12
Ott 2008
ore 19:10
ore 19:10
Inventare il futuro
PENSARE AL DOMANI
Leggere gli interventi che sono stati fatti nel post precedente e in quelli problematici dei giorni e mesi scorsi è consolante perché si avverte che noi italiani abbiamo una storia vera.
Anche se in questi trenta o quarant'anni di ricchezza e cambiamenti può sembrare che ce ne siamo dimenticati, la nostra resta ed è una storia popolare di una cucina popolare, del campanile, neppure del territorio, no, proprio una cucina dei prodotti della comunità, delle persone che vivono insieme e hanno/avevano uguali abitudini e tradizioni.
Gli ultimi venti anni hanno apparentemente spazzato via tutto: la televisione, i valori dominanti riscritti, gli occhi ai modelli stranieri, la scomparsa della politica, l'immigrazione e molto altro hanno contribuito a cambiare il panorama dell'Italia, anche a tavola.
Ma non a cancellare il nostro grande patrimonio di tradizioni alimentari, i mille prodotti, la nostra storia e la nostra parsimonia contadina.
Ancora oggi gli italiani hanno indici di propensione al risparmio tra i più elevati del mondo.
Ancora oggi gli italiani hanno nel loro Dna una cucina immediata e povera.
Per questo penso che noi sapremo affrontare meglio di altri una crisi così profonda e dagli esiti sconosciuti.
Leggere gli interventi che sono stati fatti nel post precedente e in quelli problematici dei giorni e mesi scorsi è consolante perché si avverte che noi italiani abbiamo una storia vera.
Anche se in questi trenta o quarant'anni di ricchezza e cambiamenti può sembrare che ce ne siamo dimenticati, la nostra resta ed è una storia popolare di una cucina popolare, del campanile, neppure del territorio, no, proprio una cucina dei prodotti della comunità, delle persone che vivono insieme e hanno/avevano uguali abitudini e tradizioni.
Gli ultimi venti anni hanno apparentemente spazzato via tutto: la televisione, i valori dominanti riscritti, gli occhi ai modelli stranieri, la scomparsa della politica, l'immigrazione e molto altro hanno contribuito a cambiare il panorama dell'Italia, anche a tavola.
Ma non a cancellare il nostro grande patrimonio di tradizioni alimentari, i mille prodotti, la nostra storia e la nostra parsimonia contadina.
Ancora oggi gli italiani hanno indici di propensione al risparmio tra i più elevati del mondo.
Ancora oggi gli italiani hanno nel loro Dna una cucina immediata e povera.
Per questo penso che noi sapremo affrontare meglio di altri una crisi così profonda e dagli esiti sconosciuti.
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notizie in breve

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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Ho letto una recensione sul Sole24Ore di domenica...
I libri sul cibo spesso sono noiosi, spesso...





Penso che nei momenti di crisi sappiano arrangiarsi un po' tutti, noi italiani come i tedeschi, gli inglesi... etc, etc.., la necessità aguzza l'ingegno e la memoria.
Di fame non morirà nessuno, almeno nei paesi "avanzati"..., cosa che purtroppo succede regolarmente nel terzo mondo, dove la crisi non esiste e il problema del cibo è perenne...
Non ci fasciamo il capo enfatizzando il problema.
Poi in che senso l'immigrazione ha cambiato il panorama dell'Italia a tavola???, per qualche ristorante etnico in città?
quanta enfasi!!!grande patrimonio...ma in alcuni casi contaminato dagli scandali...l'ultimo in piemonte con il vino e comunque il nostro paese ha sicuramente un grande patrimonio enogastronomico come tanti altri paesi il problema è il potere di acqiusto che è sempre meno quindi la gente che qualità sceglie in questo patrimonio? Hodetto una cazzata...ma forse!!! la sera sono stanco
Il bagno di sangue dei mercati non sarà andato sprecato se si riscopriranno i valori concreti. In crisi è andata l'economia fatta di carta(azioni,derivati,fondi,banche d'affariecc.)l'economia reale,quella che produce e genera lavoro,era già in difficoltà ma ce l'avrebbe fatta.Si parla di etica del capitalismo e della civiltà dei consumi:si deve ripartire dal valore adeguato che deve essere dato alle cose,che sia commisurato al loro reale valore e non frutto di speculazione.Nel mondo del vino e della cucina questi fattori speculativi si sono scoperti da tempo,già prima che la crisi si rivelasse così drammatica,il ritorno all'importanza del rapporto q/p è segno di civiltà e di equilibrio tipici di un mondo,quello contadino,che tanto avrebbe da insegnare anche oggi.
Chi si è trovato impelagato nella crisi dei mutui sicuramente ha ragionato con spirito speculativo:i tassi di interesse si abbasseranno,non conviene rivolgersi ad un tasso fisso. I nostri nonni non ci sarebbero cascati,forti dell'esperienza di anni di risparmio e di passo della lunghezza della gamba.
La cucina povera era data da prodotti poveri, da preparatori poveri e da consumatori poveri.
Ora se dei consumatori diventano poveri non e' detto che la catena si ripristini, non si puo' certamente ripristinare se i campi sono contaminati da diossima o da rifiuti, se l'acqua e' imbevibile o i suoli un tempo quasi fertili sono ricoperti da capannoni o centri commerciali.Poi vi e' un problema di "preparatori" chi macellava in casa ( ora quasi vietano o severamente regolamentato); chi preparava in casa la grappa o il vino ( anche questo in parte vietano) per non parlare poi dell'avere una decente farina o olio...
Non condivido l'ottimismo. I luoghi comuni sono ambigui: la cucina è nel DNA italico come la propensione a circonvenire il consumatore ed eludere il fisco. Valori davvero concreti. Forse sarebbe più trasparente il concetto di "arte d'arrangiarsi", tipica di un popolo così bastardo, in senso genetico, storico ed antropologico. Ovvero, il futuro sottende un ampio e consapevole ricorso all'iniziativa illegale. In conclusione, questo è sempre più un paese senza speranze, "senza se e senza ma".
A Parere mio la crisi noi poveri esseri umani..., che non operiamo con sistemi finanziari occulti o fantascientifici(comprare di notte azioni e venderle la mattina, comprare al ribasso etc..)non la sentiremo, o se la sentiamo, la sentiamo poco molto poco.
Sul cibo e sulla cucina ce ne sarebbe da parlare per ore.
Se la gente invece di andare al supermercato andasse al mercato all ingrosso(che in tutta l italia almeno una volta a settimana sono aperti al pubblico)e si divide la merce con amici/Vicini/parenti....le cose girerebbero in un altro modo.o no?
Tanto per intenderci, in questo periodo i pompelmi rosa sono buonissimi, io li compro al mercato della frutta e verdura di Genova all orario del pubblico, e li pago 8 euro la cassa(circa 20 pompelmi rosa)non mi ricordo il peso ma pesavano un po, li ho divisi con tre persone ho speso 2euro e 50 per 7 pompelmi.
Dal verduriere costano 3 euro e 20 al kg e ce ne stanno 4 pompelmi in un kg..fate voi..............
Io invece penso che siamo esseri umani con una bella scorta di difetti, è vero, ma che il nostro Dna nei confronti dell'economia materiale e la cultura materiale ci permetterà di cambiare abbastanza facilmente i modelli di consumo.
Non si capirebbe, altrimenti, perché siamo diventati il primo produttore europeo di biologico e perché la riscoperta delle nostre tradizioni a tavola incontri sempre più successo.
Io penso positivo, come dice il cantante, e quindi non ci sto a pensare che siamo cattivi e bastardi dentro.
Devono averla pensata così anche i numerosi visitatori che hanno affollato il salone nautico, chiuso proprio ieri. Le prime stime stime indicherebbero un numero inferiore di visitatori e un incremento di contratti per barche tipo lusso (o medio lussuose). Una volta noi poveracci andavamo al salone giusto per sbirciare sognando o al limite sperando in un gozzo, adesso manco più quello, il biglietto ha un costo da incubo, a quel punto si preferisce sognare a prezzi stracciati.
Bravo(-a) Fiordisale! Peggio ancora del salone nautico ci sono però i milionari che fanno la retorica del ritorno alla terra e all'economia domestica (ovviamente con in mano un barolo del '61...).
quello che leggo mi da sempre piu' ragione....senza saperlo la mia natura contadina mi sta prendendo la mano....e non e' vero che non si puo' ritornare ad una vita "piu' normale"....
Io penso positivo con lei.
Con qualche ma dubbioso in mezzo.
Ad esempio, il biologico ha tanti pregi, ma sono alquanto scettica sulla moda del biologico.
Sono cresciuta in campagna, osservando i nonni, divertendomi talvolta ad aiutarli. Ed ora col biologico si rischia di avere solo una visione quasi glamour dell'agricoltura. Nascondendo quegli aspetti che hanno portato la gente ad abbandonare le campagne nei decessi scorsi.
Ma ben venga la cultura che il biologico ha portato anche nelle campagne. Perchè negli anni '80 i contadini erano innamorati, in buona fede, dei diserbanti chimici. Non sapevano.
Sulla capacità delle nostre radici di farci essere forti di fronte alla crisi economica, speriamo. Non saranno tutti forti, non saranno tutti come noi crediamo...saremo anche in questo caso italiani.
Sicuramente è vero che noi italiani siamo bravi ad arragniarci anche in situazioni difficili. Però una cosa che mi dà fastidio è che debba arrivare sempre qualcuno che se la prende con chi ha criteri diversi dai propri: se uno è appassionato di qualcosa...se avanza qualcosa dalle spese di sopravvivenza potrà anche godersi il barolo del '61, un'uscita in un ristorante di alto livello, o una barca? Perché non dovrebbe?
@Gumbo
Perchè vi sono diversi livelli di piaceri che una cultura ideologica e di falsa impronta sociale ha accomunato a futilità borghesi. Un barolo del '61, una barchetta, un ristorante di alto livello, se resi possibili da altre rinunce in relazione alle proprie priorità, non sono certo sempre il frutto di arricchimenti spropositati (quasi sempre illeciti). Finalmente, dopo anni di volere senza potere ci siamo accorti che il valore dato dalle speculazioni finanziarie era enormemente superiore a quello del valore reale e ci siamo illusi di poter bere quel Barolo, frequentare quel ristorante o comprare quel gommone senza fare un serio bilancio sulle rinunce che sarebbero costati. Il vero problema non sta dunque in cosa fai ma in quante cose fai secondo la filosofia delle "e" piuttosto che delle "o". E quello che mi secca, come penso a te d'altra parte, è non essere preso per quello che realmente sono: uno che per ogni cosa fa, deve fare, vuole fare delle scelte.
@ Gumbo
Qui non si tratta di giustificare le spese di qualcuno, visto che ognuno può fare assolutamente ciò che gli pare, dal risparmio più oculato fino a buttare i soldi nei videopoker. Se può spendere per un barolo del '61 e gli va, fa bene a berselo. Il fatto è che questa retorico antispreco, contadina, viene fatta su siti da gente che spende 100 (cento!) euro per un risotto all'Enoteca Pinchiorri... Un pochino di coerenza please!
Quoto in pieno quello che ha detto fiordifarina...!!!
qualcuno potrà dire, "e chi se ne frega" :))
La retorica anti spreco sarebbe tale se poi uno ritenesse il risotto di Pinchiorri il solo modo per mangiare un buon risotto.
E' da quando è nato il Gambero Rosso che io ho a che fare con i moralisti, ed era il lontano 1986.
Se a me - in questo caso un me generico - piace e appaga una volta l'anno andare da Pinchiorri invece che andare a vedere l'Inter o un concerto della Pausini o quel che l'è, ma perché no!?!
Qui stiamo parlando dello stile di vita quotidiano e non stiamo confrontandoci con una famiglia di quattro persone e un solo reddito da 1200 euro.
Quelli sono problemi drammatici ai quali non solo io non so dare una risposta.
Qui stiamo provando a ragionare in prospettiva perché la confusione che molti provano è dovuta proprio alla non soddisfazione per l'attuale stile di vita che va per la maggiore.
Ma non si suggeriscono nè cilici nè brodaglie, in fondo si parla della memoria di alcune generazioni fa.
@fiordifarina
Perchè tu attribuisci un valore personale ai 100€ per un risotto. Sebbene ti possa pure condividere ti ricordo che quella cultura contadina antispreco e senza retorica fatta di tante uova vendute al mercato, di verdure portate in città e di un paletò rivoltato servì a mia nonna per comperarsi un bel vestito in occasione della comunione della mia mamma. Lei lo riteneva una priorità ed usò una strategia di economia contadina. Fino a quando non si capirà che ipocrisia è quando se ne parla o se ne fa solo una filosofia ma poi non la si applica la vecchia cultura dell'ottimizzazione e della lotta allo spreco rimarrà solo un modo per lucidarsi la bocca e non un mezzo concreto per bersi un Barolo del 61, comprarsi un vestito o un nuovo telefonino, degustare un risotto. La coerenza sta nell'averne coscienza e non non nel cavillare sulle categorie di spese. Quello che penso voglia dire Gumbo e che da fastidio sentire delle reprimende su un vino, un prodotto di nicchia, un risotto da uno che magari a ottobre è già al terzo telefonino.
!!! Stefano mi ha solo preceduto. E' perfettamente ciò che penso.
Ripeto: nessuno sta facendo il moralista su quanto possa costare un risotto (comunque 100 euro io continuo a pensare che siano troppi e basta, senza stare a cavillare) o come bisognerebbe spendere: come ho detto ognuno spenda ciò che è suo come vuole. Punto. Ma per favore non parlate di cappottini delle nonne e lotta allo spreco, che sono questioni serie, accanto a post di ristoranti che costano 300 euro a cranio... La polemica contro i Bertinotti in cashmire ed erre moscia è stupida. Ma non troppo stupida...
@piermiga, infatti. E ogni volta ci tocca rispiegare la questione delle scelte. Su questo piano gli italiani a me sembrano particolarmente rigidi - e vallo a dire a bonilli che ripete 'ste cose da 20 o 30 anni! ;-)
Se le mie condizioni economiche sono limitate ma non disperate, cosa faccio? Cerco di usarli meglio possibile in modo da mangiare meglio possibile tutti i giorni a casa senza sprecarli. E con quello che risparmio facendo meglio la spesa posso uscire a mangiare qualche volta in più.
In vacanza vado in campeggio e con quello che risparmio posso andare a provare un ristorante anche da 100 o 180 euro.
Evito di cambiare l'auto o il televisore e mi compro la barchetta, perché è più divertente.
Se ne capissi di più di vini, magari farei come uno tipo di Chambery che conosco che preferisce bere pochissimo vino durante la settimana ma comprarsi una grande bottiglia ogni tanto.
Cosa c'è di incoerente in tutto ciò, me lo spiegate? Sarei curiosa di sentirlo!
Forse sono il più vecchio, certo sono uno che a cinque anni mangiava caffè e latte col pane come pranzo serale, erano gli anni '49-'50 e in Italia c'era la miseria di un paese distrutto dalla guerra e da venti anni di dittatura.
Le cose di cui parlate le ho vissute nel dopo guerra a casa dei nonni - la nostra era distrutta - e per non farmi mancare nulla molti anni dopo, nel 1985, quando ho inventato il Gambero Rosso ero senza un lavoro fisso e due lire in tasca.
Consumare in modo intelligente e senza sprechi lo trovo utile e divertente e non mi sembra che qui si stiano dicendo cose che non stanno in terra per cui le prediche su cosa sia veramente il risparmio, a me che il cappottino rivoltato l'ho avuto veramente, suonano strane.
Discutiamo e accettiamo le altrui contraddizioni di una società che, rispetto all'Italia degli anni '50, sta su un altro pianeta e nessuno vuol far tornare indietro.
Sarebbe bello andare avanti con maggiore saggezza e buon gusto.
Fiordifarina ha ragione. Signori non prendiamoci in giro è strano che ci siano persone che ritengono immorale (sì immorale) che mentre un operaio che si fa un ma..o tanto in fabbrica debba sperare che non gli portino via la casa che ha comprato con un mutuo a tasso variabile (ampiamente sponsorizzato dalle banche), altri discettino su ristoranti da 250 euro. Si chiama ingiustizia sociale signori.
Ah come al solito, la fase due: ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo, paesi in guerra, gli stipendi troppo bassi, i cattivi consiglieri, i truffatori, l'effetto serra, i virus letali, gli uragani e i terremoti. Tutto ciò è molto triste.
Ma in che modo il fatto di non parlare di ristoranti qui farebbe migliorare queste cose?
No perché quando c'è da sparare la frasetta ad effetto sono tutti buoni, poi quando si fanno le domande, si defilano senza rispondere! :-)))
io tornero' a zappare...scarponi in spalla ..baratto fra carne sale formaggi e quant'altro..guardero' in vecchiaia l'alba ed il tramonto...tirero' il collo alla gallina(il maiale si fa un po' fatica) e non mi sentiro' in colpa!...
@ Gumbo
E pensare che era un inserto del Manifesto... Se non capite che siete su un altro pianeta, non perchè parlate di cucina e ristorazione (che interessa anche il sottoscritto visto che leggo questo blog), ma quando spaccate il capello in 4 per stabilire se Esposito merita il 95 o era meglio un 94.
Poi scusa, ma la tua ironia sui bambini che muiono di fame ecc. è veramente fuori luogo.
@ riccardo santini,
Veramente sullo spaccare il capello in 4 sui mezzo punto, io sarei d'accordo che la faccenda sia noiosa.
Però una cosa che non ho mai sopportato è chi mi viene a stressare cercando di farmi sentire in colpa per cosa poi...? Perché c'è qualcosa che mi appassiona e mi incuriosisce e mi diverte che a loro non va bene? E non mi spiegano mai perché - neanche tu, che hai spostato il discorso sul 94 e 95 che non c'entra niente. Tu hai iniziato a mettere in mezzo le tragedie - come molti altri prima di te che fanno più o meno questi esempi. Allora, mi dici come migliorerà il mondo se noi smettiamo di parlare di ristoranti?
@ Gumbo
Non ci siamo intesi, allora cercherò di essere più esplicito: per me è uno scandalo che ci siano posti dove un risotto costa 100 euro, ma potrei dire lo stesso per le auto di 100mila euro, ecc. quando il 90% degli stipendi italiani è sotto i 1.500 euro. Lo so è un pensiero ormai superato e retrò ma per me resta attualiossimo specie in momenti come questi (ma il discorso vale sempre) in cui hai i manager che si sono riempiti di stock option gonfiando i bilanci di società poi fallite e che ora anche l'operaio e il pensionato dovranno concorrere a ricapitalizzare con le loro tasse.
@riccardo santini,
oh, cosa vuoi che ti dica io non capisco il nesso. Quei manager dovrebbero finire minimo tutti in carcere. Cosa che quasi sicuramente non accadrà, perchè putroppo così va il mondo, ma appunto...se c'è da incazzarsi con qualcuno è con chi è responsabile di disastri e danni e ne esce sempre bello fresco come se niente fosse. Un tizio onesto che va a mangiare al ristorante che c'entra?!
In ogni caso mia nonna, che si è sorbita la guerra e ha rischiato la vita un sacco di volte già da giovane e ha sopportato privazioni di ogni genere e mi ha sempre detto: quando si può, meglio godersi la vita! Che non significa sperperare ogni centesimo in modo sconsiderato ma neanche privarsi delle cose che piacciono di più o vivere in modo triste solo perché qualcun altro pensa che non sia morale - e ripeto ancora, sempre senza spiegare il perchè!!!
Se in un blog di religione uno intervenisse parlando sui preti pedofili, sarebbe la stessa cosa: una storia vera che peró lì non c'entra nulla.
Si chiama demagogia ed é una brutta malattia.
L'osservazione di Bonilli è veramente rivelatoria. Allora: non è che questa palese ingiustizia non esista (così come non è che non esistono preti pedofili) ma è inelegante parlarne qui, altrimenti poi si è costretti a prendere il malox... Davanti a tanta franchezza non posso che ritirarmi in silenzio. Vi ricordate la canzone "E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale e diventan tristi se noi piangiam"? Per cui allegria e tutti a spendere e spandere alla faccia di quei barboni che non se lo possono permettere!
Caro Santini, se uno vuole farsi un po' di pubblicità va in casa altrui a lanciare un paio di provocazioni, neppure tanto geniali.
Chi lei sia non è dato di saperlo. Cosa voglia, neppure. Vie solo qui a darci la ferale notizia che c'è gente che sta male e per questo si dovrebbe chiudere tutto e dedicarsi solo a loro.
Beh, una cosa un po' cretina, noo??? geniale Santini.
Io più che alla faccia dei poveri barboni direi che andiamo avanti alla faccia sua.
Va bene così? :-))
Eh, lo so i sensi di colpa rendono un po' aggressivi, fanno perdere le staffe,non si preoccupi non scriverò più.
P.S.
Certo che lei è sempre lì a chiedere chi è uno, che lavoro fa, ecc. Perchè le idee non hanno una loro autonomia? Bisogna avere la patente di saggio o di esperto e mettersi le mostrine? Mi sembra un pochino borghesuccio come atteggiamento...
Addio, eh, bye.
Addio e a non più incontrarci.
Però mica ce l'ha detto da che pulpito parlava, vero!?!
Io firmo, ma lei invece pontifica e quindi dovrebbe sempre far vedere le credenziali :-))
Comunque ce ne sono tanti di italiani tarati con 'sta cosa che ristoranti, vini costosi e barche sono cose solo per ricchi e cattivi. Argomentazioni zero, alle domande più che rispondere con slogan e frasi fatte vecchissime non sanno fare quindi non riesco mai a capire se lo fanno apposta solo per rompere le balle (tipo troll) oppure sono proprio convinti.
In ogni caso preferisco essere egoista insensibile - perché preferisco andare ogni tanto al ristorante invece di girare tutto il mio stipendio in beneficenza - piuttosto che demagogo come Hitler! :-)))