03
Nov 2008
ore 10:20
ore 10:20
Angelo Gaja spara a zero
Angelo Gaja scrive su I numeri del vino che se non si interviene subito e radicalmente anche il vino entrerà radicalmente in crisi.
"Quelli che operano per la promozione del territorio hanno preso in ostaggio il vino sfruttandolo in tutti i modi nella speranza di incrementare il richiamo turistico, senza benefici apprezzabili per il consumo. Viene così sperperato oltre il 50% del denaro pubblico destinato in Italia alla promozione del vino: occorre recuperarlo ed indirizzarlo ad azioni mirate direttamente sui mercati esteri. La promozione del vino in Italia va profondamente ripensata."
"Quelli che operano per la promozione del territorio hanno preso in ostaggio il vino sfruttandolo in tutti i modi nella speranza di incrementare il richiamo turistico, senza benefici apprezzabili per il consumo. Viene così sperperato oltre il 50% del denaro pubblico destinato in Italia alla promozione del vino: occorre recuperarlo ed indirizzarlo ad azioni mirate direttamente sui mercati esteri. La promozione del vino in Italia va profondamente ripensata."
Cosa fare?
Secondo Gaja vanno fatti interventi radicali:
"Il tempo stringe, nell’arco di un paio di anni l’Italia potrebbe trovarsi drammaticamente con il vino alla gola. Occorre avviare rapidamente il progetto di estirpazione dei vigneti che da tempo producono eccedenze di vino scarsamente gradito ai mercati, attingendo dai contributi comunitari."
Ma è la conclusione del suo intervento la più interessante perché Gaja vede, giustamente, che la difesa del vino passa attraverso le scuole di cucina, la formazione, i cuochi e ristoranti italiani all'estero.
Ecco la sua proposta conclusiva:
"Sostenendo le scuole già esistenti di formazione di cuochi di cucina italiana e, altrettanto importante, aprendone di nuove direttamente in Russia, India e Cina, là dove non erano arrivati i nostri emigranti: c’è in quei Paesi una grande richiesta di chef di cucina italiana, jcercando di soddisfare la quale sarà possibile avviare ristoranti di cucina italiana che a loro volta diventeranno costruttori di domanda del vino e dei prodotti dell’agroalimentare italiano."
Una proposta che è anche una finestra aperta sulla professione del cuoco nei tempi di crisi e le opportunità che si presentano ai giovani che abbiano voglia e spirito di iniziativa.
Secondo Gaja vanno fatti interventi radicali:
"Il tempo stringe, nell’arco di un paio di anni l’Italia potrebbe trovarsi drammaticamente con il vino alla gola. Occorre avviare rapidamente il progetto di estirpazione dei vigneti che da tempo producono eccedenze di vino scarsamente gradito ai mercati, attingendo dai contributi comunitari."
Ma è la conclusione del suo intervento la più interessante perché Gaja vede, giustamente, che la difesa del vino passa attraverso le scuole di cucina, la formazione, i cuochi e ristoranti italiani all'estero.
Ecco la sua proposta conclusiva:
"Sostenendo le scuole già esistenti di formazione di cuochi di cucina italiana e, altrettanto importante, aprendone di nuove direttamente in Russia, India e Cina, là dove non erano arrivati i nostri emigranti: c’è in quei Paesi una grande richiesta di chef di cucina italiana, jcercando di soddisfare la quale sarà possibile avviare ristoranti di cucina italiana che a loro volta diventeranno costruttori di domanda del vino e dei prodotti dell’agroalimentare italiano."
Una proposta che è anche una finestra aperta sulla professione del cuoco nei tempi di crisi e le opportunità che si presentano ai giovani che abbiano voglia e spirito di iniziativa.







Angelo Gaja ha perfettamente ragione e con lucidità ha esposto un grande problema e con acume propettico ha individuato anche una soluzione.
Francesco Bonfio
Vinarius
Vi riporto un fatto che la dice lunga secondo me su quale sia la richiesta di vino in questo momento e sul marketing del vino che sembra funzioni...
Il vino sponsorizzato da Adrian Mutu uscito pochi giorni fà sul mercato, "Il Dieci" è andato a ruba in pochi tempo. Il bianco e rosato già finito e il rosso quasi... C'è chi lo vende anche a 30 euro a bottiglia. E non solo a Firenze come si potrebbe immaginare..
Certamente non si parla di milioni di bottiglie,ma il fatto è esplicativo..
E' un'osservazione critica la mia, s'intenda... :)
Bravo, ottimo. Finalmente si leggono cose che danno modo di riflettere con attenzione e vagliare possibili soluzioni in tempo di crisi. Avendo girato molto all'estero e nei paesi che cita Gaja, mi trovo assolutamente d'accordo con lui. Dall'altra parte però vedo un sacco di gente - in tutti i settori badate bene - che si lamentano della crisi, che chiudono baracca e burattini, che aspettano chissà cosa. Uno sguardo sull'estero, dove effettivamente ci potrebbero essere occasioni d'oro, in pochi ce l'hanno. Si dice della Cina, India, ecc. ecc ma nessuno ha preso un aereo ed è andato a vedere cosa effettivamente succede in termini di domanda enogastronomica italiana e che vita fanno i locali di cucina italiana già aperti nei vari Paesi. In ultimo, siamo italiani e un pò mammoni. Pochi hanno voglia di fare le valigie e lasciare il paesello...
Credo sia tutta la politica del e sul vino in Italia a mostrare la corda. Dopo che per anni il vino è stato presentato a seminari, corsi di marketing ect come un caso da manovale (manuale?, lapsus) su come si deve operare per rilanciare un comparto, ci si sta rendendo conto che da troppi anni si vive di rendita, puntando sulla grande distribuzione, abbassando i prezzi e non curando più la qualità come una volta. Un uccellino mi ha detto che una delle più importanti denominazioni del nordest, un bianco per intenderci, dopo campagne pubblicitarie faraoniche non stia navigando in ottime acque al punto che cantine importanti (come ettolitri intendo) stiano acquistando cisterne per immagazzinare la produzione dello scorso anno invenduta e fare posto a quella nuova e che ai soci conferitori si stia pagando l'uva il 15% in meno di 15 anni fa.
la situazione insomma è questa.
A PROPOSITO!!!
ma è vero che il giudice ha dato ragione a Sangiorgi nella causa che il Gambero e Slow Food gli hanno fatto per la trasmissione Report? E che sono staticondannati a pagare le spese?
No. Non è che sia tutta la politica del e sul vino in Italia a mostrare la corda, è la Politica tutta. Da anni siamo governati da politici affaristi, mercanti, bottegai,furbetti. Gli industriali, i finanzieri, i soliti noti sono di un'"ignoranza" totale per ciò che riguarda lo sviluppo del paese, addirittura Tremonti fa un richiamo all'Etica, uno che si voleva vendere il Colosseo! Angelo Gaja e gli altri produttori seri saranno sempre perdenti finchè le strategie di sviluppo saranno in mano a tali cialtroni. Prosit.
Il Giove Tonante dell'Enologia Italiana colpisce ancora !!!!
Ha assolutamente ragione, ma non vedo come e principalmente chi possa aver intenzione di aprire queste scuole all'estero.....qualcuno lo ha proposto a Farinetti ???
Ed ai corsi da sommelier puntati sulle produzioni italiane....ci ha pensato nessuno ???
Ciao
Angelo Gaja perdente...mah, lo voglio proprio vedere.
Secondo me succederà come nella ristorazione e vari altri settori in crisi: chi mira all'alta qualità senza compromessi alcuni continuerà a fatturare e a incrementare; i piccolissimi ma con la loro nicchia consolidata continueranno a campare; la fascia di mezzo/ultimi arrivati sull'onda dell'entusiasmo/della serie "perchè non apriamo un ristorante" - "perchè non facciamo il vino"/e purtroppo tanti altri anche seri; questi avranno gravi problemi...
@ Goffredo
mi sembra qualunquismo puro il tuo j'accuse a Tremonti e a tutta la politica.
Il Made in Italy è arrivato in tutto il mondo grazie all'intrapredenza e alla capacità dei privati e non certo grazie alle scelte politiche di chissa chi.
Il vino è in crisi perchè tutta l'economia è in crisi, dalle auto al tessile a quello che vuoi.
Veramente significativo il tuo esempio Berny, chiarisce bene a che livello è arrivato il vino, si vende per "moda" (leggi i vari Cavalli o diesel etc etc)o come costoso "gadget" per tifosi,,,
Ottimo marketing per chi ne sfrutta l'immagine seminata da altri produttori"veri", o no?
Se questo è il senso del mercato del vino del futuro io inizio a preoccuparmi!
Sul pensiero di Gaja in toto d'accordo, bisogna Ripensare e Riqualificare il settore vino in italia (ma anche gli operatori di questo settore !!ristoratori,entecari,agenti,produttori etc..me compreso!)
Andrea
A me sembra che dall'esigua quantità di commenti che vengono espressi su questo post emerga chiaramente che il nostro export interessi poco. Però quando la crisi morde poi piangiamo e cerchiamo aiuto nello Stato che dovrebbe sovvenzionare, drogandolo, il nostro export.
Ciao
Albe hai ragione, mi scuso. Scivolo nel qualunquismo cercando di ricordarmi da quale parte incominci a puzzare il pesce.
E’ che personalmente ho bisogno di un principio che funga da modello per agire, anche nel campo dell’imprenditoria. Magari l’Efficienza, a patto che venga incanalata in una direzione precisa. O la Qualità. L’Intraprendenza dei privati e le Capacità, se avanzano nella direzione sbagliata sono del tutto inutili. Se Gaja dice cose sacrosante, perché non si è proceduto in tempo all’estirpazione dei vigneti? se la difesa del vino passa attraverso le scuole di cucina, la formazione, i cuochi e ristoranti italiani all'estero, perche tale processo non è in atto? Quella di Gaia non sembra una strategia particolarmente complicata, difficile da elaborare, mi pare invece semplice e di buon senso. E poi, chi la deve sostenere? I privati? Perche allora non lo fanno? Non la pensano così? Lo Stato? Gli enti locali? Ma porta voti?… Se non viene applicata forse è perché non si ha molto a cuore l’obiettivo, oppure qualcuno rema contro, ovvero fa interessi che non coincidono con quelli della categoria. Le polemiche sul Brunello qualche riflessione le fanno fare.
O forse Gaja sbaglia… il Made in Italy ha raggiunto livelli di qualità insuperabile, il marchio si è imposto come il McDonald’s… Il vino sarà sempre salvo.
Però Albe hai ragione, il mio j’accuse a tutta la politica è davvero di basso profilo. Ma Tremonti no eh, quello voleva vendersi pure le coste della Sardegna…
Certamente qualcosa va rivisto, molto si è fatto ( anche grandi errori ) molto si farà ( almeno si spera ), ma non vi sembra un pò esagerato quando Gaja parla di espiantare vigneti che producono eccedenze di vino scarsamente gradito ai mercati?
Quali sono e chi deciderà quanti espiantarne?
Metteremo a dimora solo vitigni che ci potrebbero premiare oggi ma forse danneggiare in futuro?
Va bene aprire nuove scuole di cucina all'estero, ma forse non varrebbe la pena migliorare quelle che abbiamo?
Scusate tutti questi interrogativi, un cordiale saluto a tutti.
I vigneti da espiantare sono indicati dalle direttive della Comunità.
Le scuole di cucina è chiaro che prima si devono fare in Italia e poi all'estero ma non è certo con gli istituti alberghieri che risolviamo le cose e essendoci soldi 0 è chiaro che bisognerà mixare pubblico & privato.
Comunque il discorso di gaja mi sembra lucido anche se di difficilissima attuazione.
Grazie per la risposta, un'ulteriore cordiale saluto.
gaja ha ragione ma per vendere e far tirare il mercato occorre inventarsi cose obsolete allora propongo..torniamo alla romanella e al novello semmai bevuto con le castagne....anzi no le castagne costano troppo..è una battuta tanto per stemperare il discorso...direttore non si arrabbi
Debbo dire che "non professionista" il lucido discorso di Gaja pecca di una presunzione; avere e produrre del buon vino non vuol dire saperlo distribuire; convogliare i soldi delle promozioni statali per far si che un imbottigliatore destini la sua produzione all'estero non ha senso se non si trovano patner esteri che "desiderano" distribuire i vini italiani nelle quantità auspicate ( anhe perhce' la rete distributiva italiana ho paura sia gia' in mano estera).
Ho già parlato in un altro post della nostra situazione in Cina, visto che giusto un anno fa cercavo disperatamente vino e pasta da portare giù e riportando anche quelle che erano le nostre quote reali di export. Una pena, una cosa da non credere, a qualunque livello, sia GDO, sia lusso, a fronte di una richiesta assolutamente elevata. Spero, a breve, di andare giù a concludere anche l'iter societario con i miei partner perché credo molto in questo progetto, avendo già toccato con mano che cosa significa essere assolutamente abbandonati dalle nostre istituzioni. Abbandonati. L'ICE in primis, ma lo Stato poi, anche attraverso le nostre Ambasciate, non combinano nulla. Noi mandiamo le delegazioni di politici, gli altri mandano gli imprenditori, per questo mentre in Cina c'erano i sorrisi e i "Documenti D'Intesa" tra Prodi, D'Alema (ma prima ancora i Berlusconi & C.), i francesi e i tedeschi inauguravano le loro grandi catene GDO... Noi abbiamo avuto in qualche modo gioco facile solo dove siamo emigrati per necessità, quindi, guarda un po', proprio per scappare alla situazione e al trattamento di questo Stato Italiano campanilista e civilmente deficiente. Per il resto, niente di niente.
L'estero, la Cina, può assorbire tantissima nostra produzione (probabilmente qualcuno che legge si ricorderà la mia ricerca di 5 milioni di bottiglie di Nero D'Avola, solo per cominciare...), però comunque sorge sempre diffidenza, falso protezionismo, paura della "copia"... perché gli altri tutti questi luoghi comuni della paura non li hanno? Eppure è la Francia il maggior importatore cinese di vino, mica Andorra... e davanti a noi ci sono tutti, partendo dai tedeschi per finire agli australiani che hanno esattamente il doppio della quota di import nostra. Il doppio.
Penso che il problema non sia tanto quello che dice Gaja, quanto che il suo stesso scritto dimostri nei fatti che non si "globalizza", non si "nazionalizza" il problema e, se ti dice bene, puoi trovare una filiera che funziona dal grappolo alla bottiglia sul bancone di Quong Ching ma, ripeto, niente di strutturato, solo botte di fortuna o abilità del singolo aggregatore...
Mi ha fatto riflettere, ad esempio, che un forte importatore in Cina di vino sia uno spagnolo, che si è organizzato anche un bel B2B e B2C su internet.
I prezzi sono esaggggerati, ma vende da anni e funziona eccome.
Filiera, imprenditori, ignorare lo Stato, darsi da fare.
Sembra quasi uno slogan mafioso, ma credo sia ancora l'unica ricetta per il successo degli Italiani all'estero.
Prima, però, bisogna saper fare gruppo qui, in Italia, e questa rimane la cosa più difficile di tutte, se non proprio impossibile....
Caro Stefano, non decide la comunità ma decide il mercato e quindi si espianterà laddove è più difficile coltivare e là dove il mercato paga di meno, l'Europa ha solo posto delle quote di espianto da raggiungere e i soldi per farlo, le nostre regioni potevano fare delle scelte per proteggere particolari situazioni ma nella maggior parte non le hanno fatte e in questa prima annata della nuova OCM Vino le domande di espianto sono state più della disponibilità non solo in Italia ma in tutta l'Europa Mediterranea.Quanto a Gaia era ora che un produttore del suo calibro ponesse i problemi e speriamo anche che si metterà a disposizione per aggregare intorno a se il mondo del vino.
per marco lungo....non disperare.
Basterebbe tagliare tutti i rami secchi per liberare risorse enormi per la promozione del vino, ed e' vero che tutte le risorse andrebbero devolute alla promozione invece che, come e' avvenuto fino ad ora, al sostegno alla produzione.
E' inoltre sacrosanta l'invocazione ad una "alleanza" tra la ristorazione e il vino italiani, essendo il futuro fatto di mercati che non hanno visto una emigrazione italiana importante, come e' avvenuto per es. negli USA che non a caso sono uno dei mercati di riferimento per il vino italiano. Ci credo talmente in questo aspetto da averlo sperimentato con successo io stesso insieme ad altri colleghi.
Pero' in generale anche l'approccio di Gaja e' viziato dall'assunto che senza fondi pubblici e contributi si va poco lontani. Io penso che sia determinante invece la presa di coscienza che non si puo' sempre aspettare l'intervento pubblico per muoversi. Se gli imprenditori privati imoparassero a lavorare di piu' insieme potrebbero razionalizzare tante risorse che oggi vengono investite male.
Insomma se c'e' un lavoro da fare e' proprio quello di capire che se non si lavora in squadra, se siamo tutti individualistici all'estremo, non si va da nessuna parte, ed e' piu' una questione di testa che di soldi.
difficile dare torto ad Angelo Gaia, non tanto per il sistema secondo me di promozione ma quanto la modalità, che non ha reso per quanto il danaro investito, in particolare per le aziende come la sua. Quelle grandi come la sua non sono tante in Italia, questo sistema non ha giovato o perlomeno lo ha fatto fino ad un certo punto, mentre invece ha giovato alle piccole e medie aziende che hanno trovato nella vendita diretta, un canale commerciale impensabile, tanto che molte aziende vitivinicole si sono trasformate in aziende d' ospitalità. Questo forse non ha fatto bene alla promozione del vino italiano nel mondo e alla commercializzazione, però ha portato il vino italaino a essere il numero uno come numero di bottiglie vendute, e ha portato molte persone ad avvicinarsi al settote vitivinicolo. Indubbiamnete le 130 strade del vino sono state un errore e nessuno lo vuole ammettere,per come sono state gestite, ma quello che è peggio è che le aziende non fatto fatto sistema, non hanno saputo relazionarsi e mettersi insieme per promozionarsi per adoperare al meglio questo strumento. Il vino italiano ha bisogno di una promozione costante sul mercato estero in particolare ma devono anche le aziende impegnarsi di più, non sempre e solo sperare nell'aiuto promozionale dello stato attorno a questo devono costruire e fare sistema e adoperarsi per creare rapporti più costanti con i mercati.
ho citato questo post e l'interessante discussione sulla news letter settimanale WineWebNews realizzata per il sito Internet A.I.S.
http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=3&ID_Articolo=1355
GAJA, IL VINO E IL MONDO
Ho visto il tuo post su Angelo Gaja. Rispetto questo signore per il vino che fa.
Per il resto ho qualche dubbio. Da maggio ho intrattenuto una fitta corrispondenza con la sua Segretaria, tale Sonia, per un appuntamento di un'ora (UN'ORA) per poterlo intervistare, nell'ambito di una ricerca che l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna sta facendo per il Ministero dell'Agricoltura.
Da maggio a oggi non ha trovato un'ora da dedicare al sottoscritto che, oltre a non essere proprio l'ultimo dei coglioni, si rivolgeva a lui in veste istituzionale.
Sono un po' sorpreso perchè lui sarà il Re del vino, ma di solito Presidenti e AD di Banche, grandi imprese, società di consulenza (italiane ed estere) sono sempre disponibili a collaborare con l'Università, soprattutto quando si chiede cosi' poco. Non so bene, come debbano essere spesi i fondi pubblici, certo che -nel momento in cui ha un'occasione formale per parlarne- non l'ha esattamente colta. In vino veritas. ;-)
Io vivo a New York City e quì si trovano le solite bottiglie famose e vini mediocri.E sono a New York, un bicchiere di vino discreto è venduto a non meno di 10$ al bicchiere, poi si deve dare la mancia al bartender 1 o 2$.Quì la vita è cara e non tutti possono permettersi di comprare del vino, una pinta di birra costa 6-7$.Si deve creare una cassa di risonanza per vendere vino, tipo degustazioni, quì molto spesso costano tra i 50-60-70$. se sono gratuite presentano vini del Nuovo mondo imbevibili.Gaja parla di Cina e India ma se aNew York è già difficile vendere!!!