06
Mag 2008
ore 17:14

Un racconto corale, mille storie

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Nell'Aula Magna di Villa Guastavillani, sui colli di Bologna, sede di Alma Graduate School dell'Università di Bologna, piena di cuochi giovani e di vecchio corso lunedì pomeriggio non si sono sentiti i soliti discorsi tutti ego e condimento delle solite kermesse gastronomiche ma il racconto di storie che tutte insieme erano la storia della nostra cucina, o almeno un primo pezzo di storia. Sono venuti tutti, quelli in cartellone e quelli invitati, Marchesi e Santin seduti fianco a fianco, loro che sul finire degli anni Settanta hanno aperto due ristoranti simbolo, il Marchesi di Bonvesin de la Riva e la Cassinetta di Lugagnano, e Cracco, Bottura, Lopriore. C'era Valentino Marcattilli che ha ricordato Bergese, l'insegnamento di quel grande cuoco, la sua esperienza di giovane che iniziava una cariera al San Domenico, Bergese che per 100.000 lire di allora si era impegnato a stare a Imola i giorni necessari per insegnarli 15 ricette ma che poi da Imola non andava più via accampando tutte le scuse possibili ma anche Bergese pilota spericolato di un Alfa rossa, lui già vecchio ma così imprevedibile.

E' venuto a sentirli il Sindaco di Bologna, ma non una visita formale perché, come ha spiegato in un suo breve saluto "sono figlio d'arte, mio nonno aveva un'osteria dove si dava anche da mangiare". E Piero Alciati ha ricordato Guido, il padre, assoluto protagonista della nascita della nostra nuova cucina e Guido, il loro ristorante di Costigliole con parole e voce da grande comunicatore. Antonio e Nadia Santini come storia di una vita, una coppia, un ristorante e una grande famiglia. Ma molti dei racconti si sono poi intrecciati con i racconti fatti a tavola nella cena seguita al pomeriggio pienissimo di interventi e se su tutti ha aleggiato il ricordo di Peppino e Mirella Cantarelli e di quella bottega del gusto da leggenda che è stata la trattoria di Samboseto fino al 15 gennaio 1993, l'atmosfera e il senso della giornata non sono stati quelli di un  incontro tra reduci ma di un  bellissimo racconto corale, dove la storia di Angelo Paracucchi si mescolava a quella del Trigabolo di Argenta, quella del Don Alfonso a quella del Vissani raccontato da Gianfranco Vissani e tutto è  continuato a tavola ma aveva avuto anche un fine serata con momenti di densa informazione quando  Marco Trabucco ha messo sullo schermo l'analisi dei numeri di cinquanta anni di storia dellea cucina fatta attraverso il racconto e i numeri delle guide Michelin, Veronelli, Espresso e Gambero Rosso.
A tavola a mangiare la passatina di ceci di Pierangelini, i ravioli del Guido di Pollenzo, l'albanella di Uliassi e i bignè fritti di Gualandi e Barbieri. 

E la mattina di martedì Oscar Farinetti ha raccontato Eataly e i segreti di un grande successo destinato a replicarsi in Italia e nel mondo e Giuseppe Alai, presidente del grande Consorzio del Parmigiano Reggiano ha fatto sentire la voce di un nuovo tipo di presidente, realismo e dinamicità, così come Sergio Soavi della Coop Italia ha fatto capire che si vince se si è dalla parte del cliente. E Davide Paolini che ha smascherato un bel pezzo di made in Italy dell'apparenza e non della sostanza. E Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, che ha raccontato le tre parole d'ordine buono, pulito e giusto come parole ormai di tutti.

Molte altre storie, molte voci e l'appuntamento a un prossimo incontro mentre Ferran Adrià in collegamento da Roses ci parlava dallo schermo e Scarpato da Buenos Aires raccontava dell'associazione dei cuochi italiani nel mondo nata via internet. Alla fine c'era voglia di rivedersi, c'era il bisogno di rincontrarsi.

commenti 73

Intanto Cofferati era uno che mi fece trasecolare quando scoprii che metteva il vino (lambrusco) nel brodo dei tortellini e poi sará il responsabile di riconsegnare l'ex cittá simbolo della resistenza a questa destra...pensasse a fare qualcosa per la cucina bolognese mai cosí esangue invece di limitarsi alle parole.

06 Mag 2008 | ore 22:01

Direttore, é proprio sicuro che Farinetti abbia spiegato tutti i segreti della sua operazione e che la Coop sia veramente dalla parte del cliente? Sarebbe più coerente stemperare un pò i colori di questa "operazione nostalgia"....

06 Mag 2008 | ore 22:44

E spiegaceli tu questi segreti paolo

06 Mag 2008 | ore 23:31

Grande iniziativa, la più bella da quando seguo questo settore

07 Mag 2008 | ore 00:43

> Sergio Soavi della Coop Italia ha fatto capire che si vince se si è dalla parte del cliente

Grande: ve l'ha fatto capire e v'ha pure convinto? E soprattutto: quando ha roboato 'sto giro di parole, c'e' stato uno, almeno uno, che ha fatto la V grillesca con l'indice ed il medio?

07 Mag 2008 | ore 07:35

E' bello che chi non c'era e chi non sa mi spieghi come stanno le cose.
Nel caso di Farinetti uno dei "segreti", figura retorica dell'intervento, si potrebbe svelare, ha investito un pacchetto di soldi suoi - ne ha proprio tanti per via della vendita della sua azienda precedente - nel progetto Eataly. Il resto dei segreti erano il racconto di come funziona Eataly e perché ha avuto in un anno due milioni di clienti.
Per Soavi non c'era bisogno di fare la V grillesca - in questo caso un modo intelligente di intervenire in questo blog, con stile e misura caro Sartore - perché Soavi è uno di quelli che dentro Coop Italia dice e fa cose moderne e intelligenti.
Il convegno era ed è un'iniziativa che cerca di portare una linea e un progetto culturale nuovo e coerente dentro un pezzo importante del mondo che produce ed è protagonista del made in Italy alimentare.
Se a uno queste cose non interessano l'indice e il medio può usarli fieramente altrove :-))

07 Mag 2008 | ore 07:56

Riguardo Cofferati:l'usanza del lambrusco nel brodo la conosco ,se non erro nel mantovano si usa negli agnoli in brodo. E Cofferati mi sembra un uomo ed un politico coraggioso ed oggi servirebbe appunto un pochino di coraggio...

07 Mag 2008 | ore 08:06

Certo che con tutti gli argomenti potenzialmente interessanti da cui prendere spunto la discussione si concentra sul lambrusco nel brodo di Cofferati, i presunti segreti di Farinetti e della Coop Italia (tra l'altro io non leggo il blog di Grillo e non so neanche a cosa si riferisce e da Eataly ci vado spesso e mi ci trovo pure bene). Boh, che mondo strano il web!
Attendo paziente altri racconti.

07 Mag 2008 | ore 09:20

Come per tutte le cose, è necessario conoscere il passato per poter guardare al futuro. Mi sembra che il convegno abbia avuto questo significato, cioè raccogliere storie ed esperienze in un progetto di acqusizione di identità della cucina italiana, per potersi presentare adulta e matura nel mondo con attualità e forza di immagine. Ce n'è bisogno, mi sembra, da quanto spesso emerge nei dibattiti sulla rete. Per fare occorrono idee, coraggio e denaro, ed è, al solito, qualunquista e presuntuoso pensare di conoscere chissà quali epocali retroscena, così tanto per "grilleggiare": le dietrologie stanno a zero. Al convegno qualcuno avrà seguito i propri interessi, qualcuno si sarà divertito, altri avranno dormito o solo mangiato, ma non si può negare che sia stato un tentativo autorevole di fare il punto nella storia della ristorazione italiana.

07 Mag 2008 | ore 10:06

Gumbo, indubbiamente il rilievo sulla Coop e' di gran lunga marginale in tutta la cosa; tuttavia io l'ho trovato di qualche importanza.
Capisco pure che per commentare validamente sia utile essere presenti a qualsiasi fatto; mi rassegno ad essere relegato tra i qualunquisti giacche' trovo il linguaggio brochurale dei potenti Coop alquanto distante dalla realta'.
Peace and love (questa V piace dippiu'?)

07 Mag 2008 | ore 10:37

Non dico che non si debba discutere di "aspetti collaterali" - solo che non mi sembravano il punto prncipale dell'evento; e comunque io sarei più curiosa di sentire altre storie.

Tra l'altro solo googlando in giro vedo che il Lambrusco nel brodo è una cosa tradizionale e antichissima, quindi metterei da parte pure Cofferati.
Raccontateci un po' di altre cose interessanti, su...

07 Mag 2008 | ore 10:55

Concordo con Fabrizio.
E' fondamentale avviare un discorso corale affinchè questi incontri siano un punto di partenza e non una messa da requiem

Ed è fondamentale che questo venga fatto da chi crede nella cucina italiana e nel suo potenziale escludendo chi ci si muove dentro per guadagnarsi un proprio posto al sole

E posso ben dirlo io, che non c'ero :)

07 Mag 2008 | ore 10:56

Direttore io non le spiego, semmai le chiedo visto che non c'ero....ma dal tono della sua risposta, comprendo che Farinetti vi ha riportato la medesima "favoletta" che raccontò al Forum di Cernobbio.
Per quanto riguarda Coop, azienda che vive in un monopolio protetto per legge, se volete continuare ad illudervi che stia dalla parte dei clienti e dei dipendenti, contenti voi....
Comunque questi due argomenti non c'entrano nulla con i cuochi e la storia della cucina italiana.

07 Mag 2008 | ore 10:56

Dalla parte dei dipendenti? Chissà alla esselunga di caprotti come stanno i dipendenti.

07 Mag 2008 | ore 11:16

@ Carlo, Fabrizio, Gumbo, Fante
Io non critico il convegno, ben vengano le iniziative di questo tipo, critico la presenza di Eataly e Coop che con i cuochi e la cucina non c'entrano nulla e che non producono nulla, in quanto sono solo dei retailers. La dietrologia la fanno loro per primi facendovi credere di essere dei calmieratori/benefattori del mercato. Andate a leggervi i bilanci e chiedetevi anche come mai Coop apre supermercati solo in Italia.
Concordo con Fiorenzo e capisco il suo sdegno, perché é mio opinione che i protagonisti del made in Italy alimentare siano ben altri.

07 Mag 2008 | ore 11:16

Bé per me la gastronomia non è solo ristorante, ma anche come si mangia tutti i giorni a casa e in giro. Quindi la presenza di non cuochi, secondo me ci stava tutta.
Poi è un fatto che la maggior parte della gente non va a comprare direttamente dal produttore né tutto il giorno in giro per negozi e negozietti quindi nel presente Farinetti e quelli della COOP sono comunque figure rappresentative della realtà quotidiana.
Evito comunque il solito rimpallo su Eataly con i suoi più o meno accaniti più o meno soliti detrattori e domando: quindi al posto loro voi chi avreste invitato che non raccontasse "favolette"?

Resto comunque più curiosa di sentire altre storie, ma dato che in proporzione ai passanti quelli che c'erano erano sicuramente una piccola minoranza mi sa che dovrò aspettare...

07 Mag 2008 | ore 11:30

Ho chiuso il mio intervento precedente con il termine ristorazione: in realtà è limitativo perche credo sia necessario, nella visione d'assieme del made in Italy della cucina, considerare tutte le componenti, cioè ristorazione, distribuzione, associazioni e produttori. Perchè se si vuol fare anche educazione non si puo prescindere dai grandi cuochi, ma occorre anche creare in circuito virtuoso tra ristorazione, prodotti e distribuzione, nell'interesse finale del consumatore comune, della tavola di tutti i giorni. Per questo è bello conoscere la storia della cucina, la storia per esempio dei Cantarelli, per fare fondamento sulla tradizione e da lì ripartire in una consapevolezza comune. Importante è il ruolo delle associazioni ed editoria (Slow Food, GamberoRosso, Touring etc), ma fondamentale è quello della distribuzione. Mi sembra, effettivamente, che ci sia un fossato ancora da colmare tra Eataly e Coop e Grande Distribuzione in genere: quest'ultima è ancora troppo appiattita su un mercato guidato dalla pubblicità, su una concorrenza coi discount, e non riesce a volgere lo sguardo anche a una possibilità di scelta di qualità, sul modello Eataly, sia dal punto di vista dei prodotti che della immagine e confortevolezza.

07 Mag 2008 | ore 11:59

Mi è davvero spiaciuto tanto non esserci ma lunedì e martedì post ponti mi è piovuto in testa l'impossibile lavorativamente parlando. Comunque davvero una bella iniziativa e complimenti agli organizzatori. Non comprendo solo la contemporanea presenza di Coop e Eataly, o meglio non comprendo la presenza di Coop. Si parla di qualità o di grande distribuzione tout-court? Continuo peraltro a non condividere le critiche a Eataly che ritengo sia una straordinaria iniziativa. Critiche che da un ambiente gourmet poi mi sembrano francamente inspiegabili.
O nelle città vogliamo rimanere schiavi dei vari Peck e affini con i loro prezzi annessi e connessi?

Ad Majora

07 Mag 2008 | ore 12:00

@ Carlo, non difendo Caprotti, né voglio riaprire qui il dibattito. Ti faccio solo una domanda: conosci un'azienda qualsiasi in Italia che conceda libretti di risparmio ai dipendenti ? (banche escluse ovviamente)
@Gumbo scusa, ma il titolo del convegno era "Gli attori della cucina italiana", che c'entrano Coop-Eataly?
Convengo con te quando dici che vorresti sentire altre storie, anch'io!

07 Mag 2008 | ore 12:00

@paolo
Bé a parte che Eataly è anche un modello di ristorazione, non solo di supermercato un po' particolare. Comunque sono andata a rivedere il programma (qualche post fa) e vedo che il sottotitolo era "Retrospettiva e prospettiva del settore enogastronomico di gamma alta.", Farinetti ha parlato di "enogastronomia tra retail e ristorazione" e Soavi di "La distribuzione dei prodotti italiani di fascia alta". Altro non so!

07 Mag 2008 | ore 12:19

A parte che la coop ha 4 punti vendita in Croazia e poi tramite eataly arriverà in giappone ed a NYork, comunque è vero siamo fuori tema.

07 Mag 2008 | ore 12:30

Anche se non hai risposto direttamente alla mia domanda, Carlo, mi hai inconsapevolmente dato ragione, così come Gumbo, basta leggere fra le vostre righe, solo che non ve ne siete accorti. Vuol dire che la grancassa mediatica di Coop-Eataly ha funzionato.

07 Mag 2008 | ore 13:29

@paolo
Così per curiosità...quale sarebbe la domanda a cui ho/abbiamo risposto fra le righe?

07 Mag 2008 | ore 13:56

pur essendo evidentente che Eataly e Coop fanno solo affari, al primo bisogna riconoscergli che vende tanti prodotti di qualita' che nella grande distribuzione non si trovano, e per la Coop vorrei dire che non conosco la situazione delle altre citta' minori ma vi assicuro che a Trento prima della loro apertura l'offerta nei punti vendita manifestava l'assenza di prodotti di qualita' fuori regione e per acquistare qualcosa di particolare bisognava farsi rapinare nell'unico negozio a disposizione

07 Mag 2008 | ore 13:58

direttore sembra una storia d'amore ;) comunque la storia sono lo la storia sono tutti quelli che prima e dopo hanno creato arte e sapori nel mondo gastronomico. Il ricordo e la storia comunque la ritengo importante per capire il presente... se vi è un presente oggi il presente gastronomico lo vedo alchemico: Da naso esperto direttore mi dica quale sarà il futuro della cucina non è che dalla destrutturazione e molecolare si passerà alle pillole con estratti
hasta

07 Mag 2008 | ore 14:07

In effetti il post trasmette l'impressione di un evento in una certa atmosfera e ispirazione. La discussione tutta un'altra. Molto meglio la prima.

07 Mag 2008 | ore 14:35

@Gumbo
Non avete mica risposto alla mia domanda, ma vedo che la grancassa mediatica di Coop-Eataly funziona.
Attenzione, io non ti giudico perché acquisti da Eataly, ci vado anch'io e tu lo sai, ma non posso qui spiegarvi parecchi capitoli di diritto societario. Posso dire in breve questo: se io azienda mi propongo come calmiere del mercato, lo devo essere a tutti gli effetti, non prendo in giro il cliente con una bella facciata, metto sugli scaffali vari specchietti e vado in giro a raccontare ai convegni che sono tanto bravo e buono, mentre invece pratico ricarichi minimo dal 100% in su. Nessuna azienda nasce per fare beneficenza, sia chiaro, ma per fare profitti.
Così come dall'altro verso, se io azienda vado in Burkina Faso e pago 1 dollaro l'ora perché mi coltivino i fagiolini che porterò con un cargo in Italia, fuori stagione, per venderli ai prezzi che voglio, io passo da schiavista e speculatore, se invece sono la Coop passo per equo e solidale.
Hai capito la differenza? Allora diciamo bene le cose come stanno con coerenza, altrimenti sono solo "favolette" che, a quanto pare, fanno presa su molti.

07 Mag 2008 | ore 14:42

a me l'intervento di Farinetti è sembrato molto pragmatico e imprenditoriale, sembrava di stare ad un corso alla Bocconi di marketing agroalimentare. La cosa strana era che non era un "case study" ma realtà ovvero che ascoltandolo raccontare come è stato costruito eataly si capisce come mai adesso va così bene.
A me poi ieri è piaciuto particolarmente l'intervento di Paolini sul No-Marketing e quello sul Lessico delle Guide che grafici lessicali è riuscito a raccontare la ristorazione italiana da un punto di vista originale e stimolante. Vabbè poi il mangiare del buffet era favoloso ma questa è un'altra storia!

07 Mag 2008 | ore 15:28

@Paolo
Sono affascinato dal tuo modo di pensare. La scrittura della storia dell'alta gastronomia è per te una operazione nostalgia? E poi, capisco il furore ideologico, ma hai dei dati di fatto per confermare quanto sostieni nel tuo ultimo intervento o è una tua idea? I fagiolini in Burkina Faso (si coltivano anche lì? Non si finisce mai di imparare) costano un dollaro? Beh non penso che in Italia costino molto di più alla produzione.

07 Mag 2008 | ore 15:35

Ma quali sarebbero questi prodotti con un ricarico del 100% ?

07 Mag 2008 | ore 15:55

Posto che il convegno si è svolto a Bologna, posto che ogni azienda per definizione cura i propri interessi, considerato il fatto che nessuno vive su Marte, mi piacerebbe sapere cosa ha proposto Soavi di Coop Italia di "moderno e intelligente": c'è un avvicinamento di Coop alla filosofia di Eataly, si cerca una proposta anche legata al territorio, si propongono Farmer Market, si mette in scaffale, chessò, il pepe Sarawak o la Fassona tagliata al coltello? Perchè è questo che manca alla Coop (un po' meglio fa Esselunga): la differenziazione della proposta, sia qualitativa che economica. Bene, se c'è un passo in tal senso mi sembrerebbe importante per la diffusione di una cultura enogastronomica e sintomo di un tentativo di collegamento tra alta ristorazione e cucina quotidiana di qualità.

07 Mag 2008 | ore 16:32

@ paolo,
Il fatto è solo che io non vado alla COOP pensando di fare una buona azione, né ho mai pensato che Eataly fosse un'opera di beneficenza. Perché dovrebbe? Sono negozi e ci vado per fare un po' di spesa perché è comodo.

Però, per tornare in tema storie...un mito come Nando Fiorentini che ti sa raccontare (con grande passione per ciò che fa) ogni dettaglio dalla squama fino alla storia della pesca dove lo trovi a Torino se non a Eataly?
Chi ha fatto il corso sulla birra mi ha detto che anche il/un Farinetti junior è molto appassionato e competente.

Alla fine se un'attività è fatta con passione e competenza, magari pure innovativa in qualche modo - indipendentemente dal fatto che uno ci guadagni anche -a me pare una cosa interessante, su cui riflettere in senso positivo, costruttivo.

07 Mag 2008 | ore 16:43

Io dal blog ho imparato molte cose, una di queste è che ti fa capire la realtà e quindi è utile. Le ultime elezioni, il voto disgiunto si intravedono in questi brevi frammenti di discussione, la polemica per la polemica e le divisioni manichee, la mancanza di stima per chi ha successo - fa sempre delle cose non buone, quasi a voler azzerare il risultato - la mancanza di visione di insieme per cui Coop Italia ha successo perché è monopolista e quindi meglio una distribuzione tutta straniera e Eataly poi che riesce sempre ad essere una calamita delle discussioni, quasi che Farinetti dovesse giustificarsi per avere fatto con i soldi suoi un'iniziativa di successo che magari molti altri avrebbero potuto fare e che non hanno fatto e che lui ha fatto.
Farinetti e Coop Italia, che di Farinetti è socia, erano previsti nella seconda giornata, quando si parlava più con un'ottica economica data la sede nella quale abbiamo fatto il convegno ed ecco la risposta a inutili domande - cosa c'entravano - che avevano già una risposta proprio nel titolo dei singoli interventi.
Il primo giorno i cuochi hanno raccontato gli ultimi cinquanta anni riempendo il mosaico di molte tessere ed essendo il lavoro ancora ben lontano da una conclusione.
Io che con Bolasco e il professor Bergami ho organizzato il convegno sono rimasto stupito dal tono, dalla stessa lunghezza d'onda e dal clima dell'incontro: tutti erano venuti con delle aspettative e non sono andati via delusi perché si sono orgogliosamente sentiti parte di un mondo che è uno dei rappresentanti naturali del made in Italy.
Riscoprirsi parte di una squadra aiuta, specialmente in momenti difficili come l'attuale.
E per questo stiamo già pensando alla seconda sessione.

07 Mag 2008 | ore 16:53

mah, che barba e che noia per citare qualcuno... Quanto moralismo da una parte e dall'altra della discussione. Mi sembra che ci si dibatta tra l'attacco pedissequo del guadagno e del mercato e la difesa neo-calvinista del successo! Non so chi abbia ragione, il mio cuore batte naturalmente più per il calvinismo (malgrado la mia cattolicità più o meno consapevole). Però mi sembra che quello che salta in evidenza è che quello che interessa una parte sempre maggiore, sia riappropiarsi della "passione" del cibo al di la del mero business. E' chiaro che questo abbia tutte la dignità del caso, sono un'imprenditore e non potrei pensarla diversamente, ma quello che si mette qui in dubbio mi sembra essere la leggittimità di determinati interlocutori di proporsi come interlocutori illuminati e solidali. Non mi sembra che la concorrenza di eatily a torino sia così amata e benvista dal mondo del vino e delle enoteche. Non so chi abbia ragione o torto, o quante siano illazioni e pettegolezzi (immagino molti) peròmi interrogo... Ma so che la grande distribuzione sta diventando un problema in tutti i settori merciologici, dai dischi, alla ristorazione, fino all'hotelerie. Non vedo perchè ci si meravigli che lo possa diventare anche nella gastronomia? Quando in un anno chiudono disfunzioni musicali e rinascita dischi per rimanere in piedi la sola Feltrinelli non posso fare altro che dolermene e domandarmi quando questo accadrà con il Goccetto o la Tradizione. Forse sono solo vecchio, ma se è così lo sono tanto quanto il Pescatore o l'enoteca Pinchiorri.

07 Mag 2008 | ore 18:07

non sono spesso d'accordo con bonilli ma quando dice "sono rimasto stupito dal tono, dalla stessa lunghezza d'onda e dal clima dell'incontro: tutti erano venuti con delle aspettative e non sono andati via delusi perché si sono orgogliosamente sentiti parte di un mondo che è uno dei rappresentanti naturali del made in Italy" ecco vi assicuro che anche se ci sono stato solo il secondo giorno quest'atmosfera POSITIVA e soprattutto propositiva l'ho sentita parecchio!

07 Mag 2008 | ore 20:59

scusate forse mi è sfuggito, ma si è parlato anche di cucina al convegno? che innovazioni sono state presentate? qual'è la visione di Pierangelini, Vissani, Barbieri sulla cucina del futuro? Come, concretamente, qualcuno pensa di poter estendere o migliorare il modello eataly per farci trovare prodotti di qualità? Insomma, ci date i punti salienti di sostanza dell'incontro...

08 Mag 2008 | ore 00:12

Il convegno voleva ricostruire la storia della cucina e non le tecniche di cucina, quelle semmai verrebbero dopo.
Se non si sa come e perché Marchesi sposa la Nouvelle Cuisine e la introduce in Italia nel 1977 rivoluzionando tutto il panorama non si capiscono poi i Cedroni che portano le tecniche di Adrià nel 1988 in Italia.
Se non si sa cosa è stata Linea Italiana in Cucina il Sole di Maleo oppure Ezio Santin e la Cassinetta non si capisce la tradizione italiana e il suo sviluppo negli anni.

08 Mag 2008 | ore 08:37

@alessandro bocchetti
i veri concorrenti dei negozi di dischi però non sono le grandi distribuzioni ma internet. La maggior parte della gente che conosco non compra musica (ma anche prima non è che gli italiani si sprecassero tra libri e dischi e cultura varia). Persino io che sono appassionata e collezionista compro pochissimi dischi rispetto a una volta. In parte è "colpa" delle grandi etichette che quando hanno cercato di rifilare il nuovo supporto CD (oggetto privo del fascino del vinile) non avevano previsto alcuni sviluppi futuri. In parte...il mondo cambia e bisogna anche adattarsi, credo.

Se da un lato il settore enogastronomico è avvantaggiato perché assaggiare cibi e vini virtuali sarebbe decisamente poco godurioso (ma chissà magari un giorno qualcuno proverà anche questo)...immagino che per girare bene non possa ignorare i cambiamenti le abitudini, i gusti, le priorità della gente di oggi; no?

Io ad esempio spero che il mondo dell'alta ristorazione (intesa come cucina) abbandoni le forme classiche del lusso di contorno privilegiando uno stile più moderno e "defronzolato". Attendo sempre fiduciosa. :-)

08 Mag 2008 | ore 10:09

bonilli, dato che fai notare che è importante conoscere la storia, allora il librone o almeno lo speciale ce lo pubblichi o no? :-)))

http://blog.gamberorosso.it/forchetta/archives/2008/05/fifty_historic_1.html#comments)

08 Mag 2008 | ore 10:16

@Luciano
La storia dell'alta gastronomia può diventare un'operazione nostalgia se presentata in un certo modo. Qui non c'é nessuna matrice ideologica, attenzione a non essere sempre di parte o manichei, come dice il direttore. Il concetto mi pareva chiaro, ma noto che hai letto male, perché é il lavoro nel Burkina Faso che costa 1$ all'ora, non 1kg di fagiolini.
@Carlo
Certo che ho i dati e conosco benissimo i prezzi alla fonte, perché sono un'operatore del settore ed in questo settore lavoro da 10 anni prima di Farinetti. E' chiaro che il consumatore, fino ad un certo punto, non se ne può accorgere. Potrei rivelarvi molti retroscena, ma questo non cambierebbe nulla perché mentre io leggo Coop-Eataly dal punto di vista economico, qui molti le vogliono leggere dal punto di vista ideologico, che a me non interessa.
@Direttore
Forse Farinetti lo può raccontare a lei, come ha fatto a tanti altri giornalisti, che ha girato l'Italia per 3000km alla scoperta dei giacimenti dei sapori, che la sua é un'idea originale, che lui é il calmiere dei prezzi a Torino, che i presidi Slowfood si trovano solo da lui, che lui ama i suoi dipendenti e che gli insegna tante cose etc. etc., ma i fatti lo smentiscono. Che la sua azienda venda, faccia utili, in qualche modo stia tenendo alta la bandiera del made in Italy, a me sta benissimo, non é neanche in concorrenza con la mia, pensi un pò.
Ma che la Coop lavori in regime di monopolio lo sa anche lei, non faccia finta, io da ragazzo ci ho lavorato e so bene cosa significa essere socio-dipendente Coop. A me non interessano le catene distributive straniere, mi preme che in Italia gli italiani lavorino in regime di SANA concorrenza, ma così non é, vince solo chi ha banche, circoli e salotti che lo proteggono.

08 Mag 2008 | ore 11:55

@paolo: io ad un certo punto ho visto un grande edificio prima in disuso ora ben ristrutturato in cui si mangia, si aquistano prodotti in gran parte diversi dai supermercati, si seguono corsi, serate, eventi, si naviga in internet, si sfogliano libri e giornali.
Dato che secondo te non è originale e non è niente di nuovo....mi dici dove c'era già, che fa sempre comodo?! :-D

Una cosa certa è che è una cosa che sul web fa molto discutere e parlare di sè, tanto da oscurare qualunque altro argomento enogastronomico capiti per sbaglio nello stesso luogo!

p.s. Comunque io non ho mai letto né sentito dire che i prodotti dei presìdi ci sono solo a Eataly, nè che sia il calmiere dei prezzi.

08 Mag 2008 | ore 12:21

Paolo, non dubito affatto che tu conosca i prezzi e allora... dal punto di vista economico... fammi qualche esempio di prezzo ricaricato del 100%così andiamo al sodo. ciao

08 Mag 2008 | ore 12:43

@gumbo: è chiaro che i tempi stanno cambiando, che bisogna abituarsi. Non ho risposte, se sia giusto o sbagliato, sono ancora in viaggio, ma non posso fare a meno di pormi problemi. Laicamente e senza facili risposte, osservo e quello che vedo talvolta mi piace altre no. E' chiaro che la crisi dei dischi sia imputabile all'ecommerce, ma io citavo disfunzioni o rinascita piccole enclavi di nicchia e di qualità che sono sparite, mentre la grande distribuzione dei disci (feltrinelli e fnac per es) ce la fa ancora , ma quello che mi spaventa è che la gente preferisca comprare in posti senza troppa anima, enormi ed anonimi modernamete minimali come ospedali chic.dove il "solo" orizzonte è solamente commerciale, non che il mercato sia il male, anzi! Ma non può e non deve essere il solo orizzonte. Questa cosa è oramai talmente palese che ridonda in ogni proclama da Obama a Tremonti . Citavo i dischi ma il medesimo discorso può valere per i libri, per il pane, per i vestiti, per i mobili, per i salami ecc. Ci arrivo da me o)) che è lo scotto della "modernità" ma non riesco a esserne pienamente contento! per quanto riguarda auspiacare una alta ristorazione meno pomposa e più divertita e divertente siamo in due! 0)) comunque vedo segnali positivi in questa direzione...

08 Mag 2008 | ore 12:54

@alessandro bocchetti
In realtà a me sembra che i micronegozi che più di nicchia non si può, specializzati in un piccolissimo settore e con grandissimi esperti appassionati che li gestiscono abbiano ancora i loro spazi - perché si rivolgono a un pubblico molto particolare che comunque esiste. Anzi se si è svegli può essere addidittura favorito dalla grande circolazione di informazioni offerta da internet. Però forse bisogna assestarsi e ritararsi un po' per mantenere il proprio spazio. Ascoltare le esperienze altrui a me sembra sempre utile per prendere spunto.

Forse una tendenza generale un po' in tutti i campi è lo spostamento verso gli estremi: da un lato supermercati e simili dall'altro micronegozi specializzati.

Comunque lungi da me affermare che tutti i cambiamenti siano positivi o che il nuovo sia sempre meglio (figuriamoci). Anche a me dispiace sempre molto se locali o attività storiche più meritevoli di altre magari di successo chiudono perchè "la gente" non è capace di apprezzarle.
Però se un bel po' di attività commerciali anonime e banali gestite da incompetenti, mediocri, incapaci, magari pure disonesti e senza scrupoli sparissero...non ne sentirei la mancanza! :-)))

p.s.A Roma comunque avete sempre quello che secondo me è il miglior negozio di dischi d'Italia, Soul Food. ;-

08 Mag 2008 | ore 13:44

@ Gumbo
Tu dici:
...io ad un certo punto ho visto un grande edificio prima in disuso ora ben ristrutturato in cui si mangia, si aquistano prodotti in gran parte diversi dai supermercati, si seguono corsi, serate, eventi, si naviga in internet, si sfogliano libri e giornali.
Dato che secondo te non è originale e non è niente di nuovo....mi dici dove c'era già, che fa sempre comodo?!
....io non ho mai letto né sentito dire che i prodotti dei presìdi ci sono solo a Eataly, nè che sia il calmiere dei prezzi.

Tu non sei obbligata a sapere, perché sei un normale consumatore che usufruisce di quella struttura per quello che gli serve. Questo va benissimo ed é giusto che sia così, io non sto contestando te come consumatore che fa le sue scelte personali e che considera Eataly un bel mall enogastronomico, unico a Torino ed anche bello, ma siccome sei solo un normale consumatore non é richiesto a te di sapere che esistono catene in Spagna e Francia che già fanno quel tipo di lavoro impostato con quella filosofia del gusto, senza l'appoggio di Slowfood e Coop, né di sapere quale tipo di speculazioni immobiliari c'erano su tutta l'area del Lingotto, così come ci sono su tutta la stazione di Porta Nuova e come mai l'unica area edificabile é proprio quella che ha comperato Farinetti e che sta rivendendo appartamenti a 5000 euro al metro quadro prima di scavare le fondamenta, così come non é dato di sapere che negli articoli su Italia oggi e su Ilsole24ore, che evidentemente non hai letto perché leggi altri quotidiani, nonché al Forum di Cernobbio dove il consumatore/pubblico non entra, Farinetti abbia affermato che facendo lui i prezzi più bassi di Torino, lui é il vero calmiere dei prezzi.
Ed essendo tu di Torino, saprai anche che esistono certi salotti dove si prendono decisioni che riguardano lo sviluppo in tutti i sensi della città riservati solo ad una ristretta cerchia di persone. Questo a casa mia sia chiama monopolio, non certo libera concorrenza.
Detto questo, ognuno é libero di andare a comperare dove gli pare, al prezzo che gli pare, io invece sto parlando di coerenza.

08 Mag 2008 | ore 14:18

@Carlo
Farei prima a dirti il contrario, comunque: la maggior parte dei vini , tutto il vasettame, il parmigiano reggiano di latte frisona, diverse tome, il pesce affumicato in busta, alcuni risi, il sale, lo zafferano, i salumi emiliani, poi ci sono molti altri ricarichi che stanno al di sotto, tipo all'80/90%, oppure al di sopra come il pomodoro costoluto che é al 400%, altri ancora diversamente quantificabili poiché si paga un fee all'ingresso, quindi il ricarico é più basso pur guadagnandoci lo stesso, oppure perché si promuove un territorio, oppure perché ci si appoggia ad un'altra distribuzione, oppure perché il produttore per vendere un prodotto te ne sconta un'altro, oppure perché un consorzio spinge per farsi conoscere, ma comunque é sempre superiore al 30% dichiarato ad Italia oggi durante l'intervista fatta all'inaugurazione.
Poi, per quello che mi riguarda, può fare i prezzi che vuole, io li ho più bassi e non mi fa neanche concorrenza, però non vado a dire ai giornali che ho i prezzi più bassi della città e quindi io sono il calmiere dei prezzi. Essere coerenti, per me, significa anche essere corretti con il cliente/consumatore.

08 Mag 2008 | ore 14:43

Ah. Sinceramente sono contenta di essere solo un normale consumatore. :-)

Però mi interessa comunque sapere dove sono gli equivalenti spagnoli e francesi, non è comodo come a Torino, ma ogni tanto in vacanza ci vado sarei curiosa di vederli.

08 Mag 2008 | ore 14:44

@Paolo
Ah, ho capito. Farinetti sfrutta il lavoro sottopagato nel Terzo Mondo...Per caso è anche massone?
Non capisco il senso della discussione che hai intavolato. Se fai lo stesso lavoro suo perché non costruisci la comunicazione su di te invece che attaccare lui?
I punti sono: ha creato qualcosa di buono o no? Lo ha fatto legalmente o no? Secondo me Bonilli e Bolasco hanno fatto bene a chiamarlo in quella che era un convegno di ricostruzione storica sempre più necessaria.

08 Mag 2008 | ore 14:56

il problema non è se farinetti sia un interlocutore lecito o no... mi sembra pleonastico dire che lo è! Chiunque intraprende in regime di concorrenze non solo è lecito che lo faccia, ma è anche auspicabile! questo signore rischia i suoi soldi, li mette in circolo e li usa sulle cose che amiamo... Altro discorso è chiedersi se sia l'interlocutore "necessario" e privilegiato per parlare di agroalimentare. Ci sono stati esempi prima di eatily che non sono stati vissuti con lo stesso afflato, es a Latina la sidis anni fa ha lanciato gustosididis un progetto pilota sui prodotti di nicchia assai interessante, con uno spazio enoteca con semplicemente il meglio della produzione italiana e prodotti agroalimentari da sballo (solo per fare un esempio dei molti) nessuno l'ha valutato... forse perchè non c'era l'idea "geniale" dell'imparentamento con slow. Quello su cui mi interrogo é solo che ho difficoltà a pensare alla grande distribuzione come il male quando si tratta di film e considerarlo il bene quando si tratta di altro. La cosa un poco mi confonde... Quelo che mi sta a cuore è la sopravvivenza di uno specifico tutto Italiano quello delle piccole botteghe di qualità, è chiaro che i cialtroni possono andare a casa nessuno li rimpiangerà! ma è altrettanto chiaro che ci sono altre realtà storiche e di grandissimo valore che debbono essere tutelate e riconosciute. Una volta in più mi sembra quello che è accaduto negli scorsi anni sul vino...

08 Mag 2008 | ore 15:28

Lui, il Paolo che spara veleno su Farinetti, i prezzi li fa più bassi. Dove, come, chi è lui non si sa, solo un Paolo velenoso.
Bene, per me questa è l'ultima risposta che gli dedico: Farinetti si difende per conto suo, su questo non ci piove. Il Paolo in questione diffama senza prove, e anche su questo non ci piove.
Noi a Bologna abbiamo fatto un bellissimo convegno grazie allo spirito e agli interventi di tutti i partecipanti e di questa riunione faremo gli atti e abbiamo anche il filmato.
Presto vedremo di organizzare un secondo appuntamento, forse più circoscritto quanto a tematiche, e ascolteremo tutti i consigli di coloro che hanno trovato utile e positivo il primo appuntamento del quale sono stati i protagonisti.

08 Mag 2008 | ore 16:20

Peccato che tutto sia sfociato in ideologismi e personalismi. A parte che il tema originario era la storia della cucina, in generale a me il discorso iniziato da Paolo interesserebbe, perche' non e' facile per gli outsiders ottenere informazioni sulla concorrenzialita' del mercato enogastronomico. I margini eccessivi sono il primo segnale di distorsione nel mercato, di qualcosa che non va. In questa prospettiva, mi piacerebbe che qualcuno smentisse pubblicamente l'affermazione che sui prodotti menzionati si praticano mark-up del 100% nel passaggio finale. La promozione della cucina e dei prodotti buoni passa anche per un mercato corretto, in cui i prezzi alti siano la giusta remunerazione per il lavoro del produttore, e magari anche del distributore, ma non certo la rendita risultante da una strozzatura del mercato.
Spero che in futuro, calmate le acque, si possa parlare in un thread piu' appropriato anche di questi temi, in maniera fattuale, non strillata, non ideologica, dove chi vuole smentire affermazioni eventualmente non veritiere puo' smentirle tranquillamente in modo credibile.

08 Mag 2008 | ore 17:04

Chi è Paolo? Perché, lui che parla degli altri, non ci dice della sua attività? Chi è intervenuto sparando a zero su Eataly?
Caro Man a me non piaceva Ponzio Pilato, in questo caso a un paolo anonimo che ha fatto affermazioni senza una sola prova nessuno deve alcuna risposta. Non si usa il papero giallo per proprie guerre personali.
Mi suona alquanto mafiosetto il comportamento. Se e quando Paolo avrà un cognome, come Oscar fa di cognome Farinetti e quando ci dirà perché lui non teme la concorrenza di Eataly, anche in questo caso c'è nome e indirizzo, e quindi avremo il piacere di sapere il nome della sua attività, Paolo è solo un anonimo che diffama.

08 Mag 2008 | ore 17:18

Direttore, tutto mi sarei aspettato da lei meno che una risposta codina e retriva. Io non uso il suo blog per farmi pubblicità, né per diffamare chicchessia, o fare guerre personali. Questo argomento é stato trattato su tanti altri blog, ma nessuno ha cercato di offendermi. Poi se lei ritiene che io non abbia il diritto di esprimere la mia opinione, come fanno tutti gli altri, ne prendo atto come presi atto, 10 anni fa, che non degnaste neanche di una risposta il nostro invito alla conferenza stampa. Presenti pure le accuse di mafia a qualcun altro e dato che ha la mia e-mail non ha che da contattarmi, se crede.
Pensavo che l'Italia fosse ancora una democrazia, evidentemente non é così. Continui pure a spazzare la polvere sotto ai tappeti. Cordialmente la saluto.

08 Mag 2008 | ore 18:48

Io ho la email ma lei continua a non dire chi è e quale è la sua azienda. Se questa non è omertà...
Quanto alla democrazia lei è venuto qui è ha tirato barili di letame su altri - questa è la democrazia - e nessuno l'ha censurata, solo è stato detto che chi parla in anonimato quando fa accuse pesanti è poco credibile.
Si qualifica se si presenta al mondo e le accuse le documenta.
Altrimenti il silenzio è d'oro :-))

09 Mag 2008 | ore 01:03

Non entro nella polemica, ma da semplice consumatore che abita in una piccola città di provincia, vorrei dire che sarei BEN felice che un posto come Eataly aprisse nei dintorni di Milano. Quando leggo sui giornali "la migliore mozzarella di bufala è la X", "il miglior prosciutto è Y" io mi chiedo sempre "Si, ma dove cavolo vado a comprare questi prodotti?" Ogni tanto qualcosa trovo al supermercato, qualcosa in gastronomia, ma mi manca un punto di riferimento UNICO (non posso passare la giornata a cercare prodotti alimentari) dove acquistare prodotti di qualità.
Se aprirà qualche cosa del genere in uno dei mille centri commerciali in periferia di Milano, almeno un cliente fisso è assicurato :-)

E non essendo la Lombardia una regione "Rossa a dominanza Coop" (ci ho letto questo nella polemica), non credo che ci sarebbero problemi a creare un'eventuale concorrenza a Coop/Eataly, se qualcuno vuole rischiare

ciao Dario

09 Mag 2008 | ore 11:21

Infatti, Dario!
Molti gourmet - abituati a freqentare negozietti specializati - e alcuni intagralisti qua e là che ripetono che si deve andare direttamente dal produttore e al mercato non tengono minimamente conto che le persone "normali" non passano tutta la giornata in cerca di cibo!!
Che poi io faccio pure molta più attenzione della media a ciò che scelgo e adorao andare dai produttori e al mercato ma ci riesco ad andare solo ogni tanto (tra l'altro a vote il mercato c'è pure da Eataly il mercato) perché durante la giornata faccio anche altro!

I negozietti storici hanno indubbiamente il loro fascino però io non ci sono mai entrata e non so neanche cosa chiedere mi mettono un po' in soggezione; invece a Eataly vado e gironzolo, se trovo qualcosa che mi ispira leggo, guardo, in alcuni settori chiedo, poi ceno ci penso e prima di andare via compro qualcosa...insomma è un approccio più vicino alle mie abitudini e di quelli che conosco e frequento.

E' un po' il balzo tra la pizzeria di zona a caso e il ristorante di alto livello. Per chi non è abituato...è un balzo che all'inizio mette soggezione, e non solo per via del prezzo. Quindi ben vengano i locali o i rivenditori che permettono ai curiosi di avvicinarsi a questo mondo in modo più soffice!

09 Mag 2008 | ore 12:03

@Paolo, hai ragione te, meglio stare anonimi, meglio non farsi pubblicità. Facile così.

10 Mag 2008 | ore 09:13

Già, meglio stare anonimi, magari con gli occhiali da sole.

10 Mag 2008 | ore 14:34

Io sono uno che, quando sono a Trento, una citta' cara, preferisce pagare il prosciutto di Parma il doppio nel negozio fico in centro rispetto ai prezzi gia' elevati del supermercato per 'lo stesso prosciutto', perche' la differenza di qualita' c'e', si sente (e qui fra parentesi ha ragionissimo Bonilli quando dice che i marchi non vogliono dire molto).

Sarei contento se Eataly venisse a Londra? Si', ne sarei contento, alla fine chissenefrega di 40 euro in piu' per la spesa di qualita' quando ne spendo molte volte di piu' al ristorante e per il vino.

Quindi non sono assolutamente avverso per principio a pagare per la qualita'. Pero' mi sembra che in Italia quando si parla di qualita' ci sia una specie di corto circuito cerebrale, per cui chiunque osi discutere dell'appropriatezza dei prezzi viene tacitato o disprezzato, quasi che dinanzi alla qualita' qualsiasi costo, qualsiasi pratica commerciale, sia ragionevole, il che non e' vero.

Nel negozio fico in centro ci vado, cosi' come andrei a Eataly. Ma non li ritengo benefattori, operatori culturali da invitare ai congressi, o persone particolarmente ammirevoli: sono commercianti tosti che cercano di avere i margini piu' alti possibili e estrarmi piu' soldi possibile. Punto.

Quello che a me insospettisce per quanto riguarda Eataly/Coop/Slow food e' che l'operazione non viene piu' trattata come mera operazione commerciale. Si usano parole con valenza morale ('buono, pulito, giusto', 'dalla parte del cliente') in una contesto di mercato. Tutte palle, come diceva Bonilli fino all'anno scorso. La persona che che Bonilli fino all'anno scorso bollava come un commerciante di frigoriferi, che mai nulla aveva avuto a che fare con la gastronomia italiana, ora e' diventato degno di un podio in un convegno sulla storia della cucina italiana. A me, scusate, questo pare strano.

Ci sono avvisaglie (non proventienti solo da 'occhiali scuri' Paolo) che i margini di Eataly siano molto ma molto grassi. E buon per loro. Ma quando i margini sono molto alti, e' un segnale il mercato, per qualche motivo, non funziona bene. A me sembra che qualunque ossservatore del mondo enogastronomico se ne dovrebbe preoccupare, dovrebbe esercitare uno spirito critico invece che santificare, dovrebbe (se ne ha la possiblita') cercare informazione invece che chiudere gli occhi.

11 Mag 2008 | ore 09:49

Io Farinetti l'ho attaccato quando in un'intervista su Panorama ha definito "fighetti del gusto" quelli come me.
Lui mi ha risposto - è tutto in rete - "io ho stima di lei, sospenda il giudizio su di me fino a che non ha visitato Eataly". Era febbraio.
Ho aspettato maggio, ho visitato lungamente Eataly e ho scritto che era un bel progetto e dopo di me mi sembra l'abbiano detto due milioni di persone.
Farinetti dice "io sono un mercante" e come tale è stato invitato al nostro convegno di Bologna avendo messo in piedi un progetto che non ha eguali, almeno in Europa.
Se la sua politica commerciale è sbagliata lo dirà il pubblico, mica noi, non andando più a Eataly a fare acquisti.
Ricordo che a Roma una ventina di anni fa c'era un grande negozio di prodotti biologici, Il Canestro, prezzi da paura, qualche mugugno del pubblico, nessun articolo moralistico - forse mancavano i blog? - ma nulla più.
Oggi il prototipo torinese Eataly sta per filiare nuove sedi, la prima a Bologna il 5 ottobre, ha detto Farinetti al convegno.
Lui ci mette la faccia, i soldi, si definisce mercante, qual è il problema?
I prezzi? Ma saranno i clienti a dire se i prezzi valgono la spesa o meno.

11 Mag 2008 | ore 10:35

E comunque certo "vasettame" ( per dirla alla paolo)in centro di Torino costa di più. Stop.

11 Mag 2008 | ore 10:56

Per Dario Bressanini,
Guarda che a Milano c'è Eataly, è al piano seminterrato della Coin in P.zza 5 giornate, certo non è come la sede di Torino ma abbi fede che tra due anni (forse tre) sarà pronta la nuova sede milanese (che economicamente è una bella p.zza).
Men, per l’apertura di Eataly a Londra devi aspettare, prima c’è l’apertura di Tokyo e poi quella prevista nella grande mela che invece è slittata.
L’apertura di Bologna, invece, sarà un bel flop ma solo perché non c’è richiesta di pubblico per i prodotti griffati Eataly.
Di tutta questa discussione, quello che trovo sorprendente è che mi sembra che la gente trovi immorale far soldi con il cibo. Perché? Voi lavorate a gratis?

Mucca

14 Mag 2008 | ore 00:53

@mucca: grazie mille, non lo sapevo. Io abito ad una 20ina di km fuori milano. Se la sede futura sara' in periferia (magari associato multisala, libreria etc...) e non in centro a milano ci andro' sicuramente.
Se passo a milano ci faccio un salto

14 Mag 2008 | ore 08:57

Però da quello che ho sentito mi pare che l'Eataly alla coin sia molto diverso da quello di Torino e non solo perché più piccolo; quindi vedere quello forse non è molto indicativo.

Ma Dario se non c'è il multisala annesso non fai la spesa? :-)))

14 Mag 2008 | ore 09:19

Si grazie mucca, so che l'apertura a Londra non e' imminente, e penso che se e quando avverra' sara' una piazza ottima - ci sono sia molti soldi sia molto interesse per la gastronomia italiana in questa citta' (basta guardare ai prezzi dei ristoranti di livello con cucina italiana).
Penso che chiunque possa fare i soldi come gli pare nei limiti del lecito, basta che non faccia finta di fare del bene (insomma toglierei il 'giusto' dalla triade 'buono pulito giusto'). Poi, come dice Bonilli, il pubblico e' sovrano e quel che e' giusto lo decide lui, dalla gastronomia alla politica, e le esterrefatte minoranze possono solo tacere...

14 Mag 2008 | ore 09:33

Io non dico che quello che decide il pubblico/elettore sia ciò che è giusto ma non ho neppure la pretesa di dire che se una maggioranza fa una scelta diversa da quello che penso io sia una maggioranza di coglioni.
Questo lo ha detto solo Berlusconi quando ha perso e ha aggiunto che sicuramente c'erano dei brogli.

14 Mag 2008 | ore 11:53

@gumbo: no, e' il contrario: se devo andare a fare la spesa spesso mi parte tutto il sabato pomeriggio, quindi se nello stesso centro commerciale ci trovo anche una bella libreria e un cinema, approfitto :-) (e poi magari un ristorante sfizioso....)

ciao Dario

14 Mag 2008 | ore 16:27

Men,
il problema non è che ci sia qualcuno che faccia finta di fare del bene (quello si chiama marketing e se riesce a farlo buon per lui) il problema è che c’è gente che invece ancora crede alle favole. Io non penso che sia brutto dirlo anzi, tanto tutti i ristoratori o gli addetti al settore lo pensano in questo mondo qua, l’unica cosa che conta e interessa sono i soldi. Se poi si fanno con un’idea e si è capaci di venderla bene, tanto di cappello.
Ma evitiamo di credere ancora alle favole (quelle di Petrini, poi. Slow Food = Senza Fondo)

Mucca

14 Mag 2008 | ore 17:30

Mah, sono d'accordo su SF ma mi sembra davvero un po' nichilista la tua visione generale, Mucca! Se io volessi fare soldi, mettere su un ristorante non e' proprio la prima idea che mi verrebbe: non devo certo spiegare a te che e' un mestiere con le sue durezze e tanti rischi: ci vuole anche una passione profonda per fare il ristoratore (non il mercante), oltre che l'interesse per i soldi.

Non sono dell'ambiente e ho un'esperienza limitata, ma fra quei pochi ristoratori/chef che ho conosciuto (nelle truppe dei semplici bravi piuttosto che nell'empireo, quelli che la storia della cucina non cantera') ho trovato persone davvero ammirevoli per integrita' e passione. E' una professione che quando e' fatta bene ha un carattere di -uso una parola che ti fara' ridere, ma tant'e'- nobilta'.

16 Mag 2008 | ore 22:18

Men,
questo lavoro, come tanti altri, si fa per passione però si lavora anche per guadagnare e un ristorante è un azienda a tutti gli effetti.
Può sembrare poco poetica come cosa ma è così, che male c'è?
Uno lavora ed è giusto che guadagni...

Mucca

17 Mag 2008 | ore 01:16

sono completamente e totalmente d'accordo adesso che hai aggiunto un 'anche'. prima avevi detto: 'l’unica cosa che conta e interessa sono i soldi', era solo questo che mi sembrava un po' esagerato.
man

17 Mag 2008 | ore 09:54

...bhe oddio, vallo a spiegare te al Paperone di turno che i soldi non sono importanti e non danno la felicità :)
e che alla fine di qualsiasi "appassionato" lavoro, sono l'unica cosa "concreta" che conta :)

Mucca

17 Mag 2008 | ore 10:55

Dai, secondo me anche tu non sei poi cosi' sicuro, visto che continui a spostare la tua posizione...:-)

18 Mag 2008 | ore 09:53

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