04
Dic 2008
ore 13:43

Il nostro futuro

< >

commenti 20

forse manca il testo... :o)

04 Dic 2008 | ore 16:50

non credo, forse dovresti guardare il video.
Molto significativo.....
tipo km zero alla giapponese, ma poi?.....

04 Dic 2008 | ore 17:22

Poi dovremmo essere noi a continuare il ragionamento :-))

04 Dic 2008 | ore 18:44

mi sembra che il video gia' spieghi tutto. Fondamentalmente si potrebbe consumare un po' meno e sprecare meno, magari senza drammatizzare il fatto che per la prima volta da decenni, per una serie di circostanze varie, i prezzi degli alimenti sono aumentati.
Smettere di comprare insalata gia' lavata, che costa dieci volte di piu' di quella normale, per risparmiare quei due minuti che ti permettono di cazzeggiare con la tecnologia, potrebbe essere gia' un passo, per es.

04 Dic 2008 | ore 23:17

Ok, ma il video spiega, a mio avviso, qualcos'altro: è la descrizione della descrizione alimentare del paese davvero molto delicata, paese che (dal video) dipende quasi esclusivamente da 4 paesi: USA, Cina, Australia e Canada. Adesso, sappiamo le tensioni storiche tra Giappone e Cina, probabilmente il Giappone guardando al futuro (per il quale vi rimando a questo video: http://it.youtube.com/watch?v=jpEnFwiqdx8) sta cominciando a programmarlo nella maniera Km zero. Oppure anche laggiù ci si accorge adesso che la dieta a base di consumo intensivo di carne non solo non è buona per le tasche ma anche per la salute. Io ci vedo più un significato politico, in questo video.

04 Dic 2008 | ore 23:50

Il ragionamento politico è proprio ciò che trovo più insidioso in questo filmato che tra parentesi penso sia applicabile a quasi tutti i paesi. Insomma io condivido in linea generale la politica alimentare a km zero, ma trovo che posta in modo così "apparentemente" asettico presti il fianco a logiche di protezionismo economico o peggio ancora a logiche di protezionismo "culturle". In questo periodo spesso mi trovo a pensare a quanto siano potenzialmente pericolosi e strumentalizzabili, se non adeguatamente argomentati, tutti i ragionamenti di "chiusura" verso i prodotti, i piatti, le culture alimentari, ecc... degli "altri"... E' vero ci sono i problemi delle sofisticazioni cinesi, ci sono i problemi del modello amenricano, ecc..., ma in cucina la necessità, la curiosità e lo scambio sono stati storicamente il motore delle novità e di quello che oggi chiamiamo "tradizione"...
Credo...

05 Dic 2008 | ore 07:37

Un video del Ministero con i Sims e le bandierine giapponesi sventolanti mi fa un po' impressione, sembra un filmato di propaganda versione XXI secolo!

In generale, a me una dieta base ispirata alla cucina tradizionale e quindi utilizzando prevalentemente prodotti della zona (climatica - più che nazionale) in cui si vive mi sembra ragionevole.

Però mi sembra ugualmente ragionevole, nel mondo di oggi, non diventare ossessionati dal conteggio dei km. Anche perché altrimenti non dovremmo neanche più bere caffé, mangiare cioccolato, usare spezie e l'Italia non dovrebbe più esportare nulla!

Il problema è sempre trovare un equilibrio ma spesso per maggior facilità di comunicazione (gli slogan sono più diretti) si tende a far passare messaggi troppo drastici per i miei gusti.

05 Dic 2008 | ore 11:13

Intanto stamane Repubblica pubblica un sondaggio secondo il quale il 35% degli intervistati ha ridotto i pasti fuori casa
http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/crisi-consumi/rapporto-crisi-consumi1/rapporto-crisi-consumi1.html

Certo non è il nostro futuro, ma è il nostro triste ed amaro presente :-(

Ciao

05 Dic 2008 | ore 13:06

Se dallo stesso sondaggio si aggiunge il 31% ai generi alimentari (tra l'altro sarebbe interessante sapere esattamente con che criteri) è interessante vedere che nel paese del buon cibo sembra proprio questo il settore che ha totalizzato più tagli. No?

05 Dic 2008 | ore 13:23

Non drammatiziamo con caffè e spezie il cui commercio è di qualche secolo antecedente la globalizzazione.
E nemmeno con la nacessità che ha il pescatore lampedusano di trovare un mercato anche a gennaio spedendo il suo pesce a Milano ogni mattina (Alitalia permettendo) anche se questo significa che ad agosto a Lampedusa (tranne in pochi ristoranti) il pesce locale se lo mangia solo chi se lo pesca.
Trovo anche normale che, soprattutto quei popoli che non hanno una buona tradizione culinaria migrino i loro gusti, usi e costumi anche se è triste pensare che Mc Donald batta proprio la cucina giapponese.
Il punto, a mio avviso, è se è realmente necessario avere tutto e sempre disponibile con un conseguente livellamento dei prezzi verso l'alto.
Perchè non è che la merce locale e di stagione ormai ti costi poi molto meno di quella d'importazione che ti arriva per tutto il resto dell'anno.
La colpa ce l'abbiamo anche noi ristoratori...
Quanti sono quelli che propongono la caponata di melanzane o il "gelo di mellone" in pieno inverno? E ananas, manghi e papaie tutto l'anno come se nel nostro territorio non ci fosse della frutta splendida snaturando così l'immagine della cucina italiana.
E i maggiori costi, quando non servono a mandare al macero milioni di tonnellate di prodotti di stagione che rischierebbero di far scendere i prezzi, alimentano la filiera dell'inquinamento provocato dai trasporti e dai sistemi di conservazione.
Chissà che questa maledetta recessione almeno da questo punto di vista non faccia riscoprire le buone abitudini...

05 Dic 2008 | ore 13:29

Il km0 va bene, ma pensiamo che se lo adottano negli altri paesi, i prodotti italiani non dovrebbero essere consumati fuori d'Italia. E non mi pare il caso di auspicarlo.
E poi, perchè non posso mangiare dei tortellini anche fuori Emilia?

05 Dic 2008 | ore 13:35

Bisognerebbe avere un giusto bilanciamento tra prodotti locali e prodotti tipici non locali.

Bisogna pensare in termini di quantità e di prodotti "equivalenti": per esempio il latte o l'insalata; ovvio che VOGLIO continuare a bere caffè, anche se non lo producono in Italia. :-))

05 Dic 2008 | ore 13:39

Oggi, per combattere la crisi ho mangiato in terrazza. Fuori, sotto l'acqua.

05 Dic 2008 | ore 13:43

Cosa? Un bell'hamburger alla "matriciana" e chips di capppesantissime. Il tutto con un litro di Meccacola. Solo sette eurini. Fusion, Local, Tradition, Etnico e salutare in un colpo solo. Ho pensato anche all'ambiente, ho gettato dal balcone i rifiuti proprio mentre passava il camion...dei pompieri.
Adesso scappo, c'è la lezione dell'amico dell'amico del cugino del cognato, della figlia del patrigno di Adrià.
Che deserto questo Blog.
Quanto manca Le Lion Ivrogne.

05 Dic 2008 | ore 13:48

Massimo Filippone,
tu stai parlando soprattutto si stagionalità - che è è ancora un'altra cosa e che secondo me fa più differenza ed è più gestibile.

Dici di non drammatizzare con caffé e spezie - che tra l'altro in un discorso sul "km zero" non vedo perché non dovrebbero rientrare - e poi parli di ananas, manghi e papaie; perché loro no e il caffé o la vaniglia sì?
E tutti i prodotti dell'Italia, niente più esportazioni?
Non vedo differenza, sul ragionamento di fondo.

Più che un problema di distanze, è di conoscenza: se la maggior parte delle persone come pesce conosce solo merluzzo (surgelato), branzino e orata (preferibilmente in offerta a 3 euro al kg), tonno e pesce spada da mettere solo in padella il pesce locale non interessa.

05 Dic 2008 | ore 13:51

Dopo tanto tempo è bello avere di nuovo un cretino che interviene in questo blog :-))

05 Dic 2008 | ore 14:11

Bonilli, mi dica, ne sentiva così tanto la mancanza ??? ;-)

Ciao

05 Dic 2008 | ore 15:17

Discutevo di questi temi nei giorni scorsi sul blog di Bressanini, di là però sembra abbiano opinioni diametralmente opposte, anche se come sempre basta un po' di buonsenso per mettere tutti d'accordo.
Io sostengo il km 0 a gran voce, purchè sia abbinato alla stagionalità dei prodotti, altrimenti crea più danni all'ambiente del prodotto importato.
Che c'è di male a tornare alla naturalità ? Dovrebbe essere di moda ora conoscere e sfruttare le stagioni, se non altro perchè i prodotti hanno più sapore ...

06 Dic 2008 | ore 13:52

Bellissimo ed efficace video.
I giapponesi sono un grandissimo popolo. Ho fiducia che loro riusciranno a realizzare gli obiettivi che si sono proposti.
Che grande nazione!
Nico

06 Dic 2008 | ore 14:22

PS l'altro giorno ho visto al mercato asparagi peruviani.
Chi compra asparagi peruviani e' complice di un crimine ecologico.
E non mi sento un talebano del KmZero.
Il protezionismo e l'autarchia fanno male all'economia globale, ma ci vuole un'inversione di tendenza contro la globalizzazione selvaggia

06 Dic 2008 | ore 14:29

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Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...


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