riviste gastronomiche. Alcuni prendono anche la stella michelin. Da noi il D'o ha fatto scuola, ma è il primo (ed unico) ad aver raggiunto un'elevata esposizione mediatica... in giro però ce ne sono parecchi che propongono un'offerta simile. Il nostro Chef nell'Osteria Di Paese Terra Santa di Nocera, prima di venire a Roma, proponeva una rivisitazione in chiave innovativa delle ricette tradizionali dell'agronocerino, il tutto a prezzi onestissimi e questo gli è valso la chiocciola di slow food, ma la sua era tutto tranne che una cucina tradizionale e da trattoria. La cucina innovativa la si può fare anche dissociandola dal lusso. Con le alici ed il pesce bandiera, con il maiale e con il coniglio ed offrirla a prezzi concorrenziali...

21 Mag 2008 | ore 11:38

In giro ci sono parecchi che propongono un'offerta simile a Oldani?
Beh, ho abbiamo necessità di intenderci sul concetto di "simile" oppure caro Ziro-Paolo lei è una persona molto fortunata.
Io tutti questi locali come il D'O in giro proprio non li vedo.

Ad Majora

21 Mag 2008 | ore 11:46

Il tessuto Principe di Galles non è proprio quel che si dice innovativo eppure sulla base di questo tessuto si possono fare vestiti eleganti e che sono diversi da quelli del 1934.
La cucina tradizionale non è contrapposta a nulla, esiste e basta. C'è chi la pratica in modo ripetitivo e senz'anima e chi resta tradizionale nel 2008, cioè vive i suoi tempi ma senza snaturarsi.
Per uno che fa ristorazione dovrebbe essere un concetto facile da capire.
E poi perché non ripetere la frase di sempre "la tradizione è un'innovazione ben riuscita" :-))

21 Mag 2008 | ore 11:48

grazie della risposta, bonilli, avevo intuito l'intenzione positiva del post, sono bonariamente provocatore, ma solo per stimolare la discussione e le idee, si è preso un bell'impegno con questo post è tutt'altro che facile.

21 Mag 2008 | ore 11:54

Tradizione, innovazione, trattorie, ristoranti. Nessuna cosa è a sè stante. Dovremmo solo essere in grado di riconoscere, di capire ciò che abbiamo di fronte. Al di là dell'aspetto materiale. Quello economico. Il 90% delle volte, questo non succede. Nell'immaginario collettivo, trattoria è quella dove si spende poco. E questo giustifica il fatto che non ci si ricorda neanche ciò che si è mangiato. La penso così, non esistono più distinzioni tra varie tipologie di ristorazione, non quando si cerca una qualità alta. Un grande ristorante, anche stellato, non necessariamente deve allontanarsi dalla tradizione culinaria propria della trattoria: non quando la nostra ricerca verte sulla qualità della materia prima. E si, il mio mondo è la cucina, e, ovviamente, di questa parlo. Differente è quando si tratta di servizio di sala...
Per non uscire triùoppo dal seminato... Mi piacerebbe se le osterie di cui Bonilli parla, sconosciute ai molti, trovassero posto in una guida diversa dalle altre...

21 Mag 2008 | ore 13:36

@ Gagliardi
x simile intendo un'offerta di alta qualità gastronomica a prezzi concorenziali. Diciamo che i locali di cui sto parlando di dissimile dal D'O hanno la notorietà ed i premi. Ma questo non vuol dire che non siano meritevoli di attenzione.

@Bonilli
La contrapposizione a cui facevo riferimento non è tra innovazione e tradizione, ma tra caro (inteso come prezzi) e non.
L'assioma "Se vuoi mangiar bene, prodotti ricercati e di qualità, cucinati in maniera innovativa, devi spendere tanto" è falso!
Così come è falso l'assioma , se vuoi spendere poco e mangiare onestamente devi andare in una trattoria/osteria...

21 Mag 2008 | ore 13:57

@lunamy
cercare di crescere, imparare strada facendo, sapersi modificare e mettere in discussione... son pregi non facili da trovare, soprattutto in questo ambiente. E farlo con passione rinnovata ogni giorno come fai tu... che dire...

21 Mag 2008 | ore 14:10

Alta qualità gastronomica a prezzi concorrenziali? Traduco per quanto riguarda il D'O significa alta cucina a 50 Euro a persona con una "normale" bottiglia di vino.
Ce ne sono parecchi?
mi sa che dovrò andare dall'oculista perchè, ripeto, proprio non ne vedo.

Ad Majora

21 Mag 2008 | ore 15:51

alta qualità a prezzi concorrenziali? Non ti sembra una contraddizione in termini?

21 Mag 2008 | ore 15:53

@ Gagliardi e per gg
Qui al Sud (dalle nostre parti giovanni ): )parecchi non proprio, ma alcuni sì:
fanno la spesa o producono realmente a KM 0;
dispongono di materie prime eccellenti per eccezionali piatti semplici;
trasformano materie prime semplici in piatti eccellenti.

21 Mag 2008 | ore 16:28

@Tommaso
Hai ragione anche tu...Ma io vivo a Roma, e Roma non è il Sud. Se hai un ristorante e cerchi materie prime ottime, come quelle a cui tu sei abituato, spendi quasi più che per la carne... Non voglio dire che per mangiare bene devi accendere un mutuo. Ma deve entrare nella testa della gente che una cosa buona e fatta bene, con una materia prima eccezionale e una squadra in grado di lavorarla... Sono cose che costano.

21 Mag 2008 | ore 16:35

Caro Tommaso vorrei precisare che non stiamo parlando di mangiar bene al giusto prezzo, ma di alta cucina a 50 Euro. Per farla breve, comunque, occorre andarci da Oldani, così si comprende meglio di cosa si parla. Dopodichè se avete ragione voi mandatemi una lista di questi posti. Mi ci fiondo senz'altro.

Ad Majora

21 Mag 2008 | ore 16:37

@ gagliardi
Un esempio allora: ti invito (e sarei felicissimo di andarci inseme) da Giampietro Albanese nel suo "Il Castagneto" che sta per diventare "L'armonico Sogno" in quel di Conca della Campania al limite del parco di Roccamonfina. Diventerà famoso.

21 Mag 2008 | ore 16:44

mah, dipende da dove cercata... è chiaro che in centro a Roma o Milano dovete alzare la forbice, ma se pensate in provincia sono molti... in abruzzo per esempio ci sono molti locali che con 50 euro mangiate benissimo anche in un ambiente curato, volete i nomi: La Bandiera civitella Casanova (pe), Elodia Camarda, Vinalia L'aquila, Villa Majella Guardiagrele, Vecchia Marina Roseto, Metro Vasto mare ecc potrei andare ancora avanti. Cmq anche in citta basta cercare, Roma: Arcangelo, Roscioli, Armando al Pantheon, Nino, Domenico via satrico, solo per dire i primi che mi vengono in mente...

21 Mag 2008 | ore 17:25

@gg

Grazie. La soddisfazione è nel vedere ritornare la gente con rinnovato entusiasmo, è sapere che si fidano di te perchè li sai far stare bene. E che in fondo quello che vogliono è ciò che tu vendi loro. Se stessi, in un momento. Sai, prima di aprire il ristorante vendevo hw e servizi IT in una grande azienda con grandi nomi come clienti e anche se le esigenze loro richiedevano i miei prodotti erano pur sempre pezzi di ferro. Poi tutto cambiava quando i contratti li concludevo a tavola. Spesso mi accomagnavo ai miei clienti dai "Grandi" nomi della ristorazione. E lì era un'altra cosa. Il fascino non era proprio di ciò che offrivo e come lo offrivo o a che prezzo. Io vendevo il mio tempo, me a tavola. Sapevo rendere piacevole quel momento con la scoperta per chi mi era di fronte di nuovi sapori e con il racconto dei vini che osavo far bere... (...in nota spesa aziendale...;-)...ndr) e i miei clienti cambiavano umore, si rilassavano e acquisivano quella fiducia che poi li legava a me anche con un nuovo contratto. Il piacere a tavola è fondamentale e dici bene la passione regola tutto il gioco. Se c'è passione poi c'è qualità indubbiamente. Non potrebbe essere altrimenti. ... Certo che mantenere il tutto in equilibrio è proprio dura...!!!! Io però non lo potrei fare in nessun altro modo.
PS. Cmq io nelle guide ci sono. E non so ancora come e perchè... e chi è venuto a trovarmi e ha scritto... Ma sai per una come me che umilmente ora comincia, tutto ciò è un successo...
Mamma mia però che mestiere maschilista.... (dal punto di vista ...banche e burocrazia varia... ndr).

21 Mag 2008 | ore 18:12

"La cucina tradizionale non è contrapposta a nulla, esiste e basta. C'è chi la pratica in modo ripetitivo e senz'anima e chi resta tradizionale nel 2008, cioè vive i suoi tempi ma senza snaturarsi".
Riporto quanto detto dal Direttore, perchè mi sembra importante: è l'anima che conta. A parità di qualità, a parità di bontà, è come un piatto viene proposto che fa la differenza. Ovviamente non solo nell'impiattamento, non solo con il fascino che hanno patron di certi vecchi locali a conduzione familiare, ma anche come lo accompagno: un'erba, una salsa un contrasto di consistenze e così via. Variazioni che non dovrebbero avere un gran costo, ma che mostrerebbero, oltre alla necessaria qualità-bontà, una passione, un'anima da ricordare, una ricerca. In una trattoria, un piatto di ravioli, seppur buoni, ma asciutti e "soli", sono diversi dagli stessi ravioli con un sugo particolare e accompagnati da erbe o verdure che diano colori e consistenze diverse. Senza arrivare ai livelli di Oldani, questo mi sembra sia dare un'anima alla tradizione.

21 Mag 2008 | ore 18:31

Un'evidente esortazione a ricominciare a mettersi in ruolo, con umiltà! Potrebbe voler dire vivacizzare questa realtà [enogastr.]
Chiedersi inoltre come mai si scrive, parla, racconta spesso [e troppo] per soli addetti ai lavori! La fine o l'inizio?
Buon lavoro.

21 Mag 2008 | ore 20:11

Scusate, ma locali da 50 euro e i termini "trattoria/osteria" sono assolutamente incompatibili. Quelli non sono trattorie, sono un'altra cosa.

Le trattorie sono quelle dove magari c'e' il bar annesso, dove dei vecchietti guardano la partita alla TV e bevono un bicchiere, dove in cucina c'è la signora Maria e a servire la figlia o il marito, dove il menù è scritto spesso a mano su un foglio di carta e dove l'offerta varia a seconda se la signora Maria ha voglia di cucinare l'arrosto, la trippa o pasta e fagioli.

Non so se si può mangiare in modo "eccezionale", forse raramente, ma certo ci sono molti di questi locali dove si può mangiare bene e spendere entro i 20 euro. E non mi venite a parlare di "materia prima eccezionale": la cucina popolare si è sviluppata a partire dalla "disponibilità". Non è mai esistita la ricerca dell'ingrediente "eccellente" per fare una determinata ricetta. Tutto il contrario. Ho un pollo? cucino il pollo. Ho trovato le rane? le faccio fritte. Pescato la tinca? la faccio in carpione. Non è mai esistita la "ricerca della materia prima perfetta" nella cucina popolare.

Non sono locali che finiscono nelle guide, anche perchè non avrebbe senso, avendo una offerta dipendente da troppi fattori, ma sono locali dove si può mangiare cucina popolare (che non necessariamente è "tipica") e che probabilmente sono più rappresentativi della cultura popolare gastronomica italiana dei locali stellati.

Dario

21 Mag 2008 | ore 21:21

@Dario Bressanini
D'accordo,ma solo in parte.
50€ è un valore di riferimento valido per le grandi città, dove, per vari motivi, il prezzo medio si sposta verso quell'importo.
Che poi non si possa più parlare di trattorie/osterie, quello è un'altro discorso, anche perchè sono tanti i locali che presentano le caratteristiche indicate, ma non un prezzo medio da 20€.(anche perchè basta andare in qualunque mercato, fare una spesa normale, e fare la somma...lì purtroppo il ragionamento cade con l'aritmetica)
Dissento però totalmente dall'assunto - Non è mai esistita la ricerca dell'ingrediente "eccellente" per fare una determinata ricetta - perchè è proprio quel pollo, ad esempio, ad essere "eccellente", quindi con ricerca a costo zero.
Che poi non possano essere nelle guide solo perchè presentano un offerta variabile, e quindi non codificabile...beh, credo sia da vedere. Mi era sembrato di capire che il principio di questo post fosse proprio orientato verso quel tipo di locali.

21 Mag 2008 | ore 22:28

Però io qualche dubbio sulla materia prima ce l'avrei. Nel senso che un tempo la cucina popolare recuperava il pollo e il maiale in cortile (o in quello del vicino), le patate e l'insalata nell'orto, la farina al mulino e la ranocchia vicino alle pozze. Adesso il prodotto buono (come quello di "Una volta" te lo devi andare a cercare in mezzo a tante schifezze) e magari costa anche un po' di più. Non credo ci sia l'osteria da 50 euro, ma da 30 di sicuro sì e non mi pare uno scandalo.
La "trattoria" che mi rifila -spendendo entro 20 euro - gli spinaci surgelati, il tortello industriale, la salvia secca dalla boccettina del supermercato non mi sembra poi così tanto "vera cucina popolare" comunque!
Poi certo se uno usa gli ingredienti buoni e si spende una ventina di euro o meno tanto meglio, ma solo mi pare il caso di tener conto di come vanno a volte le cose oggi.
Tra l'altro la presenza di vecchietti che guardano la tv in qualche vecchia trattoria e bocciofila sopravvissuta alle ristrutturazioni (spesso orripilanti) c'è; ma posso dire per esperienza diretta non è una garanzia che la cucina sia "come una volta"!

21 Mag 2008 | ore 22:31

Io credo si debba pensare a una trattoria che è gestita da gente che ama profondamente il proprio lavoro. Questo non vuol dire che le materie prime debbano essere eccezionali, no, io le immagino semplicemente buone, di una giusta qualità anche perché il conto economico, per gestori e clienti, non è secondario.
Questo è il primo punto che deve essere chiaro: amore per il proprio lavoro e legame con la propria clientela.
Poi una trattoria italiana si basa, ovviamente, su piatti della propria regione e molto spesso su una o più specialità della casa che ruotano per esempio attorno a un orto, a un piccolo allevamento di animali da cortile, a ricette simbolo del locale ecc...
Il locale non è necessariamente arredato bene o in modo caratteristico ma è l'insieme che rende l'indirizzo gradevole e riconosciuto.
La trattoria diventa spesso anche luogo di incontro attorno al bancone del bar nel corso della giornata, con il giornale locale e un quotidiano sportivo a disposizione dei clienti. E' la provincia, dove tutti si conoscono e che sta cambiando ma non è stata cancellata.
Non un sogno, una figurazione immaginaria ma la nostra storia gastronomica quotidiana.

22 Mag 2008 | ore 00:10

veramente e' leggermente diversa la cosa tra materie eccezionali buone e normali, ha ragione gumbo comunque,anche se molto spesso non si pensa che la resa di un pizzico di salvia fresca da un pizzico di salvia del barattolino secco, se nn sono prodotti giustamente eccezionali(con disitratamento della foglia ,si possono fare nomi?wiberg in primis)sia molto piu alta, anzi nn ce' proprio paragone, o tra una gallina da cortile, abbastanza difficile da recuperare, con animali di allevamento a terra o semplici pollastre di batteria, a parte il costo nettamente diverso ma e' il sapore, la consistenza della carne che difficilmente si stacca dall'osso,insomma il tutto a renderli diversi... ecco secondo me cosa distingue una " trattoria di qualita" all'altraimmagino sia difficile nelle grandi citta reperire questo tipo di materie ma , anche se con un po' di fatica, nelle piccole realta come la mia e' ancora possibile passare dal contadino e chiedere se ha conigli o galline, o cosa offre la terra in questo momento

22 Mag 2008 | ore 02:03

Scusate, ma perchè se Bonilli chiede una cosa gliene vogliamo per forza dare un altra?
buona giornata! :)

22 Mag 2008 | ore 08:52

Perfettamente d'accordo con Gumbo. Quella della Maria che spignatta in grembiule e della figlia che passa ai tavoli, quella dei vecchietti che all'osteria guardano la partita in Tv (quando ormai le partite in tv le "offrono" per lo più i locali fighettosi che hanno l'abbonamento a Sky...), quella delle brume e delle spume, beh, mi pare una retorica fossilizzante. E poi, come sottolineava Gumbo, se ci sono, e magari ci sono, siamo sicuri che questi locali facciano una buona e onesta cucina di tradizione? Non dovremmo ristabilire i concetti di territorio, tradizione, osteria, trattoria? Come si può non parlare di omologazione quando gli unici punti dove acquistare, anche in aree agricole, anche in campagna, sono i supermercati? I pochi contadini non asserviti, spesso loro malgrado, ai grandi numeri per la grande industria alimentare, i pochi contadini che preservano le varietà locali e fanno selezione non hanno certo come referente e cliente la Maria, ma i ristoratori di fascia alta e media disposti a fare ricerca sul territorio. Nelle "trattorie come quelle di una volta" da 15/20 euro il più delle volte trovi, se chiedi un assaggio di formaggi, ti vedi serviti il bel paese e grana anonimi, altro che le eccellenze dei casari locali... E' vero, le belle cucine popolari italiane vivena di dipsonibilità che cambiavano quotidianamente e si esaltavano nelle forme di recupero. Ma se oggi disponiamo di carni misteriose, delle quali sui banconi della maggioranza delle macellerie non è dato di sapere alcunché (ma non c'era una legge che imponeva la tracciabilità? Boh..), di verdure che hanno trascorso più giorni nei frigoriferi che nei campi e via proseguendo, ha senso utlizzare quel paradigma di riferimento? Che tipo di ristorazione è, come è definibile, quella che praticano molte trattorie delle valli della provincia di Genova che utilizzano la tipicità e l'adesione ai valori dei tempi che furono per attirare cittadini desiderosi di tuffi nel passato a poco prezzo e poi comprano i ravioli ed i pansoti dallo stesso pastificio industriale?

22 Mag 2008 | ore 09:34

Mi sembra che la discussione sia andata fuori tema rispetto al post: io per primo continuo a teorizzare un locale ideale che mi incuriosisca partendo dalla tradizione, mi faccia conoscere sapori nuovi e non mi faccia spendere tanto (30-40 euro). Stefano Bonilli ha invece posto l'accento sulle trattorie a conduzione familiare con una storia alle spalle, sulla memoria dei famosi Cantarelli. Anche in questo caso si distinguono le trattorie che propongono prodotti del territorio anche rari da trovare con cura e passione, e quelle senza grandi pretese, che aprono a pranzo per i lavoratori, ma che propongono piatti di punta buoni. Entrambe sono spesso male arredate, luci forti, perlinato alle pareti, anodizzato e tendine alle finestre; entrambe si caratterizzano però per gentilezza e discrezione dei proprietari. Propongo allora due esempi delle mie parti: la già citata Trattoria Ceretti sulle colline di Riccò del Golfo (SP)che appartiene alla prima categoria ed è sulla guida Slow Food, e la Trattoria Cantarana a Sesta Godano, alta Val di Vara(SP)dove c'è tutto quel che occorre per un salto nel tempo e nella semplicità: ravioli ottimi, pansoti al sugo di noci, un creme caramel agli amaretti formidabile, gli omini che giocano a carte nel bar adiacente alla sala ristorante. Ce ne sarebbe un'altra ma non ne ricordo il nome: tutti dicono andiamo a "Memola" che è una località dalle parti di Borghetto Vara, dove c'è un locale assediato da anodizzato e verande per i banchetti, ma che nasconde al suo interno una sala ricavata da un antico mulino che è come il centro del ciclone: tranquilla, calda d'inverno per il camino, fresca d'estate per il sasso dove assaggiare cose buone scritte secondo giornata su una lavagna. In tutti casi si va dai 25 ai 35 euro massimo mangiando il mangiabile.

22 Mag 2008 | ore 10:06

Rispetto a quanto scritto da Marco G, che è vero e frequente, le trattorie da me citate propongono chiaramente ravioli, paste e dolci fatti in casa, carni locali dell'Alta val di Vara o addirittura agnello di Zeri e così via. Si può fare, si può trovare: è lo scalino successivo che è troppo raro, come ha scritto Giovanni Gagliardi in qualche nota sopra.

22 Mag 2008 | ore 10:15

Secondo me molti mitizzano fortemente "le buone materie prime di una volta".

Comunque le trattorie da 25 euro esistono ancora, nella provincia profonda, anonima, che e' anche dove vive la *maggioranza* degli italiani. Forse nelle grandi citta' sono sparite, ma nei piccoli paesi ci sono sempre, anonime e sconosciute. E ripeto: non devono necessariamente offrire cose "tipiche e tradizionali", ma semplicemente cucina popolare: Si puo' mangiare bene anche con un buon piatto di pasta, delle polpette, un contorno di verdure di stagione e una torta di mele fatta in casa. Io, a casa mia, con un menu' del genere, con 50 euro cucino per 4 quindi figuriamoci se in trattoria non posso mangiare quelle cose per 20 euro. (a volte mi chiedo quanti di quelli che scrivono di gastronomia vanno a fare la spesa e hanno una idea dei prezzi della merce *normale*, non dei prodotti da supergourmet venduti nei negozi da superfighetti ;-) ...)

ciao Dario

22 Mag 2008 | ore 10:25

Poiché quasi nessuno di voi ha messo piede da Cantarelli vi dico che non è da tirare in ballo in questa discussione perché non c'entra nulla, perché è un'altra cosa, perché Cantarelli è nato negli anni Cinquanta, si è sviluppato negli anni Sessanta e Settanta e ha visto cambiare il mondo attorno a sè negli anni Ottanta. E non era una trattoria, era LA TRATTORIA DI UN SOGNO.
Io parlo delle trattorie vere che, udite udite, molto spesso la spesa la fanno al supermercato più vicino.
Possiamo anche parlare di ricerca, di nuovi prodotti ma a casa degli italiani la spesa arriva in gran parte dal supermercato.
Poi c'è il momento della cucina, della trasformazione, delle ricette, della tradizione, c'entra la bravura della cuoca o del cuoco ma a quel punto se hai un orto da cui ricavi prodotti gustosi e freschi non è detto che tu abbia anche polli e conigli, e quelli dove li prendi?
Se un pollo di quelli allevati a migliaia costa 2 euro e un pollo allevato a terra, libero, che si nutre di mangimi speciali, costa solo di mangimi 8 euro, voi vorreste in tavola, nella trattoria dei sogni, il secondo pollo e poi il conto fermo a 25 euro?
Ma andiamo, poesia e pratica quotidiana mal si sposano.
Il pollo, io bravo trattore, non lo prenderò Aia o Arena, cercherò polli più selezionati ma non metterò certo in carta polli ruspanti se non ruspano nel mio cortile.
Oppure ho i polli ma non i salami e il pane non lo faccio in casa ma lo compro in un forno vicino ma se non ce l'ho il forno vicino io torno nel famoso e onnipresente supermercato.
La cucina sarà fatta di buone materie prime ma anche da una buona cuoca che è così sensibile da usare buoni condimenti, fare giuste cotture ecc...
anche questa è trattoria anzi, penso proprio che questa sia la trattoria.

22 Mag 2008 | ore 10:30

Ma l'agriturismo vale? Perché è vero che nel 2008 come esisto la finta vecchia osteria e la finta trattoria tradizionale esiste anche il finto agriturismo. Però mi pare che oggi capiti di trovare spesso questo tipo di ristorazione proprio nei veri agriturismi (il plurale è così? dubbio del momento!), proprio perché molti prodotti li producono loro e fuori dalla città di solito i prezzi sono più bassi.

22 Mag 2008 | ore 10:36

Sono apparsi due post nel frattempo. aquesto punto sono confusa.
E' vero che la maggior parte delle persone (soprattutto il famoso vecchietto che guarda la tv alla zona bar prima di cena) fa la spesa al supermercato e infatti poi è contentissima quando si ritrova nel piatto esattamente le stesse cose che mangia a casa - come nei locali in cui sono finita io per caso.
Però io no; se voglio mangiare le cose del supermercato (ovviamente le compro anch'io) non vado a mangiare fuori!

22 Mag 2008 | ore 10:45

Mi sta bene direttore, vengono definiti gli ambiti (di scelta delle materie prime, di spesa, di ricarico) di quei locali che oggi, nel 2008, possiamo definire trattorie. Allora non ha più senso di parlare, come paradigma orientativo, di "disponibilità", ma di "pianificazione". Appurato che i proprietari di questi esercizi fanno la spesa al supermercato e comprano il pane dal fornaio o dal supermercato di cui sopra, viene meno l'incertezza del disponibile eventuale e si può lavorare sul disponibile sicuro. Però, a questo punto ed in queste condizioni, io cliente che non posso chiedere la luna per 25 euro, ma la serietà sì, vorrei che fosse fatta la scelta migliore possibile (il discorso del pollo), rispettato al momento dell'acquisto un "codice minimo" ma costante e sicuro, per poi apprezzare la mano, le capacità di chi cucina. Invece mi sembra troppo spesso che questo non accada e si ricorra a scorciatoie avvilenti. D'altronde se cerchiamo di individuare locali di una certa tipologia ed i nomi che saltano fuori sono così pochi, significa che qualcosa, nostalgie a parte, in quel segmento di ristorazione non funziona o funziona molto male.

22 Mag 2008 | ore 10:57

Per quello che può valere vi riporto la mia esperienza di dei primi di marzo a Costigliole d'Asti, quindi provincia, ma neanche troppo dimenticata, visto che ovunque è barbera...e non solo.
Bene, il sabato sera siamo stati nella vicina Calosso alla Crota 'd Calos, dove, con alterne fortune, abbiamo assaggiato parte della classica cucina piemontese. Dalle alici al verde alla battuta, dagli gnocchi al castelmagno alle tome locali. Bene, vino compreso abbiamo pagato 27€ a testa, comprese due barbera non proprio indimenticabili, ma questo è un'altro discorso.
Il locale, nel 2008, eh, aveva il classico bancone bar, l'anodizzato, i vecchietti, la tv, e si sono scusati perchè visto il periodo non avevano una grande selezione di formaggi.
Allora esistono!!!
Altra storia il bed and breakfast dell'azienda vinicola "La Gibiana", dove, non essendo un ristorante, abbiamo mangiato a casa loro facendo la spesa con circa 25€ a testa (battuta, ravioli, filetto e dolce) dagli artigiani del posto, perchè, parole del titolare, meglio così piuttosto che andare al finto agriturismo.
Esiste anche quello!!!!

22 Mag 2008 | ore 11:05

Mi permetto ancora un'osservazione. Ridefinire i parametri e i paradigmi di riferimento mi sembra davvero necessario. Ancora non molti anni fa in molte zone erano il pane e la pasta fatti in casa e l'uso delle frattaglie a caratterizzare la cucina popolare, domestica o di trattoria che fosse. Oggi se uno vuole mangiare i pani migliori e certe parti del quinto quarto deve andare al ristorante (e pure di un certo livello di costo), non in trattoria. Così verifichiamo spesso il cortocircuito di locali, anche bar o osterie, che hanno salumi validi mortificati da pani immangiabili. La Bigoncia di Genova Quarto, a cui molto sopra ho accennato, non è tra questi: ha salumi fantastici e una focaccia, preparata da Corrado, che da sola vale la visita...

22 Mag 2008 | ore 11:15

Che esistano io ne sono così convinto che ho deciso di mettermi in marcia e andare a visitare "le trattorie che non esistono".
Non esistono nei nostri post, se non raramente, di sicuro non esistono per nessuna guida, non esistono per quotidiani e riviste e non esistono neppure per le centinaia di giornalisti, esperti, gourmet di vario titolo e caratura ma, e questo è il senso ultimo del post, esistono nella realtà italiana di tutti i giorni.

@ Gumbo
Tutti possono fare la spesa al supermercato, pochi sono bravi cuochi. Dalla trattoria-ignota mi aspetto una buona cucina.

22 Mag 2008 | ore 11:17

Ok, ok a capacità di cucinare è vero che fa sempre differenza - uno bravo può usare alcuni prodotti da supermercato e far uscire qualcosa di buono, così come uno può comprare gli ingredienti da fighetti (per sfruttare il termine rilanciato da Dario) e far uscire una robetta insulsa.

Però sarà che io a caso ho incotrato solo posti finti...a quel punto per circa 20 euro minimo preferisco davvero l'agriturismo che ci mette passione e sudore a tutti i livelli. :-)

A quel punto c'è il circolo ARCI oppure il ristorante non ben definito che non fa necessariamente (solo) cucina tradizionale locale ma ci mette passione e ti costa 10-12 euro per il menu completo allora ragioniamo di nuovo.

Se no qualche volontario più mangione di me in Piemonte basta che si giri tutte le bocciofile, tutte le "società" (nei paesi) e sicuramente ce ne sono di buone. Però io non vado bene, perchè non riesco ad arrivare oltre gli antipasti... :-(

22 Mag 2008 | ore 11:37

@gumbo: la mia nonna (che non ha una trattoria, intendiamoci ;-) ) compera le materie prime al supermercato, come faccio io. Ma il suo polpettone io non riesco proprio a riprodurlo. E' la mitica "signora Maria" della trattoria che rende "buona" la sua cucina, non l'ossessiva ricerca di prodotti eccellenti (a volte troppo mitizzati)

Ho i figli piccoli che giocano a calcio, e spesso il sabato ci costringono ;-) a "trasferte" per le loro partite nella provincia profonda, in paesini in cui non capiterei mai. A volte ne approfittiamo per mangiare, dopo la partite, e in quei paesi, dal nome sconosciuto, spesso c'e' solo una trattoria, per mangiare. A volte mangi male, a volte bene, a volte ottimo, magari ritrovando piatti che ormai e' difficile trovare (delle ottime rane fritte ad esempio, sul ticino e nel periodo giusto)

22 Mag 2008 | ore 11:45

10 12 euro per un menu' completo?......in botswana......forse non vi rendete conto che la materia prima incide solo per il 35% mi chiedo come possiate ragionare cosi'...o teniamo tutti in nero gli aiutanti o svicoliamo col figlio 15enne che serve ai tavoli oppure non si fattura un cazzo...scusate il francesismo.Oggi come oggi non si puo' svicolare su nulla....

22 Mag 2008 | ore 11:48

'con 50 euro cucino per 4 quindi figuriamoci se in trattoria non posso mangiare quelle cose per 20 euro. '

beh, a me sembra invece che i conti non tornino. l'oste ti da una cena per 4 a 80 euro, quella che a te costa 50. pero' nei tuoi costi sicuramente non metti la luce, il gas e l'acqua. non metti lo stipendio del cameriere. non metti il tuo reddito. non metti gli interessi sul debito che hai fatto per metter su il locale e/o l'affitto. non metti i costi di lavanderia, arredo, menu.

secondo me non e' possibile che l'oste ti possa dare per 80 euro quello che 'a te costa' 50.

m

22 Mag 2008 | ore 11:59

chi ragiona cosi' non valuta il servizio mangiano serviti non lavano le vettovaglie non hanno dipendenti...che se ne stiano a casa a questo punto...mi spiace ma chi ragiona cosi' non deve andare a mangiare fuori(aldila' dei problemi che molti hanno per farsi una cena fuori, poi pero' scappano in discoteca dove fra porcherie varie lasciano giu' il costo di una cena decente, oppure si fanno i mutui per il telefono cosmico da 500 euro oppure con 1200 euro al mese spendono meta' per il mutuo auto da figo...ognuno le sue prorita')

22 Mag 2008 | ore 12:07

Direttore mi permetta una battuta scema, vuole fare un VG al contrario, un Bassissimo Ceto !!
Non ho resistito, comunque buon viaggio e se capita dalle mie parti, stanco, affamato ed assetato non esiti a passare.
Ah, l'idea mi sembra buona, in bocca al lupo, veramente !

Ciao

22 Mag 2008 | ore 12:31

@Dario,
non so...sicuramente il metro di giudizio dipende molto dalle proprie esperienze. Io provengo da famiglia di pessimi cuochi quindi i prodotti da supermercato li ho sempre mangiati anche scotti, sbruciacchiati, semicrudi, acquosi, salati o senza sapore. ;-)

Per me è stata una rivelazione proprio scoprire prodotti che avevano un vero sapore già da soli...quelli freschi dell'orto, del cortile, i pesci appena pescati o quasi, il pane fragrante e così via...e quindi se penso a mangiare qualcosa di buono penso automaticamente a quelle cose lì. La fondamentale bravura del/la cuoco/a me viene in mente dopo.

Tra l'altro resto comunque perplessa perché la "suocera" invece è una che cucina tantissimo, ha appreso la cucina della tradizione di famiglia ed essendo la maggiore è considerata dalle sorelle il modello di bravura indiscusso. E in effetti si vede da come si muove in cucina che ci mette passione e che ha imparato dalla pratica, e che ce l'ha proprio dentro.
PERO' lei compra sempre tutto al supermercato; e non solo noi (che ora che siamo etichettati come quelli superfissati per il cibo), ma anche sua sorella -che è venuta a trovarla da Napoli e che a casa compra sempre tutto fresco e dai negozietti di fiducia vicino a casa - si è accorta che qualcosa non quadrava. Ci ha detto "E' sempre brava, ma i sapori non sono quelli che conosco e ricordo io". Però quando la suocera va a trovare i parenti a Napoli e a Benevento tutti i suoi sapori tornano "giusti". E allora come la mettiamo?

p.s. comunque se poi invece uno cerca una cucina senza pretese allora al circolo arci o alla bocciofila o nei locali del centro davvero c'è il menu fisso di 3 piatti a 10 euro o un piattone unico a 6,5, a quel punto perché spenderne 20 per avere più o meno la stessa soddisfazione?

22 Mag 2008 | ore 12:37

concordo con adriano e man..i prodotti buoni costano opperbacco se costano,comprendo che in casa si possa far da mangiare per 4 px con 50 euro, anche se ho i miei dubbi, solo alla prova del cuoco con 20 euro fanno due piatti completi..pero' se ben si guarda il piatto finito e' si e no una porzione normale..oh poi ognuno ha il suo palato e quello che magari per me e' eccezioanle per altri e' na schifezza... comunque a suon di leggere di mangiare, sto sgranocchiando delle favette fresche piccine appena colte che mi ha portato uno dei miei contadini.. se i miei ospiti a pranzo si danno na mossa forse ne rimane qualcuna per loro con primosale e salame( toscano ).. senno.... pazienza. si son persi una bonta... ecco il bello del nn servirsi nei supermercati

22 Mag 2008 | ore 12:49

@gumbo
mia suocera cucina poche cose normalissime ma credimi da urlo, cosi' come lo erano quelle delle mie nonne, nonostante io faccia la cuoca( ed e' gia successo) se facciamo insieme ad esempio i ripieni, stessi ingredienti,i suoi hanno un profumo ma un profumo che dicono solo ad annusare mangiami.. i miei? sono normalissimi...

22 Mag 2008 | ore 12:54

p.s. chiariamo io non sono contraria all'idea di base...però io prima devo capire bene di cosa si parla e cosa si cerca esattamente poi forse allora mi viene in mente anche qualche nome adatto. :-)

22 Mag 2008 | ore 12:58

catia, io non metto in disucssione l'importanza della bravura (o scarsità!) di chi cucina.
Solo che se chi conosce bene la cuoca afferma che la differenza quando usa ingredienti migliori è abissale...allora qualche dubbio mi sorge sul potere salvifico dell'abilità!
:-)))

22 Mag 2008 | ore 13:05

Beh, non credo di essere un mangione...ma in quei posti puoi chiedere, dividere con un commensale, anche portare a casa...
E purtroppo non si tratta di "bocciofila", ma di una trattoria presente un po' di anni fa su osterie di slow food, quasi a rafforzare quanto da me detto in precedenza: l'ottimo lavoro degli anni precedenti, che ha creato un movimento d'opinione intorno alla trattoria/osteria, lavoro poi smarritosi in chissà quali meandri...
E ne dico anche un'altra, risalente però al 1999, usciamo sulla famigerata A3 a Rose-Montalto nei pressi di Cosenza per andare in un posto che, a memoria, credo si chiamasse Madonna delle Grazie, lì su "osterie" era indicato un locale con chiocciolina...
Bene, ci sembrò difficile individuare la strada e chiedemmo indicazioni all'unico bar nei pressi. Per farla breve mangiammo lì, in maniera notevolissima, mangiando la pasta fatta in casa dalla mamma del patron del bar e la carne della adiacente macelleria...il macellaio venne ad aprire appositamente per noi 4...pagammo pochissimo, intorno alle 25.000 lire...

22 Mag 2008 | ore 13:08

Liloni, man e altri:

ma scusate, non si puo' CONTEMPORANEAMENTE sostenere che le materie prime incidono solo per il 35% (e ci posso credere), e poi che se uno vuole la materia prima di qualita' si deve aspettare il conto salato. Eccheccavolo :-), non e' logico.

22 Mag 2008 | ore 13:10

Di più Direttore, penso si divertirà anche molto girando per l'Italia alla ricerca di queste trattorie/osterie di provincia; potrebbe venirne fuori anche uno spaccato culturale a tutto tondo molto interessante e stimolante (non si scordi registratore, macchina fotografica e videocamera).
Potrebbe sembrare un ritorno alle origini ma con il bagaglio di esperienze accumulate in tutti questi anni, questo viaggio assume sicuramente contorni e sfumature nettamente diversi.
Come mi piacerebbe accompagnarla !!

Ciao

22 Mag 2008 | ore 13:13

@bucanero,
un attimo ma io non sto considerando come utili per la segnalazione cose che sono già presenti o state presenti a momenti alterni nelle guide! Così è troppo facile!

Ti assicuro che alle società e qualche locale paesano piemontese che ricordo devi essere mangione altroché! Dopo i salumi e almeno 6-7 antipasti con un paio di passaggi ognuno, c'è almeno risotto e agnolotto, poi un paio di secondi con contorno, POI a volte polenta e cinghiale (o altra selvaggina), poi il carrello dei dolci. Così va la tradizione in Piemonte!
Però è da un po' che non vado in posti del genere non ho nomi aggiornati a portata di mano...

22 Mag 2008 | ore 13:27

@Dario Bressanini
credo che la valutazione del 35% (rispetto a cosa poi resta un mistero) tenesse conto delle sole materie prime.
Il risultato del conto salato è generato dalla somma di tutti i costi aziendali indicati da man, adriano e altri nei post successivi.

22 Mag 2008 | ore 13:41

O Dario, ma ci fai o ci sei? :-) Se spendi 50 euro per le materie prime la formula di Liloni (che poi e' l'ABC della scuola alberghiera) questo vuol dire che il costo al ristorante per le stesse materie prime cucinate e servite sara' in genere 150 euro o giu' di li'. Questa non e' una necessita' logica ma cosi' in genere funziona il mercato. Questo perche' il cliente che ci tiene a vedere in lista certe materie prime ci tiene anche ad avere tovaglie belle e una bella mise en place e una bella cantina e cosi' via, cosicche' tutti i costi lievitano simultaneamente.

Se poi vuoi dire che e' teoricamente concepibile che l'oste offra materie prime top class senza gli altri annessi e connessi che normalmente si abbinano a quelle materie prime, va bene, e forse ci sono pure alcuni esempi pratici, ma certo non sono la normalita'. Se ci fosse in giro piu' gente come me (e mi sembra di capire come te) magari lo sarebbe, ma il mondo e' diverso.

22 Mag 2008 | ore 13:52

@gumbo chicken,
scusa ma non ho precisato, a meno che non si sia collezionisti è difficile avere a portata di mano una guida del '94.
Poi, a conferma di ciò, il fatto che la Crota 'd Calos fosse su osterie, l'ho scoperto lì, sulla porta erano attaccati, sbianchiti dal tempo gli adesivi chiocciolinati...
Ma qui nessuno sta parlando di gare con medaglie da conquistare, di ricerche da talent scout calcistici, stiamo soltanto mettendo in risalto che un certo tipo di trattorie/osterie c'era, c'è e ci sarà sempre...
Solo che si è perso il filo, perchè se il DO (o come cacchio si chiama lui) è una trattoria, allora io non ho capito un acca...
Semmai è da tener presente che per il DO vi sono liste d'attesa di mesi...perchè è di moda?perchè è fighetto?o perchè è difficile mangiare con gli stessi prezzi in altri stellati?
Ricordo a tutti, perchè forse passato inosservato, che è bastato accendere la miccia, e Luciano Pignataro in un post in questa pagina ne ha sparati una quindicina non presenti su nessun libercolo...Quindi...

22 Mag 2008 | ore 13:56

MAN, io parlavo di quel menu' li': con pasta, polpette, verdure e torta di mele. Mica ci ho messo una fiorentina!

22 Mag 2008 | ore 14:03

allora:
punto primo un cuoco costa 3000 euro al mese assicurato(nella migliore delle ipotesi, a meno che' non abbiate senegalesi sottopagati ed in nero)
un locale solo di manutenzione normale(e sto parlando di trattoria media e non tovaglie di fiandra) spende circa 20000 euro l'anno
l'affitto, o nel mio caso le ristrutturazioni in corso degli anni...
Offriamo un servizio cosa volete che lavoriamo gratis per voi?

per conto mio vi do alcuni esempi di materie eccelse ma sicuramente non a buon mercato.
salumi di oca di Bresciano
formaggi di Rossello oppure mauroAlbertini
i salumi di Flavio Calabria
crudo di parma garantito oppure il bagoss.

poi ognuno la pensa come vuole....io dopo vent'anni di lavoro non riesco a capire come possiate pretendere un menu' a 12 euro con materie prime buone, a meno che non abbiate allevamento in loco(e le garanzie sanitarie ed il lavoro per la crescita degli animali oppure dell'orto?...

22 Mag 2008 | ore 14:18

@bucanero,
non è questione di medaglie...solo che mi sembrava che il senso del post fosse trovare locali "nuovi"/semisconosciuti quindi io sto evitando di scrivere i nomi di locali che so che di sicuro sono già in qualche guida.

p.s. Il d'O no mi pare sia il genere di locale per questo elenco; tra l'altro ho sentito diverse persone che hanno trovato posto a distanza di poche settimane; del resto pare anche che il prezzo medio reale intorno ai 50-60 euro quindi quel locale per me resta comunque un grande mistero del marketing!

22 Mag 2008 | ore 14:26

Caro Direttore, ma starà mica pensando ad un viaggio alla Soldati? Dopo Vino al Vino si parlerà di Cibo al Cibo?
In tal caso se ha bisogno di un assistente/autista mi prenoto!!
Raffaele

22 Mag 2008 | ore 14:34

Bé Adriano dato che è ormai stato appurato che - per questo elenco - vanno bene le materie prime da supermercato purché cucinate con adeguata bravura, significa che si sta facendo un discorso diverso da quello che stai facendo tu.
Quindi il menu fisso a 10-12 euro nel circolo, nella bocciofila o a pranzo in molti altri locali ci starebbe tutto. L'unica cosa da far quadrare è l'ispirazione alla tradizione...bisogna fare un po' di mente locale sui menu.

22 Mag 2008 | ore 14:36

ah ah gumbo con 12 euro compreso un bicchiere di vino e magari un caffe'...vedrei una pasta con porcini sloveni congelati e un piatto con cacciatorino ...suvvia.
Io non sono uno sborone ma se esco per mangiare a 12 euro e vedermi arrivare una pasta al pomodoro sguazzante nell'acqua di scolatura della pasta precotta....una volta esistevano i "licinsi'" non pagavano tasse, ti davano il loro acquarello, ti tiravano il collo alla gallina allevata all'aperto, ti servivano al tavolo dopo aver rivoltato il fieno nel campo senza lavarsi le mani.....io conosco queste realta', ma per carita'.Se fa figo capitare in certi posti...prego.Anche perche' oltretutto nessuno fa i miracoli, se fanno tutto in nero e' anche sleale concorrenza per chi invece deve seguire le regole.mi sembra lapalissiano..forse ho perso un po' di poesia per strada?

22 Mag 2008 | ore 14:43

@bucanero
perchè è impossibile mangiare allo stesso prezzo negli altri stellati.

Gumbo, quante volte sei stata al D'O?

Ad Majora

22 Mag 2008 | ore 14:52

Liloni: a parte il fatto che prima dell'Euro erano i famosi menu' a 10.000 lire, quindi se vuoi ora i prezzi sono raddoppiati. Poi, a parte le bocciofile di Gumbo a 12 euro tutto compreso, qui si parlava di trattorie a 25-30 euro! Se permetti sono 50000-60000 lire preeuro, scusa se e' poco.
E la signora Maria non e' assunta a 3000 euro al mese, perche' magari e' la coproprietaria della trattoria. E i formaggi e i salumi "firmati" che citi non appartengono alle trattorie. Tu stai parlando di altro, non di trattorie/osterie

22 Mag 2008 | ore 14:53

@adriano
Insomma vediamo di metterci d'accordo: prima ho evidenziato la questione materie prime e ci sono state alcune risposte in una certa direzione. Quindi ho lasciato perdere l'idea della gallina ruspante e cominciato a pensare a locali che usano materie prime più normali ma s'impegnano a cucinarle bene.

Scusa se ci sono locali che ti fanno un menu quasi infinito a 25 euro (e ce ne sono - il primo che mi viene in mente di cui ho sentito spesso parlare ma in cui non sono stata è da Gemma di Roddino) non vedo perché non ci possono essere quelli che a 10 ti offrono 3 piatti...!

@gagliardi,
per ora zero; al d'O ho sicuramente in programma di andarci per appurare questi misteri una volta che capiterò a Milano per qualche altro motivo.

22 Mag 2008 | ore 15:11

io ho citato i prodotti di punta..e comunque torniamo al discorsi seri...caro dario se volessi comprarmi la gallina e le uova dalla contadina potrei..poi me la paghi tu la eventuale multa se trovano materiale non idoneo per le regole usl..forsde non avete mai gestito un locale tutto qua...un piccolo tirocinio vi servirebbe....la mia e' una trattoria.

22 Mag 2008 | ore 15:18

Nella mia esperienza mangiare bene fuori a 12 euro e'impossibile. Pure a Dario pasta polpette e torta di mele costano 12.50 euro a persona solo di materia prima (ammazza che polpette pero'!).

Mangiare proprio bene fuori a 25-30 euro + vino e caffe' (senza il Parma, ma magari con un ottimo stinco di maiale) e' molto possibile in provincia: io l'ho fatto, in piu' posti.

Sono curioso di vedere cosa trovera' Bonilli nella sua esplorazione.

22 Mag 2008 | ore 15:20

Stiamo imboccando la strada giusta: locali che servono da mangiare per 25-30 euro tutto compreso, che hanno una storia, che sono riconosciuti da chi abita in zona, che servono piatti della tradizione locale o provinciale.
Il fatto che non siano sulle guide è l'assunto di questo post perché, scusate, i locali più o meno noti li trovo già da solo nel nostro database ma io cerco altro, quell'altro che abbiamo finalmente cominciato a identificare quanto a tipologia ma che ora bisogna scoprire di persona.

22 Mag 2008 | ore 15:38

Gumbo, adesso è chiaro perchè parli di misteri.

Ad Majora

22 Mag 2008 | ore 15:39

@dario
parlando molto terra terra...
intanto scordiamoci le 10/12 mila lire in rapporto ai 10/12 euro di adesso, tanto per farti un esempio,sono andata al supermercato mi son presa due prezzi e quantita per etto di un semplice antipasto di salumi come dici tu.. pasta polpette e torta di mele(ho messo anche l'antipasto scusami)
dunque per fare un classico atipasto qua da me almeno mettono salame coppa pancetta crudo cotto e mortadella
il cotto che costa meno( normale) nn un firmato sul genere granbiscotto 1.29 all'etto quantita 4 fette.. crudo 1.99 nazionale idem quantita di fette,salame nostrano 2.55 8 fette mortazza 1.33 3fette pancetta semplice 1.09 6 fette
mediamente basta per 4 antipasti( oh uno la mortazza se la scorda)poi vuoi mettere un qualche sottolio?il piu economico( che nn mangerei manco sotto tortura 2.07
ho speso 10.32
poi una semplice pasta al sugo di pomodoro
0.99 pasta secca 500gr
0.77 passata di pomodoro
100 gr parmigiiano 1.55
olio ed acqua l'abboniamo
tot 3.31
scaloppina di petto di pollo con patate fritte
800 gr di petto di pollo x 12.60 al kg sono circa 11 euro
patae fritte in busta surgelate a bastoncino 1.50
e siamo ad altri 12
torta di mele
metto solo il sosto di un kg di mele renette cioe 4 mele
1.99
caffe'pane acqua e vino? in fiasco naturalmente sui 2 euro( si trova
facciamo un po' il conto con prodotti di basso costo
antipasto10.32
primo 3.31
secondo 12.00
mele 1.99
vino 2.00
pane 0.80
acqua 0.30
per un totale di 30.72 euro /8.18 a testa e nn ho messo caffe' con la differenza si dovrebbe pagare tasse personale manipolazione del piatto ed il mio guadagno
ecco perche' mi chiedo cosa si mangia a 12 euro
pss... le polpette costano di piu se nn vuoi mettere una svizzera pardon amburgher che spesso son in offerta fatte con ritagli macinati

22 Mag 2008 | ore 15:42

ad esempio a genova a cornigliano ce' la trattoria da marino, uno dei posti dove ho mangiato meglio ultimanete, piatti semplici di un buono da chiudere gli occhi e sentili nel palato, cucina molto tradizioale della zona dove e' ubicata la trattoria e sopratutto una cuoca con una mano da regina(come le mie nonne)e che sa usare il coperchio, attrezzo sconosciuto al giorno d'oggi

22 Mag 2008 | ore 15:49

@un po' a tutti:

vi ripeto, ognuno dovrebbe fare nomi, io buoni o cattivi che siano, presenti, non presenti o dimenticati li ho fatti...e nessuna bocciofila:-)
Ripeto, medaglie a nessuno...ma neanche "colpe" a nessuno se sulla guida '88 del fungo arrabbiato c'era quel locale...

22 Mag 2008 | ore 15:57

@dario
scusami ho solo visto dopo che parlavi di 25 /30 euro
ho confuso i nomi
scusami ancora comunque credo sia difficile trovare qualita a 12 euro comuque catia

22 Mag 2008 | ore 15:58

temo che quella tipologia di locali "della nonna" siano spariti. Penso che non si debba inseguire questi. Che non esistano più i locali "da camionisti" (come si diceva un tempo) sia solo un bene per tutti... La modernità risiede altrove, a mio modesto avviso, in quei molti locali figli di una vera passione, talvolta anche di ingredienti "fighetti", e di molto amore per la storia e le tradizioni della cucina. Pensare che ci si mangi con 20/30 euro è spesso un'utopia, dipende da tanti fattori, ma sempre sono posti caratterizzati da un servizio non troppo paludato e da un corretto rapporto qualità/prezzo che li fa sopravvivere nel mercato. che ne pensate? Credete davvero che si debbano e possano ritrovare le trattorie della nonna?

22 Mag 2008 | ore 17:44

Tutto ciò che è stato detto è molto interessante ma se pensate che da questa flessione di consumo possa nascere una sorta di neoristorazione, vi sbagliate. È già nata decine di anni fa è ha dato poco o pochissimo. Se la stessa poi offre una proposta gastronomica limitata caratterizzata da pietanze semilavorate con cotture empiriche e troppo veloci che non curano la peculiarità del cibo, allora non ci siamo. Il binomio spendere poco e avere molto in cucina non funziona. Valorizziamo di più le tradizioni gastronomiche del nostro paese non tanto cercando di enfatizzare la trattoria (tipologia di locale nemmeno citato in molti manuali tecnici) ma promuovendo bene i nostri prodotti all’estero e vantando con orgoglio che la Cucina Italiana è uno dei tre modelli ristorativi più diffusi…sembra.

22 Mag 2008 | ore 19:10

Beh è una bella scommessa cercare di trovarli. Credo che sia anche utile dal punto di vista educativo, come conoscenza di base. Ovviamente trattorie, osterie, più o meno finte ce ne sono a bizzeffe: il bello è scovare quei posti che rispondono ai requisiti del post. Forse, scremando il posticcio e l'improvvisato, favorendo le conduzioni familiari e riscoprendo la passione e la discrezione, si potrebbero porre le basi per una nuova ristorazione. Bonilli partendo dal pollo pasquale al de Russie ci ha portati a fare chiarezza: trovare le fondamenta della casa, lo zoccolo duro della qualità e della tradizione non scritta, che sta nelle mani delle donne che fanno la pasta o i ravioli o i tortellini come oggi nelle famiglie non si sa più fare. Su questa base si potrà capire il passo successivo di categoria, i locali con una semplicità educativa e un po' ricercata, quelli che già sono noti soprattutto al popolo Slow Food, dove in genere non guasterebbe un pizzico di creatività a prezzi contenuti.
Oltre questi locali, che sarebbero compresi in una categoria di prezzo intorno ai 35-40 euro, c'è la ristorazione, con servizio, cantina e tovagliato che unita ad uno chef di talento autorizzerà conti intorno ai 50-70 euro, si spera ben spesi, al di là dei quali si entra nell'eccellenza fino all'infinito.
I miei preferiti, quelli su cui puntare per una nuova ristorazione, sono i locali della seconda categoria che però devono necessariamente fare i conti e avere come riferimento, come base dei loro piatti, le sane e "vere" trattorie disperse, sparpagliate nelle nostre valli e sulle nostre colline.

22 Mag 2008 | ore 19:20

guarda che parlavano di 25 euro....

22 Mag 2008 | ore 19:23

Bonilli,
qualunque sarà la tua idea sarà sempre e comunque approvata dal sottoscritto, dunque, se non ho capito male, hai bisogno di questi indirizzi:

Casa Zanni
via Casale 213
Villa Verrucchio

Casa delle Aie
via Aldo Ascione 4
Cervia

Trattoria Sandoni
via Fonda 18
San Lazzaro di Savena

Il Rustichello
via Albula Alta 56
San Benedetto del Tronto (Olé)

Mucca

22 Mag 2008 | ore 20:15

Liloni, legga meglio e tutti i post

22 Mag 2008 | ore 20:43

@gumbo chicken
scusami, ma mi era sfuggito parte di un tuo post.
La mia chiamata in causa del d'O (vedi, adesso sò anche come si scrive) era del tutto provocatoria, visto che in questa pagina si sta cercando di parlare d'altro...

22 Mag 2008 | ore 21:33

Scusa Mucca,
ma Casa delle Aie, è quello tra Cervia e Ravenna poco distante dalla Romea, dove si mangia di tutto e di più a 15/20€ (l'ultima volta era in lire ed i prezzi mi sembra fossero per unità: 1 gnocco, ecc. ecc.)

22 Mag 2008 | ore 21:42

Mucca scusa ma per come lo ricordo io Casa Zanni non rientra assolutamente nel range dei locali che vorrebbe visitare il Direttore.

Ciao

22 Mag 2008 | ore 22:28

Si, Casa delle Aie è quella li...
Vignadelmar Casa Zanni è proprio quello che sta cercando Bonilli e sono certo che Bonilli già lo conosce.
http://www.casazanni.it/home.asp

dimenticavo, e poi la mia opinione è l'unica che conta :)

23 Mag 2008 | ore 00:21

@muccapazza28
non avevo dubbi:)

23 Mag 2008 | ore 01:09

Mucca.....non mi resta che chiederti umilmente scusa e ritirarmi in buon ordine ;-)

Ciao

23 Mag 2008 | ore 09:41

Cari, io vi assolvo dalle vostre riluttanze :-*

Mucca

23 Mag 2008 | ore 11:13

“… Sulle Questioni Poste nel Concetto: I Surrogati del Tipico (?)

Il confronto sui temi e sui contenuti è quello che abbiamo sempre cercato ed allora questa comunicazione solo per dire che oggi alcune delle ragioni contenute nel concetto I Surrogati del Tipico, “saranno ripubblicate” attraverso la loro traduzione teatrale, ma non solo.

L’appuntamento è per questa sera a Roma.

Nell’evento sarà inoltre presente anche una nostra istallazione ( “… Spaccato […] di un Interno con Dispensa di Gusto Altro”) con più o meno tutti i discorsi che in questi dieci anni abbiamo elaborato.

Se qualcuno volesse approfondire può venire.

Stiamo li dalle 16.00.

Per le informazioni non esaustive su I Surrogati basta invece informarsi, il concetto sta infatti già circolando sui mezzi di informazione

Roccacerro
Senza conclusioni…”
(da …….. di Mario Iacomini”

23 Mag 2008 | ore 11:20

Ah,forse ho capito il target:
Tassone-Ostellato-Fe
Il Cavalier Uliva-Fossalta-Fe

23 Mag 2008 | ore 11:55

Mucca, conoscendoti penso proprio che tu non abbia provato la nuova gestione delle Aie

23 Mag 2008 | ore 14:18

..perché è cambiata un altra volta gestione?

Mucca

23 Mag 2008 | ore 14:22

eggià

23 Mag 2008 | ore 14:46

ma credo che la gestione cambi come sempre...si può essere più fortunati o meno.
Se non ricordo male si tratta una gestione congiunta Comune ed una associazione, con i soci che ruotano o qualcosa del genere...

23 Mag 2008 | ore 16:21

Ne butto li' altre due anch'io, vere e riconosciute trattorie per tutti entro i 30e:
- Trattoria Bonasoni, San Matteo della Decima (imho sopra tutto il loro ragu);
- Da Giovanni, Nuoro (gestita da due anziane signore ma e' da qualche anno che non ci vado)

ciao
miogo

23 Mag 2008 | ore 19:06

A questo punto non resta che mettersi in viaggio :-)
La Compagnia dei Viandanti inizia il suo cammino nella provincia italiana.

24 Mag 2008 | ore 11:33

buon viaggio...

"La casa nel bosco" a Nave (BS)
"I tigli a lago" Como
"ca' de goss" Artogne vallecamonica (BS)
"osteria dosso seradino" Pisogne lago d'Iseo (BS)

24 Mag 2008 | ore 14:22

liloni, complimenti per i tigli al lago, ma credo che qui c'azzecchi poco...

24 Mag 2008 | ore 14:30

ah, dimenticavo...
buon viaggio :-)

24 Mag 2008 | ore 14:32

e perche'? Franco me ne ha parlato molto bene....

24 Mag 2008 | ore 14:55

Perchè non c'entra nulla con osterie/trattorie :-)

24 Mag 2008 | ore 19:02

adrià,
t'hanno già risposto...
Lì passiamo anche la soglia dei 50€...

24 Mag 2008 | ore 21:38

papero Giallo fuori uso per una giornata :-(

25 Mag 2008 | ore 22:31

In Puglia esiste da anni il fenomeno dei "fornelli"; macellerie che vendono la carne e poi la cuociono sui carboni a piacimento del cliente. La zona vocata è quella di Cisternino con alcuni indirizzi storici ma la moda si va allargando anche a Monopoli e zone di campagna limitrofe. Apparecchiature più che spartane, tavolacci di legno, vino sfuso e non solo, birre industriali, servizio approssimativo ma a volte carne buona e ben cotta. Difficile fare dei nomi ma il successo dato anche dai prezzi molto bassi è veramente enorme e d'estate diventa un fenomeno di massa.
Se interessa posso informarmi per fornire ulteriori dettagli.

Ciao

26 Mag 2008 | ore 12:37

Beh, certo che interessa :-))

26 Mag 2008 | ore 14:16

Ma non era in viaggio ??

Ah, dimenticavo, le magie dell'iPhone.... ;-)

Va bene, ho capito, corro ad informarmi....

Ciao

26 Mag 2008 | ore 17:22

Per due giorni sono stato nelle zone del verdicchio a girar per cantine, gli amici del luogo mi hanno portato per due giorni consecutivi a pranzo alla Trattoria del Maresciallo (0731701964) a Moie di Maiolati Spontini in provincia di Ancona. La titolare che sta alla cassa e fa i caffè ha circa 90 anni. Le donne della cucina che fanno anche da cameriere in sala sono un po' più giovani. Le tagliatelle al ragù d'anatra, i tortellini al ragù, le tagliatelle alle cozze e vongole sono piatti che ti rimettono in pace con il mondo. Per non parlare del coniglio in porchetta, dell'arrosto misto, del pollo arrosto che a fatica riesci a trovarne uno così buono.
I dolci, se hanno fatto in tempo a farli, vi faranno concludere degnamente un pasto con il gusto e la vista (il locale è in linea con l'età del personale) dei tempi che furono !!
Gran posto a prezzi modici...come si sarebbe detto una volta.

Ciao

16 Lug 2008 | ore 10:32

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