ore 01:00
Merluzzo nero del Baltico
E' vero, sei stato da Adrià, sei stato dai Roca e quindi... sei come settato per i massimi vertici e andare in un ristorante italiana, romano, potrebbe essere un azzardo, tanta la distanza, la differenza.
Ma poi ti arriva in tavola il merluzzo nero del baltico lasciato prima in un bagno di peperoni e poi cotto per cinque minuti sotto vuoto a 65 gradi e ricoperto da una crosta di Jamon de Jabugo di Joselito e tu dici BINGO perché questo piatto è fenomenale, incredibile, unico,il cuoco geniale, il ristorante perfetto, la cena stupenda.
Ma si, è successo alla Pergola, Heinz Beck autore del capolavoro, in un ristorante di albergo che ormai ha pochi eguali in Europa.
Poi prendi il taxi dall'Hilton a piazza Argentina, tragitto medio, e spendi 17 euro e ti viene in mente che il giorno prima a Barcellona da piazza della Catalunya all'areoporto ne hai spesi 21 e allora capisci di essere tornato a casa, a Roma, con tutti i suoi enormi problemi, il ristorante era zona extra territoriale :-))
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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Dopo essere stati nel paradiso spagnolo, nella terra creata da Dio per far godere 15 giorni l'anno gli italianuzzi, tutto sembra squallido, privo di senso, insapore...una riflessione sul fatto che la critica gastronomia italiana sia la piú spagnofila del mondo un giorno o l'atro andrá pur fatta o no?Perché i giornalisti in senso lato italiani non possono continuare a fare propaganda gratis per i nostri competitors, e sperare cosí che un giorno l'Italia si risollevi, recuperi immagine e turisti...anche perché i giornali spagnoli con la loro modestia e il loro scarsissimo nazionalismo fanno, come noto, altrettanto con noi. Il giorno in cui ci toglieremo le fette di prosciutto iberico dagli occhi e capirete che state esaltando il paese piú nazionalista d'Europa sará comunque troppo tardi. La formula magica per avere successo nel mondo globalizzato loro l'hanno incontrata meglio di noi: autoesaltarsi, aprirsi al mondo e copiare tutto ció che si puó copiare e far sí che gli avversari si innamorino di te.
http://www.unitalianoabarcellona.com/2007/09/27/pregiudizi-antitaliani-la-cucina/
http://www.elpais.com/articulo/deportes/triunfo/nada/elppordep/20060709elpepudep_5/Tes
http://www.elpais.com/articulo/deportes/Italia/vuelve/cavernas/elpepidep/20060627elpepidep_2/Tes/
E così ancora una volta ho la conferma della forza di attrazione che ha il singolo piatto eseguito in modo eccezionale.
In questo caso il merluzzo ricoperto dalla sua pellicola rossa di Joselito in polvere - sono arrivati a scegliere Joselito non per fighetteria "noi siamo la Pergola e scegliamo sempre chillo costa e'chiù" - ma dopo avere provato una quindicina di prosciutti che dopo esser stati lavorati rilasciavano una punta di rancido.
Sotto il rosso, il nero della pelle del merluzzo e le carni rosate per il trattamento nel bagno di peperone.
Tagli con la forchetta un boccone e scivola una lamella di carne che in bocca si scioglie. E' una sensazione incredibile di piacere e è un piatto indimenticabile, una novità del menu della Pergola.
Ps. Aggiungo un pezzo di intervento perché non avevo letto Gigio.
Noi italiani, almeno in fatto di critica gastronomica, credo siamo tra i migliori proprio per il nostro mancato nazionalismo.
Dai Roca a Girona io ho passato quattro ore incredibili, ho mangiato bene ma ho scoperto anche una bellissima cantina di vini del mondo e non solo spagnoli :-) con prezzi imbattibili in Europa.
Dovrei tacerlo?
Beck ieri sera mi ha raccontato che solo Joselito non gli ha dato durante la lavorazione quel riflesso rancido. Ha provato 15 prosciutti prima di ottenere il risultato voluto: doveva non dire che usa Joselito?
Adrià quando gli ho fatto scoprire la burrata, tanti anni fa, ha detto che era unica e imbattibile, invece quando ha assaggiato i migliori prosciutti italiani ha detto che alcuni spagnoli erano migliori: nazionalista settario?
Capisco sentirsi italiani ma se gli altri restano o fanno i provinciali perché io per difesa dovrei imitarli?
Be' che il nostro giornalismo gastronomico e sportivo sia avanti anni luce, non v'è ombra di dubbio. La Gazzetta dello Sport parla di "spagna che fa paura" e "Trionfo Spagna" e i loro vergognosi Marca e As che definire giornali é troppo rispondono con i cliché, con gli insulti e le provocazioni. Idem con patate per il giornalismo gastronomico, se si esclude la parentesi, in senso crociano, di García Santos. Probabilmente uno spagnolo medio invece di ordinare il Joselito si sarebbe messo in testa di fare in patria un prosciutto come il Joselito. E poi quello stesso piatto con il prosciutto di Paolo Parisi sarebbe stato davvero tanto dissimile? É che non si tratta di Ferrán, e passi, di Roca, e passi, ma dei tassisti, e si sa quelli romani hanno idee politiche peculiari, e dei politici, e vabbé noi c'abbiamo Berlusconi ma mio Dio il confronto Rajoy-Zapatero é sato penoso e i due culturalmente valgono come un Sandro Boni qualsiasi, e degli hotel, e i nostri si sa sono i piú cari d'Europa, e le mozzarelle, e le nostre sono alla diossina per cui é meglio che gli stranieri si riforniscano in Galizia, e il Brunello, e l'Espresso fa la copertina che quasi quasi manca solo che inviti a comprare il Rioja e vogliamo parlare della spazzatura, suvvia facciamo un po' di pubblicitá negativa....urgesi cambio di mentalitá al piú presto, collettivo, chiamasi un poco d'amor proprio, e non si tratta di sentirsi italiano, dato che io sono tutto meno che nazionalista, ma semplicemente di non autodistruggersi....il che non vuol dire cenare dai Roca e dire che si é stati male, sia chiaro
... ecco, perché, tanto per non fare un esempio nazionalista, un ristorante - inteso come struttura - gradevole come quello dei Roca noi mica ce l'abbiamo :-))
Ps. Parisi è bravo ma con Joselito perde ogni partita 3-0
Disfattismo italico??
Sostengo da sempre che il cuoco deve scegliere ciò che meglio si addice al proprio piatto. Sebbene preferendo le materie prime nazionali, non può e non deve disdegnare quelle di altre nazioni. Conserverò questo blog e lo farò leggere a chiunque mi voglia imporre la cucina a km0 a tutti i costi:)
Gigio, ma fammi capire una cosa. Non per infilare questioni di vita privata nel dibattito, ma tu perché allora vivi in Spagna. Te lo chiedo perché, a conti fatti, io pur se ammirato dal senso civico degli spagnoli, io a Madrid non ci vivrei. E perché, allo stesso tempo e in piena contraddizione, credo che si sviluppino (e si comprendano) riflessioni come quella di Stefano solo vivendo in Italia. Purtroppo.
Vivo in Spagna perché amo la Spagna, sono sposato con una spagnola, in piú ho potuto realizzare i miei sogni professionali (accademici: come noto in Italia senza raccomandazioni la borsa di dottorato te la scordi) e in Italia non ci tornerei neanche se mi pagassero. E perché tu non vivresti mai a Madrid, se é una cittá splendida piena di trattorie stupende???? Quello che dico e non smetteró mai di ripetere, e non é per nulla dettato da nazionalismo o simili (tra parentesi ho votato PD turandomi il naso perché per me da D'Alema in poi inizia l'estrema destra e ho fatto la mia tesi con Alisa Del Re, allieva prediletta di Toni Negri, tanto per rendere l'idea) é che mentre noi sembriamo accecati da questa scoperta repentina, per me molto provinciale, della Spagna, come se non esistesse altro al di lá dei confini iberici (e la Francia, e la Turchia, e il Messico....vogliamo parlare di questi colossi) loro sempre si prendono gioco di noi. Un paese che ha fatto sparire le sue 33 razze di maiali neri, dicesi 33, perché terrorizzato dal grasso, dagli eccessi lipidici ecc. va in Spagna e scopre il prosciutto che ha rifiutato in patria per assurde ragioni salutistiche. Comunque se Parisi non ce l'ha fatta a raggiungere gli Spagnoli (anche se nel numero del Gambero dedicato alla riscossa del suino nero lui stesso affermava: "io batto gli spagnoli perché macello i maiali quando pesano 250 chili, e il peso é come la cilindrata), saró io a riscattare l'orgoglio italico :) Ho ereditato un piccolo podere in quel di Latronico, Basilicata, a due passi dal Pollino e dal Sirino, e con l'aiuto di mia zia che da anni stagiona in quel di Lagonegro sopressate che non hanno nulla da invidiare a nessun salume del Mondo (provare per credere, sono disposto a sfidare qualunque chorizo iberico o salsichon extremeño) nel giro di qualche anno inizieró ad allevare suini neri lucani, razza cavallina, e poi ne riparliamo. Oggi vi perdono per due ragioni: sto cucinando pollo alla potentina con la vostra ricetta tratta da Calabria e Basilicata Sole24 ore e mi sto emozionando con la lettura dell'enciclopedia illustrata della Gastronomia consigliatami dal direttore. A proposito mi é arrivato anche low cost e...complimenti per la faticaccia anche se per ció che concerne Basilicata e Padova, che sono le due realtá che meglio conosco, non vi siete sforzati molto. Quindi i fratelli Roca valgono piú del mio concittadino Alajmo e di suo fratello? La loro struttura é all'altezza della location e della cantina di un Pinchiorri??? Davvero???
In questo dialogo che ha preso spunto da un fantastico piatto fatto dal tedesco-romano Heinz Beck usando merluzzo norvegese e Jamon di Joselito Gigio dice che gli spagnoli non ci considerano.
Usando queste categorie direi che gli italiani della Spagna conoscono la paella, di Joselito se ne fanno un baffo e se lo offri tu continuano a togliere il grasso, cosa avvenuta davanti ai miei occhi alla Boqueria. Sono gli italiani sempre fermi al "vuoi mettere un buon piatto di spaghetti!!!!".
Qui stiamo parlando di un'altra Spagna e di un'altra Italia dove gli Alajmo stanno spalla a spalla con i Roca, quanto a cantine non c'è dubbio che quella di Pinchiorri sia quasi unica al mondo, ma anche i suoi prezzi, mentre quella dei Roca, più giovane e meno estesa come cantina, annate ecc... può essere frequentata anche da un normale appassionato, normale quanto a portafoglio, intendo :-)
Le tue prime tre righe, Gigio, applicate alla nuova ristorazione e all'imprenditorialità iberiche (nessuno di noi ha mai sostenuto una superiorità della cucina spagnola, che ovviamente non sta in piedi) non sono né più né meno quello che sosteniamo io e Stefano.
Perché se dici che lì c'è qualcosa (in termini professionali e accademici) che qui non esiste allora..."urgesi cambio di mentalitá al piú presto, collettivo, chiamasi un poco d'amor proprio, e non si tratta di sentirsi italiano..." :-) buon pollo
p.s.: la Basilicata è una delle regioni su cui abbiamo lavorato di più per Low Cost. Facci sapere meglio cosa aggiungeresti.
Per me la cena alla Pergola è stata la peggior cena dell’anno 2008. Com’è vario il mondo Direttore :-) Ravioli di calamari con ananas e Asparagi bianchi gratinati con spuma di parmigiano due piatti grevi, scomposti, disarmonici. Entrambi con presentazioni rustiche, che non ti aspetteresti in un posto in cui cucina un cuoco geniale. Il primo piatto che dal punto di vista gustativo non diceva nulla, ma proprio nulla. Contrasto di consistenze neanche l’ombra, tutto tendente al molle. Le pance dei calamari ripiene di succo concentrato d’ananas, i ciuffi fritti, qualche fiammifero di mela verde e la solita insalatina, così per gradire. Dolce, stucchevole e al contempo greve. Il secondo invece con una cottura scentrata degli asparagi, fibrosi, ed un gratin di parmigiano sulla superficie, unito ad una aria dello stesso, di cui non ho compreso la finalità. Ed anche qui una insalatina priva di senso soprattutto estetico ma anche gustativo. Ho preso anche la crepinette di piccione, qui finalmente all’altezza delle aspettative, corretta e mia moglie il merluzzo, servito senza polvere di patanegra perché lei non mangia carne quindi non giudicabile perché incompleto, anche se mi è sembrato un buon piatto ma nulla di più. Ottima la tartare di manzo su gelatina di liquirizia e zafferano con caviale e chips di patate al caffè anche se qui, non trattandosi di cucina cucinata, il coefficiente di difficoltà si abbassa :-) Le devo anche confessare che, tra i tanti amici gourmet che ci sono passati, non ne ho mai sentito uno che è uscito completamente convinto dalla Pergola. Mi spiace dovermi allineare con loro. Devo altresì aggiungere, per onestà intellettuale, che una cena non può essere significativa per un giudizio completo ed esaustivo sulla Pergola. Resta il fatto che in un ristorante come questo certi passaggi non sono tollerabili. Siamo in uno dei ristoranti al top d’Italia, almeno per le tre guide più importanti.
Beh, io son io, so che mi curano in modo particolare ma in quattro mesi quattro cene tutte eccezionali: fortunato perché targato?
Non so, ti ripeto, ho scritto appunto che tu fai più testo di me Direttore. Tu avrai assaggiato, quest'anno, almeno una 20ina scarsa di preparazioni differenti da Beck, io solo 8, tra i piatti miei e quelli di mia moglie. Resta il fatto che io ho avuto una metà di cena non propriamente all'altezza, molto lontano dall'eccezionalità di cui parli. Mi piacerebbe sapere se hai assaggiato i piatti che ho descritto e cosa ne pensi, questo mi aiuterebbe a capire. Anche perchè quando spendi certe cifre e rimani deluso brucia, eccome se brucia.
Curioso. Io quel piatto l'ho assaggiato, due volte (e credo che anche lei l'avesse assaggiato prima di questo post - e quindi mi vien da chiedermi perché ora è geniale e prima no?), e non ne sono rimasta fulminata. Buono sì, ma non da estasi. Non ho provato invece i piatti di cauzzi, nessuno. A me, fra tutti, erano piaciuti i famosi fagotelli - che non è che siano di invenzione recente - per il resto, nell'insieme, pur amettendo si mangi genericamente bene, la cucina di beck a me non mi commuove un granché (cosa che personalmente, a questi livelli, perdonatemi, considero abbastanza inquietante), troppo freddamente razionale e technicizzata, inutilmente metamorfosati gli ingredienti (mi riferisco in particolare a cose come i gamberi a forma di cilindri perfetti, alle foglioline di peperone e all'olio d'oliva in polvere, mah...) e troppo poche vere intuizioni di quelle fulminanti e magari anche semplici (e infatti quando 'osa' una pasta con le melanzane affumicate diventa quasi geniale, solo che non osa spesso la semplicità, mi sembra :-). Punti di vista?
Cara Luisella, il piatto è nuovo, almeno quello che io ho mangiato venerdì sera, preceduto nella degustazione giovedì sera da Marco Bolasco.
Perché lo trovo un grande piatto: materia prima strepitosa trattata in modo da non essere minimamente "adulterata" dalla lavorazione che, infatti, è molto dolce e rispettosa. Mix del peperone e della polvere di Joselito assolutamente riuscita. Apparente semplicità, là dove la minima forzatura farebbe perdere l'insieme dei plus eccezionali, quel merluzzo, quella cottura, quel mix col prosciutto.
Quanto alla cucina di Beck, io penso sia in una fase creativa ma anche di recupero di piatti della sua storia che me lo fanno inquadrare in un momento alto della sua carriera.
Penso che rimanere ai vertici curando la cucina, il servizio e la creatività compatibile sia un grande sforzo e ho grande rispetto per tutti questi grandi ristoranti che non mollano pur in presenza di una crisi generale che spinge a tagliare, tagliare, tagliare.
Infine io esprimo un parere ma leggo in questo caso con grande attenzione le vostre osservazioni per nulla banali e anzi molto utili e penso che per noi che facciamo le guide questi momenti dovrebbero dilatarsi il più possibile.
Bene bene, direttore, tengo a disposizione del giudice dell'istruzione due menu stampati dal ristorante la pergola che documentano che in data 2 e 8 maggio 2008, ho assaggiato il, cito, 'Merluzzo nero su purè di ceci e crosta al prosciutto di Patanegra'.... :-)
E' nuovo, è in carta da pochi mesi, io non l'avevo mangiato.
Basterà al giudice istruttore? :-)
Ps Nuovo o vecchio, questo influisce sulla sua bontà?
La cucina di Beck, come rileva giustamente luisella, é algida. Quand'anche risulta corretta non esprime emozioni, é piacevole ma nulla più. Non parliamo poi di quando le preparazioni sono errate nell'esecuzione e, perdonatemi, anche con difetti di concezione come nel caso dei calamari all'ananas. Per me geniale é un cuoco che mi fa un risotto alla lavanda e rosmarino con salsa di melone e zafferano. Che osa e riesce a trovare equilibrio con elementi precari, di difficile quadratura.
Buonasera da Madrid. Conosco Beck, e molti altri, e mi preoccupa il fatto che la sua cucina sia considerata tra le migliori d'Italia. Ha tutti i mezzi per fare bene però niente ... manca l'emozione. E quando paghi certe cifre è quello che cerchi. Dice che ha provato 15 prosciutti diversi...mah. Ci sono ragazzi che con pochi mezzi fanno molto meglio.Facile fare le prove con 15 prosciutti con l'Hilton che ti copre le spalle. Hai 17 euro spsi da Bonilli ne aggiungo volentieri una trentina e mi lasciare a Labico...
errata corrige.
ai 17 euro spesi da Bonilli ne aggiungo volentieri una trentina e mi faccio lasciare a Labico...
Mai detto che un piatto 'vecchio' non possa essere follemente buono (e emozionante). Invece, mi stupisce che lo stesso piatto possa prima non segnare oltremodo (abbiamo i nostri informatori) e poi far gridare al genio. Tutto qui. Che vi devo ddi', sarà che in carta il termine 'patanegra' è stato sostituito da 'joselito', cosa che in effetti dev'essere stata assolutamente determinante nel raggiungimento della perfezione di questo piatto - scusate l'ironia :-)
ps a zino: a 17 + 30... piuttosto prenderei un biglietto trenitalia fino a s. vincenzo :-)
ps a cauzzi: risotto lavanda rosmarino ecc??
non ecc Luisella ma risotto lavanda e rosmarino, salsa di melone e zafferano. Un capolavoro di Max Alajmo. Tutti quelli che l'hanno assaggiato, tutti, hanno fatto le capriole ed il doppio carpiato in avanti.
Saluti
Mi sembra tutta la Provence dentro un risotto, su carta comunque sembra interessante, molto :-))
Io sto ancora "capriolando"...;)
Vorrei solo dire che a mio giudizio è evidente che gastronomi noti come Bonilli, Bolasco ed altri ricevono un trattamento particolare nei ristoranti che visitano. Particolare al punto che, ritengo, si trovino nella impossibilità di "giudicare" un ristorante. O meglio, possono meglio di altri giudicare le capacità di un cuoco, poichè ogni cuoco dà per loro il meglio. Ma alla fine è una esperienza un pò "drogata" la loro. L'anonimato resta essenziale per "valutare" un ristorante. Mi sembra evidente e non penso di scoprire l'acqua calda. L'esperienza avuta da Alberto, gourmet che stimo, mi fa riflettere. E non dovrebbe far riflettere solo me.
Io non sono mai stato alla Pergola (ho visto solo le foto di alcuni piatti scattate da Alberto ed alcune sono davvero deprimenti), ma come noto a chi si diletta a navigare sui blog gastronomici, ho avuto una esperienza altrettanto negativa da Vissani quest'anno. Chi mi accompagnava (buon palato ma poco avvezzo al nostro mondo) da me sollecitata ricordo che disse: sembra la cucina di un grande albergo.....
Ad Majora
Credo che questo dibattito su Beck e la Pergola evidenzi elementi di grande interesse. Io ci ho mangiato giovedì 17 una cena tra le migliori degli ultimi anni (ma una sola in un anno, quindi esperienza limitata) perché ho trovato finalmente uno stile definito. Piatti leggeri, attentissimi agli equilibri interni e all'uso dei grassi, chiare finalità "dietetiche" (in senso lato) peraltro espilicitate dallo chef. Il famoso merluzzo su tutto (forse il pesce meglio cotto che io abbia mai provato in Italia).
Però è Il "sistema Pergola" che non riscuote successo presso un certo tipo di pubblico. Non ha nulla di romantico, dato che si tratta di una macchina trita (e credo ormai anche da) soldi inserita in un contesto/business quale è oggi quello della catena Waldorf=Astoria. E' un ristorante pieno zeppo di ricconi e piuttosto sconosciuto ai gourmet e i clienti vengono trattati tutti nello stesso modo, cioé con una garbata, sorridente e distaccata professionalità. I prezzi sono molto alti (non eccessivi, a mio avviso, rispetto a quelli di tanti altri ristoranti di pari livello) e la cucina ha ormai preso una linea che non punta a far fare "capriole" sulla seggiola quanto piuttosto ad una perfezione formale, ad una attenzione esasperata alle cotture e agli ingredienti per poter essere leggera e molto digeribile. Non ha, credo, il gusto, nella sua accezione più contemporanea, come unica bussola.
Tutto questo la rende, ad un certo tipo di pubblico, decisamente meno "romantica" e "appetibile" di tanti altri ristoranti di cui dibattiamo. A mio avviso, però, la rende anche una voce fuori dal coro e per questo interessante.
Leggo ora Gagliardi e aggiungo: la nostra capacità (di critici) dovrebbe essere quella di saper operare anche nelle condizioni che citi. Altrimenti saremmo dei buoni a nulla. Anche perché nel caso di un locale come la Pergola la differenza non la fa evidentemente il piatto (è un sistema perfetto: escono tutti uguali) ma il contorno (non quello che si mangia).
Detto questo l'anonimato è una condizione sconosciuta ormai a molti gourmet. Altrimenti la tua foto con Bartolini su VG dovrebbe dissuadermi dal partire (come sto per fare, su tuo consiglio) nei prossimi giorni per Montescano ;-)
Caro Marco, mi sembrava di aver detto una cosa addirittura ovvia. Non ho dubbi che tu sia in grado di operare e quindi di riconoscere e valutare quello che mangi. Ma sei "condannato" ad essere trattato sempre al meglio. E quindi giustamente cosa fai? Mandi nei ristoranti ispettori in anonimato, ricevi suggerimenti da persone che stimi e poi ci vai e così riesci ad avere un'idea completa. Tutto qui. Per quanto riguarda i riferimenti personali ti ringrazio ma credimi non è come pensi. Alle Robinie ci ero già stato e ci sono ritornato. La foto l'ha scattata mia moglie come una brava turista all'improvviso. Fotografare dei piatti come un giapponese non mi fa diventare Bolasco, nè Bonilli, nè Raspelli. Torno nel mio anonimato.
Ad Majora
Caro Marco non concordo con la tua deduzione. Io non sono rimasto soddisfatto dalla Pergola perche due piatti, dico due, erano l’antitesi dell’Alta cucina. Cerco di declinare questo concetto. Quei piatti non avevano sapori centrati, erano monocorde, erano presentati male, molto grevi e rozzi, e non avevano tutto quello che tu mi racconti su cotture, abbinamenti, leggerezza, etc. Per farti un esempio io considero somma espressione di Alta Cucina gli asparagi bianchi di Passard : Materia prima sublime nobilitata e resa ancor più intensa e persistente da una cottura che ne esaltava consistenze, profumi e sapori. Ricordo ancora, quattro anni fa, una fantastica cena da Marc Veyrat. Mia moglie, non mangiando carne, ha chiesto la sostituzione in menù del Foie Gras. Gli hanno portato una insalata composta di erbe, germogli, fiori, condita con una eterea citronette alle erbe alpine e disseminata di bacche e gherigli montani. Una insalata stupenda, eccelsa, fantastica. Quindi un cuoco non deve per forza stupirmi con effetti speciali, non cado in questo tranello ormai da tempo, deve però stupirmi, questo si, magari con una cottura, un abbinamento, un profumo e deve in tutti i casi, anche quando giustamente scende a compromessi per accontentare la variegata clientela, avere uno standard qualitativo sopra la norma. La Pergola non soddisfa i Gourmet semplicemente perché, a tratti, non sforna Alta Cucina, nel senso più nobile del termine. Quindi di Beck si può dire di tutto, che è una brava persona, che è un valente professionista, che è un virtuoso che ha creato e crea piatti a volte interessanti ma il genio, perdonatemi, non è da scomodare, lo trovo inappropriato. Con massimo rispetto per Beck e per lo staff della Pergola, che ho trovato perfetto nell’esecuzione del rito.
Caro Alberto, non concordo neanche io. Intanto la mia riflessione non era diretta a te ma era una riflessione aperta dopo una serie di osservazioni.
Poi, perdonami, proprio non condivido alcune tue certezze. Non metto in dubbio la sfasatura dei due piatti (che peraltro non ho provato e non posso giudicare) ma cosa c'entra il genio? Esistono, oggi, dei "non detti" sulle definizioni condivise dell'"alta cucina" (senza maiuscole e tra virgolette, per me. Men che mai per i gourmet...) che sfiorano proprio i temi che introduci. Posso dirti che anche io ho provato quest'anno un piatto sballato da Alajmo. Il maialino all'amatriciana che per me di "amatriciano" aveva solo una suggestione. E la cottura del sugo non mi è piaciuta proprio. Ma non per questo ho rivisto il mio giudizio sullo chef.
Mi sembra che (prova a rileggere i tuoi commenti) tu invece ci vada giù molto pesante con Beck e non capisco perché.
Quello su cui volevo porre l'attenzione (e, ripeto, non era un riferimento personale) è il fatto che oggi esistono delle categorie silenziosamente condivise su ciò che è "in" ed ciò che è "out" e mi sembra che Beck sia un esempio utile per riflettere su questi temi. Ci sto lavorando e magari, stimolato anche da questa discussione, più tardi scrverò qualcosa :-)
Ho compreso che non ne facevi un fatto personale, anch’io difendo la mia esposizione, magari con fervore, ma sempre con spirito critico, soprattutto nei miei confronti, anche perché la tua opinione e quella di Stefano valgono molto e vanno necessariamente tenute in conto. Ho detto solo che non trovo appropriata la parola genio, in questo caso. Ribadisco che una sola prova non è mai esaustiva, in un senso o nell’altro. Non voglio poi sembrare pro o contro qualcuno, lascerei perdere il tema anche perchè mi piacerebbe concentrarmi sulla parte più interessante. Io ho volutamente tralasciato gli esempi avanguardistici perché mi pare di aver intuito, forse sbaglio, dalle tue parole che un certo tipo di cucina sarebbe "out" purché non rispecchia la moda del momento, con le molteplici sfaccettature e punti di vista possibili sul tema. Ho compreso correttamente ?
Se si ho fatto appunto l’esempio degli asparagi di Passard, mi son guardato bene dal citare il Bosco Animato di Da Costa. Anch’io da Alajmo ho avuto modo di degustare un piatto a mio avviso non perfetto. Ho anche mangiato quel risotto, di cui leggi sopra, ed un piatto di Tagliatelle di pistacchi siciliani con pesto di basilico e rosa damascata anch’esso da triplo carpiato. Ecco perché non metto in dubbio il genio ed il talento di Massimiliano, posso solo rilevare, nel mio caso, qualche passaggio sottotono, che in un processo creativo lungo e vitale come quello del buon Massimiliano ci può anche stare. Nel mio caso però il piatto in questione aveva un risultato gustativo ottimo, ho contestato solo un ingrediente e la presentazione. Un pochino diverso non credi ?
Giusto per entrare nel clima 3 forchette.. ;)
Max Alajmo non è infallibile, solo una volta ho avuto la fortuna a Rubano di trovare il menu perfetto. Nelle altre occasioni è capitato di trovare piatti meno riusciti, come spesso succede in giro per ristoranti. Solo che l’acuto, il piatto che ti lascia stordito, alle calandre c'è sempre. La vetta che raggiunge Massimiliano è raggiungibile da pochissimi altri in Italia. Ne è un ottimo esempio il risotto citato da Alberto: “l’Everest” dei piatti.
Alla Pergola io mi trovai bene, con un servizio incredibilmente preciso, ma Beck queste “vette” proprio non le raggiunge. Lodevole l’intento di concentrarsi sulle leggerezza dei piatti, fattore spesso dimenticato dai più, ma penso sia lecito aspettarsi qualcosa di più di una cucina ben fatta.
Diciamo che la cucina alla Pergola è, a mio avviso, poco stimolante.
Grazie per i sottotitoli Rob :-) Quoto totalmente ...
Però, se mi consentite, il concetto di "stimolante" è esattamente ciò che volevo sottolineare io qui sopra.
Non è una categoria tra quelle che (personlmente) uso nelle valutazioni.
@ "La cucina ha ormai preso una linea che non punta a far fare "capriole" sulla seggiola quanto piuttosto ad una perfezione formale, ad una attenzione esasperata alle cotture e agli ingredienti per poter essere leggera e molto digeribile".
Ho premesso che non sono stato da Beck, però Marco consentimi. Non condivido.
E interrompo il vostro scambio interessante ma si rischia di filosofeggiare un pò troppo.
Se io pago più di 200 Euro a persona una cena, le aspettative sono altissime. Io le capriole le pretendo. La cucina leggera e molto digeribile me la faccio a casa.
Io devo stupirmi, devo emozionarmi. Devo andar via con già la voglia forte di ritornare. Questo evidentemente a Cauzzi non è accaduto. E a certi livelli (di forchette, stelle, prezzi e esposizione mediatica) non possono farsi sconti. Di nessun genere.
Ad Majora
Scusa Marco se insisto ma stiamo discutendo, tanto per non tirare in ballo la tua guida, di un Tre Stelle Michelin o sbaglio ? E dove se non nei luoghi di eccellenza gastronomica devo trovare una cucina quantomeno stimolante ? Su vari livelli, nel rispetto ognuno delle proprie individualità e della propria storia. Certo, all’Enoteca Pinchiorri non trovo forse i picchi che trovo alle Calandre però trovo comunque una cucina stimolante, molto stimolante, ed adeguata al contesto in cui è proposta ed alla storia del ristorante. Così come la cucina di Fulvio è diversa da quella di Vissani e così di seguito. Ogni guida gastronomica al suo metro di valutazione, differente, ma tutte mettono la centro, come elemento principale, la cucina. E questa deve essere la parte predominante del giudizio finale …
A livello di tifoseria sottoscrivo agli ultimi interventi di rob78 e cauzzi. Per me esiste un qualche cosa come una media, nei ristoranti, il bilancio personalmente tratto da una linea labile che segue le curve dell'andamento del pasto, con i suoi alti e meno alti - che sono poi personalisismi, per carità. Chiaro che, nell'insieme, se ci sono due tre piatti da sballo (una curiosità, ma il signor bolasco ci crede al concetto del piatto 'da sballo'?? :-), ci possono stare dentro anche un paio che siano un filo di meno, anche perché non si può essere geniali e perfetti e avanti su ogni singola cosa che esce dalla cucina. Se però vengono a mancare questi picchi gastronomici alti - che chiamerei stimolanti anch'io, perché questo sono, per il palato e forse sopratutto per la mente e se non è di questo che parliamo allora un po' mi chiedo di cosa si occupa, di preciso, marco bolasco - è un po' tutta la media che crolla. Nella fattispecie, di veramente entusiasmante, cumulando tre cene beckiane, avrò mangiato si e no tre cose. Per me, è poco. Troppo poco. Poi per il resto, per carità, il servizio è perfetto e blabla, però per quanto mi riguarda è un po' come andare allo stadio e disquisire poi dell'acconciatura delle pompom girls: io allo stadio ci vado, cioè ci andrei, per la partita. E per me la partita non è fatta di salamalecs, di attenzioni per quanto squisite e perfette siano, ma di mera, pura e dura cucina. E quindi sangue, lacrime e sudore, poi volendo ci possono stare anche le pompom girls ma sono comunque sempre un accessorio. Infine, contrariamente a bolasco, non riesco proprio a rimanere meravigliata davanti a un sistema perfetto. Anzi, parlando di arte e artigianato l'idea del sistema quasi mi pare spaventoso, mi fa pensare alla procedura standardizzata, all'industria, al livellamento in generale, e credo che preferirei, per il lato umano della faccenda, trovarmi davanti a un piatto sballato perché il cuoco quella sera si lasciava con la moglie piuttosto che imbattermi mille volte nello stesso identico piatto standardizzato. Mi manca semplicemente il cuore in tutto ciò.
Marco non ha bisogno della mia lancia spezzata :-) ma oltre che molto competente ed estremamente professionale ama il lavoro che fa e quindi gode tremendamente quando un piatto gli fa toccare il cielo con un dito. Vorrei inoltre ribadire che questa discussione mi ha posto molti dubbi soprattutto perché l’opinione di Stefano e Marco è, almeno per me, una opinione molto autorevole. Dopodiché sottoscrivo l’altra parte dell’intervento di Luisella, quello in cui si afferma che la cucina è il metro principale di giudizio di un ristorante. Lo sarà ancora di più nei prossimi tempi, così ben descritti da Stefano in diversi post, in cui gli orpelli conteranno sempre di meno e la sostanza sempre di più, merito della crisi :-)
A parte il fatto che mi sembra che ci si sia scaldando troppo (grazie Luisella per citarmi tre volte per dire quanto sia in disaccordo con me) proprio da Luisella vorrei ripartire.
No, io al concetto di piatto "da sballo" non ci credo. Solo perché dobbiamo intenderci su cosa siano lo sballo, le capriole e le aspettative. Solo per questo. Perché troppo spesso ho visto applicare a queste categorie concetti di "medie" troppo personali.
Per cui, ovviamente, Alberto, io sono perfettamente d'accordo sul discorso relativo all'importanza della cucina (e lo vedrai sulla prossima guida) ma chiedo solo di definire meglio i concetti. Lo faccio solo perché sto cercando di studiare meglio il mio lavoro (e la nostra passione), che ha ancora poca storia, per potere andare avanti sempre meglio. Le categorie di cui parlavamo vanno definite di più, ecco tutto. Io ho fatto una capriola sulla seggiola durante l'ultima cena da Beck? Penso di sì, perché ho trovato cotture, equilibri, rapporti tra le parti, leggerezza, digestione (quello dopo), delicatezza del gusto assolutamente sopra alla media. Ma questo cosa c'entra con l'emozione? Io per fare al meglio questo lavoro cerco di concentrarmi con tutte le conoscenze che ho sul piatto che mangio ma allo stesso tempo sento di dover mettere da parte categorie soggettive.
Non vi sembra un ragionamento possibile e sensato?
Dio mio, cara Luisella, quanta demagogia gastronomica in questo intervento, quante frasi fatte, quanta snobberia.
Ci stiamo parlando francamente, no?
Direi di si viste le battutine sul taxi fino a Labico, che comunque di euro ne costerebbe 50/60 sommati ai 17 spesi.
Io ritengo quella di Beck una grande cucina, un piatto da sballo l'ho recensito due o tre mesi fa, questo l'ho trovato perfetto, forse perché sono beota - vero Luisella spiritosa - e allora avendo letto Joselito ho pensato che doveva essere buono :-))
Certo che a discutere così potrei dire che di Luisella, visti i commenti, non userei una recensione e invece credo anche a Luisella (!!) e a Cauzzi e a Gagliardi e manderemo un ispettore mimetizzato così avremo il giudizio non drogato.
Ma ci credete veramente che cucinino diverso se ci vedono?
Senza scaldarsi Marco, io dò grande importanza alle esperienze personali e alla soggettività e lo precisai qualche post fa. Ma dò grande importanza anche alla categoria "oggettiva". Mi è capitato più volte di chiedermi perchè sui grandissimi ristoranti le guide sono più o meno tutte d'accordo. E nella risposta c'entrano le emozioni. Secondo me i ristoranti top sono al top perchè hanno "emozionato" i critici che li hanno visitati. O almeno li hanno emozionati più di altri. Insomma io voglio dare per scontato che le cotture e le materie prime ad esempio siano indiscutibili a certe latitudini. E allora vi chiedo: cosa fa la differenza tra un piatto semplicemente ben eseguito ed il piccione di Fulvio Pierangelini? Alberto probabilmente se avesse assaggiato da Beck il merluzzo nero ci avrebbe raccontato la cena della vita. E questo secondo me il problema. Ma non si può prescindere dalle emozioni. Io non penso che in cucina tutto possa essere valutato con le tecniche e le competenze. A volte c'è un quid un pò magico, un qualcosa in più che mi piace non essere in grado di definire.
Davvero pensate che Jimi Hendrix o Eric Clapton possono valutarsi solo dal punto di vista tecnico. Ma il mondo è pieno di chitarristi tecnicamente ineccepibili che suonano grandi chitarre senza un pizzico di....talento!
Ad Majora
Perfetto, Giovanni. Sono d'accordo. Le emozioni ci sono ma sono difficili da mescolare con la valutazione "oggettiva". E non c'entrano del tutto con il talento.
Insomma, la differenza tra un piatto ben eseguito e il piccione di Pierangelini è, sì, il talento, ma è anche definibile. Si chiama stile, centratura sul gusto, sottolineatura dei sapori originali, apparente semplcità. Questo, poi, può anche portare ad emozionarsi.
Beh, se questo non mi emozionasse non starei qui ora a parlarne con te.
Ad Majora
Io sinceramente non ci credo assolutamente Stefano, e la cosa mi preoccupa ancora di più, come credo a te :-)
come diceva Raspelli, a chi lo criticava perchè conosciuto e riconosciuto più volte, "il cuoco è in cucina e la spesa è fatta", e qui ho detto tutto. Aggiungo anche che la discussione, per quanto mi riguarda, mi intriga e mi interessa e spero che il mio fervore non venga mal interpretato. Però vorrei al contempo capire di più, ed allora quando verrò la prossima volta a Roma vorrà dire, caro Stefano, che se ti va ceneremo insieme alla Pergola, ovviamente si paga alla Romana :-)
@ Marco : Ragionamento sensato ed opportuno Marco. E' dai tempi di Guerard, e dell’avvento della sua Cuisine Minceur, che si parla di questo tema, che condivido. Il ristorante va sempre giudicato il giorno dopo, a digestione ultimata. Non molti di quelli ritenuti ottimi la sera prima si salvano il giorno dopo, e credo di dire cose che pensano la maggior parte di quelli che navigano in questi lidi :-)
La qualità del prodotto e merce sempre più rara, rarissima. Il quantitativo di alginati, addensanti, chiarificanti è ormai dilagante. Un ristorante che non mi fa stare bene il giorno dopo perde, per quanto mi riguarda, automaticamente dei punti nella mia personale classifica di gradimento. Comprendo quindi la tua valutazione, continuo a pensare che la cucina salutista, e Guerard ne fu un lucido e limpido esempio per quei tempi, non debba per forza lasciare il passo al gusto, anche se di poco. Si può anche non scendere a compromessi.
... a proposito: l'altra sera io ho digerito benissimo.
Sullo stomaco mi è rimasto solo il prezzo della corsa in taxi... è una fissazione :-)