14
Gen 2009
ore 23:00
ore 23:00
Avremo solo quello che si paga

Rcs e Gruppo Espresso si sono messi insieme per raccogliere la pubblicità online.
Pensavano di farcela da soli ma sono dovuti correre ai ripari in fretta e furia.
I giornali, tutti e in tutto il mondo, registrano un calo delle copie e un crollo della pubblicità.
E intanto i lettori pensano di potere avere tutto e di più, ma gratis, sul web.
E invece il grande bluff sta per finire perché non si capisce da dove dovrebbero scaturire le risorse per fare un giornale bello e ricco come il New York Times, tanto per fare l'esempio più famoso, che si trova gratis sul web e ha una redazione di 85 persone.
Questo discorso vale anche per un bellissimo sito come quello di Gourmet, del gruppo Condè Nast, la più importante casa editrice del segmento alto esistente al mondo.
Insomma, come scrive James Surowiecki, sul New Yorker, riportato e tradotto dall'Internazionale, "Molto presto cominceremo ad avere solo quello che paghiamo. E ci accorgeremo che è poco".
Stefano Bonilli
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CATEGORIA Informazione | TAG Corriere della sera, Gourmet, New York Times, New Yorker, Repubblica
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Dovrei mettermi a scavare nel mio passato di conferenziere, ma già nel 2000 in Commissione al Parlamento Europeo parlai di questo avvenire. Avevo precorso troppo i tempi, e nella mia discussione avevo più che altro evidenziato come la fonte di ricavo che Internet si prefiggeva, cioè la pubblicità, dal punto di vista bilancistico era in pieno controsenso, in quanto non si poteva avere una fonte di ricavo che fosse anche la maggiore fonte di spesa, dato che per pubblicizzare qualsiasi sito si ricorreva (e si ricorre ancora) a massicce campagne pubblicitarie, effettuate però sui mezzi tradizionali, cioè la stampa e l'affissione. Sono passati nove anni, è finita la fase di dissemination, cioè internet si è diffusa e resa necessaria, chi ha avuto più mezzi ed idee attagliate per il mio caro "cameriere veloce" ha resistito negli anni, e solo oggi si comincia a prefigurare il passaggio alla cassa per far pagare tutto, come nel mondo reale, come se uscissimo da casa invece di stare comodamente a casa, seduti davanti al pc. Per questo, trovo giusto che i giornali si facciano pagare, e per me non è una novità: ai giornali che mi interessano professionalmente, sono da tempo abbonato a pagamento sul web. Sarà una novità per chi, magari, da una parte si batte per l'informazione libera e gratis ma poi, ugualmente, protesta perché i lavoratori non vengono pagati. Certe contraddizioni ci sono e ci saranno anche nel mondo virtuale, nessuno stupore, perché di virtuale, nel momento in cui si porta e supporta il vissuto reale, la realtà di tutti i giorni, non può che trovare in internet solo che il cameriere veloce, che corre come un fulmine, ma cosa ci si mette sopra il vassoio, dipende sempre dalla cucina....
Non vedo la cosa così negativa, anzi la vedo come un'occasione per sviluppare finalmente la vera informazione che arriva dalla base, dal territorio.
Come ben sai, molti contenuti proposti dai blogger non sono altro che notizie scopiazzate a destra e a manca dai vari quotidiani, quelli più bravini si limitano a commentarli.
In questa maniera è vero che come tu stesso hai evidenziano le notizie non basteranno, ma è altrettanto vero che il blogger che vuole scrivere delle cose nella maggior parte delle volte saranno farina del suo sacco.
Buona giornata a tutti
Beh, ma se e' per questo spesso anche i pezzi dei giornali e riviste sono scopiazzati a destra e a manca. Non vedo perche' dovrei scucire dei soldi per pagarli :-)
Se "Molto presto cominceremo ad avere solo quello che paghiamo" scopriranno che questo modello economico sul web semplicemente non funziona. A parte casi particolari il web e' interpretato dal pubblico come "geneticamente gratis", e googole non ha fatto altro che rafforzare questa idea, solo che i signori del marketing questo non riescono a concepirlo, e periodicamente fanno dei buchi nell'acqua. Uso la rete da decenni, da molto prima che esistesse il web. L'ho visto nascere, c'e' stato un momento in cui potevo dire di aver visto tutti i siti esistenti :-D, ebbene, questi discorsi da "faremo pagare i contenuti e la gente lo fara'" li ho sentiti mille e mille volte. E ogni volta sono falliti miseramente.
E' vero che con la pubblicita' non ci si paga molto, e che probabilmente qualcuno chiudera', ma mica necessariamente e' un dramma. Io ad esempio andavo sul sito del GR online solamente per Kelablu e Paperogiallo. Ora che entrambi sono defunti o non piu' sul GR non ci vado piu', (figurarsi se mi interesserebbe pagare per, chenneso', leggere le recensioni dei vini....)
Caro Dario, la cosa del GR è anche espandibile. Andato via il nostro amico, di cui leggevo il blog senza mai intervenire o quasi, non sono più andato neanche sul forum dopo anni di indefesso cazzeggio... ^___^
Sul fatto del copia ed incolla non sono molto d'accordo, perché se sono veri certi assunti, allora sappiamo bene che le notizie (notizie, non commenti ed opinioni) sono prese dalle agenzie tipo Reuters o Ansa, per cui, se volessimo leggerci le cose come "escono", "bere alla sorgente", dovremmo andare su tali siti, non su quelli dei giornali. Però, guarda caso, tali siti sono a pagamento quasi da sempre e, in alcuni casi, internet o non internet, già lo erano anche prima (telefax e compagnia bella). Questo perché il valore aggiunto c'è alla produzione della notizia, mentre il copia e incolla non ne ha o quasi. Diverso è il discorso del pagare per sentire una opinione. Oggi pagheremmo per un articolo di grandi giornalisti come Montanelli, no, a meno che lui non facesse beneficenza o ci fosse qualche mecenate in giro... senza lo stipendio della carta stampata. non sarebbe pensabile pagare il valore aggiunto solo con internet.
Il giorno che morirà la carta stampata, ne riparleremo.
Io credo che il lavoro debba sempre essere pagato, comunque. Internet è solo il mezzo, e dovremo pagare per chi ci scrive sopra. E' la fase di dissemination del mezzo che ci ha fregato, con l'illusione che tutto potesse essere gratis. Non può essere così, e il futuro, anche se come dice Dario è stato mille e mille volte annunciato, si sta avvicinando. E? un po' come succede nel mondo dell'auto: adesso credo che vedremo le macchine elettriche in vendita, ma non perché come molti prefiguravano per la crisi petrolifera, tutt'altro. Perché è il solo modo che le grandi case automobilistiche hanno per rilanciarsi, per uscire dalla crisi. Lo stimolo al consumo, il creare l'esigenza per poi soddisfarla, è l'anima del capitalismo..
é una prospettiva non esaltante ma reale. Nel mio piccolo rivendico di essere stato tra i primi in Italia a proporre contenuti specializzati a pagamento sul Web, proponendo 5 anni fa, l'abbonamento a pagamento (costava 30 euro l'anno) a tutte le sezioni del sito Internet WineReport. Non fu un grandissimo successo e non arrivammo mai ad avere più di un migliaio scarso di abbonati. Ma Wine Spectator, tanto per fare un nome, ci arrivò due anni dopo, con ben altri risultati...
Mi sembra molto difficile convincere chi si è abituato ad avere un contenuto gratis a pagare per continuare ad averlo. La tendenza naturale (mia e mi sembra anche della maggioranza) è quella di dire "ah devo pagare? Allora vado a leggere/cercare informazioni da un'altra parte".
Solo un sito che mi dimostri di essere veramente diverso, più affidabile, più interessante può riuscire a convincermi di meritare il mio supporto e il mio entusiasmo. Però succede raramente!
Direttore io la seguo sempre e leggo il suo blog con piacere ma mi permetta una critica: questo post che lei ha fatto non ha ne' capo ne' coda. E le spiego perche'.
Il fatto che RCS e il gruppo Espresso si mettano insieme per fare pubblicita' online, in se', non porta automaticamente alla conclusione che la pubblicita' su internet non rende; ci possono essere mille motivi per cui si possono mettere insieme, magari anche politici, chi lo sa.
Innanzitutto ci vorrebbero un po' di numeri a contorno della sua affermazione, da cosa ne deduciamo che la pubblicita' online non rende? E, anche se fosse, chi ci assicura che non stanno facendo la pubblicita' sbagliata? Una delle compagnie piu' solide nel campo dell'IT e' Google e, guarda un po', la maggior parte dei suoi guadagni vengono dall'online advertising dove loro hanno inventato, appunto, un nuovo modello di pubblicita', che probabilmente non e' la stessa che il signor Marco Lungo criticava nel 2000 (il bannerino non esiste piu'), ma pubblicita' contestuale basata su una profilazione di quello che fa l'utente.
Certo ci sarebbero anche tante domande da farsi sulla privacy ma questo e' un altro discorso.
Chiudo dicendo che esiste un preconcetto nelle menti di molti italiani: che per avere le cose di qualita' bisogna pagare. Eppure wikipedia che e' aperta a tutti e' una enciclopedia seria (qualcuno puo' smentire questa cosa?), google che e' gratuito e' il migliore motore di ricerca, e cosi' via. Se il nytimes diventera' a pagamento e il wsj (per fare un nome a caso) restera' gratuito, probabilmente la maggior parte dei lettori si sposteranno sul wsj, e se il wsj trovera' un modo di monetizzare una grande mole di utenti (e i modi ci sono), probabilmente il nytimes sara' sul serio finito.
La qualita' si paga, chiaro, ma non per forza tutto cio' che si paga e' di qualita', e soprattutto, non per forza bisogna pagare per avere un prodotto di qualita', e ancora, un prodotto gratuito per l'utente non e' necessariamente di cattiva qualita'.
Dissento - indegnamente - dall'opinione del James Surowiecki, e concordo con il Bressanini.
Per ogni contenuto "generalista" a pagamento, c'è sempre qualcuno che offre qualcosa di simile, o percepito come simile, gratuitamente.
Del resto il modello non è che sia proprio rivoluzionario: la TV fornisce contenuti gratuiti e disponibili in cambio di un po' di attenzione alla pubblicità da milioni di anni.
Il fiume scorre, e nessuna diga lo potrà fermare: dura da digerire, ma difficile da arginare.
Temo anche che sia difficile anche far pagare per l'opinione di un "grande" per il semplice fatto che la riproducibilità digitale è troppo troppo facile, figguriamoci i "medi" e i "piccoli" che sono la più parte di noi...
Per rispondere a Marco Lungo, tra i lettori a pagamento di Montanelli ci sarà sicuramente qualcuno che cederà alla tentazione di copincollare tale opinione e renderla accessibile gratuitamente: vedi l'impossibile missione della difesa dal file sharing.
Salvo ricordare che il file sharing è poi diventato un formidabile strumento di marketing...
Probabilemente uno scenario futuro conterrà la ricerca della visibilità in rete per la diffusione di contenuti riproducibili, e perciò ineluttabilmente gratuiti, per collocare quelli che riproducibili non sono.
Per chiarezza, la musica su disco è riproducibile, il concerto no.
Mi scuso per la temibile lunghezza.
Citare Google come esempio è come non citare nulla visto che l'algoritmo del duo americano è così inimitabile da averli portati a fare a pezzi persino il mostro Microsoft.
Ma non ne vedo in giro altri esempi vincenti se non, tra i giornali, il WSJ che ti fa pagare perché ti dà notizie vere che riguardano i soldi, come farli, come perderli, chi ha fatto cosa ecc... cioé dà notizie.
Insomma, per avere le notizie di Blomberg devi pagare, se vuoi notizie vere di qualunque genere devi pagare o dovrai pagare se queste ti servono per il lavoro, ma se devi andare in pizzeria dubito che pagherai mai per avere il vero elenco delle vere pizzerie non cancerogene.
Quindi avremo giornali sempre più brutti e sempre più copia e incolla e che quindi venderanno meno, una rete sempre più intasata di tutto e il contrario di tutto.
Comunque il tutti uguali-tutti gratis mica può continuare per molto, io penso.
Forse il problema e' il modello di giornalismo su carta che applicato alla rete non funziona, quindi vendere notizie non e' che sia tanto redditiziol; ci sara' un motivo per cui il nytimes era a pagamento e ora e' gratuito?
Far pagare la gente per leggere le opinioni di qualche "guru" su Internet non penso funzionera' mai (e molti ci hanno provato), avere un giornale gratuito che non coinvolge gli altri lettori nella creazione delle notizie (e quindi al miglioramento delle stesse) e', anche questa, soltanto una trasposizione su internet di quello che c'e' su carta.
Sarebbe interessante capire se un nuovo modello di giornale su internet e' possibile.
Quando mia madre era una ragazzina cominciavano a circolare per il paese le prime Coca Cola. Il furbo droghiere ne aveva messe un paio di casse fuori dal negozio con scritto "novità, assaggiate". Gratis. E lo fu per un paio di settimane. Poi le casse sparirono e ben presto qualcuno cominciò a chiedersi ed a chiedere come mai. "Non ne hai più Vigin (Luigi) di quelle bottiglie?" "Si ne ho ma ora le devo vendere e costano...." (qualche lira penso n.d.r). In principio alcuni se ne andavano altri protestavano ma il prodotto era buono, piaceva e la gente si adattò a comprarlo ed ad foraggiare la Coca Cola e naturalmente anche Vigin. Verso la fine degli anni '80 arrivò in paese il metano assieme ad una politica commerciale aggressiva e conveniente rispetto a gasolio, carbone, legna. Quasi tutti si riconvertirono ed il metano cominciò a salire di prezzo. Trovo azzeccato il paragone col cameriere veloce e penso anch'io sia proprio così. Le tante chiacchiere, le opinioni da bar, il cazzeggio, il generalismo del "tutto e contrario di tutto" resteranno quelli di sempre: gratis, liberi e quasi sempre inutili. I contenuti, quelli veri, pian piano si pagheranno.
"Molto presto cominceremo ad avere solo quello che paghiamo."....
O avremo gratis solo quello che non vale niente o che vale poco. Della serie c'è il rischio di avere due livelli di informazione? Una accessibile a tutti con molti limiti in fatto di tempestività e qualità, ed una pagamento per chi può permettersi di sapere veramente?
Il problema è duplice: ci sono le ragione di chi paga l'accesso all'informazione e le ragioni di chi lavora per creare la notizia..e poi le ragioni di chi diffonde la notizia. Tutto sul volontariato certo non può basarsi, altrimenti succede quello che ieri Vergassola ha detto. Ossia che Marx aveva ragione quando diceva che il salario era destinato a sparire.
C'è un trade off tra quello grazie al quale campiamo come lavoratori e quello che abbiamo bisogno di sapere.
In fondo ciascuno di noi paga una cifra mensile all'operatore per connettersi a Internet: mi chiedo se questa cifra, che in Italia è alta, non potrebbe coprire, invero non so come, anche le spese dei vari network ad integrarne la raccolta pubblicitaria.
Questo per la consultazione generalista: contenuti speciali unici e non riproducibili si dovrebbe pagare, ma temo che da qualche parte spunterebbero fuori gli stessi contenuti in forma gratuita.
E' la rete, bellezza.
Piermiga, hai fatto un esempio del mondo reale che è esatto per quello che accadrà qui. Prima si è fatta dissemination (roba gratis), poi, una volta creata la necessita, scatta il pagamento o il rialzo del prezzo. E' una strategia ben precisa, non casuale.
Per quanto riguarda il copia e incolla di chi paga per vedere, sì, certo, accadrà. Anche ora, però, il giornale a scrocco si legge in mille modi.
Perfetto il discorso di Stefano su Google. Google è uno, ma gli altri sono milioni. Certo, io allora parlavo del bannerino, anche se la società dove lavoravo aveva brevettato il primo adserver. E' verissimo che Google ha acquisito una posizione dominante inventando (ma mica tanto, la profilazione ed il ranking sono basi assolute del marketing da sempre) il modo giusto di fare pubblicità su internet, ma gli altri non possono farlo. In ogni caso, trovo che, a pagamento o meno, il vero problema sia che qualcuno abbia qualcosa di veramente interessante da dire o da dare, per cui valga la pena pagare... insomma, il cameriere veloce, dovrebbe avere migliori chef in cucina....
L'esempio di Google e' interessante se si estende a tutti i servizi che ora offre. Ve lo ricordate quando bisognava pagare per avere una casella Email, o pagare per avere dello spazio disco in piu' per i messaggi? E' stata Gmail a cambiare i termini della questione, era stata offerta in beta test a pochi utenti che via via invitavano altri utenti, sempre gratuitamente.
E le mappe satellitari di google earth? Prima erano a pagamento. Nel mio campo scientifico Google Scholar e' impagabile, ed e' completamente gratuito. Google offre blog gratuiti e hosting di siti web semplici, sempre gratuitamente. Prima non era cosi' e potrei continuare (ad esempio con le informazioni finanziarie e quotazioni di borsa, ricerca di brevetti, milioni e milioni di libri digitalizzati e disponibili con google book etc...)
In questo senso google ha modificato il modo con cui gli utenti "pensano" alla rete: a qualcosa che nella maggior parte dei casi fornisce *gratuitamente* un servizio.
Non si torna indietro: le informazioni sul web (a meno di cose estremamente settoriali, per professionisti) sono gratis e non si riuscira' a convincere le persone a cambiare
E' vero, ma se tu provi a scrivere su gmail, cioè la tua posta privata, la parola porno o aborto o scacchi ecc... dopo ti apparirà nella pubblicità targata google qualche cosa attinente a ciò che hai scritto.
Spaventoso, se uno ci pensa bene, così come la profilatura che ha google di ognuno di noi in base ai dati incrociati.
Questo è il gratis?
Ti vendo l'anima, faustianamente parlando e ho la conoscenza gratis?
Bella questa frase: "Ti vendo l'anima, faustianamente parlando e ho la conoscenza gratis?.
Anche Eva, per una mela, comprò la conoscenza.... e oggi ci sono i computer della Apple.
Archetipi?
^____^
Direttore, ma lei non e' un fan di Facebook? piu' profilatura di quella, se vogliono usarla ;-)
La useranno, la useranno, dagli tempo.... stanno già in forte crisi economica, e la profilatura è l'unico patrimonio spendibile e/o di garanzia che hanno...
Frank Zappa aveva previsto tutto... the meek shall inherit nothing.
Ma io uso facebook, io uso gmail, che vuol dire?
Ma non penso che questa sia l'approdo finale anche perché aspettiamo chi supererà google e via e via.
E comunque io non penso che questo sia il meglio che ci tocca :-))
Hai pensato a tradurre Papero Giallo in Yellow Paper?
Quello che dice Dario Bressanini e' giustissimo, e aggiungo che solo pochi pagheranno per sentire le opinioni di qualche 'paraguru' sullo scibile umano. Come vede anche lei questo modello non e' sostenibile, ma in Italia siamo maestri di modelli non sostenibili, del resto molti giornali sopravvivono solo grazie ai contributi pubblici.
A me pare che l'esempio di Piermiga valga per un caso su un milione. Cosa è davvero così "necessario" oggi? Ora se non c'è la Coca Cola, trovi la Pepsi, la RC Cola, la Ben Cola e poi l'aranciata, e scaffali interi di altre bibite.
Anni fa c'era un catalogo che vendeva per corrispondenza dischi che non trovavamo da nessuna parte. Era gratis, ma se ad un certo punto l'avessero fatto pagare, avremmo sborsato perché era l'unico. E comunque avremmo anche potuto dividere la spesa per comprarne uno e poi farne delle copie; e se ne fosse apparso un altro simile gratis avremmo potuto passare all'altro.
A meno che il primo non ci avesse convinti di offrire veramente qualcosa in più e di meritare tutto il nostro supporto. Cosa che quel tizio era riuscito a fare, ma non mi pare si possa applicare alla maggior parte delle cose che si trovano ora su internet.
...e pensare che, la mia generazione, quella che ha fatto il '77, gridava per strada: "Pagherete caro, pagherete tutto!!! Tutto, pagherete tutto!!!"...
Non sarà che ce la siamo tirata?
Credo che più che fare servizi a pagamento, i grandi mezzi di informazione che puntano su Internet ci penseranno molto bene a fare ricchi contratti da giornalista a gente che scrive sì e no 3 pezzi a settimana, quando con le stesse cifre ti puoi pagare 4-5 minorenni che magari nel campo in questione ne sanno anche di più.
L'altro grande problema di Internet è l'enorme dispersione, che rende solo lo 0,1% (ma anche meno) dei siti in grado di sopravvivere con la pubblicità. Sarebbe come se, invece di avere 7-8 canali nazionali forti, ne avessimo un milione...
bella questione... mi avventuro anche io a dire la mia :)
Sposando il pto di vista di Dario e sicuro che il sistema tradizionale della carta stampata è in crisi, credo che:
- l'info strettamente specialistica è e sarà a pagamento per ovvie ragioni (Input-output)
Immagino solo per fare un esempio quasi tutti i DB che rendono disponibili online a pagamento i lavori di ricerca scientifici
- che la comunità dei blogger esisterà per un bel po' così come è (ricordo ancora quando lessi anni fà per la prima volta questa parola 'WeB-log' in un articolo in rete e fu come vedere la luce)
I motivi per cui tanti scrivono con continuità e seriamente sono tanti, come tanti sono gli opinion leader che sono diventati dei veri e propri pti di riferimento in tutti i campi. Penso ad esempio penso a quanto peso hanno avuto nelle elezioni USA ieri ed oggi
- e che tutti stanno 'furiosamente' cercando nel sistema generale dell'informazione in rete il o i modelli giusti per ricavarne le marginalità.
Probabilmente siamo in una fase di cambiamento dove l'informazione in quanto tale non sarà più considerata un bene a se stante, ma piuttosto un fattore produttivo di un modello economico.
Interessante Facebook, l'esperimento più recente ( e soprattutto il sistema a più alta profilazione mai visto .... pericolosissimo :)). L'Adv 'alla Google' qui già deve cambiare totalmente forma. Notato x ex il sistema di votazione delle inserzioni ?
Non dico che 'non pagheremo' ciò di cui usufruiremo, ma sono sicuro che non lo faremo così come oggi ce lo immaginiamo...tipo abbonamento al NYTimes
In più auspico da tanti anni la morte della super-carta patinata bellissima (nn me ne voglia Fedrigoni) iperCostosA e poco Sostenibile.
Le info altamente 'deperibili' dei magazine e relative pubblicità dovranno essere spalmate sui i foglietti in e-ink superluminosi :)
Magari conseviamoci la carta per più tempo per i libri
Ok, la profilazione di Facebook è meglio, ma non ha il mondo delle ricerche effettuate dagli utenti su Google, che è il vero motore degli algoritmi pubblicitari del sistema AdSense - AdWords. Sono un utente di AdWords e devo dire che è fatto benissimo, bisogna avere una certa preparazione per sfruttarlo appieno, e molta pazienza.
Poi, Google ha un'altra cosa che non ha prezzo, cioè il Ranking, che è fondamentale per apparire nelle ricerche. E' il sistema di cui si occupa chi fa SEO (Search engine Optimization), una vera e propria scienza. Se hai un ranking superiore a 5, non esisti o quasi. Quella è un'altra cosa difficilissima da sistemare, ma obbligatoria per uscire fuori in mezzo alla concorrenza, possibilmente nei primi dieci siti tirati fuori da Google. Facebook, quindi, dovrebbe unirsi a Yahoo per fare un qualcosa del genere e che sia anche competitivo.
Ultima cosa, poi: AdWords permette a tutti di farsi pubblicità su Internet anche con una minima spesa, e questo è un primo gradino di selezione, non è un nuovo grado di libertà, perché se hai i soldi, con AdWords puoi quasi monopolizzare interi settori verticali con la tua pubblicità... e, come sempre, i piccoli scompaiono, anche se sono spessissimo migliori dei grandi....
...d'accordo su tutta la linea.
Per questo penso che FB sia molto interessante:
è ottima per fare esattamente il contrario di tutto ciò che tu in modo edotto hai esposto !
Google nn c'è la fa ad arguire TU proprio TU che tipo di scorregge fai, FB si .... :)
ps: scusate il termine 'arguire' spero nn offenda nessuno !