19
Set 2008
ore 18:15

Lavori in corso

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lavori_in_corso.jpg

Ogni giorno ci vediamo al bar per discutere. Si, avete immaginato bene, sta nascendo la Factory che cambierà il mondo del food & wine :-))
Ovviamente è una boutade, in realtà stiamo iniziando a ragionare sulla situazione di crisi della ristorazione e sulla crisi economica più generale e quindi ragioniamo e immaginiamo i cambiamenti che intervengono nelle abitudini dei consumatori, cioè nelle abitudini di ognuno di noi.
Se ne avete voglia sarebbe utile capire cosa sta realmente accadendo nel nostro quotidiano, al di là della nevrosi data dalla lettura dei giornali e metabolizzando le scariche di adrenalina che si hanno sul luogo di lavoro.
Per esempio, voi avete cambiato negli ultimi tempi il vostro stile di vita?
Andate a mangiare fuori meno di frequente?
Avete riscoperto l'abitudine del vedersi in casa con gli amici e cucinare e chiacchierare con la Tv spenta?
E per essere positivi: che idee avete per non perdere il piacere del buon cibo e del buon vino?
Buon fine settimana a tutti :-))

FOTO SIGRID VERBERT

commenti 28

Sono un ragazzo di 34 anni che ama cucinare e capisce qualcosina di vino.
Ho sempre privilegiato le cene a casa con amici, con la televisione spenta e magari con un poco di musica di sottofondo.
Il 70% delle volte che mangio al ristorante rimango scontento, perchè sono troppo critico e non sono disposto a spendere più di 30 euro per provare piaceri sublimi, salvo le dovute eccezioni.
Oggi più di ieri la mia cucina è la mia stanza del gusto, l'accesso semplificato a molte materie prime di qualità permette a chi vuole fuggire dalla rutine quotidiana di provare accostamenti nuovi e abbinamenti col vino originali.
Certo se tutti ragionassero come me, non ci sarebbero più ristoranti ma quantomeno si ridurebbe il numero di locali dove ci si sfama e basta.
Inoltre penso che nonostante il business mediatico dell'enogastronomia dell'ultimo decennio, si continua a non saper mangiare e a non capire niente di qualità anche perchè per capirla e averla quotidianamente significa avere un portafoglio ad organetto, cosa non molto reale oggi per la vecchia borghesia ormai piccola borghesia...

19 Set 2008 | ore 18:42

Il discorso di Claudio è un pò il mio, quando devo spendere dei gran soldi per mangiare al di sotto delle mie aspettative nell'ennesimo ristorante che da importanza ai tendaggi o alle sedie invece che a quello che mette nei piatti preferisco acquistare cibi eccellenti ed elaborarli nella mia cucina per la gioia del mio palato e di quello dei miei amici che fanno a gara per essere invitati a cena

19 Set 2008 | ore 19:27

Beh, io al ristorante ultimamente ci vado anche più spesso, ma dipende dal fatto che negli ultimi tre anni, a differenza della media, i miei introiti sono saliti notevolmente :-)
Devo dire però che il rischio insoddisfazione aumenta in ogni occasione e comunque, visto che non sono Berlusconi, due conti ogni tanto me li faccio. Più che altro, sperimento un po' di meno e magari torno in luoghi che già mi hanno soddisfatto per non correre 'rischi'...

19 Set 2008 | ore 19:50

Ah io non vi invidio, a 50 anni mi sono trasferita in Sudafrica, e ci ho guadagnato in salute, e ora assaporo davanti al boma cene condivise sempre in ottima compagnia....cosa ormai diventata dificilissima negli ultimi tempi in Italia. In bocca al lupo per tutto!:)

19 Set 2008 | ore 20:04

Buonasera, mi piace molto l'argomento. Non vado sovente al ristorante, preferisco andare poche volte ma in posti di qualità dove sanno fare ristorazione (non necessariamente cari). I locali nuovi mi tentano, ma ultimamente abbiamo avuto brutte esperienze. Locali accoglienti, pubblicità curata e poi nel piatto cibo orribile ... Si capisce chi fa ristorazione per businnes e chi la fa per passione. Per cui nelle nostre abitudini non c'è più la voglia di provare posti nuovi, e per non sbagliare meglio una buona pizza, o invitare parenti ed amici a casa (visto che mi diverte cucinare). Buon fine settimana

19 Set 2008 | ore 22:24

Io ho sempre privilegiato la riduzione della filiera , quindi il trovare veramente dei buoni prodotti base direttamente dai produttori ad un buon prezzo ( onesto per me e per loro) e buon dio miracolosamente il nostro paese ne e' pieno.
Ristorante poco e quelle volte sempre mangiato molto male ; pizzerie si salvano solo alcune per le qualità del pizzaiolo nell'usare "vera" mozzarella ( anche se rarità).

19 Set 2008 | ore 22:50

...dopo aver letto questi commenti ecco perchè vorrei lasciare il mondo della ristorazione e dei cosidetti gourmet della mutua per lanciarmi nello scintillante mondo del porno...

Mucca

19 Set 2008 | ore 23:34

@mucca: devi ammettere che oggigiorno andare al ristorante è di per sè costoso (non dico "caro" nota bene), se poi si parla di "esperienza" bisogna obiettivamente avere un portafogli gonfio...di carte di credito!! :-) Io da semplice cliente mi sono sempre messo dalla parte dei ristoratori, capisco i sacrifici di chi ha passione, i costi elevati che devono sostenere, ecc.. ma devo anche scontrarmi con le mie spese mensili che spesso mi impediscono di andare fuori a cena quanto vorrei. Quando vado al ristorante cerco locali di qualità, non mi interessa la griffe delle sedie o la marca del tovagliato e delle posate, ma prediligo luoghi animati dalla passione, con un occhio particolare a cucina e servizio più che al lusso dell'ambiente.

20 Set 2008 | ore 00:04

Di ritorno dall'ennesimo ristorante assolutamente buono temo, leggendo le risposte alle mie domande, che i più le abbiano prese come un invito alla diserzione dalla ristorazione.
Errore.
Io chiedevo e chiedo se la crisi è stata elaborata nelle vostre teste portandovi a scelte di vita diverse, a una quotidianità mutata.
Penso che oggi come oggi si abbia voglia del vero e non del finto ristorante, dei sapori e non dei surrogati.
Il prezzo dovrebbe al massimo far aguzzare l'ingegno per trovare il risrtorante giusto per la vostra tasca, non portarvi lontano dalle buone tavole di tutti i giorni.

20 Set 2008 | ore 01:50

Se ne parlava giusto ieri sera, a cena fuori, con amici, davanti a un grandioso baccalà al forno. Il vero lusso (ripeto quello vero, quello che ha a che fare con il benessero fisico e mentale) è ormai quello di godersi la propria casa, invitarvi gli amici, organizzare cene tranquille con prodotti di nicchia, stappando ottime bottiglie. Lo si fa non per risparmiare ma per una migliore qualità della vita, per evitare di uscire e rimanere fregati, per meglio rilassarsi. Si salva solo l'esperienza nel ristorante gourmet.
Io penso che ciò che si definisce crisi non riguardi un mero calo dei consumi ma anche (e fortunatamente) l'inizio di un percorso di acquisizione di una nuova scala valoriale. Insomma meno apparenza, meno fighettume, più attenzione ai valori veri della convivialità, della condivisione, dell'amicizia. Più si è insicuri (e le crisi da che mondo e mondo portano insicurezza) più si cercano rapporti veri. In quest'ottica i consumi non si abbasseranno ma muteranno, alla ricerca del prodotto di nicchia, del particolare, di ciò che è "mio", che mi connota e mi rappresenta e che desidero nel mio intimo condividere con le persone a cui voglio bene.
Gian

20 Set 2008 | ore 10:06

E questo, infatti, sott'intendeva la domanda, far venire alla luce un cambiamento che vuol dire miglioramento della qualità di vita e del quale i ristoratori dovranno tenere conto.
Penso all'Osteria del Sole a Bologna dove si andava portandosi da mangiare e lì si prendeva da bere. Quella scelta interpretava la situazione di allora.
Oggi i nuovi ristoranti-luoghi-del-mangiare che apriranno dovranno strutturarsi a una dimensione quale ha tratteggiato Gian in quest'ultimo intervento.

20 Set 2008 | ore 10:25

Guardo indietro agli ultimi anni qui in provincia di LAtina.
LE massaie genere scomparso, tutta la famiglia fa colazione al bar, ore 12 - 13 assalto alle gastronomie con il cotto da portare a casa .
Prezzi saliti per una ristorazione di massa , dove importante sono le tende e la piscina , cntine in bella vista e poi nei piatti tanta m...........

Oggi ci si lamenta del caro vita , e si cercano locali ancor a buon mercato.
La crisi porta a comprare le offerte dell'ultima ora, ma quanto è diminuita la vendita dei Suv, la telefonia è in crisi?

Spero che mi stia sbagliando, spero che per vero la gente stia ricercando una strada più equa.

Abbiamo fatto le cicale per troppo tempo è giunto il momento di fare le formiche e riappropriarci di certi usi e costumi del passato.

20 Set 2008 | ore 11:11

Intanto, per capire... vedo nella foto (questione di prospettiva?) due tazze da cappuccini e una tazzina da caffè. Lo scontrino però dice che sono stati pagati due caffè e un cappuccino. Che sia uno dei modi per economizzare oggi che la situazione è critica... e Lei è senza lavoro? :-)

20 Set 2008 | ore 13:40

Per quanto mi riguarda, negli ultimi 10 anni le mie serate al ristorante si sono notevolmente ridotte; ormai, avendo la fortuna di saper un po' cucinare ed inoltre di avere amici che come me si dilettano a buoni livelli, preferisco organizzare a turno una bella cena tra amici, a casa, scambiandoci ricette e andando il più possibile alla ricerca di ottime materie prime, cosa che personalmente ritengo la gran parte dei ristoranti non faccia più.

20 Set 2008 | ore 14:01

Rispondo anch'io alle domande, precisa precisa:
(Avete cambiato negli ultimi tempi il vostro stile di vita?)
Un po' sì. Ma non tanto le abitudini alimentari, tranne andare più al mercato, smettere di comprare l'acqua minerale e tenere un diario di quanto e come spendo per il cibo. Più che altro ho cambiato abitudini di altro genere: ridotto l'uso di mezzi a motore e pubblici e aumentato quello della bici. Eliminate le sigarette. Dimezzato l'abbonamento a SKY. Cose del genere, insomma.

(Andate a mangiare fuori meno di frequente?)
No. Prima del 2005 - quando sono stata improvvisamente colta da curiosità gastronomica - non andavo mai al ristorante, tranne in vacanza, e comunque al massimo in qualche trattoriaccia sguelfa. Da allora la mia media è abbastanza stabile, forse persino un po' aumentata sia di prezzo che di frequenza.

(Avete riscoperto l'abitudine del vedersi in casa con gli amici e cucinare e chiacchierare con la Tv spenta?)
Riscoperto non direi. Ogni tanto càpita, ma più o meno come al solito. Perché ci sono giorni in cui mi diverto a cucinare, altri giorni invece mi strapreoccupo che magari non riesca tutto benissimo e allora diventa uno stress e allora preferisco mangiare fuori. Comunque di amici a cui piace cucinare ne ho pochissimi quindi il giro finisce subito, non vale!
p.s. In ogni caso... da quando in qua con gli invitati a casa si accende la tv?! (a meno che il motivo dell'incontro non fosse vedere un film).

20 Set 2008 | ore 23:01

Uscire e vedersi con gli amici è importante. Farlo per bene, in modo rilassato, altrettanto. Sto cercando da tempo di convincere il mio gruppetto a diradare le uscite nella trattoria o nella pizzeria rumorose e senza storia a favore di poche scelte ma buone o del ritrovarsi in casa, specie in autunno-inverno.
E' sufficiente un cibo pretesto: una storia, il ricordo di una gita in comune, un regalo da condividere, l'acquisto condiviso a una sagra, una bottiglia di vino, sono un ottimo modo per stare insieme e trascorrere una serata. Quasi a tema. Poche cose, che dovrebbero ispirare anche la ristorazione: porzioni sufficienti, vino al bicchiere, preparazioni leggere e curiose, meglio una piccola portata in più che una porzione affaticante o una pletora di antipasti.
C'è un problema, però: contrariamente a Gian, per quanto ha scritto in questo post, i miei amici non mi danno ascolto.

20 Set 2008 | ore 23:34

Il mio stile di vita non è cambiato un granchè in questi ultimi anni. Sono sempre stata una che non ha mai speso per cose superflue, sono un pò hippy: non mi piacciono le marche, i mall, i vestiti costosi e i gioielli. Solo buon cibo, viaggi e libri. Per cui continuo a spendere in queste tre cose senza grosse differenze con il passato. L'idea di mangiare a casa magari le stesse identiche cose che mangerei in un ristorante, la vivrei come un sacrilegio. per me sono "cose" diverse: una serata a casa è tale (che poi può essere da sola, con amici o con partner) una al ristorante è altro.

21 Set 2008 | ore 02:24

Buongiorno a tutti,
e complimenti al sig.Bonilli per il suo impegno sul fronte qualità e informazione,
credo che una buona percentuale di italiani abbia cambiato le abitudini per causa di forza maggiore, ma uscire per andare a un buon ristorante (per buono non intendo solo costoso ma con contenuti validi) è sempre un momento piacevole, penso che per un pubblico medio avranno sempre maggiore successo i locali veri, che prediligono qualità e tradizione oppure formule nuove nelle presentazione dei locali e atmosfere ma sempre tenendo d'occhio i contenuti, per un pubblico alto il discorso cambia completamente, a casa si può fare una buona spesa andando da negozianti non improvvisati e niente supermercati, ma comunque uscire e andare in ristoranti dove certi sapori sono unici è meraviglioso, per me vale la pena uscire un po' meno ma non perdere del tutto le buone abitudini, la crisi servirà anche far capire che conviene investire i propri soldi in qualità che in quantità!

21 Set 2008 | ore 10:40

io penso che prima di tutto noi italiani dovremmo ritrovare e ri-imparare il piacere di mangiare con la propria famiglia, cucinando cose semplici, buone che facciano provare quella sensazione di sentirsi a "casa", che da un po' si è perso.. Si va in un supermercato, si prendono prodotti già pronti, fra l'altro spendendo il doppio, si lascia una terrina pronta nel microonde per il figlio che torna da scuola o dagli allenamenti e voilà, fatto.
Credo che finché tante famiglie non riescano a capire quanto mangiare bene è semplice e salutare, sia inutile di parlare di buona ristorazione. La mia non è presunzione, ma credo che il 50% degli italiani non sappiano affatto distinguere qualcosa di buono in un ristorante da qualcosa che non lo è..secondo voi sbaglio?

21 Set 2008 | ore 12:45

@ Cecilia
Sì sbagli.

21 Set 2008 | ore 16:38

@Cecilia,
Sì sbagli. Non è il 50%, è l'80%!

21 Set 2008 | ore 16:55

Il problema, Gumbo, è che di quell' 80% , la stragrande maggioranza non ne è consapevole, anzi pensa di saper distinguere e pontifica: annusa, spizzica, mugugna, c'è troppo sale, c'è poco burro... Poi a casa mangia col microonde.
Perchè vorrei aggiungere che provare a cucinare è un bel modo per farsi una cultura, accogliere amici, interessare i figli neghittosi, fare anche dei bei bagni di umiltà: purtroppo, almeno per me, cucinare è fonte di stress, di assurda ricerca di una perfezione che nessuno ti chiede di raggiungere e nemmeno sei in grado di ottenere, di liti in famiglia. L'uomo in cucina è spesso insopportabile, ma sapendolo fare, il ritorno in cucina, uomo o donna che sia, sarebbe una buona risposta al post del direttore.

21 Set 2008 | ore 19:02

La crisi c'è ma spesso non e ne rendiamo conto! Ricordo la corsa agli acquisti dopo la 1 guerra del golfo. Ero a Bologna da studente...le persone anziane compravano farina, zuccchero, uova! Le coppie giovani quintali di yogourt "vita snella", decine di bottiglie di brandy ed altre cose inutili! In quest giorni di crisi economica io ho cambiato leggermente le mie abitudini:
1) solo benzina sel service
2) meno tlefonate ed sms
3) contatto via mail aziende che vendono direttamente senza passare per distributori! Anche vini! Recentemente ho avuto una price list da Dr. Loosen davvero competitiva!
Ciao Raffaele

22 Set 2008 | ore 10:35

Io ho cambiato le mie abitudini da quando ho un lavoro diciamo "fisso" e, siccome "non tengo famiglia", preferisco godermi quel po' che guadagno, vale a dire investo i soldi nelle mie passioni che tanto accantonare non serve a nulla, considerata la precarieta' della vita. Tra le passioni, c'e` quella della cucina, c'e` sempre stata, ma i miei gusti sono mutati da quando ero bambina...ci mancherebbe che non fosse cosi'. Ho sempre approfondito la materia, mi piace conoscere ingredienti insoliti e sperimentare nella mia cucina e nelle cucine altrui.
Certo non posso permettermi lo chef stellato tutti i giorni, alcuni non li provero' mai, ma piuttosto che uscire tutte le settimane e consumare menu mediocri, preferisco farlo una volta al mese e provare qualche buon ristorante. Finora, se ho speso, sono uscita sempre soddisfatta.
Degustare certi piatti per me e` davvero appagante, dei piccoli regali che appena posso mi concedo.
Pero' la situazione non e` affatto rosea.

22 Set 2008 | ore 13:35

Che bei pensieri ...

Io ho un lavoro precario ma non da fame. Diciamo un contratto nuovo ogni anno, ma sempre nello stesso posto da quattro anni. Data la relativa stabilità ed un po' di disfattismo dovuto al desiderio di avere un lavoro riconosciuto...
al buon cibo non rinuncio. Per me buon cibo significa cibo genuino, vicino caso, economico e non ma mai costosissimo. Significa anche cibo che posso preparare da me. Quindi invitare gli amici a cena è una delle "uscite" più gradite della settimana.

Per i ristoranti, ci vado 1-2 volte al mese sempre con amici/amiche. Ma tenga conto che fino a due/tre anni fa non andavo mai al ristorante e che in famiglia si va in pizzeria una volta all'anno.

Insomma, dopo anni di ristretezze vivo la crisi economica quasi all'incontrario. I risparmi fatti mi consentono un po' di libertà.

Sulla TV, è rigorosamente spenta se ho le amiche a cena, ma devo ahimè ammettere che spesso è accesa quando ceniamo in coppia. Spesso a causa proprio della stanchezza da lavoro.

L'unico lusso che mi concedo è una rivista di cucina al mese, lusso perchè le ricette rischiano di essere sempre quelle e perchè c'è internet...ma è uno svago.

22 Set 2008 | ore 14:15

io vado meno a cena fuori, anche se qualche volta mi manca questa cosa.
spesso inizio a sentirmi pur ein colpa quando vado a fare colazione al bar.
che poi sto a Gubbio, città piccola, con prezzi abbordabili rispetto ai grandi centri. ma per un ragazzo che ha 400 euro per il servizio civile, 3 euro al giorno per una ventina di giorni lavorativi, finiscono per significare una fetta rilevante dei pochi soldi che si hanno. e allora mi faccio un dolce a casa e me lo porto in ufficio

23 Set 2008 | ore 17:37

Negli ultimi 10 anni il potere di acquisto del mio stipendio(che è sempre lo stesso) è molto diminuito. Io faccio l'impiegata sono laureata non ho altre entrate, questo lo dico per darti l'idea della fascia d'italia che rappresento. E' quindi evidente che i miei consumi hanno subito una flessione. Quando posso vado a cena fuori, meno di prima, preferisco informarmi sul ristorante, evito di andare in posti sconosciuti, e tendo a tornare in posti che mi hanno soddisfatto. Anche a costo di fare una gita in toscana... dove ho trovato un paio di ristoranti interessanti. Riguardo all'incontrarsi a casa quello è un piacere che non è cambiato, e come potrebbe! Io non perderò mai il piacere del cibo e del buon vino, è una cosa che si ha dentro. Proprio per questo mi informo, per non buttare soldi in cene da dimenticare!!! Spero di esserti stata utile. In bocca al lupo.

26 Set 2008 | ore 10:24

Sono una ristoratrice e questa riduzione del nostro potere d'acquisto sta come una spada di Damocle anche sulla mia testa. E allora ti chiedi che cosa puoi fare per dare sempre al tuo cliente un buon motivo per tornare da te. E non è semplice ma noi abbiamo una filosofia riassunta in 3 punti offrire prodotti di qualità in un menù che varia spesso comportarci nella maniera più professionale possibile e servire il tutto con un ottimo rapporto qualità prezzo. Purtroppo solo a mezzogiorno. Spero di trovare un locale così anche per la sera. Per trovare la piacevolezza e il calore di casa fuori dalle mura domestiche e non dover riassettare!!!

27 Set 2008 | ore 10:53

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