16
Lug 2008
ore 11:10

L'inarrivabile Ferran Adrià

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bulli21b_s.jpg

Parlare con Adrià è sempre un'esperienza unica, lui che è il cuoco più famoso del mondo è anche il più presente perché quando i cinquanta fortunati clienti - non uno di più - che arrivano ogni sera a Cala Monjoi vengono accompagnati come primo atto a visitare le cucine Ferran è lì ad accoglierli e non potrebbe essere altrimenti, il Bulli è lui insieme con Julio Soler e i 70 cuochi e personale di sala che animano il ristorante. Una squadra incredibile che si muove nella grande cucina come fosse una compagnia di balletto e ogni tavolo, ogni commensale è seguito dalla prima all'ultima portata e al banco di uscita dei piatti Oriol Castro e Eduard Xatruc - i cuochi di riferimento insieme con Albert Adrià - controllano l'esecuzione e danno il ritmo. Già vedere questa meraviglia di organizzazione del lavoro dà la misura di cosa sia El Bulli se poi, come noi, si ha la fortuna di immergersi per una giornata in questa atmosfera, parlando, cenando con l'equipe e poi vivendo il Bulli da clienti, si capisce che siamo ancora sul tetto del mondo, che loro sono ancora i più bravi, quelli che hanno creato un nuovo linguaggio e lo stanno insegnando al mondo, si capisce perché Ferran Adrià e il Bulli sono una caso unico. Non è questo il luogo dove racconterò il cosa e il come della cena, sarà il numero di settembre del Gambero Rosso a riportare una cronaca dettagliata. Qui posso dire che delle mie molte cene al Bulli questa è stata forse la migliore, la più fresca e innovativa, una cena ricca di creatività profonda, mai fatta per stupire, con grande influssi orientaleggianti e questa è la nota più eccezionale perché fa capire come Ferran Adrià non sia appagato e invece ancora lucido, creativo, determinato abbia ancora molto da dire e dare alla cultura gastronomica.

 
FOTO SIGRID VERBERT

commenti 31

Innanzitutto Bonilli, hai tutta la mia invidia. Goditela alla grande, comunque.
Nell'attesa della cronaca sul Gambero mi fa piacere leggere che la "presenza" per un grande cuoco è molto importante. E' una mia posizione da sempre e in passato sono stato anche criticato per questo. A El Bulli ti fanno visitare le cucine, Ferran è lì ad accoglierti (io le chiamo coccole e continuo a ritenerle di straordinaria importanza in certi luoghi e a certi prezzi), cuochi che sono in cucina "controllano l'esecuzione e danno il ritmo". Leggo il pezzo e penso a qualche famoso cuoco di casa nostra.

Ad Majora

16 Lug 2008 | ore 12:31

Segue quello che ha scritto Gagliardi, tanta buona invidia , rstiamo in attesa dell'uscita della cronaca in edicola.
La cosa più bella che il patron sia presente, che ti accolga e che controlli tutto.
Lo so che le esigenze moderne portano spesso i grandi cuochi lontani dalle cucine, ma per me è inconcepibile che alcuni si limitano solo adare il proprio nome alle strutture e contornarsi di ottimi collaboratori.
Come al solito dal grande Adrià si ha solo da imparare.

16 Lug 2008 | ore 13:08

Cosa c'è in quel vassoio nella foto?
Buona continuazione! :)

16 Lug 2008 | ore 15:27

Che invidia, Direttore :-)
Se la prossima volta oltre a Sigrid porta anche me le spiego tutto su gelificanti, addensanti ed emulsionanti :-p

Sbav, Sbav, Sbav.... :-)

Dario

16 Lug 2008 | ore 18:17

Beato il direttore che una wild card per pasteggiare nel Paradiso delle cucine. Noi comuni mortali dobbiamo ancora avere la fortuna, sebbene si insista da 2 anni, di un tavolo riservato che chissà quando verrà concesso. Speriamo di essere ancora vivi...o che el bulli non sia già chiuso.

16 Lug 2008 | ore 22:08

Cosa mangiano i cuochi di un grande ristorante? Domenica scorsa tutta l'equipe del Bulli ha mangiato un risotto allo zafferano che gli italiani della squadra hanno lodato.
Martedì 15 luglio il menu prevedeva costilla de cerdo arrosto e nel piatto c'erano delle buonissime costolette di cerdo con polenta.

16 Lug 2008 | ore 22:15

Gli italiani della squadra? Qualche Giovinco su cui puntare e da rivedere in patria al piú presto? D'altronde non fu Ferran a scoprire Bottura...

16 Lug 2008 | ore 23:44

Le prenotazioni di un luogo che apre il primo aprile e chiude il 30 settembre, ha 50 posti, non uno di più, serve solo la cena e riceve 30/40mila prenotazioni al mese, sono una vera lotteria e come tutte le lotterie richiede fortuna e pazienza.
Anche la stampa è contingentata, non più di 100 giornalisti l'anno, ma qualunque scelta facciano gli addetti a questo che è forse il settore più ingrato di tutto il Bulli non c'è modo di evitare di rispondere NO migliaia di volte.
La visita del Gambero Rosso non era una scampagnata, un wild card - come spiritosamente dice Matteo - o altro ma un appuntamento di lavoro importante perché da un lato il Gambero Rosso aveva creduto in Adrià, e molto, già nel 1988 e poi perché in questi dieci anni il panorama della cucina internazionale è totalmente cambiato anche per merito del Bulli e del suo primo cuoco e quindi valeva la pena provare a raccontare questi dieci anni con gli occhi di un Adrià ormai personaggio mediatico.

16 Lug 2008 | ore 23:49

Se può confortare, io sono riuscito ad andarci prenotando, da comunissimo cliente, via mail. Ho semplicemente dato la mia disponibilità per qualunuque giorno loro preferissero.. :)
Quindi tentate, tentate, tentate! ;)

17 Lug 2008 | ore 09:23

Come Pizzul: tutto molto bello!

17 Lug 2008 | ore 10:21

Ecco, quello che dice rob78 è la chiave per comprendere il Bulli ma anche l'atteggiamento del pubblico.
Essendo meta dei clienti da tutto il mondo i casi di disdetta all'ultimo minuto sono prevedibili e nella percentuale applicabile a qualunque servizio. Se, come rob78, uno si dice disponibile sempre, in qualunque momento, ha molte probabilità di andare a cenare al Bulli.
Una volta lì io penso convenga avere la mente sgombra da pregiudizi o da aspettative eccessive, pensate solo che siete in un ristorante-non ristorante che vale comunque il viaggio.

17 Lug 2008 | ore 11:29

Quanti ricordi: nel 2002 ebbi l'opportunità di cenare fianco a fianco all'equipe di El Bulli (allora si trattava di pollo speziato, insalata e chips) tra i banconi di cucina che da lì a poco si sarebbero animati per "La Cena" dei fortunati previdenti che avevano un tavolo prenotato. Raul e Oriol furono le mie guide in quella giornata molto speciale per me di "osservazione partecipante". Ricordo di aver poi assaggiato sottobanco un delizioso cocktail con spuma di passion fruit e un curioso cuscus DI cavolfiore sgranellato con salsa solida di aromatici.

17 Lug 2008 | ore 12:02

Due cose:
1-in caso di disdetta, avvertono...ma con quanto anticipo? Volare a Roses in giornata non è poi così semplice.
2-forse la domanda è una bestemmia: quanto si spende? Il sito, al contrario di molti pluristellati, non fa cenno di prezzi.

17 Lug 2008 | ore 13:17

Si spendono 220 euro. Le disdette, come gli esami, non finiscono mai :-)
Solitamente avvisano uno o due giorni prima.

17 Lug 2008 | ore 15:05

Certo, bisogna sempre essere disponibili, perchè di solito, le persone "normali" ricevono una telefonata dalla spagna, che dice loro: "Dopodomanisera abbiamo un posto", le va bene?
E giustamente uno, qualsiasi giorno sia, prende, parte, va in Spagna, cena, spende 220 euro, poi torna, e il giorno dopo il datore di lavoro gli dice anche bravo.
Ma vi rendete conto che vivete su MARTE???

17 Lug 2008 | ore 18:34

Per Emiliano:Io non ci trovo niente di strano.
Accadono fatti piu' assurdi per cui indignarsi, tipo spendere diecimila euro per una "vacanza" di sette giorni in un posto come Sharm o altro luogo, senza magari mai aver visto il Duomo di Orvieto.
E' una questione di priorita'e di punti di vista.
A proposito: Io sono uno di quelli che e' in lista di attesa da Adria'......Ciao.

17 Lug 2008 | ore 20:23

"Parigi val bene una messa" disse qualcuno.....per mangiare nel più famoso ristorante del mondo qualche sacrificio bisognerà pur farlo !!!

In ogni caso mica te lo ordina il medico di andarci a mangiare, ci vai se vuoi, se ne hai voglia o, se preferisci, se per te ne vale veramente la pena.

Sig. Emiliano, ci può stare tutto ma non del moralismo sbigottito da quattro soldi !!!

Ciao

17 Lug 2008 | ore 21:29

Allora, è arrivato il piccolo demagogo, in questo caso Emiliano, a spiegarci la vera vita e a bacchettarci. Se c'è una cosa che odio sono quelli che girano per la rete a sbavare il loro moralismo.
Dunque, per Emiliano: se questo fosse un blog di musica gli appassionati sognerebbero di andare al Festival di musica di Losanna creato da Claudio Abbado.
Sognerebbero, perché anche lì i posti sono prenotati da un anno all'altro.
Chiaro che a Losanna non vanno quelli che hanno una pensione di 500 euro nè gli stipendi da 1200 euro ma per questo gli appassionati di musica, di Abbado e di Losanna dovrebbero desistere?
Questo blog è dedicato in gran parte al buon gusto e già per questo, caro Emiliano, lei non ci potrebbe stare con quel MARTE scritto-urlato a tutte maiuscole.
E' chiaro che Adrià non è per le masse popolari anche se i suoi 220 euro di conto sono meno dei 250 della Rosetta di Roma o i 300 e più di Pinchiorri di Firenze.
C'è la crisi, la gente non arriva alla fine mese ma se sto parlando di grande cucina Adrià è il massimo, è il sogno e molti si mettono in fila, e non tutti col jet personale :-)
Lei vada a moraleggiare altrove che qui ce la caviamo bene, teniamo i piedi per terra e delle volte riusciamo a sognare con 220 euro... e per favore niente equiparazioni moraleggianti del tipo 220 euro=Kg Pane 66

17 Lug 2008 | ore 21:43

Vorrei spezzare una mezza lancia a favore di Emiliano, almeno per come ho interpretato io il suo messaggio, ma magari mi sbaglio

La sua incredulità non mi sembra tanto rivolta al prezzo della cena, che pur se alto non è certo sconvolgente, soprattutto considerando che stiamo parlando forse del ristorante più famoso del mondo

La sua incredulità (che tutto sommato faccio anche mia), è che sia possibile ricevere una comunicazione su una disdetta per il giorno dopo, e con così poco tempo di preavviso riuscire

A) a liberarsi dagli impegni di lavoro
B) trovare un volo libero per la mattina del giorno dopo
C) prenotare l'albergo

Voglio dire, ci si può riuscire, ma anche no. Anzi, diciamo che tendenzialmente sarebbe molto ma molto difficile. Ancora ancora per chi vive a Roma o Milano, ma per chi vive in provincia sarebbe ancora più difficile, perché dovrebbe calcolare anche lo spostamento dalla sua città all'aeroporto di partenza
A meno, appunto, di avere un jet personale:-))

Se invece lo sconcerto di Emiliano era rivolto alla spesa da sostenere, allora mi associo anche io alle varie reprimende che ha ricevuto:-))

Antonio S.

PS: un caro saluto all'amico Arcangelo, al direttore Bonilli e al compagno Luciano

17 Lug 2008 | ore 22:01

Ma si, divertiamoci un po': dunque, tra coloro che conosco, avvocati, architetti, giornalisti e "umani" due hanno ricevuto la famosa telefonata ed era tre giorni prima.
Cosa hanno fatto? Hanno spostato lo spostabile dei molti impegni, hanno volato Rayan su Girona e hanno dormito per 85 euro a Roses.
Una cosa si complicata ma non impossibile.
Taccio se la telefonata arriva ad Arcangelo Dandini: parte in qualunque modo. E il suo ristorante? Capace di chiudere.
Insomma, quelli su MARTE sono abbastanza sulla terra e cercano di non buttare via l'occasione se arriva.
D'altra parte, come ho spiegato, i 50 posti e le 300.000/400.000 mila tentate prenotazioni fanno capire bene perché un "fortunato" cerchi di non sprecare l'occasione, anche a poche ore dal pasto adrianesco, anche perché c'è sempre l'auto... e io conosco anche quelli che il viaggio senza sosta l'hanno fatto.
Ecco tanti spunti per un altro bell'intervento moraleggiante.

17 Lug 2008 | ore 22:11

Assumere talvolta una posizione intelligente, oltre fragili ideologie e sofismi vari è l’auspicio credo di Stefano Bonilli, che con eleganza ci svela particolari e dettagli della sua fortunata esperienza. Si può esser contrari o a favore, ma l’indirizzo del blog è già stato ribadito più volte. Alta gastronomia, esclusività, sapori e sensazioni legate o riconducibili a questo bel mondo. Almeno per una volta apprezziamo e godiamo di una cucina particolare anche se lontana, e cosa molto importante, del nostro tempo. Ritengo che usare sempre la solita retorica e perseguire inutili moralismi non solo non serve a nulla ma alimenta sterile animosità. Certo, per godere di una cucina così particolare come quella di Adrià un minimo di perizia operativa è auspicabile. Ma ancor più oltre al proprio grado di competenza (e il Direttore su questo può dar lezioni a noi tutti) è necessaria la volontà per stupire in ogni caso noi stessi e il nostro palato. Adrià ci riesce benissimo e quindi un grazie a Stefano Bonilli per trasmetterci il tutto, in tempo reale.

17 Lug 2008 | ore 23:22

Non ho ancora fatto questa esperienza, ma da quello che ho capito con 500 euro o giù di lì, tutto compreso, te la cavi. Lo trovo incredibilmente economico stare al top del mondo per questa cifra. Qualsiasi posto in Penisola o a Capri costerebbe il doppio per chi viene da fuori, diciamo anche da Roma per non andare lontano.

18 Lug 2008 | ore 09:53

La bella bottiglia d'acqua sul tavolo nella foto, mi porta a domandare qual è il rapporto tra la cucina di Adrià e il vino. Una cucina così elaborata, che fa notoriamente affidamento sulla chimica, che presenta forme, consistenze e sapori nuovi, che in qualche modo "elabora" la materia prima in qualcosa di nuovo e suggestivo, bene, mi domando come si concilia con il vino, cioè con quanto di meno elaborabile e trasformabile, almeno sul momento, esista in cucina. Vedo che c'è una carta dei vini, ovviamente, e immagino sia adeguata: mi interessa però sapere se a elBulli i parametri di scelta del vino cambiano, se allo chef non importa granchè dell'abbinamento, se nello staff ci sono i sommeliers, se in fondo, per chi può, chiedere grandi bottiglie, che immagino faranno salire il conto, non sia quasi fuori luogo, deviante e distraente rispetto all'esperienza che Adrià propone sulla tavola. Insomma non dico bere acqua, ma ho la sensazione che il vino non sia necessario.

18 Lug 2008 | ore 13:16

fabrizio: ma guarda che il vino oggi e' PROFONDAMENTE dipendente dalla chimica. Solo che non la vedi e non risulta in etichetta.

In generale, il fenomeno Adria' mi stupisce sempre e, come chimico, mi rallegra (no, non ho ancora mangiato da lui): lui usa sostanze chimiche che spesso fanno arricciare il naso ai "gourmet" quando le leggono in una confezione di cibo industriale. Le ha in qualche modo "Sdoganate". Sono sostanze e preparazioni che sono conosciute e utilizzate nell'industria alminentare da decenni e decenni. Lui ha avuto il coraggio di usarle anche per inventare cose nuove creando un nuovo linguaggio: "sferificazione" fa figo :-) , mentre se si legge alginati e polimeri vari il gourmet si ritrae :-)

ciao Dario

18 Lug 2008 | ore 13:28

mi piacerebbe capire quanti sono ammiratori dei adria solo perchè hanno letto di lui e ne hanno sentito il gossip culinario e quanti lo ammirano per avere assaggiato i suoi piatti. Ho una vaga sensazione che si faccia di tante cose notizia solo perchè si è sentito dire....
io per aver sentito dire e letto ho percepito che sia un grande...ma non ho mai assaggiato la sua fantascienza
voto a questo mio commento 6+

18 Lug 2008 | ore 13:42

Per Marco: Non ho mai mangiato da Adria' ma lo ammiro nonostante io sia un "tradizionalista", per come ha contribuito al cambiamento della Cucina a livello Planetario,scardinando i piu' radicati convincimenti e quant'altro si riteneva impossibile mettere nel piatto(Si pensi alle spume,alle varie consistenze liquido /solide ecc ecc).
Insomma un personaggio che ha inciso nella Storia della Cucina quanto Escoffier e Point.

18 Lug 2008 | ore 14:13

Caro Fabrizio Juli Soler che si occupa tra le altre cose, non unico, del servizio in sala, della cantina e della lista dei vini del Bulli é importante quasi come Adriá nel funzionamento del Bulli. Chi conosce il Bulli da vicino sempre mi ha parlato di quest'uomo tutto fare, affabile e competente e in Italia cosí poco conosciutoÉ una specie di Giraudo o Braida, meno presente sui giornali di un allenatore ma comunque importante nelle scelte di inzio stagione. É lui a discutere della carta a inizio anno é lui che quando i francesi dicevano guardate che da noi i menú degustazione non si usano piú, siamo tornati alle due portate della carta, disse: benissimo, noi faremo tutto il contrario. Non ho mai mangiato da Adriá ma ho letto i suoi libri e anche quelli che su di lui parlano male come Luces y sombras del reinado de Ferrán. Insomma come alla Ferrari il funzionamente di una complessa macchina come un grande ristorante dipende da molti fattori e non mi pare che il vino non abbia la giusta importanza a casa di dio Adriá.

18 Lug 2008 | ore 14:51

Volendo documentarsi su Ferran Adrià e sul Bulli i libri a disposizione sono molti, bellissimi e, caso forse unico, contengono tutte le ricette fatte in questi anni con la minuziosa descrizione di come devono essere eseguite.
Mi domando chi li abbia anche solo sfogliati.
Perché in questa come in mille altre discussioni sembra sempre di volteggiare al di sopra dei problemi: in questo caso c'è il dato oggettivo del ruolo rivoluzionario che la cucina di Adrià ha avuto nell'ultimo decennio non solo in Europa ma a livello globale.
Sto dicendo che siamo di fronte a un genio e quindi già un approccio investigativo usando google permette a chiunque - sempre che ne abbia voglia e curiosità - di capire quanto profondi siano stati i cambiamenti concettuali che Adrià ha introdotto nella cucina moderna.
Per questo il numero di settembre cercherà di raccontare gli ultimi dieci anni di questo grande cuoco e della sua equipe e mi sembra riduttivo, anche se ne capisco la motivazione, discutere se si sono assaggiati i piatti oppure no perché nel caso del Bulli non siamo in presenza di un ristorante - è lo stesso Adrià che lo dice - ma piuttosto di un luogo dove si è ricercato il limite e dove si è continuamente reinventato.

18 Lug 2008 | ore 15:46

Al Bulli, tra l'altro, si può bere anche molto bene a prezzi quasi introvabili nei nostri ristoranti bi-tri stellati. Questo capita, a dire il vero,un pò in tutti i grandi ristoranti spagnoli.

18 Lug 2008 | ore 16:35

Sono ormai più di 10 anni che vado dal Bulli, lo fatto a volte prendendo l'aereo e tornando a casa il giorno dopo, in macchina andata e ritorno in 36 ore a volte solo come tappa da o per I paesi Baschi o Borcellona....
Trovo che sia sempre un'esperienza unica e intrigante, come andare all'opera o a teatro o ad un concerto. Quest'anno l'esperienza, seppur a livelli altissimi, non mi ha lasciato le sensazioni idelebili delle altri volte, che, nel bene o nel male, riuscivano sempre a stupirmi a darmi sensazioni nuove e indimenticabili. Questa volta no, non ricordo più un sapore o una sensazione da farmi dire wow. La mia non è una critica, non è il mio lavoro criticare, e sopratutto non trovo giusto criticare il lavoro degli altri, sostengo che il maestro, l'artista che è Ferran ha cambiato il mondo della cucina... Ha fatto la storia, e dopo di lui solo copie, o falsi d'autore... Mi chiedo avrà ancora qualcosa da dire, o forse come Platinì sarebbe meglio appendere le scarpe al chiodo quando sei all'apice?

Grazie e scusate l'intrusione normalmente non commento mai...

18 Lug 2008 | ore 16:49

Ma non è un'intrusione, tutt'altro.
Io ho fatto una cena sensazionale. Con Ferran, discutendo di tutto fino alle 3,30 del mattino, emergeva la sua assoluta ammirazione per la cucina giapponese e infatti molti dei piatti che abbiamo provato - chi non c'è stato non intenda piatto uguale a porzione intera - avevano netta questa direzione e io forse per questo ero contento perché sono stato molte volte in Giappone e penso che la loro sensibilità, il modo di trattare la materia e la loro dedizione al lavoro siano garanzia di un ulteriore salto in avanti della cucina.
Penso, ovviamente, che Adrià abbia ancora molto da dire.

18 Lug 2008 | ore 17:50

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