28
Ott 2008
ore 11:00

Il Salone in 4 sorsi

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vino3_s.jpg

Il Salone era pieno.
La domenica, si sa, arriva gente da un po' ogni dove e quindi noi siamo scappati per pranzo.
Questo post potrebbe anche chiamarsi "Torino-Pollenzo in taxi".
Equipaggio formato da un ex direttore, da Dario Laurenzi e dalla fotografa.
Conto finale 72 euro divisi per 3.
Si può fare.
La meta era Guido, la tranquillità e bellezza di quel ristorante, la gentilezza di Piero Alciati, l'incredibile cantina.

Il post è scritto da Dario, uno dei migliori giovani manager del pianeta cibo ma prima uomo tuttofare di Gusto di Piazza Augusto Imperatore a Roma, uomo del vino di quel bel ristorante-enoteca-luogo di incontro di noi appassionati.
Un locale che ha segnato una svolta... ma sentiamo cosa dice Dario:

DARIO: "Quando ho deciso che avrei fatto questo mestiere ho fatto un lungo giro in Langa per capire i costumi e la cultura di queste terre nei confronti della tavola - dice Dario -
e di Piero il primo ricordo è una premiazione alla cena 3forchette al Hilton, era da poco morto Guido e lui e Lidia vennero a ritirare le loro 3forchette e tanti applausi, al tavolo con me c'erano i soliti disfattisti che già li davano per spacciati senza la forte guida del loro Guido, e invece oggi vedere Piero è la risposta a tante incertezze e dubbi, lui è la figura dell' oste in chiave contemporanea, con una capacità di adattarsi a clienti, situazioni e atmosfere.
Piero rappresenta per chiunque di noi vuole crescere in questo nostro mondo un punto di riferimento.
Grande padrone di casa, simpatico e divertente ma discreto, lo capisci con poco, passo attento guarda sempre negli occhi i suoi che lo cercano con lo sguardo per coglierne un suggerimento, un po come i grandi centrocampisti non corrono loro ma fanno correre la palla....da quando Guido ha lasciato il timone Piero ha fatto una serie di scelte difficili che in tanti hanno criticato, dall' unirsi con un altro ristoratore lasciando lo storico posto per credere nella scommessa di slow food, introducendo un cambiamento dell'offerta dei piatti - entra il pesce - al diventare il braccio armato della ristorazione di Eataly del funambolo Farinetti, insomma per l'ennesima volta lo davano per spacciato dopo aver ereditato il grande ruolo di un grande padre. e invece eccolo qui davanti a noi, un grande oste che ci fa bere quattro grandi vini messi in una sequenza furba e spietata e che nel frattempo riceve sms da Tokio e da Torino-Eataly dove centinaia dei suoi sgambettano stappano e cucinano per migliaia di persone.
Tu uno cosi te l'immagini seduto su una scrivania tra fax, video e telefoni....".

STEFANO: E' vero, io che sono molto più vecchio mi ricordo quella famiglia formidabile, un ragazzo giovane, Piero, appunto, e il grande maestro, Guido, che ha insegnato a chiunque faccia oggi qualità.
E alle spalle la grande donna della famiglia, Lidia la cuoca-mamma.
E quando le cose stanno così non si può scomparire perché muore Guido...

vino2_s.jpg 

DARIO: "Piero arriva con una grande bollicina rosè, Gosset, bella fine elegante, con le cialdine di pane al sesamo che sgranocchiamo, sono divine....
ma la volpe sta solo preparando il colpo, ci serve un Barolo Cavallotto 90, perfetto, leggermente maturo, ma in linea con i suoi 18anni, al naso austero, tipico, respiri Langa e mani ruvide che vanno per vigne, vivadio niente tecnicismo....a tavola compare un grande vitel tonnè e un irraggiungibile finanziera, commovente!!! probabilmente una delle più buone cose mangiate ultimamente, un capolavoro."

STEFANO: Interrompo il racconto e mi inserisco di nuovo per dire che la finanziera di Guido è IL PIATTO, monumento alla e della finanziera e se non l'hai provato qui non puoi capire l'anima di questa ricetta imperdibile.

vino4_s.jpg

DARIO: "E qui la volpe piazza il colpo, arriva con l'ennesima brocca di Barolo, stavolta scende in campo uno dei pezzi della storia degli anni d'oro del vino, Sandrone 90 Cannubi, un vino grandioso setoso e succoso, lungo e ampio ma soprattutto un vino pronto e allo stesso tempo da lasciare ancora in cantina perchè fermo nel tempo, un po come i grandi di Bordeaux. I piatti si susseguono, compare il tartufo, uno buono e uno strepitoso, di cui diverse lumache avevano approfittato visti i tanti buchi....uova al tegamino e con polenta, quando ormai la volpe ci ha portato alla sua tana e ti sembra di non poter più chiedere altro ecco che la saggezza dei padri torna a farsi sentire, Barolo 67 Serravalle Prunotto, credo l'unica volta di Prunotto a Serravalle, fortune di chi non ha vigna e compra....ma solo il meglio, al tempo chi si prendeva la responsabilità di girare tra vigne e mediare era un piccolo ma grande signore, Beppe Colla, uno che ha fatto la storia di queste terre."

STEFANO: Io mi ricordo Beppe Colla nel 1986. Era l'anno del metanolo, il mondo del vino era a pezzi e io lavoravo per Di Tasca Nostra, la trasmissione di Rai2 che era diventata la paladina dei consumatori.
Sono andato a intervistarlo e lui, piemontese elegante e austero, a un certo punto ha pianto ma io quelle lacrime le ho tagliate in montaggio perché mi sembrava una violenza a un autentico dolore.

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DARIO: "Questo Barolo è un vino incommentabile, un anno meno dei miei e con tante cose da dire, rigoglioso ricco di estratti, lo bevi e ti riconcilia con il Piemonte e con le tante forzature e storture bevute in giro negli ultimi dieci anni, e poi per me si chiude un po' un cerchio in questo mio pranzo di ricordi, emozioni, e riconoscimenti, il vino che mi ha fatto innamorare di questo mio mestiere è proprio un vino di Prunotto, Nebbiolo Occhetti Riserva 78...."

STEFANO: Non è stato un pranzo dalle grandi bottiglie ma un viaggio nel tempo anche perché questi vini non sono in carta ma ci sono.
Il grande vino ti prende per mano e ti seduce sia che tu lo viva da esperto sia che tu lo beva da neofita.
Oggi si sta tornando con i piedi per terra e il vino è uno di quei prodotti che emoziona e evoca, che racconta un territorio e delle storie.
Purtroppo è un mondo che comunica male, prima era retorico oltre il tollerabile, oggi ha preso, troppo spesso, gli accenti del prodotto di lusso.
Il vino è il vino e come un grande libro ti racconta storie e noi ve ne abbiamo raccontata una.
E speriamo che vi abbia lasciato un buon retrogusto :-))

FOTO SIGRID VERBERT

commenti 39

quando si bevono certe bottiglie di langa come si fa a non ammettere che il nebbiolo è il più grande vitigno del pianeta?? simile per tradizione e passione solo ai grandi pinot neri di borgogna, ma capace di emozioni vibranti come nessun' altro!!!!
il paradiso esiste sulla terra e si trova nelle langhe...
un barolista convinto e romantico

28 Ott 2008 | ore 12:20

Direttore i 72 euri diviso tre sta a significare che i vini erano offerti immagino, meglio precisare, sa per noi mortali che il vino lo paghiamo e magari ci illudiamo che a Pollenzo ci sia la cuccagna. Sul ristorante tanto di cappello, ci sono stato due volte, posto splendido e cena notevole, concordo sulla capacità innata di Piero Alciati di accogliere i clienti.

28 Ott 2008 | ore 13:16

@Alberto Tonello
Direttore i 72 euri diviso tre.....
io penso ci si riferisse al taxi!
Pier

28 Ott 2008 | ore 13:44

...a tavola compare un grande vitel tonnè e un irraggiungibile finanziera, commovente!!! probabilmente una delle più buone cose mangiate ultimamente, un capolavoro."

STEFANO: Interrompo il racconto e mi inserisco di nuovo per dire che la finanziera di Guido è IL PIATTO, monumento alla e della finanziera e se non l'hai provato qui non puoi capire l'anima di questa ricetta imperdibile.


La fortuna è di abitare a meno di 1/2 ora di auto; altra fortuna quella di poterci andare cinque o sei volte l'anno; il rito perenne quello di sognare ogni volta con quella finanziera. Che brividi!
Saluti
Pier

28 Ott 2008 | ore 13:53

Oggi davanti a Eataly c'era un vecchio camion con le scritte Barolo Prunotto. Ora mi collego e c'è questo post. Deve essere il vino del giorno.

p.s. Oh la prossima volta invece del taxi a 72 euro, chiamate me che vi presto senza problemi la macchina per un paio di bicchieri di vino! ;-)

28 Ott 2008 | ore 14:48

Fuori tema - ho appena visto su raisat-gamberorosso una vecchia trasmissione, "tutti pazzi per ...i tortellini". C'era lei direttore, con Susy Blady, Giovanni Rana ed altri. Il passaggio sui tortellini alle feste dell'Unità é stato un po' nostalgico, di un'Italia che forse non esiste più. Non per rinnovarle il suo dolore (che rispetto e condivido), ma penso che per il Gambero Rosso televisivo sarà difficile fare tv con lo spirito che la sua presenza, dietro e davanti le telecamere, determinava.
p.s.: mi sa che la vedremo ancore in altre puntate registrate. Cordiali saluti

28 Ott 2008 | ore 15:11

più che altro non sivede sto nuovo corso del canale. Tutto cambi perchè nulla cambi?

Ad Majora

28 Ott 2008 | ore 15:15

@ Tonello
Capisco che sia necessario sapere il prezzo di tutto ma in questo caso il testo stesso del post escludeva la precisazione del prezzo visto che eravamo a casa di un amico - e non al ristorante anche se lì stavamo seduti - e perché abbiamo bevuto vini che non sono in carta ma meritano un racconto.
Comunque i 72 euro erano il costo di Torino-Pollenzo in taxi.

28 Ott 2008 | ore 17:17

grazie direttore, un emozione bella da vivere e da rileggere.
una nota il camion davanti a eataly era Borgogno, ultimo acquisto by farinetti....

28 Ott 2008 | ore 18:46

Ah grazie della precisazione riguardo il camion che pensavo fosse un relitto da museo. Avevo dubbi - perché sbaglio tutti i nomi delle persone e dei vini - ma i caratteri della scritta mi sembravano simili e ho subito fatto una figuraccia! Eh, pazienza.

28 Ott 2008 | ore 19:18

MA PENSATE A CHI CON IL COSTO DI QUEI "4 SORSI" CI CAMPA UN MESE!!!

28 Ott 2008 | ore 20:44

già oggi posso dire ex direttore il numero del gambero rosso firma con il nuovo direttore e l'editoriale direi commovente mi piacerebbe sapere se bonilli l'ha letto e il suo commento. Certo un commento sul suo blog da parte di cernilli non sarebbe male...odia i blog!!! ;)))

28 Ott 2008 | ore 21:23

Ehi, tipo nuovo, vedi di non scopiazzarmi il nickname che già c'è gente che si confonde così!

28 Ott 2008 | ore 21:23

Le langhe hanno un sapore particolare... soprattutto in questo periodo... ed io mi sono ubriacata a leggervi... :-)

28 Ott 2008 | ore 22:02

Un post che è un pezzo di giornalismo vivo, ben scritto, ben montato. Tutto il contrario di quegli articoli anodini, inerti che son o calchi venuti male di cose già scritte e risapute o penose veline passate dalle pro loco e dalle aziende. Quegli articoli, quei reportage che infestano pagine e pagine di riviste del settore senza far venire fuori gli uomini e la natura che stanno nei cibi e nei vini. Bravi.

29 Ott 2008 | ore 09:46

Allora: sabato sera fino alle due di notte a cena nella "trattoria" di Davide, domenica a pranzo (senza colazione?) a "casa" di Guido, oggi alle 15 e alle 23 a mangiar tortellini con Susy Blady... insomma dura la vita...
Ho letto e riletto il post, con gusto, è il caso di dire: storie, persone, emozioni, spessori, colori, riflessi e quelle foto di luce ottobrina piemontese...

29 Ott 2008 | ore 10:12

Concordo con Fabrizio: un gran pezzo giornalistico, complimenti! E la cosa fantastica è che potrebbe essere letto come un ''redazionale'' sotto mentite spoglie... Insomma, diciamola tutta: uno legge e corre ad acquistare un Gosset Rosé, che è l'incipit della degustazione. Mentre da un punto di vista comunicazionale la parte del leone la fa Prunotto. Ed Albiera ringrazia!

29 Ott 2008 | ore 10:35

...storie, persone, emozioni, spessori, colori, riflessi e quelle foto di luce ottobrina piemontese...

E' la nostra stagione. Autunnale e sorniona avvolta da umide nebbie alternate ad ancora calde giornate di sole che accendono i mille toni di verde rosso e marrone là sulle dolci colline e verso le ampie pianure; sullo sfondo la corona di Alpi già marezzate dai primi spruzzi di neve. Anche la gente risente di quella luce sia nelle città sempre operose ma ora in cerca di un nuovo futuro post industriale che sappia valorizzare terziario, servizi, turismo, arte e sia nella campagne dove più che mai ci si riorganizza per farle diventare strumento di vita invece di sola ricerca di evasione. Il passaggio obbligato attraverso le sue tradizioni, la sua gastronomia divenuta non solo più fatto regionale ma laboratorio e fucina di novità, di sperimentazione per guardare al nuovo attraverso l'antico. Una sfida per noi "bogia nen" così lenti nel partire ma così difficili da fermare quando in ogni nostra emozione cominciamo a sostituire la diffidenza con la fiducia, l'invidia con la cooperazione, il pregiudizio con la libertà di pensiero. Un posto da visitare per le sue grandi risorse, un popolo ormai eterogeneo forse non facile da capire ma che ha saputo affrontare le grandi immigrazioni creando vera integrazione dove freddezza e riserbo sono solo retaggi più apparenti che sostanziali. Sono profondamente figlio di questa terra pur non perdendo mai lo spirito critico che ne sviscera i nostri, miei tanti difetti e non stento a confessare che a volte vorrei andar via più che da una Regione da uno Stato che mi pare divenire sempre più piccolo, ottuso, ripiegato su personalismi e privilegi a tutti livelli dal jet di stato al “conosco uno che…”-Poi torno dalla Langa, o dal Monferrato, e vedo quei filari quei colori quel cielo; vedo quelle case, quei paesini, quei castelli e tanto di quel che Massobrio definisce Umano Piemonte. Allora torno a casa ed aspetto la prossima volta, il prossimo telegiornale,la prossima delusione
Pier

29 Ott 2008 | ore 11:10

siete in grande forma..
bello leggervi
:)

@bonilli
riusciamo prima o poi a scrivere qualcosa sul nostro "ruolo"?
Intendo: è possibile sempre questa storia dei soldi, della cassa… sempre così “tera-tera“, come dicono a Roma. Con un post bello, intimo, forte e sincero come questo perché sempre quei commenti inutili sui 72 euri??

Io non ho un euro, lavoro da 12 anni in questo settore, e a volte qualche chef (che nel mentre ti è diventato amico) ti offre un vino, una cena. Succede e io, che sono sui 1200 euri al mese (quando va bene), qualche volta accetto. Con piacere, riconoscendo l’affetto e anche la voglia dello chef di sapere il mio parere. Poi scrivo, racconto e soprattutto allargo lo "storico" della mia esperienza sensoriale e gustativa. Negli anni, questo "Lego" di esperienze mi permette di tentare di capire un piatto e di raccontare un'emozione.
Aggiungo che in quei casi (che comunque rappresentano il 20% del totale cene) le ore di chiacchere successive con lo chef a parlare di cucina non servono solo a me. Negli anni con alcuni chef vicini ho fatto critiche che poi hanno cambiato piatti, cotture e tecniche. Ad alcuni amici ho assaggiato impasti, suggerito temperature, fatto critiche talmente pesanti che alla fine quel piatto è stato tolto dalla carta.
Insomma il critico (ma siamo “critici”, noi??) è in osmosi con la cucina e con chi ha voglia di confrontarsi con un palato pensante, non solo con un cliente pagante.
A Ferran Adrià al Salone ho chiesto (e tra l’altro stasera magari riesco a pubblicare il video) chi sono io? Lui ha risposto “analista del cibo”, non giornalista, critica ecc e questo è l’ultimo mattoncino Lego che aggiungo.

29 Ott 2008 | ore 11:41

@ Gumbo Chicken
Va bene così il nome?

29 Ott 2008 | ore 12:07

tornato! :)
@ENZO CASSANO, no per favore no. Le dichiarazioni di nostalgia per i tortellini alla festa dell'unità significa perdere ulteriore elettorato. Meglio il silenzio, credimi. :)))
@GIUMBO furbetto/a
amiamo indebitarci x 4 bicchieri di vino. Allora?

29 Ott 2008 | ore 12:15

Tra ieri e oggi siamo passati, parlando di approccio alla tavola, da Gardaland all'analista del cibo: mi sembrano due estremi, uno troppo divertito, l'altro troppo freddo e compreso nel ruolo. Entrambi, però, accettabili se non si dimentica un aspetto secondo me fondamentale: la partecipazione emotiva.
Divertirsi con rispetto, analizzare anche divertendosi, sia l'avventore un semplice appassionato o un professionista, anche così appassionato, costruttivo e ..."affamato" come Elisia.

29 Ott 2008 | ore 12:24

A me il racconto è piaciuto, perché è come il racconto di una serata fra amici - come nel post precedente.

Però tu ora parli dal punto di vista di chi ha tante chiavi di accesso a cose che noi "normali" quasi sempre possiamo solo guardare da lontano. Oh, hai appena elencato una sfilza di cose che per noi noncritici sono inarrivabili - tranne rarissimi casuali occasionali eventi...che i nostri commenti partano da punti di vista diversi è il minimo!

Poi che si possa fare a meno di portare tutto sempre sul piano degli euri sono d'accordo; ma io ad esempio gli euri li ho nominati perché erano di taxi - e come mezza battuta ma anche mezza seria - io veramente avrei offerto l'auto in cambio solo di un paio di bicchieri di vino.
Adoro assaggiare (anche se è meglio che non ne parli, perché sbaglio tutto) e ben venga il baratto per ottenere qualche delizia senza svenarmi! :-)))

p.s. tipo nuovo, pseudogiumbo ma che vvuoi da me? Cercati un altro nickname - questo con tutti i possibili modi sbagliati di scriverlo è mia esclusiva proprietà!!

29 Ott 2008 | ore 12:27

scusate, confusione, il mio intervento precedente si riferisce @qoca (tranne il p.s.)

29 Ott 2008 | ore 12:29

Non comprendo la differenza tra normali e non?
Mi piacerebbe (post a parte)leggere testimonianze non aneddoti! Altra cosa: se il piacere non ha regole fisse, non le ha nemmeno la comunicazione di settore, sbaglio?
Grazie!

29 Ott 2008 | ore 14:28

@stefano buso, sulla differenza con il cliente normale...dici a me? Mi rendo conto di aver scritto cose molto confuse. Quindi, riavvolgo e provo a rispiegare.

Il modo in cui sono state raccontate le esperienze di questo post e di quello precedente mi hanno trasmesso l'impressione di una simpatica serata fra amici, come potrebbe capitare a chiunque - anche se magari con amici meno famosi e piatti e vini meno strabilianti; non l'avevo percepita come qualcosa di molto distante dal mio mondo.

Ciò che ha scritto Elisia (non so perché) improvvisamente invece mi ha fatto percepire un abisso tra l'esperienza di chi nel settore ci lavora e che ha accesso a una serie di cose che io non immagino neanche (cene in quantità, chiacchiere, scambi di opinioni...le cose che ha elencato insomma). E solo a quel punto ho pensato anche che, certo che i commenti tera-tera sui soldi rovinano la poesia (lo penso davvero eh!), però è anche vero che se ad alcuni -come lei- omaggi e chiacchiere capitano soloil 20% delle volte, alla maggior parte degli appassionati non capitano mai o quasi mai. Il punto di vista del cliente qualunque è diverso da quello di chi lavora in campo enogastronomico e vede questo mondo da dietro le quinte e forse non è strano che questi due mondi spesso fatichino a comunicare.
(non sono sicura di essere riuscita ad esprimere quello che mi era venuto in mente, ma meglio di così non so fare).

29 Ott 2008 | ore 15:16

Il merito del post di Bonilli, di questo come di altri, dal Lazzari fino a Davide, è, secondo me, non farti percepire, leggendo, che tu non avrai mai quel privilegio. Non ci pensi, leggi, magari ammirato, magari invidioso, ma accetti la tua posizione di appassionato e lettore.
Questo perchè non si parla addosso, non fa riferimento alla conventicola, non se la canta e se la suona da solo, insomma è onesto: ragazzi, io sto qua e ve lo racconto, se vi piace.
Da qui anche la sorta di stupore incredulo della Verbert che nel giro di un anno ha incontrato alcuni tra i più grandi chef del mondo e quasi tutti dietro le quinte. Eppure la Verbert ci mette del suo come intensità e pulizia delle immagini.
Ecco, io non soffro di distanza rispetto al professionista: ne prendo atto. Credo anzi che quel che conta siano le emozioni e forse, sebbene ad un altro livello, leggendo potrò imparare a coglierne anche di mie, in altri contesti, ma forse altrattanto appaganti.
Detto questo, mi sembra ambiguo e non del tutto comprensibile il commento di Elisia: non capisco se cerca di individuare il ruolo del professionista in quanto "raccontatore" e allora come Bonilli, deve farsi ponte di emozioni, oppure se rivendichi una ulteriore separazione rispetto al cliente normale, spero non in termini di pagare il conto o meno, ma per necessità di scambio di impressioni che fanno crescita culturale sia del cuoco che del critico. E in ogni caso con privilegi ed opportunità sconosciute ai più.
Non ho soluzioni, ma credo che la differenza sia tra fare pagelle e raccontare storie.

29 Ott 2008 | ore 16:23

Aggiungo: un analista del cibo, al termine dell'analisi fornisce risultati numerici, quindi pagelle. Al giornalista scrittore i numeri non servono.
A meno che per analista non si faccia riferimento ad una sorta di psicologo del cibo e allora ci sarebbe da divertirsi davvero.

29 Ott 2008 | ore 16:28

Insomma per uno che può 1000 che sbavano...

29 Ott 2008 | ore 16:38

il mio era un commento a sostegno del "raccontatore", del " ponte di emozioni".
Insieme ad una riflessione interna, sul ruolo, visto che sembra sempre che i cosiddetti "professionisti" sono degli spocchiosi privilegiati che non pagano il conto.

Non rivendico niente.
Io??

29 Ott 2008 | ore 16:48

Ok, chiaro, e con piacere.

29 Ott 2008 | ore 17:25

@fabrizio/elisia,
E quindi, l'analista del cibo... nel senso come un matematico, un programmatore, uno psicanalista, qualcuno che genericamente analizza qualcosa oppure...?

29 Ott 2008 | ore 17:29

Sul dizionario vedo che in spagnolo analista è (anche) chi scrive annali, quindi se fosse questo il senso, alla fine si ritornerebbe al raccontatore. Più in tema di così.

29 Ott 2008 | ore 17:36

Beh, a questo punto bisognerebbe chiedere ad Adrià, che in quanto ad anlisi ed analisti, sia biochimici che psicologici, non scherza affatto.

29 Ott 2008 | ore 17:37

Oh, c'è da leggere il Manifesto Programmatico del direttore, nel post successivo, che tira le fila del discorso.
p.s. anlisi = analisi

29 Ott 2008 | ore 17:39

Bene ragazzi, ho letto con interesse i vostri commenti. Permettete una semplice considerazione: analista del cibo cosa vuol dire? E' troppo riduttivo per chi si confronta con il cibo tutti i giorni, elemento in continuo cambiamento progressivo. La sequenza proposta da qoqa elisa potrebbe anche essere suggestiva, ma solo come posizione progettuale. In pratica non è così. Poi, sollecitando la memoria, a chi non è mai stato offerto un pranzo o una cena? Anzi, non significa nulla se il giudizio finale è obiettivo, casto e appassionato. Anche dinnanzi al più freddo dei menu si dovrebbe esser distaccati ma non analisti se non altro per evitare una confusione di ruoli...

29 Ott 2008 | ore 17:50

l'analista lavora più sui raccordi (credo), sull'individuare i legami delle cucine, degli stili, sul suo evolversi a partire non solo dall'esperienza di una cena (cosa che un critico spesso fa) ma individuando il linguaggio, la tecnica, lo stile di un piatto in chiave più ampia, storicamente, artisticamente e emozionalmente e perché no anche personalmente. Sottolineo "credo" perché sulla definizione criptica di Ferran Adrià sto ancora pensando.
Bello, quindi, pensarci insieme.

30 Ott 2008 | ore 00:21

Per essere sintetico....

Io nel Salone ho visto.....

30 Ott 2008 | ore 00:50

Oh per me è divertente confrontarsi sulle interpretazioni e sui ruoli, indipendentemente da cosa intendeva dire veramente Ferran Adrià (oppure Adrian Ferrà, comeho sentito l'altro giorno..huah!!). Da un altro punto di vista mi ricorda un po' le elucubrazioni dei critici d'arte delle opere - che magari in realtà sono uscite così per caso e non hanno alcun significato recondito! :-)))

30 Ott 2008 | ore 10:41

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