29
Lug 2008
ore 16:38

Cos'è un blog?

< >

Il professor Marino Niola, Ordinario di Antropologia Culturale, sulla Repubblica di oggi, scrive una pagina intera per spiegarcelo. Allora da bravo blogger vado su google e digito il suo nome e mi viene come prima opzione il sito del professore, fermo al 21 ottobre 2007. Sarà molto occupato, penso, poi sorge il dubbio: non è lui o forse è lui e ha abbandonato il sito per il blog :-)

Leggo e trovo questa frase Ognuno è quel che scrive, tutti hanno pari facoltà di interlocuzione, con la quale il professore chiude l'articolo e quindi per estensione mi viene da chiedervi se vi ci ritrovate in questa definizione anche e soprattutto focalizzandola sul mondo del cibo e del vino.

Ovvero, scrivete in modo diverso su un blog?

E poi, vi riconoscete in chi lo frequenta?

I blog come nuove forme di vita della rete?

Gli Speaker's Corner di Hyde Park dove chiunque può dire la sua?

... lo so, è fine luglio, fa caldo, molti sono in vacanza... però se non avete di meglio due righe scrivetele :-) 

commenti 33

Certo che due righe te le meriti!
Hai fatto benissimo a citare l'articolo e chi lo ha scritto. Anche se non esaustivo, molto interessante per noi!
Ciao e grazie.

29 Lug 2008 | ore 17:45

Il CEO di Sun Microsystem ha un blog, però lui non vuole essere chiamato "blogger". Dice "è come se mi chiamassero emailer perchè uso l'email, o telephoner perché uso il telefono".
Personalmente credo che ci sia del vero in questo, ovvero non siamo diversi da come siamo semplicemente perché usiamo una tecnologia o un media.
Oggi il blog è un sistema di comunicazione valido perché semplice e immediato e permette una conversazione. Domani sarà un altra cosa ad affiancare o eliminare il blog.
In sostanza, scriviamo in un modo diverso sul blog? Spero di no. Anche perchè se c'e' una cosa che si vede bene è se uno è falso. E direi che questo è un punto in più a favore.
Però, ancora parafrasando un blogger di quelli molto seguiti, come Mauro Lupi, "i blogger non sono media, sono persone".
Insomma, uno è quel che è, indipendemente dalla tecnologia che usa.

29 Lug 2008 | ore 18:45

Qui da noi, sul Maiale, il modo di scrivere è - ed è sempre voluto essere - la maniera migliore di rendere in trasparenza quello che davvero siamo. Abbiamo sempre diffidato della mancanza di lealtà e di sincerità di un blog. Certo, rimane aperta la questione di quanto si può essere bravi a fingere di essere quello che in realtà non si è! Ricordo l'articolo su Terrasanta, scritto da un nostro vecchio socio e collaboratore, il cui titolo gridava "fuori dalle guide". Fummo attaccati, ed anche di recente; ma difendemmo e difendiamo sia la libertà di espressione, sia la sincerità con la quale ci esponemmo perchè "provammo" sulla pelle il fatto di averci mangiato male.

29 Lug 2008 | ore 18:55

[mi ha tagliato il prosieguo del comment]
Alle volte mi riconosco poco in chi frequenta il Maiale, perchè preferirei sempre dei commenti critici a quelli che "quanto sei bello e quanto sei bravo". In conclusione penso che i blog siano in parte nuove forme di vita della rete, ma nella misura in cui a rendere palpabile la verità che si veicola e si dice di veicolare si accompagni sempre la possibilità di un incontro reale, una bella mangiata insieme ed una bella bevuta. Almeno solo per verificare ;-) se siamo davvero bravi, nel nostro piccolo ed inesperto mondo, a cucinare quello che con passione cerchiamo di raccontare. Grazie per lo spunto. S. Tripodi-

29 Lug 2008 | ore 19:00

Sará...ma intanto abbiamo perso l'olio di oliva e non mi pare che altrove ci vadano giú molto teneri. Sicuro che anche da noi c'è chi gode. La rete ci salverá?

http://rassegnastampa.coldiretti.it/Archivio/COLDIRETTI/07/80399548.pdf

29 Lug 2008 | ore 23:22

- Dire che quanto scrivo sul blog mi appartiene al 100% è quanto meno esagerato. Per me il blog è un mezzo per comunicare qualcosa che per me è interessante sulla cucina e sulla gastronomia: il fatto che il blog sia un mezzo significa che quello che dico si adatta al mezzo con cui lo dico.
- Quindi quello che scrivo cambia, si arrichisce o si appiattisce proprio perché lo scrivo su un blog: cambia poi perché c'è un'utenza diversa che quella della vita reale.
- Mi riconosco nel mio blog ma non nel mondo dei fooblog - il perché l'ho scritto nel mio ultimo post.
- Dire che il blog è una nuova forma di vita è un po' assurdo, se si considera la capacità minima che ha il blog di fare rete: il più delle volte si riduce a creare microcomunità, a radunare intorno a sè persone che non condividono un progetto ma solo un vago interesse comune.
- Non solo fa caldo ma è anche tardi, quindi sarò felice di arricchire la discussione se questa andrà avanti, cosa che non molto spesso succede quando a intervenire sono chiamati quelli che hanno un blog (molti di più quelli che li leggono).

30 Lug 2008 | ore 00:08

Avere un blog è facile.
Avere un blog intelligente è difficile.
Avere un blog di successo è raro.
Conosco delle persone che quando il blog ha iniziato ad avere successo hanno perso la capacità di indirizzo, il blog va avanti per forza inerziale ma ha perso l'anima.
Conosco poche persone che hanno un blog e tutte mi sembrano abbastanza schiave del loro prodotto.
Questo blog è uno spazio di ragionamento sui problemi che ci urgono. Spesso la discussione ingrana e partecipano molti nomi nuovi, il più delle volte recitano a soggetto le solite firme, sempre bene accette ma molte volte stanche e propense alla routine.
Poi ci sono alcuni belli spiriti che mi scrivono privatamente ma che vorrei tanto ricevere tra queste "quattro mura telematiche".
La vita vera è altrove :-))

30 Lug 2008 | ore 01:42

Non mi sembra di vedere, soprattutto per il food, una nuova forma di vita della rete, anzi il contrario, dato che gli argomenti sono più che ripetitivi.
Per questo trovo fuori luogo il paragone con gli Speaker's Corner di Hyde Park.
Chiunque dice la sua sulle proprie pagine, ma, spesso, non c'è contraddittorio, gli amici del blogger di turno si limitano ad una serie di complimenti utili fino a quando non ci sarà un nuovo post "da commentare".
Se tutto ciò deve essere "Compensazione simbolica al malessere attuale della democrazia in carne e ossa." (per usare le parole del prof.Niola) allora siamo messi davvero male...

30 Lug 2008 | ore 01:54

articolo molto interessante e per molti aspetti anche corretto, l'unica cosa è che non è detto che ci si debba identificare con chi legge il blog. Mentre mi è piaciuta la identificazione dei blog come nuovi Speaker's Corner di Hyde Park

30 Lug 2008 | ore 09:16

Bello vedere come due risposte in sequenza dicano esattamente l'opposto circa il paragone dei blog agli Speaker's Corner di Hyde Park.
Certo, se restringiamo il discorso al mondo che più attira l'attenzione del Papero Giallo e di chi lo frequenta, il discorso si fa difficile.
Per non essere lamentosi si può dire che non c'è una grande varietà di temi né di interventi trattati - quando parlo includo sempre questo blog nei miei ragionamenti - e prevale un utilizzo passivo, cioè si è lettori ma non si interviene né si propone.
Forse volare alto - penso al post su Adrià - non è gradito perché vissuto quasi come uno sfottò nei confronti di chi non ci potrà mai andare.
In sostanza l'alta ristorazione spesso giudicata dal punto di vista "morale" piuttosto che per i contenuti.
E all'invito di portare contributi nuovi-indirizzi nuovi una risposta discreta ma non entusiasmante.
Probabilmente questo e altri blog vengono utilizzati più che altro per cogliere le tendenze e magari portare a casa qualche bel indirizzo.
Hyde Park mi sembra ancora lontana :-)

30 Lug 2008 | ore 09:39

Trovo che scrivere sia difficilissimo. Indipendentemente se lo si fa sul proprio blog o per un editore. La capacità di sintetizzare il proprio pensiero, l'idea o il parere che ti frulla in testa, fa parte del "panico da carta bianca" e in alcuni casi "da schermo bianco". La comunicazione verbale è ben diversa, ti permette virtuosismi più affrontabili, un uso dei sinonimi meno impegantivo. E poi esiste tutto il mondo della comunicazione non verbale legata ai tuoi interlocutori/ascoltatori, i feedback consci e inconsci. Per quanto mi riguarda, gestisco meglio una platea di ascoltatori che un foglio bianco. Trovo che il blog, inteso come nuovo strumento di comunicazione, imponga una sua tecnica di scrittura e di sintesi che trovo magnificamente rappresentata dal papero giallo. Se il blog invece è inteso dal proprietario come un "diario personale online" allora la cosa può essere differente. Così come se usato come mezzo politico, vedi grillo. Insomma, mi sa che è proprio una bella piattaforma mutante. D'altronde l'etimologia della parola BLOG è WEB-LOG, ovvero TRACCIA SULLA RETE. Che tipo di traccie vogliamo lasciare? :-)

30 Lug 2008 | ore 11:49

però è carino il suo sito, e poi ho notato che la sua pagina sul sito di facoltà è abbastanza aggiornata con tanto di newsletter attiva per gli studenti. http://www.unisob.na.it/universita/areadocenti/docente.htm?id=74

30 Lug 2008 | ore 12:10

Ok, accetto l'invito, e per la prima volta posto un commento su questo spazio. Dunque, che il linguaggio utilizzato su un blog sia differente è normale ed è un discorso insito nella comunicazione: quella scritta è diversa da quella verbale. Ho un angolo di visuale solo parziale di questo mondo; i blog gastronomici in senso stretto li leggo poco dedicandomi come operatore del settore a quelli enoici. La verità è che la possibilità di interazione, di discutere serenamente su un post o su una recensione di un vino ad esempio, fa sì che io oramai legga più i blog che non le riviste di settore quando cerco informazioni o opinioni su una certa azienda e un certo vino. Esiste tra l'altro una netta distinzione tra blog enoici e quelli gastronomici: i primi richiedono una grado di consapevolezza della materia forse maggiore, tant'è che sono in numero minore rispetto ai secondi e, spesso, gli autori sono operatori del settore (giornalisti, degustatori, ecc. ecc.)...vabbè il discorso è lungo, caso mai ci ritorno...buon proseguimento…

30 Lug 2008 | ore 14:34

Direttore, ma il post su Adria' dovrebbe incuriosire, proprio perchè molti di noi non ci possono andare, invece si preferisce il blog di pincopallino con il post sulla pasta al burro...

30 Lug 2008 | ore 15:18

E' vero, il linguaggio del vino é molto specialistico - e noioso, aggiunto io - mentre tutti si ritengono legittimati a parlare dei piatti, della cucina, dei ristoranti.
I blog sono un ricettario lunghissimo con foto quasi sempre mediocri oppure lavagne di recensioni.
Un limitato numero di blog valgono la lettura perchè stimolanti.
Forse sono problemi di gioventù, forse il mondo é più annoiato di quel che si immagina.

30 Lug 2008 | ore 15:24

Sistemi passanti: così Baricco ha definito il linguaggio nella rete. Saltare orizzontalmente cioè, da un argomento ad un altro ad esso correlato o totalmente diverso, "surfare" sulle onde dell'informazione. Un che di equivalente alla superficialità, alla anarchia linguistica. I blog dovrebbero essere, invece, un tentativo di approfondimento, un movimento verticale: anzichè surfare si prendono maschera e pinne e si cerca di esplorare i fondali. Due considerazioni, facce della stessa medaglia: la prima, negativa, è che mi sembra che sia molto difficile immergersi, cercare e vedere cose nuove, ci si limita, anche senza volere, quasi per difficoltà strutturali del sistema blog, a flottare sulle onde guardando il fondale. Questo spesso è poco profondo di suo, ma sono pochi quelli che si immergono a fondo, gli altri stanno su a guardare.
La seconda, positiva, è il tornare a scrivere, ad usare sinonimi, grammatica e punteggiature ormai dimenticate: anche qui ci sono note dolenti (vedi il quasi flop su Kela del post-trastullo sulle recensioni).
In definitiva i blog non sono Speaker's corner perchè gli speakers "surfano" (così come le chat), i blogger si immergono negli argomenti, o perlomeno ci provano. Perchè il dubbio finale è che manchi sempre il colpo di reni per immergersi e tutti restino lì a spinnettare e sputacchiare sentenze dal tubo. Me compreso.

30 Lug 2008 | ore 17:07

Per me il blog è la palestra quotidiana. Curo la muscolatura grammaticale e sintattica, la costruzione dei periodi e domino il nervosismo anche se spesso mi incavolo e chi legge mi accusa di non accettare critiche.
Il blog è un'utile fatica mentale con specifiche tutte sue che lo rendono auto scattante e pericolosa da guidare se non se ne sono compresi potenzialità e meccanismi.
E' vero, si resta in superficie perché è più facile e anche per paura di esporsi e essere giudicati.
Figurati se dico la mia sul ristorante XY a casa del direttore del GR... è il pensiero di vari lettori che poi quando mi incontrano sono pieni di curiosità e voglia di parlare.
Di parlare, appunto, perché scrivere è tutt'altra cosa e quindi se per me è palestra spero che questo blog lo diventi anche per un maggior numero di lettori.

30 Lug 2008 | ore 17:37

Ecco, appunto, ha ragione. Forse nei blog di vino il pubblico è meno eterogeneo e c'è maggior identificazione tra chi scrive e chi legge (un'elite di fanatici, tutto sommato), nel caso di quelli gastronomici, l'esibizionismo che appartiene ed è componente di un blogger fa sì che chiunque ne apra uno e inizi a scrivere della ricetta di Zia Enzina...e non sempre il tutto è interessante. Ha ragione: linguaggio specialistico e noioso, ma l'obiettivo che ci si può porre è proprio di parlare al maggior numero di persone limitando i termini gergali.

30 Lug 2008 | ore 17:38

D'accordo con Mauro Erro: tenere per sè i termini tecnici e "raccontare" un vino: cosa peraltro non impossibile visto che la terminologia del vino prevede parole come dolcezza, morbidezza, durezza, equilibrio, armonia eccetera. Ma bisogna andare oltre: e si entra nel problema del linguaggio, limite e pregio del blog. Perchè usare linguaggio difficile può restringere e limitare accessi e consensi, usare un linguaggio più aperto può screditare per eccesso di superficialità. Il problema strutturale del blog è questo: difficilissimo correre sul filo.

30 Lug 2008 | ore 17:59

@Mauro Erro:
infatti il tuo blog rientra, per me, nelle (purtroppo poche) letture stimolanti: pur restando rigoroso, come l'argomento necessita, e senza mai scendere al blog "dell'amica della porta accanto", ma al tempo stesso limitando quelli che chiami "termini gergali" le tue note risultano piacevoli e, francamente, leggibili...
Ti confermo quello che ti scrissi una sera: si vede che è fatto con passione...probabilmente è quello che manca a molti...

30 Lug 2008 | ore 18:03

Grazie. Il problema del linguaggio è complesso. Lo strumento ad esempio: lo schermo non è il foglio, per cui bisogna misurarsi e limitarsi in termine di lunghezza altrimenti chi legge si stanca facilmente. Anche l'immediatezza e la velocità dei blog e di internet più in generale: possono essere un pregio da un lato, ma limite per quanto riguarda "l'estetica" dello scritto dall’altro. L'altro giorno leggevo un articolo di Luciano Pignataro che scriveva (per sommi capi) di come sul suo sito si lasci più andare rispetto a quando scrive per Il Mattino che in quanto quotidiano generalista ha un pubblico più vario. Insomma cercare di fare qualcosa di interessante non è semplice: gli equilibri da trovare sono tanti.

30 Lug 2008 | ore 20:08

Personalmente sono contentissimo di leggere su questo blog discussioni sui piatti dei top chefs. Credo pero' che a scatenare gli istinti moralisti di alcuni, che secondo me esprimono piu' invidia che morale, sia un tono che risulta a volte (ovviamente senza intenzione) un po' autocompiaciuto, un po' acritico. Qualche lettore ha espresso critiche intelligenti ad alcuni piatti, mentre - se non sbaglio- nessuna osservazione meno che celebratoria e' mai venuta da lei. Insomma, c'e' una via intermedia fra l'estremo tecnicismo e il mero 'madonna come si sta bene da...'...

30 Lug 2008 | ore 21:12

Rimarco sul concetto espresso prima: la passione.
Luciano Pignataro è la conferma di quello che dico, ottimo e rigoroso giornalista quando scrive sulle colonne de "Il Mattino", appassionato "raccontatore" sul suo blog.
Il rischio è di diventare schiavi del proprio "prodotto".
Oggi quasi si scusava in quanto era indietro con le schede degustazione da inserire nel blog...

30 Lug 2008 | ore 21:39

In redazione dicono che sono sempre critico. Nel blog scelgo di raccontare le belle esperienze. Adesso sono al nuovissimo Four Seasons di Firenze. Pazzescamente bello, sto per scriverne, che faccio, ne parlo male così mi si nota ? :-))

30 Lug 2008 | ore 22:24

Ne dica cattiverie a raffica...così ci facciamo due risate... :-))

30 Lug 2008 | ore 22:47

Premesso che non vedo perche' si deve cercare di spiegare ogni cosa cone un fenomeno sociale, rispondo alle domande dicendo che secondo me non e' facile dare una definizione precisa del blog, perche' essendo un'espressione personale dello scrivente, assume connotati diversi da blog a blog. Certo lo si puo considerare una specie di diario personale reso pubblico, e quindi, per rispondere alla prima domanda, certamente - almeno nel mio caso - vi scrivo cosi' come scriverei qualsiasi altra cosa. Poi, considerando sempre la mia esperienza personale, essendo il mio un blog di cucina, chiunque accede e commenta di sicuro ha lo stesso interesse che ci accomuna.
Sicuramente non concordo con chi dice che il blog e' un'espressione di egocentrismo, ma trovo che sia un modo di comunicare diverso.
E mi fermo, eprche' epnso d iavervi confusi gia' abbastanza, mi sono persa nel filo dei miei pensieri! Ma grazie di aver proposto questa interessante domanda!

30 Lug 2008 | ore 23:04

ho alcuni blog in evidenza su "preferiti". Non intervengo spesso perchè il commento lo scrivo e riscrivo e mi ci va un sacco di tempo. Mentre leggo sempre. Il blog per me è una finestra sul mondo dei pensieri. Quando spengo il computer ho sempre qualche cosa di nuovo nel mio carrello delle esperienze.
Paola

30 Lug 2008 | ore 23:54

Marino nel suo articolo da cui parte questo post ha solo messo insieme banalità che qualunque ventenne sarebbe capace di elaborare in modo più semplice. Scusate, ma queste discussioni sullo strumento sono forse stimolanti a me sembrano solo esercizi stilistici. Come quando il telefono entrò nelle case. Il punto è: sia ha qualcosa da dire o no? Si è capaci di esprimerla in modo tale da farsi ascoltare da un pubblico vasto? Per rispondere alla domanda di Stefano: ti si nota di più se fai una recensione del magnifico Four Season di Firenze in cui mi fai capire cosa hai visto, confortato dal bonus della tua esperienza.

31 Lug 2008 | ore 01:34

Penso a quando ho deciso di aprire il blog e cerco di ricordarmene i motivi: a causa della mia passione e della mia curiosita' per la cucina frequentavo alcuni dei food blog piu' conosciuti (senza sospettare che ce ne fossero altre decine), e dopo qualche mese ho sentito il bisogno di avere una "casa mia", tutto qua.
Un posto dove poter dire la mia, al di la' dei commenti negli altri blog.
Non mi sono curata del fatto che probabilmente "la mia" potesse non interessare ad alcuno, ne' che le ricette potessero portare innovazione nell'universo gastronomico, ne' di saper fare delle belle fotografie.
E assolutamente non mi sono preoccupata di immaginare se sarebbe diventato un blog "di successo" o no.
E' un posto in cui sono assolutamente me stessa, se dovessi preoccuparmi di ricercare chissa' quali consensi non varrebbe piu' la pena di perderci tempo....

Ok, rispondo almeno ad una domanda: purtroppo spesso mi accorgo di scrivere sul blog un po' come parlo, e non e' esattamente quello che vorrei, ma credo che un giusto equilibrio tra il "parlato" ed una costruzione accurata del testo sia necessario per non annoiare chi legge....

Scusami per la lungaggine, e grazie per aver aperto la discussione!

31 Lug 2008 | ore 16:11

@Elvira nel tuo blog non abituare i tuoi interlocutori a scrivere sempre come sei brava, o che foto meravigliose e via di applausi.
Comunque lo spirito è giusto, semplicitá e autenticitá :-)

31 Lug 2008 | ore 21:34

Buongiorno direttore,
non posso che fare tesoro di un consiglio dato da te (si puo "tutoyer" sul blog con persone con le quali non lo si farebbe mai di persona? Troppo tardi per porsi il dubbio :), anche se non mi sembra di aver mai incitato i complimenti,e poi, soprattutto...nessuno si e' mai sognato di elogiarmi per le foto!! :)
Per le quali, nondimeno, cerco di profondere un minimo di impegno.

C'e' stato un periodo in cui sociologi e media paventavano la fine della lingua italiana a causa del diffondersi degli sms: penso che i blog vadano esattamente nella direzione opposta, stanno incanalando il bisogno di scrivere un testo compiuto, che non abbia un'altissima percentuale di "k" ed una bassissima percentuale di vocali...cmq.....
Certo, bisogna spendere un po' di tempo e di fatica per selezionare
quelli che vale la pena leggere, ma questo non migliora anche il nostro senso critico?
Saluti :)

01 Ago 2008 | ore 09:01

Io credo che molto dipenda dall'uso che se ne fa dello strumento blog. Il blog inteso come diario personale, come lo si intendeva e lo si sfruttava agli albori della sua storia, era uno strumento in cui uno portava se stesso, veniva conosciuto, letto e commentato da persone che bene o male si rispecchiavano in ciò che leggevano. E di conseguenza chi scriveva si riconosceva nei propri lettori. Ne diventava la "voce", riportando all'interno dei propri post le idee, i gusti, i drammi della vita che non erano altro che le idee, i gusti, i drammi della vita dei lettori. Su tutto, il diario on line ha permesso a moltissima gente di condividere le proprie passioni.

Questo accadeva qualche anno fa. Ora il blog inteso come diario on line ha lasciato il passo al micro blogging (vedi twitter, jaiku, plurk), mentre i bloggers sembrano essersi trasformati in Opinion Leader (dei tuttologi alla Alba Parietti per intenderci). Da sottolineare anche il "citizen journalism"; il giornalismo dal basso. Prima tutti i blogger a parlar male dei giornalisti, a gridare al mondo che l'informazione è pilotata, che non esiste la libertà di informazione e via dicendo per poi appurare che è bastato che i PR delle grosse aziende invitassero i nomi più in vista alle presentzioni dei prodotti per capire quanto pilotabili e pilotati siano i blogger al pari dei giornalisti.

Il web log inteso come diario personale non è più una nuova forma di vita nella rete.

Credo che una nuova formula dell'uso del blog sia il blog aziendale. Molte aziende, infatti, hanno iniziato ad affidare la propria immagine ad un blog più che ad un sito, senza dubbio molto più statico e socialmente "immobile", o addirittura a del materiale cartaceo. A riguardo quindi, e riferendomi soprattutto alla domanda del sig. Bonilli, chi segue un blog aziendale deve assolutamente fare attenzione a non confondere la propria figura con la figura dell'azienda. La propria personalità con la personalità dell'azienda. Ma soprattutto ciò che deve emergere nel blogger è la professionalità. E visto da questo punto di vista, un blogger non può riconoscersi nei lettori. Non lo credo corretto e professionale.

01 Ago 2008 | ore 10:51

esistono vari tipi di blog: dal diario intimo scritto quasi di getto, al sito istituzionale che ha trovato una forma di aggiornamento più rapida e semplice.

il vero successo si ha quando un blog parla davvero con i suoi lettori. L'interazione, lo scambio e la crescita degli argomenti in funzione dei lettori (il confine fra blog e forum si assottiglia) e l'immediatezza della comunicazione. Sono questi gli elementi che fanno la differenza. Inoltre un blog ha "successo", funziona, se la persona che lo scrive è credibile. se traspare il suo valore.

ma il blog è molto di più.
si creano contatti reali.
è un mondo... ne potrei parlare per ore.
a me ha cambiato la vita, grazie ai rapporti personali e professionali che ha creato.

ma non tutti hanno capito la sua logica.

ciao
nelli

01 Ago 2008 | ore 10:59

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