08
Ago 2008
ore 20:01

Con gli occhi del cliente

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Prima di entrare si ferma a leggere il menu e confronta mentalmente il prezzo dei piatti di quel ristorante col prezzo dei piatti che lui ordina abitudinariamente nel ristorante vicino a casa. Là il cameriere lo saluta da lontano e gli indica con un cenno della testa il solito tavolo. Qui entra e nessuno lo degna di uno sguardo. Si avvicina alla cassa e chiede se c'è un tavolo per due. La cassiera, che deve essere la padrona, sta facendo un conto e subito non risponde, poi alza la testa, lo guarda, lui direbbe che lo sta squadrando, e indica il tavolo peggiore della sala, in fondo, vicino all'ingresso dei bagni delle donne. Lui è timido ma se l'aspettava e si odia per non avere il coraggio di rifiutare. Si siedono, già infelici. Arriva un cameriere con un cestino di pane e una bottiglia di minerale che stappa senza chiedere. Lui si fa forza e dice che non la vuole frizzante. Breve occhiata del cameriere e tappo che rimane al suo posto, compaiono invece i menu e il cameriere dice a voce che ci sono anche tre piatti non segnati quel giorno sul menu. Ci sono ma ne lui, ne la moglie capiscono il nome del primo piatto ma è troppo tardi, il cameriere è già sparito...

Questo è il resoconto esatto dei primi dieci minuti in un noto ristorante di Roma situato in una notissima piazza. Tutto il resto del racconto è inutile - a parte che i bombolotti facevano pena e il fritto misto è rimasto un ricordo per le successive otto ore - perché già questa accoglienza è un esempio utile a far capire a chi fa ristorazione che anche per una città di grande turismo la pacchia è finita perché il cliente sta raccontando a tutti la sua storia, il passa parola che uccide.
Abbiamo parlato molto spesso di cucina ma prima di tutto dovremmo parlare di accoglienza e clima amichevole nei confronti del cliente.
La cucina viene di conseguenza e la buona cucina difficilmente si trova in ambienti di questo squallore ma l'immagine di tutti la danno i grandi, i noti, i visibili e quindi i grandi locali del centro di Roma, Firenze, Venezia quando funzionano in questo modo - e troppo spesso questo è il modo -  danneggiand l'intero settore. Ovviamente a questi locali del gambero rosso, papero giallo e guide in genere non interessa nulla, siamo tutti destinati al tavolo in fondo, vicino ai cessi :-))

 

commenti 28

Un'accezione totalmente negativa relativa all’accoglienza, primo impatto estremamente importante, e che in questo caso diventa invasivo, sterile, di pessimo gusto! Una sorta di degenerazione irreversibile del costume e delle buone maniere che spesso penalizza anche i moltissimi operatori che lavorano con zelo tra mille difficoltà. Questi atteggiamenti sono una vera e propria disintegrazione di una realtà che dovrebbe essere altresì veicolo di piacere, emozione, benessere e qualità. Ti dirò, Direttore, che la sensazione di immodificabilità è evidente e totale. Prendiamo le distanze da certi comportamenti, inquadrando invece in un’ottica di privilegio e promozione chi lavora bene, credo ancora molti.
Buon week end.

08 Ago 2008 | ore 21:38

Esatto. Questo e' quello che intendo io, non a molti interessa al cliente. Eppure e' quello che ti permette di essere quello che sei.
Con mia moglie, inglese, parliamo spesso delle differenze tra qui e la': una delle maggiori e' che la', comunque si mangi, qualunque cosa si venda, prima di tutto viene il cliente. E' una impostazione sociale, che parte dal postino, all'addetto al parcheggio, alla cassiera del supermercato (che ti saluta, ti fa gli auguri se e' Natale, ti aiuta ad imbustare e non parla del turno e dell'orario con la cassiera a fianco). E naturalmente arriva al ristorante, dove spesso il cibo non e' all'altezza, ma l'esperienza cliente>esercente e' quasi sempre corretta e appagante.
Nel momento in cui io ti offro un servizio, tu sei il Re. Nel momento in cui io chiedo un servizio, sono un Re.
In Italia, mi spiace dirlo ma lo penso, spesso chi ti serve si ritiene piu' importante di te, e per questo sembra soffrire, provare frustrazione. E per me questo e' profondamente sbagliato.

08 Ago 2008 | ore 22:24

il 18 giugno 2008 mi sono permessa di scrivere un e-mail a Gualtiero Marchesi lamentandomi della qualita' dei piatti serviti al ristorante il Marchesino a Milano , un messaggio dai toni enfatizzati ma non irrispettosi anzi di assoluta stima. Ho sicuramente ferito l'EGO smisurato del sig. Marchesi che invece di scusarsi mi ha invitato a non ripresentarmi nel suo ristorante.

http://blog.gamberorosso.it/kelablu/node/943#comment-form

Dopo questa risposta e' ovvio che non saro' mai piu' sua cliente e sicuramente quando dovro' offrire pranzi e cene a clienti e amici esteri (cosa che succede spesso in un anno) li portero' altrove. Comunque gli ho dato una risposta facendogli tanti auguri e di ricordarsi che Napoleone non fu imperatore per sempre , la risposta finale molto educata a questo mio ultimo messaggio e' stato : AMEN.
una lezione di classe , non c'e' che dire.

cordiali saluti

09 Ago 2008 | ore 00:10

Potrei raccontare anch'io una serie di episodi sfigati tipo questo; però preferisco parlare di un'esperienza che avrebbe potuto essere spiacevole...può essere trasformata da alcune piccole accortezze: In vacanza quest'estate, dalle parti di Bordeaux, alle 7 e mezza chiamo un locale per chiedere se hanno posto per due per la sera stessa; verifica, mi dice che i tavoli all'aperto sono finiti e chiede se può andare bene lo stesso un tavolo all'interno. Ok, mi chiede per che ora e allora mi informo io sui loro orari (fino alle 22 per la cucina) e quindi chiedo se alle 21.30 è troppo tardi. Per loro va bene, fortunatamente non ci perdiamo troppo e arriviamo puntuali. Una cameriera sorridente ci propone un tavolo che nel frattempo si è liberato al'esterno -ma in un angolino un po' angusto al fondo- oppure se preferiamo, il tavolo all'interno come previsto. Scegliamo noi di stare fuori; seguono ordinazioni...blablabla...poi a portare i piatti è un altro cameriere altrettanto sorridente, che ci vede un po' strettini a fianco della pianta e mentre arriva dice "Ohhh, vediamo chi abbiamo qui nella savana!". :-))) E poi si assicura a sua volta che tutto vada bene. Tanto per chiarire, questo locale rientra nella categoria bistrot, non grandi ristoranti. Per dire che a volte sono piccole cose che non costano nulla a far tornare un cliente o farlo fuggire!

p.s. Ho fatto quest'esempio perché sono fresca di vacanze in Francia anche se per i miei gusti devo dire che in media mi sono trovata meglio là (senza togliere i meriti ai "bravi accoglitori" italiani che ovviamente ci sono)

09 Ago 2008 | ore 00:42

Infatti questo non vuole essere il muro del pianto ma un luogo dove si ragiona a partire da esempi, nel caso di gumbo, positivi e tanto più utili per capire perché la Francia è il primo paese turistico del mondo. Non basta cucinare bene, ci vuole il servizio, il sorriso, il clima che trasforma il cliente in re per due ore.
Da noi il cliente disturba, è uno che pensa di avere dei diritti, di poter fare delle richieste.
Qui mi piacerebbe sentire il pensiero dei ristoratori perché una grande cucina può essere assassinata da una pessima sala, da un servizio scortese e che ti manda in castigo vicino ai cessi solo perché non ha voglia di pensare, di riflettere e di vivere il cliente come una risorsa.

09 Ago 2008 | ore 01:28

L'accoglienza come tutte le cose si insegna.
E' lavoro psicologico su se stessi, ma bisogna che si impari da ragazzi, come formazione di base.
Le nostre scuole sono da anni allo sbando nonostante tantissimi bravi insegnanti che hanno enormi difficolta' a "formare", perche' i ragazzi su'cui lavorare vengono sempre piu' da famiglie il cui obiettivo e' far diventare i propri figli "eroi televisivi" piu' che bravi addetti all' accoglienza o comuni lavoratori .
Insomma , io credo che questo nostro discorso sia molto piu' complesso nell' analisi di quanto realmente noi crediamo.
C'e' molto di deriva civile e sociale in quello che osserviamo.
Insieme ai Francesi abbiamo fatto scuola di accoglienza nel Mondo e ora si fa' fatica a trovare del personale Italiano adeguato per il proprio ristorante...ma e' un discorso che abbiamo gia' affrontato mille volte qui e altrove e che mi mette tanta tristezza, ripensando al nostro Paese che ha dato i natali a Carnacina....solo per fare un nome.

09 Ago 2008 | ore 01:38

Però credo che questo sia uno dei veri nodi del problema ristorazione oggi in Italia.
I prezzi sono importanti ma l'accoglienza fa si che il cliente sia portato a ritornare e invece le nostre città turistiche sono attrezzate per una botta e via. Avanti un altro turista.
E quando c'è la crisi tutto questo si paga.

09 Ago 2008 | ore 01:53

Credo che le nostre città turistiche siano attrezzate in questo modo da molto tempo.
Solo che fino a quando tutto ha girato bene nessuno, o quasi, ci ha fatto caso...Ora, con la crisi, i nodi vengono al pettine.
Eh, se lanci il boomerang prima o poi ritorna...

09 Ago 2008 | ore 08:07

C'è anche da dire che anche i clienti italiani troppo spesso si comportano in modo maleducato e irrispettoso di chi tutti quelli che sono intorno (per lavoro o per casualità)...prenotano e non disdicono, arrivano in ritardo, urlano, trattano i camerieri come fossero degli schiavetti, fanno squillare telefoni a tutto volume, pensano che sia tutto dovuto (ve bé essere il Re, ma anche i clienti hanno dei doveri secondo me) e tutta l'atmosfera peggiora.

Non sono solo le scuole...il problema mi sa che è che siamo proprio cafoni di natura!

Tra l'altro come servizi per i turisti (a tutti i livelli e per tutte le tasche) proprio non c'è paragone. Però si vede che lì ci sono stati anche anni e milioni di investimenti pubblici gestiti da persone intelligenti, competenti, che avevano in mente anche gli interessi degli altri non solo i loro e che sanno valorizzare le risorse e non solo sfruttare e standardizzare.
Cosa impossibile da noi, quindi siamo proprio messi male...

09 Ago 2008 | ore 08:38

un blog in un sito che sta chiuso 24 ore :-)
bisognerá traslocare :-)

09 Ago 2008 | ore 21:28

siete tornati...
meno male!
mtb

09 Ago 2008 | ore 21:46

La discussione andava avanti da due giorni alla grande e io dal mare, nei momenti di lavoro e relax sotto il pergolato, continuavo a seguire gli interventi e vedevo che il tutto era molto interessante.
Poi un patatrac Enel-Acea o chi sa chi e tutto si spegne per ore e ore.
Riprendere il filo e il ritmo è difficile ma ci proviamo.
L'ultimo intervento mattutino mi sembra che dica che a popolo cafone servizio cafone.
Forse gumbo è troppo spietata ma certo la clientela media spesso è rozza, burina, volgare e non facilita certo le cose.
Ma avevamo detto che non si può iniziare un ragionamento dicendo che è colpa del pubblico e quindi...

09 Ago 2008 | ore 22:11

E' vero, però già c'è la crisi, già sono depressi, non è che possiamo pure caricarli di TUTTE le colpe, 'sti poveri ristoratori.
Ognuno si assuma anche le sue responsabilità...io sono cliente, parto da lì...magari facciamo un passo avanti dal tutti contro tutti. ;-)

Però se proprio dobbiamo infierire, ricomincio io con una domanda: come mai nei locali francesi in cui sono stata c'erano in media una o due persone in sala e da una a tre persone in cucina e il servizio era efficientissimo e veloce, mentre in molti locali italiani (di fascia equivalente, cioè media) ce ne sono spesso molti di più che si agitano disordinatamente ma alla fine 'sti piatti dopo un'ora non sono ancora arrivati?
(giuro che non voglio essere causa di tagli al personale...è solo che non capisco come sia possibile)

p.s. Mi devo lamentare con l'Enel-Acea: un sabato d'agosto lavorativo in cui non arrivava una chiamata manco a piangere e il blog si oscura!!! Non si fa così ecco! :-)))

09 Ago 2008 | ore 23:18

E' vero , lo dico anche io, non si fa così cara Acea-Enel :-(

09 Ago 2008 | ore 23:24

Anche i Re hanno i loro doveri. Se confronto la casa Reale italiana e quella di altri paesi, allora comincio a capire qualcosa in piu'...

Non avete anche voi l'impressione, alle volte, che colui che ti sta fornendo un bene od un servizio in qualche modo risenta del fatto che ti deve "servire"?

Esempi positivi? Ne faccio uno. Mi capita che devo andare a cena in un ristorante importante con mia moglie e mio figlio di un anno. Appena il maitre mi vede subito mi fa, scherzando "mi vuoi far licenziare?", ma poi vengono i camerieri a fare i complimenti (il bimbo e' stato buonissimo e quando, prima di addormentarsi, ha avuto un piccolo cedimento lo abbiamo subito portato fuori per non disturbare), ogni volta che passano vicino al tavolo dicono qualcosa di carino, e addirittura gli portano un piccolo sorbettino di saluto. Insomma, ho sentito il contatto e la voglia di farci sentire a nostro agio da parte del personale, in una occasione un po' particolare che poteva risultare imbarazzante. Con questo, il ristorante in questione e' salito di molti punti nella mia pagella personale.

10 Ago 2008 | ore 08:48

E' vero e in modo assoluto, l'accoglienza attenta e calorosa è tutto. Io vado con piacere nei ristoranti che i miei amici trovano "caldi" perché, dicono, lì ti senti coccolato.
Quando vado al ristorante io, è chiaro che vengo particolarmente curato ma più mi curano e più osservo quello che succede attorno a me per vedere lo stato reale delle cose.
Nell'ultimo anno sono andato spesso con amici da Mamma Angelina, un bel ristorante di quartiere a Roma, e ho visto cosa vuol dire una gestione familiare, calda e intelligente.
Ricordo negativamente il San Teodoro, con un gestore attento ai personaggi - io ci ho litigato perché non volevo la flute - e scortese e lunatico con la sala.
Anche al vertice ci sono ristoranti dove ti senti curato da mille attenzioni e altri dove fanno il loro mestiere con fredda maestria e quando paghi cifre dai 100 euro in su la maestria la vorresti anche calda e sorridente.
Il capitolo bambini, poi, è veramente assurdo: molti ristoranti tendono a non volere famiglie con bambini perdendo così dei clienti e, come dice gianpaolo, guadagnandoli là dove vieni accolto con ogni cura.
Ma anche questo aspetto dell'accoglienza dei bambini credo proprio che cambierà profondamente viste le perdite di clientela a tutti i livelli.

10 Ago 2008 | ore 10:25

Dopo la tempesta di ieri sera eccoci qua a ricominciare da capo.
Vera tromba d'aria che ha lasciato il segno.
Comunque il capitolo bambini secondo me rientra in quel capitolo educazione poco caro a noi italiani, sia ristoratori che clienti.

Ci son famiglie che vengono a cena e che la presenza dei bambini la si nota solo per educazione e grazia.
Ci son persone che vengono a cena e lasciano pascolare i piccoli senza interessarsi a nulla, bambini che tirano giù posate bicchieri, disturbano gli altri clienti.
Il problema non sono i bimbi ma , secondo me quanta attenzione i genitori gli dedicano.
Noi siamo attrezzati con qualche giochino e poi tanti pastelli e albun per disegnare e colorare.

Il ristoratore non può e non deve guardare di cattivo occhio i bambini, alcuni genitori , a volte dovrebbero capire che come tali hanno degli oneri nei confronti dei peopei figli che non sono pacchi da trasportare qua e la. Ma piccole persone con esigenze diverse dalle nostre.

10 Ago 2008 | ore 18:09

quoto massimiliano sepe per quanto riguarda l'attenzione e l'educazione che i genitori dedicano ai propri bambini.

Ma aggiungo, l'intelligenza di un genitore dovrebbe far comprendere quali tipologie di ristoranti si possono frequentare con bambini al seguito e quali no, questo ovviamente anche in base alla resistenza del proprio bimbo.
Ho un bimbo anch'io in un'età in cui la massima variazione del menu che gli è concessa è l'aggiunta di biscotto granulare nel latte, questo non mi ha impedito di andare al ristorante sin da quando aveva poche settimane di vita, ma quasi sempre in locali adatti ad accoglierlo. Ci è capitato anche di andare a visitare qualche biforchettato ma sempre avvertendo prima della presenza del bimbo, scegliendo un giorno di non particolare affluenza, e comunque sempre pronti a scattare fuori dal locale al primo leggero, seppur assolutamente legittimo, segno di insofferenza del bimbo. Sono tutti locali in cui ci accolgono ancora con piacere :-)

Guardate che il maggior timore nei confronti dei bambini si avverte nei clienti che accanto al tavolo bambinato si trovano a dover cenare.
"Potrei avere un tavolo un po' più appartato?" è una frase abbastanza ricorrente quando la coppia appena arrivata scorge la presenza di un bambino in sala.
Affrontato lo stesso argomento sul forum ci fu una divisione netta tra chi, genitore, difendeva a spada tratta il proprio diritto di scelta e chi, pur dovendo difendere una posizione decisamente più complessa, ha sostenuto che in certi ristoranti i bambini non li vorrebbe proprio vedere.

C'è qualcuno che realmente pensa che il primo motivo per cui i ristoratori non gradiscano i bambini sia per antipatia personale e non semplicemente nel tentativo di garantire il massimo della confortevolezza agli altri commensali?

Una volta per definizione esistevano i locali per famiglie. Eravamo intolleranti anche allora o semplicemente più realisti?

10 Ago 2008 | ore 20:09

Vai in Inghilterra, e vedi che tutto e' pensato per favorire le famiglie (che gaurda caso fanno piu' bambini che in Italia). E non e' che lo facciano perche' sono piu' buoni, ma perche' se e' piu' facile andare in un luogo (ristorante, supermercato, ecc.) con i bambini, le famiglie ci vanno, altrimenti no.
Non capisco perche' da noi, non dico i ristoratori piccoli imprenditori, ma le grandi catene non si rendano conto di quanti soldi ci rimettano seguendo l'atteggiamento attuale: non ci sono bagni, non si passa con i passeggini, gli ascensori sono troppo piccoli, oppure ci sono solo le scale,non ci sono attrezzature giuste, e parlo ad es. dei carrelli della spesa, che hanno seggiolini doppi, cinture di sicurezza, che sono nuovi e non arrugginiti e pericolosi come quelli che trovo qui. Oppure i seggioloni nei ristoranti, recuperati chissa' dove, a volte sporchi, quasi sempre non a norma.
Se le famiglie non vanno, se la mamma con due bambini non puo' andare, sono tutti soldi persi. Fossi un manager di supermercato mi farei un giretto di una settimana in UK, e ritornato in Italia spazzerei la concorrenza in un baleno. Ma e' proprio l'atteggiamento mentale nostro che ci frena, vai a sapere perche'. E pensare che all'estero ci vedono come il paese che ama i bambini... Tutto sbagliato, qui si ignorano, o si parcheggiano dai nonni.
E guarda caso, ma non puo' essere un caso sempre, in UK i bambini non sono un problema e mediamente si comportano bene nei luoghi pubblici, proprio perche' sono accettati e hanno i loro spazi si riconoscono le loro esigenze.
Non si puo' imparare qualcosa?

10 Ago 2008 | ore 20:17

Basta andare all'Ikea senza andare a Londra per vedere che in altre nazioni hanno un modo diverso di porsi verso i bimbi .
Comunque appurato il fatto che il figlio a seguito non deve essere un limite , tornerei al problema dell'accoglienza.

Quando son partito con il mio progetto d'impresa , anche se minuta, qualche anno fa, per me era fondamentale una cosa , voler creare l'atmosfera di convivialità che era proprio delle case patriarcali di una volta.
Un piccolo salotto che ricreasse il calore di una casa dove il cliente si doveva sentire aproprio agio, coccolato e felice di tornarci.
Far uscire il cliente dall'anonimato di un tavolo o di un numero di tavolo , per regalargli dei sani istanti di relax e coccole .
Quindi è normale che da noi si esca fuori dall'ottica mordi e fuggi, c'è bisogno di tempi diversi .
Ma non è facile trovare personale , almeno in provincia, che abbia almeno un'infarinatura ed un pò di disponibilità ad assimilare un pochino dell'antica arte dell'ospitalità.

Ad esempio , l'attuale responsabile di sala, ottima alla vendita, accoglienza e tutto ciò che segue, però capita che a volte "quel tavolo proprio non lo sopporto", "quei bambini sono terribili" etc etc. E io oltre che preoccuparmi della cucina li a fargli capire che in questo lavoro non ci si può permettere antipatie e simpatie, li a spiegargli che basta poco per aggirare l'ostacolo con grazia facendo la felicità di tutti.
Spero di potergli trasmettere un pochino più di diplomazia, per lavorare meglio e far sentire tutti a loro agio, perchè anche se uno non lo dice un malumore o an'antipatia è una cosa contagiosa a pelle che poi si diffonde a tutta la sala e che fa più danni dei mancati incassi .

10 Ago 2008 | ore 21:25

Parte 1 - la disdetta dei vicini con bambini. Ieri sera: locale alla buona in cui andiamo ogni tanto; serata affollatissima, sala principale piena, troviamo posto in una saletta a fianco di una famiglia con due bambini tra i 2 e mezzo e i 4 anni. Che hanno strillato come aquile quasi sempre, facendo arrivare una forchetta addirittura sotto il nostro tavolo. E' chiaro che non è certo colpa del ristorante. E' chiaro che i piccoletti non l'hanno fatto apposta e sicuramente, dato che l'attesa è stata più lunga del solito perché mancava personale, erano proprio stufi.
E' chiaro che i genitori ci hanno messo tutto l'impegno...imbarazzati e dispiaciuti continuavano a dire di stare zitti, fermi, calmi. Resta il fatto che proprio non sono assolutamente riusciti a tenere a bada i pargoli e noi per gran parte della serata quasi non riuscivamo a parlarci dal rumore.
La stessa cosa era capitata recentemente in un paio di locali un po' più costosi, in cui magari uno va proprio per passare una serata tranquilla e invece...addiruttura i genitori là non facevano una piega lasciavano che il pupo usasse un giochino che faceva tutti i rumori...sirene...muggiti...campane e il ragazzino scorrazzava e giocava a un videogioco sul cellulare con l'audio acceso, ome se tutti noi dovessimo apprezzare la vivacità dei loro tesorucci. Grrr!!!

Noi la prendiamo con filosofia, ci facciamo quattro battute, due risate e va bene lo stesso. Però altri clienti si possono innervosire e prendersela con il ristoratore.

Invece durante le vacanze quasi tutte le sere e al Piazza Duomo qualche tempo fa c'erano famiglie francesi con 2-3 bambini accanto a noi e non ti accorgevi minimamente di loro. I genitori cercavano di coinvolgerli a dialogare -a volume normale!- a fare attenzione al cibo o a qualcosa del locale e questi già si annoiavano meno. Se proprio si agitavano li portavano a fare un giretto; un paio hanno sfoderato il Nintendo DS con volume a zero e se ne sono stati tranquilli ancora un po'. Quindi, bambini al ristorante senza far impazzire i vicini è possibile, perché non farlo?

Forse prima di incentivarne la presenza si dovrebbero organizzare corsi per gestione di bambini al ristorante - tenuti magari da quelli che sono intervenuti qui sopra e che sanno come si fa!!! ;-)

10 Ago 2008 | ore 23:04

Parte 2 - il salasso per portare i bambini al ristorante.

Due coppie di nostri amici, ognuna con due bambini di 8-10 anni, in vacanza sono andate al ristorante con i figli. Il menu degustazione degli adulti costava 65 euro. Per i bambini hanno dovuto ordinare un primo e un secondo alla carta, spendendo per ognuno 32 euro. Più 4,50 euro di coperto, 36,50 - senza contare l'acqua che costava 3 euro ogni bottiglia. Uno dei motivi per cui di solito se vanno al ristorante i bambini li lasciano ai nonni!

Infieriamo: in Francia il coperto non l'abbiamo mai visto, l'acqua era sempre gratis come negli Stati Uniti (se uno poi vuole quella minerale la ordina) e molti locali, soprattutto oltre i 25 euro, proponevano anche un piccolo menu a prezzo convenientissimo, pensato proprio per i bambini.
Seggioloni e accessori vari erano sempre a disposizione. Ma questi li ho visti spesso anche in Italia; e in locali come il Boccon Divino di Bra o la Taverna di Fra Fiusch a Revigliasco ricordo di aver notato camerieri molto premurosi e preparati a gestire le esigenze delle famigliole)...riconosciamo anche i meriti ogni tanto!

10 Ago 2008 | ore 23:38

Vengo da una serata al ristorante Da Anna a Castiglione della Pescaia. Due tavolate familiari con bambini di tutte le età e mamma incinta. Nessun disturbo, sia i più piccoli che i grandicelli erano ben educati e si vedeva e sentiva.
I bambini sono ciò che i genitori sono.

11 Ago 2008 | ore 01:19

e da Anna? Com'e' andata la serata in generale?

11 Ago 2008 | ore 01:25

I miei amici con bambini qui a Londra si lamentano sempre che negli UK i locali non sono 'children friendly', e quanto sono meglio i paesi mediterranei come il mio dove i bambini sono invece semopre bene accetti e ben trattati...tutta un'altra cultura la vostra (nostra)...

L'erba del vicino e' sempre piu' verde?

(qui e' verde per forza visto che piove, piove, piove...)

13 Ago 2008 | ore 11:55

Ma si può sapere questo celebre ristorante della famosa piazza di Roma qual è? Visto che sono della capitale, farebbe comodo (per non andarci, of course :-)

19 Ago 2008 | ore 11:58

Io tiro un sospiro di sollievo, perché W. C. Fields (credo) anni fa disse che uno che odia bambini e cani non può essere del tutto cattivo.

19 Ago 2008 | ore 11:59

Si', W.C. Fields, autore di altri one-liners non male. Per il suo epitaffio propose: 'Qui giace W.C. Fields, anche se tutto sommato preferirei vivere a Philadelphia.' O, per tornare al tema del post: 'Non mi sono lamentato della bistecca, ho solo detto che non vedo piu' il cavallo che era legato qui fuori'. (questo e' interessante anche dal punto di vista culturale: mentre a noi italiani mangiare la carne di cavallo non fa impressione, per gli anglosassoni e' impensabile!).

19 Ago 2008 | ore 12:00

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a cura di Stefano Bonilli

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