19
Giu 2008
ore 12:27

Quei libri chiamati guide

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Il Catalogo Bolaffi dei Vini di Luigi Veronelli è stata la prima guida, se così si può chiamare, che ho comprato e usato. Era il 1970 e da allora ho acquistato, usato e conservato decine di guide di tutti i tipi. Nel frattempo il mondo cambiava e molto, sia quello della gastronomia che il mondo reale, materiale, gli stili di vita, la gente. La seconda guida è stata Le ricette regionali italiane di Anna Gosetti della Salda, comprata circa nello stesso periodo. Libro fondamentale, che ha cambiato il modo di cucinare di chi è appassionato e si cimenta a casa.

Nel 1978 esce Veronelli con la sua Guida dei ristoranti d'Italia ma soprattutto la novità che ha cambiato la cucina italiana e i cuochi degli anni Ottanta, cioè la Guida d'Italia Espresso - 1500 ristoranti e trattorie 500 alberghi e pensioni noti e meno noti. Tra gli autori di quella guida Henry Gault, Federico Umberto Godio, pseudonimo di Federico Umberto D'Amato, Giuseppe Maffioli, Giuseppe Mantovano, Franco Tommaso Marchi, Christian Millau, Edoardo Raspelli, cioè il meglio allora sulla piazza. Un altro libro secondo me fondamentale per conoscere il patrimonio alimentare italiano è stata la Guida all'Italia gastronomica del Touring Club Italiano del 1984.

E poi l'estero, allora c'era la Francia e solo lei, con l'esplosione della GaultMillau, una guida nata per fare concorrenza alla Michelin, quest'ultima, almeno in Francia, la guida dell'establishment e molto conservativa - deludente, invece, l'edizione italiana di allora fino a che non è sbocciato Marchesi con le sue tre stelle nel 1984 - GaultMillau, dicevamo, che grazie alla capacità innovativa dei suoi due autori, Henry Gault e Christian Millau, scopre e tiene a battesimo la Nouvelle Cuisine e i suoi protagonisti Bocuse, Senderens, Robuchon, Guérard, Chapel, Troisgros, Blanc, Giradet, L'Oasis, L'Espérance, Le Moulins de Mougins, Chantecler ecc...

Come si vede quando si usa il termine "le guide" quasi sempre con un'accezione negativa o comunque riduttiva, si perde di vista la loro vera storia, ricchezza e complessità perché le guide non sono puri elenchi ma un modo di catalogare e comprendere l'esistente, non sono puri elenchi ma hanno fatto la storia dell'enogastronomia e sono state "i libri di testo" di tutti ma proprio tutti coloro che scrivono e parlano di ristoranti, prodotti, vini, territorio, qualità. E' una storia dell'enogastronomia che viene ulteriormente arricchita nel 1978 con la nascita di Vini d'Italia di Gambero Rosso e Slow Food, arricchimento che si completa nel 1990 con l'uscita di Ristoranti d'Italia del Gambero Rosso e Osterie d'Italia di Slow Food. Sempre nel 1990 esce una guida fondamentale per chi vuole orientarsi in modo serio e professionale, è la Grande Enciclopedia Illustarta della Gastronomia curata da Marco Guarnaschelli Gotti.L'elenco potrebbe comprendere altri titoli ma questi sono quelli che più hanno segnato il mio percorso.

E siamo all'oggi: le guide sono stanche, usurate dal tempo e dal proliferare dei titoli, in pochi casi frutto di un lavoro sul campo sia per mancanza di soldi che di persone adatte. Di libri e manuali nuovi non c'è traccia pur essendo gli scaffali delle librerie pieni come non mai ma di modesta produzione, il Web, pur con le sue mille possibilità, non ha ancora soppiantato la carta, i voti sono sotto accusa da parte di alcuni in un dibattito stucchevole che non tiene conto del gradimento dei più - le guide sono fatte per essere vendute - e il grande pubblico prende sempre più le distanze da un mondo i cui costi/prezzi sono impazziti.

Non resta che ripensare e ripensarsi, un'impresa, a occhio, difficile ma anche intellettualmente molto stimolante specialmente se non la si tenta da soli :-)) come a dire Food 2.0?

commenti 58

Qual è la novità? Io ci sono capitato una volta sola per sbaglio e sto ancora scappando.......

Ad Majora

19 Giu 2008 | ore 17:29

direttore molte non fanno la storia dell'enogastronomia ma bensi sono un elenco di locali con descritti i menu la zona via telefono e voto...sbaglierò!!! mi dica in particolare una che fa la storia dell'enogastronomia o libro di testo!!! Ci sono libri di testo diversi dove si impara cose più interessanti...se mi sbaglio mi correggerete...però non si arrabbi che diventa verde un riverente saluto

19 Giu 2008 | ore 18:38

... pensare che avevo scritto un pezzo chiaro e stimolante ma, visti i due commenti, vado al mare :-)

19 Giu 2008 | ore 18:47

mi dispiace che lei la prenda cosi ma io parlavo delle guide con elencati i ristoranti o affini la Grande Enciclopedia Illustarta della Gastronomia di guarnaschelli che ho comprato su suo consiglio...è un'altra storia...mi cospargo il capo con la cenere ma forse non ho interpretato bene il suo scritto e il suo imput emotivo

19 Giu 2008 | ore 19:08

anche io in partenza per il mare e per uno straordinario ristorante... Però ho letto velocemente il tuo post e mi è sembrato molto interessante... Secondo me oltre ad una discussione sulle guide mi sembra impellente una discussione sulla ristorazione e sullo stato della cucina nel nostro paese... Bisogna interogarci sui territori, sui saperi e sui sapori. Su dove si vada a finire con questa cucina sempre più pop e trendy. Uso due parole che odio ma che ben individuano una parte della ristorazione anche figlia delle guide... Però, come tu ben dici, quanto bene hanno anche fatto guide e guidaioli a questo mondo! io intanto me ne vado da Cuttaia a mangiare benissimo e a bagnarmi nel mare di Sicilia...

19 Giu 2008 | ore 19:13

Sono reduce da una intervista con una giornalista del Chicago Tribune. Riporto una sua affermazione:
"15 anni fa quando venivo in Italia mi sembrava sempre di poter mangiare bene e ad un prezzo vantaggioso. Forse non ero espertissima ma avevo questa impressione. Adesso è facilissimo incappare in fregature, è la normalità mangiare bene in un ristorante per poi tornare mangiare le stesse cose e mangiare male, e comunque spendere cifre folli (voi italiani non vi rendete conto dei prezzi che avete raggiunto al ristorante)".
Con una guida, magari...

19 Giu 2008 | ore 19:22

bravo Marco, colpito, affondato si diceva a battaglia navale...
Quello dei prezzi è un'altro problema reale da osservare!
Con una guida, magari...

19 Giu 2008 | ore 19:31

Marco 15 anni fa in Italia si mangiava meglio di oggi? Ma stiamo scherzando. Se mi parli dell'Italia contadina descritta da Soldati dove ancora trovavi il pollo ruspante, le uova che sapevano a uova, i salami con maiali allevati in fattoria. Ma 15 anni fa vuol dire riferirsi a inizi anni Novanta cioé in piena crisi morale-politica-economica (che peraltro prosegue ancor oggi),l'uscita della Lira dallo SME, Craxi, i ristoranti di Tangentopoli tutto fumo e niente arrosto che poi dovettero chiudere, vedi il San Clemente della mia Padova sito nella prima villa che progettó Palladio, in pieno centro patavino. E da allora mi vorresti dire che le cose sono peggiorate??? E le 1800 osterie consigliate da Slow Food? E il vostro low cost? 15 anni fa quanti avevano assaggiato un prosciutto di cinta senese o un bitto di 10 anni fuori dai ristrettissimi confini territoriali? Quanti Paolo Parisi o Monica Maggio apparivano nelle copertine di allora? Gli anni 80 sono stati gli anni dell'edonismo e delle apparenze e se vuoi farmi il laudator temporis acti forse mi devi parlare dell'Italia contadina del Dopogurra o dei Cinquanta, prima del miracolo dei due Giovanni, quando nel rodigino e nel ferrarese una salama sapeva ancora a salama. Che poi i prezzi siano cresciuti, be' non si poteva credere che la ristorazione facesse storia a sé rispetto al resto. Ma negli ultimi 15 anni siamo cresciuti tantissimo a livello di prodotti e anche di ristorazione. O folrse mi vuoi dire che a Venezia per es. 15 anni si mangiasse bene???? Un saluto dal tuo Gigio

19 Giu 2008 | ore 19:56

Gigio, io e te non ci siamo mai capiti e temo che mai ci capiremo. Un virgolettato non sono le mie parole ma mi è venuto spontaneo riportarle poiché freschissime e poiché rappresentano il punto di vista di un tipo di personaggio che viene visto come cliente ideale da gran parte dei ristoratori nostrani. No, non sono ovviamente d'accordo con la giornalista e ho detto lei le cose che dici tu. In Italia si mangia molto meglio adesso, sicuramente. Anzi non si è mai mangiato così bene. Ma sull'immagine che abbiamo, sulla capacità di tenere gli standard e sui prezzi raggiunti si possono dire ancora molte cose, che ci fa bene. Molte

19 Giu 2008 | ore 20:12

Il web non ha ancora soppiantato la carta, ma il passo è molto breve, più breve di quel che si possa realizzare. Le guide nascono probabilmente per offrire al lettore una valutazione affidabile, e, allo stesso tempo, con l’intento più o meno evidente di donargli chiarimenti e riferimenti su molteplici realtà ristorative, di settore. Sin dalla loro nascita si acclama una novità insistente, che alla fine non arriva ma delinea una realtà oggettiva, attuale, che è chiamata cultura gastronomica diffusa. Alla cultura generalizzata, in quanto tale, si è arrivati indubbiamente. Non però all’indipendenza gastronomica, nella quale è racchiuso il meglio del principio stesso. Altra cosa errata che si è cercato di fare, è diffondere una sorta di "unitarietà" di pensiero relativo, che all’inizio ha dato consenso, specie economico, ora però non più. Benissimo quindi partire dall’inizio, dalle locande, dal più bizzarro dei convivi, ma per restituire fascino a questo settore e far modo che mangiare renda felici (cosa che non avviene più) sarebbe proprio il caso di togliere ogni alone di esclusività alle pietanze, creando così una dimensione di parità, ove il cibo venga riconosciuto come tale e non come spettacolo…

19 Giu 2008 | ore 20:33

@stefano buso
spero che il web non soppianti la carta!!! il fascino dello sfogliare sentirne odore delle pagine ha sicuramente un fascino particolare e primordiale. Comunque direttore ne suo post mi permetto di dirle che per guide ci ha inserito tutto e di più...alcune di quelle decritte caro direttore non sono guide ma vocabolari
umilmente levo il disturbo

19 Giu 2008 | ore 21:47

Concordo con marco: per me le guide sono solo quelle dove si parla e si danno giudizi su ristoranti o altri esercizi pubblici del genere.
Un libro di ricette o una enciclopedia gastronomica non è una guida.

Per il web, come dice Stefano Buso, il passo è breve. Questo è anche il motivo del relativo successo di forum e gruppi dove si parla e si recensiscono ristoranti.
Sarà anche vero che la qualità del recensore non è garantita, ma ci sono altri vantaggi: l'interattività, il poter confrontare recensioni diverse dello stesso locale, il poter chiedere informazioni a chi è stato a cena nel tal posto tramite i forum, l'ampia scelta e così via

19 Giu 2008 | ore 22:54

Per me se non si sono letti gli uni, le guide-manuali, non si possono scrivere e tantomeno leggere gli altri, le guide-guide. Alle guide ci si arriva dopo un percorso e con le guide lo si continua. Senza, una guida ha la stessa importanza della lettura dell'elenco telefonico.
E infatti di guide ce ne sono una quindicina ma oltre le solite tre più una onestamente non andrei.

20 Giu 2008 | ore 00:44

Ogni tanto dietro gli argomenti di cui ci occupiamo aleggia questo fantasma della presunta crisi della nostra gastronomia/ristorazione. Molto spesso a seguito dei pensieri di qualche giornalista o operatore del settore straniero.
Io forse vivo e mangio su un altro pianeta ma non mi sembra proprio che tiri aria di crisi se non di crisi di crescita. Solo qualche anno fa eravamo invasi dalla panna sotto forma di pennette alla Vodka e filetti al pepe verde e adesso ci lamentiamo.
Da qualche anno a questa parte la gastronomia e i cuochi in Italia hanno assunto un ruolo assolutamente di primo piano come non era mai stato in passato. Penso a luoghi o eventi come Eataly, Identità golose, Vinitaly, Salone del Gusto, penso a Squisito e potrei continuare come sappiamo. Penso alla pubblicità che inizia ad utilizzare la faccia e il nome di Carlo Cracco. Leggo i quotidiani e trovo sempre più spesso articoli dedicati all'argomento.
Abbiamo in Italia un gran numero di grandi ristoranti e di cuochi molto bravi ed un tessuto solido ed assolutamente imparagonabile a nessuna altra realtà che io conosca di osterie tipiche che offrono cibo tradizionale di buona qualità a prezzi onesti. E qui non si può disconoscere l'opera di Petrini e di Slow Food. Poi è chiaro che qualche guida cartacea sia in crisi. C'è internet e c'è anche il fatto che fare una guida fatta bene costa e non tutti possono/vogliono investire a sufficienza.
C'è poi, e lo abbiamo detto 1000 volte un pò di crisi nella ristorazione c.d. di mezzo, quella dei giovani apprendisti stregoni come li chiamo io che elaborano, pappette per sdentati, tonni scottati di tutti i tipi, paste secche con il nome del produttore (pare faccia molto figo proporre spaghetti cav. Cocco, paccheri Setaro ecc. ecc.) qiualche strambo connubio per secondo, in locali spesso anonimi ma tirati a lucido e con un servizio assai spesso approssimativo. Chiedono in maedia 70, 80 Euro, io puntualmente esco da questi posti allibito, ma poi leggo i giudizi di qualche solone e mi chiedo: dove sbaglio?
Vorrei concludere sottolineando che da sempre penso che una buona guida dovrebbe essere molto severa nello giudicare il rapporto qualità prezzo di un ristorante (come peraltro fa la guida del Gambero con l'apposito indicatore anche se con un metro di giudizio troppo tenero).

Ad Majora

20 Giu 2008 | ore 08:28

Io credo che ci voglia coraggio di fare scelte diverse. Io una guida oggi la vedrei solo online, con recensione dell'editore e commenti di chi c'e' stato e con la possibilità di prenotare il ristorante direttamente dall guida (tipo opentable in USA). I guadagni non vengono dalla vendita della versione cartacea, può essere copiata, ecc., ma vengono dai tanti utenti che visiterebbero una guida del Gambero (quindi di professionisti e non di bloggers...per quanto bravi).

20 Giu 2008 | ore 09:22

D'accordo con Gianpaolo: riferendomi agli appunti di viaggio che Stefano Bonilli sta pubblicando su questo blog, mi chiedo se,allegando ai vari 4Venti, Zazzeri, Giglio, Marisa, oltre l'indirizzo, un link per la prenotazione, quei locali avrebbero avuto impennate di richieste o meno. E forse le hanno avute lo stesso.
Oggi chi si appresta a passare un fine settimana, in genere cosulta il web per avere notizie sulla regione, sulle località che andrà a visitare: una guida nazionale, seppur bella da sfogliare, leggere e maneggiare come tutti i libri, è sproporzionata alla bisogna dei più, ai quali spesso la guida viene regalata e della quale, a meno che non siano viaggiatori di commercio, leggono solo i locali della propria città.

20 Giu 2008 | ore 10:41

Forse non avete capito, io non mi preoccupo di qualche copia in più o in meno, nostra o dei concorrenti, io qui sto parlando dei tessuti culturali che si sono andati formando nella e attorno alla ristorazione e dei quali le guide, che lo vogliate o no, sono state le protagoniste.
Guardando a casa mia dico che la cena delle tre forchette è iniziata all'Hilton nel 1994 e che nel 1999 era una serata in diretta su un canale tv il Gambero Rosso Channel e non era la trasmissione penosa che è il premio di Bibenda con la Clerici & C.
Ma tutto questo oggi sarebbe vecchio e inutile e anche le mille manifestazioni ormai mostrano la tela lisa.
Qui si voleva guardare avanti, provare uno scatto di fantasia.
Magari ci riusciamo :-))

20 Giu 2008 | ore 10:43

Aggiungo un'altra considerazione: le immagini, le foto sono importanti (Bonilli si avvale delle immagini sempre piene, dense e mai redazionali di Sigrid Verbert). Il web le consente, le guide no.

20 Giu 2008 | ore 10:45

Scusate vado a scatti: le foto non le consentono le guide così come sono state finora. Però anche sul cartaceo si potrebbero pubblicare guide-racconto corredate di foto, relative a una città, a una località e così via; guide che non invecchierebbero subito, ma che sarebbero consultabili nel tempo, leggibili da diversi punti di vista. Per fare un esempio: per quanto ampliabile, quell'allegato del Gambero che raccontava di una visita di Pierangelini a Roma, per i negozi, i mercati, le trattorie di Roma, invitava a prendere il primo treno per la capitale.

20 Giu 2008 | ore 11:11

Questo per me è un periodo di "cene da fine stagione/pre-vacanze" e sono stufa perché l'unica serata gustativamente interessante è stata quella in cui ognuno ha portato qualcosa. Le altre, tutte pizzate nella prima pizzeria comoda o di fiducia di qualcuno, o nella solita terribile di cui i miei amici sono affezionati clienti e in cui spendono in media 80-100 euro al mese a testa. io ci ho provato a proporre altro, qualcuno era d'accordo ma la maggioranza è felicemente adagiata sulle proprie abitudini.

Quindi a parlare di guide in senso ampio l'unica cosa che mi viene in mente è che priam di parlare di guide-guide, sarebbe il caso di verificare cosa non funziona, cosa manca nelle basi! :-(

p.s. @Dario: ok l'importanza di informarsi e leggere, io però oggi (ri)comincio dalla pratica e insieme a 3 cavie faccio un paio di test di cui si parlava nei giorni scorsi... ;-)

20 Giu 2008 | ore 13:08

Ma qual e' il lettore che ha in mente chi prepara una guida di questo tipo? A chi vuole rivolgersi? Sono curioso, anche per capire se il web puo' sostituirsi o meno alla carta

(non vale cavarsela con un "curioso e goloso" :-) )

20 Giu 2008 | ore 14:34

eccomi qui, al mare e via iPhone: quale lettore e quali guide?
beh, sembra chiaro che tolti i soliti 50 noti la gente abbia voglia di ristoranti e trattorie vere, a misura d'uomo, cioè di portafoglio.
E poi indirizzi nuovi, come a dire delle scoperte per dare alle stampe cose nuove perche' dei soliti indirizzi e nomi non se ne puó piú.

20 Giu 2008 | ore 22:28

Direttore (e' ancora questo il titolo, no?)la tua saggia prospettiva di analizzare le guide con la metodologia dei Cultural Studies non e' stata compresa. Perche' meravigliarsi. Il pubblico e' quello che e' e non e' difficile capire chi l'ha abituato cosi'. Pero e' bello vedere che sei approdato a tanto... Le guide? quale sublime by-product della contradditoria, schizofrenica e fondamentalmente ignorante era post-moderna che viviamo. E che dire dello sbadiglio? Che arma feroce nelle mani di chi non sa ma puo'. Sbadiglia a qualcosa, meglio se a tutto e sei importante. Come illuminarsi d'immenso. I poveri enogastronomici? finalmente si capisce che sono ricchi, banchieri che comprano giornali, gli idioti a cui la rete da una chance di esprimersi... Una rivoluzione culturale? Si. Sei mesi in campagna (o a pelar patate in cucina) e sei mesi fuori. Suona maoista ma non e' poi lontano dalla... necessita'. Beh quando e' tempo di spiaggia ognuno la puo' sparare come crede (altro concetto post-moderno)

21 Giu 2008 | ore 01:32

mica l'ho tanto capito questo intervento... sarà l'aria del mare? A proposito, sia ieri sera che oggi ho pelato patate, che sia sulla buona strada? :-))

21 Giu 2008 | ore 10:00

Lasciato l'iphone e ripreso il mac provo a ragionare sul nuovo che si dovrebbe introdurre nel mondo delle guide.
Intanto non è vero che non si possono mettere le foto, esempio è la guida dei ristoranti di Omnivore.
Poi credo sia necessario passare dalla guida onnicomprensiva di 2/3000 schede a guide tematiche.
Da ultimo tutto questo deve avere una sua ricaduta sul Web, essere interattivo da ultima generazione e dialogare con l'utente, il lettore-fruitore, il consumatore di nuova generazione.
Non una guida per tutti ma tante guide per diversi segmenti di pubblico.

21 Giu 2008 | ore 11:21

Sull'ulttimo intervento sono talmente d'acordo che stavo per scriverlo ieri io come esigenza che sento però poi non trovavo le parole per descrivere ciò che avevo in mente e ho lasciato perdere. :-)))

p.s. in compenso per la serie "nel frattempo io faccio qualche prova per capire le basi del gusto (non solo con i manuali)" spero non ti dispiaccia se sul forum GR ho postato le notre prove casalinghe da cui risulta che lo Yomo è piaciuto meno di tutti! :-D

21 Giu 2008 | ore 12:49

A parte gli errori di battitura (è che ho problemi di connessione continua a cadere uff!) una cosa che volevo dire è che mi sono resa conto che io e quelli che conosco scegliamo prima in base a un'esisgenza o a delle categorie che già abbiamo in mente, poi decidiamo dove andare. Le guide invece (tranne Slow Food però ha altri limiti- e comunque su alcune zone le due indicazioni mi hanno lsciato qualche perplessità)danno per scontato che si cerchi un locale in cui mnagiare in base a esigenze soprattutto di viaggio in luoghi sconosciuti o stabilendo un certo livello di qualità o di servizio e molto spesso non rispecchia assolutamente i nostri criteri.
Oppure mettono una scelta di locali molto diversi fra loro mentre a noi una sera servirebbe poter scegliere tra un elenco più ampio di una certa tipologia perché magari la priorità è chiacchierare con un po' di amici che non vogliono spendere più di 20 euro, un'altra sera quella di mangiare qualcosa di tradizionale in un ambiente informale, un'altra volta assaggiare qualcosa di sfizioso e diverso dal solito ma senza spendere un occhio della testa. Ecco una guida che - sulla base di criteri specifici e non solo "andare a mangiare fuori in una certa zona" possa essere d'aiuto a scegliere.

21 Giu 2008 | ore 13:05

Magari una guida con "tipologie" e non votazioni. I fuoriclasse, i soliti noti; poi gli evergreen, gli apprendisti stregoni, chi ci sta provando seriamente...insomma, capito il concetto?
I giudizi popolari potrebbero essere evidenziati on line con un gradimento tipo quello di You-tube. Un passaparola in grande. Ma sopratutto una nuova guida dovrebbe ripartire da zero, resettare tutto. Ispettori preparati seriamente a pranzo (anche questo è un punto fondamentale ;-) ma non parlo per il Gambero) con la mente sgombra senza aspettarsi nulla. Giudicare senza la zavorra di precendi votazioni, evidenziando i pro, i contro e la piacevolezza generale; firmando la recensione. Poi non sprecare preziosa carta per riportare esperienze negative, scommetto sul Rinascimento. Già una volta ci è venuto benissimo:-). Un sassolino l'ho messo, credo che ci sia bisogno di costruire qualcosa di nuovo. Forza direttore !.

21 Giu 2008 | ore 14:59

forte gumbo, non avevo letto il tuo commento perchè stavo lavorando ma mi fa piacere che la pensiamo allo stessa maniera. Mi piacciono i tuoi interventi.
Paola.

21 Giu 2008 | ore 15:04

L'Italia è un paese che affonda...ci restava solo il calcio, domani la Spagna ci supererá anche in questo (Villa MaraVilla, el día 22 Italia dice adiós) e allora non ci resteranno che le guide per consolarci, sperando che un bel dí Alajmo diventi il migliore anche per le medesime :) Gumbo: mi aspetto un bel messaggio nel momento piú spettacolare della partita...io ti risponderó dopo

21 Giu 2008 | ore 15:19

Col cavolo che la Spagna vince!

21 Giu 2008 | ore 17:59


l'italia è un paese che affonda??? co ste frasi pessimiste la sinistra ha perso le elezioni e ha fatto un piacere a questa destra...che comunque è stata votata(non scordiamolo da chi si è sentito abbandonato da quella sinistra pedante che non è stata capace di dare ottimismo e forza agli ideali. DA una sinistra che ha sempre detto che tutto era sbagliato e tutto da rifare...e stava al governo cazzo come sono incazzato...ecco che ci siamo meritati...facciamo guide ottimistiche direttore scritte anche con il parere di chi vive la ristorazione in maniera popolare...

21 Giu 2008 | ore 19:18

Magari Direttore avesse ragione lei. Questi vivono questa partita come la sfida della vita, vogliono che rappresenti la consacrazione del loro sorpasso nei nosri confronti. Quí trova i dieci motivi per la vendetta:
http://www.sancuartos.com/

A proposito ma con Bolasco :) che tifa Spagna come la mettiamo, guarderete la partita insieme? :) Confermo: l'Italia é un paese che affonda, perché una crisi quando dura vent'anni non si puó piú definire passeggera. Forse saranno la cucina e le guide a salvarci...Buona partita a tutti (a me si é giá azzerata la salivazione, come quando assaggiai per la prima volta il culatello di Spigaroli)

21 Giu 2008 | ore 19:33

Gigio, il sito che hai postato mi ha impallato il computer. Che sia la vendetta?

21 Giu 2008 | ore 20:25

Davvero mi dispiace lo dico senza ironie. Ti manderó un capocollo grecanico per farmi perdonare. Adesso é tutto a posto? Comunque sí é l'inizio delle venganza iberica, mañana ne prendiamo tre e in piú ci umilieranno a tal punto che Volpetti smetterá di importare il jamón iberico e per i romani sará ancora piú dura...come dire doppia fregatura. A proposito il Culatello che mi azzerava la salivazione era quello di Carretti, lo Spigaroli ham non l'ho ancora provato.

22 Giu 2008 | ore 00:17

Gigio per scaramanzia dice che gli spagnoli ci batteranno.
Io penso al gordito e alla sua voglia di vendetta, magari con un gol come quello fatto all'Inter tanti anni fa.
E per completare la festa ho mangiato del buon Joselito, perché i fuoriclasse non hanno nazione :-))

22 Giu 2008 | ore 10:41

joselito!!! ma che fa direttore se magna un ballerino di salsa e merenghe.... buongustaio si ma cannibale noooo non pensavo

22 Giu 2008 | ore 18:57

che culo sti spagnoli e che disastro i nostri rigoristi comunque alè Russia :-)

22 Giu 2008 | ore 23:31

Ormai il sorpasso é sancito. Sono mancati i rigoristi ma anche la manovra e Toni hanno lasciato a desiderare. Adesso spero che Paolo Parisi e Spigaroli facciano la loro parte il 27 di ottobre al Salone del Gusto
http://www.salonedelgusto.it/ita/store/popup_lab.lasso?cod=LS104

Complimenti agli spagnoli e all'italoiberico Bolasco :)questa nazionale giovane é lo specchio di un paese che corre a 200 km/h e che ha capito meglio di noi le sfide della globalizzazione

22 Giu 2008 | ore 23:56

bonilli non sapevo che oltre al jesolito i spagnoli producessero un buon culo...!!! gigio trasferisciti in spagna ;))) oltre ad adria prosciutti maiali le donne non son male...

23 Giu 2008 | ore 07:52

leggo volentieri le guide, soprattutto quelle che mettono i voti. I voti sono un'atto di coraggio perchè con una ardita sintesi qualificano più il giudice che il giudicato. Li preferisco a quelle tiritere cerchiobottiste in cui si dice tutto ciò che serve per non prendere una posizione, e soprattutto per non svelare il sistema di riferimento, il paradigma.
Direttore: mi verrebbe da pensare che un passo in avanti, per venire al Suo stimolante quesito, potrebbe essere aprire la porta al giudizio dei lettori, che sono spesso assai più competenti ed appassionati di quanto non si pensi. Certo, esiste la problematica dell'uniformità di giudizio, e Gauss ci potrebbe dare una mano solo a identificare un buon livello di medietà... ma Lei che sa, potrebbe identificare un *canone* e farlo diventare una traccia a cui chi vuol dire la sua può farlo, ma su certi binari.
o no?.

23 Giu 2008 | ore 09:18

Scusate, ma mi dicono che Spagna sia in crisi... Bolla edilizia scoppiata o quasi... immigrati che tornano a casa... O forse da quelle parti la parola crisi ha una coloritura diversa che da noi (che siamo sempre in crisi)? Comunque, come cavolo sono stati scelti quei rigoristi??

23 Giu 2008 | ore 10:59

Lasciamo il calcio e torniamo alle guide: ecco, il vero problema nel far collaborare i lettori è quello di un metro comune.
Problema che incontriamo quando selezioniamo i nostri collaboratori e che si ingigantisce se lo si applica ai lettori tutti e si usa internet.
Io naturalmente vorrei quest'ultima soluzione e sogno il giorno in cui la si riuscirà a mettere a punto ma non parlatemi di Zagat perché è America, hanno un'altra mentalità e comunque i giudizi sono ampiamente amministrati dalla redazione tanto è vero che per i migliori è un po' come da noi, sono sempre quelli, voto più voto meno, ma è sui locali sconosciuti che la Zagat ti può tirare fregature formidabili perché alcune segnalazioni sono perfette ma di altre ti chiedi come possano avere scritto quelle cose.
Infine, ma non è cosa da poco, i diritti del cittadino-consumatore là in America sono una cosa seria e se bari hai chiuso, da noi mi dite come possono stare sul mercato molte guide che segnalano ristoranti a migliaia che però non visitano?

23 Giu 2008 | ore 11:10

E' una obiezione molto fondata, ed è anche il "padre di tutti i problemi" di tutte le avventure *user generated contents".
La prima cosa che mi viene in mente è un grosso lavoro sulle schede di rilevazione che dovrebbero poi generare dei valori medi e delle varianze.
Ma il rischio che vedo è molto più da italiano-scettico: quanto sarebbe complicato creare un sistema di controllo delle fonti? (cioè che i rilevatori spontanei siano poi veri rilevatori e non lo zio e il cugino?)
però la strada è quella mi sa, e chi si muoverà per primo non lo farà mai abbastanza presto.

23 Giu 2008 | ore 11:30

No, scusate, piccola parentesi calcistica perché non avevo ancora letto Gigio.
Io tifare Spagna??? Lo prendo come un affronto personale e non solo perché tifo Italia ma perché, in quanto catalanista, la squadra che vedo con più fumo negli occhi è proprio la Spagna.
Come al solito, Gigio, non hai capito niente...d'altro canto vivi a Madrid... :-))

23 Giu 2008 | ore 11:34

Mah il problema dei voti è che...indipendentemente dal palato assoluto...secondo me non possono esprimere la complessità delle persone e di ciò che queste persone fanno. Né possono spiegare le sfumature che contraddistinguono atmosfere, ambienti, oggetti, dettagli e sapori e che poi per me sono quelli che veramente fanno la differenza.

Quindi va bene finché si leggono considerandoli un vaghissimo e approssimativo riassunto di un'esperienza li posso anche considerare comodi. Però non credo ceh la maggior parte dei clienti li pensi così e questo secondo me è il loro lato negativo: far credere a chi butta l'occhio distrattamente oppure chi è maniacale sul mezzo punto in più o in meno di aver capito chi vale di più e chi meno, quale esperienza sarà migliore e quale peggiore e invece non è detto che sia così'.

p.s. paola, magari essendo le unichE due che hanno scritto su questo post, condividiamo semplicemente un approccio femminile al cibo e ai ristoranti, che credo abbia priorità diverse!!! ;-)

23 Giu 2008 | ore 12:50

Anche questo è un qualcosa su cui ragionare: il mondo del cibo e quello del vino sono terreni di pascolo di soli uomini, molti dei quali grassi, e di poche, ma veramente poche, donne, alcune delle quali ormai assimilabili ai maschi non tanto nella stazza ma a livello comportamentale.
Credo che si perda molto sia dal punto di vista di analisi dei sapori che da quello della visione d'insieme.

23 Giu 2008 | ore 13:06

direttore per me le donne oggi sono più femmine e più decisioniste con capicità elevete a livello organizzativo e di azione (si intende nel lavoro) quindi aprirei il mondo guide a loro. Mi fido (non per tutte )della competenza femminile e credo che le femmine hanno un senso spiccato ed armonioso nel valutare il piatto e il ristorante
ammazza che ho detto

voto a questo mio commento 9-

23 Giu 2008 | ore 14:44

Un tempo si chiamava captatio benevolentiae :-))

23 Giu 2008 | ore 15:18

Un po' più recentemente anche "sviolinata galattica" :-))

23 Giu 2008 | ore 15:31

A mio parere una descrizione delle emozioni, dei luoghi , dei profumi e della storia son sempre meglio della classifica numerica.
Penso che guide dedicate, per settori, siano sempre meglio di volumi unici ove trovare di tutto.
Una cosa che mi capita spesso quando, viaggiando con guide alla mano, visito dei locali è il constatare la difformità di giudizi. Nel senso che da regione a regione da provincia a provincia , vi siano metri di giudizi diversi, molte volte per il semplice fatto che ispettori diversi abbiano un metro di giudizio diverso.

Masssimiliano Sepe

23 Giu 2008 | ore 16:28

il vantaggio di "trattare" i giudizi dei lettori è che il campione si avvicina all'universo statistico: questo per proprietà numeriche fa sì che il giudizio su di un locale visitato e valutato 100 volte sia più attendibile di quello visto *una tantum* dove il caso potrebbe aver avuto una parte eccessiva.

23 Giu 2008 | ore 18:39

Io leggo ma non posto mai...ma il dibattito è interessante e quindi ci provo.
Affermerò una cosa sicuramente fuori luogo e magari poco condivisa però...
Ho usato guide, alcune serie e attendibili.
Ho usato anche guide meno serie sebbene molto note.
E ho anche incontrato giornalisti o sedicenti tali che scrivono queste guide.
Ho anche avuto modo di scoprire che qualora il luogo recensito non sia universalmente noto come il top del top, ma sia semplicemente degno di esser segnalato (più o meno degno), basta che il proprietario decida di fare un piccolo investimento pubblicitario e la segnalazione è sicura.
Non è bellissimo, nè etico...meglio la democrazia, ovvero meglio il giudizio dei fruitori. O meglio ancora il coinvolgimento nella redazione di guide di appassionati e validi autori di blog che tanti ce ne sono.

24 Giu 2008 | ore 14:59

Sonia, come al solito queste dichiarazioni servono a poco. Peraltro sono cose molto condivise perché è facile fare accuse generiche: va anche tanto di moda.
Per quelli che, come avviene nella mia redazione, lavorano con passione, impegno e onestà intellettuale le accuse alla categoria fanno male. E secondo me sono ingiuste. Possiamo sbagliare, ma onestamente.
O fai i nomi (come si diceva anche qualche giorno fa in un acceso dibattito politico) o le chiacchiere stanno a zero.
Per quanto concerne la guida del Gambero posso confermare (per l'ennesima volta) che non esistono casi di questo genere. Se ne conosci ti prego di segnalarmeli e sta sicura che le persone in questione saranno allontanate.
Grazie in anticipo

24 Giu 2008 | ore 16:41

Beh, i nomi...
Si potrei farli. Ma non qui.
E poi perchè?
Io le mani sul fuoco non le metterei per nessuno...mi fa piacere che tu abbia questo coraggio e sinceramente la guida del Gambero ha una qualità indiscutibile che sarà frutto di altrettanta onestà e passione.
Le mie sono esperienze personali che amareggiano e che fanno male anche a chi fa questo mestiere con etica...ma è un discorso vecchio e irrisolvibile
Non dirmi però che non conosci gente che millanta...dai...
Ti sarà capitato di partecipare a cene o eventi dove i millantatori imperversano no???
Tutti puri? No, non è roba di questo mondo.

24 Giu 2008 | ore 17:19

Tutti puri? Proprio no, è per questo che chiedo di fare i nomi. Perché? Per fare chiarezza.
Fa' i nomi, qui o altrove ma falli. Serve tanto a questo sistema-paese fare distinguo, altrimenti lavorare con impegno non porta a nulla.
Perlomeno questa è la mia modesta opinione.
Grazie per il confronto :-)

24 Giu 2008 | ore 17:24

Ah per questo stai sicuro.Dove posso, e dove ho modo certa gente non passa più....poi ci sono gli editori e poi i service etc etc...
Io sono battagliera...non credere ;-)
Ma non volevo far polemica qui...torno a leggere!

24 Giu 2008 | ore 17:42

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