16
Giu 2008
ore 13:02

Giganti della tradizione

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guido1.jpg


Giovanni Conterno e Guido Alciati

L'appuntamento era per le 11,30 a Costigliole d'Asti davanti al bruttissimo condominio dove fino al 1992 aveva la sua sede il ristorante Guido. Piero Alciati ci ha portati in cantina dove ci sono ancora alcune delle vecchissime bottiglie, quelle che suo padre, l'inarrivabile Guido Alciati, aveva accumulato anno dopo anno selezionando i migliori produttori del Piemonte, piccoli o grandi, famosi o sconosciuti. Era diventata la cantina più enciclopedica e vera dei vini piemontesi, più di 50.000 bottiglie, niente carta dei vini e una profondità di annate da rimanere senza fiato.
Quando ho visto la magnum di Monfortino 1985 ho guardato Piero e lui sorridendo e senza dire nulla l'ha presa.
L'avremmo bevuta la sera a Pollenzo poi, quando Piero passerà per Roma, ricambierò aprendo la magnum di Monfortino 1971 che conservo con amore e non mi decido mai ad aprire.

Beh, il Monfortino mi sta nel cuore ed è il vino piemontese che io amo di più e trovarsi con una bottiglia di tal fatta ti fa venire in mente che Giovanni Conterno, sulla scia del padre Giacomo, è stato il grande tradizionalista per eccellenza, forse il più grande, che i suoi vini maturano in botti grandi senza operazioni di chiarifica e filtrazioni e che al Monfortino 1985 Gambero Rosso e Slow Food hanno dato, SBAGLIANDO, due bicchieri e non tre a un vino che sta sbocciando solo ora perché, sembra incredibile, nelle grandi annate il Monfortino è lento a dispiegare tutta la sua armonia.

Guido Alciati e Giovanni Conterno, due simboli della grande qualità e della tradizione, due persone che hanno trasformate queste terre. Adesso sembra tutto facile ma negli anni Sessanta, tanto per capire, nella zona di Monforte i Conterno, papà Giacomo alla guida dell'azienda, sono gli unici imbottigliatori. Se lo si guarda con gli occhi di oggi non sembra possibile.
Stesso discorso per Guido. Adesso sembra normale il discorso sulla qualità ma all'inizio della sua attività, negli anni Sessanta, Guido Alciati selezionava in assoluta solitudine i prodotti di qualità del territorio, i fornitori, le ricette che la moglie Lidia metteva in carta e tutto questo avveniva in un ristorante dove si andava solo su prenotazione, per poter offrire a ogni cliente il meglio. E' gente così che ha dato forza e continuità alle Langhe e fama mondiale.

guido2.jpg


Gli agnolotti li avevamo gustati già lo scorso anno a Pollenzo e li avevamo battezzati i migliori del mondo. Potevamo non fare il bis? In un giro all'insegna della qualità e della tradizione, però, essersi imbattuti anche nei tajarin più buoni del mondo, i tajarin di Marisa, alias Dirce, di Castell'Alfero, alle porte di Asti, ha il sapore del primato.
Fuor di esagerazione dico che non ho mangiato mai tajarin più buoni. Saranno i migliori del mondo o solo i più buoni che ho mangiato, comunque per me valgono un viaggio, all'insegna di tradizione, qualità e giustissimo prezzo di un'Italia che c'è e continua instancabile a lavorare bene.
Per  nostra fortuna. 

Ps. Ho mangiato anche gnocchi, un buonissimo coniglio, dell'insalata russa, della carne cruda, il tutto da grande trattoria.

FOTO SIGRID VERBERT

commenti 17

primo! :-)

16 Giu 2008 | ore 15:44

... un commento impegnativo a cui non so dare risposta.

16 Giu 2008 | ore 16:01

Bellissimo il ricordo di Guido Alciati e di Giovanni Conterno due galantuomini, prima che grandi uomini della ristorazione e del vino, che Bonilli ha fatto e complimenti per il tono scelto, celebrativo il giusto, asciutto, senza retorica, come sarebbe piaciuto a Guido e Giovanni.
Tanto di cappello a Bonilli anche per aver ricordato il clamoroso errore che Gambero Rosso e Slow Food hanno fatto "SBAGLIANDO" e dando due bicchieri e non tre a un vino che sta sbocciando solo ora perché, sembra incredibile, nelle grandi annate il Monfortino è lento a dispiegare tutta la sua armonia. Non voglio sollevare polemiche, ma io ricordo bene cosa mi disse Giovanni Conterno a proposito delle circostanze e dei veri motivi, non legati ad una qualità dei vini ritenuta non sufficientemente grande, che portarono Vini d'Italia a non premiare per anni il Monfortino. E furono scelte - assurde - fatte a Bra e non a Roma che portarono a questo assurdo comportamento...

16 Giu 2008 | ore 19:39

La vita come complotto?
No, la vita, cioè le cose che noi facciamo, e fatta di scelte, alcune giuste e altre no, comunque sempre seguendo una logica.
Nel libro sui 20 anni del Gambero Rosso e dei Tre Bicchieri Cernilli ha dato i Tre Bicchieri non dati a quel Monfortino '85.
Di più non si poteva fare e non so quanti siano autori ed editori che mettono nero su bianco un'autocritica.
Piuttosto mi accorgo che certi temi segmentano ancor più la già segmentata platea di questo blog perché Monfortino e Guido per molti sono solo nomi.
La spiegazione più semplice che mi viene data è che sia il Monfortino che Guido sono ricordi costosi e implicano soggetti non di trent'anni e una passione recente.
Io come un vecchio zio rispondo che il Monfortino e Guido sono anche un fatto di cultura ma me la dico e me la canto da solo perché in realtà o si parla di teorie e propositi, e allora fioccano i più disparati interventi, o, quando si entra nel pratico con nomi, fatti, persone, storie, prodotti, si rischia il soliloquio se sono men che ovvi.
E allora viene da pensare che tutto questo comparto è in preda a un totale rivolgimento che sta cambiando tutti i parametri e un post come questo, se viene articolato come ricordo, non interessa più perché esclude e oggi invece si crede che la cultura enogastronomica sia ormai un dato popolare, da Antonella Clerici.

16 Giu 2008 | ore 22:48

Il fatto che pochi siano in grado di intervenire sensatamente sull'argomento non significa che tutti gli altri non siano interessati a leggere e basta. E l'ultima frase non l'ho capita per niente. Magari domani rileggendola mi sembra meno criptica...

16 Giu 2008 | ore 23:25

mettiamola così Bonilli, ma intanto fatti raccontare dai tuoi amici di Bra, da Carlin e Gigi, come andarono realmente le cose... Quanto alla tua autocritica, chapeau per la sua onestà

17 Giu 2008 | ore 00:06

MI chiedo: lanciare pubblicamente un'accusa di un certo peso senza però spiegarla in nessun modo...che senso ha? Dare l'impressione a tutti noi che leggiamo che Slow Food premia(va) o non premia(va) vini secondo chissà quale losco meccanismo che però ci dobbiamo immaginare? Secondo me le cose o si dicono intere o non si dicono...poi fate un po' voi.

Però...uff!...si parlava dei nostri bei localini del Piemonte e tutto finisce sempre in polemica, vabbé...

17 Giu 2008 | ore 10:24

Spiego il paragrafo criptico: sono convinto che a un sempre maggior numero di persone la storia della gastronomia, i suoi padri nobili, la tradizione, interessino sempre meno.
Grazie a trasmissioni come quella della Clerici si è convinti di sapere tutto e comunque avere accesso a tutto il sapere riguardante il cibo, il vino e i prodotti di qualità.
Questo grande livellamento rende superflui quelli che un tempo erano luoghi di eccellenza, fossero riviste, libri o guide.
Oggi il Lardo di Colonnata è un prodotto di massa anche se nella realtà non è così, ma è percepito come prodotto di facile consumo e tali sono molti dei prodotti un tempo sconosciuti e oggi citati a ogni puntata dalla Prova del cuoco e anche dai canali satellitari.
Quindi cambia anche il modo di leggere e di apprendere e un blog come questo viene ad essere più una riserva indiana che il centro di un dibattito.
E in fondo un po' Corvo Rosso mi sento, nella riserva indiana, poi, mi ci hanno messo un mesetto fa :-))

17 Giu 2008 | ore 10:35

Non concordo con lei Bonilli sul fatto che ormai per interessarsi di cucina, e soprattutto le
materie che ci stanno dietro, basti seguire le trasmissioni televisive, che siano quelle delle
tv generaliste o quelle satellitari (se lei e' stato esautorato e forse perche' si vuole arrivare
proprio verso una tv di tipo 'superficiale'). Rimango dell'idea che se ci interessa una cosa
l'unico modo per conoscere sono i mezzi informativi che fanno dell'approfondimento il loro
valore. E' un po' come se io fossi interessato ai libri e basassi la mi conoscenza sulle
sole fascette dei best seller o sulle vendite natalizie, invece che tenermi aggiornato leggendo
costantemente riviste dedicate come "L'Indice"!

Per Guido e Conterno non posso assolutamente contribuire, non per questioni anagrafiche, ma
perche' ai tempi ero uno squattrinato studente e soprattutto non interessato al settore.
Pero' un blog come il suo si sta distinguendo come rottura rispetto alla maggior parte
di cio' che si trova sul web, e credo che anche in una riserva indiana si possa leggere e
imparare molto di piu' che a rimanere davanti alla tv a mangiare lardo di Colonnata e
pomodorini di Pachino.

17 Giu 2008 | ore 11:26

Sono d'accordo con Gumbo, direttore. Io credo che ci siano molti ragazzi tra i venti ed i trent'anni i quali, proprio perché impossibilitati dai dati anagrafici a conoscere certi nomi e certe storie, vorrebbero sapere di più degli uomini e dei luoghi che hanno fatto la storia dell'enogastronomia italiana. Tempo addietro leggevo sul blog di Marco Bolasco la classifica dei cinquanta ristoranti italiani più importanti di sempre e strabuzzavo gli occhi non vedendo inclusa La Santa, il ristorante di Bergese ubicato in Vico Indoratori che il Direttore ricorderà senz'altro con affetto e riconoscenza, quella che tutti gli appassionati dovrebbero a quel cuoco e a quel tempio della grande cucina. Ma se nessuno, nemmeno a Genova, nemmeno nei vicoli limitrofi, nemmeno sui giornali locali, rammenta più La Santa, non ci dobbiamo stupire di certe classifiche e di certe associazioni mentali. Allora ben vengano Bonilli e tutti gli altri uomini di buona volontà che ci fanno capire da dove sono partiti i sentieri.

17 Giu 2008 | ore 11:39

Credo che l'Indice - che ho visto nascere - venda poco non perché fatto bene o male ma perché c'è Tuttolibri della Stampa.
Credo che le trasmissioni televisive ad argomento cibo, che sono moltissime, stiano formando il gusto di massa e quindi mettano oggettivamente in un angolo i prodotti d'élite.
Non dico sia giusto o sbagliato, registro un fenomeno e penso che sia necessario cambiare il modo di comunicare, sia necessario innovare come del resto noi abbiamo fatto ai tempi di Veronelli.

17 Giu 2008 | ore 11:46

... mannaggia che invidia!
in senso buono eh :)
se rinasco, rinasco grande fotografo per godermi queste chicche eno-gastronomiche!
Nico

17 Giu 2008 | ore 12:13

Bravo Stefano, il cibo è diventato un prodotto pop e ora sottosta a regole pop per l'appunto... C'è bisogno di farlo uscire dalle canzoncine di madama Clerici, dalle giacche colorate dei soloni in televisione, da tutta una serie di sapori e forme sempre più stereotipate e identiche dal Manzanarre al reno. Pochissimi sono i ristoranti in Italia dove si vedono entrare e lavorare bestie intere, pochi sono quelli in cui i cuochi vanno a fare la spesa, qualcuno lavora veramente prodotti locali. Spesso si lavorano i medesimi alimenti, portati a destinazione dalle medesime società di prodotti di qualità e talvolta con una qualità molto relativa... Questo è a mio avviso, bisognerebbe riprendere la strada del Monfortino e di Guido. una strada fatta di territorio, saperi e qualità assoluta. Cmq non mi stupirei che non si risponde molto al tuo bel post, è difficile dissentire su Guido o Conterno! Qualcuno c'è riuscito con la teoria del complotto... Noia! Lanciare il sasso e nascondere la mano... è terribilmente poco chic :-). Tra l'altro non mi stupirei che i costi tengano l'argomento lontano per molti... Quando ho iniziato a bere un monfortino lo bevevi con molta più facilità di oggi, come un Jayer o un Brunello di Biondi Santi, così come andare a mangiare da Guido era un piccolo lusso che ci si poteva concedere. Oggi è sempre più difficile per un appassionato svolgere i fondamentali... tutto è cambiato, bisogna prenderne atto!

17 Giu 2008 | ore 12:16

Le ha ragione quando dice che le trasmissioni televise stanno formando il gusto di massa,
pero' il problema resta sempre quello se si vuole crescere di pubblico bisogna necessariamente
tendere verso un mezzo di comunicazione popolare, che quindi sia economico e semplice, perche'
la massa dei consumatori ha un ruolo ben definito rispetto all'informazione (qualunque sia il
settore), cioe' esso deve convincli su cosa devono fare/leggere/comprare senza richiedere sforzi
intellettivi.

Neanche il web puo' avere grosse possibilita', perche' chi cerca informazioni sull'argomento
cibo attraverso un browser credo che abbia gia' fatto uno sforzo che va oltre la televisione,
come dire e' gia' una persona con un minimo di interesse (che per me e' gia' fuori dalla massa).
Gentile Bonilli accetto e so di essere un pessimista, ma sono curioso di vedere quale possa
essere il sistema per combattere l'appiattimento televisivo sul cibo con un diverso mezzo
di comunicazione.

Grazie per questo suo blog.

17 Giu 2008 | ore 12:31

Ma Clerici & simili non sono programmi da casalinghe e pensionati annoiati? L'eventuale disinteresse per post come questo non mi sembra molto collegato a quel genere di trasmissioni perché il pubblico a cui si rivolge è diverso. Almeno credo. Secondo me influisce di più il fatto che mediamente i programmi da cui ci sia aspetta informazione seria e ufficiale, i telegiornali, i documentari, le riviste e i giornali forniscono quasi sempre informazioni raffazzonate poco approfondite basandosi sul presupposto che tanto la gente non ha tempo e voglia, cerca solo intrattenimento. Quindi una parte di pubblico si adegua e si appiattisce. Una parte si sfiducia e va a cercare informazioni altrove ad esempio nel web dove però chiunque dice la sua su qualunque argomento e distinguere le fonti affidabili è anche faticoso. Alla fine mi sa che ci si sente tutti un po' confusi e sovraccarichi di dati...

17 Giu 2008 | ore 12:54

Visto che si parla di bicchieri non dati e di autocritica, penso sia doverosa una precisazione: qui non c'è da fare nessuna autocritica visto che il Monfortino '85 i Tre Bicchieri li prese da subito come si può leggere nella Guida Vini d'Italia 1993.

20 Giu 2008 | ore 16:21

Quello che non ha preso i tre bicchieri è stato il Monfortino 1996.
In questo caso si che è stato un GROSSO ERRORE.

20 Giu 2008 | ore 17:39

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