13
Dic 2008
ore 18:42
ore 18:42
Una cena alla Triennale di Milano
Giovedi 11 dicembre, Triennale di Milano, uno dei luoghi più importanti per l'arte e la cultura contemporanea.
Il programma si presenta interessante: atelier di creatività, visita alla mostra di Burri, cena (presso il design Cafè) disegnata nientedimeno che dal celebre Cracco. Proprio bravi i miei amici bocconiani.
Arrivo un pò tardi da Bologna, dopo una faticosissima traversata del centro di Milano, ma riesco a prendere la conclusione dei lavori e la visita alla stupenda mostra di Burri.
Giunge l'ora di cena che viene servita in un'area riservata del Caffè. L'aperitivo, al bancone, consiste in foglie di salvia fritte e una sottile focaccina ripiena, che ricorda tanto la Rustichella.
Finalmente il primo: i ravioli, immersi in una crema di parmigiano, si presentano bene all'occhio. Ma ahimè, la ricotta è fredda di frigo e fa pensare di esser stata appena scongelata.
Non va meglio con il secondo: una fetta di carne piuttosto anonima e abbondantemente salata.
Dolce buono e piccola pasticceria assolutamente impeccabile.
Servizio molto attento e gentile.
Mah, un capitombolo può capitare a tutti, ma la delusione è tanta. Continuiamo a discutere delle potenzialità di sviluppo della cucina italiana, che dovrebbe rappresentare uno dei motori principali dell'enogastronomia di fascia alta, così come delle opportunità di internazionalizzazione del settore, ma fatichiamo a garantire un livello coerente (con il nome che spendiamo) già a poche centinaia di metri di distanza...
Massimo Bergami
Il programma si presenta interessante: atelier di creatività, visita alla mostra di Burri, cena (presso il design Cafè) disegnata nientedimeno che dal celebre Cracco. Proprio bravi i miei amici bocconiani.
Arrivo un pò tardi da Bologna, dopo una faticosissima traversata del centro di Milano, ma riesco a prendere la conclusione dei lavori e la visita alla stupenda mostra di Burri.
Giunge l'ora di cena che viene servita in un'area riservata del Caffè. L'aperitivo, al bancone, consiste in foglie di salvia fritte e una sottile focaccina ripiena, che ricorda tanto la Rustichella.
Finalmente il primo: i ravioli, immersi in una crema di parmigiano, si presentano bene all'occhio. Ma ahimè, la ricotta è fredda di frigo e fa pensare di esser stata appena scongelata.
Non va meglio con il secondo: una fetta di carne piuttosto anonima e abbondantemente salata.
Dolce buono e piccola pasticceria assolutamente impeccabile.
Servizio molto attento e gentile.
Mah, un capitombolo può capitare a tutti, ma la delusione è tanta. Continuiamo a discutere delle potenzialità di sviluppo della cucina italiana, che dovrebbe rappresentare uno dei motori principali dell'enogastronomia di fascia alta, così come delle opportunità di internazionalizzazione del settore, ma fatichiamo a garantire un livello coerente (con il nome che spendiamo) già a poche centinaia di metri di distanza...
Massimo Bergami
Stefano Bonilli
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CATEGORIA Cuochi d'Italia | TAG Cracco, Milano, Triennale
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..speriamo che questo capitombolo sia un caso isolato altrimenti sai che bella figura ci facciamo, non tanto con gli italiani che mangiano li quanto con gli stranieri di passaggio alla Triennale.
Una cosa però non mi è chiara, lo stile di cucina è tradizionale, creativo o anonimo..?
Mucca
Speriamo che questo capitombolo sia un caso isolato altrimenti hai idea di che bella immagine diamo della cucina italiana all'estero?
Una cosa però non mi è chiara se lo stile di cucina sia tradionale, creativa oppure semplicemente anonima...
Mucca
Un unico appunto. In autostrada sono un fans della Rustichella.
porca boia..per poco non facevo la tripletta.
Sto maledetto papero capriccioso :D
In giro per il web mi sono imbattuta in questo link. Si legge:" È stato presentato, in occasione della Milano Design Week, il nuovo Triennale DesignCafé, nato dalla collaborazione tra Triennale, Autogrill e lo chef Carlo Cracco."
Sarà stato davvaro il Rustichella (magari vestito da sera)? :-)))
p.s. @Mucca : io invece faccio parte della fazione del "Fattoria".
E con Firefox e Safari se non clicchi su aggiorna/ricarica/refresh della pagina il tuo commento non si vede e ti fa questo scherzetto.
Ritento il link che sopra non linka.
E ne aggiungo un altro perché mi sembra interessante leggerlo subito dopo il commento qui sopra; mi ricorda una tendenza molto italiana di curare perfettamente l'apparenza e la presentazione ma poi spesso la sostanza non c'è!
Il mio amico Max Bergami, direttore di Alma, che non è la scuola di cucina di Parma - mi sembra che i furbetti di Parma abbiano usurpato il marchio dell'Alma Mater Studiorum - è anche un formidabile gourmet e quando mi ha raccontato della sua delusione alla Triennale gli ho chiesto di mandarmi il resoconto perché sempre più spesso cuoco-griffe e qualità del servizio non coincidono quando si fanno queste operazioni di diversificazione che fanno guadagnare il cuoco ma non fanno star bene il cliente.
Certo, può essere stata una serata no.
Può...
Secondo me non si tratta di una serata no. E se poi vogliamo aprire sui buffet in occasione di congressi, è un capitolo altrettanto insoddisfacente. I problemi sono a volte di budget, ma anche di incultura dei catering. Non è mai possibile generalizzare, ma non ricordo ristorazioni decenti, se non in qualche rarissimo caso (che conferma la egola).
ma che serata no... benvenuto nella ristorazione a Milano :-(
Bergami pure formidabile gourmet?????