31
Ott 2008
ore 10:30

Rivoluzione in corso nel mondo del food&wine

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Se ve lo dico io che le cose stanno cambiando profondamente, potete crederci, al di là del caso personale, che poi personale non lo è per nulla.
L'acquisto del Gambero Rosso da parte della Compagnia Fiduciaria Nazionale che ne detiene il 100% delle azioni - la reale proprietà non è nota al di là delle dichiarazioni di facciata - è solo l'ultimo atto di una serie di cambiamenti piccoli e grandi in corso da almeno due, se non tre anni, nel mondo del food&wine.

Farinetti_libro.jpg
Oscar Farinetti

La grande novità è stato l'ingresso dirompente di Farinetti nel mondo del cibo e del vino.
Grande abilità commerciale, un legame di gioventù con Petrini, Farinetti ha programmato per un paio di anni questo suo ingresso e quando lo ha fatto, con Eataly di Torino, tutto è cambiato e non solo in Italia.

Farinetti_libro2.jpgLa strategia di Oscar Farinetti è spiegata dettagliatamente nel libro appena uscito, Il mercante di utopie, scritto da Anna Sartorio, editore Sperling, che prende le mosse dagli ultimi mesi di Farinetti  in Unieuro, la sua mega società di distribuzione di prodotti elettronici che, venduta a una multinazionale inglese, ha portato a lui e ai suoi soci più di 500 milioni di euro.

Con una tale potenza di fuoco, la sua grande abilità di commerciante - se trattate con lui vi sorride e vi "frega" invitandovi a tavola - Farinetti ha studiato insieme con i suoi amici di Slow Food come costruire il centro di vendita dell'alta qualità dei piccoli produttori a prezzi abbordabili.
Due anni per capire, per girare l'Italia degli artigiani, per trovare gli uomini giusti, poi l'apertura e il boom che non è ancora finito.
Ma Farinetti, nel suo entrare nel mondo di Slow non è stato solo questo ma anche la sistemazione dei conti di Pollenzo, la sede dell'Università di Scienze Gastronomiche, che erano molto in rosso e che lui ha riportato in nero con scelte imprenditoriali vincenti - alla Città del gusto è mancato un cavaliere bianco come questo.

slow.jpg

Il panorama sta cambiando e muterà ancora di più se Slow Food lascerà, come si sente dire, la joint venture con Gambero Rosso e farà in proprio una guida dei vini e se il dibattito all'interno dell'associazione virerà verso le posizioni più fondamentaliste.
Nell'ultimo Salone vedere Terra Madre e i Presidi da una parte e "i commercianti" dall'altra è stata letta da molti come una linea ben precisa di arrocco, che forse non interpreta il pensiero  di una grande parte dei normali visitatori.
Poi ci sono le voci ricorrenti sul Gruppo Espresso: che accadrà con l'arrivo della nuova amministratrice che sostituisce Marco Benedetto?.
Sullo sfondo, immobile, la rossa sagoma della Michelin.

FOTO SIGRID VERBERT

commenti 116

Beh, con 500 milioni di euro pensa di poter fare qualcosa di buono pure io..., senza presunzione :)
Qualcuno sà dirmi se l'attivita di vendita on-line di Eataly sta funzionando..??, c'è sicuramente molto da imparare da loro...

31 Ott 2008 | ore 10:43

caro Berny, conosco diverse persone che hanno - anzi hanno avuto - ben più di 500 milioni di euro a disposizione e sono riusciti a NON fare niente di buono, anzi se li sono persi tutti in investimenti completamente sballati. Non credere che basti avere soldi a disposizione per fare cose intelligenti. Per quanto riguarda Farinetti lo stimo e ammiro molto. E' l'unico che ha avuto le idee per monetizzare il patrimonio enogastronomico italiano. Eataly TORINO ha fatturato, nel primo anno di attività, 31 milioni di euro. Dividete la cifra per 860.000 (gli abitanti di Torino) e valutate la spesa pro-capite. Giusto per fare un calcoletto scemo. Aspetto con ansia i dati di fatturato di Tokio.

31 Ott 2008 | ore 10:58

Chi c'è dietro la CFN???? Bonilli proprio non lo sa/ipotizza???
Saluti

31 Ott 2008 | ore 11:10

Infatti ho detto penso.. :)e cmq un attimino più agevolato nelle scelte sei sicuramente con 500 mln, o mi sbaglio? mi riferivo alla vendita on-line attraverso il loro sito..

31 Ott 2008 | ore 11:12

"alla Città del gusto è mancato un cavaliere bianco come questo."

Una frase che fa veramente riflettere su "la capitale".

@berny

I furbetti del quartierino hanno maneggiato i miliardi di euro, eppure la fine infausta che hanno fatto è cosa nota.

Mi piace illudermi che è e sarà sempre il cervello, la dedizione, l'impegno e la cultura a rendere un'iniziativa commerciale migliore di un'altra.

E quella di Farinetti è una conferma quantomai necessaria di questi tempi.

31 Ott 2008 | ore 11:21

Adoro eataly. Da cui quando entro non uscirei mai. Ciò detto, rilevo che i produttori non è che siano molto variati nel tempo, si vendono un pò sempre le stesse cose. E soprattutto, come ebbi modo di scrivere in un post precedente, alcuni prodotti inizio a vederli nei supermercati "normali" a prezzi più bassi.
Per il resto cambia il panorama nel senso degli assetti proprietari. Ma i prodotti, leggi guide, canali televisivi e pubblicazioni non mi sembrano poi rivoluzionate (per usare un eufemismo).

Ad Majora

31 Ott 2008 | ore 11:25

Albe, ma infatti io non ho detto che basta avere i soldi e il gioco è fatto.., ci mancherebbe, ho solo detto che partire con 500 mln di euro sei un attimino più agevolato..
come diceva quel famoso spot; "la potenza e niente senza il controllo..." :D

31 Ott 2008 | ore 11:28

Qualcuno ha il numero privato di farinetti? ehmm..ho un piccolo progettino mi basterebbe un 0.1 %....
:-O)

31 Ott 2008 | ore 12:14

Partendo da questo post si potrebbe parlare di un milione di cose diverse. Cominicio da questa: in uno slancio alla Hunter Thompson (ma in ambiente tranquillo!), quest'anno ho potuto osservare Terra Madre dall'interno. Riguardo la divisione tra presìdi/commercianti non escluderei i semplici problemi logistici: gestire 7000 persone è piuttosto complesso. i Quelli dei presìdi dovevano rimbalzare in continuazione dai loro stand ai workshop e per arrivare al lingotto in mezzo alla folla ci avrebbero messo mezz'ora (sperando che non si perdessero). Comunque alcuni delegati (=partecipanti a Terra Madre) che non producono cose "presidiate" avevano lo stand al Lingotto. Quindi non escludo significati occulti, l'intenzione di distinguere le due cose e promuoverne di più alcune (funzionale fino a un certo punto dato che molti visitatori del Salone per vari motivi non si sono accorti dell'esistenza di una sezione all'Oval o si sono stancati prima). Solo per dire che guardando da punti di vista diversi, le cose possono apparire diverse...

31 Ott 2008 | ore 12:29

Ieri sera ero davanti a un antipastino di fritti e amenità varie seguite da semplice bistecca al sangue in un ristorante a via della Giuliana a Roma (mi piace il cacio e pepe lardelerrato). Qualche assaggio di vino rosso con il creatore di una nota manifestazione della capitale. Siamo "caduti" sul discorso Gambero Rosso. Il passaggio azionario potrebbe creare qualche conflitto di interessi nel mondo del vino, almeno a quanto sappiamo. Ma sono congetture.

31 Ott 2008 | ore 12:31

io ho la sensazione fortissima che i player del comparto lottino per non farsi sorpassare dagli eventi, che hanno preso una piega imprevista ed assai poco pilotabile, e con una accelerazione crescente.
Lei cosa ne dice?

31 Ott 2008 | ore 12:50

@VINCENZO PAGANO e il suo OSPITE VIGNAROLO
"qualche conflitto..."?
Adoro quel sottile senso di ingenuità...nelle donne però, lo trovo sexissimo. :)

31 Ott 2008 | ore 13:00

@gumbo.
Anch'io ho vissuto l'esperienza di terra madre dall'interno , come delegato, ed ho visto le varie difficoltà logistiche.

Pensiamo a chi arrivato da l'angolo più remoto del mondo ha dovuto rimbalzare tra Pala Isozaki, Oval e Lingotto sperando di non perdersi.
Io stesso ho fatto la pallina da ping pong tra Oval e LIngotto per seguire i vari impegni.
Ma ne è valsa la pena , e ti dirò di più l'aria che si respirava All'Oval mi piaceva di più del semplice commercio che ho visto perpetuare in qaltri angoli del salone.
MA questa resta un'impressione personale.

31 Ott 2008 | ore 13:26

Ma scusate... ed in precedenza qualche conflitto d'interesse non c'era? E poi che ci siano Panerai e la famiglia Zonin dietro quel

31 Ott 2008 | ore 14:06

Io se fossi in voi andrei a questo link...
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=208245&PRINT=S

31 Ott 2008 | ore 14:08

Dietrologia.

In tutti i sensi.

31 Ott 2008 | ore 14:17

@massimiliano sepe,
non è che all'Oval (Terra Madre, Slow Food) il lato commerciale non sia presente. L'impressione diversa che si percepiva nelle due zone (credo) sia perché "all'Oval" sembrava esserci una percentuale più alta di gente mossa dalla passione per ciò che fa o per qualche altro motivo interiore e non solo dai guadagni; inoltre - quasi tutti erano persone che facevano cose o sapevano cose o cercavano di imparare cose nuove: produttori, cuochi, insegnanti, studenti, musicisti, volontari, famiglie ospitanti, qualche giornalista...di gente imbucata solo per scroccare ai party, perché fa figo presenziare, figure istituzionali, proprietà fantasma provenienti da altri universi, chiacchieroni, perditempo e VIP vari non ce n'erano molti! ;-)

p.s. Ops, nel mio commento precedente, alla penultima frase, dopo la parentesi manca "però ci potevano essere anche altri motivi."

31 Ott 2008 | ore 14:20

Eatitaly a Roma.

E Stefano a capo.

.
.
.
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Tranquilli.

E' farinetti del mio sacchetti.

31 Ott 2008 | ore 14:27

marco ...copione. :-O)

31 Ott 2008 | ore 14:35

Mah dietrologia: forse! Però vien da pensare che chi grida ''al lupo, al lupo'' sia proprio quello che al lupo ha aperto la porta! Azz....

31 Ott 2008 | ore 14:35

La Compagnia Fiduciaria Nazionale ha rilevato il 100% del Gambero Rosso?

E' il solito magna magna.

31 Ott 2008 | ore 14:35

Ed a proposito di business alimentare: avete mai sentito parlare di ''Carluccio's''? Avete idea dei denari che movimenta nel Regno Unito? Avete idea a che prezzo è stato recentemente ceduto il business dalla famiglia originariamente proprietaria? In confronto l'operazione Farinetti ed Eataly fa sorridere...

31 Ott 2008 | ore 14:40

Io vorrei capire qualcosina di più.
Stimo moltissimo, per e informazioni che ho, Carlo Petrini, e non conosco personalmente la storia di Farinetti.
Posso immaginare che Petrini, quando parla di "discesa in campo", di associazione "politica e non poltica" intenda proprio questo, ovvero cercare di raggiungere gli obiettivi di Slow Food (che spero siano sempre quelli che annuncia ad ogni sua uscita) con le armi però della vita reale, alleanze con i buoni produttori, i buoni commercianti, e insomma instaurando vere relazioni socio-economiche e radicandosi nel tessuto quotidiano della gente.
Quindi le questioni sono 2:
- gli obiettivi di Slow Food sono sempre realmente quelli enunciati?
- i partner scelti sono davvero buoni ?

A proposito di Eataly, la mia piccolissima esperienza personale mi ha molto deluso, tanto da far traballare un po' tutto il castello.

Se si pensa di spacciare come altissima qualità un sacchettino di "Risotto al radicchio" con istruzioni pessime su come si prepara con acqua calda (al posto del brodo) e nella pentola a pressione o in microonde (un risotto mantecato ???) allora mi spiace ma proprio non ci siamo.
Pensavo di entrare all'Eataly e trovarmi di fronte un mondo di estrema attenzione alla qualità e al dettaglio, ma così non è.
Quindi, cosa è Slow Food ? Cosa è Eataly ?
Chi avrà la meglio ?

31 Ott 2008 | ore 14:40

Ma infatti, conflitti di interessi ce ne sono sempre stati e ce ne saranno sempre. O vogliamo credere che chi compra la pubblicità su un mensile e comunque ha un'intensa attività di PR non metta in preventivo un po' di attenzione? Questo non vuol dire che un giornale o un giornalista siano "venduti" come alcuni vorrebbero far credere per screditare il lavoro. Ma la pressione c'è. Purtroppo nessun progetto editoriale campa senza la pubblicità. E mi sa che neanche una tv o una città del gusto possano farlo.

31 Ott 2008 | ore 14:42

Signor Pagano lei ha perfettamente ragione: ma a volte certi limiti sono ampliamente superati, mi spiace... Un conto è fare una ''sana'' attività di lobbying ed un conto è fare ''marchette''!

31 Ott 2008 | ore 14:50

Mmh Eataly... Immagino, ma soprattuto spero, che a Torino la scelta dei prodotti sia infinitamente più estesa di quello che c'è sul loro sito per la vendita online. Sugli oli, ad esempio, due produttori mi sembrano un po' pochini calcolando che lascia fuori tutti i vari "tre olive" (o "5 gocce").

31 Ott 2008 | ore 15:59

Infinitamente no, anzi, direi proprio di no.
Ci sono dei prodotti in più, certo, ma solo di pochissime marche.
Sugli olii oserei dire, nello specifico, che c'erano proprio solo quei due, se non ricordo male.
E' la strategia e filosofia Eataly, è proprio così.

31 Ott 2008 | ore 16:18

Eataly non pesca dal mercato i migliori, ma vende solo quello che è personalmente prodotto, o prodotto da singoli specifici produttori coi quali ha stretto un accordo.
Sul caffè ad esempio ricordo solo due marchi: il caffè Huehuetenango, da presidio Slow Food, e il Lavazza "Terra", basta.

31 Ott 2008 | ore 16:20

Accidenti. Nientemeno che rivoluzione?
Auguri!

31 Ott 2008 | ore 16:31

Ma forse non hai visto bene gli oli che ci sono negli scaffali di Eataly, se non sono di qualità quelli, azzo, non c'è Pianogrillo, ma la scelta non manca.

31 Ott 2008 | ore 16:37

ma fatemi capire cosa "picchio" state dicendo. Solo due produttori d'olio, lavazza e tierra e basta, la vendita online scarsa, pochissime marche. Ma state ascoltando bene cosa state dicendo? Ma siete in grado di fare un confronto con il panorama internazionale (lasciamo perdere quello italiano) e dei progetti similari che ci sono in giro? Eataly è SENZA DUBBIO uno dei progetti imprenditoriali più riusciti in assoluto (manco a dire nel suo campo) non solo per quanto riguarda i contenuti, ma anche per l'innovazione del format, la capacità organizzativa, la capacità economico-finanziaria e l'indice del ROI. No?

31 Ott 2008 | ore 16:38

Fassone, ci sono i suoi sali da Eataly..??

31 Ott 2008 | ore 16:50

Berny, no caro. Hai sbagliato. Ritenta, ce la puoi fare.

31 Ott 2008 | ore 16:52

Caro Fabio, certo che commercialmente eataly è una gran bella cosa, ma personalmente esiterei a dire che la parte imprenditoriale esaurisce il senso della realtà, specie quando questa è preceduta da dichiarazioni di intento, rinforzate da atteggiamenti e relazioni ecc.
Ora io per esempio, nella mia ultima visita, sono stata colpito da ciò che mi è parso una specie di u-turn, in cui eataly, da gastronomia chic e quindi di nicchia che ed e era, sta andando più verso un modello da supermarket, sempre diverso e divertente e pensato bene, ma più popolare. Per dire, prendi lo scaffale di scatolame di pesce: rispetto all'eataly dei primi tempi si è ridotto, secondo me, dei tre quarti, e, per quanto puoi cercare, non ci trovi più prodotti di altissima qualità (e quindi costosi). Questo qui a mio avviso è un segnale. Del resto per quanto riguarda la storia della bustina di risotto mi trovo abbastanza basito, ma non so se per il risotto in sé o per il 'gastronomo' ha pensato bene acquistarlo? (ma, insomma??!!)

31 Ott 2008 | ore 16:57

Ma infatti, che risotto era? Dicci il produttore dai

31 Ott 2008 | ore 17:00

Fassone, colgo un po di "coda di paglia" nella sua risposta alquanto acidula...

31 Ott 2008 | ore 17:03

Per quanto mi riguarda non ho mai considerato Eataly una "gastronomia chic" e sono convinto che Farinetti non ha mai pensato di investire in questo senso. Trovo una gastronmia chic - quanto di moda - Peck a Milano. Eataly è e vuole essere - a mio avviso - un supermercato con un offerta di prodotti di alta qualità a costi più o meno accessibili a seconda delle tasche. Poi ci devi mettere tutto il valore aggiunto dei ristorantini, terre di savoia, Guido, corsi,ecc ecc. E' evidente che un modello tale deve reggersi imprenditorialmente, deve guadagnare e non semplicemente pareggiare i bilanci. Ci saranno dunque sempre alcuni compromessi che però devono essere gestiti con equilibrio nell'ambito di una visione complessiva dei contenuti e degli obiettivi. E mi sembra che loro in questo senso siano molto bravi. Poi, sempre a mio avviso, Eataly è un progetto aperto e frequentabile. La gente normale ci va, mangia una cosa buona a 8 euro, vede cosa significa un offerta di qualità, respira un'aria che - ne sono certo - aiuta a capire e ad avere un approccio positivo. Giusto per fare un esempio, se vai da Peck non ci trovi famiglie, bambini, gente normale. Ma solo un certo tipo di clientela iperselezionata perchè quello è il loro target. Se invece volete avere un posto da altissima indiscutibilissima qualità dai prezzi altissimi pure quelli...beh, questo non è un modello imprenditoriale. Si reggerebbe solo con contributi statali, tipo la Scala di Milano che ha un bilancio di 220 milioni di euro. Di cui solo il 50% (se va bene) coperti da entrate proprie. Il resto: soldi pubblici. Detto ciò mi sembra assurdo cercare i peli nell'uovo Eataly senza tenere conto di quello che effettivamente rappresenta.

31 Ott 2008 | ore 17:15

no Berny, sei tu che stai facendo il furbetto. :)

31 Ott 2008 | ore 17:16

Mi spiace ma continuerò a fare la spesa al food store di Harvey Nichols, ovviamente...

31 Ott 2008 | ore 17:22

Fabio dal nobile cognome, non sono così convinto di quello che dici. Se per chic intendi elegante allora si, Peck è più elegante di Eataly. Ma sui contenuti non saprei. Peck è un posto dove si compra del buon cibo a prezzi improponibili. Eataly è un posto dove si compra del buon cibo a prezzi meno improponibili.Sicuramente Peck ti presenta il tutto in una confezione più accattivante per il "benestante" di turno. Ma per un gourmet dico Eataly tutta la vita, anche se ti devi riempire tu il carrello e se ci sono meno lustrini.

Ad Majora

31 Ott 2008 | ore 17:28

Se aveste fatto il piccolo sforzo di documentarvi leggendo il libro in questione molti degli interventi sarebbero diversi perché comunque Eataly ha chiuso il primo anno con un fatturato di 31,7 milioni di euro e in partenza la previsione era 22 milioni di euro il primo anno.
Già questo dimostra una capacità eccezionale di costruire un modello vincente.
Poi è vero, ci sono dei cambiamenti, certi prodotti hanno occupato più spazio di altri, il pane, per esempio, durante il Salone non era sempre buonissimo ma loro hanno retto all'urto di migliaia di persone e l'idea nel suo insieme è forte.

Uno che gioca a fare il cinico mi ha detto che io ero stato critico verso Farinetti ma poi ero diventato un farinettiano, quasi a sottointendere miei interessi.
Io, in realtà, ho attaccato Farinetti quando mi ha dato del fighetto, poi ho aspettato maqggio e che svanisse l'effetto - ci sono stato - e ho visitato il magazzino e ho capito che l'operazione era importante e con un grande futuro, e l'ho scritto.
Adesso c'è una crisi che fa paura, anche Eataly dovrà prendere le sue contromisure ma resta sempre un progetto interessantissimo.
Se volete criticare Farinetti puntate su altro :-)) c'è spazio.

31 Ott 2008 | ore 17:32

Dissento, dissento: vostro onore dissento! Enjoy Peck! E che dire della food arcade di Harrods? Assolutamente posh, ma certe cosette le trovi solamente li...

31 Ott 2008 | ore 17:32

@Gagliardi
esattamente così come dici tu e concordo. Stiamo sulla stessa linea.

31 Ott 2008 | ore 17:33

Contrappore Peck a Eataly mi sembra semplicemente assurdo: uno è il supernegozio pensato 30 anni fa per la Milano da bere e da mangiare e oggi il bar tavola calda al primo piano è agghiacciante per caduta di qualità e altezza dei prezzi.
A Eataly si respira un'aria amica e ci si sente a casa e si può, volendo, pranzare o cenare con poco.
A Londra date tempo all'onda delle chiusure delle grandi case finanziarie di arrivare dove non si badava al prezzo di una bottiglia o di un fegato grasso e vedrete come cambieranno i banchi alimentari di questi illustri magazzini.

31 Ott 2008 | ore 17:50

Un negozio come Peck, che vende prodotti a proprio marchio, non potrà mai essere un negozio da gourmet..., il gourmet ricerca quel particolare formaggio di quel bravo produttore, il salame di quella azienda agricola.. etc etc.., non và a comprare un salame di Peck..., anche se la qualità è di alto livello..

31 Ott 2008 | ore 17:54

Tornando alla prima parte del post, Bonilli, secondo lei, chi c'è dietro alla Compagnia Fiduciaria Nazionale???

31 Ott 2008 | ore 17:54

Eataly potrebbe diventare il braccio commerciale di Slow Food, il tramite, a livello internazionale, per la commercializzazione anche e non solo, e sottolineo anche e non solo, dei prodotti dei presidi ormai sparsi per il mondo. Il tutto condito con pronunciamenti circa il connubio tra alimentazione, ambiente ed economia, con qualche deroga alla voce energia perchè il Km Zero sarebbe difficilmente praticabile. Tuttavia l'impatto sarebbe notevole perchè supportato da comportamenti etici, salutistici, solidali, tradizionali di approccio sia ai prodotti che alla loro trasformazione, cioè la cucina.
Un modo netto di differenziarsi da una immagine in genere snob, non vera, ma sicuramente presente, che comincia ad avere e subire il gourmet, l'appassionato di cibo e cucina, spesso tacciato di spendere soldi inutilmente, e che, forse suo malgrado, la Città del Gusto ha finito con il rappresentare agli occhi dei più.
Io non ci credo molto, perchè penso ci si possa avvicinare alla buona tavola, a tutta la buona tavola, ancora con umile passione e curiosità, tuttavia risciacquare i panni in Terra Madre, potrebbe essere una grande scommessa sia per Slow Food che per Eataly.

31 Ott 2008 | ore 18:00

Bonilli, mi spiace: il panorama da lei pennellato, fosse realistico, avrebbe la conseguenza di far sparire iniziative come Eataly: non ridimensionarle... E' la discussione del giorni scorsi: il Belpaese si sta latinoamericanizzando. Purtroppo sempre di più non ci sarà posto per le vie di mezzo. E questo lo sta capendo il Signor Farinetti, alla perfezione: tant'è che sta cambiando il genere di prodotto che offre al pubblico. Ciò premesso vi faccio una domanda: da quanto tempo esiste Eataly? Ha ricevuto in qualche modo degli aiuti dal pubblico? Poi, dopo le risposte, propongo una (mia) chiave di lettura...

31 Ott 2008 | ore 18:00

Beh Bonilli, sono d'accordo (ed era anche il succo del mio intervento precedente). Però non è che siano del tutto inconfrontabili. In entrambi i luoghi c'è grande attenzione alla qualità, attenzione che non è facile trovare altrove. Io, ad esempio, prima dell'apertura del punto Eataly a Milano andavo molto più spesso da Peck. Quanto a Berny, direi che un gourmet cerca le cose buone infischiandone del marchio. Diciamo che non tutti i prodotti a marchio Peck svettano per qualità assoluta (leggi pasta).
Ma il banco dei formaggi è favoloso (meno i latticini), la macelleria di gran livello, la selezione degli olii notevole (anche quello a marchio Peck è ottimo), la gastronomia eccellente.
I prezzi stellari.
p.s. Bonilli, il caffè al bar al piano di sopra però è ottimo.

Ad Majora

31 Ott 2008 | ore 18:03

Peck vende prodotti anche col suo marchio ma non solo, così il cliente paga un po' meno di un prodotto di marca (di "quel" produttore)..e Peck ci ricarica un casino.....

31 Ott 2008 | ore 18:06

Peck fa il suo lavoro: e lo fa bene da più di 50 anni. Ricordiamoci, ad esempio, che senza Peck oggi, molto probabilmente, non esisterebbe neanche Cracco...

31 Ott 2008 | ore 18:08

peck ha tutti i meriti del mondo ma è un modello "vecchio", il che non vuol dire non buono ma datato.
Gli alimentari sono carissimi, al primo piano il caffè sarà anche buono, come dice Gagliardi, ma avendoci pranzato da non molto ed essendo volto noto ne ho un ricordo triste quanto a qualità.
La cantina è molto bella e con migliaia di etichette, ma i prezzi alti, molto alti.
Vedremo cosa riuscirà a fare Eataly, di sicuro a Tokyo farà meglio perché il Peck di Tokyo, col prosciutto crudo già affettato e ossidato è per me un ricordo indelebile.

31 Ott 2008 | ore 18:14

@Pentoladimais,
dire che ci sono pochissime marche sugli scaffali di Eataly direi che è pura invenzione.
Eataly ha pro e contro, ha limiti e difetti ma da lì a inventarsi le cose o incentrare la critica sulle istruzioni di un tipo di riso di un non specificato produttore...maaah!

Come osservazioni generali condivido alcune impressioni di oliva, nel senso che Eataly di Torino -essendo il primo- credo sia un po' un luogo di test. Credo si sia assestato molto in base ai clienti, ai cambiamenti in corso. Ad esempio: ci sono meno prodotti di alta gamma, il banco acciughe/olive e non ricordo più cos'altro è sparito lasciando spazio agli indispensabili tavoli, i menu dei ristorantini inseriscono meno novità (purtroppo per me, ma scommetterei che eravamo in pochi ad apprezzare perché quelli che conosco scelgono sempre le cose che conoscono già), la vetrinetta dei panini e croissant al bar è stata tolta lasciando più spazio al bancone, un distributore di spremute fatte al momento è apparso e scomparso piuttosto velocemente così come i prodotti Ferrero (che in effetti non ci facevano gran figura perché in Italia secondo me sono associati all'ordinarietà non all'alta qualità - all'estero no), la sezione gastronomia è stata ridimensionata, la farina ha cambiato posto, fra i favolosi dolci di Montersino inizialmente non c'erano mai i soliti pasticcini classici che trovi ovunque ora sì ...insomma passando di lì ogni tanto, si vede che non è una situazione statica. Credo che anche questo faccia parte dell'abilità di un imprenditore/commerciante capace come indubbiamente è Farinetti.

31 Ott 2008 | ore 18:19

inizialmente ho pensato che eataly fosse un giusto canale commerciale per i prodotti italiani di un certo tipo che difficilmente potevano trovare spazio nella grande distribuzione, frequento quello di piazza 5 giornate a milano e devo dire che è spesso mezzo vuoto. Credo molto di più nella sua diffusione all'estero per la mancanza da sempre di un luogo per la promozione dei prodotti italiani o solo di un punto di riferimento, oggi coniugare prezzo e qualità è molto ma molto difficile e credo che la strada non sarà semplice, personalmente non mi piace andarci a fare acquisti non chiedetemi perchè non lo so spiegare... in merito alla compagnia fiduciaria nazionale, le do' qualche dritta, è a milano, molto vicina a mediobanca, casualmente a milano c'è anche la compagnia delle opere, expo 2015 si parlerà di alimentazione, nuova fiera alimentare Tutto Food, ragioni intorno a tutte queste coincidenze

31 Ott 2008 | ore 19:17

Uno dei grandi meriti di Eataly per me sono le "postazioni" dove mangiare un piatto interessante a prezzo accessibile.

Menzione d'obbligo anche per la gelateria, eccellente.

Poi a Torino hanno anche una splendida sezione dedicata alle birre artigianali che nel panorama dei gourmet nostrani è un discorso quasi completamente trascurato.

31 Ott 2008 | ore 19:35

vogliamo EATALY a Roma!
Nico

31 Ott 2008 | ore 19:50

nico tira fo'ra i sghei! :-O)

31 Ott 2008 | ore 19:51

Eataly mescola in modo sapiente qualità e marketing ....credo che oggi sia quasi inevitabile !

Un saluto al "direttore" Bonilli .

31 Ott 2008 | ore 20:03

@ Bonilli
Mi permetto di far notare che i fatturati alti non sono di per sè indice di gran qualità, ma semplicemente il frutto di scelte imprenditoriali azzeccate. Io contin uo a pensare che la scelta di Eataly sia troppo ristretta quanto a produttori, e che Peck per quanto abbia prezzi spesso imbarazzanti offra un panorama ben più ampio.

31 Ott 2008 | ore 21:18

@oliva e altri
L'acquisto del risotto al radicchio è stato niente più di un test per verificare la differenza tra analoghi prodotti che ogni tanto per mancanza di tempo sono costretto ad acquistare nei supermercati e quelli di ... TADA ... Eataly.
Devo dire che avevo aspettative molto alte, ma sempre rimanendo nell'ambito di quello che può offrire un prodotto simile (come vedete so contestualizzare).
Ho tenuto la cartina del misfatto, si tratta del marchio "Cascina Belvedere", di Vercelli.
Dall'etichetta, dalle istruzioni ivi riportate, e dall'esito della prova devo dire che mi aspetterei di trovare roba simile, minimo minimo, al LIDL.
Invece era all'Eataly, venduto a un prezzo sicuramente aldisopra del mercato.
Il mio era un commento da semplice consumatore finale, che mi ha portato a fare un serio ragionamento sui rapporti tra Slow Food e Eataly, e sull'effettiva sostanza dietro al battage pubblicitario, alla cura dell'ambiente che il cliente trova, e alla presentazione di alcuni (quanti?) veri prodotti d'eccellenza.
A voi ogni altro commento.

31 Ott 2008 | ore 22:03

@chicken
Il fatto che ci siano pochissime marche di prodotti, per me, è un indicatore di probabile qualità.
Del caffè vi assicuro che a Torino ho trovato solo questi due marchi, e non mi crea nessunissimo problema, anzi.
Se mi fido di Slow Food so che il Huehuetenango è, nell'ottica del "Buono, pulito e giusto", il caffè milgiore.
Se non mi fido (e da qui a natale, prima di rinnovare la tessera, ci ragionerò a fondo) è un altro paio di maniche.
Eataly in questo è davvero, com ediceva qualcuno, l'emanazione commerciale di Slow Food.
A me sta bene trovare anche SOLO prodotti dei presidi, finchè sono ragionevolmente certo della bontà dei presidi.
Se vogliamo non è solo un'altra faccia del movimento che sta portando all'allargamento brutale dei GAS ?
All'interno di un GAS (che ricordo, non serve solo a risparmiare, anzi, serve anche a premiare i piccoli produttori locali, onesti e controllabili direttamente) è sempre in continua discussione la qualità e l'onestà dei fornitori, è l'esemio più lampante della nuova democrazia che avanza, poi, quando voglio ragionare a un livello un po' più ampio, passo direttamente ai presidi Slow Food, ma devo essere ugualmente CERTO della qualità di quello che acquisto. Punto.
Il consumatore, ragazzi, sta evolvendo, non tutti, ma mediamente sta evolvendo, e non si può pensare di continuare a propinargli sempre le stesse solfe.

31 Ott 2008 | ore 22:14

Io vado al LIDL e mi trovo benissimo, ci sono certe Chiquita e certe paste Barilla fenomenali!

31 Ott 2008 | ore 22:30

Cascina Belvedere ha un'ottimo riso, forse non come Aquerello o Zaccaria ma è uno dei migliori, poi i gusti... sono personali.

31 Ott 2008 | ore 23:46

@PentoladiMais,
In assoluto non si può dire di Eataly che non ci sia varietà di prodotti. E' anche vero che quelli di proprietà Eataly o quasi non si possono non notare! Come cliente questo ha dei vantaggi - in fondo è un supermercato ed è un po' come i prodotti con il marchio del supermercato su cui ovviamente ci sono più offerte - e se quei prodotti sono di qualità...più di tanto non mi posso lamentare! Allo stesso tempo non posso fare a meno di considerare che con un sistema così forte sempre più forte fa un po' scomparire i piccoli più piccoli che non ne fanno parte. Comunque...immagino che qualunque cosa abbia vantaggi e svantaggi - io approfitto un po' della comodità di di Eataly, un po' compro da altri...mi sembra abbastanza equo! :-)))

Però se a te non è venuto bene il risotto...come fai a essere così sicuro che sia perché è una schifezza di riso e non perché è andato storto qualcosa nella preparazione?! :-)))
tra l'altro le pseudoistruzioni sulle confezioni di legumi e cereali comprati in qualunque negozio danno quasi sempre tempi molto ottimistici; basta non seguirle)

Il discorso della tessera di Slow Food, più o meno scelta, la qualità, il passaggio dai GAS ai presidi, le stesse solfe...scusa ma non l'ho proprio capito!

31 Ott 2008 | ore 23:58

Almeno una volta al mese sono a Milano ed un giro da Peck lo faccio sempre ma non ditemi che offre un 'panorama" più ampio, dai. Gli scaffali di eataly li conosco quasi a memoria e non c'è paragone. I prezzi si, sono più ampi, ma all'insù.

01 Nov 2008 | ore 00:33

@gumbo
senti, invece di insinuare il dubbio, dato che ce l'hai così comodo, va a prendere una di quelle bustine (trasparenti).
Il riso è buono (i chicchi intendo) ma le istruzioni di preparazione sono da bestie.
Io per il test ho voluto seguire esattamente le istruzioni, ed è risultato una schifezza per il semplice fatto che si dice di usare acqua al posto del brodo.
La questione non è come è venuto a me, che io i risotti li so fare e la prossima volta saprei come ottenere qualcosa di decente con la stessa bustina, ma è come si pensa di rappresentare l'italia all'estero.
Rispetto a una stessa bustina della coop, ad esempio, la qualità di quella bustina è 100 volte inferiore.
Le istruzioni per la preparazione sono rozze se non del tutto sbagliate.
E ora se mi venite a dire che voi a Torino fate i risotti mantecati nel microonde tutti i giorni io emigro all'istante.

P.S.
Non ho apprezzato per nulla, ad esempio, nemmeno i barolo del 96 che abbiamo degustato al salone il venerdì sera ad un laboratorio del gusto.
Sostanza ragazzi miei, sostanza ...

01 Nov 2008 | ore 09:06

Il discorso sui GAS è il seguente:
se Slow Food predica il cibo "Buono, pulito e giusto", e io sono d'accordo, il primo passo da fare è entrare in un buon GAS, che non bada solamente al risparmio, ma che favorisce i piccoli produttori locali (hai presente tutte le discussioni sul cibo a Km 0 ? Farmer market ? ecco, i GAS già lo fanno da decenni, senza tanta pubblicità).
Dai GAS ai presidi Slow Food, e quindi a Eataly, nella mia testa, il passo è breve, ma capisco che non lo sia altrettanto per le strategie commerciali della grande distribuzione che non vedono di buon occhio il consumatore "troppo" consapevole e organizzato, quindi autonomo e sul quale non si può lucrare.
Il rinnovo della mia tessera di Slow Food passerà proprio dall'appurare questa semplice cosa:
il predicare cibo pulito, giusto, di stagione, a km 0
viene fatto solo per portare verso Eataly o si riconosce in questo il ruolo essenziale dei GAS ?
Mi pare di capire di no, quindi, in sostanza, è tutta e solo una operazione puramente commerciale, quindi NON pulita e NON giusta per definizione.

01 Nov 2008 | ore 09:15

Mercati della terra|Attivati

"[...] Potrai anche organizzare i gruppi d’acquisto."

???????????????

http://www.mercatidellaterra.it/pagine/ita/attivati.lasso#socio

01 Nov 2008 | ore 09:22

@Pentola
probabilmente sei giovane, ma sf "predica" di sostenibilità, di km 0, GAS ecc. molto, ma molto prima che esistesse eataly. Anzi oggi ci vado e compro sta bustina di riso. by

01 Nov 2008 | ore 09:47

"sostanza, ragazzi, sostanza"
accipicchia, ma sei una che la sa "lunga" eh!
E cos'aveva questo barolo del 96?
(Poi ti spiego perchè).

01 Nov 2008 | ore 09:56

@Pentoladimais,
io la bustina di riso la compro volentieri - per curiosità - però io la qualità di un prodotto non la valuto in base alle istruzioni sulla confezione! CHissenefrega di cosa c'è scritto!
E come dire che una pasta trafilata al bronzo fa schifo perché c'è scritto cottura 11 minuti, e tu cronometri senza assaggiare e te la ritrovi cruda nel piatto.
Non stai montando un mobile di Ikea che se interpreti male un disegno o cambi un passaggio, è un casino.
Lì ci sono alcune indicazioni - che puoi tranquillamente ignorare e fare il risotto lo puoi fare come piace a te, così almeno puoi veramente giudicare il prodotto.

Su Slow Food, Eataly mi pare che tu abbia idee un po' confuse - come ha già detto Luc. Chiariamo, io apprezzo molte cose di Slow Food perché mi ha avvicinata a un altro modo di vedere il cibo, così come il Gambero Rosso ai ristoranti; sono socia perché partecipo a varie cose interessanti che organizzano e sono d'accordo con vari punti della filosofia generale - non tutti, non sono seguace devota e assoluta, eh! Però le informazioni per giudicare vanno raccolte con un po' di attenzione...

01 Nov 2008 | ore 10:21

@luc
Del Barolo 96 abbiamo assaggiato 7 variazioni sul tema, e ci hanno spiegato la storia e le difficioltà di quell'annata, come di quelle immediatamente precedenti.
Questa pomposa presentazione (ma ormai ci sono abituato, non ci faccio più molto caso) doveva servire da preambolo alla degustazione di quest'annata che, tra mille difficoltà, rimane a detta di tutti per il barolo comunque nella storia.
Dunque, uno dei 7, ma è stato tranquillamente ammesso, era palesemente difettato, acidità volatile.
Gli altri 6, chi più chi meno, risultavano nella norma, con più o meno ancora vita davanti.
Io non capivo e non capisco tuttora QUALE vita possano tutti avere ancora davanti, erano piuttosto scialbetti, privi di intensità, tranne forse uno, che aveva ancora davvero tanta polpa da maturare.
Si è detto poi che il barolo sa, tra le altre cose, di terra bagnata.
Ecco, proprio di terra bagnata, ma nel peggior senso del termine, li ho trovati io.

@gumbo
Io la bustina dell'Eataly la valuto ECCOME anche in base alle istruzioni. Non per me, me ne posso fare anche di niente (anche se in questo caso mi sono proprio fidato a cuocerlo con acqua e basta, dato che negli ingredienti stava scritto che era presente anche il preparato per il brodo), ma per tutti i turisti stranieri che affollavano il salone e eataly in quei giorni, mi vengono veramente gli incubi a pensare a questi qua che portano trionfanti a tavola ai loro amici questo fenomenale piatto italiano.
Se Eataly rappresenta l'eccellenza italiana all'estero non può ermettersi queste cose.

01 Nov 2008 | ore 12:30

Mentre aspetto che bolla l'acqua, copio dal programma del salone i vini del Laboratorio del Gusto - Barolo 1996, così qualcun altro può esprimere la sua opinione sulla sostanza o non sostanza dell'evento:
Vigna Rionda Riserva Massolino, Vigna San Giuseppe Cavallotto, Gramolere Giovanni Manzone, Brunate Poderi Marcarini, Cannubi Brezza, Ravera Cogno, Vigna Massara Riserva Castello di Verduno.

Sulle famigerate istruzioni il mio punto di vista l'ho già espresso - non ho altro da aggiungere.

01 Nov 2008 | ore 12:34

@gumbo
e che cosa vuol dire ?
I nomi sono di alto livello, i vini lo erano un po' meno.

01 Nov 2008 | ore 12:57

Domani apro un inferno superiore della valtellina Negri del 2002.
Se mi piacerà lo dico, se non mi piacerà ugualmente lo dirò.
Mi sembri un po' succube dei nomi, per fortuna che anche al laboratorio del gusto ci hanno tenuto a rimarcare che i gusti sono personali, è buono ciò che piace e non quello che ti insegnano a dire che è buono.

01 Nov 2008 | ore 13:00

@pentola,
veramente io al massimo ne ho sentito nominare qualcuno ma non ho idea di come siano, non saprei dire neanche una parola. Era per avere un confronto con chi magari li conosce e ha un'opinione in merito.

01 Nov 2008 | ore 13:41

Quel ti spiego dopo stava a significare che c'ero anch'io a quel laboratorio, chissà magari eravamo puer vicini, comunque i gusti sono personali, non ci sono dubbi. E adesso visto che sono davanti ad eataly vado a vedere questa "maledetta"bustina. Buon appetito gumbo.

01 Nov 2008 | ore 13:50

@luc
Si l'avevo immaginato, e come ti sono sembrati ?
Spassionatamente ...

01 Nov 2008 | ore 14:08

Li ho trovati nella norma, per dei baroli di 12 anni, ho assaggiato già di meglio, ma privi di intensità proprio no, ma forse sono un po' di parte perchè da quei vitigni abito ad una spanna.
Ho comprato la bustina , 2.50 euro, anche se non è mai succeeso, di solito compro un buon riso (Zaccaria) e lo cucino come voglio io. Ora proverò, ma leggendo mi sembra che ci sia scritto quello che può esserci su qualsiasi altra bustina simile.

01 Nov 2008 | ore 14:37

Beh, già se fossero uguali a tutte le altre bustine non mi andrebbe bene, non è questo che mi aspetto da Eataly.
Poi prova a prendere quelli della coop, tieni entrambi e guarda la differenza.
Poi dimmi se la differenza di prezzo (quelli della coop costano la metà) è plausibile, e se ti pare che quelli di eataly possano rappresentare l'italia nel mondo e quelli della coop no.
La differenza è "pacchiana", quelli di Eataly sono pensati per stranieri che niente capiscono e niente possono obiettare, quelli di coop per consumatori nostrani, sicuramente più "tagliati" sull'argomento.
Eataly quindi vende roba da "turisti" ? (nel peggior senso del termine)
Vorrei che qualcuno mi rispondesse ...

01 Nov 2008 | ore 14:58

Per la cronaca, da Eataly ho portato a casa anche caffè, pasta di gragnano e altro ...
Non è stata una spedizione pro test bustina e basta.

01 Nov 2008 | ore 15:23

Eataly vende per tutti. Turisti o no. Che costi la metà non dubito, ripeto, probabilmente NON riesci a distinguere la qualità dei due prodotti e questo non è colpa mia, di eataly o dei turisti.

01 Nov 2008 | ore 15:26

Grazie per la precisazione, cominciavo a temere.

01 Nov 2008 | ore 15:27

l'ho già detto, il chicco di riso era buono.
il resto faceva urlare alla rapina.
sembra che quello che dico ti passi attraverso... bello schieratello eh ?

01 Nov 2008 | ore 16:32

Concludo, altrimenti bonilli ci da un colpo di spugna. Comunque non ho capito cosa intendi per rapina ma no fa nulla. Ultima cosa, gli oli sono un po' di più di due, ho contato 23 referenze. ciao

01 Nov 2008 | ore 16:47

si schieratello.

si tanti olii, semplicemente mi ricordavo che in linea generale ci sono poche marche e ho traslato questa cosa sugli olii, ma ripeto, per me questo non è negativo.

01 Nov 2008 | ore 17:16

e che c'entrano le marche?

01 Nov 2008 | ore 17:33

Fino a dove ci potrà portare una bustina di risotto al radicchio? Per gli storici del 2400 d.C. diventerà come la storia del mugnaio Menocchio? :-D
Sul sito della Cascina Belvedere http://www.cascinabelvedere.it/home_fr.htm si possono leggere alcune notizie e anche le famigerate istruzioni, che non mi sembrano poi così tragiche per un preparato pronto (e se uno lo compra è perché tanto non ha modo/tempo/voglia di preparare il brodo sopraffino, prima). Ma se Pentoladimais è così sconvolto, forse potrebbe approfittare della pagina "contatti" sullo stesso sito e fare presente direttamente a loro il problema e qui passare a un altro prodotto! ;-)

01 Nov 2008 | ore 17:57

io ho detto che di certi prodotti (il caffè sicuramente) in Eataly ci sono 2/3 marche e basta, ma non con una connotazione negativa. Si può scegliere tra Huehuetenango (presidio slow food) o Lavazza Terra.
In generale tutta Eataly è tappezzata di cartelli indicanti "Eataly ha scelto ..." intendendo che quella è l'unica marca o quasi disponibile per il tal prodotto.
Ma va bene, se si condividono i motivi della scelta perchè uno dovrebbe lamentarsi ?
Il dubbio su cui sto "lavorando" interiormente io è se fidarsi al 100% di queste scelte o meno.
Il fatto di incontrare prodotti non curati come mi sarei aspettato mi mette dei dubbi, non si possono esprimere ?

01 Nov 2008 | ore 17:57

si fa il risotto mantecato con il microonde li da voi ?

01 Nov 2008 | ore 18:01

cioe' il microonde a pezzetti col risotto mantecato...yum! cos'e' il risotto di eta beta?
tuo adriano.

01 Nov 2008 | ore 18:05

le istruzioni della cascina riportano come fare questo bel risotto al radicchio (mantecato) con la pentola a pressione o col microonde.

A me mantovano vengono le vertigini a leggere una cosa del genere, però, se è una usanza torinese mi adeguo ...

8))

01 Nov 2008 | ore 18:11

le casalinghe non sempre hanno il tempo...l'unica spiegazione non bastarda che posso dare.

01 Nov 2008 | ore 18:16

Ah ecco!
Iniziavo seriamente a pentirmi di aver acquistato "Il cuoco piemontese perfezionato a Parigi [...]", ristampa di Slow Food del libro del '700.

Vabbè insomma, questa cosa a me stona molto ma molto con il nome che Eataly si è fatto, poi ognuno la veda come vuole, a me ha messo un tarlo nel cervello ...

01 Nov 2008 | ore 18:20

ci molti modi per fare un riso tralasciando la pentola a pressione ed il microonde!!!!!
hanno paura di perdere 18 preziosi minuti.

01 Nov 2008 | ore 18:26

ma il signor farinetti con tutti i cuochi che conosce potrebbe stampare a rotazione delle ricette per il riso sulle confezioni o no? personalizzate cosi' andrebbero a ruba.
sarebbe una capilarizzazione automatica verso il buongusto(e non sto parlando del cantante)

ciau

01 Nov 2008 | ore 18:28

Allora, io ho imparato a fare i risotti al corso Master of Food organizzato da Gilberto Venturini (mi pare ora presidente di slow food lombardia o sbaglio?) qui a Mantova, dove mi è stata fatta (giustamente) una "capa tanta" su come si deve fare decentemente.
E ora mi ritrovo in Eataly (socio, fratello, figlio di Slow Food ??) una bustina dove allegramente si danno indicazioni su come farlo con acqua (senza brodo) e per di più al microonde ??
Ma stiamo scherzando ??

01 Nov 2008 | ore 18:31

@liloni
Pienamente d'accordo!!!
(spero che Farinetti legga)

01 Nov 2008 | ore 18:32

no no....a quanto pare no.
sei cuoco?

01 Nov 2008 | ore 18:32

@Pentoladimais,
scusa fai tanto il perfettino col risotto e compri il preparato pronto? :-)))
io non lo compro mai, né da Eataly né al supermercato né nei negozietti di cose biologiche - tranne qualche volta in campeggio. Però c'è che moltissima gente non ha voglia di impegnarsi a tagliare, fare il brodo, fare il soffritto e vuole che sia tutto pronto nel minor tempo possibile. Ovvio che non sono quelli che cercano il meglio del meglio, nè aspirano a fare il risotto perfetto - ma Eataly non si propone di vendere solo il meglio del meglio. I frettolosi possono trovare in questo riso ingredienti coltivati con maggior cura e di provenienza nota e cucinabili in meno tempo - avendo riso, condimenti, brodo (liofilizzato suppongo), tutto già nella busta e comunque la mantecatura finale non è al microonde neanche nelle istruzioni, che vai dicendo?! Ne vale la pena? Boh! E' troppo caro per il risultato che ottieni? Può darsi, però non mi sembra uno scandalo; al limite non è conveniente. E quando io provo una cosa e non mi piace, semplicemente compro qualcos'altro!!

01 Nov 2008 | ore 18:46

@adriano
...mica si possono incollare le ricette sulle confezioni altrui! Le ricette ci sono, in giro per Eataly - mia suocera che ama cucinare e cucina da una vita, le prende sempre ed è rimasta contenta. Io ogni tanto le ho prese, ma le ho sempre perse in giro per casa prima di provarle! :-D

01 Nov 2008 | ore 18:54

gumbo...non hai capito... se dovessero fare una serie di confezioni, logicamente d'accordo coi produttori, con le ricette per un risotto firmate da cuochi conosciuti credi che non andrebbero a ruba?

01 Nov 2008 | ore 18:58

@gumbo
Hai mai partecipato a un corso di slow food ?
Hai letto bene il programma di slow food?

Te lo chiedo perchè, quello che sto discutendo, è il rapporto Eataly/Slow Food, a quanto pare molto ma molto stretto.
Tu non puoi dire a un tesserato convinto di slow food che fare quei risotti "al volo" è plausibile.
Io (terza volta forse che lo dico) ho preso la bustina per fare un test, sapendo che proviene in qualche modo da slow food sono rimasto inorridito solo nel leggere le istruzioni, ancora prima di accendere il fuoco.

Non si può predicare una cosa e razzolare un'altra, non lo accetto da una associazione che mi chiede 58 euro all'anno per la tessera, e che mi trova(va) convinto socio.

01 Nov 2008 | ore 19:05

@Pentoladimais,
Certo che ho letto il manifesto di Slow Food e ho partecipato ad alcuni corsi (è per quello che ho fatto la tessera la prima volta). Però Slow Food per menon è né una setta né un partito; ci sono cose che dice Petrini che condivido, altre no e questo non mi crea alcun problema esistenziale, figuriamoci un riso al radicchio. Eataly è il supermercato di Farinetti - che per quanto mi riguarda può decidere come gli pare cosa vendere anche se ha punti di connessione con Slow Food. Quel che non mi piace, semplicemente, non lo compro.
Se non ti vuoi più associare...bé, non ti associare!

@adriano,
non saprei se andrebbero a ruba, io non le troverei particolarmente comode!

01 Nov 2008 | ore 21:17

comode?...in che senso? gumbo

01 Nov 2008 | ore 23:53

@adriano,
nel senso che io ad esempio le ricette sparse, ritagliate, scritte o stampare su foglietti le perdo tutte. Quindi riuscirei a provarla finché la confezione è piena e poi mai più.

Ah ho trovato il comunicato ufficiale sulla collaborazione Eataly+Slow Food: I termini della collaborazione con Slow Food

02 Nov 2008 | ore 00:33

Dal tuo link leggo:

"- la spiccata vocazione didattica, formativa e informativa che Eataly si propone di realizzare a favore dei propri clienti."

o, secondo me non ci siamo, vedete voi...

02 Nov 2008 | ore 22:00

Cioè? I corsi, gli eventi, gli appuntamenti, gli incontri, le degustazioni che organizzano non ti piacciono?
Indubbiamente ci sono altri eventi e corsi interessanti organizzati da altri che meritano altrettanta attenzione...però quelli che ho seguito non erano mica male.

02 Nov 2008 | ore 22:29

Il fatto è se vuoi pensare a Eataly come un semplice supermercato o come un'emanazione dei presidi slow food.
Ho letto che questo forse diventeranno ( o sono già ? il documento da te riportato è di 2 anni fa).
Se è un semplice supermercato a me non interessa per nulla, se diventerà una emanazione dei presidi queste cose non può permettersele.
Sarebbe bello cosa stanno pensando di fare Farinetti e Petrini (notizie aggiornate ?)

02 Nov 2008 | ore 23:10

@pentola
giustamente puoi avere tutti i tarli che vuoi, il test l'hai fatto, è andato male, cascina belvedere produce confezioni con indicazioni sballate, eataly snatura la sua filosofia, non fa controlli -come ti aspetteresti - il tuo acquisto urla "alla rapina" e slow food probabilmente ci rimetterà una tessera ecc. Tutto non fa una piega. Ma sei proprio sicuro che chi compra questi preparati siano i turisti, magari giapponesi? O non forse molti italianissimi cuochetti che magari con la scusa del test, desiderano un risotto in quattro e quattro-otto? E non c'è nulla di male.
Ma questa del prodotto per turisti (che sia una provocazione o no), fa veramente sorridere. E non ho parlato di giapponesi a caso. by
PS I presidi avranno un loro marchio, i produttori si daranno dei rigidi disciplinari ecc. Stanno cambiando un po' di cose.

02 Nov 2008 | ore 23:28

Cioè secondo te i corsi ed eventi vari non sono abbastanza ben fatti?
Cosa diavolo sarebbe un' "emanazione dei presidi"?
Io so solo che ci sono i prodotti dei presìdi in vendita e vari appuntamenti dedicati (ma io non ho mai partecipato). Ma esistono anche altri prodotti interessanti, non solo i prodotti dei presìdi e non solo a Eataly.

02 Nov 2008 | ore 23:33

@Pentoladimais,
ho appena visto i tuoi commenti sul blog di Cavoletto e...e...veramente sei uscito soddisfatto da Eataly e poi il mondo è crollato di colpo soltanto per il risotto al radicchio?!?!

02 Nov 2008 | ore 23:40

112 (113 con questo) post per questo argomento. "Il silenzio dei giornalisti e dei cuochi" a settembre ha totalizzato 119 interventi. "Il lato umano delle storie" è arrivato a 127. Le idee per un papero giallo 2.0 è a quota 108. Mi sa che Bonilli ha ragione titolando rivoluzione in corso con Farinetti e Eataly

03 Nov 2008 | ore 09:21

Vero qualcosa cambia e in peggio.
Potrà Slow Food continuare ad editale le più importanti guide enogastronomiche italiane con una societa di cui non si conosce il padrone?
A questo punto i nuovi vertici del Gambero non convincono più nessuno dicendo sui forum "andate a farvi una visura camerale", ma Slow Food stupisce, sarà vero che non conosce i suoi partner?
E se li conosce perchè non ci dice chi sono?
La Sua è una posizione comprensibile perchè avrà certamente delle questioni legali pesanti in corso con il Gambero Rosso e non è il caso di mettersi a far nomi e cognomi, ma, Le assicuro che da lettore trovo la credibilità delle guide, e dei soggetti connessi all'enogastronomia nazionale, molto indebolita con questi presupposti.
Saltando a un altro argomento: che Vissani non sia un nobiluomo inglese di metà ottocento si intuisce.......
Cordialmente

03 Nov 2008 | ore 17:03

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