17
Dic 2008
ore 16:15
ore 16:15
Carlo Caracciolo, ricordo di un vero editore.
Si sono svolti nella chiesa di San Bartolomeo, sull'Isola Tiberina, di fronte a casa sua, i funerali di Carlo Caracciolo.
Ci sono grandi editori, editori mediocri e editori traffichini, maneggioni, speculatori travestiti da editori veri.
Carlo Caracciolo era della prima specie, assai rara in Italia, una grande editore che ha fatto la storia degli ultimi cinquanta anni dei giornali italiani.
Nel novembre del 1991, nel corso di un paio di cene in un ristorante dietro casa sua, un locale che oggi non c'è più e che lui scelse perché era curioso, anche in campo gastronomico, decidemmo il passaggio del Gambero Rosso al Gruppo Espresso.
Un'operazione importante perché si trattava, almeno nel progetto concordato tra di noi, di unificare la guida dei ristoranti del Gambero Rosso con la guida dei ristoranti dell'Espresso.
Della nuova società io sarei stato l'amministratore delegato e Federico Umberto D'Amato il presidente.
La cosa all'ex capo dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni e gran capo della Guida Espresso non piaceva proprio.
Con D'Amato che si metteva di traverso il destino dell'operazione era segnato e infatti finì in meno di un anno.
Strano, per quanto sopra detto, il ricordo di Carlo Petrini, apparso nella Repubblica di oggi e che a quegli incontri non c'era: definisce quell'accordo come un salvataggio, era tutt'altro.
Nel febbraio del 1992, edito da una società al 100% del Gruppo Espresso, è così andato in edicola il primo numero del Gambero Rosso, non più supplemento del manifesto ma mensile autonomo.
Il primo numero, fresco di stampa, lo guardammo a casa sua con Maoloni, il grafico che lo aveva disegnato, Corrado Passera, che allora dirigeva il Gruppo Espresso e lui, sempre attento e curioso delle vicende della stampa e di quelle della gastronomia.
Era un'idea nuova di mensile di cibo e vino, ma forse un mensile troppo diverso dalle riviste tutte leccate che occupavano il settore.
Nel febbraio del 1993 mi sono ricomprato il Gambero Rosso che, come dimostra la storia successiva, era tutt'altro che finito.
Poi ho rivisto Caracciolo due anni fa quando, già malato, aveva espresso il desiderio di vedere la Città del gusto.
Venne in taxi, si fermò a cena, fu una bellissima serata e lui mangiò e bevve come nulla fosse.
Verso le 23 disse che era stanco e sempre in taxi tornò verso casa sua, sul Lungotevere che guarda l'Isola Tiberina.
Ci sono grandi editori, editori mediocri e editori traffichini, maneggioni, speculatori travestiti da editori veri.
Carlo Caracciolo era della prima specie, assai rara in Italia, una grande editore che ha fatto la storia degli ultimi cinquanta anni dei giornali italiani.
Nel novembre del 1991, nel corso di un paio di cene in un ristorante dietro casa sua, un locale che oggi non c'è più e che lui scelse perché era curioso, anche in campo gastronomico, decidemmo il passaggio del Gambero Rosso al Gruppo Espresso.
Un'operazione importante perché si trattava, almeno nel progetto concordato tra di noi, di unificare la guida dei ristoranti del Gambero Rosso con la guida dei ristoranti dell'Espresso.
Della nuova società io sarei stato l'amministratore delegato e Federico Umberto D'Amato il presidente.
La cosa all'ex capo dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni e gran capo della Guida Espresso non piaceva proprio.
Con D'Amato che si metteva di traverso il destino dell'operazione era segnato e infatti finì in meno di un anno.
Strano, per quanto sopra detto, il ricordo di Carlo Petrini, apparso nella Repubblica di oggi e che a quegli incontri non c'era: definisce quell'accordo come un salvataggio, era tutt'altro.
Nel febbraio del 1992, edito da una società al 100% del Gruppo Espresso, è così andato in edicola il primo numero del Gambero Rosso, non più supplemento del manifesto ma mensile autonomo.
Il primo numero, fresco di stampa, lo guardammo a casa sua con Maoloni, il grafico che lo aveva disegnato, Corrado Passera, che allora dirigeva il Gruppo Espresso e lui, sempre attento e curioso delle vicende della stampa e di quelle della gastronomia.
Era un'idea nuova di mensile di cibo e vino, ma forse un mensile troppo diverso dalle riviste tutte leccate che occupavano il settore.
Nel febbraio del 1993 mi sono ricomprato il Gambero Rosso che, come dimostra la storia successiva, era tutt'altro che finito.
Poi ho rivisto Caracciolo due anni fa quando, già malato, aveva espresso il desiderio di vedere la Città del gusto.
Venne in taxi, si fermò a cena, fu una bellissima serata e lui mangiò e bevve come nulla fosse.
Verso le 23 disse che era stanco e sempre in taxi tornò verso casa sua, sul Lungotevere che guarda l'Isola Tiberina.








Una persona del nostro tempo e grande editore. Significativa questa testimonianza, a tratti quasi in tempo reale, bella. Oltre al giusto riconoscimento professionale anche la sensazione che d'ora in poi mancherà qualcosa.
saluti.
sbuso
I racconti relativi alla scomparsa di qualcuno, seppur toccanti e senza dubbio veri, non dovrebbero contenere, per rispetto, giudizi e prese di posizione nei confronti di altri soggetti, vedi Vizzari e Petrini. Si tratta, come al solito, di assoluta mancanza di stile. Complimenti.
Complimenti Luca, visto che Vizzari in questo racconto non c'entra nulla.
In effetti, che c'entro?
Enzo Vizzari