ore 14:52
Ricette vere e ricette false
LE VOSTRE CLASSIFICHE
Io sono un grande frequentatore di librerie e ho notato la crescita esponenziale di libri di ricette, all'interno di questo settore la crescita dei libri di ricette a costo sempre più basso, decine e decine, alcuni, addirittura, rilegati, con foto, a 3,50 euro, per me venduti in perdita e per svuotare i magazzini. Se a queste aggiungiamo le ricette uscite e che usciranno allegate ai quotidiani, le ricette dei blog e le ricette delle riviste specializzate ci troviamo di fronte a una massa enorme di ricette, migliaia e migliaia.
Questo archivio sterminato di ricette io penso che per almeno il 75% sia "falso", siano cioè ricette copiate, riciclate, non controllate, strampalate, ricette non vere, in sostanza.
Quando una ricetta è vera? Quando chi la scrive l'ha eseguita. Quando i vari passaggi della ricetta sono scritti in sequenza e mentalmente riuscite a seguire il procedimento. Quando la ricetta ha una base culturale e anche gastronomica e, nella maggior parte delle ricette, quando gli ingredienti sono reperibili da un pubblico normale.
Quali sono secondo voi le riviste italiane o straniere con ricette vere?
Quali sono i mgliori libri di ricette?
Quali i migliori blog di ricette italiani e stranieri?
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notizie in breve

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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I libri sul cibo spesso sono noiosi, spesso...





io compro spesso libri di cucina, essendo cuoco, e noto che spesso i procedimenti sono errati oppure mancano i cosiddetti trucchi/segreti per far riuscire la ricetta.
I migliori testi sono quelli dei cuochi spagnoli (Adrià in primis) giapponesi (sempre che si abbia in cucina un cuoco nipponico che traduca la ricetta) e qualche francese (tipo Larousse, Hermè,).
Il bello di comprare testi per me, poi è solo per vedere come impiattano i grandi colleghi in tutto il mondo.
Non ho scritto che spesso i libri di ricette dei cuochi non sono pensati per il pubblico ma sono una pura parata di ricette difficilmente eseguibili da un appassionato.
libri
1) Guarnaschelli
2) oltre i fornelli di Marchesi
3) la cucina napoletana di Carola Francesconi
4) la nouvelle cousine di Bocuse
5) le ricette regionali italiane
i primi saltati in mente!
per le riviste mi viene in mente solo il Gambero, ma può sembrare piaggeria, ma in realtà e che le altre riviste mi sembrano un disastro!
http://www.corriere.it/cronache/08_agosto_04/pianta_velenosa_insalata_2c8cc6d8-621b-11dd-bd3f-00144f02aabc.shtml
Guardate un po' qui, a proposito di cuochi e ricette :-))
È vero il panorama dei libri di cucina è desolante. Anche in quelli più costosi, corredati di immagini patinate, molto spesso il contenuto non corrisponde alla foto e i testi sono tirati via. Si salvano quelli dei grandi chef ma, a parte quelli di Claudio Sadler, tutti gli altri, come diceva giustamente lei, sono poco fruibili dai semplici appassionati. Noto con un certo disappunto che inglesi e americani, che hanno una tradizione gastronomica senz'altro meno ricca della nostra, producono invece molti libri di cucina e anche riviste non solo belli ma anche "veri", come se avessero più di noi rispetto per il cibo. Per non parlare dei francesi che svettano su tutti.
La mia rivista preferita rimane la Cucina Italiana anche se ultimamente mostra qualche segno di stanchezza.
Fra i libri che amo di più, mi vengono in mente La cucina regionale della Gosetti, Il cuoco gentiluomo, alcuni di Paracucchi, tutti i regionali dell'editore Fazzio e anche il vecchio Talismano e naturalmente il sempre verde Artusi (tutti senza foto!).
I blog li frequento poco, mi viene in Mente Cavoletto di Bruxelles, semplice, chiaro e con immagini belle ma vere. Un sito culinario che mi piace é quello di gennarino.com e il forum di cookaraund mentre trovo il forum del Gambero Rosso sulle ricette un po' inconcludente (mi scusi direttore).
La rivista "La cucina italiana" sembra che contenga ricette vere, provate in cucina e poi pubblicate. Forse alcune un po' complesse ma il risultato e' sempre buono.
Tra i libri sicuramente i libri della cucina italiana per i motivi gia' detti, ma anche i libri del cucchiaio d'argento che contiene ricette piu' semplici e a volte piu' leggere.
Sono perfettamente d'accordo col direttore sul fatto che la stragrande maggioranza delle ricette pubblicate sono completamente inaffidabili sia negli ingredienti sia nella descrizione dell'esecuzione.
non compro tranne qualche chicca libri con ricette ma faccio notare che di stupidate ne leggo in ricette descritte dai grandi chef banale e scorretto è quello di descrivere le ricette, con pesature e procedimenti sbagliati… e immagino quanti riproducono la ricetta del famoso chef del ristorante pinco pallo e gli viene una schifezza. Quindi signori chef che scrivete o pubblicate ricette o pensieri enogastronomici fate attenzione a quello che scrivete e se la vostra dattilografa fa errori di trascrizione…cazziatela!!! e comunque se siete pagati per pubblicare delle cose…fatelo con cognizione di causa…ogni riferimento è puramente casuale...io povero gourmet voglio capire e voglio copiare bene...diamine non fate i scorretti...
levo il disturbo
Anche io mi associo dicendo che il gambero è in tal senso un ottima rivista, tempo fa leggevo la cucina Italiana e mi sembrava normale, ma erano tanti tanti anni fa.
per i libri molti sono semplicemente copie di ricette scopiazziate di qua e di la ...
per i blog, beh a parte il mio, ne vedo molti interessanti in giro, sicuramente meglio di molti libri e riviste.
Cerco disperatamente il libro di Igino Massari Cresci, che mi dicono essere il migliore per ció che concerne l'arte della pñanificazione. Nelle librerie virtuali risulta fuori catalogo, potrei trovarlo in spagnolo, visto che é stato pubblicato nel 2005, ma preferirei averlo in italiano. Qualcuno ne sa qualcosa? Le due migliori riviste che presentavano oltre a servizi su prodotti, indirizzi utili e altro, ricette della tradizione e della memoria erano Viaggi e Sapori e Gran Gourmet. Ancora oggi faccio un mix fra la ricetta del panificio Pallotti pubblicata su Viaggi e Sapori per fare le lasagne alla bolognese, rigorosamenti verdi, e quella di Gran Gourmet che altro non é che la versione ufficiale dell'accademia italiana, che prende spunto dalle mitiche lasagne di Gianni. Aver fatto morire questi due gioielli indica quanto l'italiano medio non riesca ancora ad appassionarsi al cibo. Trovo abbastanza buoni i libri di cucina dell'editoriale Terra Ferma, come l'ottimo Cucina da Mar, o Veneto in tavola. A Tavola per il sottoscritto presenta ricette piú facilmente eseguibili di quelle della Cucina italiana, che pure compro mensilmente, a volte un po' complesse per noi non addetti ai lavori. E poi non dimentichiamoci della grande Annalisa Barbagli. In Spagna non c'è nessuna rivista che mi convinca del tutto: Sobremesa si occupa solo di prodotti e territori ma non di ricette e comunque risulta lontana da Spirito di vino o Grand Gourmet, tutte le altre sono riviste da 2 o 3 euro con impaginazioni e foto stile anni Settanta. Continuo a considerare degli ultimi 20 libri di cucina che ho comprato questo il migliore per ció che riguarda le pubblicazioni iberiche:
http://www.directoalpaladar.com/2006/01/10-cocina-tecnicas-recetas-consejos-y-secretos-de-los-grandes-maestros-del-mundo
Il problema che solleva Bonilli è molto serio, poichè alza il velo su un aspetto, quello dell'educazione, che viene trattato in maniera assolutamente semplicistica. I problemi delle ricette false partono da un aspetto semplice: non sono state provate in precedenza. Dirò di più: alcune volte ci si accorge che la ricetta è sbagliata ma per indolenza non si modificano le grammature. Faccio un esempio: trent'anni fa studente della scuola alberghiera, mi avevano insegnato a fare la crema pasticcera con 80 g di farina e 40 di fecola su 1 litro di latte. Nn voglio entrare nello specifico, giusto o sbagliato che sia: la dose è stata cambiata negli anni ma molti docenti continuavano a consegnare le ricette con le dosi sbagliate, solo perchè faceva fatica cambiarle! Mi fido molto di chi scrive un libro di ricette e tiene dei corsi di cucina: il rapporto con gli allievi, è uno stimolo importantissimo per essere precisi sulle grammature e sui tempi di cottura. I libri di ricette mi piacciono commentati, accanto alla ricetta, vorrei sempre un commento che analizza, spiega, approfondisce il procedimento, che è sempre ricco di sfaccettature. Sui libri, direi il primo di Paracucchi, il primo di Marchesi.lo stile con il quale sono scritti quelli di Slow Food(partecipai nel 1997 alla redazione di quello delle ricette di Firenze, ma è o stile dell'editore interessante!)Per i blog faccio un giro e vi dico!
Mi sembra che già tempo fa, proprio da queste parti, si era discusso di editoria culinaria, e di quanto quella, specie italiana, fosse scarsamente fruibile, affidabile e a volte persino comprensibile. Riassumendo, dato che non ho cambiato, ahime, parere, va benissimo una 'letteratura' (ehm) culinaria da e per proffessionisti, ci mancherebbe, ma gli chef - attenzione, generalizzo - già sconfinati in un microcosmo di intrippati e affini, forse dovrebbero intrapprendere una strada più didattica, di volgarizzazione (cosi magari i loro libri potrebbero servire anche a me, povero mortale, e magari finalmente la pianterei di parlarne male, e di evocare opere che sono, più che di artigianato, meri monumenti al proprio orgoglio :-)
Lasciando da parte gli chef e passando al resto di ciò che di ricettistico viene pubblicato nella tranche diciamo popolare, in realtà c'è di tutto. Ci sono le fonti affidabili (per dire, la signora barbagli, il sito gennarino, i libri delle sorelle simili, la gosetti della salda, mi dicono anche la cucina italiana - che non leggo - e poi alcuni blog) e poi c'è tutto il resto, tutto ciò che 'non si sa' perché labile e incostante, dalla riviste come sale & pepe (alcune cose vengono bene, altre volte ti fanno fare degli scempi) agli illustrati quelli belli, passando per le rubriche delle riviste generalistiche, di nuovo i blog ecc. Per me vale una regola sola (che è abbastanza noiosa da diffendere perché prevede un minimo di coscienza culinaria): ci vuole, come in tutto, del senso critico, la ricetta va letta con attenzione e già quello, spesso, permette di capire, o intuire, se è valida o se vi farà solo perdere tempo (si, lo so, così non sono tutelati i più deboli, come spesso nella vita, che è una giungla, ecc). Aggiungerei che i libri evocati dal diretore, quelli a bassissimo costo, foto rimediate qua e là e composti male e in fretta pur di buttarli sul mercato, sono i miei peggiori nemici. Semplicemente non li compro ma mi rendo conto che è proprio quella roba li che viene - insieme ai prosciutti industriali e alle mozzarelle gommose - dato in pastura a 'la gente', e questo chiaramente non fa ben sperare nel futuro...
Infine, ultima clamorosissima chicca in materia: luciano pignattaro, gentile e diligente giornalista dl settore campano, ha pubblicato di recente, presso una casa editrice di cui taceremo il nome onde evitare disagi, una raccolta di ricette dolci napoletane. Bella e nobile idea, pensavo. Invece le ricette sono tutte illustrate con foto di stock, ovvero foto comprate - a bassissimo costo - da archivi. Capire: non è che la foto rappresenta la ricetta. La foto rappresenta soltanto qualcosa che si ritiene dovesse presentarsi in modo anche molto vagamente simile a ciò che invece descrive la ricetta. Questo modo di fare lo trovo assurdo e perfettamente controproduttivo: non solo l'immagine non rappresenta ciò che dovrei cucinare, quindi non mi da nessuna indicazione in quel senso (che sarebbe poi proprio la funzione che a me che cucino, nelle foto, interessa), ma per di più cosi faccendo mi viene sopratutto fornita la prova del fatto che le ricette sono state più o meno racimolate, probabilmente mai testate né forse manco tanto ben lette (l'altro giorno mi sono imbattuta in due caprese bianche, la prima 'al limone' e la seconda 'bianca' e entrambe presentano una ricetta pressoché identica, includendo entrambe sia limone che cioccolato), voglio ddi'... Beh, ecco, tutto ciò, che poi è la sintesi di un modo di lavorare nell'editoria gastronomica, mi fa venire parecchia tristezza e rabbia.
Peccato sia l'inizio di agosto e molti siano felicemente in vacanza e quindi giustamente lontani dal computer.
Peccato perché questa discussione è molto bella e contiene i germi per un lavoro di cambiamento profondo, una vera rivoluzione nel "mondo delle ricette".
Spero che i pochi rimasti vincano la pigrizia e dicano la loro :-))
Il mio libro di cucina preferito è quello di Annalisa Barbagli. Le ricette sono "vere", sempre realizzabili e ricche di consigli utili. Dal punto di vista letterario e filosofico, e per tante gustose ricette, mi sono piaciuti molto i libri di Allan Bay.
Riviste non ne leggo.
Tra i blog quelli che seguo con maggior piacere sono Cuoca per caso, Caffeine for 2, Senza Panna, Quantocepiacechiacchierà, Cielomiomarito: ricette fantasiose, realizzate con cura e sempre ben spiegate.
Le migliori riviste: sarebbero La Cucina italiana, il Gambero rosso, forse Sale e Pepe. Dico sarebbero perchè mostrano segni di stanchezza, di una certa ripetitività stagionale e una ovvia e comprensibile ricerca di ciò che è di moda ( mai come Grazia, D di Repubblica, Io donna etc.)
I libri: avevo Vissani (Repubblica), un bellissimo libro sui cuochi spagnoli (Bob Noto), il Carnacina, varie pubblicazioni locali e regionali, il libro delle Fornelle, decine di articoli sforbiciati e ritagliati qua e là. Non li ho mai usati, sia per prolissità, per evidente vecchiume anche e soprattutto nelle veste fotografica, per imbarazzante difficoltà in particolare la cucina spagnola.
I blog: non c'è gara, Cavoletto su tutti, seguito da Monolocale in centro, Adina, Chef blog. Ma Sigrid Vebert ha in più che fa foto splendide, elemento necessario, prima ancora degli ingredienti, per farti provare.
Viviana Lapertosa col Finger food sul Gambero è stimolante ma difficile.
Aggiungo anche che Cavolettto ammette e dichiara dove ha letto, da dove riprende una ricetta , non le fa certo apparire come farina del suo sacco. Anzi, forse il bello è che tutte le ricette sono un compendio di ciò che i tempi propongono, non solo, ma anche i prodotti, i mercati, le sagre e cosi via di spontaneità in spontaneità.
Infine, e il direttore in fondo ne è stato responsabile, fino a pochi mesi fa, non si deve sottovalutare la tv: trasmissioni del GR come In 10 minuti, Sos Simone, In cucina con lo chef, La cucina di... sono importantissime per apprendere stili,accostamenti, manualità.
Basta, sono appena tornato dal mare e cercherò di fare un risotto coi totani che mi sono appuntato sul pc visto fare da Barbieri?, Pomata? letto su Cavoletto? Speriamo bene.
Io penso che Cooking school secrets for real world cooks di Linda Carucci sia un buon libro.
Chiedo scusa a Stefano se entro nel merito di una cosa che riguarda il mio lavoro nel suo spazio, ma sono stato direttamente tirato in ballo e glissare non sarebbe educato. Ringrazio Oliva sia per le belle parole che per le osservazioni critiche. Della scelta grafica e fotografica ovviamente non posso rispondere essendo solo l'autore dei testi. Trovo pertinente ma non esiziale l'esigenza di legare foto a ricerca, le scuole di pensiero sono varie sul rapporto tra immagini e scritti. Della ricerca, invece, posso dire che si tratta di un lavoro durato due anni tondi realizzato a tappeto in tutte e cinque le province su decine di ristoranti e agriturismi ripetendo la formula molto fortunata di un precedente libro sulla cucina di mare e che consente di fare una inquadratura dello stato dell'arte in Campania. Anche le ricette ripetute sono il più delle volte un gioco di più versioni e di piccole varianti offerte da locali diversi. Tutto è stato fatto con molto scrupolo e senza l'ambizione di scrivere il libro del secolo, ma solo di offrire agli appassionati un aggiornamento perché l'ultima raccolta del genere risaliva a oltre quindici anni fa e questo era abbastanza singolare per una regione come la Campania che in questo segmento è una superpotenza. Tutto qui.
Per me la rivista estera più seria in fatto di ricette (e suggerimenti) rimane Fine Cooking, http://www.taunton.com/finecooking/
Ho fatto cucina militante (cioè cucinavo) per molti anni e quello era il mio punto di riferimento. Con questo non dico che è l'unica, anche perché io conosco un numero limitato di lingue (inglese, francese, spagnolo). In genere gli anglosassoni (a cominciare dalla mitica Vougue entertaining Australia pubblicano ricette a prova di idiota). Edouard Cointreau - che ha una fornitissima gastro-libreria a Barcellona - dal 1995 organizza gli Oscar dell'editoria gastronomica (l'ultimo a Londra nell'aprile scorso) e, in genere, i ricettari che vincono sono di una certa qualità (tra buona e eccellente). Ma c'è abbondante ciarpame in giro.
@ a proposito di editori napoletani: oltre 20 anni fa, prima di andare a vivere all'estero, ero direttore editoriale di una bella casa editrice napoletana (puntualmente scomparsa). Un giorno si presentò ai proprietari un grande gastronomo (Franco Santasilia di Torpino). Aveva appena vinto una causa contro un editore napoletano al quale aveva mandato il suo manoscritto "La cucina aristocratica napoletana", che piratescamente gliel'aveva pubblicato senza chiedere autorizzazione, senza foto, in edizione "igienica" (da:carta). Noi iniziammo dalle fotografie, facemmo rifare tutti i piatti dal suo Monzu, e pubblicammo il libro in formato strenna (altri tempi!). Fu un best seller. Giusto per dire che Napoli ha anche grandi editori, che nel loro piccolo...
@ Fassone (un poco fuori tema e in ritardo): i ristoratori sono come gli editori: imprese economiche culturali
@Rosario
Purtroppo attualmente Napoli non ha editori ma solo qualche buono stampatore perché non c'è cultura di rischio di impresa, ma usciremmo fuori tema. L'editore criticato da Oliva non è campano.
Sono un accumulatore compulsivo di libri e riviste di cucina, compro e leggo di tutto. Le riviste italiane stanno vivendo una fase di stanchezza ed insignificanza, dopo la chiusura di Grand Gourmet e la scomparsa di Ex Vinis (che era una pubblicazione atipica, eterodossa, per me la migliore, ma inevitabilmente legata morbosamente, pregio e limite vincolante, a Veronelli); ci sarebbe poi il Gambero Rosso, ma una riflessione su una sua identità sarebbe lungo e porterebbe troppo lontano. Le altre (A tavola, Cucina e vini, La cucina italiana e via discorrendo) quando non si tratta di dare ricette e consigli, fanno mediamente pena, con articoli che nel migliore degli esiti, sono di piana lettura e forza critica quasi inesistente, talvolta cartoline da qualche angolo del pianeta con indirizzi, nomi di specialità, percorsi da seguire e poco o niente più. Quando non si tratta di dare ricette e consigli, perché quella funzione la assolvono bene, con chiarezza espositiva e scelte, pure grafiche (per ingredienti e quantità), efficaci e memorizzabili. Mi sembra che in quel comparto siano serie, anche perché su quel sedimento vanno a poggiare le loro parcelle di identità e di individuazione. Infatti se non fosse per la funzionalità in quel comparto, le lascerei languire nelle edicole, e credo che altri opeterebbero per la stessa soluzione.
quanta bella letteratura proposta dai suoi lettori....io mi trovo bene con le ricette di suor germana e padre zago!!! ho parecchi lo ro libri vi consiglio l'acquisto...detto questo mi dispiace dirle director che ricette sbagliate ne trovo anche su quelle descritte sul gambero rosso (poche!!! non si incazzi!!!) e un po di più sull'inserti descritte dai sommi...tipo cracco ecc.... direttore in vacanza si rilassi...dieta...insalatine non iodate...pasta martelli in bianco con un filo di olio leggero...taggiasca!!! la mattina eviti i lieviti...gonfiano e fanno aria allo stomaco.... cucini qualche frittarello serale in tempura con un buon pignoletto...lasi stare i tortellini in brodo...fanno suda...dove se ne va in campagna, montagna mare o una città europea???
hasta!!!
I libri (con ricette) dei garndi cuochi mi sembrano invece tutti fatti bene (per scelte grafiche, foto, contenuti), ma probabilmente non riescono ad interrompere il corto circuito che in Italia è attivo da tempo immemorabile, determinato dal sospetto che i grandi chef (ed i grandi ristoranti) provocano nel grande pubblico. Per cui queste pubblicazioni sono autoreferenziali o referenziali per i soliti pochi appassionati. Trovo che un tentativo interessante di agganciare con intelligenza e spigliatezza, che non significano approssimazione, sia stato fatto da Bruno Barbieri e dai suoi libri. Fin dai titoli cercano di non allontanare il lettore poco incline alle lusinghe dell'alta ristorazione. In questi testi c'è una luce ludica, una simpatia che diventa empatia e anche il profano si sente autorizzato ad entrare in cucina. D'altronde la scelta che su Gambero Rosso Sat venne fatta di far proporre proprio a Barbieri e Corelli una cucina più informale, con approccio più rilassato e divertito, capace di coinvolgere anche persone che di sifoni e vertigini molecolari nulla sapevano, fosse determinata dallo stesso desiderio e dalle medesime esigenze.
Correggo: ... "credo fosse determinata"...
mi sembra che il problema della stampa gastronomica sia in generale lo stesso che attanaglia la cucina: non si ha più fiducia nel valore di quello che si propone in se, ma si cerca di sovrastrutturarlo con forme e foto di avanguardia, a questo punto la riproducibilità dei piatti e l'efficacia della spiegazione delle tecniche diventa un problema secondario (questo riguarda un po' tutti i mezzi stampa da internet alla carta stampata), tuttosommato mi sembra una grande ingenuità, esattamente come quando un cuoco (e succede spesso) ti porta un piatto con le istruzioni stampate in forma concettuale... per questo sui libri cito per lo più libri vecchi, sani ed efficaci, dove il protagonista era la cucina e la spiegazione tecnica dei "segreti" penso subito al piccolo libro della Bur di Marchesi oltre i fornelli, oggi sarebbe impensabile in quella forma, ma quante cose mi ha spiegato nei miei primi tentativi di cucina...
Sempre bei temi.
Seguo il mio ordine interno.
Riviste: periodo di "stanca" generale. Servizi inesistenti, sempre più foto "di repertorio" prese dagli archivi, nessun articolo trasversale sul caro tema cibo-cultura. I budget per numero sono risicati e per un pezzo di 7000 battute se ti offrono un caffè è tanto. Per quanto riguarda le migliori sul mercato italiano e estero condivido quanto detto fin'ora.
BLOG: sempre più professionale il "cavoletto" che oramai conta su una base esperenziale crescente. Non è più una semplice blogger ma una professionista fotografa/giornalista/marketing che ha la fortuna di vedere molto. Brava. Mi piace "il pranzo di babette" e pochi altri. In molti si trova altrettanta approssimazione che nei vari librucoli che hanno invaso il mercato.
LIBRI: naturalmente anche l'editoria ha voluto prendersi una fetta della mega torta che è stato il boom del mercato enogastronomico italiano. Sempre più libri per segmentare il mercato. A un libro bisogna portarci rispetto. Molto. Specialmente quando si decide di scriverlo. Un libro è una cosa preziosa. Invece questo non accade e gli autori si moltiplicano e spesso non hanno niente da dire. Se poi ci mettiamo che scrivere un libro "fa fiko" il gioco è fatto. Invece l'impegno di scrivere è tanto e gravoso. Anche in questo caso a fronte di guadagni irrisori.
@ROSARIO: imprese culturali...mi inviti a nozze!
Buongiorno direttore, che argomento sconfinato!!!
Sulle ricette "false" dei libri (o sei ricettari online): personalmente sono uno dei motivi principali che mi ha fatto apprezzare i blog, in cui si sa di certo che chi scrive ha eseguito la ricetta, poi magari si pone il dubbio sulla cominanza dei gusti col blogger in questione....
Per quanto riguarda i libri, mi preme dire prima di tutto quanto ci sia rimasta male leggendo che una collana di libri avuti in regalo (belle ricette, belle foto, editore italiano), sia stata stampata in Cina....possibile che anche sulla stampa dei libri risulti piu' conveniente sostenere i costi di trasporto piuttosto che affidare la stampa a tipografie italiane?
In genere ho cominciato ad evitare tutti i libri con autori AA.VV., ad altissima rischio di ricette riciclate (e fin qua non sarebbe neanche gravissimo), non provate, e soprattutto anonime, senza un accenno alle origini storiche e geografiche, senza note o osservazioni che rendano "viva" una ricetta.
Non riesco purtroppo a ricordare l'autore dell'ultimo libro acqistato, sulla cucina pugliese, molto ben fatto.
Sulle riviste: pur comprandone diverse, non riesco a smuovermi piu' di tanto dalla Cucina Italiana, che sento ormai familiare e che mi semnra rimanga sempre "autorevole", nel senso che a volte mi sembra davvero di essere a scuola per imparare qualcosa (si, forse piu' in passato......)
Mi sono divertita ad esempio a leggere Vini e Cucina, a scoprire le ricette di alcuni grandi chef, ma certo, la maltodestrina non e' uno degli ingredienti piu' facilmente reperibili... :))
Approfitto del fatto di essere proprio qui, a casa del Gambero, per lanciare un appello: quante copie del Gambero Rosso arrivano nelle edicole? E arrivano in tutte le edicole? In tutta Italia? Sta cominciando a diventare una chimera per me, sono mesi che non lo trovo.....
Per le riviste straniere, ho acquistato un numero di Bon Appetit negli Stati uniti l'anno scorso, che mi fa rimpiangere il fatto di non poterlo trovare in Italia, mi e' sembrato "autorevole" ma piu' moderno della Cucina Italiana.
I blog: sono stata calamitata nella blogosfera dal Cavoletto, dalle sue foto e dal suo modo simpatico e discreto di porsi, le sue ricette in genere sono testate e a bassissimo rischio di errore...ma poi ho scoperto un mondo di bloggers eccezionali, ne cito qualcuno:
1) Cuoche dell'altro mondo
2) Il pranzo di Babette
3) La ciliegina sulla torta
4) La mercante di spezie
Per gli stranieri:
1) Foodbeam
2) La tartine gourmande
3) La cuisine de Mercotte
4) Le Petrin
Chiedo scusa se ho occupato troppo spazio, ma l'argomento e' davvero molto interessante!
Le ricette sbagliate si trovano dovunque ma un conto è costruire libri di ricette da rapina - c'è un editore che ne ha appena sfornata una collana indecente - e un conto sono gli errori.
Un libro di ricette da rapina si fa con foto di archivio che, molto spesso, corrispondono alla ricetta ma non sono la ricetta. Foto sempre brutte e vecchie di un archivio di mediocre qualità. Ricette fatte riscrivere da precari messi al lavoro un tanto al chilo. Carta scadente, stampa in Cina.
Andate in libreria e ne vedrete a chili di questi libri e libretti, sono monnezza.
Poi ci sono i libri di ricette degli editori seri, costano più dei 3 euro o 5 euro, ma garantiscono una certa correttezza anche se gran parte delle ricette vengono dal database storico.
Poi ci sono quelli che traducono i libri degli editori stranieri, Guido Tommasi ne è un esempio: lavoro di qualità ma poca produzione nazionale.
Quanto ai blog, è vero che Cavoletto spopola, ma anche per la pochezza della concorrenza nazionale e infatti lei, essendo di cultura non italiana ma più internazionale, si ispira a modelli come il magazine australiano Donna Hay, forse il top fotografico a livello internazionale, a Gourmet americano, sempre bello e intrigante, a l'inglese Olive.
Ma fare libri è un'altra cosa, molto più difficile. Fare bei libri di ricette, almeno in Italia, sembra quasi impossibile per via dei costi, di un mercato che non sa distinguere il bello e utile dal brutto e inutile e dalla mancanza di veri, bravi autori.
Domanda: perchè associate la stampa in Cina alla pessima qualità? Sono stato in Cina ultimamente anche per esplorare il mondo delle tipografie. Guardate che esiste la possibilità di stampare magnificamente e a prezzi molto accessibili. Lo stampatore cinese fa esattamente quello che il cliente vuole e chiede. Le tecnologie impiegate sono molto all'avanguardia. Contenuti, foto, impaginazione, tipo carta e standard colori mica dipendono da lui.
@Fabio Fassone
Io non critico la qualita' della stampa fatta in Cina, critico il fatto che un editore italiano, che pubblica un libro scritto e fotografato da italiani (piu' o meno) vada a stampare in Cina, e non e' bieco nazionalismo, ma semplice constatazione che portare fuori dall'Italia tutte le attivita' produttive (ci mancava la stampa!), magari fa guadagnare qualcosa di piu', ma nel medio termine causera' un inesorabile impoverimento del nostro paese.
Lavoro in una multinazionale che, come tante altre,da anni ha intrapreso questa strada, con l'assurdo risultato che non solo la produzione sta lasciando l'Europa, ma anche la progettazione....diventeremo un paese di emigranti nei paesi in via di sviluppo?
Se si continua di questo passo, si.
Scusate se sono uscita un po' dai binari della discussione.
@luciano pignataro: certo, immaginavo che quella delle foto fosse una scelta economica, editoriale, e non sua. Resta che una scelta del genere, purtroppo, influisce sull'intero prodotto, lavoro suo incluso. Sono dispostissimo a credere che sia stata seria e completa la raccolta del materiale (a parte l'episodo delle caprese bianche che non ho ben capito), e quasi quasi mi dispiace di averla tirato in ballo per esemplificare un atteggiamento editoriale che in fin dei conti è abbastanza diffuso.
Per quanto mi riguarda, e sulla fotografia delle ricette in genere, preferirei, a questo punto, e di gran lungo, una scelta coraggiosa tipo un libro senza foto, come dire una certa umiltà e zero inganno (perché purtropo di inganno si tratta). Semplicemente, e molto prima di pensare alla grande arte fotografica, a me (in quanto persona che fa 'cucina militante', grande Scarpati ;-) le foto interessano peché sono né più né meno un aiuto alla mia comprensione della ricetta. Cioè, ho voglia di fare una torta, ho come tutti poco tempo a disposizione (capire: non il tempo di leggere e capire una per una tutte le ricette di un libro), vedo la foto, e questa mi dice, il tempo di un colpo d'occhio, cioè zero, cose esenziali come la consistenza, la presentazione, la forma ecc. Della foto si capisce - intanto, se potrebbe piacermi o meno l'oggetto - quale dovrebe essere il grado di cottura, il colore, si capiscono meglio alcuni passaggi technici, l'assemblaggio, in due parole, si ha un riferimento concreto in quanto meta da raggiungere, un punto di paragone con ciò che poi andrò a fare in casa. Tutto ciò a prescindere di quanto la foto sia bellissima o meno (se è molto bella fa si che il libo diventa anche qualcos'altro che un mero libro pratico, un oggetto da sfogliare, di piacere estetico ma questo è quasi un discorso secondario), insomma l'immagine mi dice in modo molto molto diretto delle cose che difficilmente mi può dire il testo, mi evita di doverci ragionare su, e cercare di capire, leggendo fra le righe, com'è fatta allora di preciso questa torta ecc. E quindi è proprio in quanto documento annesso alla ricetta che m'interessa la fotografia. Chiaramente non pretendo che tutti i libri siano illustrati, ma se lo sono mi facilitano la vita in cucina, e su questo proprio non ci piove. Si capisce pertanto facilmente che le foto di stock semplicemente non offrono nessun riferimento in materia cuciniera (perché siamo nel regno dell'approssimazione: la probabilità che la torta di noci di cui leggo segua la stessa identica ricetta di quella torta di noci fotografata 5 anni fa da un ignoto fotografo tedesco - seppur essendo anche la sua una 'torta di noci' - essendo pressoché ugual a quella di vincere al lotto un venerdi 17), per di più è un documento falso che dichiara, sottointeso (per un patto silenzioso di lettura e di didascalia per cui se illustri un testo con un immagine si suppone che c'è un rinvio identitario fra l'uno e l'altro) che questa torta della foto è proprio lei, 'la' torta di noci spiegata sulla pagina di fianco, quella che dovrei fare io. Il piccolo problema sta quindi nel fatto che questo non è vero. In quanto tale, anche perché non tutti hanno l'accuratezza di andare a vedere il credito foto e non tutti sano cosa sono le foto di stock, identifico i libri e le riviste realizzate con delle foto di stock come un - abbastanza abbominevole - inganno. Infine, sul piano editoriale, mi da un certo fastidio questo atteggiamento da 'wannabe' (da parte dell'editore, mica suo), per cui vanno molto le ricette - molto ben - illustrate, quindi si fanno libri illustrati, solo che poi si fanno in modo sciatto e disattento. Per me, la serietà di questo mestiere (di editore gastro, ndr) sarebbe piuttosto rappresentata da lavoro sodo (hai raccolto 200 ricette campane e le vogliamo a tutti i costi pubblicare con le foto? bene, cerchiamo di essere filologici fino in fondo e facciamole...), perché non immagino altra chiave per produrre un'opera valida e affidabile, e i subterfugi, come sempre, non sono mai nobili. Poi certo io sono all'antica e la serietà ormai manca un po' ovunque però, ecco, in generale, non capisco come si fa a scegliere un mestiere per poi farlo male (sto sempr parlando di editoria), e sono convinto che sul lungo termine uno raccoglie esattamente ciò che ha seminato... Certo c'è sempre di mezzo il discorso dei costi, terribile, ma, ripeto, meglio (visivamente) poveri e onesti... :-)
@ELVIRA
io faccio l'imprenditore, come i partners della multinazionale per la quale tu lavori. Capisco perfettamente il tuo discorso, lo condivido. Però il mio mestiere da imprenditore è arrivare alla fine dell'anno e dividere utili tra i soci. Altrimenti cambio mestiere. Se in Italia stampare un libro costa 100 e in cina per lo stesso prodotto spendo 30...beh, un pensierino mi attraversa la mente. Non è tempo di mecenatismo...purtroppo. Se i fornitori di servizi - qualsiasi essi siano - italiani affrontano la concorrenza bene...altrimenti per gli imprenditori non ci sono altre strade. Questa è la dura realtà. E ti assicuro che, da parte mia almeno, cerco sempre di trovare soluzioni italiane. Mi piacciono di più e mi divertono di più. Però tutto ha un limite. Compreso il fatto che - per esempio - aspettavamo una consegna ai primi di agosto (consegna garantita con surplus di costo trasporto oltre che con le mille verifiche fatte viste l'importanza di disporre della merce in tempo)e ieri ci siamo sentiti dire "a' dottò...il magazzino di settebagni a chiuso per ferie senza avvisarci. Consegnamo ai primi di settembre. Me dispiace, buone vacanze". Con un fornitore cinese non sarebbe mai successo, anzi la merce ci arriva sempre con qualche giorno di anticipo. Compreso a Natale.
La cito Direttore:
"Quanto ai blog, è vero che Cavoletto spopola, ma anche per la pochezza della concorrenza nazionale..."
A parte che le si potrebbe offendere il Cavoletto. Ma suvvia possibile che la terra dei Pierangelini, dei Vissani, dei Marchesi e del suo, onestamente, bello Gambero Rosso non le offre qualche nome in più? Provo ad aiutarla:
http://giovannacaramelle.blogspot.com/ una brva cuoca e foto discrete.
http://maialeubriaco.blogspot.com/ i bravi ragazzi del maiale
http://www.cilieginasullatorta.it/ belle foto veramente e belle ricette.
Mi scusi sa Direttore se spezzo una lancia a favore della "pochezza nazionale", ma prima che qualcuno pensi che il bello è solo fuori dalla patria rete, tento una nazionale alzata di scudi :)
La saluto, Marco
Io penso che il 2009 ci riserverà belle sorprese nel campo dell'editoria gastronomica perché i ragionamenti assolutamente condivisibili che fa oliva girano anche tra gli editori bravi e forti e che magari fino ad oggi hanno fatto un'editoria di accumulo ma hanno capito che proprio nei momenti di crisi bisogna impostare la propria struttura per fare il salto di qualità.
Mi intriga così tanto questo discorso che quasi quasi... :-))
...quasi quasi...?
aspettiamo tutti con gran curiosità le mosse del GR...da tempo quasi immemorabile ormai :-)
@Fabio Fassone
So benissimo che l'impresa deve produrre profitto, ma stiamo andando in una direzione che alla fine smettera' di essere cosi redditizia (gli stipendi cinesi crescono molto velocemente, molto piu' di quelli italiani), e temo quando si vorra' tornare indietro sara' troppo tardi.
Detto questo, e' ovvio che se poi ci mettiamo anche comportamenti poco professionali da parte dei fornitori italiani....ce la andiamo a cercare!
Dovrebbe essere anche lo Stato ad avere quello sguardo lungo che l'impresa non puo' avere per rincorrere il profitto (o la sopravvivenza in molto casi) ma questo e' un altro discorso...
@ELVIRA
i cinesi, e poi gli indiani e i brasiliani e tutti i paesi emergenti faranno in maniera di essere sempre competitivi sul mercato. Sono società solide, di lavoratori, dovesi mira al sodo. A contrario della nostra che è una società liquida, purtroppo spesso piena di fannulloni e truffatori (anche nel campo dell'editoria gastronomica...incredibile, come rubare in chiesa)dove tutti fanno surf sulla supercialità delle cose. In Italia non è più tempo di chiacchere e falsi miti. La stiamo prendendo in quel posto su tutti i fronti, anche in quelli dove non avevamo rivali. E questo è perchè si cercano servizi all'estero? Non credo.
Provo a riscrivere forse ho sbagliato a postare.
Dicevo che mi permetto di citarla Direttore quando dice: "Quanto ai blog, è vero che Cavoletto spopola, ma anche per la pochezza della concorrenza nazionale ..."
A parte che le si potrebbe offendere Cavoletto. Ma davvero nella foodblogsfera italiana non si salva nessuno dalla "pochezza" ? Possibile che in questa terra di cuochi e critici non ci sia un blog, oltre al Sigridiano, che riesca a farsi piacere da Lei? Mi permetto di suggerirle qualche indirizzo:
http://giovannacaramelle.blogspot.com/ una brava cuoca e una discreta fotografa.
http://maialeubriaco.blogspot.com/ gli amici del maiale, onestamente bravi.
http://www.cilieginasullatorta.it/ bellissime foto e belle ricette.
http://lamercantedispezie.blogspot.com/ una ragazza che in cucina sa il fatto suo
Mi perdoni l'ardita arroganza sa Direttore, ma prima che si finisca tutti nel suo cestino dei rifiuti, tento una “nazionale” alzata di scudi. E mi permetto anche, per non apparire un nazionalista a tutti i costi, di citarle qualche amico straniero:
http://beaualalouche.canalblog.com/ discrete foto e discrete ricette
http://bcommebon.canalblog.com/ belle foto veramente poi per essere una transalpina
http://cafefernando.com/ il turcomanno ;)
http://www.latartinegourmande.com/ che dire di queste foto
Una buona estate.
Marco
Allora non ero io che sbagliavo a postare i commenti! Ma era lei che non ha trovato i miei commenti "interessanti". Peccato pensavo di raccogliere, è vero con un velo di ironia, l'auspicio che qualche post fa lei lanciava, e cioè, che il suo blog possa costituire palestra di scrittura, oltre che per lei anche per i suoi lettori, e che si possa allargare nei commenti a gente nuova oltre alle solite firme. Ma il blog è suo e lei è libero di scegliere la linea editoriale, anche nei commenti.
La saluto, Marco
P.S. Mi scusi se uso i commenti, ma nella fretta non sono riuscito a trovare una mail, che sicuramente c'è, per comunicare con Lei. Chiaramente questo non va considerato come un commento :)
Di nuovo, Marco
Uno dei migliori siti per ricette è sicuramente la galleria fotografica di Paolo, cuoco dilettante. Foto dettagliate, nessun fronzolo, ricette ben scritte. Tutti i piatti sono stati testati da innumerevoli persone:
http://www.lavandeerose.it/ilcuocovolante/index.html