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Giu 2008
ore 17:20

Hamburger, SUV e spaghetti

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bmw_x6.jpg

L'ETA' DELLO SPRECO E' FINITA

 
Questa no, è bella, nuova e desiderata ma anche per la BMW X6 la vita diventerà dura.
La GM, invece, ha chiuso la settimana scorsa quattro fabbriche che producevano SUV e furgoni succhia benzina, motivazione: i prodotti non sono più adatti per un mercato come quello americano dove la benzina comincia a costare molto - almeno per la mentalità di un cittadino Usa abituata a 4-6 chilometri con un litro -  e quindi anche gli Usa cominciano a patire il caro petrolio.
Ma anche gli hamburger, cioè il modo di alimentarsi degli americani, e la carne di manzo delle bisteccone costa un fiume di petrolio e quindi prossimamente vedremo anche qui un cambiamento perché l'età dello spreco è finita, anche per le cicale americane.

Per noi, che eravamo formiche e abbiamo sognato di diventare cicale, che sessanta anni fa eravamo un paese contadino, tornare al vecchio modo di alimentarsi, cioè quello della pasta, della verdura, della frutta, di poca carne, dovrebbe essere più facile che per altri perché fa bene alla salute e fa bene al portafoglio.
Non è una rivoluzione ma un ritorno alla tradizione, così come scoprire che comprando direttamente dai produttori si risparmia in denaro e si guadagna in qualità.
Si tratta di far pesare di più le scelte di noi consumatori che anche quando siamo curiosi e golosi possiamo trovare prodotti di qualità a giusto prezzo.

commenti 103

Ieri Paolo Scaroni ha comunque dichiarato che i comtinui aumenti di questi ultimi tempi sono assolutamente irrealistici, dato che non ci sarebbero carenze di petrolio sul mercato. Scaroni aveva pure tirato fuori una stima del numero di barili mediamente consumati dai cittadini americani e del resto del mondo.

11 Giu 2008 | ore 11:33

...quella splendida BMW ha dei confortevoli interni in pelle FRAU di serie...

Mucca

11 Giu 2008 | ore 12:32

Scaroni, appunto, faceva riferimento ai consumi insensati di questi tempi degli autonobilisti Usa.
Ma riconvertire un'intera industria automobilistica richiede anni e anni.

11 Giu 2008 | ore 12:34

Ma com'è che SBO ha una fase di attenzione totale al risparmio...? ;-)

Aumenti irrealistici ma reali anche col Kangoo, mica solo col SUV. Resta un mistero il fatto che le aziende automobilistiche siano così indietro dato che del problema del petrolio - aumenti o esaurimento o inquinamento - se ne parlerà da decenni...

Dopo aver ragionato da tempo sui pro e contro della spesa direttamente dai produttori (ingestibile se non occasionalmente), i GAS (ma io non c'ho nessuna voglia di dipendere da altri per fare la MIA spesa), stavo meditando su cose tipo questa: Spesa a domicilio. Qualcuno ha provato cose del genere?

p.s. Mucca, magari spunti un buon prezzo per il Cayenne di Holly per andare da Pinchiorri

11 Giu 2008 | ore 12:47

Io, magari sembrerà incredibile, ma sono attratto dall'intelligente risparmio :-)) tanto che nel febbraio del 1991 intitolai il numero 47 del Gambero Rosso "La fine dello spreco".
Era scoppiata la prima guerra dell'Iraq, il petrolio era salito molto - con gli occhi di oggi sono cose da ridere - e si sentiva l'esigenza di cambiare, non solo per l'aumento dei costi ma proprio come fatto culturale.
Oggi i consumatori curiosi e golosi, che era lo slogan del primo Gambero Rosso, sono più che mai presenti e sono anche, o devono diventare, scopritori delle mille occasioni che esistono e che solo la pigrizia e la quotidianità ci fanno perdere di vista.

11 Giu 2008 | ore 13:17

Forse qualcuno non ricorda che il primo che parló di austeritá fu un certo Enrico Berlinguer...uno che vedeva lontano e che nell'Italia malata di questi ultimi tempi sembra un gigante e un marziano insieme...risparmio, volando molto bassi, per me vuol dire farsi mandare un salame contadino mantovano comprato dal produttore invece che andare da Peck

11 Giu 2008 | ore 14:06

@Gigo
Bè se si fa un ragionamento su come fare in modo che i produttori guadagnino di più (cosa giusta secondo me dato che è a loro che vanno i meriti e a loro tocca il più duro lavoro, non agli intermediari) il discorso di farsi mandare i prodotti o andarli a comprare da loro ha sempre senso; se si parla solo di risparmio non sono così sicura che farsi spedire un solo salame dal produttore sia più conveniente (motivo per cui è da un po' che faccio calcoli, ragiono sulle quantità e le distanze, telefono in giro per capire come gestire i miei acquisti diretti). Ma forse sono io che ho sempre un approccio iniziale un po' troppo pistino a tutte le cose...cerco, vedo, studio, confronto, analizzo e POI improvvisamente decido! ;-)

11 Giu 2008 | ore 14:38

Se c'è spreco è perchè tutto costa ancora troppo poco!
Perchè i centri delle città sono affollati di auto che trasportano una sola persona???
E' ora di cambiare...
Perchè consumiamo 10 l di acqua per lavarci i denti?
perchè costa poco anche quella...
Perchè dimentichiamo la luce accesa o la spia della Tv accesa?
Perchè non abbiamo idea di quanto sia importante il risparmio...
Purtroppo la gente si accorge del caro vita solo sui prodotti alimentari... fondamentali per la nostra sopravvivenza.
+ 20 cent la pasta e sembra impossibile arrivare a fine mese...
Mangiamo sempre più porcherie a basso costo... ma non abbiamo mai pensato di risparmiare su benzina, luce, acqua, gas, vestiti, parrucchieri, lampade, automobili e via dicendo.
Potremmo essere tutti uguali a tavola e diversi nel modo di fare fuori... invece il contrario... andiamo tutti in vacanza negli stessi posti dei vip, abbiamo sempre più tutti le stesse auto super mangiapetrolio, andiamo tutti a lampadarci e dal parrucchiere una volta a settimana... ma poi risparmiamo sul cibo.

11 Giu 2008 | ore 14:45

Ma io non parlo di austerità o di sacrificio perché non ritengo tali le scelte fatte per convincimento e non per necessità.
Il petrolio ha prezzi insostenibili ma io non ritengo austerità mangiare un piatto di pasta con i broccoletti siciliani e considerare questo primo e secondo piatto contemporaneamente.
Primo, perché dal punto di vista nutrizionale lo è un primo e secondo piatto, poi perché è un piatto buonissimo, da ultimo costa anche poco e fa parte della mia storia, della mia tradizione di italiano ecc...
Non considero austerità il fatto di non acquistare ogni anno vestiti nuovi e non lo è il non cambiare l'auto inseguendo i nuovi modelli.
Non è austerità scegliere i voli low cost, è intelligente modo di consumare, non è austerità imparare a prenotare un albergo e trattare, come sono abituati a fare gli stranieri, il prezzo della stanza e non è austerità non mangiare l'anguilla il giorno dell'anno in cui costa tre o quattro volte di più :-)
Io parlo di tutto questo e mi rivolgo a un consumatore intelligente.

11 Giu 2008 | ore 14:49

...non è austerità trovare una scusa per unirsi dopo cena a un gruppo di amici che vanno in una pizzeria terribile (spendendo 15 euro a testa), mangiando prima un piatto cucinato in casa con gli ingredienti buoni e una birra di qualità spendendo meno di un terzo. Ah cosa tocca fare ai consumatori intelligenti per mantenere anche un minimo di relazioni sociali... :-)))

11 Giu 2008 | ore 14:57

Vero, le relazioni sociali sono il pane della mente e del cuore ma anche una sana opera di evangelizzazione nei confronti di questi amici "coglioni" che non sanno districarsi tra il cattivo, il pessimo, il mediocre e il buono va fatta urgentemente.
Ovvero va rifatta con una nuova strategia :-))

11 Giu 2008 | ore 15:06

D'accordissimo su tutta la linea con Filos.
Penso inoltre che non sia più una questione di scelta o di convincimento come dice il direttore, ma di mera necessità, per cui se non dovesse bastare lo spauracchio prezzo, via a strategie più subdole e cattive.
Quindi, per rimanere nell'ambito alimentare, ben vengano campagne di comunicazione terrificanti su mucca pazza e aviaria (anche se non esiste serio pericolo) per abbassare i consumi di carne.
Il mio Io ecologico dice questo.
Poi c'è invece il mio Io futurista che vorrebbe accelerare il disastro per vedere cosa c'è dopo, per poter essere il Conan (quello del cartone animato) della situazione.

11 Giu 2008 | ore 15:36

L'austeritá é un valore che a mio avviso, anche se la parola ha un che di minaccioso, andrebbe recuperato nell'Italia assiologicamente persa di questi tempi. É l'Italia dei Mazzaró che possiedono la roba e preferiscono mangiare pane contadino e cipolla (magari di Giarratana), l'Italia dei Caberlotto che piú guadagna e piú risparmia, l'Italia weberianamente calvinista che é dentro di ognuno di noi, perché solo pochi decenni fa eravamo tutti contadini, e nel nostro sangue scorre sangue di pastori e mezzadri...é l'Italia contadina che per inseguire falsi ideali e felicitá facili ha abbandonato le sue radici anche a tavola...non é forse spreco aver perso 33 razze di maiali neri diversi per importare suini bianchi che per crescere hanno bisogno di mangimi e capannoni e diavolerie varie? E non é uno spreco tutto italiano la moda delle fettina, il fatto che i macellai non riescano a vendere pezzi di carne che un tempo facevano la gioia dei nostri avi (e pensare che la chianina ha una pancia enorme che potrebbe essere sfruttata enormemente e invece...) Quei coglioni di cui lei parla fra cui per es. metto mio padre (a cui peraltro voglio molto bene) sono persone contente cosí, che non ci stanno a farsi evangelizzare, perché in Italia il chissenefregismo specie a tavola é sempre dietro l'angolo, e la cucina "é una boiata che interessa a chi non ha niente da fare"

11 Giu 2008 | ore 15:46

Ma no, guardiamo anche il lato positivo: non basta più dire vado a fare la spesa. Per milioni di italiani bisogna incominciare a ripensare la spesa e in questa enorme crepa, in questo rivolgimento bisogna inserire proposte allettanti, rimandi a una cultura e tradizione perduta.
Evangelizzare vorrebbe dire trasmettere il verbo che, in questo caso profano, significa proposte ed esempi concreti, da proporre ognuno nel proprio ambito familiare e lavorativo.
Certo, molti diranno chissenefrega ma altrettanti sono in cerca di suggerimenti.

11 Giu 2008 | ore 15:58

Battuta per Gigio: mi tiro fuori dai calvinisti! :-) Io sono un cattolico gaudente che guadagna poco, ma preferisce i bei pezzoni di carne (con parsimonia) al magiare una bistecchina al giorno (abitudine nemmeno troppo sana). La cosa più bella è che col mio esempio ho fatto cambiare le abitudini alimentari di almeno 10 miei parenti. E' una piccola cosa, ma adesso ho zii che si sono resi conto che è meglio prendere l'aglio italiano al fruttivendolo che quello cinese al supermercato. E non perché sia italiano, ma perché, più banalmente, è più buono.

11 Giu 2008 | ore 16:01

Veramente "la comunicazione terrificante su mucca pazza e aviaria (anche se non esiste serio pericolo)" di cui parla emsì a me pare una cazzata. Io odio l'informazione che butta la gente nel panico senza capire nulla di cosa sta veramente succedendo perché al limite smette di mangiare un prodotto finché è in balia del terrore e poi ritorna come prima. E quando penserà a come può risparmiare leggerà l'ennesimo alrticolo confuso e allarmistico sulla free press o al telegiornale e poi concluderà che può permettersi di fare la spesa solo al discount e andare a mangiar fuori solo al McDonald's! :-(
Quella che serve è informazione seria e onesta - e questa bisogna un po' andarsela a cercare e poi provare a raccontarla a quelli che stanno intorno e magari insisti insisti, alla lunga cambierà qualcosa...

11 Giu 2008 | ore 16:37

>Gumbo la free press di cui parli tu spesso è fatta da colleghi che per due soldini e con scarsa tutela si espongono in prima persona.
Accidenti, sembra che far comunicazione sia perversione!
Senza nessuna anomosità, Gumbo, chiaramente..
Stefano

11 Giu 2008 | ore 16:58

Si, ma quando i colleghi scrivono solenni cazzate qualcuno può alzare il ditino o scatta la "complicità giornalistica"?
Perché in questi anni se uno sbagliava il capogruppo Udc alla Camera veniva sbattuto in quarantena ma se scriveva che il Sassicaia è un vino bianco nessuno lo licenziava, sospendeva o sbeffeggiava.
E non voglio parlare della copertina Velenitaly per carità di patria :-)

11 Giu 2008 | ore 17:03

Concordo con Gumbo Chicken: il terrorismo sull'aviaria ha fatto soltanto immensi danni, oltre ad arricchire alcune ditte farmaceutiche produttrici di presunti "vaccini" antiaviaria. Senza contare che tutta quella disinformazione, paradossalmente, colpì i produttori più sicuri (cioè gli allevatori all'aperto di razze avicole robuste, stile Pigorini o Maggioni) perché l'ignoranza popolare li riteneva invece più a rischio, e non bastarono le giuste filippiche di alcuni grandi veterinari (tipo Maurizio Arduin, da me intervistato) a convincere i consumatori meno informati.

11 Giu 2008 | ore 17:04

Cosa significa che la free press "è fatta da colleghi che per due soldini e con scarsa tutela si espongono in prima persona"? Che allora dovrei apprezzare la loro opera anche se a me sembra spazzatura? Io e alcuni amici avremmo avuto l'opportunità di iniziare a lavoricchiare per una rivista di musica anni fa ma dato che ci sarebbero stati da fare piccoli compromessi per venire incontro agli inserzionisti e alle esigenze di vendita abbiamo detto no e semplicemente faccio un altro lavoro. Per me non esiste proprio - o si fa vera informazione o si fa danno, in alcuni casi anche grave a disinformare. Nessuna solidarietà da parte mia per chi fa un lavoro pessimo!!!

11 Giu 2008 | ore 17:18

Non desideravo andar oltre...
Restando al discorso, a mio umile avviso non devi aprovare, ma attuare una tua personale scelta; non entro in merito, ma il generalismo non giova a nessuno! Chi lavora male si prenda le sue di responsabilità, chi lavora bene invece gli elogi..
ciao a tutti

11 Giu 2008 | ore 17:36

@ Bonilli
Anche il mio era un invito a un consumo intelligente.

11 Giu 2008 | ore 17:50

Il mio non era un riferimento a quello che scrive un singolo giornalista, ma di strategie globali.
Il mio pensiero è che se la paura della mucca pazza è l'unico modo per abbassare i consumi di carne bovina, ben venga la paura.
Poi anch'io vorrei poter vedere bambini alle elementari imparare a mangiare quarti anteriori e frattaglie, spiegar loro che se ammazzi un bestia di 8 quintali non ha senso mangiarne un decimo, non per rispetto alla mucca, ma per rispetto al nostro futuro.
Ciò però non succede.
Allora visto che il terrore e la paura ce le hanno inculcate dappertutto, almeno che servino a qualcosa.
Esempio di strategia di comunicazione:
Pensate alle pubblicità sui preservativi, tendenzialmente dicono, se volete fare del sesso sicuro, usate il preservativo, non dicono, tenetevi sempre un presarvativo a portata di mano così da poter trombare sicuri quando volete.
E tra i due pensieri c'è un abisso.

11 Giu 2008 | ore 18:48

E oltretutto purtroppo neppure i preservativi sono sicuri al 100%.
Ma parliamo di cibo, il lattice non mi sembra il massimo della bontà...

11 Giu 2008 | ore 19:39

emsì,
credo che il tuo pensiero fosse chiaro; è solo che io (e mi pare anche altri) non sono d'accordo. Non sono d'accordo sul "ben venga la paura" perché non porta a un cambiamento duraturo né a capire qual è veramente il problema; e nella migliore delle ipotesi appena finisce la paura si riprendono le stesse abitudini, nella peggiore si reagisce facendo esattamente l'opposto o agendo in mdo casuale, in modo irrazionale, tanto quanto è irrazionale la paura. A meno che tu non abbia intenzione di instaurare un regime del terrore in cui permanentemente trasmetti messaggi subliminali per continuare per sempre a far credere alla popolazione mondiale le false notizie allarmanti da te create ad arte. Progetto impegnativo, però! :-)))
Tra essere sballottati da un allarmismo alll'altro crea confusione e sfiducia, così come la cattiva informazione - che secondo me va oltre il fatto prendersi gli elogi o meno; è una responsabilità che influisce sul modo di pensare e di comportarsi della gente, é una faccenda molto più seria!

11 Giu 2008 | ore 22:04

La buona informazione nel nostro mondo mi sembra, così ad occhio, materia abbastanza rara :-)

11 Giu 2008 | ore 23:08

Io direi che l'informazione veritiera, è merce rara.

E lo sarà sempre di più fintanto ché la massa non vorrà impegnarsi nello sviluppo di una capacità critica individuale. Questo, per me, rimane il più grande fallimento della sinistra, cioè la mancata diffusione della cultura alle masse, così ché il voto della vecchietta che segue il Tg4 e pensa che Fede dica la verità, o che Gerry Scotti sia una persona di cultura perché sa tutte le risposte delle domande che fa, varrà quanto quello di persone che hanno studiato, han fatto politica vera e sono ancora impegnate nel sociale, tanto per dar dei paragoni, non ci sarà mai democrazia, in Italia come in nessuna parte del mondo.

12 Giu 2008 | ore 00:50

Sbo,
non è che i consumatori curiosi e golosi “sono più che mai presenti” in realtà sono sempre esistiti, è stato il Gambero Rosso a cambiare non il consumatore.
Vediamo di rinfrescarti la memoria:
Nel 1991 (avevo 14 anni, quindi ancora nell’età della pubertà ma già con le idee chiare) il Gambero Rosso non era una banale rivista di cucina ma un progetto editoriale che non aveva precedenti e concorrenti sul mercato. Stefano Bonilli, fondatore del GR (e futuro Maestro Jedi di Muccapazza) proveniva dal giornalismo d’inchiesta e proprio su questo campo costruì la sua fortuna mediatica che lo portò ad essere identificata dal pubblico come un marchio di cui ci si poteva fidare perché salvaguardava prima di tutto i diritti dei consumatori.
Il mensile era pieno d’inchieste (altroché l’inchiesta dell’Espresso: Velenitaly) e test tanto che il Gambero Rosso ben presto diventò una presenza fissa del programma Mi Manda Lubrano (rai tre).
Il successo della trasmissione si ripercosse anche sul Gambero Rosso e migliaia furono i telespettatori che si avvicinarono prima alla rivista, poi alle guide e agli altri progetti editoriali griffati GR.
Ma il successo ed il benessere economico che si respirava in via Bargoni ben presto cambiarono Stefano Bonilli che da giornalista d’inchiesta, abbandonò l’inchiesta e i test per assumere un ruolo più simile a quello di Donald Trump.

Si pensò che il consumatore curioso e goloso fosse sempre quello, in realtà con la svolta editoriale il pubblico del gambero era decisamente cambiato e così, da un consumatore incavolato che inviava lettere alla redazione per raccontare un Italia che non andava ci si è trovati davanti a un consumatore con una buona propensione alla spesa a cui non interessava andare in fondo alle cose per capire la qualità (inchieste o test) ma semplicemente era disposto a pagare affinché avesse indietro qualità.
Oggi ci si rende conto che quei gourmet sono in crisi e che in fondo, non c’hanno una lira visto che aspettano la piccola pasticceria dopo il dolce, demonizzano l’alta ristorazione e santificano la trattoria ma senza badare alla qualità, perché quella, non gliel’ha insegnata nessuno, nemmeno il Gambero Rosso.

Se davvero vuoi rilanciare il Gambero basterà guardarsi indietro dopo tutto la cucina non è diversa dalla moda, tutto torna in auge però ricorda: “la moda va e viene, lo stile è per sempre…”

Mucca

12 Giu 2008 | ore 01:19

"così come scoprire che comprando direttamente dai produttori si risparmia in denaro e si guadagna in qualità". Direttore sa dove è il problema che muoversi per noi cittadini con la macchina per andare dal produttore è un costo che aggiunto al costo di quello che compriamo fa il totale.... conviene!!! conviene se facciamo un bel carico di prodotti...quindi questo può andare per un ristorante o comunque un'attività di ristorazione...ma per il piccolo consumatore!!! non so ocorre fare due conti

12 Giu 2008 | ore 11:00

Dato che si è tornati a questo tema rilancio la mia domanda e il link(che evidentemente si sono persi tra i vari discorsi): qualcuno l'ha mai provato o ha considerato l'ipotesi di abbonarsi a qualcsoa del genere o conosce altri che offrono un servizio tipo questo? http://www.cascinacornale.it/Public/Default.aspx?idpagina=4&IDSito=0

12 Giu 2008 | ore 11:10

Ho guardato il sito della Cascina Cornale, e mi ha fatto un ottima impressione anche proprio come stile e chiarezza. Io sono fuori zona, e comunque non mi andrebbe di "impegnarmi" in un abbonamento, consegne settimanali o cose cosi'. Però per altri potrebbe essere una buona possibilità.
A me piace, se posso, fare la spesa, andare in giro e scegliermi la roba, ma è più un abitudine che una necessità tutto sommato.

12 Giu 2008 | ore 12:08

che si compri la roba al mercato invece, ad personam, guardando in faccia chi ti alluga broccoli e trippe
sb

12 Giu 2008 | ore 13:56

Il problema però era che i produttori sono sparsi sul territorio, quindi non raggiungibili per una normale spesa settimanale di 2 persone senza doversi organizzare con 80000 parenti amici, vicini e sconosciuti (rottura immensa). Ai mercati di città solo in minima parte e/o occasionalmente sono i produttori stessi a vendere, quindi guardi in faccia chi ti allunga i broccoli e trippe ma non conosci direttamente chi li ha prodotti e che ti può trasmettere (oppure no) la passione e l'impegno che ci ha messo...

12 Giu 2008 | ore 14:17

come l'acqua calda per......

12 Giu 2008 | ore 15:16

Sarò stupida, ma la frase di Liloni non l'ho capita. Come l'acqua calda per...? La doccia? Lavare i piatti? Fare il tè? E a chi risponde?

12 Giu 2008 | ore 16:37

il cioccolato. si stanno dicendo cose molto ovvie.

12 Giu 2008 | ore 18:08

Stefano: ma quanti possono andare al mercato ? La risorsa scarsa e' il tempo, prima ancora che il denaro. Se in una famiglia lavorano marito e moglie ad orario pieno, come fanno ad andare al mercato?
E' questo il motivo per cui i supermercati sono pieni di giovani, e i mercati (quando esistano ancora) di vecchi o casalinghe

12 Giu 2008 | ore 18:39

Qui di mercati ce ne sono in abbondanza ma in effetti io li vedo solo all'ora in cui passano le macchine per la pulizia a trascinare via quintali di resti e imballaggi Oppure ogni tanto se fanno quelli "speciali" la domenica con i produttori o se me la organizzo proprio come gita fuori città.

Poi, Adriano, saranno discorsi scontati e ovvi in teoria, ma di fatto io che sto in città di persone che comprano regolarmente dai produttori ne conosco una sola - che partecipava a un G.A.S. e che poi ha pure smesso perché era troppo un casino.
Tutti ma proprio tutti quelli che frequento vanno al supermercato (di ogni ordine e grado), qualcuno occasionalmente al mercato (se è vicino a quelli aperti il pomeriggio o riesce ad andare il sabato mattina) e qualcuno (ancora meno) nei negozietti. Quindi uno scambio di idee e informazioni non mi sembra così inutile...

12 Giu 2008 | ore 18:56

Sapete perché ho detto mercato? Per quell'atmosfera che si respira, per i colori, i profumi, le verdure...i formaggi. Quel gesto di veder incartare la merce con la carta è rassicurante. Non sempre si spende meno, ma ti diverti di più..
Dario, lo sai bene che la scomessa con il futuro è per un ritorno alla qualità della vita investendo nel tempo...utopia?

12 Giu 2008 | ore 19:14

Guardo la pubblicità della Mercedes e vedo che la Classe B è anche a metano di serie, guardo la pubblicità della FIAT e nessuna delle vetture Top esce anche a metano. Eppure la FIAT continua a vendere vagonate di macchine e quasi nessuna è a metano. Ho comprato una Punto a metano (bifuel), ho usufruito degli eco incentivi dello Stato che sommati a quelli FIAT mi hanno fatto risparmiare un sacco di soldi. Ogni volta che faccio il pieno risparmio un altro sacco di soldi. Eppure di queste macchine, con queste motorizzazioni, se ne vendono pochissime; mi chiedo allora se la crisi esista veramente.
La risposta è che la crisi esiste ma non rinunciamo a niente che possa ledere il nostro status symbol percepito. Magari mangiamo e beviamo quasi sempre risparmiando il più possibile e chi se ne frega della qualità, ma l'ultimo telefonino, l'ultimo occhiale da sole, l'ultima macchina a benzina o diesel non ce la facciamo mancare per nessuna ragione al mondo !!!

Ciao

12 Giu 2008 | ore 21:27

dallo scrivere si denota l'origine di una persona come si vede che dario bressanini è un tecnico e stefano buso un giormalista-scrittore sposo tutte e due le teorie per senso pratico ed attuale ha ragione dario ma da quasi per assoluto la sua convinzione. Stefano è più morbido..e se pur sono convinto che per un verso da ragione alla razzionalità dell'altro mette più poesia e speranza al concetto...e la combatte perchè la sua teoria è molto di speranza

12 Giu 2008 | ore 21:40

"Si tratta di far pesare di più le scelte di noi consumatori che anche quando siamo curiosi e golosi possiamo trovare prodotti di qualità a giusto prezzo."

Questa è una grande sfida che va raccolta, noi ci stiamo provando.

13 Giu 2008 | ore 00:38

Vigna,
e che palle ancora con questa storia che la crisi esiste ma non rinunciamo a niente che possa ledere il nostro status symbol.
Allora, un paio di considerazioni.
E’ il gorumet curioso e goloso che oggi è in bolletta non il riluttante che risparmia per comprarsi la “cencia” classe B della Mercedes a metano. E’ sempre esistita gente alla quale non interessava mangiare ma preferiva investire il proprio denaro in quello che è considerato Status Symbol. Esistevano 15/10/5 anni fa e anche oggi eppure il mondo della ristorazione non era in crisi.
Quindi prendiamo come riferimento di clientela che oggi è assente nel mondo della ristorazione e che il latitante Bonilli ha chiamato il gourmet curioso e goloso, sono loro l’anello mancante dell’economia mangereccia.
Per anni si è pensato che il gourmet curioso e goloso fosse disposto a tutto, visitare i locali cosiddetti: “Vale il viaggio”, sterminati e strampalati menù degustazione, prezzi di anno in anno sempre più elevati e fuori di qualsiasi logica inflazionistica e tante altre puttanate da effetto speciale che hanno portato la ristorazione italiana alla cosiddetta posizione alla pecorina. Oggi, che il gourmet curioso e goloso si ritrova con un potere d’acquisto dimezzato e una famiglia da portare avanti (molti gourmet non sono persone ricche o benestanti ma svolgono anche un semplice lavoro da “impiegato”, di cui, ad esempio il forum del gambero rosso è pieno di questa categoria) si ritrova ad uscire una volta al mese per frequentare il ristorante segnalato dalla guida x,y. piuttosto che tutte le settimane.
Il brutto di tutta questa situazione è che non sopravvivranno parecchi ristoranti e nessuno del gambero rosso o qualcun altro avrà il coraggio di dire ai gourmet curiosi e golosi: “Ok, forse abbiamo esagerato e vi abbiamo proposto un modello di ristorazione che pensavamo vi poteste permettere, ma visto che siete in bolletta, ecco che bisogna ragionare in termini di consumi intelligenti: la trattoria, i ristoranti low cost, il gruppo comune d’acquisto, eataly ecc..ecc..
E questa situazione la trovo molto più triste di quei riluttanti ai quali non è mai interessata la cucina ma badavano solo al proprio status symbol.

Mucca

13 Giu 2008 | ore 00:57

Ok, forse abbiamo esagerato e vi abbiamo proposto un modello di ristorazione che pensavamo vi poteste permettere, ma visto che siete in bolletta, ecco che bisogna ragionare in termini di consumi intelligenti: la trattoria, i ristoranti low cost, il gruppo comune d’acquisto, eataly ecc..ecc..

Va bene, adesso? :-)

13 Giu 2008 | ore 01:01

..direi che è perfetto, però, in questo momento, mi sfuggono i meccanismi del: "E adesso?"

Mucca

13 Giu 2008 | ore 02:37

... io adesso ci provo e ci ho provato quando gli altri, tutti, neppure sapevano di cosa si stesse parlando.
Adesso c'è una situazione economica difficile perché nessuno dei governanti può dire che si deve cambiare il modo di vivere... ah, a proposito Mucca, i test sono finiti quando la Yomo mi ha fatto una causa da 500 milioni del 1992 :-)) sono finiti quando è finito Mi Manda Lubrano, sono finiti quando è arrivata in Italia un'associazione dei consumatori belga e ha investito in una rivista per fare i test, Altroconsumo, diventando leader del settore. Già, perché i test costano un mucchio di soldi a farli seri e bene senza guardare in faccia nessuno. Ma non guardando in faccia ti può capitare come a noi che il signor Ferrarelle, uscito ultimo nel test sulle minerali, ti tolga 80 milioni di pubblicità - siamo all'inizio degli anni Novanta - e tu piccolo editore rimani schiantato.
Questi pochi esempi per far capire che la situazione per chi fa editoria seriamente era ed è complessa e che adesso scrivo le stesse cose di venti anni fa per un pubblico diverso.
Adesso penso sia finito il tempo delle grandi manifestazioni e ci sia bisogna di iniziative vere e innovative e quindi io adesso ci provo perché tutto il resto l'ho giò fatto e penso che il Web sia la svolta per comunicare e ascoltare, per proporre e sentire le osservazioni... magari nel 1986 ci fosse stata la Rete.
E comunque dicendo solo che "la gente non arriva alla fine del mese" non si va da nessuna parte e io non ho l'ambizione di risolvere i loro problemi, parlo e ascolto chi fa iniziative nella direzione del cambiamento... poi si vede :-))

13 Giu 2008 | ore 08:25

Mucca scusa, ma dissento fortemente.
Tu dividi il mondo in categorie nette, o stai da una parte o stai dall'altra. Secondo me il gourmet curioso e goloso se va a comprare la macchina con molta probabilità non ne sceglie una a metano che gli permetterebbe di risparmiare il 50% sul costo del carburante. Questo dicono le statistiche, a meno che i pochi che acquistano tali macchine siano solo ed esclusivamente i gourmet curiosi e golosi....statisticamente però è difficile da dimostrare. Probabilmente abbiamo percezioni diverse di un medesimo mondo, forse abitiamo in due realtà diverse però penso fermamente che stante l'innegabile crisi che ci attanaglia il gourmet curioso e goloso facendo delle scelte possa ancora togliersi delle belle soddisfazioni. Certo, è questo il cambiamento, prima non era necessario fare delle scelte. Adesso o le fai o ti indebiti fino al collo. La Banca d'Italia a questo proposito lancia continui allarmi, il credito al consumo sfugge anche ad una seria quantificazione, il proliferare delle finanziarie è un grande segnale d'allarme. Mi chiedo quanto di questo spendere sia necessario. Quanto di questo indebitamento potrebbe essere ridotto se facessimo scelte non da status symbol ma basate su criteri di rapporto fra qualità e prezzo ?
Io ad esempio, perchè bisogna sempre partire da se stessi nelle analisi, dell'abbigliamento me ne frego, sono sicuro di risparmiare rispetto a molti amici parecchie centinaia di euro l'anno. Non vesto griffato, non seguo i colori alla moda però mangio ogni anno in molti ristoranti/osterie anche ottimi e bevo molte bottiglie di ottimi vini.
Ho il telefonino da un sacco di anni ma in tutto ne ho cambiati due, ho gli stessi occhiali da sole da 10 anni e se vuoi continuo negli esempi.

Ciao

13 Giu 2008 | ore 09:19

Direttore: non sapevo che una volta il GR proponeva dei test sui prodotti (neanche cucinavo all'epoca ;-) )
Ha immediatamente guadagnato un migliaio di punti di considerazione da parte mia. Complimenti (in ritardo)

Ora che c'e' il web non sarebbe possibile recuperare quella iniziativa, almeno per il web? I ricatti pubblicitari ci sono ancora?

@Stefano: l'organizzazione del lavoro e' quella che e', e non cambiera' solo perche' c'e' l'utopia di andare a fare la spesa al mercato (che poi, parliamoci chiaro, anche i mercati sono cambiati: spesso i venditori si riforniscono dalle stesse centrali dei supermercati....)

E ho come l'impressione (vedi recente decisione UE sull'orario di lavoro) che in realta' nei prossimi anni il nostro tempo libero si ridurra', per rispondere alle sfide che arrivano da est

13 Giu 2008 | ore 09:38

Dario, prova a fare una ricerca e leggere la storia del Gambero Rosso (sicuramente c'è anche su questo blog) - se no bonilli ce la scrive di nuovo tutta! :-)))

Tmepo? A me pare evidente che gli imprenditori italiani vadano nella direzione opposta: sempre meno dipendenti, che lavorino sempre più ore e possibilmente con tutti i truschini immaginabili per non pagarti gli straordinari. Il tempo libero noi dipendenti se lo vogliamo ce lo dobbiamo prendere, cavillando sul filo dei regolamenti e delle leggi, guadagnandomeno e rinunciando a qualunque ambizione carrieristica. E comunque anceh così non è detto che si riesca ad andare al mercato!

13 Giu 2008 | ore 10:11

p.s. Ovviamente il mio "in direzione opposta" nel commento precente si riferiva al commento di Stefano Buso non a quello di Dario.

Tanto per stare in tema di epoche che cambiano...ho appena visto sulla Stampa che il Flipot dal 2009 "cambia pelle". Oh che sia la volta buona che la ristorazione abbandoni davvero gli antichi orpelli che interessano solo a uno sparuto numero di gourmet fissati... ;-)

13 Giu 2008 | ore 10:47

Sono convinto che sia necessario ricominciare dall'inizio.
Per fare la spesa bene, in modo conveniente salvaguardando la qualità, bisogna conoscere.
Per conoscere bisogna sapere cosa conoscere e dove trovare le informazioni.
Proviamo a fare un gioco: quanti di voi sanno se il pane è buono o meno? Sanno come si fa? Sanno quali sono i trucchi più frequenti?
E il latte, quand'è che è buono e di qualità? E il burro? E l'olio?
Cioè quanti di voi conoscono i prodotti top di gamma, quanto a qualità e sanno in cosa consiste la differenza - a parte il prezzo - rispetto agli apparentemente simili prodotti di massa sfornati dalla grande industria?
Perché qui non si tratta di dempnizzare l'industria ma di trasformare i consumatori in consumatori coscienti che con le loro scelte possono condizionare grande industria e distribuzione.
Guardate cosa è successo col biologico: una domanda reale e di massa ha indotto anche la grande distribuzione a dare spazio a questo segmento della produzione alimentare.
Senza conoscenza non ci può essere difesa.

13 Giu 2008 | ore 12:51

Sono d'accordo al 100%.
Ci dobbiamo quindi aspettare una rivista mensile più attenta alla ricerca del prodotto ed alla qualità dello stesso oppure qualcosa di nuovo bolle in pentola ?

Ciao

13 Giu 2008 | ore 13:20

Bé io a informarmi ci provo; a capire e sentire le differenze pure. Poi comunque per principio dubito sempre almeno un po' di ciò che presumo di sapere (non si sa mai). Dobbiamo rispondere? Parto io con la figuraccia? :-)
Penso che il pane buono si faccia minimo con la farina buona (fatto che dipende da come viene coltivato il grano - tanto per stare sul tipo più comune - e come viene poi lavorato e macinato). Immagino che anche l'acqua influisca ma per me è già una finezza oltre la mia comprensione. Poi sicruamente conta il modo in cui si fa lievitare - per mezzo di cosa (livito di birra, pasta madre se ne esistono altri non lo so) e per quanto tempo (se avviene in modo "sparato" artificialmente oppure con tutta calma). Fatto che influisce sulla onsistenza il giorno stesso e soprattutto i giorni successivi e anche sulla digeribilità. Poi conta anche il tipo di forno ma per la mia esperienza di gusto credo che le fasi precedenti siano anche più importanti dato che ho assaggiato un pane cotto al forno a legna comprato al supermercato che era 'na schifezza comunque. So cose corrette o cose sbagliate? Cosa manca?

LE differenze tra top di gamma e prodotto industriale...non è una domanda un po' troppo generica? Qualche esempio?

13 Giu 2008 | ore 13:41

Con i pani fatti con differenti farine integrali, impastati con frutta, erbe, spezie e solo lievito madre, ci ho organizzato una delle più belle serate in Osteria.
Un caro amico, l'Ing. Bergamini, è un autentico cultore storico-pratico della produzione casalinga di simili pani. Una delle sue ultime riscoperte è il pane degli Esseni, fatto con grano germogliato.
L'altra sera me ne ha portati 12 differenti, tutti cotti in forno a legna, letteralmente favolosi. Da quando lo conosco so qual'è la differenza fra un pane ottimo, digeribilissimo, buono e fresco anche dopo venti giorni.

Ciao

13 Giu 2008 | ore 14:02

.....e uno industriale o falsamente artigianale o falsamente integrale come purtroppo se ne trovano tanti ed in molti negozi.

Scusate l'aggiunta ma mi ero dimenticato di concludere la frase :-)

Ciao

13 Giu 2008 | ore 14:05

E come esce il pane col grano germogliato? Cosa vuol dire "falsamente integrale"? Nel senso che lo è solo parzialmente oppure ci mettono la segatura...? :-)))

13 Giu 2008 | ore 14:12

Vigna,
la risposta è si. Io divido il mondo in due categorie ovvero, in chi ha i soldi e in chi non li ha. Sbaglio? Non credo proprio. Semmai, sono obiettivo.
Il problema non è se il gourmet curioso e goloso acquista un auto con l’impianto a metano perché il problema dei consumi è “l’ultimo dei problemi” per chi acquista una X6, una Q7, una bentley gt coupé (la mia preferita) o una maserati gran turismo coupé bianca con gli interni in pelle color sangue di piccione (cazzzo che gusti chic che ho).
Semmai i problemi riguardano il mantenimento di un auto: Bollo, Assicurazione, Tagliando ecc..ecc.. perché solo di queste spese ti assicuro che possono incidere sul tuo bilancio tra i 250€ e i 300€ mensili, senza considerare, ovviamente, le taniche di benzina griffate Louis Vitton che ti servono per girare con queste favolose cilindrate.
Quindi, caro Vigna, risparmiare sul pieno, mi sembra che sia proprio l’ultimo dei pensieri per il gourmet curioso e goloso, la realtà, invece, è un'altra: questa crisi non ha fatto altro che evidenziare il ritratto del gourmet curioso e goloso: le sue disponibilità economiche, le sue scelte alimentari e quelle fatte fuori casa insomma è una radiografia fatte come poche altre, di cui al gambero gli si da atto di avercene regalate parecchie nel forum leggendo le recensioni che i gourmet curiosi e golosi pubblicavano.
E sai qual è la realtà? Che si è costruita una ristorazione attorno a un pubblico che in realtà oggi non c’è e forse non è mai esistito visto che è costretto a fare delle scelte per togliersi quelle che tu chiami: “belle soddisfazioni”.
Che senso ha andare a cena e spendere belle cifre se non si ha la possibilità di poterselo permettere? Che senso ha vivere 2 ore al ristorante da principi (vestiti tra l’altro con un abbigliamento da terza scelta) se non si è ricchi?
Forse, però, rileggendo quello che ho scritto ti devo dare atto che non è vero che esistono solo due categorie: i ricchi e i poveri. Esistono anche i gourmet curiosi e golosi, ovvero quelli che si tolgono il pane dalla bocca per poter addentare qualcosa di più buono e forse meno banale, anche se sarà solo per un attimo. Speriamo che almeno si valso il viaggio, con quello che costa la tanica di benzina griffata Louis Vitton…

Sbo,
rileggendoti, rivedo un gambero rosso “prima repubblica”, quello che però mi sfugge è come il web può cambiare o contribuire a ricostruire qualcosa che in realtà è già esistito ma di cui nessuno sembra ricordarsene.

Mucca

p.s.
Come andò a finire la causa con la Yomo?

14 Giu 2008 | ore 02:20

Mucca scusa, ma i gourmet curiosi e golosi hanno solo macchinoni ?? Oppure come spesso diciamo sono semplici impiegati, classe media o anche meno ?? A questi quanto si spende per fare un pieno dovrebbe interessare eccome. E se i ristoranti di livello medio alto, le osterie di livello dovessero campare solo con i clienti con i macchinoni staremmo freschi....
Per carità è più che legittimo che noi due la pensiamo in maniera opposta ma per quanto mi riguarda l'andare in un ristorante da principi con un abbigliamento di terz'ordine mi procura le stesse soddisfazioni che se ci andassi vestito da principe, anzi, forse, avendomi guadagnato quelle due ore rinunciando ad altro penso che il mio cibo e il mio piacere siano ben maggiori del riccone con il macchinone che mi siede a fianco, che guarda inorridito il menù perchè mette a rischio la sua dieta e scruta da lontano la carta dei vini che se aperta e sfruttata a fondo metterebbe a rischio i risultati ottenuti in mesi di palestra e massaggi.
Siamo entrambi ristoratori, non so se da te sia differente ma da me chi beve di più e meglio, chi sceglie i piatti più innovativi e curiosi sono in grandissima maggioranza coloro i quali non si possono permettere di farlo spessissimo.

Ciao

14 Giu 2008 | ore 10:00

Cara Gumbo ti elenco alcuni fra i pani che mi ha fatto assaggiare l'Ing.Bergamini.
1)Treccia di pane con sei cereali integrali di tradizione svizzera
2)Pane con il pesce fujto, di antica tradizione napoletana con alghe, acciughe, capperi, con cereali inferiori di grano tenero
3)Pane con la zucca di tradizione povera della Romagna, ma anche specialità neozelandese
4)Pane di tradizione palestinese con timo selvatico e sesamo in crosta
5)Pane di antica tradizione turca con frutta secca e fresca, cardamomo e cannella
6)Pane della Murgia con tarasacco
7)Pane calabrese al peperoncino
8)Pane salentino con pasta di olive ed olive
9)Pane al basilico
10)Pane con pomodori secchi di tradizione siciliana.
Tengo a precisare che questi pani vengono fatti per hobby, lui macina i grani in casa, cerca le erbe nei campi, nei boschi, li impasta e li cuoce in un forno a legna di sua progettazione in contenitori di coccio. Ha ricercato in lungo ed in largo un apparato bibliografico vastissimo, è in contatto con studiosi di mezza europa e ci fà il grande regalo di farceli assaggiare quando andiamo a trovarlo al trullo o quando passa a trovarci in osteria.
Guarda, quando mi verrai a trovare, chiederò a Bergamini di farti provare alcuni di questi pani...sentirai che sapori, che profumi, che consistenze, che digeribilità !!!

Ah, mi chiedevi del pane degli Esseni. La sua curiosità è nata dalla Bibbia dove dice che gli Esseni, antichi abitanti del deserto, mangiassero un ottimo pane....com'era possibile farlo e cuocerlo in quelle proibitive condizioni? Molte possibili risposte sono state trovate ed il pane è buonissimo.

Ciao

14 Giu 2008 | ore 10:30

Vigna,
ringrazia Dio che ci sono i clienti con i macchinoni perché loro, almeno, ancora frequentano il livello medio alto della ristorazione italiana e se non ci fossero la situazione sarebbe ancor più cupa. Credo che ristoranti come Pinchiorri, Alajmo, Vissani ecc..ecc.. farebbero molta poca strada se dovessero vivere solo con il “gourmet curioso e goloso”. Fidati. Quando ti troverai in una tavola bistellata, guardati attorno mentre mangi e se il tuo sguardo noterà Patek Philippe e una Fendi bags di una coppia che ha ordinato solo due antipastini e due secondi e una bottiglia di vino (di cui la metà non la berranno) sei di fronte a delle persone alle quali piace mangiare bene e lo fanno tutte le sere con giudizio e sono pure disposti a pagare bene affinché le uniche due cose che hanno ordinato siano buone. Sono fuori quasi tutte le sere e non si fanno troppe pugnette sul perché lo chef ha deciso di mettere la fogliolina di basilico rivolta a sinistra piuttosto che a destra. Non ricamano troppa filosofia a quello che mangiano e vivono il ristorante per quello che è: prima di tutto un luogo dove mangiare e passarsi una serata.
Il gourmet curioso e goloso, invece, dopo mesi di rinunce decide di andare non al ristorante ma in quello che lui considera un santuario e lo fa presentandosi con il vestito del dì di festa. Ordina tutto quello che può ordinare (il gourmet curioso e goloso solitamente si ingozza, non mangia) scegliendo o il menù degustazione (quello più lungo naturalmente) oppure andando alla carta con tutti piatti diversi (così si assaggiano più cose); passa mezz’ora a studiare una carta dei vini ricca di bottiglie che non ordinerebbe mai e una volta uscito dal ristorante appende il biglietto da visita nel suo album delle figurine, e al ristoratore se gli va bene ed è riuscito a soddisfare il gourmet curioso e goloso lo rivedrà dopo 2/3 anni almeno perché il gourmet essendo per l’appunto curioso, non vede l’ora di risparmiare per mietere la prossima vittima.
Ma dai, facciamo lo stesso lavoro? Quindi anche te sorridi agli sconosciuti però da quello che scrivi direi che sorridiamo a due tipi di persone diverse. E visto che non ti conosco, sorrido anche a te :D

Mucca

14 Giu 2008 | ore 16:22

Che strano, ognuno vuole dare una definizione dei "consumatori curiosi e golosi" ma l'unica versione originale è la mia che ho coniato lo slogan insieme col marchio Gambero Rosso.
E allora dico che non è un consumatore curioso e goloso ma una persona infelice chi oggi, nel 2008, va al ristorante come a un santuario.
Diverso è il discorso se questo consumatore, sganciando di tasca sua 150/200/250/300 euro è puntiglioso, pignolo e pretende il massimo.
Se poi non ha il macchinone meglio. Comunque non vedo perché dovrebbe andare da Alajmo, tanto per fare un nome dell'empireo, e ordinare due piatti. Certo, neppure sei o otto, ma andare da Alajmo e ordinare due piatti è una cosa che faccio io e pochi altri, più per motivi di stomaco-fegato-peso-usura che per altro. Chi ci va dopo un viaggetto e con l'obiettivo di provarne la cucina almeno tre piatti-tutti se li farà ma poi che ognuno faccia ciò che vuole, se vuole essere un consumatore curioso e goloso sappia che non sarà mai come lo vede mucca ma molto normale e disincantato dopo essere passato dalla fase mito-adorazione dei cuochi, seguita alla fase dubbio-delusione per approdare infine felice alla fase viviamo-alla-giornata che del doman non c'è certezza :-)).

14 Giu 2008 | ore 17:11

ho passato le ultime ore a rileggermi questo post, che iniziava con una foto di un coso orrendo e poi non ho capito molto... Provo a dire la mia: sono circa 25 anni che giro per ristoranti in questo e altri paesi, ho visto la situazione molto cambiare, spesso involgarirsi come le macchine... Tararsi su un pubblico grossie e briatorizzato sia per ristoranti che per auto. Ho visto amici e compagni sdilinquirsi su Suv cafonissimi per girare in città e su ristoranti altrettanto volgari dove si inseguiva la stranezza e la meta-ristorazione tanto per il gusto dello famo strano. Ho visto chiudere o passarsela male ristoranti meravigliosi, eleganti e deliziosi. Ho visto con sgomento passare nel giro di un anno i conti dei grandi ristoranti da 150 mila lire a 300 Euro, se riprendo le ricevute di questi posti, di molti amati tre forchette o stelle o cappelli o quel che diamine volete, negli ultimi anni hanno portato i prezzi a livelli stratosferici. Vi dibattete sulla differenza tra clientela ricca e quella gurmet, beh per quanto mi riguarda la clientela che ho visto affollare le tavole blasonate italiane in questo ultimo anno di giri non è ne l'una ne l'altra. Per lo più ho visto uan clientela affari, per lo più del nostro trade, gente che o non pagava o doveva pagare ma che certo non era preoccupata dai prezzi stellari. Mi sembra che si stia perdendo il senso della misura quando vengono presentati conti da oltre 700 € in due con vino normale (sarebbero 1.500.000£ del vecchio conio) vogliamo ancora credere nell'impiegato con la passione del cibo... ma fatemi il piacere, perlomeno le macchine te le danno a leasing e con la cifra di un pranzo al mese puoi girare con l'agognato Suv. Scusatemi ma sono scoraggiato da una ristorazione che segue queste regole. E' naturale che si allontani dal mercato, che stia perdendo il contatto con la realtà delle cose... Ma vogliamo ancora difenderla, farà la fine che secondo l'articolo di Repubblica ripreso da Stefano faranno i Suv.

14 Giu 2008 | ore 17:49

@ Bocchetti:
secondo me non stiamo parlando solo di grandi e costosissimi ristoranti, che pure esistono. Dove però, se non vuoi, puoi spendere anche la metà di quanto da lei indicato e goderti qualche ora straordinaria. Certo se si vuole si possono anche largamente superare quelle cifre.
Io ancora credo nell'impiegato con la passione del cibo, come credo nello studente che risparmia un po' per potersi bere con gli amici una buona bottiglia di vino accompagnandola magari solamente con dei salumi e dei formaggi. Sa perchè ci credo ? Perchè lo ero io qualche anno addietro e lo è ora parte della mia clientela. Negli esercizi medi e medio alti specialmente nella semi sconosciuta provincia italiana se pensi di vivere proponendo prezzi alti ai soli ricconi stai fresco. Rapporto tra qualità e prezzo questa è la parola d'ordine. Vivo in Puglia e vado a mangiare da colleghi che hanno dei ristoranti che sono piccoli gioielli dove si mangia molto bene ed il menù degustazione è a 60 euro o anche meno.

Ciao

14 Giu 2008 | ore 18:05

clap clap grazie Alessandro.

14 Giu 2008 | ore 18:07

guardi vignadelmar (tra l'altro o ci presentiamo o con un knick il lei fa veramente ridere!) io sono stato uno di questi per moltissimi anni, lo so bene che non esistono solo questi ristoranti stellati, ma ho citato questi perchè qui risiede, secondo me, l'anomalia simile ai Suv. In Un campionato dove Juve, Inter e Roma applicano determinate regole è chiaro che influenzino le altre squadre! Conosco molto bene la provincia e conosco nel mio abruzzo ristoranti blasonati dove si spendono 35€ e ancora non mi sono ripreso dal meraviglioso menù degustazione da 65€ alla torre del saraceno... Ma questo non tocca le mie perplesità su altri locali giustamente famosi dove si mangia con non meno di 300 €. E non è una questione di ricconi o meno ma solo di economia, non penso che questi vivano in un mercato reale... Tra l'altro il 3d si sottointitolava "l'età dello spreco è finita" Più pertinente di così...

14 Giu 2008 | ore 18:26

grazie Adriano :-)

14 Giu 2008 | ore 19:04

Egr. Sig. Boschetti
potrei sapere perché definisce orrendo quel coso che è nella foto?

Mucca

14 Giu 2008 | ore 19:14

Che significa: "vogliamo ancora credere nell'impiegato con la passione del cibo... ma fatemi il piacere"?! Che io e i miei amici non possiamo avere la passione per il cibo? Ma guarda un po' cosa devo sentire!! :-(

@ Mucca, i locali da principi (in quanto a stile) in realtà quanti sono? Una manciata a esagerare! Per lo stile medio dei locali (tra l'altro aspetto sempre il post dedicato, ma paziento fino a quando ti sembrerà il momento giusto) giusto quell'elegantino borghese, un vestito a festa di seconda scelta basta e avanza. :-)))
Meglio i locali senza troppe pretese e con giusto quel tocco chic qua e là che fa molto snob...

14 Giu 2008 | ore 19:37

Gentile signora Muccapazza :-)

a prescindere che tutti sanno che hanno smesso di fare belle macchine con la fine degli anni 70... cmq già è orrendo quel colore ciliegia. Poi solo ai tedeschi poteva venire in mente di fare un orrido incrocio tra un Suv e una coupè. Poi mi chiedo perchè visto che la caratteristica delle coupè è l'essere filante a cosa serva una coupè gonfiata agli estrogeni. Poi visto che la caratteristica dei Suv è la capacità di carico a cosa serva una Suv slanciata. Poi più in generale mi chiedo che senso abbiano in europa auto enormi per città pensate per i piedi? Speero di essere stato esaustivo... Sa signora non riesco a sganciarmi sulle macchine di qualsiasi tipo dal concetto forma funzione tanto caro alla Bahaus e a tutto il movimento moderno -:). Cmq è la mia opinione semplicemente

14 Giu 2008 | ore 19:41

significa che sicuramente esiste, ma avrà vita sempre più difficile con conti di tale fatta. Non voleva essere altro che una constatazione realistica!

14 Giu 2008 | ore 19:44

Gumbo,
Quindi per te è più actual esibire il guardaroba nei locali senza troppe pretese ma con quel tocco chic sparso e appeso qua e la...potrebbe essere una soluzione, magari organiziamo un defilé nel nuovo locale che innaugurerà Eynard quando chiuderà il Flipot e aprirà il ristorante low cost. Tra i tavoli già mi immagino Bonilli, Vigna e Liloni che non vorranno perdersi il nostro defilé...

Boschetti,
Io penso che la X6 possa essere un'ottima soluzione per chi è indeciso tra l'acquisto di una coupé e un suv. Tra l'altro credo che una versione ridotta di suv in città sia l'ideale soprattutto per raggiungere la prima campagna e andare in camporella con l'amante. Ho i miei dubbi che negli anni '70 i sedili fossero comodi come quelli di oggi e tantomeno, riscaldabili. Mai fatto porcate in auto d'inverno?

Mucca

14 Giu 2008 | ore 20:20

"Io penso che la X6 possa essere un'ottima soluzione per chi è indeciso tra l'acquisto di una coupé e un suv"

egregia signora Mucca,
citando Moretti, ma come parla?
Credo che giochi, infatti non riesco a fermarmi all'idea di una mucca che fa porcate in auto...:-)

14 Giu 2008 | ore 20:27

Ecco i toni animosi che probabilmente faranno piacere a qualcuno...mah, un vero peccato!

14 Giu 2008 | ore 21:19

Giovedì ero a pranzo al da Lorenzo al Forte e ho visto e provato... per la prima volta dal vivo un X6 .. è una vera astronave , davvero un gran mezzo al momento ritengo il top della categoria.

Caro Mucca dovremmo testarla una serata in uno "strusciorimorchio" pre-twiga, e nella rigorosa prova parcheggio,
Fronte porta.. acc.. una volta (1998) bastava una Z3 ...

Giusto per stare in topic Lorenzo era pieno come è pieno fino a fine agosto e oltre Niente Russi.. Lorenzo non li vuole, maggioranza Italiani, la crisi ?! Certo i tempi degli "spantegazzi" new economy 1999-2000 sono finiti da tempo... ma il locale è sold out comunque...
Dimenticavo Lorenzo come del resto i ristoranti che intendo nella mia personalissima Top 350 si rivolge a un target esclusivo di sole 14.000 persone in Italia, gli altri 54 milioni e fischia possono ristorarsi in altri 79.650 locali che offrono volendo menù a tutto gelo anche per meno di 30€ tutto compreso. Con Trionfo di Gamberetti al Rosa su foglia di Lattuga brucata.

Certamente un Gambero di Sanremo a 85€ al kg non può essere per tutti, come una X6 del resto. Però quando la notte per dormire ti prendi due maalox dopo il piatto sopra citato.. e quando con una X6 vai contro un muro e rimani illeso.. Allora forse il concetto , vita , salute , soldi qualità inizia a entrarti per forza in testa...

Provate a cercare un Gambero di Sanremo e prenotare un X6 e vi accorgerete che è proprio qui che ancora la domanda supera l'offerta... Come Cenare da Lorenzo del resto... Sold Out.

Buona domenica e Viva MuccaPazza.

VG.

14 Giu 2008 | ore 22:57

ma fate sul serio? Balliamo sul titanic...
Bon Voyage

14 Giu 2008 | ore 23:23

Ohhh, siiiii, mi piace l'idea dello "strusciorimorchio" pre-twiga, magari nella rigorosa "prova parcheggio" investo pure Daniela Santanché e ci facciamo pure le foto ricordo con lei.
Cmq a proposito di località per gourmet non curiosi e non golosi, domenica scorsa a Milano Marittima la Frasca era "strapieno" di gente, un 80ina di persone sedute (e fatti anche dei ricambi) alla modica cifra più di 100€ (bevande escl.) a cranio che non è niente male. Solo di domenica sera ha incassato almeno 10.000,00€ (poi c'è anche il pranzo...)
E poi dicono che la gente con i macchinoni non riempie i locali...

Mucca

15 Giu 2008 | ore 01:41

L'unica cosa che mi sconcerta della gente coi macchinoni (alti o rasoterra che siano) è quando li vedi parcheggiati di fronte alla finta trattoria tradizionale con menu a completo 10 euro o il locale gestito dalla cooperativa in locali del comune con menu a 6 euro e 50, di cui sono clienti abituali e soddisfatti.

@Mucca, dagli Eynard nella valle valdese però un defilé in toni da understatement piemontese (che comunque fa molto nobile)...

15 Giu 2008 | ore 02:14

Certamente un Gambero di Sanremo a 85€ al kg non può essere per tutti, come una X6 del resto. Però quando la notte per dormire ti prendi due maalox dopo il piatto sopra citato.. e quando con una X6 vai contro un muro e rimani illeso.. Allora forse il concetto , vita , salute , soldi qualità inizia a entrarti per forza in testa...

vg=veramente gabbasiso

15 Giu 2008 | ore 08:14

@Gumbo
Ti "ghè rasun"
Una volta si sceglieva il locale dal numero di camion in sosta nel parcheggio... adesso se il parcheggio è pieno di "macchinoni" meglio girare al largo, del resto Pierino Penati.. insegna.

@Buso, Bocchetti, Francesco
Su con la vita, alegher alegher, alegher in gamba..

@Liloni
Te vorì ben. Con Francone siete i miei due "trattori" preferiti.

VG = veramente ginnico

15 Giu 2008 | ore 11:10

Chissà però quanti comprano gamberi di Sanremo solo perché pensano che se costano di più saranno migliori degli altri senza considerare COME hanno intenzione di mangiarli (motivo per cui altri potrebbero essere più adatti).
E chissà quanti locali propongono piatti a prezzi astronomici con i gamberi di Sanremo e chissà quali altri ingredienti ricchi solo perché "fanno scena"; e perché molta gente che ha soldi da spendere se non vede gli ingredienti costosi nel piatto poi pensa sia una fregatura perché la qualità delle cose "normali" non la sa riconoscere...

15 Giu 2008 | ore 11:20

@VG, quello che dici tu però è una cosa diversa. Cioè lo sborone che non capisce niente ma ha soldi da spendere e li sperpera un po' a caso.
Però ci sono anche quelli che hanno i macchinoni e hanno anche ottimi gusti (del resto è probabile che abbiano più occasione di provare ristoranti e vini costosi quindi, fare esperienza quindi se uno ha testa e papille diventa sempre più competente).
Comunque quello che intendevo io, quello che sconvolge me è il fatto che chi si può permettere certi beni di lusso, poi vada a felice in una bettola triste in cui si mangia da schifo o in stile mensa! Ma si può?!!!

15 Giu 2008 | ore 11:35

comunque 85 euro chilo e' una bufala costano molto meno...eh eh eh
vg preferise che a vulim be sies ena fonna!
grassie comunque. :-O)

15 Giu 2008 | ore 12:08

@Gumbo
Diciamo le stesse cose... infatti ho associato "macchinoni" a P.Penati, mica a Dal Pescatore.

Riprendo in toto i tuoi ultimi due interventi, la cultura enogastronomica non si compra... la si conquista e la si fa crescere arricchendosi in prima persona sul campo... girando, degustando, incontrando, per eventi, per cene... per pranzi.

Vedo persone che bevono Chateau D'Yquem 1999 , una spremuta di zafferano oggi... quando con gli stessi soldi possono bere un altro sauternes o un grande vino dolce Italiano di qualche grande annata...

Ieri bazzicavo un cinque stelle fronte mare e sfogliavo alcune riviste di Yachting e all'interno delle pagine pubblicitarie notavo che a parte le splendide ragazze sulle barche/navi mai comprese nel prezzo è bene ricordarlo , notavo che nei vari secchielli del ghiaccio si vedevano delle bottiglie di una ben nota "marca" di bollicine da 15€ la boccia...
Bene, le belle ragazze le vedono tutti, la boccia da 15 euro a bordo nel secchiello di una barca da qualche milione di euro NON si può proprio guardare... ma in quanti la vedono ?


VG.

15 Giu 2008 | ore 12:16

@Gumbo: a volte è ovviamente *solamente* la scarsità di una materia prima a dettarne il costo, anche in campo gastronomico, quindi l'equazione "costa quindi è di qualità superiore" spesso è solo nella testa dei ricchi gonzi ;-)

Questa cosa è stata dimostrata anche con dei test alla cieca in cui venivano fatti assaggiare dei prodotti, mentendo sulla loro origine. Morale: molto spesso gli assaggiatori mettevano ai primi posti un prodotto solo se gli era stato detto che era costoso (o DOP, o di nicchia etc....), e se si mentiva e si accreditava come "di nicchia" un prodotto che in realtà non lo era, era questo a balzare in cima alla classifica del test :-)

Questo la dice lunga sulla presunta capacità di molti "gourmet" di giudicare veramente dei piatti.

Comunque, a parte l'OT, io vorrei una rivista molto meno rivolta a quei mitici 14.000 e molto di più a tutti gli altri.

15 Giu 2008 | ore 12:26

Comunque, a parte l'OT, io vorrei una rivista molto meno rivolta a quei mitici 14.000 e molto di più a tutti gli altri.

Certo!! quei 14.000 possono anche farsela loro la rivista, se vogliono.

15 Giu 2008 | ore 12:44

@VG,
sospetto che la bottiglia nel secchiello nella pubblicità possa anche essere una pubblicità "associata" (non so come si chiama tecnicamente quando due marchi fanno una pubblicità insieme); in ogni caso penso che il 90% degli sfogliatori e potenziali compratori non la trovi inadatta.

Per l'altra questione...beh...siamo sicuramente tarati su scale diverse perché P.Penati non è il pescatore ma per me è già nella fascia ALTA di prezzo - non mi pare proprio la bettola con il menu da 10 euro! Quindi probabilmente non vale quel che si spende (non ne ho idea) ma i suoi avventori sono comunque disposti a spendere (o eventualmente sperperare malamente) sul cibo non sono i rancini di cui parlo io.

@Dario, è un sacco di tempo che cerco volontari per fare una serie di test comprando prodotti di qualità e prezzo diverso per assaggiarli e poi riconoscerli e/o dire secondo noi quali sono i migliori. Nell'attesa di riuscire a organizzare l'evento, abbiamo iniziato a confrontare singoli prodotti ( tipo verdura, yogurt, biscotti, pasta, cioccolato, torrone, latte, pane, pesce, salumi) comprando cose di diversi prezzi e provenienze e provando a descrivere le differenze che troviamo e quali ci piacciono di più (senza guardare le eventuali etichette). Dopo un po' di allenamento rilanceremo la sfida...ma i gourmet si sottraggono! ;-)

15 Giu 2008 | ore 13:59

Da come ho scritto qui sopra...mi sono persa qualche maiuscola Dal Pescatore...sembra che io dica che P.Penati non è un pescatore! :-)))

Tra l'altro secondo Adriano quanto costano i gamberi di Sanremo (tanto in questo post ci sta di tutto e di più!); mi dicono che al mercato (non all'ingrosso) di Sanremo secondo il periodo partono dai 65 euro in su....

15 Giu 2008 | ore 14:07

@Gumbo: in realtà non è un OT (riallacciandosi anche ai test che una volta il GR faceva)

Un gourmet "curioso e goloso" non può prescindere da una valutazione oggettiva alla cieca. A me piacerebbe tanto che una rivista organizzasse ogni mese test come questi. Solo che, come diceva Bonilli, bisogna essere economicamente forti altrimenti sei ricattabile dalle aziende inserzionistiche.

Una famosa rivista di cucina americana (Cook's Illustrated) e l'associato programma televisivo (America's Test Kitchen , sono un suo fan ;-) ) pubblica ogni mese dei test comparativi di prodotti e ricette, e a volte i risultati sono inaspettati

Ho paura che i tuoi amici gourmet si sottraggano perchè hanno paura di dare delle risposte "gasronomicamente non corrette " :-)

15 Giu 2008 | ore 14:22

@Dario,
certo, la figuraccia è dietro l'angolo; uno che se la tira da espertone mica se la vuole giocare così rischiando di rivelare che in fondo in fondo non ci capisce una mazza! ;-)

Nell'attesa potremmo cominciare a organizzare qualche test underground - almeno dal punto di vista del gusto e sulla base delle informazioni che riusciamo a reperire, come persone qualunque (ma poi tu che sei nel campo non conosci nessuno che possa anche fare qualche verifica sceientifica?).

Ma i programmi e i test di cui parli (Cook's illustrated, America's Test Kitchen) che fai li scarichi? Vado a dare un'occhiata in giro...

15 Giu 2008 | ore 14:42

@gumbo: sul loro sito hanno molti video gratuiti. Qualcosina trovi anche in rete p2p, ma io compero i DVD della trasmissione ogni anno.

Ripensando a quanto diceva Bonilli sulla difficoltà di fare test in italia: quella trasmissione in effetti è trasmessa dalla PBS, la televisione "pubblica" americana, che non vive solo di pubblicità ed è meno ricattabile

15 Giu 2008 | ore 15:17

@Dario: sul sito c'è l'abbonamento gratuito di prova per due settimane (poi accedi a tutto l'archivio anche TV al prezzo di circa 30 $ all'anno, quindi eventualmente non è una gran spesa). Per prima cosa ho letto il test della pasta. Ehm...i tester hanno preferito la statunitense Ronzoni! (firm "rockin'" texture and its "nutty," "buttery," "classic" flavor. "Tastes most like pure pasta"). :-) Poi De Cecco e Barilla, in mezzo ad altre sconosciute, ultime Martelli di Lari (Tasters struggled to articulate the presence of any flavor in this pasta, which was repeatedly called "bland." Some noted an artificial flavor. The texture didn't win many fans either, with tasters labeling it "mealy," "gritty," "starchy," and "mushy.") e Delverde - italiana ma che io non ho mai sentito nominare. Le conclusioni del test sono che la più economica è la migliore e le costose d'importazione sono praticamente una fregatura. :-)))
Ora, dobbiamo tutti correre a ordinare la pasta Ronzoni? Bé qualche dubbio sorge spontaneo: come le avranno cotte? Che background hanno questi tester? Ovvio che se loro sono cresciuti mangiando pasta all'americana, quella artigianale italiana la trovano strana. Quindi in test come questi - onestissimi e assolutamente in buona fede - i filtri soggettivo, i gusti, l'esperienza, la conoscenza possono portare a conclusioni opposte e magari inaffidabili!
Comunque c'è un sacco di roba da leggere su quel sito...come minimo è divertente!

15 Giu 2008 | ore 18:05

@Gumbo: e' l'idea del test che mi piace, non i risultati di quella rivista. E' ovvio che i risultati non sono slegati dal background e dal gusto di chi li fa, ed essendo la rivista americana ;-) ...

.... Pero', ricordati che anche il Brunello italiano e' stato taroccato per piacere agli americani :-)

15 Giu 2008 | ore 18:22

@ Sì...comunque è un punto che merita una riflessione in generale su qualunque test - perché i propri limiti condizionano il risultato. Certo gli americani raggiungono livelli inimmaginabili e comici; ma sebbene io faccia del mio meglio per ampliare le mie vedute...anche nel mio passato c'è un sacco di junk food (magari anch'io ad occhi chiusi apprezzerei di più il Brunello americanizzato)....chissà.
Ora comunque vado a vedere l'irresistibile ricetta del "buon vecchio hamburger da drive-in di 60 anni fa" (anche se il risultato visivamente ha un aspetto orribile)! :-)))

15 Giu 2008 | ore 23:13

@Gumbo: non snobbare l'hamburgher: fatto bene è buonissimo (ovvio che non lo trovi da McD)

16 Giu 2008 | ore 08:50

@dario: E chi lo snobba? "irresistibile" non era ironico. Sapessi quanti ne ho mangiati! Poi in USA adoravo andare nei diner polverosi sopravvissuti, gestiti solitamente da curiosi personaggi o signore con i capelli cotonati che sembravano usciti da un vecchio film. Niente a che vedere con le schifezze artificiali delle famose catene (che peraltro quando sono nate erano locali come gli altri - solo con l'innovazione del self service e un prezzo più basso).

16 Giu 2008 | ore 10:01

Dato che siamo riusciti a parlare anche di hamburger - che sono diventati il simbolo di un'alimentazione "cattivona"però mangaire bistecche tutti i giorni non fa molta differenza. L'unica parola del titolo di questo post a cui nessuno aveva ancora accennato)...a quseto punto siamo a posto? ;-)

16 Giu 2008 | ore 11:15

Potremmo, per bellezza e completezza, arrivare a 100 interventi ma comunque l'argomento mi sembra sviscerato e concluso, almeno qui.
Come sempre rimane un tema aperto. La nostra discussione ha generato dubbi & certezze e in fondo il compito di un blog come questo è di far sostare per un attimo i navigatori per riflettere su un tema.
Che altro, se no? :-))

16 Giu 2008 | ore 12:03

Dato che comunque mancano almeno un paio di post per fare cifra tonda e si parlava di test e percezione: Dario tu che sei scientifico, hai mai provato qualche test che misura la predisposizione genetica a percepire determinati sapori (es. l'amaro con il PTC/feniltiocarbamide che io ho provato e so che ce ne sono altri che non ricordo)? Cosa ne pensi?

16 Giu 2008 | ore 15:07

Personalmente non ho mai provato, ma esistono studi molto ben fatti in letteratura. Ad esempio sul tartufo: e' noto che una buona fetta della popolazione (se non ricordo male era il 25%) non riconosce, geneticamente, una delle componenti aromatiche del tartufo, e non ha nessuna speranza di sentire quell'aroma che altri sentono.
Se qualcuno vuole regalarci dei tartufi, io e Gumbo possiamo fare dei test :-D

16 Giu 2008 | ore 15:20

va bene dario...disposto per l'assaggio.

16 Giu 2008 | ore 16:16

@adriano: Nel senso che fornisci tu i tartufi? :P

@dario: questione del tartufo, trovata! Più generica (vedi il dominio!?): http://www.1-800-caviar.com/truffle-lovers.html
Più sceientifica:
http://www.pubmedcentral.nih.gov/articlerender.fcgi?artid=298195

Io per il "gene dell'amaro" risulto supertaster. Per il tartufo non so, sarebbe il caso di fare qualche prova specifica. ;-)
Nel nuovo post di bonilli ci sono anche spunti interessanti...io per sicurezza assaggerei i tartufi anche con i tajarin e con l'uovo...no?

16 Giu 2008 | ore 17:11

si' gumbo e ti assicuro che non c'e' solo quello albese......

16 Giu 2008 | ore 17:19

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