ore 10:18
Aspettando Adrià
La crisi economica più grave dal 1945 sta incidendo profondamente sui consumi individuali.
In un blog come questo, dove si segnalano anche luoghi del mangiare, dare molto rilievo a ristoranti, trattorie, bar, wine bar ecc... a prezzo contenuto è un servizio dovuto. Ci sono però alcuni che, io sospetto, in malafede, ne traggono la conclusione che la ristorazione più impegnativa e costosa sia stata sconfessata e abbandonata. L'ideologia nel piatto crea sempre pasticci. Io penso che se si segue con passione questo mondo lo si segue in toto, con la stessa curiosità e lo stesso rilievo per il noto e per l'ignoto. Oggi c'è una domanda, che è anche moda, per la trattoria: nessun problema a raccontarne di belle, invitanti e sconosciute ma questo non vuol dire dimenticare Ferran Adrià inteso come il simbolo del nuovo, dell'innovativo e del tecnicamente rivoluzionario in cucina.
Lo scudo del prezzo è altrettanto ideologico perché per una vera passione ci si organizza e si fanno anche piccoli sacrifici. Chi fuma tra i 150 e i 300 euro al mese li dedica al suo vizietto. Chi va allo stadio, poi, anche se in curva e con abbonamento, spende 180 euro a stagione e 40 euro per una partita di cartello. Idem per i concerti con l'aggiunta di spese di viaggio. Taciamo di vestiario e telefonini. Solo sul cibo si fa la morale?
Quanto vale per voi una buona cena dal punto di vista del piacere?
La cena in compagnia resta per voi un importante momento di socialità?
Come risolvete l'annoso dilemma tra innovazione e tradizione?









Direttore, ci sono solo due categorie di ristoranti: quelli buoni e quelli grami. Il prezzo è un deplorevole accidente.
Ma tenga anche presente che - qui ed ora - viviamo in un paese dove la gola (con la lussuria, e il prodigo è pessimo tra i peccatori) è uno dei vizi capitali, e che è più facile deplorare chi spende 100€ per una cena che chi spende 100€ di benzina per trasportare il suo SUV davanti alla trattoria Nonna Papera (filetto al pepe verde 18€, coperto 2€).
il piacere di una buona cena non è inferiore a un bel concerto, ad un viaggio, ad una mostra, ad un abbraccio. è una esperienza sensoriale completa, e provo per coloro che non sanno goderne lo stesso senso di carità che provo per gli sfortunati.
Tra l'altro in Italia mi pare ci sia anche una tendenza a considerare accettabile qualunque spesa per beni materiali e superflua quella per vivere un'esperienza - dato che io mi sono sempre sentita rinfacciare anche la follia di spendere per cose effimere e superflue come i concerti invece di - che so - cambiare la macchina. Il cibo è ancora più sfortunato, perché normalmente non è considerato nè cultura né arte né (senza stare a volare così alto) piacere se non per la sazietà post-abboffamento. Quindi è proprio una disdetta!
(ora comincio a pensare a come rispondere alle domande...)
@CAFFARI
dal mio punto di vista, personalissimo dunque, la tua veemenza è eccessiva. Anzi è quasi violenta e sono certo che chi ti legge rischia di fare "tutta un erba un fascio" e considerare chi ama il cibo, in senso ossessivo come ogni passione vera richiede, uno snobbettone intellettuale che si crede chissà quanto aculturato, lui. Così facendo non si indurrà nessuna esigenza di cambiamento. Infine, permettimi, il senso di carità cerchiamo di provarlo per le cose serie. Risparmiamolo per gli sfortunati veri. E se uno non gode mangiando sono affaracci sua, magari ha pure seri motivi per non godere e che tu non conosci.
Last but not least...ma la smettiamo con sta storia obsoleta dei SUV? Dai ragazzi...forza...lo scorso weekend a Ponza c'erano tante di quelle barche che manco tutti i SUV d'Italia messi insieme. Sai quanto consuma l'ora uno Yacht di 20 metri: 450 litri di gasolio. E un 250 cavalli di un normale gommone: 60 litri. E quante sono le barche - in generale - in Italia? Solo nel Lazio stiamo parlando di 70.000 immatricolazioni...continuiamo a parlare di SUV? Station wagon? BMW e affini? vabbè...
La cosa che più mi deprime è che questo post avrei potuto scriverlo tale e quale 30 anni fa - e l'ho scritto, non era un post ma un intervento sul primo Gambero Rosso - 20 anni fa e 10 anni fa e nulla avrebbe dovuto essere cambiato se non le quantità monetarie dovute ai diversi costi della vita.
Altro fatto deprimente è che sono sempre gli stessi, come la moneta cambiano le persone ma è sempre lo stesso gruppo minoritario.
Ultima e più deprimente questione, molti che si erano avvicinati a questo mondo ne sono scappati per incomprensione, noia, senso di claustrofobia, odio dell' iperspecialismo ecc...
E questa è responsabilità nostra.
Direttore, "indurre delle esigenze", specialmente in campo culturale, è difficilissimo. Sul fatto che la gente "versione base" prova odio verso l'iperspecialismo è un dato di fatto. Dunque se sono stati commessi errori in questo senso è giusto compiere delle riflessioni. Partendo dal fatto che niente va considerato perduto e che il lavoro del GR nel corso degli anni è stato mostruoso quanto efficiente e che ha cambiato sicuramente la percezione della gente, trovo che c'è un'occasione persa. Mentre ad un concerto, mostra, ecc. si può rinunciare, al cibo è impossibile. Questo è un formidabile punto a favore per chi cerca di indurre un esigenza nello specifico settore. Il messaggio che non è passato è che "tra mangiare bene e mangiare male" la differenza può essere molto piccola, l'investimento moderatamente affrontabile, l'azione decisamente fattibile. Invece la gente versione comune si crede che noi professiamo che per mangiare bene si deve spendere 250 euro, che se non sai la differenza tra un'acciuga cantabrica e una di cetara sei un coglione, che se non affronti 800 km andare e 800 tornare di notte fonda per andare al tal ristorante non vali una cicca e di cibo t'intendi niente. Questo è il punto, secondo me. E la disaffezione del pubblico è già argomento di analisi in tanti altri settori culturali. A mio modesto avviso credo che l'eventuale errore stia da quelle parti. Ed è per questo che quando leggo che si prova "senso di carità per gli sfortunati" mi girano un poco. Anche perchè, ultima cosa, se lei prende 100 persone e gli pone la domanda "ma lei preferisce mangiare bene o mangiare male"...la risposta è 100 su 100 una sola. E anche questa affermazione, unitamente al fatto che si deve mangiare per forza tutti i giorni, è un formidabile punto di partenza.
ominosalato AKA Fabio Fassone. Scusatemi la non firma ma mi è scappato il nick che uso in genere. E stavo rispondendo anche a uno su un noto blog di cibo che dice (lui che se ne intende) che la FIGLIA (si, donna) di Iaccarino in cucina a S.Agata usa troppa cucina chimica e molecolare...Questa è la basa da cui si parte...ed è uno che scrive su un blog di enogastronomia e dunque dovrebbe essere un pò appassionato...
@ AKA Fassone: la proposizione con ui concludevo l'intervento è così iperbolica che non mi pareva necessario esporre il cartello *ironia*: mi sbagliavo.
Grazie per avermelo fatto notare ;-)
Ma uno dei propri soldi ci fa quel che gli pare, basta che non disturbi il prossimo, se uno vuole comprarsi il suv e mangiare da nonna papera oppure si prende la bicicletta per andare alle calandre sono affaracci suoi.
Il problema che alcuni ascoltano musica classica e altri heavy metal, altri vanno da pinchiorri e certuni vanno da nonno peppe, di solito i primi credono di capire e sapere tutte nei confronti dei secondi.
E' questione di cultura e suvvia con il denaro è più facile acculturarsi, viaggiare, conoscere ed essere più brillanti, con le dovute eccezioni..........
@CAFFARI
figurati, nessun ringraziamento. Il problema è in quello che pensa chi ti legge...non in quello che tu "intendevi" scrivendo...tutto li. In ogni caso ben venga l'ironia, sempre
Sono pienamente d'accordo con le sue conclusioni... è da tanto che critico il modo di consumare di certa gente che poi si lamenta del prezzo del cibo, come i 30 €cent di aumento su pasta etc...
Ma è sicuro che l'innvoazione sia solo da Ferran Adrià?
E' convinto di questo?
Non crede che anche le trattorie possano farcela... crede che il nuovo sia solo là?
Io sono convinto che l'innovazione portata da Ferran Adrià sia andata dappertutto e abbia permesso anche alle Trattorie di fare passi avanti...
Crede che nelle trattorie non esista Innovazione???
Sa di che tipo di trattorie stò parlando...
Ferran Adrià non ha solo rivoluzionato il nuovo ristorante, ma anche la trattoria, e la Tradizione... che resta pur sempre tale... ma con un grado di perfezione in più!
Ferran Adrià era il particolare per il tutto, il prototipo della rivoluzione ma non è certo il solo.
Il titolo voleva richiamare una commedia - Aspettando Godot... Waiting for Godot di Samuel Beckett capolavoro del teatro dell'assurdo che ben si adatta al nostro argomento...
En Attendant Adrià :-)
Copiare un piatto di Pierangelini o di Adrià, non è innovazione.
Troppe trattorie in giro per l'Italia a scimmiottare i piatti dei grandi con prodotti poco nobili.
L'innovazion può esserci anche in trattoria ma deve essere frutto di ricerca in se stessi e nelle proprie radici e non in quello che fa il vicino.
Con l'arrivo dei prodotti Souza si son visti troppi piccoli chimico in giro.
Io sono uno di quelli che amano la buona musica dall'heavy metal all'opera , dall'hard rock al jazz, dalla taranta al tango. Basta che sia buona musica . poi c'è robaccia ma c'è robaccia pop, robaccia heavy, robaccia punk.
Quindi la differenza la fa l'artista non lo stile, così per la cucina , a volte voglio fermarmi nella trattoria di campagna che fa una zuppa da dio, ed una sera voglio andare nel tempio della cucina e spendere i rispiarmi di un mese .
Ma di certo non mi lamento se una buona , anzi ottima pizza costa 50 centesimi in più e poi vesto un jeans griffato contraffatto pagato€ 200.
A proposito di tutte le barche di Ponza , questo week end non è stato molto bello, in tutto quel kaos un ragazzo ha perso la vita,
Però adesso non passiamo a demonizzare le barche in generale che c'è barca e barca e modo e modo di andare in barca. Perché alla fine uno dei problemi è che una serie di cose che in altri paesi sono considerate passioni oppure superfluo secondo il modo in cui si vivono, qui sono messe in blocco nella categoria status symbol e roba elitaria. E allora tutti a litigare per dimostrare che gli altri invece di spendere i soldi in un modo dovrebbero spenderli in un altro. E alla fine tutti restano nei loro mondicini chiusi e si lamentano che sono incompresi. ;-)
Ah già, le domande di bonilli!
Comincio dalla numero 3: l'annoso dilemma tra innovazione e tradizione, se esiste, non ha nulla che vedere con la mia vita - a me interessano e incuriosiscono entrambe. Se poi da qui dobbiamo stare a elucubrare come capita di solito negli ambienti dei gourmet e un'altra faccenda, ma lascio spazio a qualcun altro!
proprio per non demonizzare, temo che il punto sia altrove: a costo di ripetermi, la sensazione che ho è che sia socialmente più accettabile (meno stigamtizzabile) spendere 75000 in un SUV* o in una barca o in un rolex o in una griffe o dal parrucchiere che "mangiarsele".
Spero che così sia più chiaro... :(
* sì, ancora il SUV perchè è un veicolo assurdo, autoreferenziale, inutile e spudoratamente inattuale.
Se non vi disturbo troppo proverei ad introdurre argomenti diciamo più sostanziali.
Sono tornato a le Robinie da Enrico Bartolini che si è confermato una grande realtà. Andateci. Senza se e senza ma. Con la degustazione di tre vini dell'azienda Le Robinie (che non sono affatto male) a 16 Euro è possibile fare una grande esperienza spendendo meno di 100 Euro a persona.
Praticamente quanto si paga alla Muraglia a Varigotti. Ho detto tutto. Andateci. Senza se e senza ma.
Ad Majora
Quanto vale per voi una buona cena dal punto di vista del piacere?
Tantissimo, un'ottima cena , in buona compagnia in posto splendido coccolati a modo. Non ha prezzo, certo con il motoscafo o il suv si rimorchia di più, non è importante parlare Italiano o una qualsiasi altra lingua in modo corretto non è importante aver speso qualche anno a scuola.
Ma preferisco quelle cose da poco come la buona compagnia, il buon cibo, vino e della buona musica.
La cena in compagnia resta per voi un importante momento di socialità?
Penso di condivisione e non di socialità, si socializza in mille modi, ma una buona cena è piacere ed il piacere, in tutte le sue forme , va condiviso.
Come risolvete l'annoso dilemma tra innovazione e tradizione?
Non c'è dilemma sono due interpretazioni diverse , ed ognuna trova il suo naturale essere nei propri interpreti.
l'importante che ambedue apportino sano piacere.
tutte sacrosante riflessioni , e che dite delle signore che al collo hanno borse da 1000 euro una diversa al giono e nel carrello del supermercato l'olio di oliva da 3 euro al litro e che si lamentano del costo della vita e che neanche il pane si può più comprare , e che 18 euro per una porzione di pesce e relativi contorni sono una follia e che i ristoratori sono diventati tutti ladri, parlando con un amica con un telefono da 600 euro penso che l'unica cosa da dire e che siamo quello che mangiamo e se mangiamo m.... siamo m.... indipendentemente dalla macchian , barca , orologio e ammenicoli vari quindi cerchiamo di essere più seri e rispettare chi lavora in modo corretto molecolare o meno , trattoria o grande ristorante , percheè solo chi appartiene a questo mondo sà quali sono i sacrifici e i costi per dare il massimo e far star bene le persone che si siedono alle nostre tavole grazie
Risposta numero 2: quando voglio che la cena sia un momento di socialità normalmente la cucina di qualità me la scordo! Di solito le due cose sono in contrapposizione. Perché la maggior parte delle persone che frequento più volentieri dal punto di vista umano (chiacchiere, battute, altri interessi in comune) non ha il senso del gusto né la sperimentazione fra le priorità della vita. Perché gli ambienti in cui io mi sento a mio agio non sono quasi mai quelli di ristoranti oltre un certo livello.
Infine perché se c'è troppa gente io mi distraggo, mi confondo e non sia mai che la volta che spendo una cifra per mangiare non mi accorga quasi di ciò che assaggio!!! :-)))
Per la socialità, si organizza a casa di qualcuno oppure (più raramente) in qualche locale sui 30-35 euro. Poi è vero che esistono tipo 10-15 persone più conosciute per caso o in giro per il web con cui potrei visitare più ristoranti e chiacchierare, ma stando quasi tutte in città diverse comportano un' organizzazione complicata, non capita spesso.
Mi sa che dopo una così lunga frequentazione sul Web una volta ci dobbiamo incontrare in un locale fico, come può piacere a te e a me, non fico come risultato dei lunghi dibattiti papereschi, tipo le Robinie o cose così :-)
ps: pago io
paga bonilli?....dove quando?.....notte che risate mi sono fatto qua sopra....
Condivido quanto detto da Gumbo riguardo alla socialità. Non può andare di pari passo con la qualità della cucina. La cucina di qualità va centellinata, vissuta in religioso silenzio, per essere compresa al meglio.
Già in 2, spesso ce lo diciamo io e mia moglie, si è distratti.Non è eccessivo. Quando si ha voglia di allegria bisogna, prima di tutto, trovare il locale giusto ed a volte, anche dell'ottimo pane -salame e formaggi o la polenta con un intingolo, serviti a 1500 metri in baita sono un ottimo stimolo per apprezzare la parte migliore della vita.
Parola d'alpino.
LAMAX61°
dimenticavo una cosa.
Lasciamo stare il termine "socializzare" molto più adatto alla scuola ed al mondo del lavoro. Trovo molto più opportuno chiamare queste occasioni "MOMENTI DI ALLEGRIA".
Ritrovarsi in 15 -20 al tavolo di un ristorante con una cucina importante non mi è mai piaciuto, perchè da appassionato, in queste occasioni, mi piace studiare e capire quello che c'è nel piatto trascurando l'aspetto amicale.
Saluti
LAMAX61°
Uh caspita, bonilli è passato da modalità "stroncatura" a modalità "ultragentile". Meglio accettare subito! ;-)
(dopo il periodo delle ferie,comunque. In compenso più tardi rispondo anche alla domanda 1 perché è interessante)
Risposta 1. Una bella e buona cena vale tanto, in termini di gusto e piacere. Non discuto se vale di più un buona cena a 50 euro o una a 200, ma sicuramente nel secondo caso me la godo di meno, perchè una tantun e quindi con troppo aspettative, ansiogena. Comunque una grande cena si ricorda negli anni, se ne parla per anni, come uno spettacolo, una partita, un viaggio, sicuramente vale infinitamente più di non so quanti pacchetti di sigarette.
Risposta 2. Sì, e questo è il limite, oltre al costo, delle cene stellate. A cena si va per chiacchierare, per incontrarsi il fine settimana, spesso le donne da una parte gli uomini dall'altra. Una cena importante richiede passione e concentrazione, gusto per la scoperta, per la sorpresa. Alcuni amici penserebbero di mangiare poco, altri più attenti alle mode preferirebbero il posto "giusto" ,altri ancora non vogliono spendere, le donne...beh se si va a cena con una donna la protagonista è lei, non la cena. Insomma, posto che da soli sa di lavoro e mette un po' tristezza, è difficile mettere insieme qualche appassionato. E perciò, anche potendo, una due volte l'anno, si rinuncia.
Risposta 3. Ormai mi sembrano etichette di genere: il punto di riferimento è la buona cucina. E onesta. Certo l'innovazione spesso comporta prezzi alti non sempre giustificati: allora il dilemma, la necessità, è un livellamento dei prezzi verso il basso.
Per Fabrizio
Sicuramente l'età giova. Nel senso che, ad esempio, io e mia moglie abbiamo questo hobby-piacere-vizio della tavola.
Detto brutalmente: se vai con una donna al ristorante e hai altre finalità....beh.....il piacere della tavola poco ti interessa.
Se vai con una donna interessata al piacere della tavola il discorso cambia radicalmente. Sei in quel contesto per ragioni ben precise.
Da soli è un po' triste ma lo preferisco al chiasso di 15-20 ma anche 6-8 persone che parlano allegramente. E come potrebbe essere diversamente?
Ciao
LAMAX61°
Per Lamax61
Ho in effetti tralasciato quel caso remoto in cui condividere la tavola con una donna appassionata di cucina, del buon mangiare e soprattutto curiosa. Purtroppo una specie di allineamento planetario, una congiunzione astrale, un terno al lotto.
Mi congratulo con tua moglie e con te: finchè dura , vi invidio.
Della barriera psicologica del prezzo massimo per un pranzo/cena se ne era parlato sul vecchio forum del gambero. Però il vecchio forum non si vede più, quindi vi rifilo tutto il ragionamento: quando vado al ristorante per puro piacere non "compro" cibo, ma un'esperienza. Per i primi 3 o 4 di alto livello che ho provato l'aspetto più importante oltre al cibo era la curiosità per qualcosa di completamente nuovo che non avevo mai provato che per me ha un valore altissimo. Però man mano questo aspetto se ne va. Di sicuro nel prezzo che si paga c'è anche un certo tipo di servizio e di attenzioni per il cliente ma...oh che ci posso fare, a me la prosopopea di contorno proprio non mi interessa, anzi mi da pure un po' fastidio. Idem per l'aspetto di sentirsi parte di un élite, di sfoggiare l'elenco di ristoranti famosi in cui si è stati: non me ne può fregar di meno. Il bello dell' esperienza ristorante per me è:
1.Assaggiare cose nuove e sfiziose (cosa più importante, ma ho scoperto che non mi esalto facilmente!)
2. Vedere un locale nuovo e come funziona (sempre interessante).
3. Passare un po' di tempo in un luogo che mi piace(però faccio fatica a trovarne di mio soggettivissimo gusto perché a non amo gli ambienti sontuosi, né quelli che vorrebbero esserlo).
Quanto vale per me tutto questo? Bé tra le esperienze relativamente costose che preferisco ci sono..uhmmm...un weekend in barca a vela, 3 giorni di fuga dalla routine in moto e tenda, andare a vedere un concerto o una mostra da qualche parte. Spesa: 150-200 euro stando comodi. Il mio piacerometro dice che di ristoranti che mi sono piaciuti altrettanto ce n'è stato uno solo (lo so che mi ripeto, ma mica è colpa mia se è così!!!). Quindi in generale il mio massimo psicologico per casi già eccezionali sta intorno ai 100-150; per circostanze ancora più eccezionali circa 200. Tutto chiaro?
p.s. Poi comunque se proprio vi mancano le donne appassionate di cucina, del buon mangiare e soprattutto curiose e siete tutti in vena di offrire pranzi e cene, ci sono sempre io! :-)))
(però NON sono in cerca di fidanzati, amanti e mariti, eh!).
il piacere di un piatto per me è assolutamente inscindibile dal piacere che ti da condividerlo con la persona o le persone (...anche 20) che si hanno al tavolo. Anche se non sono raffinati gourmet ma sono a cena per il semplice piacere della compagnia in un buon ristorante sicuri di tornare a casa felici nel cuore e leggeri nello stomaco. Tradizione o innovazione o fuse insieme, importante è che siano sempre di altissima qualità nella materia prima e nell'esecuzione del piatto. L'unica cosa che proprio non mi va è l'uso del sottovuoto. Quando riesco ad avere una serata così sono proprio contenta.
Paola.
Io, da appassionato di cucina, con l'intenzione anche di pasticciare per mio conto, amo contemplare i piatti ed il degustarli (parlando di ristoranti ad un certo livello il termine è quest'ultimo) arriva forse in 3 battuta. Mi piace entrare tra le pieghe del "come ha fatto il cuoco/chef ad inventare questa cosina?". Che tecnica ha usato? Oppure constatare la semplicità e linearità nel presentare qualcosa. Difficilmente un ristorante nel quale ho mangiato bene non mi lascia qualcosa in termini d'apprendimento. Quelli scialbi, anonimi (che non sono necessariamente i meno costosi, anzi!!!) non mi danno proprio un bel nulla, anche se usano tutte le materie prime pregiate conosciute.
Posso ricordare la semplicità di un carpaccio di zucchina passata in marinatura acidulata al sentore di capperi e senape con un olio per me inarrivabile, che mi propinò, qualche anno fa, il ristorante Ticino da Chierico. Oppure un semplice fritto di fiume, dove riconosci i persicini, i luccetti, i barbi tutti ancora allo stato quasi di avannotti, che si può gustare da Manuela. Ed ancora un ricordo stupendo di un carpaccio di crudo di persico e trota salmonata di lago del ristorante IL SOLE, condito con olio di noci.....e ne avrei tanti altri.Ultimo, in un posto dove ti strafoghi se ce la fai, con 30 euro, LA FRUETTA di Cadarese. Ravioloni di ricotta ed erbette veraci. Veraci veramente veraci.
Son fortunato. Con mia moglie le dispute vertono sempre sul come è stato preparato un piatto o sulla materia prima. Se mi parlasse di linea e di dieta divorzierei seduta stante. Non sono un MANGIONE in tutti i sensi, mi piace alzarmi con la panza leggera ma con la mente in pieno fermento.
Comprenderete che, con queste prerogative, la compagnia mi distrarrebbe, per questo non mi piacciono i meeting e le tavolate troppo numerose.
Saluti
LAMAX61°