19
Ott 2008
ore 12:05
ore 12:05
L'export del vino ci salva, il Parmigiano crolla
L'Istat dice -11,6% il fatturato agosto 2008 rispetto a quello del 2007.
Allegria, le cose cambieranno, forse, nel 2010.
Sul mercato interno vanno male i prodotti freschi da banco, dai prosciutti ai formaggi: il Parmigiano Reggiano, per esempio, ha chiesto lo stato di crisi.
Il fatto è che il nostro mercato è ormai per l'80% in mano alla grande distribuzione che punta a vendere in promozione i prodotti: le promozioni, infatti, sono il 45% del fatturato dei supermercati, e questo fatto spinge molte aziende a vendere sottocosto per non perdere spazio sui banchi, il caso del Parmigiano è emblematico.
In tempi di recessione tiene, però, l'export alimentare, anche se di poco, e il vino è il migliore, insieme coi dolci, i cereali e gli insaccati a cui va aggiunta una forte crescita dell'olio.
Oltre agli Usa il nostro made in Italy alimentare piace in Russia, Cina e Australia.
Insomma, male a casa, bene, anche se di poco, le esportazioni.
Allegria, le cose cambieranno, forse, nel 2010.
Sul mercato interno vanno male i prodotti freschi da banco, dai prosciutti ai formaggi: il Parmigiano Reggiano, per esempio, ha chiesto lo stato di crisi.
Il fatto è che il nostro mercato è ormai per l'80% in mano alla grande distribuzione che punta a vendere in promozione i prodotti: le promozioni, infatti, sono il 45% del fatturato dei supermercati, e questo fatto spinge molte aziende a vendere sottocosto per non perdere spazio sui banchi, il caso del Parmigiano è emblematico.
In tempi di recessione tiene, però, l'export alimentare, anche se di poco, e il vino è il migliore, insieme coi dolci, i cereali e gli insaccati a cui va aggiunta una forte crescita dell'olio.
Oltre agli Usa il nostro made in Italy alimentare piace in Russia, Cina e Australia.
Insomma, male a casa, bene, anche se di poco, le esportazioni.
Stefano Bonilli
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CATEGORIA Informazione | TAG export, Istat, made in Italy, Parmigiano Reggiano
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a cura di Stefano Bonilli
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giusto per dire, le gastronomie di prodotti italiani a Hong Kong, New York o San Francisco fatturano come forsennati. Aspettiamo di vedere i dati di fatturato di Eataly a Tokio, per rifarci ulteriormente gli occhi :)
Al di la della grande distribuzione mi sembra che per quanto riguarda il reggiano e padano si parlasse si sovraproduzione, in pratica molti hanno investito in "fabbriche" di formaggio e quando la domanda cala o resta stazionaria e' giusto che il prezzo crolli. Poi in determinati ambiti anche consorziali la qualità e' scemata parecchio, non basta piu' un marchio per stare tranquilli, occorre anche una ferma riflessione sulla catena di produzione e di lavorazione.
mi permetto di dire: la crisi del parmigiano-reggiano è molto più strategica, che tattica. anni di protezionismo sulle quantità prodotte, stagionature sempre più brevi, qualità sempre meno centrale. Ora il prezzo è crollato e visto che il PR è un prodotto a domanda tipicamente anelastica ecco il dramma.
ma, direttore, se qui a reggio Lei avesse chiesto anche diecimila anni fa come andava a finire, anche i paracarri avrebbero azzeccato il facile oracolo.
E meno male che c'è l'export, alla faccia del Km 0 :-)
Però il Parmigiano è uno dei marchi più forti e noti all'estero del made in Italy alimentare, quindi una sua crisi così grave avrà delle ripercussioni di immagine su tutto il comparto oltre che localmente.
E' il problema dei consorzi e del livellamento in basso.
I costi di produzione in compenso sono lievitati moltissimo. Non si tratta tuttavia di puntare il dito sulla distribuzione quanto a stigmatizzare una volta per tutte l’annoso e cronico problema dell’agroalimentare con un politica diversa. I prodotti in difficoltà in realtà sono tantissimi e i costi per la loro produzione è molto più alta dei prezzi al dettaglio. Altra cosa: per quanto concerne i prodotti specifici, unici, non si possono attuare scelte e soluzioni generiche ma mirate...
peccato che non possa esportare i miei b&b. Qui la crisi è davvero forte. :-(
Il Parmigiano Reggiano purtroppo si è "sputtanato" passatemi il termine, svendendosi a prezzi ridicoli e qualità sempre più bassa, per venire incontro alla grande richiesta che c'era fino a qualche tempo fà..., adesso tutto il Parmigiano disponibile che c'è dove lo mettiamo..?? Offerte su offerte e via così...
...chè poi il vero parmigiano reggiano è cosa completamente diversa da ciò che campeggia nei banchi frigo della grande distribuzione...bah
Vero, ancora ieri alla Esselunga, spicchi di parmigiano venivano venduti a 15,90 euro al chilo senza identificazione alcuna: solo PR dop, né provenienza, né stagionatura, né differenziazione alcuna. Il Parmigiano non è più un formaggio, ma un accessorio, senza storia e identità. Credo sia necessario ricostruirne l'immagine, fare conoscere le diverse qualità e stagionature, promuovere l'idea del Parmigiano come prodotto di qualità gratificante, come formaggio e non solo da grattugiare, che poi si finisce col ritenere stessa cosa la forma e la busta pregrattugiata, con i nefasti esiti che conosciamo.
Certo che la vedo dura in questo periodo spiegare alla massaia di voghera che deve spendere di piu' per comperare un pezzo di grana.
E' vero che sarebbero pochi euro in piu', per un prodotto di miglior qualita', ma pochi euro di qua pochi euro di la' si arriva a tanti euro fuori dal portafoglio.
In piu', se ora improvvisamente tutte le casalinghe di voghera volessero il vacche rosse o il vacche bianche modenesi, il prezzo di questi salirebbe spropositatamente :-)
Mah.
Export?
Tempo fa (e ancora adesso) mi ero messo a cercare produttori seri che intendessero esportare vino e pasta in Cina, in una regione cinese in forte espansione, praticamente la loro Milano, della quale avevo alcuni dati del nostro export assolutamente impressionanti. Al contrario, però. Parliamo di una regione nella quale si sono spostati 33 milioni di cinesi ricchi, di una città che vede girare Ferrari come da noi le BMW o le Mercedes, in cui la Cina investirà 190 miliardi di dollari in 5 anni (ho scritto bene, tranquilli) e:
- non c'è un ristorante italiano
- tutta la grande distribuzione è in mano ai francesi e ai tedeschi, quindi anche i prodotti esposti sono di quella provenienza
- le nostre quote vino, di esportato 2006, dati del loro Ministero, sono all'ultimo posto o quasi, con il 9,9% del mercato, contro il 20,1 dell'Australia... il resto è praticamente tutta Francia, Germania e USA...
Avevamo e abbiamo ancora un accordo con il governo cinese per la protezione dell'import italiano scritto da loro stessi, per cui se un cinese copia una cosa portata da noi e posta sotto la loro tutela regionale (una regione grande quasi quanto mezza Italia), rischia praticamente la pena capitale.
A parte le vicissitudini che ancora oggi mi impediscono di andare avanti su questa strada, sapete qual'è il vero problema? Che mentre Francia e Germania in Cina hanno mandato fin da subito i loro migliori imprenditori, noi invece abbiamo mandato Prodi, D'Alema, e un mare di portaborse e ICEiani... tante strette di mano, tanti saluti, tante carte... ma niente di produttivo per noi.
Non solo. Qui ancora viviamo con la paura che "ci copino tutto". Ma perché gli altri questa paura non ce l'hanno, vanno giù e fanno affari, mentre noi procediamo sul mental pipping del DOP piuttosto che del DOC o della produzione locale o altre amenità del genere? Di questo passo, la preoccupazione secondo me svanirà da sola, perché non avremo più nulla di valido da copiare né, tantomeno, a qualcuno inte resseranno più i nostri prodotti.
Bisogna darsi una svegliata, grossa, a livello imprenditoriale. E riprendere coraggio.
Torniamo emigranti, sì, ma con la valigia di cartone piena di nostre produzioni, non di pezzi di carta o protezionismi inutili.
Se si è forti davvero, la concorrenza non si teme, anzi, la si ricerca per migliorarsi e misurarsi costantemente.
ne fanno troppo e lo fanmno di merda, c'è una sovraproduzione siamoa rrivato a stock del 56 mesi... forse è ora che rivedano al loro interno le cose... una sorta di opec del reggiano...
concordo.
ma produttori bravi che non trovano modo di vendere i loro prodotti neanche in italia?