05
Dic 2008
ore 15:17
ore 15:17
Dal consumismo alla nuova frugalità
"...da noi la strada verso una nuova frugalità, fatta di consumi funzionali
conditi con qualche sfizio, è meno tormentata e, per molti versi,
anticipata da scelte spontanee delle famiglie".
E' una frase del Rapporto Censis 2008, la società presieduta da Giuseppe De Rita, che ogni anno fa la fotografia della società italiana.
Abituato ad andare controcorrente, anche questa volta De Rita riconosce la gravità della situazione ma vi vede anche elementi positivi per un possibile e radicale cambiamento della società italiana, come è avvenuto nel trentennio 1945-1975 che ha rivoluzionato l'Italia dalle fondamenta.
E se il Censis parla di nuova frugalità, Pietro Citati, nella Repubblica di mercoledì 3 dicembre scrive un bell'articolo "Addio consumismo riscopriamo le cose" che spiega più di qualunque saggio la fase storica che abbiamo attraversato negli ultimi cinquanta anni e che cosa è utile fare oggi.
Insomma, siamo dentro a una vera rivoluzione dei consumi che riguarda tutti, i giganti come la Honda che chiude la sua squadra corse di F1 - e presto verrà certamente seguita da altre case automobilistiche per il crollo del mercato dell'auto - e il semplice cliente del supermercato nel momento di fare la spesa.
Nulla sarà più come prima e questi decenni di crescita ininterrotta e di prodotti con una vita breve, da sostituire con nuovi prodotti e ancora e ancora, sono arrivati al capolinea.
Si entra nell'era della frugalità intelligente, del risparmio, del prodotti utili contrapposti a quelli inutili.
Il diritto al piacere va perciò ricalibrato.
E' una frase del Rapporto Censis 2008, la società presieduta da Giuseppe De Rita, che ogni anno fa la fotografia della società italiana.
Abituato ad andare controcorrente, anche questa volta De Rita riconosce la gravità della situazione ma vi vede anche elementi positivi per un possibile e radicale cambiamento della società italiana, come è avvenuto nel trentennio 1945-1975 che ha rivoluzionato l'Italia dalle fondamenta.
E se il Censis parla di nuova frugalità, Pietro Citati, nella Repubblica di mercoledì 3 dicembre scrive un bell'articolo "Addio consumismo riscopriamo le cose" che spiega più di qualunque saggio la fase storica che abbiamo attraversato negli ultimi cinquanta anni e che cosa è utile fare oggi.
Insomma, siamo dentro a una vera rivoluzione dei consumi che riguarda tutti, i giganti come la Honda che chiude la sua squadra corse di F1 - e presto verrà certamente seguita da altre case automobilistiche per il crollo del mercato dell'auto - e il semplice cliente del supermercato nel momento di fare la spesa.
Nulla sarà più come prima e questi decenni di crescita ininterrotta e di prodotti con una vita breve, da sostituire con nuovi prodotti e ancora e ancora, sono arrivati al capolinea.
Si entra nell'era della frugalità intelligente, del risparmio, del prodotti utili contrapposti a quelli inutili.
Il diritto al piacere va perciò ricalibrato.
Stefano Bonilli
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CATEGORIA Cultura | TAG Censis, Citati, consumismo
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Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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Forse la recessione ha cominciato a lasciare il segno sulla stabilita' mentale di alcuni lettori :-)
Tornando in tema, si sta esagerando con le conseguenze di questa crisi. A me (per ora) non sembra ne' epocale, ne' foriera di cambamenti radicali.
Trovo improprio paragonarla non solo al disastro assoluto delle guerre, ma anche agli anni 70: forse alcuni lettori (ahime') ricordano che si girava a targhe alterne: altro che la piccola frugalita' dell'astensione dalle cazzaglie!
Cosa sta succedendo? Tante imprese sono fallite e falliranno, pesci grossi e pesci piccoli, ma e' roba che e' sempre successa (la crescita e' negativa dell' 1, del 2 percento? Ma guardate le cifre della Grande Depressione!). Alcuni staranno molto peggio, molti staranno solo marginalmente peggio, e altri ancora sfrutteranno le opportunita' immense che si creano in questi periodi.
Fra cinque anni si consumera' e sperperera' come prima. Secondo me, la vera crisi, quella che davvero rivoluzionera' i consumi e gli stili di vita, non sara' finanziaria ma ambientale.
Pero' e divertente parlare della 'crisi'. E anche se, 'in the grand scheme of things', e' una crisetta, i sociologi, economisti e opinionisti assortiti devono pur campare.
Grazie Bonilli, temevo di dover abbandonare il blog...
Invece mi piace leggere opinioni intelligenti e differenti...
Caro Man, io credo tu non ti renda conto della situazione.
Ieri un mio amico responsabile europeo di una multinazionale americana è stato licenziato e l'ufficio italiano chiuso dalla sera alla mattina.
Chi rientra dagli States ti racconta di una crisi che ha colpito il ceto medio in modo drammatico.
Qui se perdi il lavoro c'è la cassa integrazione, ma dopo un po' i soldi finiscono.
Certo, in ospedale non vogliono la carta di credito ma 900.000 posti di lavoro prevedibilmente persi nei prossimi mesi sono un disastro e non le crisette di cui parli.
Nel '72 e '73, io c'ero e lavoravo, si andava a targhe alterne ma non c'era angoscia.
Adesso ascolta la gente in autobus, in treno o nei negozi.
Non è proprio una discussione "di moda", è la realtà che si presenta con un volto che fa paura.
Anche io sono convinto che le cose debbano cambiare, e come dice il direttore che stiano già cambiando. La crisi c'è, è forte e non piccolina. Come giustamente sottolinea il signor bonilli, la dimensione della crisi è data prima di tutto dalla angoscia delle persone, magari tu man non sei angosciato e non senti la crisi, molti altri sì, quasi tutti. Che così tante aziende falliscano è sempre indice di patologia del mercato, e molte di quelle che non falliscono vanno male. Al contrario di tutto quello che dicono i giornali il paragone con la crisi del '29 (o con tutte le altre) è inutile, come ha detto Samuelson, perchè ogni crisi è diversa. Questa è quella di oggi e bisogna affrontarla, e cambiare il modo di vivere troppo "veloce", figlio del consumismo degli ultimi anni è l'unica soluzione!
Tanto come sempre ce la si farà.
Post molto idoneo, complimenti bonilli, vale la pena di riffletterci.
(by the way, la prima frase del mio precedente messaggio era riferita a un messaggio di Luca ora rimosso).
Non dico che la gente non sia preoccupata e che i tempi non siano difficili. Ho occhi per vedere e per giunta viaggio molto.
Ma ricordo che negli US la produzione industriale calo' del 45% dal '29 al '32. Dico: del 45%. In meno di un anno, piu' di 700 banche fallirono. Dico: 700 in meno di un anno.
Certo ogni crisi e' diversa. Ma chi parla di cambiamenti epocali nella psicologia dei consumi deve almeno confrontare la scala dei fenomeni attuali con quelli del passato. Questa e' una forte recessione. Si stringera' la cinghia. Ma alla fine del ciclo, non sara' cambiato molto.
Parlo in generale. Pero' ammetto che l'Italia e' messa particolarmente male per motivi suoi, ed e' in un declino di lungo periodo al termine del quale la crisi attuale non sembrera' poi cosi' drammatica. Cito da un articolo di Lugi Guiso sulla Voce.it:
'la recessione che abbiamo di fronte lascerà i suoi segni, ma la perdita di reddito che ne risulterà sarà ben poca cosa rispetto a quella che l’Italia ha subito negli ultimi dieci anni a causa del tasso di crescita sistematicamente più basso rispetto al resto dell’Europa.'
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000799.html
Oggi ho provato a prenotare una cena per due in un nuovo ristorante italiano di Soho a Londra (Bocca di Lupo) ed e' tutto esaurito. Viva la crisi.
La crisi colpisce in modo differenziato: la forbice si sta allargando, spingendo la classe media in giù e quella alta o medio-alta ancora più in su.
Basta vedere come ti trattano i negozianti quando entri a comprare qualcosa che superi anche solo i 100 euro. Adesso diventano tutti più gentili :-(
Per combattere e vincere la crisi:
una casa in campagna, Ha di terreno, acqua, animali da cortile un paio di mucche un paio di animali da compagnia e frutti e verdura.
Alle 21.00 a letto e sveglia presto.
Tanti libri e tanti figli.
Mia moglie non mi segue, almeno per ora, dice che sarebbe un casino con la scuola dei figli, continui viaggi in macchina, dice che la terra è bassa e pesante (questo lo diceva anche mio nonno, alla fine è andato a fare il manovale in Svizzera e non so se è stato meglio)..
Direttore, qual'è la zona più vocata in provincia di Bologna (vivo in centro e mi sta soffocando..) ma soprattutto che ne pensate dell'idea, realizzabile, redditizia, è possibile inventarsi contadini del nuovo millennio a 36 anni ?
Grazie, saluti, MrOrange
Io penso che se uno vuole, ci crede e ha culo può fare qualunque scelta.
Detto questo la campagna e la terra non sono una scelta idilliaca ma una scelta dura e con molti rischi di insuccesso.
E di questo bisogna avere coscienza prima di prendere una decisione.
La campagna e' una scelta dura e faticosa ma almeno gli animali fateli crescere a chi lo fa di mestiere. Non e' cosi' semplice come sembra, e vi assicuro che molti di quelli che lo fanno non lo fanno per 'scelta' o 'vocazione' ma perche' sono piu' o meno costretti.
@antonio,
Cosa significa "almeno gli animali fateli crescere a chi lo fa di mestiere"?
(non ho intenzione di dedicarmi all'allevamento di animali, è solo per capire!)
Quando dicono che il peggio deve ancora arrivare, hanno ragione. Dicevo in un altro post, tempo fa, che la crisi non sarebbe stata vera fin quando non si fosse prodotta una riduzione dei prezzi al consumo (e poi delle materie prime) per mancanza di domanda. Adesso questo sta piano piano accadendo, secondo me si vedrà bene a Gennaio dopo un Natale a mio avviso finalmente povero, e lì avremo il momento clou della vicenda. Sono ancora stupito, infatti, che i commentatori utilizzino il termine recessione invece del più corretto e prossimo "deflazione". E' una questione di modelli economici, dopo anni di crescita dei prezzi (andamento inflattivo), i prezzi si sgonfiano non perché si sia reso più efficiente il sistema produttivo, ma perché nessuno li richiede, cioè il meccanismo perverso della legge capitalista della domanda e dell'offerta si rivolta contro coloro che la sfruttano in tempi felici. L'impatto è improvviso, globale, ed invece di adottare per tempo la legge derivata dal modello comunista del "lavorare meno per lavorare tutti", altrettanto repentinamente si chiudono interi settori verticali di produzione, con perdita del lavoro da parte di centinaia di migliaia di lavoratori. Per questo, non credo che "maghi" o situazioni alla Obama possano fare granché. Il fondo si toccherà quando, per effetto della fase deflattiva, alcune banche centrali ridurranno fino a zero il tasso di interesse. Quello è tipicamente il fondo, in quanto a quel punto anche l'immissione di denaro non servirà più a rilanciare l'economia del Paese. Se tutto va bene, quindi, dovremo uscire da questi anni con un nuovo modello economico, ma io non vedo in giro nuovi Marx, Keynes (anche se oggi molti Stati stanno usando la sua teoria), Pigou, Marshall e compagnia bella..... noi, però, abbiamo Tremonti, altro che storie..
Credo sia importante cercare di "fare quadrato" e permettere a produttori, negozi, etc che lavorano bene di sopravvivere a questo momento di crisi.
I consumatori consapevoli (e gourmet) devono servire a questo, usando gli strumenti a disposizione.
Per esempio, le rivista contano sugli abbonamenti per una distribuzione sicura, ricevono in anticipo i soldi per prodotti che forniscono dopo. E se si facesse la stessa cosa per i tanti luoghi dove consumiamo? I luoghi possono essere il bar dove vado a prendere il caffè tutti i giorni, la macelleria, il panificio: posti che meritano e che vorrei non chiudessero. Posso "abbonarmi" ai loro servizi: il vantaggio è per me quello di diventare un cliente "sostenitore", per loro di avere un finanziamento diretto, sfuggendo (per poco o per molto) alle banche.
Utopia? A me piacerebbe :-)
Cosa ne pensa, Direttore?
Io, ehm, mi aggrego a chiunque stia anche lontanamente pensando alla campagna ... un bracciante in più fa comodo, chi mi vuole ??
@new entry
Ti ricordi, Stefano? L'avevamo già pensata quella utopia di fare un gruppo sostenitori quando volevano chiudere Cesaretto. Non funzionò neanche alla lontana allora, figuriamoci oggi. Non so, certo l'ansia è tanta...
Ai tempi di Cesaretto, però, si trattava di rilevare una trattoria che aveva personalità in quanto c'erano Luciano, Zia Crocetta e Zio Rolando.
Il discorso che viene fatto adesso, e che non mi convince, sarebbe quello di "abbonarsi" a un negozio, a un bar, a un esercizio commerciale di qualità.
Non credo proprio sia possibile e praticabile.
Però io voglio essere ottimista.
Io credo in quella parte del Rapporto Censis che individua un potenziale inizio di cambiamento epocale - del tipo di quello che ha ricostruito l'Italia tra il '45 e il '75 - all'interno delle forze che stanno facendo a pezzi il vecchio mondo economico.
Certo, è come un seme, per arrivare a far crescere una pianticella ce ne vuole ma una parte della forza, della linfa può arrivare anche da noi.
Piuttosto noto che argomenti come questi, la crisi, i nuovi modelli di consumo, il futuro, che trattano della nostra vita, attirano pochi commenti perché la maggior parte dei frequentatori del blog credo non sappia cosa dire se non che c'è una grande preoccupazione.
O forse non sono davanti al computer perché sono fuori, in viaggio per il lungo ponte o a fare le compere di Natale :-))
O hanno finito anche l'inchiostro elettronico, ed il fornitore nel frattempo è fallito....
Veramente, io oggi ero al lavoro (Sgrunt!)
E' che su questi argomenti le probabilità di dire cose ignobilmente banali e stupide è più alta del solito - sui blog e forum ancora di più. Fior fior di economisti faticano a mettere insieme discorsi ragionevoli, figuriamoci noi chiacchieratori da web.
p.s. Una mia impressione, comunque, è che quelli che hanno fatto l'abitudine ai contratti rinnovati di anno in anno o di mese in mese, dal punto di vista psicologico sono più "attrezzati", perché si tende a progettare su tempi più brevi, a non sbragare nell'iperottimismo, gestire le faccende quotidiane aggirando uns erie di ostacoli e convivendo con la sensazione di incertezza.
Verissimo Gumbo. Essere precari è un mestiere, ormai, un'artte direi, una esperienza.
Il fatto è che chiunque se la sia fatta, sarebbe stato ben felice di evitarsela, e non è che oggi festeggi per essere più bravo di altri a destreggiarsi in questo mare in tempesta....
Le materie prime sono gia' al minimo devono scendere i margini della Grande Distribuzione che incassa subito e paga i fornitori a 150 giorni e che lavora con margini pazzeschi (non vi chiedete mai come riescono fare l' 1+1 e lo sconto 50% ??) e che aprono punti vendita su punti vendita senza investire una lira ( pagano tutto i fornitori !!!): costi dei volantini paga il fornitore , aperture dei punti vendita paga il fornitore ( con estorsioni legalizzate ), sconti per le promozioni paga il fornitore , nuovi magazzini centralizzati paga il fornitore ,inserimenti dei nuovi prodotti paga il fornitore ( ogni centimetro sugli scaffali del punto vendita viene venduto ai fornitori ) ,hostess nei punti vendita paga il fornitore, riempimenti degli scaffali paga il fornitore (PREROGATIVA DI COOP , SI QUELLI CHE VERGOGNOSAMENTE SCRIVONO AI GIORNALI DI BLOCCARE GLI AUMENTI DELLE MATERIE PRIME E INTANTO STROZZANO I FORNITORI ).Ma come puo' succedere che chi produce e vende il prodotto finito incassa 30 ed il distributore intermediario (GRANDE DISTRIBUZIONE ) incassa 70 ed il consumatore finale lo incassa nel...........????
@golosone
Dici cose sacrosante, ma sono anni che si sentono dire e nessun fornitore ha mai scelto di uscirne, solo di continuare a lamentarsi di dover sotto-stare a questi ricatti commerciali. Forse perchè hanno "ingrossato" le loro aziende per produrre di piu' per accontentare la GDO e ora che i numeri sono piu' piccoli di quanto previsto non sanno come fare per andare avanti. Tanti ne ho sentiti lamentarsi di produttori di Novello.. costretti a produrre prodotti entro una certa cifra per stare nei costi che la GDO è disposta a pagare per quel vino di "moda" (ormai in decadenza.. cosi mi risulta).
Andrea
PS se poi vi andate a leggere gli ultimi commenti del Cav. Berlusca su come sostenere la crisi...beh!
...spendete tutti...tutto... se avete i soldi...
Oggi sulla Stampa, Barbara Spinelli, nell'articolo di fondo "La crisi come occasione" dà una risposta gli incitamenti del presidente del consiglio "comprate, comprate, comprate" scrivendo "... per questo è così vacuo il politico che incita a ricominciare i consumi come se niente fosse.Il suo dichiarare i linguisti lo definirebbe performativo: basta dire la crisi non esiste e la crisi smette di essere (le dichiarazioni performative sono predilette da Berlusconi). I politici sono responsabili avendo ceduto al mercato senza regole. Ora intervengono ma senza curare la fonte del male."
Intervengono?
Intervengono con i soldi nostri, altro ché storie. Il Berlusconi che, con Tremonti, incita il popolo a comprare BOT e CCT, non fa altro che cercare di immettere denaro fresco nel debito pubblico, da spendere subito per gli interventi di Stato.
Nono sono interventi, quindi, ma sistemi di smobilitazione di denaro e basta, aumentando ancor di più il debito pubblico italiano che è già notoriamente alle stelle.
Caro Stefano, la politica Autarchica del Duce, ci vorrebbe... visto che poi Berlusconi è andato al potere sfruttando le stesse motivazioni sociologiche di Mussolini negli anni '20, almeno completasse l'opera... il sabato spesso non so che fare, una bella Adunata ci vorrebbe tutta..
La crisi è seria, Stefano, ma chi ha una certa età ricorda i discorsi dei genitori e ricorda gli anni '70. Fare paragoni è inutile, ma non è una crisi che mette in discussione le calorie, stiamo ancora a parlare di diete. Ecco, io sto osservando, per me, vetero marxista, la crisi è quella che ti mangi le scarpe e fai la fame come negli ultimi anni di Ceausescu, quando la gente puzzava di freddo. Forse è una crisi del superfluo.
Marco Lungo (risposta a 2 interventi fa),
tanto i contratti precari del passato non si cambiano, quelli presenti solo ogni tanto e con grande difficoltà...in tutto questo caos almeno questa microsoddisfazione che non costa nulla!
:-(
La nuova frugalità?
Frugo, frugo, e non trovo niente da ricicla'.
La Crisi è seria? Ma leggete l'aricolo seguente che ho scoperto nel sito di un'organizzazione agricola:
A noi raccontano che si devono comprare cibi locali "a chilometri zero", sostenibili dal punto di vista ambientale perché non fanno consumare carburante necessario al trasporto e così si contribuisce a ridurre l'inquinamento atmosferico ed a salvare la terra dal surriscaldamento globale. Ormai ci sentiamo in colpa persino se acquistiamo un’arancia siciliana che ha percorso un migliaio di chilometri prima di arrivare sulle nostre tavole. Loro invece inviano le mezzene di maiale dall’Inghilterra all’Italia, dove diventano “strolghino” e “cicciolata” e poi di nuovo dall’Italia all’Inghilterra, per essere serviti sulle tavole di Buckingham Palace, ma prima di scegliere il luogo per la lavorazione e la stagionatura della carne di maiale organizzano un vertice con i luminari della veterinaria italiana ed inglese, perchè una scelta sbagliata potrebbe danneggiare gravemente i loro palati finissimi.
Loro sono i soliti noti che non molto tempo fa hanno riunito a Torino le comunità del cibo provenienti da tutto il mondo per promuovere la produzione alimentare locale e sostenibile e che ci hanno spronato ad "essere parte attiva nel superamento della vergogna planetaria della malnutrizione e della fame". Non sapevamo però che si potesse condurre la lotta contro la fame anche a colpi di “strolghino” e “cicciolata”.
La vicenda è stata raccontata da Gigi Padovani su “La Stampa” dell' 11 dicembre: “Intanto per Natale a Buckingham Palace potranno consolarsi con i primi prodotti realizzati in Italia con le mezzene dei maiali inviate in Emilia dagli allevamenti in Cornovaglia. Sono stati lavorati da un abile artigiano, Massimo Spigaroli, che nel suo antico casale del Cinquecento di Polesine Parmense, a pochi chilometri da Parma, alleva le Nere Parmigiane (altra razza nobilissima) ed esercita l’arte della norcineria. Si tratta di una prima partita con 15 chilogrammi di «strolghino» italo-inglese (è un salame dolce e fresco, tradizionalmente realizzato con gli scarti di lavorazione del più nobile fiocco) e altrettanti di «cicciolata made in Cornovaglia» (a Parma se ne fa un salume cotto lavorando con gli scarti di lavorazione), già pronti per essere inviati a Londra.
La storia nasce un anno fa da una visita del presidente di Slow Food International, Carlin Petrini, nella casa di campagna di Carlo e Camilla, a pochi chilometri dalla capitale inglese. Al guru degli eco-gastronomi Carlo chiese di aiutarlo a realizzare dei salami pregiati con le amate suine dal pelo lungo, alimentate in modo biologico. Petrini arrivò ad Highgrove con Spigaroli e il veterinario cuneese Sergio Capaldo, che segue gli allevamenti di qualità della Granda. Al gran consulto sui maiali reali parteciparono anche alcuni luminari della veterinaria inglese, ma alla fine furono gli italiani a indicare la strada alla Casa Reale. Due i messaggi agli inglesi: per ottenere prosciutti buoni come quelli di Parma, dovete far maturare di più le bestie e non macellarle così giovani; e dovete imparare dagli emiliani la difficile arte della norcineria.”
Siamo strafelici del fatto che il principe Carlo d'Inghilterra apprezzi la difficile arte della norcineria emiliana ed invii in Emilia le mezzene dei suoi maiali perchè vengano lavorate: è tutta pubblicità per l'agroalimentare italiano. Non ci indigna più di tanto che le mezzene di maiale vengano spostate di qua e di là, perchè il cibo a chilometri zero è solamente uno spot pubblicitario e siamo abituati alla gente che predica bene e razzola male, ma la fame nel mondo è un problema molto serio ed è meglio che tutti quelli che tuonano contro i politici perchè "trovano i soldi per le banche e non per gli affamati" si facciano un esame di coscienza e pensino ai soldi che loro sprecano per produrre qualche strolghino o qualche cicciolata.