20
Set 2008
ore 02:45
ore 02:45
Dopo Alitalia fallisce anche la blogosfera
Poiché abito a Campo dei Fiori e questa sera un gruppo di teppisti si è messo a fare gazzarra senza che polizia e carabinieri muovessero un dito, per non dire delle truppe di Alemanno con pistola, mi sono messo a navigare e ho scoperto Mantellini che cita Valdemarin che cita Mazzei che cita... e tutti che parlano della fine dei blog.
Tra le motivazioni la più forte e, dal mio punto di vista, offensiva è che sono diventati giornalisti o aspiranti tali.
Notare che i nomi citati stanno dentro a tutte le classifiche e, anche in questo caso, si citano l'un l'altro pur essendo indicato, nelle critiche, questo come uno dei vizi.
Coloro che scrivono i blog aspirano ormai a buffet, gadgets, viaggi gratis e cotillon, si dice.
Non c'è dubbio, stiamo parlando dei futuri giornalisti e se ci focalizziamo su quelli tra i giornalisti che scrivono di auto, di moda e anche di cibo gadgets, viaggi e cotillon si sprecano.
Ma non vedo la novità, piuttosto mi stupisco sulla fissità di argomenti e interlocutori che caratterizza i soliti noti della blogosfera che dicono di non badare alle classifiche ma la mattina quelle guardano per prime.
Anche io, come Mantellini, mi diverto a fare il mio blog e lo trovo utile e non vado ai concorsi e non dico di votare e non votare per me e provenendo da un mondo dei banchetti, viaggi gratis e cotillon fin dal 1980, già allora non divertenti e non interessanti, oggi sto bene a pane e mortadella - per fare un esempio figurato - e penso che il mondo dei blog sia nè più nè meno una foto dell'Italia.
Tra le motivazioni la più forte e, dal mio punto di vista, offensiva è che sono diventati giornalisti o aspiranti tali.
Notare che i nomi citati stanno dentro a tutte le classifiche e, anche in questo caso, si citano l'un l'altro pur essendo indicato, nelle critiche, questo come uno dei vizi.
Coloro che scrivono i blog aspirano ormai a buffet, gadgets, viaggi gratis e cotillon, si dice.
Non c'è dubbio, stiamo parlando dei futuri giornalisti e se ci focalizziamo su quelli tra i giornalisti che scrivono di auto, di moda e anche di cibo gadgets, viaggi e cotillon si sprecano.
Ma non vedo la novità, piuttosto mi stupisco sulla fissità di argomenti e interlocutori che caratterizza i soliti noti della blogosfera che dicono di non badare alle classifiche ma la mattina quelle guardano per prime.
Anche io, come Mantellini, mi diverto a fare il mio blog e lo trovo utile e non vado ai concorsi e non dico di votare e non votare per me e provenendo da un mondo dei banchetti, viaggi gratis e cotillon fin dal 1980, già allora non divertenti e non interessanti, oggi sto bene a pane e mortadella - per fare un esempio figurato - e penso che il mondo dei blog sia nè più nè meno una foto dell'Italia.
Stefano Bonilli
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be', carina la citazione senza link ;-)
il concorsismo e' una malattia infantile del blogghismo, bisogna starci alla larghissima. (my two euros - per non svalutarmi troppo).
si intona una canzone nuova: "andava meglio quando andava peggio".
che va in sintonia con chi intona il "contuntubo"
Non era cattiveria, il link non funzionava, erano quasi le 3 di notte, ho pubblicato e stamattina ho aggiustato :-)
Cose che capitano.
ma dai; e io che l'ho presa come una forma di coerenza ferrea (tutti 'sti bloggerz che si linkano tra loro..)
:D
Credo che una particolarità molto italiana di questa blogosfera (nel senso che non in tutti paesi è cosi) è che i blog più noti sono quelli che si occupano ... di blog. Insomma c'è un giro di geeks che si autoalimenta, per loro stessa ammissione, leggendosi e linkandosi quasi esclusivamente a vicenda. Per carità, non che lo trovo peggio di tante altre cose, è solo che lo trovo moderatamente noioso. Che poi per il resto dalla blogosfera nascono nuove figure professionali, beh magari, succede ovunque, lo trovo anche giusto e democratico, sempre che il nuovo professionista di turno non si areni appunto al buffet :-)
La 'rivoluzione dei blogger' è stata la vera grande truffa dell'ultimo secolo, altro che i Sex Pistols :-)
La realtà è che finché si fanno numeri minuscoli, inferiori ad un giornaletto di quartiere, è inutile far finta di poter uccidere il Tg5 e Repubblica. Quelli che attirano un minimo di interesse vengono cooptati dall'alto, gli altri continuano ad attaccarsi. Mah...
uffa bonilli questi post disfattisti faccio sempre fatica a mandarli giù! mai che si parli di evoluzione dei blog, sempre e solo di "FINE"...
a me pare invece che dai blog emerga un'italia diversa che senza di questi non emergerebbe di certo.
E poi credo che più che i blogger che diventano giornalisti il problema è che le aziende e la realtà economica della comunicazione non riesce a rapportarsi con i blogger in maniera nuova e li usa e li tratta come giornalisti. Quindi si tratta di educare aziende ed attori della comunicazione ad avere a che fare con i blogger per dar vita ad un nuovo modo di promuovere i prodotti e le idee e farne parlare.
Quindi magari è la fine, ma la fine dell'inizio
accipicchia che pessimismo e che confronti! credo che i blog continueranno sino a che ci sarà il desiderio di confronto, la curiosità che ci spinge a cercare e trovare novità...e forse anche cultura. Condivido il messagio di Andrea Gori abbasso i disfattisti!!!
Non so' chi ci rimette di più nell'accostamento tra blogger e giornalisti, quindi meglio che i giornalisti continuino a fare i giornalisti e i blogger i blogger, sempre che lo facciano bene..
Per quanto riguarda lo scambio di Link che ci vo fà, internet si alimenta di questo e tutti vogliono esserci..
Prima dell'estate avevo partecipato a una tavola rotonda, in Francia, con foodblogger, giornalisti e cuochi in cui alcuni giornalisti sostenevano che il foodblog era morto, esaurito dalle faide (ne abiamo fatte anche noi, tante, come ha ben mostrato kelablu qualche giorno fa, solo che i francesi riescono a fare anche di peggio), e sopratutto che era andato perso lo spirito originale, quello meravigliato, genuino, disinteressato che in effetti era omnipresente nei blog di qualche anno fa.
NB: parlo della francia perché è una blogosfera interessante, sopratutto perché è in anticipo su di noi di un paio di anni.
Dunque, in Francia è successo che i foodblog sono uno dei sottogeneri più popolari, che ce n'è una quantità vertiginosa, e sopratutto, altro che sciampiste, si nota una fortissima velleità personale a emergere e un forte interesse nei foodblog da parte delle aziende e dell'editoria. Un interesse che purtroppo non ha nulla di nobile o di lungimirante: si gioca appunto su delle velleità spesso poco giustificate, così, pur di far stampare il proprio nome da qualche parte il foodblogger si presta a mano d'opera a basso costo per piccoli editori poco scrupolosi, e infatti c'è in giro una bella quantità di librettini e riviste fatte male e velocemente, pur di essere buttate sul mercato. Stessa cosa per le pubblicità sui blog, le aziende mandano campioni e chi li riceve se ne sente valorizzato, molto, e cosi finisce che, nei fatti, c'è gente che quasiquasi si ammazzerebbe per farsi mandare degli campioni di yoghurt (è successo :-). Qui per fortuna siamo lontani da tutto ciò, anche perché la cucina non è fra i primissimi argomenti che interessano (il mondo geek, come diceva oliva, invece lo è, però si autoalimenta), certo, di nuovo, abbiamo avuto scontri & co, abbiamo fatto degli errori (almeno io di sicuro ne ho fatti :-) ma siamo a mille miglia da ciò che succede in francia, anche perché non ci sono tutti questi piccoli editori in giro e perché le aziende ancora non hanno percepito a cosa potremmo servire (e forse, in un certo senso, è anche meglio così :-). Resta che, per me, e forse parlo solo per me ma questo è quanto, finché ci sarà chi si diverte con il mezzo, evolvendo, per conto suo ma anche col proprio blog, non penso che il blog sia morto. Poi che le derive siano tante e i valori solidi pochi, beh, mi sembra evidente, vale ovunque. Quello che forse muore sono le aspettattive di alcuni, quelli che immaginavano rivoluzioni folgoranti e rovesciamenti coperniciani delle sfere d'influenza. Loro magari si sono già stancati di aspettare, mentre le vere rivoluzione, spesso, sono lente e profonde :-)
La polemica e'di lunga data ; piu' su vai nella classifica ( di quelle citate) e meno post interessanti trovi ....tutto qui;
Poi qualcuno dovrebbe decidersi: o giornalista o blogger sono due "mestieri" inconciliabili nella stessa pagina internet...
invece secondo me la rete e' piena di blogger italiani, giovani e meno giovani , molto interessanti e con buone idee.
Boh. Io scrivo sul mio blog perche' mi piace scrivere. Buffet, viaggi vari e cazzi pure non mi interessano. Di quello che scrivono certi tromboni me ne sbatto altamente. Sempre interessante Direttore leggere i suoi post.
Sottoscrivo in pieno quanto detto da DennyCrane.
Io non sono disfattista, io ho ripreso quanto hanno scritto i tre signori citati nel mio post a proposito di Riva del Garda e Blogfest e ho detto che mi sembrava eccessivo quanto dicevano, che mi divertivo ancora a scivere il mio blog e a leggere quei blog che hanno un'anima.
Quanto alle valutazioni sulla morte della blogosfera, essa è semplicemente una foto di questa Italia e non si capisce perché dovrebbe essere diversa e migliore e, come dice la mia buona amica cavoletto, in Francia è molto peggio e comunque, tanto per non smentirsi, loro sono un paio di anni avanti a noi.
e' brutto generalizzare, sono certa che esistono milioni di giornalisti che non pensano ad incensarsi ed ingozzarsi, e qui abbiamo validi esempi, ma quando lavoravo come ufficio stampa, la domanda che mi facevano praticamente tutti i giornalisti che invitavo era se c'era il buffet e che tipo di gadget venivano dati insieme alla cartella stampa. Cosa altro aggiungere? I blog, sono uno spazio libero, e non credo che moriranno tanto presto. personalmente dei premi e degli accessori non mi curo, ho anche tolto la pubblicità dal mio blog, proprio per non avere alcuna forma di vassalismo, almeno in un luogo! Scusate lo sfogo, ma di quel tipo di stampa, che tace quando dovrebbe parlare, e parla quando sarebbe meglio tacere, non ne posso proprio più!
I blogs potranno anche finire prima o poi. Ma la cosa fondamentale, che effettivamente e' cominciata coi blog, e' la possibilita' di comunicare in modo facile, immediato e senza spese, da parte di tutti.
Questa cosa si potra' evolvere in altre forme, ma e' qui per restare.
Come comunicherebbe Bonilli senza questo blog in questo momento? Ci sarebbero alternative altrettanto facili e immediate?
c'è una cosa che mi incuriosisce: perchè poi aspirare a fare il giornalista enogastronomico dovrebbe essere meno commendevole che anelare ad essere, che so, il vaticanista, o il quirinalista, o il fuochista o il linotipista?
a me questa veglia funebre dei blog sa un po' d'affrettato.
PS.: a quando un referendum per l'abrogazione del temibile lemma "blogosfera"?
Mi sono salvato dalla blogsfera, avendola appena appena frequentata tre anni fa ma più per curiosità professionale, lavorando nei media e nella tecnologia, in quel periodo, che per una qualche necessità compulsiva o meno.
Così pure come ho "rischiato" di diventare giornalista, anzi, per meglio dire, ne ho avuto la possibilità e non l'ho fatto, pur con tutti i titoli a posto.
Non nasco gionalista, non credo ci morirò, nonostante possa scrivere in un certo modo, avere dei valori, coltivare interessi ed essermi fatto una discreta coscienza critica e politica, quella che chiamo "chiave di precomprensione dottrinale".
Il giornalista da blog mi fa riflettere, mi sembra una scorciatoia ulteriore per arrivare ad un "titolo" che ha annoverato personaggio di grande valore, senza nulla togliere a chi scrive su internet. Proprio stasera mi hanno mandato un intervento di un personaggio ad un incontro di social business network a Firenze, che è stato caricato su Youtube, deprimente. Adesso, la nuova moda è il Web 2.0, signori, altro che blog. Adesso, è tutto 2.0. Le caratteristiche? L'interazione tra le due parti in gioco. Ah. Perché, prima su internet uno che faceva, guardava le figure e basta?
Boh.
E' che il "mostro" internet, materializzazione virtuale della mostruosa massa umana che vi partecipa, si autodistrugge e si ripresenta al mondo sotto altro nome, solo per dare spazio ai nuovi arrivati che, giustamente (dove sono le faccine su 'sto fregno?), pretendono spazio, visibilità, credibilità.
Internet è solo un cameriere veloce, che porta rapidamente sul vassoio quello che ci metti.
Perciò, cosa ci finisce sopra, così come velocemente arriva, altrettanto velocemente finisce.
Il problema è un altro: mancano le idee, sia culturali, sia di business, e il limite non è su internet, lui è il cameriere. Ma che cavolo combinano in cucina?
@Marco Lungo. Tutta questa deprimente situazione non mi sembra di vederla. O almeno uno la vede se la vuole vedere per forza.
Il bello di sto' fregno, se vuoi, e' prorio che nessuno ti costringe a leggere, ne' tantomeno a scrivere. Ci sono tanti ristoranti, e tanti camerieri, ma mica vado a mangiare in tutti quanti i posti, e poi se non mi va me ne resto a casa con la tazza del caffelatte e biscotti a lamentarmi dei good old times.
Sto' fregno permette a uno come me che si è alzato da poco di controllare le sue relazioni col mondo mentre Max Roach e Abdullah Ibrahim suonano Streams of Consciousness.
Il vero problema è selezionare quelli con cui vuoi avere relazioni vere.
In fondo anche questo è libero arbitrio... :-))
...relazioni vere.....
vuoi vedere che bonilli ha scoperto le chat erotiche?
:-O)
1) Il Giornalismo dovrebbe fare informazione, il blogherismo tutt’al più comunicazione: non è proprio la stessa cosa.
2) I blog più quotati nel panorama enogastronomico sono per buona parte di giornalisti del settore. Che un giornalista debba essere alternativo a se stesso mi pare un poco strambo. Esistono l’eccezioni come questo di Bonilli, molto più blog di tanti altri: poche righe e molte domande e così si scatena la discussione. Che poi i commenti siano insulti è un altro discorso. Ma, come dicevo, è un eccezione.
3) Buona parte dei blog di cucina sono fatti male, da gente che conosce poco la grammatica, con foto pessime e ricette ridondanti. A che servono se non per dar sfogo al proprio esibizionismo?
4) I blog di vino sono in numero nettamente minoritario rispetto i precedenti perché la materia richiede una preparazione e un background diverso, ma la maggior parte sono noiosi.
5) Per fare un buon “prodotto - blog” bisogna scrivere almeno correttamente, ma soprattutto essere preparati; il che significa avere anche tempo e risorse (economiche in primis) che un appassionato difficilmente potrà avere rispetto ad un professionista: se devo parlare di vini diversi o alternativi seguendo logiche diverse, devo pure andarmeli a trovare, no?
6) Nessuno ha ancora capito precisamente cosa caspita dovrebbe essere un blog.
Scusate la lunghezza.
Il giornalismo ha nei blog un terreno di sperimentazione fantastico.
Pochi però usano i blog per quello che sono, cioé uno spazio e un modo di comunicare immediato.
Il blog non é:
un articolo di fondo
un foglio di appunti
uno spazio per fare rese dei conti
un giornale free press
I bloggers sono persone che usano i blogs.
Allo stesso modo si dovrebbero chiamare emailers quelli che usano le email.
La differenza non la fa il mezzo, e le persone che usano lo stesso mezzo di comunicazione non sono tutte uguali. Cosi' se a fare un blog è una persona intelligente, o comunque qualcosa da comunicare, diventa interessante anche per chi lo legge. Altrimenti no.
Se uno è un giormalista professionista e vuole comunicare anche con un blog, è probabile che il suo blog diventerà un punto di riferimento per quel tipo di informazione.
Se è uno è un bischero, bischero rimane anche se apre un blog.
Per me resta un'occasione unica di confrontare i miei pensieri.
paola.
c'è da dire che il suo sta diventando uno dei blog più interessanti della rete e mi stupisce davvero il modo in cui si sta esponendo. Spero continui così....
I blog sono una grandissima risorsa, condivido in toto le parole del cavoletto e sì, i blogger onnipresenti che si autocitano e autolinkano sono piuttosto noiosi.
io quoto Mauro Erro e gianpaolo : siete grandi !
@valentina, missà che ti sfugge qualcosa !
@valerio
per esempio cosa?
"Se uno è un giormalista professionista e vuole comunicare anche con un blog, è probabile che il suo blog diventerà un punto di riferimento per quel tipo di informazione.
Se è uno è un bischero, bischero rimane anche se apre un blog". Sono completamente d'accordo. Non vedo erchè un giornalista non possa essere anche autore di un blog. Io sul mio ci scrivo quel che mi pare, senza condizionamenti editoriali. E chi non è interessato, basta che navighi altrove. La rete è immensa!