27
Lug 2008
ore 09:47

Giornali della domenica: la Stampa e i camerieri

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CAMERIERI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI 

La Stampa dedica due pagine all'inchiesta sui camerieri britannici fatta dall'Indipendent. E' un'inchiesta molto interessante che rivela che un cameriere britannico del gruppo D&D, tanto per fare un esempio, prende 1,86 sterline l'ora mentre lo stesso gruppo ha registrato 71 milioni di sterline di utili. I padroni inglesi si annettono le mance che contribuiscono alla paga oraria. Ed è la rivolta.

Da noi un cameriere assunto prende 1100 euro netti per 40 ore settimanali, ma il 70% dei pubblici esercizi registrano irregolarità, il più delle volte per il lavoro in nero di extracomunitari. Scontenti i ristoratori e gestori di locali con personale in busta paga per la forte incidenza del costo del lavoro e scontento il pubblico per il generale cattivo servizio. Purtroppo questo è il buco nero del sistema turistico italiano, nessuno vuole fare il cameriere, il lavoro viene considerato di ripiego e il sistema è in corto circuito. 

commenti 32

Direttore, questo dei camerieri è un problema che ricorre nel suo blog. Ne parlammo già a settembre scorso. Ricorre perchè ancora è un grande problema irrisolto.
Parlo da piccolo imprenditore della ristorazione; il pensiero corre subito ai costi che fra stipendio e contributi sono elevatissimi. Allora si ripiega sui flessibili contratti a chiamata che però non consentono, se non in fortunatissimi casi, di avere a disposizione un cameriere esperto.
Discorso valido se si vuole restare nell'ambito della legalità assoluta. Invece se ci si sente moralmente più liberi da vincoli le scappatoie sono tante ma spostano in avanti nel tempo il problema esponendoti a onerosissime e giustissime rivendicazioni sindacali.
Come se ne esce? Non lo so. Se questi sono i consumi, se questi sono i bilanci, conviene stringere i denti e sperare che la buriana passi in fretta.
Altro discorso già affrontato ma parimenti irrisolto sarebbe quello della preparazione che questi ragazzi ottengono nei nostri Istituti Alberghieri....facciamo notte a parlarne?

Ciao

27 Lug 2008 | ore 10:56

Nessuno vuol fare questo lavoro, ma per tanti motivi A) si prendono pochi soldi ma questo è in linea con le già magre retribuzioni in questo Paese mi pare! B) si confonde il lavoro del cameriere, professionale (e cosa importante DIPLOMATO) con il lavoro del generico porta-piatti. Il cameriere è un professionista di sala, che oltre a servire, sporzionare realizza diverse preparazioni e che lavora in sinergia con tutti gli altri servizi del locale, in autonomia C) In questo tipo di realtà si lavora tutti i giorni, sabato e domenica compresi. Ora, gran parte dei giovani che spesso interpello, desiderano fare l'amministrativo o l'informatico, magari in un ente pubblico. Ciò non è possibile, i posti "comodi" sono esauriti. In ogni caso questa sta benedetta gente che va ad imparare il mestiere quantomeno all'inizio non dovrebbe avere grosse pretese economiche che potrebbero essere sostanziose solo dopo anni di tirocinio. Non basta avere il diploma, ma questo vale in tante realtà!
Credo in ogni caso che sia un lavoro che può dare anche soddisfazioni, ma dopo il periodo iniziale. E' forse meglio lavorare in fabbrica?

27 Lug 2008 | ore 12:47

il film Camerieri, con Paolo Villaggio, impietosa e tragica rappresentazione della professione piú antica del mondo - si lo so lo si dice delle puttane ma i servì-camerieri sono a pari merito - rende in modo perfetto l'idea di quale sia il reale stato delle cose attuale. Chi lo ha fatto anche solo saltuariamente lo puó facilmente raccontare.

27 Lug 2008 | ore 16:11

E' un discorso affrontato molte altre volte. Il cameriere in Italia non ha una dignità professionale, tra l'altro erroneamente poichè la professione di chi sta in sala è difficile e molto ricercata. Vigna, non sono d'accordo quando dici che " il pensiero corre subito ai costi che fra stipendio e contributi sono elevatissimi. Allora si ripiega sui flessibili contratti a chiamata che però non consentono, se non in fortunatissimi casi, di avere a disposizione un cameriere esperto". Abbiamo sempre offerto un contratto stabile e da subito eppure abbiamo difficoltà a trovare personale, e guarda, neanche troppo qualificato! Il problema è sempre, come al solito, la mentalità. Si vuole il posto fisso e che paghi bene, senza rendersi conto che è anacronistico. Solo perchè magari si è fatta la scuola alberghiera non da il diritto a chiedere la luna. Ho incontrato più camerieri che hanno fatto progetto Erasmus e che fanno scienza delle comunicazioni di quanti abbia mai potuto immaginare! Ho due lauree, con il massimo dei voti eppure ho fatto la cassiera, la cameriera, la barista, la cuoca-cameriera-barista, lavorato in libreria, l'insegnante di lingue straniera, la doppiatrice, la modella per libri e copertine, la traduttrice, la hostess per congressi e questo solo per elencare parte dei lavori non "seri", sebbene fatti con molta serietà, ma solo per fare esperienza e in attesa di trovare il mio LAVORO, quello che sposava la mia passione con il mio stile di vita. Mai cercata la sicurezza e mai voluta e il lavoro non mi è mai, mai mancato. In Italia vedo donzellette/i tutte ben vestite che non possono lavorare domenica sera poichè il lunedì mattina si devono svegliare presto per andare all'Università e quando chiedo a che ora è la sveglia mi dicono le 8.30...ah!

All'estero la mentalità indica flessibilità ma soprattutto una maniera diversa di vivere la propria indipendenza. Fino a quando avremo la mamma e lo Stato che fanno da balia, possiamo scordarci tutto il resto. Io sono per l' (utopica) abolizione dei contratti nazionali. Soltanto l'obbligatorietà di un minimo garantito e ovviamente le condizioni di sicurezza.

27 Lug 2008 | ore 16:35

La settimana scorsa ho cenato al Pellicano, e con mia moglie dicevamo di come era bello vedere così tanti giovani e giovanissimi professionisti al lavoro, in modo serio ma non serioso, anzi quasi rilassato ed amichevole. Parlano diverse lingue, la passione li guida, lo si vede. Quanta differenza tra questi giovani, che aspirano ad una professione "alta" e piena di soddisfazioni (anche economiche si spera) e quei camerieri svogliati, improvvisati e spesso, ma non solo loro, scortesi che si trovano nella maggior parte dei ristoranti di livello più basso. Sono chiaramente due mondi diversi, ma questo è solo per dire che per un giovane il lavoro della ristorazione potrebbe essere anche uno sbocco non banale.
In Inghilterra ci sono molti locali dove la professionalità è bassa, ma spesso è compensata dalla voglia di far bene e l'entusiasmo, e l'educazione di giovani australiani e neozelandesi che tradizionalmente hanno il loro anno nella lontana casa madre. Quanta differenza tra la stessa figura in alcuni dei nostri ristoranti, spesso infastidita dal cliente, specie se straniero.

27 Lug 2008 | ore 18:22

Quello del cameriere è un lavoro di merda! Lo dicono molti ragazzi che vanno a fare i rimpiazzi per raggranellare qualche soldo. I camerieri che lavorano al Pellicano o da Pinchiorri o da Scabin giocano in un altro campionato.
Un giovane che sappia bene le lingue può farsi molti mesi all'estero facendo il cameriere ma lui, figlio di borghesia, sa che poi mollerà mentre un giovane che intraprenda la strada del cameriere - che non è il runner, cioè quello che porta i piatti dalla cucina alla sala - deve essere uno che vede un futuro per questa professione.
Ad oggi ed escluse le poche decine di ristoranti e alberghi di livello è una professione, almeno in Italia, priva di formazione e di futuro.
Eppure un paese che vende turismo non può essere carente sul servizio.
Però vallo a spiegare a uno di vent'anni che questo è un lavoro come un altro.
Eppure, se ci pensate bene, ci sono ristoranti o alberghi dove tornate perché i camerieri sono bravi, dei veri professionisti ai quali alla fine del servizio lasciate volentieri la mancia.
Peccato che siano ben pochi i luoghi di eccellenza del servizio.

27 Lug 2008 | ore 19:08

Un buon ristorante va, anzi deve, essere giudicato anche su questo...
non solo sul servizio in sè, ma anche sul fatto che poi i dipendenti vengano innanzi tutto pagati... è facile fare grandi incassi quando ogni tre mesi hai stagisti che bussano alla porta!

Il ristorante andrebbe quindi giudicato anche sulla gestione vera e propria.

27 Lug 2008 | ore 19:21

Lavoro di...se questa espressione l’avessimo usata noi ragazzi? Scomunicati ad interim ah ah ah! Tornando al tema, credo però, se posso (?) che anche nelle cosiddette “eccellenze” il servizio di sala sia talvolta discutibile. Il problema dovrebbe essere relativo primo ai continui cambiamenti del mercato del lavoro e infine ai vari sistemi e tipologie di ristorazione. Due cose diverse, che non capisco perché cercate di mescolare. Inoltre, se un buon piatto deve accrescere la felicità delle persone – servirlo male a tavola significa di sicuro sortire l’effetto opposto. Su questo auspico una comune posizione!

27 Lug 2008 | ore 19:39

Ah Filos, quanto hai ragione con la tua conclusione!!!
Sai quanta concorrenza è ancora aperta e combattiva perchè basata anche sui grandi risparmi che si ottengono con gestioni poco serie dal punto di vista della messa in regola dei lavoratori, dei loro versamenti contributivi e così via ?
Non parlo del ristorante che in un momento di crisi non ce la fa ad andare avanti ed allora ritarda, parlo di quei tanti che pur potendo lo hanno come sistema di lavoro, da anni, da sempre.
I controlli per fortuna ci sono e sono sempre di più ma il lavoro da fare è ancora enorme.....ma forse sono andato fuori tema.

Ciao

27 Lug 2008 | ore 20:17

Il servizio e l'accoglienza sono i capisaldi di una sana industria turistica.
Da noi stanno diventando delle pure variabili e questo si vede e si sente sulla nostra pelle di turisti-consumatori.
Basta girare un po' l'Italia e recarsi in locali che sono ignorati da qualunque guida per osservare, sia al ristorante che in albergo, tutto e il contrario di tutto, cioè la mancanza di uno standard minimo e quindi come unica bussola la buona stella.
L'inchiesta inglese ci dice che anche in Gran Bretagna la vita del cameriere non è tutelata ma nell'articolo non si fa cenno alla qualità del servizio.
Il tema è ampio e si rischia sempre di concluderlo con invettive mentre, come negli Usa si dovrebbe istituire il premio per il migliore servizio di ristorante e dargli enorme risalto per spronare gli altri all'emulazione.
Campione dell'ultimo decennio Usa è il servizio e l'accoglienza di Union Square Cafe di New York, un locale di Danny Meyer, dove camerieri-futuri architetti, lavorano spalla a spalla con camerieri-camerieri, tutti uniti dalla voglia di fare bene e beccarsi grandi mance.

27 Lug 2008 | ore 20:41

quello che volevo dire è che ci sono degli esempi positivi in questo senso che anche altri ragazzi potrebbero seguire e farne una professione. Mi sembra però che manchi anche la voglia di avventurarsi e di sporcarsi le mani, come per es. i giovani australiani o neozelandesi di cui dicevo sopra, che ti comunicano un entusiasmo e una voglia di strafare bene che è contagiosa. E non è che tutti siano milionari.
Peccato che da noi sia tutto in leggera ;-) decadenza...

27 Lug 2008 | ore 23:14

Noi siamo in completa decadenza, in caduta libera. Noi siamo sconfitti e pensare che ancora negli anni Settanta e Ottanta avevamo le carte in mano per vincere.
Ma adesso no, non prendiamoci in giro, adesso dobbiamo pensare a una decadenza dignitosa, il resto sono sogni velleitari.

28 Lug 2008 | ore 00:42

so che vado contro il clichè "liberatorio" della decadenza (il cupio dissolvi ammalia adolescenti e senescenti). Dati alla mano, se c'è una cosa che piace ai gourmet traveller che vengono in Italia sono i nostri camerieri... Soprattutto agli asutraliani e ai neozelandesi, :-) ma nei blog, contano i dati?

28 Lug 2008 | ore 02:34

Non esiste, caro vinocchio, la categoria "camerieri che piaciono ai gourmet traveller, soprattutto australiani e neozelandesi". Probabilmente esisteranno dei locali con tanto di nome e cognome dove il servizio è stato buono, ottimo, favoloso.
Bastava poi che sbagliassero piazza o indirizzo e la bella visione si sarebbe dissolta.
Perché manca uno standard codificato per tutte le motivazioni già elencate e per molte altre.
Chiedere ingenuamente se nei blog contano i dati merita questa risposta: nei blog non so, in questo sempre.
La visione della nostra decadenza non ha nulla del cupio dissolvi senescente ma fotografa il fatto che stiamo per passare dal sesto al settimo posto nella classifica mondiale del turismo.
E nel 1970 eravamo al primo.
Chiamarlo solo arretramento mi sembrerebbe un insulto alle intelligenze di coloro che leggono :-))

28 Lug 2008 | ore 10:21

Bisogna rimboccarsi le maniche seriamente e che ognuno di noi faccia il "mea culpa" riguardo la situazione cosi' precaria del servizio negli alberghi e nei ristoranti.
Chiediamo con insistenza e con forza alle molteplici associazioni del settore, di promuovere l' apprendistato giovanile, unica forma a mio avviso di efficace formazione giovanile.
Sarebbe un passo importante e serio per affrontare un problema cosi serio e ormai al capolinea.
Le scuole alberghiere non formano piu' da anni ormai. Non si vede via di uscita in un settore che e' il biglietto da visita del nostro Paese.

28 Lug 2008 | ore 10:48

Ce lo siamo detti un mare di volte. Il nostro primo posto del 1970 avremmo dovuto capitalizzarlo, investendo energie e denari in un settore che erroneamente consideravamo inarrivabile dalla concorrenza straniera. Invece tutti a bearci della quantità di bei monumenti, dei tanti musei (da poco sempre e più spesso aperti) ed a guardarci l'ombelico al sole di stabilimenti balneari e alberghi brutti e costosi.....gli esempi potrebbero continuare a lungo :-(
Però il punto adesso è se sia possibile risalire la china. Come farlo, con queli energie e con quali aiuti economici. Non datemi subito del Comunista se premetto che secondo me è indispensabile un forte investimento strategico di denaro pubblico. Il privato da solo non ce la può fare. Troppi e troppo grandi sono i problemi congiunturali e strutturali. Certo è che se per intervento pubblico intendiamo una riedizione patinata dei vecchi interventi pubblici non faremo certo grossi passi in avanti. Ci sarebbe bisogno di uno scatto di reni collettivo, non solo nel turismo, o il declino correrà sempre più velocemente su di un piano maggiormente inclinato.
Mi rendo conto che auspicarsi questo nell'Italia di oggi possa sembrare follia, invece è un sogno che fare diventare realtà sarà QUASI impossibile.

Ciao

28 Lug 2008 | ore 10:49

il problema non è solo di questo settore. il problema è che la gente non vuole più fare "certi" lavori.
Sono un ragazzo giovane e vivo questa cosa direttamente, vedendo i miei coetanei e anche gente più giovane scegliere sempre le stesse strade.
Mi sa che in futuro non avremo più buoni camerieri, o macchine aggiustate bene, o costruzioni artigianali ben fatte. Però in compenso la nostra casa sarà arredata in modo splendido :D

28 Lug 2008 | ore 11:00

Negli UK quasi tutti i ristoranti di buon livello utilizzano il sistema della 'optional service charge', un 12.5% (nei posti piu' turistici anche il 15%) che viene aggiunto automaticamente al totale. Cosi' e' stravolto il senso tradizionale della mancia: ovviamente questo 12.5% viene rifiutato solo in casi rari ed estremi (quando il cameriere o il ristorante l'hanno combinata grossa). Il 12.5% anche se nominalmente discrezionale viene cosi' considerato da tutti semplicemente come una parte del prezzo, non differenzia fra camerieri ottimi, bravi, mediocri e a volte perfino pessimi.
Perche' siccome si paga gia' il 12.5% 'per il servizio', si tende a non lasciare una mancia cash extra. La remunerazione del camderiere diventa dunque in gran parte fissa.

Questo puo' essere un bene o un male, ma e' un po' naive (o malizioso) da parte dell'Independent gridare allo scandalo (per inciso una notizia di 2 settimane fa): un ristoratore non si puo' permettere di trattare la service charge come se veramente fossero mance. Altrimenti dovrebbe alzare i prezzi dei piatti.

I tanti camerieri seri che vedono il loro lavoro come una vera professione e non come un'occupazione temporanea che richiede qualifiche pressoche' nulle non hanno difficolta' a trovare posti ben pagati a Londra e nel mondo. E posso dire ai ristoratori italiani: e va bene, le scuole alberghiere non funzionano bene in Italia, ma invece di continuare a fare piagnistei non potete rimboccarvi le maniche e formarli piu' voi sul posto di lavoro, questi ragazzi? E poi basta, basta con questa storia che il privato da solo non ce la puo' fare. Sara' piu' difficile che in altri paesi, ma i privati in gamba, in tutti i settori, ce la fanno. Quanti aiuti di stato ha avuto l'ospite di questo blog?

28 Lug 2008 | ore 11:03

Fino all'entrata in vigore dell'euro un cameriere prendeva 800.000 lire, spesso in nero, e campava e le aziende ce la facevano.
Dal dopo euro con 1200 euro e un contratto regolare un cameriere campa a fatica e le aziende non ci stanno più dentro con i costi.
Questa dell'impoverimento di chi lavora è una delle cause della perdita di qualità del servizio.
Aggiungiamoci l'osservazione di Carboni che i giovani non vogliono più fare certi lavori, e il cameriere è uno di questi, e si capisce che se l'Inghilterra non ride, come segnala il post, noi non stiamo certo meglio avendo una situazione economica interna molto più difficile.

28 Lug 2008 | ore 11:08

Gli standard del servizio turistico degli anni Settanta erano molto più bassi di quelli attuali. Ed eravamo i primi perché il nostro mix di offerta era lì "naturalmente". Noi non siamo precipitati al settimo posto in un mondo statico, sono cresciuti i nostri competitor ma anche noi. E questo poi è un mondo che ha bisogno di avere 10-15 scelte di paesi-destinazioni. L'importante è stare in quel novero. D'altronde non possiamo rifiutare le "vacanze di platica" e pero lamenatarci di non avere il primato turistico degli anni 70. Quel primato oggi potrebbe essere possibile se fossimo veramente solo produttori di vacanze di plastica per le masse. Io non ignoro i segnali da realtà "decaduta" dell'Italia e del settore di cui stiamo parlando. Solo che a volte rimango irritato (anche io in maniera adolescenziale)dalla geremiade continua sui tempi che stiamo attraversando. A volte ho la sensazione che siano in molti, troppi a pensare che il "colpo di reni" lo debba fare sempre qualcun altro: lo stato, i ristoratori, le scuole alberghiere... E noi? Sarò naive ma quando penso che questo blog è condotto e letto da opinion leader e operatori leader del settore che stiamo "analizzando", mi aspetto piu' azione che lamentazione. Tutto qui. A proposito: Un mio amico inglese dice che l'Italia senza guerre (e ricostruzioni)non può prosperare. Secondo lui è la storia che lo insegna...

28 Lug 2008 | ore 11:39

Vinocchio, se tu mi hai letto, io non ho invocato che le nostre associazioni di categoria e ho parlato di "meaculpa" collettiva... ma come si fa' a non dare ragione anche a Vignadelmar quando parla di aiuti Statali, che peraltro Paesi tipo la Francia e la Spagna gia' hanno posto in essere da quel di' senza che nessuno se ne sia scandalizzato troppo. Il comparto turistico e' fondamentale ai fini del bilancio delle Nazioni.
Sarebbe auspicabile iniziare a guardare anche le macchine amministrative dei nostri vicini come si muovono in tal senso.

28 Lug 2008 | ore 12:24

La mecca del capitalismo e del mercato che tutto determina, alla settima banca fallita è passata al più bieco statalismo. Parlo degli Usa attuali, così distanti dalla orgogliosa America reganiana.
Forse il nostro turismo decollerebbe se non avessimo Alitalia e Tirrenia, almeno quelle attuali con i loro fallimenti e i miliardi dilapidati a migliaia, gente competente all'Enit e magari un coordinamento delle politiche regionali.
E investimenti con ritorni certi, non soldi a pioggia.

28 Lug 2008 | ore 12:53

Infatti, caro Arcangelo, la Francia e la Spagna sono due degli stati dove la grande rinascita del turismo è dovuto anche ad importantissimi investimenti pubblici. In questi due grandi Paesi l'intervento pubblico nell'economia è pesantissimo e nel caso francese di antichissima, brillantissima e positivissima tradizione.
Il punto forse è proprio questo; per noi italiani l'intervento pubblico è sinonimo di carrozzone clientelare a volte vicino anche alle varie mafie. In Francia ed in Spagna non è assolutamente così. Hanno dei dirigenti pubblici bravissimi ed un collettivo senso dello stato con pochi eguali al mondo.

Ciao

28 Lug 2008 | ore 12:55

Io credo che ci stiamo girando intorno ma la verità è che l'Italia è la patria dell'approssimazione. Quindi, anche nel turismo, non ci sono professionisti ma persone che si arrangiano e che imparano a fare questo MESTIERE e non lo prenderanno mai come una professione. Mi scuso se offendo qualcuno, ma basta vedere in campi legati all'industria della Hospitality chi (e ovviamente non tutti) fa il sommelier, chi insegna i corsi di cucina, chi scrive le recensioni, chi diventa chef e addirittura fa consulenze e potrei continuare per molto. Nelle altre nazioni dove il turismo è preso seriamente, non è così.

28 Lug 2008 | ore 14:23

Una nota riguardo il service charge anglosassone. E' vero che viene applicato il 12.5% e questo spesso porta il cliente a non lasciare la mancia, comunque ho notato che: (1) non tutti i ristoratori lo applicano (2) in genere si applica per tavoli di 4 persone o superiori, quindi in genere i tavoli da 2 lasciano la mancia.

Aggiungiamo anche il fatto che qui (parlo dell'Irlanda ma credo anche in UK), lasciare la mancia e' una cosa che molti fanno, quasi come fosse uno standard, in Italia invece non e' che sia cosi' diffusa come usanza.

Riguardo le paghe, la paga minima in Irl prevede 8 euro l'ora e considerando le tasse il netto mensile di un cameriere puo' essere sui 1300-1400 al mese a cui vanno aggiunte le mance (in genere intorno al 10% del prezzo finale).

28 Lug 2008 | ore 14:41

Direttore ma, almeno per quello che riguarda la parte ristorazione e catering del settore turismo, perché non mettiamo su una think tank che sforna analisi e proposte (con una metodologia ovviamente)? Se non lo facciamo noi, chi altri?
@Cristina / nel mondo anglosassone il Turismo,l'ospitalità e la gastronomia sono insegnati a livello universitario con metodi scientifici e anche la ricerca relativa è fatta in maniera scientifica. io ho insegnato in Australia, ho tenuto conferenze e seminari in varie università e scuole del mondo. rarissime volte in Italia, sembra che tutti - e soprattutto i soliti noti - già sappiano tutto. D'altronde guardate nelle pubblicazioni accademiche del settore, i nomi italiani sono pochissimi. Quelli che lasciano un segno ancora meno. E meno male che siamo una superpotenza turistica...

28 Lug 2008 | ore 14:45

-vado al mio bagno a Castiglione della Pescaia dove ho lasciato diversi soldini quest'anno. Mia moglie si alza per prendere il seggiolone per bambini, come ha già fatto altre volte, una cameriera in maniera molto altezzosa le si rivolge così: "madam -mia moglie è inglese ma parla italiano benissimo - you should ask before getting the baby chair., it could be reserved by someone else". Segue conversazione che io seguo da una decina di metri, e poi vedo mia moglie arrivare col seggiolone in mano e le chiedo: ma era riservato da un altro?, e lei: no!. Ma allora perfhè essere così scortesi inutilmente? (tra l'altro il seggiolone è fatto male e pericolo, ma quello riguarda il capitolo "famiglie & Italia").
-non c'entra coi camerieri, ma c'entra con l'Italia. Edicola dei giornali all'aeroporto di Pisa. Un signore straniero chiede un accendino, la proprietaria (lo so che è la proprietaria), spazientita: ma non vede che sono qui davanti? E poi scusi sa, lei parla piano e non si capisce nulla.
Ad un cliente, rivolgersi così ad un cliente...
Questa è la decadenza. La mancanza di umiltà, di gioia di fare bene il proprio lavoro. La superiorità di chi si sente inferiore, o di chi ha il posto nella sua nicchietta che crede inamovibile.
Perché io porto l'esempio dei ragazzi australiani o neozelandesi. Perché si impegnano lavorando duro come matti per avere delle buone referenze nel CV. Non faranno i camerieri a vita, alcuni faranno i medici, altri i brokers, ma ci tengono a dimostrare di saper lavorare duro e lo fanno persino con la gioia dei ragazzi. Non con lo scoglianamento dei tanti teenagers italiani che vorrebbero mandarti a quel paese mentre gli porti i soldi.

28 Lug 2008 | ore 15:00

Lo so che è facile e liberatorio elencare le mille prevaricazioni viste o subite nella veste di cliente-turista, ma io vorrei poter elencare anche i mille gesti positivi dei tanti che lavorano bene perché hanno l'orgoglio di ciò, indipendentemente da quello che accade attorno a loro.
Vorrei poterlo raccontare per mostrare il molto di positivo che siamo in grado di fare e anche per "vendicare" tutti quelli che mantengono il senso del dovere ed essendo un post sui camerieri posso dire di conoscerne di bravi e professionali.

28 Lug 2008 | ore 15:16

@Rosario Scarpato...lo so perfettamente....mi sono laureata in arti culinarie...:)la mia laurea, presa negli Stati Uniti, è riconosciuta in Europa.
@Bonilli. Ci sono tanti camerieri bravissimi, che fanno il loro lavoro in maniera professionale. Per loro, però, non v'è possibilità di ricevere un'educazione adeguata che permetta di creare lo "stacco" con gli altri camerieri, aka portapiatti. Perchè alla scuola del GR non chiamate per esempio Simone Pinoli e chiedete di mettere su un programma su come "come diventare maitre"?:)

28 Lug 2008 | ore 15:26

Ma è vero che sei sovrappeso, e magari con barba e baffi, possono non assumerti come cameriere anche se hai diplomi da sommelier e della scuola alberghiera, preferendo uno meno titolato di te, ma senza pancia e barba?

28 Lug 2008 | ore 17:20

@Bonilli. Lo so che alla fine è palloso e anche deprimente mettersi a criticare i nostri guai, però noto che, straordinariamente almeno per me, una larghissima fetta di popolazione vive nel diniego che la nostra situazione sia quella che é.
Ci sono ancora, e sono tanti, quelli che: "l'America è in Italia".

Comunque, lo ripeto, era veramente un piacere vedere quei giovani, tutti sotto i trenta anni, del Pellicano. Chiaro che è un posto un po' speciale, ma c'era quella vibrazione giusta, quel giusto di impegno professionale e leggerezza che non sempre trovi in certi posti di livello. Per es., posso dire che ho dovuto portare mio figlio di un anno lì, e nonostante che certi "ospiti" non siano spesso benvenuti in certi posti, tutti sono stati veramente fantastici e simpatici con lui (anche lui, il figlio, è stato buono però...).

Quindi qualcosa di buono c'e', e tanto, e da lì si deve prendere l'esempio. Ma al di là del livello del ristorante e quindi della professionalità che naturalmente potrà variare, io sarei già contento almeno di vedere da parte del personale, l'impegno di far star bene il cliente, non solo formalmente ma veramente. La cultura dell'ospitalità, e non solo della perfezione formale, che per me almeno passa al secondo posto. E questo può essere fatto - o no - nella più umile trattoria come nel più lussuoso ristorante.

28 Lug 2008 | ore 18:58

Non qualcosa di buono c'è, ma molto di buono. Per questo siamo qui e ci parliamo, perché dà rabbia vedere che i molti che lavorano bene, sono bravi e coscienziosi per cultura e carattere sono mosche bianche in un mare di piccolo cinismo e sciatteria.

29 Lug 2008 | ore 10:01

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