29
Set 2008
ore 00:40

Cibo di strada: il panino con la milza

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panino_milza1.jpg

Un panino con la milza, una vera bontà. Se poi siete seduti in una piazza, con una birra, dei panini con panelle e degli arancini e c'è caldo e siete a Palermo, il tutto oscilla tra la normalità e il piacere.
Il nostro panino lo abbiamo mangiato da Franco 'U Vastiddaru di Corso Vittorio, una focacceria che a vederla non le daresti due soldi e che sforna focacce con milza, panini con panelle e crocchè buone e fresche.
Il cibo di strada è una tradizione che a Palermo diventa quasi religione simboleggiata dalle panelle, mentre la milza, "u panu cà meusa", è più difficile, o la si ama o la si odia e se poi le interiora di vitello e il polmone di vitello non sono buoni sembra di mangiare gomma e invece quella che vedete nella foto, condita, era perfetta.

panino_milza2.jpg

Di locali come questo Palermo è piena, alcuni sono classici ed eleganti come l'Antica Focacceria San Francesco, altri, come U Vastiddaru sono indirizzi che ti danno gli amici perché tu, straniero, mica ti ci fermeresti. A parte il fatto che Franco si è fatto una ventina d'anni alla Focacceria San Francesco e la mano si sente.
In tutta Italia ci sono i cibi di strada un po' dovunque, voi quali amate?
Conoscete localini del cuore e dello stomaco come questo?

Franco "U Vastiddaru"
Corso Vittorio Emanuele 102
Tel 091325987

FOTO SIGRID VERBERT

commenti 44

direttore panino da colazione... andiamo sul frugale...come vede il buono si può avere anche da cose semplici e tutto dipende dalla fame e dalle nostre papille gustative
Hasta

29 Set 2008 | ore 08:24

Deve essere tipo il panino toscano con il lampredotto.., come sapore sia li più o meno... buonissimo!!
A firenze, prima di piazza della Signoria ci sono "I fratellini" che fanno dei panini eccezionali, c'è sempre la fila..

29 Set 2008 | ore 08:56

Quello di Palermo ovviamente è più famoso. Ma anche a Salerno, e nella vicina Cava de' Tirreni, è molto radicata la tradizione del panino con la milza. Tanto che è la ricetta di riferimento della festa del Santo il 21 settembre, San Matteo. Ma nei locali storici come il Vicolo della Neve c'è sempre tutto l'anno 'a meuza 'mbottunata, la milza di vitello ripiena di aglio, prezzemolo e stordita con l'aceto. Uno dei pochi cibi tradizionali a cui non si può abbinare il vino, meglio la birra. Ottima idea per una colazione di lunedì!

29 Set 2008 | ore 08:58

Proprio ieri ho sentito la storia della focacceria San Francesco, il cui titolare si è ribellato al pagamento del pizzo che la mafia estorce ai commercianti.

Già solo per quello, l'antica focacceria meriterebbe una visita.

29 Set 2008 | ore 09:45

Caro vecchio sud. Penso alla pizza a portafoglio che si mangia al centro storico a Napoli. Romantico, tradizionale cibo di strada. Ma dovunque? Non ne sono sicuro. Se pensi che a Milano ogni giorno c'è la fila per mangiare gli unti, bisunti e incomprensibili panzerotti di Luini.......

Ad Majora

29 Set 2008 | ore 09:55

Alla Spezia, senza dubbio la pizzeria "La Pia, la centenaria": nel carrugio del centro storico, effettivamente da oltre cento anni, serve direttamente dai forni a legna, che sono lì a 5 metri da te, pizza al taglio e farinata su semplici fogli di carta gialla da mangiare lì o subito fuori nella strada.
La Pia oggi è un 'azienda con diversi locali sparsi nella provincia e in città, ma quel fondo, dove si entra a fatica e si aspetta con divertimento per i lazzi e le battute dei pizzaioli rossi e madidi, resta nel cuore della città e degli spezzini.

29 Set 2008 | ore 10:07

A me che piace assaggiare tutto, u' Vastiddaru m'ispira un sacco. Però quasi tutti i torinesi che conosco sarebbero schifatissimi. :-(

A Torino non siamo messi tanto bene a cibi da strada. Di cose che conservino un fascino d'altri tempi ricordo solo i carrettini delle caldarroste (che però costano un po' care!).

Penso sia anche per questo che hanno trovato ampio spazio e successo (in ordine cronologico di mode per come li ricordo) arancini e farinata, crêpe, pizza al taglio, focaccia e kebab. Quasi tutti però non sono un granché - niente a che vedere con quelli che trovi nei rispettivi luoghi d'origine. :-(((

Invece mi ricordo che quando andavamo a trovare i parenti in Alto Adige c'era la fermata obbligatoria da un venditore di würstel davanti alla stazione di Bolzano (mi pare che fosse lì). E' da anni che non ci vado - ci sono ancora in giro per la città?

29 Set 2008 | ore 10:54

Direttore, io capisco che lei e' in Sicilia e subisce il fascino del cibo autoctono, ma le assicuro che ci sono cose moooolto piu' buone da mangiare del panino con la meusa che a me, siciliano, risulta immangiabile nonostante i vari tentativi.

Del resto lo ammette pure lei che la meusa e' gommosa, capisco il 'fascino' della bottega sicula ma dove sono finiti i discorsi sulla qualita' della materia prima? :D

29 Set 2008 | ore 11:21

a Roma il cibo di strada e' praticamente la pizza....
per quella bianca il forno a campo dei fiori, per quella a taglio il buon Pino Arletto fa ormai scuola da anni con Il Taglia Pizza in via della magliana

29 Set 2008 | ore 11:30

@antonio,

Veramente a me pare che nel post ci sia scritto che NON sembrava gomma, era perfetta.

E quali sarebbero le cose moooolto più buone?

A parte che poi non è che si può dare la colpa alla milza o al chiosco se a uno non piacciono le interiora in generale.
Come qualche sera fa in mezzo a una serie di "stuzzichini" moooolto interessanti io mi sono felicemente mangiata la mustardela; altri dicevano "Bleeeaah...vuoi mettere, è molto più buona polenta e baccalà". Discorso che secondo me non ha senso - che paragone è!?

29 Set 2008 | ore 11:46

Faccio anch'io una segnalazione: "La Romana" di Crotone. Vende solo due cose: pizza in teglia condita con pomodoro e provola (solo discreta) e squisiti calzoni: pasta di pizza ripiena di provola e salsa di pomodoro piccantissima che viene fritta. E' una specialità comune a tutta la Calabria, ma un fritto così asciutto come quello della "romana" è davvero difficile da trovare.

29 Set 2008 | ore 12:05

L'Antica Focacceria era presente ieri anche al festival del cibo di strada a Cesena: iniziativa apprezzabile, cibo buono e capace di risvegliare sensi e curiosità negli stand provenienti da tutto il mondo. Peccato per la gestione dell'evento secondo me molto migliorabile: cucine poste in una piazzetta piccola e obiettivamente non bella, pochi posti a sedere, continua lotta gomito a gomito con gli altri "commensali". Perchè non dare più spazio sfruttando magari le lunghe vie del centro e aumentare le attività collaterali (farmer market, prodotti etnici e non in vendita, più laboratori sono i primi esempi che mi vengono in mente)? In tutto il resto della città, non fosse per una mostra fotografica sul caffè, non sembrava ci fosse una manifestazione del genere.
Bello ma si può fare di più!

29 Set 2008 | ore 12:25

Il panino con la milza è interessante perché per essere buono la materia prima deve essere perfetta. E' come per la trippa o il lampredotto, tutto parte dalla materia prima, che per le interiora più che mai deve essere fresca e di prima qualità.
E il mio panino con la milza era perfetto e per questo motivo l'ho fotografato e raccontato, perché le cose buone lo sono a prescindere dalla povertà del piatto e della materia prima.
Sono la qualità distillata in una porzione.

29 Set 2008 | ore 12:41

Nessun fiorentino dice nulla sui trippai che sono per strada? Mi ricordo di avere mangiato la "poppa" ( la mammella) con la salsa verde.

29 Set 2008 | ore 15:52

Nessun fiorentino dice nulla sui trippai che sono per strada? Mi ricordo di avere mangiato la "poppa" ( la mammella) con la salsa verde.

29 Set 2008 | ore 15:55

Dei trippai fiorentini posso citare quello accanto al Porcellino, una vera istituzione. Ma anche, forse pure migliore, quello in periferia sud, in piazza del Bandino.
I Fratellini restano mitici per i loro panini e per gli splendidi crostini di fegatini alla toscana, innaffiati da un gotto di Orvieto secco e fresco al punto giusto, perfetti per la merenda delle 11.

29 Set 2008 | ore 16:31

A Bari invece il vero cibo di strada è la focaccia barese, in teglia con pomodoro fresco o bianca con il sale grosso e l'origano. Tutti da bambini ne portavamo un pezzo a scuola per fare merenda, ma ancora oggi resiste e non esiste panificio che non la faccia tutti i giorni.

29 Set 2008 | ore 16:37

Che pigrizia, possibile che il cibo di strada interessi così poco?
Eppure dalla piadina - quella vera, non la surgelata - alle panelle, ai würstel il mangiare antico e popolare tornerá impetuosamente di moda.
Alla faccia del finger food :-)

29 Set 2008 | ore 16:47

Forse perché non in tutte le strade c'è buon cibo.
Cmq "O pere e o musso" ( non solo piede e non solo muso, ma anche trippa, callo 'e trippa, trippecella, perecciullo, cientopelle, rezza, zizza, matrice, culaccio, etc. ) con un po' di limone e sale mi fa impazzire.

29 Set 2008 | ore 17:12

OT @bonilli: Caro direttore, non avendo un altro suo recapito le ribadisco, sia pure impropriamente come commento, l'invito a dare qualche consiglio da "free lance" a un gruppo di ragazzi romani che vorrebbe cimentarsi in una guida della periferia, in cambio di una cena in una delle nostre trattorie preferite. La nostra email dovrebbe esserle visibile, come admin del blog. Grazie ;-)

29 Set 2008 | ore 17:53

Oh la piadina! La costa romagnola è una delle zone più lontane dalla mia idea di vacanza. Però qualche volta ci sono passata e a me è piaciuta molto la piada della Lella a Rimini http://www.dallalella.com/chisiamo.html
Attendo conferme o smentite dagli esperti del luogo (peraltro ce l'aveva consigliata una signora riminese).

29 Set 2008 | ore 18:34

@Gumbo
a Bolzano i venditori di wurstel per strada c'e' ne sono ancora diversi e i migliori si trovano alle spalle di P.za Walther (zona mercato)
A Firenze trovo buoni i trippai del Porcellino e quello del Mercato C.le all'angolo con via S.Antonino ...
Mentre purtroppo sono sempre meno i venditori di Per' e o'Muss a Napoli, rispetto a quanti c'erano per strada li e in ogni paese della fascia costiera fino a 20-30 anni fa

29 Set 2008 | ore 21:09

Vorrei aggiungere al mio post precedente un altro tipo di "mangiare di strada" una volta molto comune ma ormai praticamente scomparso.
Si tratta dello strepitoso ed indimenticabile "roventino" o sanguinaccio come era chiamato altrove. Ma da noi era una piccola crepe di sangue di maiale cosparsa di parmigiano, che si comprava nelle friggitorie, famosa quella di via S. Antonino, avvolta in pezzo di carta gialla. Mi hanno detto che ancora si può trovare al mercato di Scandicci.
Quello delle friggitorie, insieme ai trippai/lampredottai era un mondo a parte nella "ristorazione veloce" della mia infanzia nella Firenze degli anni pre-alluvione. Ricordo i coccoli, la polenta e le patatine, i pesciolini d'Arno e le verdure.
Sapori veri e genuini, altro che "Fast food".

30 Set 2008 | ore 02:03

Il panino con il lampredotto è un appuntamento cui non rinuncio. Ma solo con sale, pepe e senza salsa verde. Il porcellino e quello di via de' Macci sono il top. D'estate una vaschetta o anche un panino con insalata di trippa fredda. Una goduria. Ah, ovviamente a Firenze :-)

30 Set 2008 | ore 08:50

Vorrei aggiungere alla tradizione di cibo di strada barese le scagliozze(pezzi di polenta di mais fritte) vendute ancora per strada, ma purtroppo solo nella città vecchia. E poi il magnifico panzerotto fritto, che resiste ancora in molte pizzerie (pasta lievitata richiusa a forma di mezzaluna, ripiena di mozzarella e pomodoro) o in alternativa a quello fritto al forno.
E poi in molti paesi della Puglia (in particolare in provincia di Bari e Taranto) la vendita di involtini di interiora di agnello arrosto (gnumerieddi), di bombette (fette di capocollo di maiale arrotolate con pancetta e ripiene di formaggio, sale e pepe)e la zampina (salsiccia di vitello aromatizzata con pomodoro, sale e pepe.

30 Set 2008 | ore 09:08

L'avevo scritto in altri post, ma replico volentieri. A Genova la focaccia, non tutti la preparano a regola d'arte, in qualche forno fa schifo, ma resistono in buon numero (checché ne dicano alcuni) i panifici che la sfornano fragrante ed irresistibile. Quello di Via Albaro, quello di via Felice Cavallotti, quello di Via San Vincenzo, Tossini a Recco, per citare i primi, a levante, che mi vengono in mente. Nei bar la si trova venduta a strisce: una volta la si accompagnava ad un bicchiere di vino di Coronata (di solito bianchetta), ora molti la pucciano nel cappuccino, un uso che trovo ripugnante, ma tant'è... Poi la farinata, da farina di ceci, che con altri nomi si trova in tutto l'arco costiero da Nizza (fino a centocinquant'anni fa città ligure) a Livorno, con diramazioni in Piemonte, dove, alcuni (poverini, che teneri che sono...), tra i quali Umberto Eco, credono sia nata per slittare verso le città di mare. A Genova è buona quella del fainottu di Piazza Marsala, ma si trova più che apprezzabile ina tante altre sciamadde e panifici. Poi la mitica, la focaccia al formaggio di Recco, puro godimento; Multedo, negozio sotto il ponte della ferrovia, sempre numero uno, ma anche gli altri forni targati Tossini sel la cavano molto bene.

30 Set 2008 | ore 10:44

Sempre per quello che attiene alle tradizioni liguri dei cibi da strada, da ricordare sono anche le torte di verdure (sfoglia sottilissima e ripieno con uova, ricotta, parmigiano e verdure di stagione) e la torta di riso, preparate da forni e rosticcerie. A Genova Quinto ne propone di squisite (specie quella di zucca) il forno in via Antica Romana, ma si trovano buone in tanti altri posti, anche dell'entroterra, dove hanno avuto in passato per ovvie ragioni (disponibilità di materie prime fresche ed assortite) grande diffusione. Oggi la tradizione rimane, anche se un pò annacquata.

30 Set 2008 | ore 11:00

Bè io non l'avevo mai sentito (il mio lato piemontese proviene dal Canavese), però Eco di storia se ne intende. A questo punto, come si fa a dire così al volo con certezza che i liguri hanno messo la farina di ceci nel forno prima di piemontesi e toscani, eeeh? :-P

30 Set 2008 | ore 11:13

A proposito di cibo di strada, vorrei citare uno che di strada ne sgomma molta, cioe' il Valentino Rossi che, come da tradizione - vinto il Mondiale - ha proposto la maglietta celebrativa, in cui il Dottore si trasforma in cuoco e svela la ricetta per una “zuppa mondiale”. Non mancano le frecciate agli avversari, come ad esempio il consiglio del sommelier “un cavatappi rosso giovane” e la segnalazione della zuppa da parte della “rinomata guida Bridgestone“.
Apparentemente sono moto-cazzate. Eppure ho l'impressione che, dietro, ci sia una operazione di marketing e di immagine tra le più raffinate. E che anche nel team di Valentino abbiano capito che ormai, in Italia, l'unica cultura collettiva, e comunemente condivisa (quella che Gramsci chiamava nazional-popolare) sia rimasta la cucina. E allora vai con la ricetta della zuppa!

30 Set 2008 | ore 11:33

Gumbo, Gumbocanavesian, ahi, tu mi pizzichi... Eco di storia (soprattutto medievale) se ne intende, si segni ed estensioni semantiche pure, ma non sarei del tutto certo che di storia del cibo sia così competente (molto spesso gli intellettuali mangiano malissimo e si occupano poco o con sdegno delle cucine). La storia della farinata è, come quella di molti piatti delle cucine popolari e regionali, lunga e controversa. Per fartela breve, senza andarci troppo pesante con acribie filologiche e furori documentali, ti dico che tutto dovrebbe partire da una nave sulla quale stavano i prigionieri pisani catturati dopo la battaglia della Meloria ed un sacco di farina di ceci che si bagnò di acqua di mare... Ma poi dai, tra liguri e piemontesi ci si può perdonare amabilmente, anche in caso di furto delle radici storiche: siamo fratellastri, come aveva capito Paolo Conte e ci vogliamo tanto bene. Purché ci lasciate stare focaccia e farinata...

30 Set 2008 | ore 13:10

mi sono iscritta al suo blog perchè penso che più persone la seguano + continuerà ad avere il posto che merita in questo settore

con stima

patty

30 Set 2008 | ore 14:27

Egregio direttore, avrei bisogno urgente di contattarla...mi darebbe cortesemente un suo recapito? La ringrazio,
Federica

30 Set 2008 | ore 15:19

Marco, su quella nave il sacco di farina di ceci, bagnato, stava per essere buttato ai pesci dai marinai, quanto un prigioniero pisano, ma di madre livornese, disse:
"Dé fermi non buttatela, datela a me che so cosa farne" E nacque la "Focaccia co' la cecìna"

30 Set 2008 | ore 15:52

Sì Stefano, potrebbe essere. Disgraziatamente (o fortunatamente, dipende dai punti di vista) per quel povero prigioniero dal distino genealogico bizzarro ed impegnativo, il resto della vita sarebbe stato da trascorrere a Genova. I pisani catturati dopo la battaglia di cui sopra vennero infatti trasferiti in un campo di prigionia che da loro prese il nome di Campopisano, sito poco sotto il colle di Sarzano. Quello che era inizialmente un ghetto per prigionieri di guerra si trasformò progressivamente in un quartiere vero e proprio e l'integrazione tra pisani e loro discendenti e genovesi avvenne con reciproca soddisfazione. Per cui forse sì, dai, diciamolo, la farinata venne cucinata per la prima volta a Genova per merito di qualche toscanaccio e poi, visto che era buona ed economica, si propagò a coprire l'arco costiero e zone dell'entroterra, tanto che la si trova anche nel basso Piemonte ed in Lucchesia. Farinata che si può far rientrare nel novero delle preparazioni che mischiando acqua a farine di cereali e legumi vari, cotte erano uno dei cibi di riferimento dell'area italiana da tempi immemorabili, come Montanari ci ha più volte spiegato.

30 Set 2008 | ore 16:51

A Catania, anni fa, di notte, sotto gli archi della ferrovia mangiai il panino con la carne di cavallo...

30 Set 2008 | ore 17:14

L'Antica Focacceria San Francesco è un luogo di culto. Non è eccellente solo il pane con la milza, ma lo sono anche le sarde a beccafico e la caponata. Perché passa come focacceria, ma in realtà è una delle rosticcerie migliori d'Italia.

Quanto al cibo di strada, vorrei parlare del muso di vitello. Ho ricordi vaghi: l'ho mangiato un paio di volte a Paduli (BN) durante la festa di S. Rocco (16 agosto). Mia zia mi portava al baracchino ambulante, dove i musi erano infilzati in una serie di spuntoni. Il "musaro" li tagliava sottili, li metteva in un cartoccio a cono, spargeva sale e limone. Sembravano nervetti, ed erano deliziosi. Questo ameno quadretto risale a vent'anni fa. Ora del "musaro" si sono perse le tracce (a Paduli non l'ho più rivisto). Qualcuno sa se ce ne siano ancora, in giro?

30 Set 2008 | ore 22:12

Vogliamo parlare delle stigghiole ( stigliole),gli spiedini di budellini di capretto o di agnello, aromatizzati con cipolla, lardo e prezzemolo arrotolati intorno ad una filo di cipolletta ( porro) e arrostiti per strada da venditori ambulanti,il cui penetrante odore "infestava" deliziosamente le strade di Palermo? Secondo alcuni appassionati però,la stigghiola tradizionale è solo di vitello...
che fame...

01 Ott 2008 | ore 10:49

Ops...
ho scritto "infestava", al passato, perchè a Palermo ho studiato anni fa...
Spero che quel lezzo prelibato aleggi ancora per vicoli e svincoli stradali...

01 Ott 2008 | ore 10:54

@cettina
volevo confermarti che quel 'lezzo', profumato aggiungerei, aromatizza ancora oggi i vicoli della città.
@antonio
di gommoso il panino con la milza ha ben poco....casomai 'calloso' potrebbe essere il termine più adatto che in effetti nel panino con la milza c'è, essendo quella parte di polmone che viene aggiunto per alleggerire il sapore 'robusto' della milza.

01 Ott 2008 | ore 23:22

Ehm... sull'argomento tengo un blog. E ci ho scritto anche un libro su, uscito e presentato venerdì scorso: http://cibidistrada.wordpress.com/2008/09/17/eccolo/

02 Ott 2008 | ore 12:34

A Roma il baccalè fritto dietro campo dè Fiori è una istituzione da una vita! costicchia ma è il baccalà fritto per antonomasia! delizioso!!!

03 Ott 2008 | ore 01:00

Ciao , volevo ringraziarti, sul consiglio della piadina della SORALELlA, davvero deliziosa, tornero' quando passero' in autostrada da quelle parti. grazie ancora

06 Feb 2009 | ore 16:22

troppo buono....e solo a palermo......l'importante è non toccare le banane!!!!!!!!!EHEHEH CIAOA TUTTI

04 Set 2009 | ore 23:30

Io da Franco 'U Vastiddaru ci sono stato, di preciso la sera del 14 agosto 2011, e non se sono rimasto contento: dopo una fila di 20 minuti (in una palermo chiusa) ho avuto un panino con gli scarti della milza e per di più mi hanno fregato sul prezzo. Ho preso un panino 2 patatine 1 crocchè 2 coca e mi ha fatto pagare 12 invece di 9,50. Quando gli ho chiesto spiegazioni ha incominciato ad attaccare e inventare nuovi prezzi rispetto a quelli esposti fuori. Io che sono andato a Palermo per assaggiare il panino con la milza avrei anche evitato di protestare se solo il panino non fosse stato molto peggiore di quello che ho poi mangiato 100 metri più avanti da un carretto posto ad un piccolo incrocio di vittorio emanuele, il quale mi ha messo solo carne e no ossicini e scarti (di cui era pieno il primo panino).
Comunque il panino e buonissimo ma vi consiglio di evitare assolutamente Franco 'U Vastiddaru che è scortese imbroglione e non di qualità!
Giovanni

22 Ago 2011 | ore 13:30

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