26
Dic 2008
ore 18:43

Gli spaghetti alla carbonara del Dolada

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Se li mangi a Roma è normale.
Buoni o meno buoni gli spaghetti alla carbonara fanno parte del paesaggio, ma a 850 metri sul livello del mare, a Plois, frazione di Pieve d'Alpago, sono un piatto che incuriosisce il rosciolano - inteso come frequentatore intensivo dell'alimentari con cucina Roscioli - che è in me e che ogni due o tre giorni questo piatto se lo mangia.
E così ho ordinato gli spaghetti che cucina Riccardo de Prà, figlio d'arte, figlio di Enzo e Rossana, due signori che sono nella storia della gastronomia italiana dagli anni Settanta in poi e che hanno trasformato il Dolada, ristorante e albergo, in una tappa obbligata.
Ci ha servito in tavola un'altra de Prà, Benedetta, che dalla mamma Rossana ha preso tutta la carica di spregiudicata e scherzosa gentilezza.
Che spettacolo tutto: il pranzo, la giornata di sole, il panorama di neve a perdita d'occhio, l'esserci arrivati dall'alto rimanendo letteralmente a bocca aperta.
E che spettacolo gli spaghetti alla carbonara che arrivano in tavola scomposti: nel piatto gli spaghetti, un uovo in camicia in cima, del formaggio grattuggiato sulla destra del piatto e del guanciale sulla sinistra.
Si mescola, si amalgama, si mangia... e si gode.

Carta ben più ricca quella che inventa ogni stagione Riccardo, un cuoco figlio d'arte che è stato a cucinare in Giappone e Inghilterra e Francia ma che qui, maturo e contento, sta dando il meglio.
Io però ero un po' a regime per via di un pranzo natalizio e di una cena al rientro serale e quindi ho spiluccato, come si suol dire, e mi sono ripromesso di tornare per un pranzo e magari una sosta a dormire in una delle sette stanze.
Abbiamo bevuto un Montervertine 1995 preso da una cantina che Rossana ha costruito nel corso dei decenni.
Gli altri hanno mangiato il piccione, servito dentro una zucca, il gran fritto, polenta e salsicce, saltato i dolci e salutato la famiglia perché il sole calava e noi dovevamo tornare.
Fa piacere vedere persone che conosci da trent'anni, che magari hai scontentato per via della guida, ma che stimi, e scoprire che loro il passaggio di testimone l'hanno fatto in pieno con Riccardo e Benedetta.
"Ma lei è sempre così taciturno?" mi ha chiesto Benedetta al momento dei saluti.
A volte si, ma poi scrivo :-))

Ps
Un amico che ha una compagnia di elicotteri mi ha regalato per Santo Stefano il volo da Padova a Plois passando per il sorvolo delle montagne con un ritorno sopra quello che resta della diga del Vaiont.
A Roberto dico grazie.

commenti 9

Non saprei cosa scegliere tra il giro in elicottero e la carbonara :-))

26 Dic 2008 | ore 19:49

Io sceglierei la carbonara, soprattutto se presentata così

27 Dic 2008 | ore 15:08

Scusami Direttore Bonilli, volevo complimentarmi per la nuova veste del Papero e per le notizie sempre interessantissime e golose di cui ci rendi partecipi, grazie!!!!!!!!!!!!!!!

27 Dic 2008 | ore 15:14

Grazie, spero che questo blog funzioni da catalizzatore per tutti gli appassionati che hanno voglia oltre che di ben mangiare anche di ragionare sui principali temi di attualità del mondo del cibo e del vino.
Ma che fatica... :-))

27 Dic 2008 | ore 21:08

...nelle "mie" terre! ;-) ci sei letteralmente atterrato nel migliore dei modi. Benvenuto! ;-))

28 Dic 2008 | ore 11:45

Rischiavo diincontrarti, incredibile! DI Riccardo posso dire solo cose belle..

28 Dic 2008 | ore 21:55

Grande Riccardo e Grande Benedetta: un posto che adoro e in cui si sta benissimo.

29 Dic 2008 | ore 09:57

Straquoto, una famiglia di grandi professionisti dell' accoglienza e della cucina.
Un luogo indimenticabile per chi ha la fortuna di andarci.

30 Dic 2008 | ore 19:31

Grazie Bonilli di aver riportato l'attenzione su questo ristorante.Un posto dove da sempre si mangia bene,in un luogo incredibilmente bello,in un ambiente di grande fascino. Ci sono stato la prima volta ospite di un mio cliente nel 1998 e ricordo,sopra tutto,una guancia brasata che è il piatto che associo istintivamente al nome Dolada.Successivamente ogni volta che ero nelle vicinanze(anche a 150 km di distanza)ho deviato se ne avevo occasione per tornare da loro.
E' un peccato che di questi posti se ne parli poco o niente,anche tra gli appassionati è difficile trovare qualcuno che li conosca.E si perde veramente qualcosa della storia della nostra ristorazione

30 Dic 2008 | ore 21:17

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