21
Gen 2009
ore 16:20

Gourmet 2009: arrivano i nostri :-))

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guida_gourmet2_2009.jpgE così Emanuele Barbaresi, che è un giornalista di Quattroruote, ha fatto la sua guida dei ristoranti, Gourmet 2009.
Che l'avrebbe fatta lo si capiva, per esempio, dalle numerose e puntute discussioni col sottoscritto a proposito della recensione di questo o quel ristorante ai tempi nei quali io ero curatore di una guida.
Oggi che non di un articolo di Tuttoturismo si tratta, ma di una guida ambiziosa fin dalla sua presentazione, posso confrontarmi già commentando l'incipit.
Dunque i nostri eroi arrivano e dichiarano la trasparenza assoluta, con ciò facendo capire che per le altre guide così non è. Assoluta mancanza di stile.

E in cosa consiste la trasparenza? Nel fatto che c'è la firma del recensore e la data della visita.
Boohh? Caro Emanuele per una guida che sceglie di andare all'estero ma non riesce ad andare al sud dell'Italia mi sembra un po' poco.
Ma passiamo ai fatti, cioè alle recensioni.
Dunque, il mio ultimo ristorante importante che ho visitato è stato il Pagliaccio di Roma e il penultimo le Calandre e il Dolada, il 25 e 26 dicembre scorsi.
Io sono un volto noto, il mio giudizio non vale?

Comunque leggo la recensione del giugno 2008 di Alberto Cauzzi sul Pagliaccio e, a partire dal suo giudizio di partenza, una volta il Pagliaccio era intrigante ultimamente mi lascia perplesso, non sono d'accordo nel modo più assoluto perché penso si debba dire proprio il contrario, oggi il Pagliaccio ha raggiunto la sua maturità e se Cauzzi dice di averlo visitato molte volte negli ultimi anni, confesso che tra giugno e oggi io ci sono stato otto volte e quindi...
E quindi nulla perché sono così realista da capire che nessuna guida si può permettere "la visita continua" e quindi si cerca di dare un'idea complessiva ma proprio questo tentativo, a proposito del Pagliaccio, secondo me ha fallito.

Fine del lungo e puntuto prologo per far capire a Barbaresi che sarà pur arrivato lui con i suoi prodi ma le cose non cambiano di molto, non basta una firma e una data.
Ma se devo dare un giudizio complessivo su Gourmet 2009, il lavoro nel suo insieme mi piace perché penso che nella seconda edizione, tolti gli squilli di tromba da neofiti delle guide, potrà dire qualcosa di nuovo e potrà influenzare gli altri.

Perché?
Perché è una guida che si misura con le migliori tavole straniere - però recensire solo cinque ristoranti della Sicilia, i migliori e più costosi, non ha senso - e ha un approccio netto e non diplomatizzante per cui l'accordo o il disaccordo col recensore è facile.
Io, per esempio, sono capitato alle Calandre nella sua fase positiva e ho fatto sia un pranzo che una cena splendidi.
Ma io sono volto noto, Barbaresi no :-))

La recensione del Dolada mi trova, invece, completamente d'accordo e quindi i miei tre esempi hanno avuto lo scopo di dire che si, i giudizi sono sempre soggettivi, come dice Barbaresi, ma se si esordisce con una introduzione come quella dell'edizione 2009 si presta il fianco a critiche che nel complesso la guida non merita perché comunque è uno strumento serio e utile con i suoi 249 ristoranti italiani e i 90 stranieri, le 100 ricette regionali tipiche - che mi studierò e commenterò successivamente - e con i 200 prodotti locali di eccellenza, idem come sopra per il commento.

Gourmet 2009
pp. 512
allegato di Tuttoturismo febbraio 2009
€ 3

commenti 110

Sono curiosa di leggerla, ma i distributori considerano Torino una città di serie B e arriva tutto in ritardo.
Nell'attesa ho trovato su http://www.guidagourmet.com/ (immagino sia il sito ufficiale) questa presentazione:
"Per tutti quelli che stanno aspettando una guida di ristoranti indipendente, non diplomatica, non prezzolata, non provinciale.
Che non deve compiacere nessuno e farà incazzare molti.
Una guida che parla di locali che conosce davvero e di cui ha senso parlare."
Convinti, i tipetti, neh! ;-)

21 Gen 2009 | ore 16:51

Per capire la logica un po' sopra le righe ecco il testo uscito su Facebook nel Gruppo Guida Gourmet 2009

"Qualche idea su come evitare l'individuazione:
- ovviamente scegliere locali di ristoratori non conosciuti personalmente
- prenotare col nome di una persona che pranza con noi
- pagare in contanti o con carta di quella persona
- non fare troppe domande o commenti

Poi, per carità, il rischio c'è sempre. Se uno crede di essere stato individuato in un posto consiglia di andare, la volta successiva, ad altro "sodale".

vale comunque quello che in molti, molto prima di noi hanno detto: a spesa fatta e pasto iniziato, anche se si viene individuati, non è affatto detto che sia un bene per lo chef, che magari cerca di fare il fenomeno con conseguenze negative per i suoi piatti (ed è successo).
In questi casi si consiglia il ritorno (Henri Gault diceva che ci vogliono 3 prove almeno per giudicare un ristorante)".

Tutte cose che il buon Raspelli fa da 35 anni :-))
Che la Michelin ha sempre fatto.
Ma adesso sono arrivati i fenomeni con i loro supporters.... ahh ahh ahhh :-))

21 Gen 2009 | ore 17:57

Ciao Stefano, sono contento che nell’insieme il lavoro ti piaccia. E’ stata una faticaccia, ma credo che ne sia valsa la pena. Certo, non è una guida che ha la pretesa di essere onnicomprensiva: abbiamo cercato di sfruttare al meglio i mezzi che avevamo, puntando più sulla qualità che sulla quantità.
Quanto all’”assoluta mancanza di stile”… beh essere accusato di questo per me è una bella novità! Per noi la trasparenza assoluta è un principio importante ed è per questo che abbiamo pensato di firmare e datare ogni recensione. Non è una cosa così difficile: perché gli altri non lo fanno, escluso Marchi per quanto riguarda le firme? Credo che questa domanda continui a essere valida.
Al Pagliaccio forse… ci siamo sfiorati. Ci sono stato all’inizio di gennaio, a guida chiusa. E devo dire che confermo il giudizio di Alberto Cauzzi (e ti prego di credere che non lo faccio per diplomazia: non sono il tipo). Se adottassimo i mezzi punti, per me sarebbe un 14,5. Quindi il 14 che gli abbiamo dato va benissimo. La cucina di Genovese, per la verità, a me non ha mai convinto del tutto (mentre ad Alberto piaceva molto). Devo dire che l’ultima volta l’ho trovata molto meno barocca di un tempo. Ha senz’altro guadagnato in eleganza, però ha perso in sostanza. Nell’insieme il risultato finale non cambia. Persino il dolce mi ha deluso, a dispetto della fama della pasticcera. Con un po’ di sforzo, e visto il contesto romano, può meritare una stellina Michelin, ma le due stelle mi sembrano incredibili (ma è anche vero che se le ha Sadler le può avere anche Genovese…).
Ciò che più mi ha lasciato sconcertato è il servizio. Davvero sconclusionato, quasi imbarazzante. Preferisco non andare nei particolari, ma volevo chiederti una cosa: lì è normale che servano per lo stesso vino due bicchieri? Per permettere, come hanno detto, “di continuare la degustazione con un calice pulito”. Preciso: non è che ne hanno prima portato uno e poi, magari perché questo si era sporcato, portato un secondo. No, per lo stesso Faro Palari, ne hanno subito portati due a me e due a mia moglie. Con il risultato che, a un certo punto, i due bicchieri di mia moglie erano pieni e i miei due vuoti… Che senso ha la cosa?
Solo una postilla su Gourmet 2009, riguardo alle 100 ricette tipiche e ai 200 prodotti locali di eccellenza. Questa è una guida di ristoranti, fatta di recensioni di ristoranti. In più, sotto il profilo giornalistico, ci sono solo due pagine per regione (scritte da Dario Bragaglia), che presentano in modo molto sintetico i principali prodotti del territorio. Giusto per avere un quadro di riferimento. Il resto è pubblicità, come del resto si evince dall’impaginazione e dalla scritta “IP” presente nelle pagine di riferimento. Per quanto poi riguarda lo “strillo” sul lato destro della copertina, quello accanto alla pila di piatti, mi limito a dire che non l’ho messo io.
Ciao
Emanuele

21 Gen 2009 | ore 18:15

Beh, la scheda del Dolada l’ho firmata io, uno dei “prodi”, quindi non posso che esprimere grande piacere per il suo accordo.
Mi piacerebbe rimanere sul piano della critica gastronomica e lasciare da parte quello che ci sta intorno(a cui magari risponderà Barbaresi).
Questa guida, pur con tutti i suoi limiti, già evidenziati da Barbaresi nell’editoriale, mostra a mio avviso una serie di aspetti positivi.
Un gruppo di appassionati in n° limitato, cosa che, se non permette una copertura massiva, se non altro rende omogeneo il giudizio generale.
Poi una visione europea, con confronti tra le migliori tavole.
La nostra fotografia è che, ai vertici, noi italiani siamo ancora leggermente dietro. Cosa ne pensa/pensate?
Firma e data? Non saranno sicurezza di trasparenza, ma sono una informazione in più e permettono di “fidelizzare” il lettore alla penna. Per esempio, leggere un suo giudizio positivo su un ristorante non ha per me lo stesso valore di un giudizio formulato da “chinonso” su una guida.
Le critiche quando si fa un prodotto del genere sono inevitabili.(e Bonilli lo sa meglio di tutti)
I limiti, come dicevo, sono molti. Legati al prodotto nuovo, al budget limitato e, perché no, anche a possibili nostre sviste.
Posso solo dire che io mi sono divertito davvero molto :)
Comunque, per 3 euro, penso che il rapporto q/p sia soddisfacente :)

21 Gen 2009 | ore 18:19

"Tutte cose che il buon Raspelli fa da 35 anni :-)) Che la Michelin ha sempre fatto."
E' vero Stefano. Solo che Raspelli non può più farle, perché lo conoscono tutti. E la Michelin non è una guida di ristoranti con recensioni...

Per gumbo chicken: www.guidagourmet.com è un sito aperto dagli autori della guida, ma non c'entra nulla con la casa editrice - Editoriale Domus, che tra l'altro pubblica Quattroruote e TuttoTurismo - che l'ha pubblicata.

21 Gen 2009 | ore 18:27

ma che ristoranti esteri ha recensito? Francia, UK e Spagna?

21 Gen 2009 | ore 18:30

Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Monaco, Portogallo, Spagna, Svizzera

21 Gen 2009 | ore 18:34

Presa, sfogliata con interesse, anche perchè leggo i recensori da tempo su forum e blog (e qualcuno ho avuto il piacere di conoscerlo).
Sorvolo sulla questione anonimato, varrà la pena parlane a parte.
Guida con un idea forte, il riferimento alle grandi cucine europee contemporanee e il paragone con le nostre: la preferenza va, in quest'ottica, alla creatività (in tante schede un riferimento costante, all'originalità dei piatti, quasi ad ogni costo!), la tradizione messa in secondo piano.

Certi voti sembrano dati per "sorprendere": il preannunciato 16 (di stima) a Esposito in risposta al 95 griffato GR (e forse la verità sta in mezzo), il 15 a Beck (qualche anno probabilmente avrebbe preso 12/13), il 16 ai senigalliesi, il 18 ad Alajmo, ma dopo un 'anno di piatti disastrosi, il 17 a Cracco (quasi solo perchè si è separato da Peck).
Ma la guida è scritta bene, con competenza e d'altronde sui punteggi delle guide si potrebbe discutere (e si discute) per intere stagioni.. e la maggior parte sono in consonanza con i miei gusti.
Certo il 14 al Pagliaccio (emendabile a 14,5), alla cucina odierna di Genovese, mi risulta incomprensibile...ma de gustibus e magari una cena non da anonimi potrebbe aiutarci a risolvere i dubbi..

21 Gen 2009 | ore 18:46

Solo qualche precisazione rispetto ad alcune considerazioni di Bonilli, la cui attenzione al prodotto mi lusinga e la cui curiosità per una (un'altra?ancora?) guida è conferma di passione vera.

Prima di tutto, ricordo di confronti anche accesi su approcci alla critica gastronomica tra lui e Barbaresi in tempi davvero non sospetti (più di 3 anni fa), confronti che solo una malizia a noi italiani così naturale può far ritenere legati alla voglia di fare una nuova guida. L'idea della guida e i primi incontri sono decisamente successivi. Si trattava, si tratta di diverse visioni e non credo sia utile alla discussione liquidarle come strumenti di marketing.

Non credo sia utile alla discussione nemmeno dire che "Raspelli lo faceva 35 anni fa". Il contesto dell'affermazione che cita Bonilli era la risposta a una domanda precisa posta in una discussione su FB, nessuno si ergeva a "fenomeno" in nessun modo, e si citava Gault proprio per dire quanto nulla di nuovo ci fosse sul metodo.

Prendersela con chi fa una cosa nuova dandogli del neofita, poi, non è proprio argomento fortissimo, né originale.


La guida è un lavoro fatto con la passione che credo traspaia, cercando di dire qualcosa di nuovo (per quanto possibile...), come Bonilli ci riconosce che potremo fare... "dalla seconda edizione". E se per passione abbiamo scritto, sin dall'introduzione, quanto non ci piace della ristorazione di oggi e del modo di raccontarla credo che sia uno dei meriti del lavoro. Che ha tutti i limiti che Emanuele Barbaresi con l'onestà intellettuale che gli è propria, ha riconosciuto, perfino enfatizzandoli, nell'introduzione (ce ne fosse una di guida che dice che i locali citati non li ha visitati quest'anno, salvo le confessioni successive di ispettori pentiti -Michelin- o le clamorose gaffe su indirizzi stravecchi, gestioni cambiate ecc. capitate più o meno a tutti).

Un ultimo punto in merito al Pagliaccio: riguardo a "nulla perché sono così realista da capire che nessuna guida si può permettere "la visita continua" e quindi si cerca di dare un'idea complessiva ma proprio questo tentativo, a proposito del Pagliaccio, secondo me ha fallito". In realtà proprio nel locale in oggetto la quantità e frequenza delle visite è molto alta ed è storica (io solo penso di esserci stato almeno 30 volte, sin dai primissimi giorni, quando era vuoto e il rapporto qualità prezzo era pazzesco, e ci si incazzava perchè la gente facesse la fila per andare all'Hosteria del Pesce). Semplicemente Cauzzi pensava fosse in calo, Barbaresi ha avuto la stessa impressione, io che per le copiose frequentazioni mi guardo bene dal recensirlo, la penso allo stesso modo.
Ma questa diversità di vedute è, appunto, oggetto del confronto, piacevole che vorremmo avere con tutti, con particolare piacere con lei, senza pregiudizi.

Roberto Bellomo

21 Gen 2009 | ore 20:21

Un'altra osservazione: trovo assurdo volendo fare una guida e dovendo avere un minimo di massa critica di ristoranti recensiti, trovo assurdo, dicevo, mettere delle recensioni "del prima 2006" come Winkler, Au Crocodille, Hostellerie Jérome, Auberge Breton, Le Table du Gourmet, ovvero dell'aprile 2006 come Régis Marcon, ma anche del settembre 2007, Guy Savoy, a cui si dà 18 mentre agli italici si fanno le pulci nel 2008 e Michel Bras finisce tra i primi in assoluto sulla fiducia perché la visita è stata fatta nel 2006, in aprile!!!
Sarà sincerità ma è anche una presa in giro perché una guida che esce nel gennaio del 2009 questo non lo può proprio fare ma mi sembra che voi siate molto compiaciuti di voi stessi e che vi assolviate con la scusa che costa 3 euro.
Come a dire che se fosse gratis si potrebbe scrivere qualunque sciocchezza?
E ancora: ma non sentite un eccessivo senso di superiorità trasparire da cotanta introduzione?
Comunque, contenti voi.
Già, sono solo 3 euro, che si vuole di più, anche uno stile più sobrio :-))
Appuntamento alla seconda edizione, questa, credetemi, potevate farla meglio, comunque in bocca al lupo.

21 Gen 2009 | ore 22:21

Il discorso sulle guide è sempre troppo difficile da affrontare. Ragionare sul mezzo punto in più o in meno da attribuire al Pagliaccio appartiene fatalmente a quella sfera di soggettività che non metterà mai d'accordo nessuno.
Credo invece che il giudizio sul valore di una guida bisogna darlo in una visione più ampia. Personalmente ho sempre trovato quella del Gambero la più equilibrata in assoluto senza poi trascurare il grande contributo che il GR ha dato e da, nel complesso delle sue attività, alla divulgazione del tema.
In base alle mie esperienze dissento fortemente da quanto scritto da rob78 il quale indica la nostra cucina leggermente inferiore a quella d'oltre frontiera.
Per motivi di lavoro e anche quale appartenente al club 5C della Relais & Chateaux, che spesso abbina luoghi di charme a grandi cucine, mi trovo spesso all'estero e posso dire che il livello di diffusa eccellenza che abbiamo in Italia non l'ho riscontrato, in tante occasioni, all'estero.
Sarà anche perchè, ad alti livelli, la Michelin in Italia è molto più severa che altrove e quindi la soglia di attenzione dei nostri ristoratori è molto più alta.
Ci sono certamente dei grandi fenomeni quali ad esempio Amador, a Langen vicino Francoforte, degnissimo interprete della cucina molecolare spagnola fondata da Ferran Adrià ma gli errori ai quali ho assistito, soprattutto nei tre stelle francesi, in Italia non gli avrebbero mai perdonati. Vivissimi auguri comunque alla new entry Gourmet 2009.

21 Gen 2009 | ore 22:32

Arrivo in questo blog per la prima volta, grazie a un link su un altro sito.
Senza entrare nel merito della guida (cmq a me sembra originale e interessante) che ho trovato gratis allegata al mio giornale di viaggi preferito, mi domando: perchè tanto astio?

Problemi personali? Commerciali? O davvero di contenuti?

Grazie

22 Gen 2009 | ore 00:33

Astio? Problemi personali? Commerciali?
No, semplicemente critica un po' corrosiva vista la presentazione di Barbaresi.
Basterebbe leggere la scheda di Gennaro Esposito, ricca di critica corrosiva, il Gambero Rosso e Marco Bolasco non sono nominati ma ne sono i destinatari e a seguire le altre guide, e ricambiare quella critica con il giudizio sulla nuova guida che dichiarandosi innovativa mette al vertice un ristorante, Bras, visitato nell'aprile del 2006, con ciò confermando che le guide sono suggestionate dalle altre guide - questo è il pensiero di Barbaresi & C. - ovvero dando come giustificazione l'avere un budget ridotto :-))
Il fatto è che alla prima edizione tutti si sentono nuovi ma poi, a cominciare dalla pubblicità che riempe la guida, si scopre che nuovi non sono ma devono fare i conti con la realtà e allora non basta mettere firma e data :-))
Comunque le cose da me scritte vanno alla voce critica di un addetto ai lavori che è free lance.

22 Gen 2009 | ore 09:52

In effetti in questo blog e nel forum spesso si parla dello strumento Guida e ci diciamo che uscendo una volta l'anno rischia di essere datata. Insieme si è cercato anche il modo, la soluzione, per far arrivare ai lettori gli eventuali ed utili aggiornamenti.
In questa nuova Guida addirettura ci sono recensioni di parecchi anni addietro.....nell'era di internet è come dire secoli !

Ciao

22 Gen 2009 | ore 10:42

bho, io confesso che queste diatribe tra guide e guidaroli mi fanno un po' sbadigliare.....

22 Gen 2009 | ore 10:55

Credo che interessino molto di più quelli del settore - dato che di fatto guide e recensioni influenzano le scente di clienti/lettori.
Alcune diatribe però incurisiscono anche me perché mi piace cercare di capire le differenze di approccio, di metodo, di gusti, di criteri e poi confrontare le diverse conclusioni a cui arrivano.
Ad esempio, ieri ho letto la scheda di Gennaro Esposito sul sito/blog della guida (ora non la vedo più, boh!) e la mia prima impressione è stata che Emanuele Barbaresi l'avesse scritta osservando dal punto di vista di un critico (non di un cliente qualunque) e per un pubblico di critici e operatori del settore. Io non mi identifico molto in questo tipo di descrizione, lunga ma che non si focalizza sugli aspetti importanti per me. Però anche leggere i punti di vista molto diversi dai miei è interessante, quindi resto curiosa di leggere il resto. Tanto costa solo 3 euro! :-P

22 Gen 2009 | ore 11:36

Una risposta alle ultime argomentazioni di Bonilli.
Le recensioni dei ristoranti visitati “prima del 2006” a cui si fa riferimento riguardano in tutto dieci locali stranieri. Si tratta di ristoranti molto importanti e ci sembrava interessante parlarne: naturalmente, essendo le visite di riferimento troppo vecchie, abbiamo messo un “senza voto”. Ma credo che anche da quelle schede il lettore possa trarre indicazioni utili. Senza contare, è quasi inutile precisarlo, che voti e dati sono aggiornati anche in quei casi a fine 2008.
Passiamo ai voti molto alti assegnati ai ristoranti visitati nel 2006-2007. Quello di Bras, che ha 19, è un caso limite: comunque è uno chef che più di uno di noi ha più volte apprezzato – per usare un eufemismo – nel corso degli anni e non abbiamo motivo di credere che dall’aprile 2006 la qualità della sua cucina sia scesa. Il che, ovviamente, non significa escludere che questo sia avvenuto. E’ chiaro che un 19 assegnato nel dicembre 2008 ha più peso di uno dell’aprile 2006.
Il punto è che noi preferiamo giocare con le carte scoperte, gli altri no: saranno i lettori a giudicare se questo è un plus o meno. Certo, in questo modo ci si espone a critiche come quelle di Bonilli. Critiche impossibili da porgere a una guida che non specifica qual è stata la data della prova e, magari, ricicla a tavolino per anni la relativa recensione (o, nel caso della Michelin, la segnalazione). Questo non è vero e non avviene mai? Ma allora la domanda è sempre la stessa: perché le guide più importanti non pubblicano le loro date di visita dei ristoranti? Se sotto questo profilo fossero davvero inattaccabili, potrebbero facilmente evitare ogni sospetto.
Concludo l’argomento limitandomi a dire che anche le Carnet de Route Omnivore, forse la guida di ristoranti francesi più di tendenza e attenta alla cucina moderna, adotta lo stesso nostro metodo (pur non assegnando valutazioni): mette le date delle sue visite, che possono risalire anche a un paio di anni prima.

Per gumbo chicken: quando scrivo una recensione il mio punto di riferimento è sempre il lettore, non certo il critico o l’operatore del settore. Nel caso specifico, la scheda su Gennaro Esposito (La Torre del Saracino) è stata utile per spiegare al lettore il meccanismo con cui i critici “spingono” certi chef, trasformandoli in star. Ovviamente a mio modestissimo parere.

22 Gen 2009 | ore 13:26

concordo con Bonilli sul fatto che è assurdo recensire ristoranti visitati tre anni fa. Su alcuni punteggi Barbaresi ha pienamente ragione.
Esposito è deludente, non merita quello che gli viene regalato da altre guide. Da Genovese ho mangiato male.

22 Gen 2009 | ore 13:27

Nella settima riga dell'ultimo post ho scritto "voti e dati", ma intendevo ovviamente "prezzi e dati".

22 Gen 2009 | ore 13:28

Da Esposito nell'ultimo anno penso di averci mangiato tre volte.
Definirlo deludente è lecito ma io credo poco realistico. Ha inoltre un rapporto prezzo/qualità imbattibile per un ristorante di quel livello.
Certo che se soggettivamente lo si considera deludente può apparire anche carissimo.
Io sono stato uno di quelli che ha gioito quando ha saputo del suo innalzamento vertiginoso nei punteggi della Guida del Gambero Rosso.

Ciao

22 Gen 2009 | ore 14:10

Leggendo un critico che per metà dello spazio a disposizione NON parla dell'esperienza di mangiare in quel locale ma di classifiche e critici...la mia (personalissima) percezione è che stia lanciando un messaggio polemico a qualche suo "pari", dato che a me cliente normale interessano sicuramente di più altri aspetti. Devo aggiungere che quando la primavera scorsa raccoglievo informazioni per decidere se andare da Esposito o da Iaccarino durante la mia gita in Campania, da persone competenti e/o che girano per ristoranti da anni, quasi tutti mi hanno consigliato Esposito. E ispirava di più anche me - non necessariamente in assoluto, ma in quel momento sì. Altri di cui mi fido hanno preferito Don Alfonso, non dico che ci sia un abisso. Ma alla fine i discorsi sui massimi sistemi a me non interessano tanto perché tanto non c'è mai una risposta definitiva. Una discussione su chi sia veramente il migliore assoluto, mi riguarda poco. Tanto il migliore per me, lo decido solo io! ;-)
La descrizioni e le impressioni, invece, sono le cose che mi interessano perché mi aiutano a scegliere il prossimo ristorante da provare.
(Comunque io per ora ho potuto leggere solo quella, ovviamente il mio commento non riguarda il resto della guida che non ho ancora visto!)

22 Gen 2009 | ore 14:13

Credo che lo spazio dedicato in ogni scheda a descrizioni ed impressioni abbia pochi pari nel panorama guidaiolo. E' uno degli aspetti che più mi è piaciuto: mai liste di piatti, ma descrizioni dettagliate.
La finisco comunque qui, sennò sembra veramente che ce la suoniamo e ce la cantiamo.:)

22 Gen 2009 | ore 14:33

la mia esperienza da Gennaro Esposito è stata negativa. Ognuno è libero di gioire dove vuole. Non lo considero un bravo cuoco da certe posizioni e come dice anche Barbaresi è solo spinto dai direttori delle guide.

22 Gen 2009 | ore 14:38

Non è vero che Esposito è solo spinto dai direttori delle guide! A me ne l'hanno consigliato individui più vari, alcuni dei quali non hanno neanche simpatia (eufemismo) per le guide più note.
Chissà perché ogni volta che uno si trova male in un locale è per forza colpa delle guide prezzolate o perché il cuoco è una ciofeca e non uno tra milioni di possibili altri motivi...mahhhhh??
Rob78: leggerò volentieri le altre dettagliATE schede quando potrò!!

22 Gen 2009 | ore 14:46

Al di la delle diatribe tra critici sarebbe interessrebbe conoscere il vostro pensiero sulla necessità di nuove guide.
o meglio: come mai non riusciamo a fare una guida seria e specializzata solo in ristoranti "top". un po' il rovescio di quello che ha fatto slow food sul fronte osterie (dandosi inizialmente come uno dei criteri il limite max di spesa). insomma una relaix & chateux del cibo. o dobbiamo lasciar fare ai ristoratori?(vedi "jeune restaurator d'europe")

22 Gen 2009 | ore 14:51

Per me una guida veramente coraggiosa -e la sto ancora aspettando e chissa' quanto aspettero' - sarebbe una guida che rinuncia a priori ai punteggi (ma anche a cappelli, stelle, asterischi, lune, forchette, cucchiai ...).
Una guida solo con recensioni, come se si trattasse di recensioni letterarie.

22 Gen 2009 | ore 15:08

Nico, mi sa che dovrai attendere ancora a lungo. Anche a me piacerebbe una guida senza punteggi e simbolini, ma temo che venderebbe molto poco. Credo che la maggior parte dei lettori di guide voglia sintesi e... sangue. La competizione, la gara, lo sprint fino all'ultimo metro e all'ultimo voto fanno sempre cassa.

22 Gen 2009 | ore 15:17

Non vogli sembrare solo critico. E' piacevole leggere i giudizi di "Guida Gourmet". E' utile anche a capire la filosofia di fondo che privilegia l'innovazione alla tradizione, ma sa anche riconoscere grandi meriti a locali come "L'Ambasciata" di Quistello che, certo, non e' propriamente avanguardia catalana.
Diciamo che leggendo le motivazioni dei punteggi uno tendenzialmente tradizionalista come me puo' fare un automatico +1 o -1 :)

22 Gen 2009 | ore 15:38

@Marco G. lo so
io preferisco il "play" al "game", ma il fascino della graduatoria e' intramontabile

22 Gen 2009 | ore 15:40

Direttore Bonilli, la domanda di Barbaresi mi sembra più che lecita. In virtù della sua esperienza, "...perché le guide più importanti non pubblicano le loro date di visita dei ristoranti?...".
A proposito di Omnivore, la nuova grafica del blog ricorda molto www.omnivore.fr
Non trova?

22 Gen 2009 | ore 15:53

Per gumbo chicken: tra Esposito e Iaccarino per me non c’è proprio partita. Siamo semplicemente in due categorie diverse. Vai a mangiare senza preclusioni mentali e soprattutto senza tener conto dei voti dei critici (ovviamente neppure dei miei) da tutti e due, possibilmente a un giorno o due di distanza. Poi sarò curioso di conoscere il tuo parere.
Il fatto che, per quasi tutte le guide più importanti, Esposito venga considerato superiore o nella peggiore delle ipotesi pari a Iaccarino per me è un mistero. Qualcosa di troppo insensato perché possa passare sotto silenzio. E il mistero è così grande e, sotto certi aspetti, interessante che ho provato a dargli una spiegazione proprio nella scheda di Esposito.

22 Gen 2009 | ore 16:40

E'arrivata anche a Torino. Prima sfogliata, prima domanda - in coda a un'osservazione di bonilli già risposta da barbaresi, ma vorrei qualche dettaglio in più. Io apprezzo la presenza della data e della firma, e penso che la descrizione di un locale possa essere utile anche se un po' datata. Però la Omnivore non mette i voti, non fa classifiche. Se un locale (vedi il Pagliaccio) secondo voi è peggiorato, nel voto non ne tenete conto o sì? E se ne tenete conto, in che modo lo trovate equo, se di un altro locale invece vi basate sull'esperienza di 2 anni fa?
A me piace molto l'idea di considerare l'Europa, non solo l'Italia. Però in media quante volte avete visitato quelli italiani e quante volte quelli stranieri?
A me ad esempio dei signori francesi che frequentano e rifrequentano i grandi ristoranti l'anno scorso mi hanno sconsigliato Troisgros, perché rispetto agli anni precedenti sembrava un po' "fermo". La soggettività, ovvio, ha sempre il suo peso, però se voi gli date il massimo dei voti per il passaggio di pochi mesi fa sarei curiosa anche di sapere che impressione avevate avuto le volte precedenti; per confontare le opinioni e capire meglio il metro di giudizio.
Seconda domanda: ma il gruppo dei recensori è una specie di gentlemen's club stile vecchia Londra? Le donne, le evitate voi o fuggono loro? :-)))

22 Gen 2009 | ore 16:55

(scusate, ma poco fa la risposta di barbaresi non c'era!) Oddìo, due ristoranti così in sequenza per le mie finanze e il mio stomaco non eccessivamente capiente (o non proporzionato alla curiosità delle mie papille) sono un investimento un po' troppo ingente. Comunque non si sa mai, magari un giorno decido di provare. Però stiamo parlando di cucina o di insieme? Io ho gusti molto chiari e non molto standardizzati in fatto di "tutto ciò che sta intorno" (ambiente, servizio, ecc), quindi resterei sulla cucina e basta, altrimenti diventa troppo complicato!

22 Gen 2009 | ore 17:02

Caro Barbaresi, questo argomento mi sta troppo a cuore per non dire la mia perchè conosco la costiera come pochi se non altro perchè ci vado in vacanza dalla mia nascita e proprio a 50 metri dal Don Alfonso.
Io condivido pienamente il suo giudizio principalmente in un punto quando sostiene che sono due categorie diverse a tal punto che non mi cimento nemmeno nel giudizio ristretto alla cucina senza nulla togliere a quella di Gennaro Esposito dove anzi ultimamente, dopo un paio di cene che mi hanno lasciato perplesso, ho mangiato davvero bene.
Per me il Don Alfonso appartiene a quella elite gastronomica internazionale che me lo fa giudicare come se fosse un "fuori concorso" e infatti trovo anche io davvero inspiegabile che la terza stella manchi da così tanto tempo.
In realtà il problema è un falso problema che nasce solo dalla posizione geografica dei due e dal nostro arrovellarci nel condividere o meno i criteri di giudizio delle guide.

22 Gen 2009 | ore 17:54

la mia non dà voti...
oloap

22 Gen 2009 | ore 18:00

A me la guida non è piaciuta per diversi motivi.
Il fatto di segnalare solo 250 ristoranti italiani e 90 stranieri la rende poco utilizzabile, in primis perché si parla soprattutto di posti noti se non notissimi. Le altre guide più diffuse propongono circa 2000 indirizzi, il confronto è improponibile.
E’ interessante lo sguardo sull’estero, ma in Italia alcune aree sono praticamente scoperte (centro-sud) e anche in Lombardia (dove abito) ci sono delle esclusioni inspiegabili, le prime che ho notato sono il Gambero di Calvisano o l’Osteria del Sass a Besozzo.

Il presupposto su cui è incentrata la guida, e che viene ribadito in troppi punti, è l’anonimato dei recensori che costituisce secondo me un aspetto marginale nell’ambito della critica gastronomica. Comprendo perfettamente l’intento, che è anche apprezzabile, ma a me non interessa se il critico è anonimo o meno, mi interessa che faccia bene il proprio lavoro. Deve essere competente, colto, appassionato, avere una propria estetica e una propria visione del mondo, e saper trasmetterla al pubblico con le sue doti di scrittura. Conoscere e interagire con i cuochi, anzi, è parte integrante della propria attività. Ma questa è ovviamente la mia opinione.

Le schede dei ristoranti poi sono assai insoddisfacenti. A parte qualche eccezione, si tratta per lo più elenchi di piatti, descrizioni che sembrano talvolta quelle di singole visite, e non si distinguono da quanto si legge in genere nelle guide o si può trovare su internet. La data poi è un elemento di sincerità ma molto spesso penalizzante (se la scheda è vecchia perde inevitabilmente di interesse)

Non condivido poi il fatto che un ristorante tradizionale non possa avere più di 17, e rispetto alle mie esperienze e ai miei gusti in molti casi i voti sono scentrati (ma sono molto d’accordo con il 19 all’Arnsbourg :) ).

Apprezzabile invece l’onestà dell’approccio, che traspare in più punti, e la passione dei recensori.

22 Gen 2009 | ore 19:29

Sì, siamo come il Club des Cent, l’associazione gastronomica che da sempre influenza i giudizi della Michelin d’Oltralpe: niente donne. Scherzo, ovviamente. È solo un caso.

Se un locale è peggiorato, ovviamente, la cosa si riflette nel voto. La cosa non è equa perché le date di visita dei vari ristoranti sono diverse? Ma questo è un problema irrisolvibile, perché in tutte le guide le date di visita dei ristoranti sono diverse, in alcuni casi magari anche più delle nostre. E qui non voglio tornare su un punto già dibattuto.

Quante volte in media abbiamo visitato i vari ristoranti? Dipende. Se ti riferisci solo al 2008, nella maggior parte dei casi solo una (lo staff è formato da appena otto persone, tutte competenti, ma che nella loro vita professionale fanno altro: anch’io, che sono giornalista di Quattroruote), fino a un massimo di quattro o cinque.

Infine il paragone tra Don Alfonso e Torre del Saracino a cui facevo riferimento si riferisce solo alla cucina (e i voti di Gourmet 2009 riguardano, appunto, solo la cucina). Comunque gli Iaccarino sono largamente superiori agli Esposito anche in tutte le altre voci (cantina, servizio, ambiente).

22 Gen 2009 | ore 19:43

Sono d'accordo con Barbaresi sulla domanda "come si fa a paragonare Iaccarino con Esposito?".
Peccato, però, che la risposta sia tutta a favore del secondo.
Il mistero è come si possa considerare Iaccarino superiore a Esposito.
O sbagliano tutte (o quasi) le guide?
Peccato anche che un lettore che voglia conoscere, in ogni caso, l'opinione di Gourmet sulla Torre del Saracino debba essere interessato - e ovviamente non lo è - a leggere, su un totale di due colonne, una interamente dedicata a un malcelato livore personale verso critica e critici faziosi. Quella che a Roma si chiama "rosicata". Ancora con la storia di chissà quali meccanismi spingono i critici, ancora con la lezioncina sul come si creano i falsi miti (a me sembra proprio il contrario: e cioè che sia il voto di Gourmet pretestuoso, dato tanto per fare scalpore...), che noia...
E così anche per Pierangelini e altri.
Su questo - cioè sulla evidente mancanza di stile nei confronti dei colleghi che ha già precisamente sottolineato Stefano - non mi pare che Barbaresi abbia dato risposte granché esaurienti.

22 Gen 2009 | ore 19:55

@oloaP
asucs, on ol ovepas

22 Gen 2009 | ore 20:53

a proposito di punteggi, e' incredibile la coincidenza, oggi mi sono imbattuto in questa contro-etichetta del Nebiolo (sic) d'Alba di Cappellano:

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Nel 1983 chiesi al giornalista Sheldon Wasserman di non pubblicare il punteggio dei miei vini. Cosi' fece, ma non solo, sul libro "Italian Noble Wines" scrisse che chiedevo di non far parte di classifiche ove il confronto, dagli ignavi reso dogma, e' disaggregante termine numerico e non condivisa umana fatica. Non ho cambiato idea, interesso una ristretta fascia di amici-clienti, sono una piccola azienda agricola da 20.000 bottiglie l'anno, credo nella libera informazione, positiva o negativa che sia. Penso alle mie colline come una plaga anarchica, senza inquisitori o opposte fazioni, interiormente ricca se stimolata da severi e attenti critici; lotto per un collettivo in grado di esprimere ancor oggi solidarieta' contadina a chi, da Madre natura, non e' stato premiato.

E' un sogno? Permettetemelo. Teobaldo

22 Gen 2009 | ore 20:56

Adesso vi spiego il metodo Barbaresi.
Ha partecipato per alcuni anni alla guida del Gambero Rosso e credo non possa dire nulla su quella sua esperienza: andava nei ristoranti anonimo, pagava e la guida pubblicava.
Ma lui dice che questo non è il metodo generale e che invece la sua scelta di mettere la data della visita e la firma taglia la testa al toro.
Non è vero ma lui la pensa così e io no.
In otto, io penso, tanti sono i recensori, si fa un club non una guida dei ristoranti e infatti sono dovuti ricorrere a trucchi palesi - non occulti - inserendo schede di 4 anni fa, un non senso e comunque facendo un numero di recensioni assolutamente ridotto.
Risposta: avevamo un budget limitato e facciamo anche un altro lavoro.
Contro replica: non ve l'ha ordinato il dottore di fare una nuova guida di cui, certo, non si sentiva bisogno, ergo godetevi le critiche: ma si, la prima edizione della guida è caruccia ma velleitaria e molto.
Ma parliamo del metodo Barbaresi, tipico di un certo giornalismo: si parla bene di Pierangelini? Arriva Barbaresi e dice che è un ristoratore bravo ma medio.
La scheda di Esposito è il biglietto da visita del barbaresi-metodo: non è vero che parla ai lettori, lui parla alle altre guide e fa una lezioncina per dire che ristorante, cuoco e voti sono una montatura.
Roma?
Si prende la Pergola e la si mette allo stesso livello di voto del mio amico Arcangelo, del ristorante omonimo, di Pipero, appena aperto, ma dietro a Acqua Pazza e alle Colline Ciociare.
Critica gastronomica?
Ma no, questa è la piccola furbizia e astuzia per far parlare di sè :-))
E infatti ne stiamo parlando, altrimenti tutti questi interventi non c'erano di sicuro.
Certo, tutto è soggettivo, ma anche alla soggettività c'è un limite :-))
E' un parere soggettivo, ovviamente.

22 Gen 2009 | ore 21:25

Una sola domanda (non ironica): perchè coloro che si "permettono" di raccontare una o più esperienze che non hanno rispettato le loro aspettative, su carta o su web, vengono spesso considerati faziosi, furbi, astuti, ecc.. mentre coloro che si palesano allo chef, che passano ore a gozzovigliare con gli chef stessi, che esaltano certe "cucine", ecc.. sono necessariamente "fini gourmet"?
P.S. La questione delle recensioni anonime è molto più importante, a mio avviso, di quanto si voglia far credere. Certi personaggi non hanno lo stesso trattamento dei comuni mortali e il loro giudizio ne risente, eccome se ne risente. La competenza esula da questo discorso, una persona può essere competente ma rimanere anonima, non vedo il problema.
Grazie.

22 Gen 2009 | ore 23:09

Coloro che si palesano passano ore a gozzovigliare???
I francescani gourmet anonimi invece vanno al ristorante per soffrire?

22 Gen 2009 | ore 23:37

Mi è arrivata per posta al giornale. Bella, non c'è che dire, almeno per lo stile di scrittura delle recensioni, che evita certa asetticità da laboratorio che spesso si trova in giro.
Due precisazioni:

1) Non sono gli unici in Italia a firmare e datare i pezzi. La stessa cosa avviene da anni sulle Guide CriticheGolose di PIemonte e LOmbadia. Ok, sono su scala locale e non nazionale, quindi non vale.

2) La stessa cosa che hanno detto gli altri sulle date delle prove. Se si vuole andare giù pesanti sulla Palta di Borgonovo Val Tidone, va benissimo. Però farlo con la recensione di un'esperienza del marzo 2006 non mi sembra il massimo. A maggior ragione per il giudizio dubbioso-negativo, che avrebbe dovuto essere suffragato con una verifica più vicina nel tempo. Opinione personale, è ovvio.

Per il resto, credo che sia una guida piacevole da leggere, con giudizi che possono essere discussi ma sono quasi ovunque molto ben argomentati.

Unica cosa veramente incomprensibile, il passaggio della recensione di Vissani dove R. Bel. si lagna del fatto che nel ristorante venga riprodotta musica classica a rotazione, a suo dire adatta all'ascensore di un albergo.

22 Gen 2009 | ore 23:53

Le nostre schede di ristoranti sono elenchi di piatti? Beh, devo dire che, di tutte le critiche possibili alla nostra guida, questa è quella che mi aspettavo di meno. Rispetto l’opinione di Pumpkin, ma francamente non mi sembra proprio che sia così.
Il confronto fra noi e le guide che presentano 2000 indirizzi è improponibile? Infatti, sotto questo profilo, nessuno vuole proporlo. Quelle sono guide “onnicomprensive”, che ti spiegano dove andare a mangiare a Lucca o ad Avellino. La nostra è una guida con una selezione ridotta di locali, prevalentemente di prima e seconda fascia (diciamo, per intenderci, delle fasce due/tre stelle Michelin e una), che però si propone di “raccontarli” meglio di quanto facciano gli altri. Non so se riuscendoci o meno.
Un’altra sua caratteristica importante, di cui finora si è parlato poco, è che si tratta della prima guida italiana (con valutazioni; senza c’è Identità Golose di Paolo Marchi) che mette direttamente a confronto i migliori ristoranti italiani con quelli stranieri.
Spero che almeno sul rapporto qualità/prezzo tu non abbia niente da eccepire…

22 Gen 2009 | ore 23:54

In realtà il metodo Barbaresi è decisamente più banale: andare nei ristoranti come un cliente qualsiasi e cercare di raccontare le proprie esperienze nel modo più oggettivo possibile, senza alcun tipo di preconcetto.
La data e la visita e la firma tagliano la testa al toro? Non mettermi in bocca cose che non ho detto: non tagliano proprio nulla. Sono “solo” due importanti di elementi di trasparenza, come ho cercato di spiegare. A parità di bravura del recensore sono due elementi in più a tutela del lettore, non due in meno.
In otto si fa un club e non una guida di ristoranti? Può darsi, però, davanti a certe valutazioni del tutto artefatte (e non siamo i soli a pensarla così, come si può evincere dalla lettura di questo stesso blog…) non è detto che le guide di ristoranti siano più credibili dei club.
Pierangelini un ristoratore bravo ma medio? Ancora una volta non ho detto questo. Sulla recensione uscita in guida ho scritto che a mio parere, magari errato, non è un genio assoluto. Da qui a sostenere che è medio ce ne corre e infatti non l’ho scritto.
I nostri voti sono piccole furbizie e astuzie per far parlare di noi? Come argomento per non entrare nel merito dei singoli casi mi sembra un po’ banale. Se uno non è allineato all’estabilishment gastronomico italiano è un furbo che vuole attirare l’attenzione? Le nostre “stroncature”, assolute o relative, sono tutte argomentate. Dispostissimo, se e quando lo credi, a entrare, appunto, nel merito.
Però, caro Bonilli, non hai ancora risposto alla domanda che ti ho già posto due volte, che ha rilanciato anche Riccardo, ma che forse, a questo punto, non è il caso di riproporre più, vista la tua riluttanza…

22 Gen 2009 | ore 23:58

Il mio "gozzovigliare" era riferito a coloro che fanno recensioni da amiconi dello chef di turno, con cui magari sono stati a cena due sere prima. Non metto in dubbio l'etica di nessuno, ma ovvio che il trattamento possa essere molto diverso rispetto all'anonimo cliente. La mia domanda in realtà era un'altra, col grossolano termine "gozzovigliare" me la sono giocata :-)

23 Gen 2009 | ore 00:15

@ barbaresi
@ bonilli

Come fate a parlare di paragone tra Iaccarino e Esposito. Infatti il paragone non esiste. Iaccarino non è un cuoco, non ha mai cucinato nella sua vita, Alfonso non è in grado di cucinare e Bonilli come gli altri hanno sempre fatto finta di non vedere premiando un cuoco che non cucina. Assurdo!!! Esposito è un cuoco che non può rappresentare i vertici in Italia. Ha centrato Maria a dire che è spinto dai direttori delle guide. Invece di scannarvi tra di voi, farvi promozione, cercate di scrivere qualcosa d'interessante per chi vi legge.

23 Gen 2009 | ore 01:00

A me sembra che la critica specializzata che si esprime sulla carta stampata, sbagli spesso nel focalizzare l'obbiettivo; fissando un giudizio su un anno di lavoro svolto da un ristorante con una sola visita, anche se possibilmente anonima e rigorosamente dell'anno che si riporta in copertina, ma non per questo libera da pregiudizi particolari, nonche' affidata al caso; il che, a mio avviso, si allontana dal realismo complessivo di cio' che si vuole criticare e giudicare.
A detta di altri esperti del settore, paradossalmente invecie, e' piu' oggettivo, per esempio, rendere omaggio e prendere atto del cosidetto "passaparola" che caratterizza certi posti che hanno creato intorno a se un mondo di gente che stima, segue, e in alcuni casi perfino adora, un ristorante solo perche' davvero collettivamente piace per quello che offre, e, diciamolo chiaramente, lo caratterizza.
Credo per questo insieme di motivi che siano le guide in rete (certamente ancora poco diffuse) piu' facilitate ad avvicinare una dimensione realistica della critica, cioe' piu' autentica nella sua complessita'.

23 Gen 2009 | ore 01:18

@ Tommaso Farina

Probabilmente non è chiaro quello che volevo dire.

Mettere un CD della durata di 40 minuti con un succedersi di "best hits" della musica classica (quelli da autogrill, per intenderci) che, al termine, riparte in loop non è segno di amore per la musica ed è inadeguato a un locale di quel livello, tutto qui.
(in alcuni ascensori, Eno insegna, ci può essere di meglio)

Roberto Bellomo

23 Gen 2009 | ore 08:15

Ho aspettato ad intervenire perchè volevo farlo dopo aver comprato la guida. Tra ieri e oggi l'ho cercata in almeno dieci edicole di Roma, ma sono ancora a mani vuote.

Però un paio di considerazioni generali mi sento di farle lo stesso, tanto mettersi a discutere dei voti sarebbe comunque un esercizio sterile.

La prima è sull'anonimato. Sono convinto anch'io che l'anonimato sia molto importante. Bonilli, Bolasco, Vizzari, Raspelli non sono anonimi, è vero (anche se - onestamente - non credo che il loro volto sia conosciuto in tutti i locali recensiti dalle guide). Infatti, a parte il Raspelli degli ultimi anni che fa da solo, gli altri lavorano con il sostegno di una squadra. I cui componenti, questi sì, sono anonimi. Lo sono come Barbaresi, come Cauzzi e come gli altri di guida gourmet. E magari si fanno notare anche meno, visto che di solito non fanno foto (nè quando visitano un locale per la guida, nè quando lo fanno per ragioni personali). Mi pare che proprio Alberto sostenesse sul forum che in cucina si accorgono della presenza di un "ispettore" all'arrivo della comanda. Se così fosse, allora, dov'è l'anonimato? Secondo me, se chi deve recensire non fa un'ordinazione davvero molto "strana", in cucina non ti si fila nessuno.

Passiamo alla questione della data. Per quanto ne sappia, espresso e gambero pubblicano schede relative a visite fatte nell'anno in cui la guida esce. Ad es. le guide 2009 pubblicano schede di pranzi e cene consumati tra gennaio e giugno-luglio 2008. Per carità, quando leggo certe schede della guida espresso copiate pari pari da un'edizione all'altra anche a me viene da ridere. Ma certo questo capita per un numero sparuto di locali, di livello ben lontano da quelli presi in considerazione da guida gourmet.
Questione firma. Qualche anno fa ricordo di aver sostenuto anch'io, con convinzione, l'importanza di avere schede firmate. Il principio è questo: non mi fido della guida ma del recensore. Se mi fido del recensore, seguo il suo consiglio, altrimenti no. E questa è una cosa che per me continua a valere, ad esempio, sui forum. Ci possono scrivere tutti, è normale che con alcuni ci sia un "feeling" maggiore che con altri. Se Orson mi dice che un posto è buono, gli credo; se me lo dice un altro che secondo me è inaffidabile, il dubbio rimane. Ma su una guida la firma ha davvero senso? E in particolare su una guida con otto collaboratori? Immagino che Barbaresi abbia scelto le persone perchè avevano una visione d'insieme molto simile. Immagino che il gruppo degli otto abbia fatto delle riunioni per "tararsi". A questo punto, le firme sono davvero così importanti?
Infine non posso negare che, come ad altri, la scheda su Esposito è sembrata più un pretesto per attaccare le altre guide che altro. Il tutto a spese di un cuoco che può piacere o meno, ma comunque meriterebbe una recensione sulla sua cucina e non su come essa è valutata dagli altri. Le stesse cose potevano essere scritte nell'introduzione della guida, forse. Spero si tratti di un caso isolato e che quindi, nel complesso, la sensazione di una diatriba tra critici risulterà - per fortuna - ammorbidita. Certo, però, che la scelta di mettere on line proprio questa scheda (unica, se non sbaglio, finora) non depone tanto a favore di questo auspicio.

Ritengo Orson, Barbaresi, Cauzzi, Rob (non so chi siano gli altri 4) tra i migliori gourmet incontrati in questi anni gastrovirtuali. Sono convinto che la lettura della guida - se mai la troverò - sarà piacevole. Faccio loro, a priori, i miei complimenti per il lavoro. Spero che le mie critiche, che credo di aver motivato, siano bene accette.

23 Gen 2009 | ore 09:55

@ Barbaresi
Mah, vogliamo prendere la scheda dell'Enoteca di Canale (che pure sono convinto non avrai visitato solo tu)? O l'Antica Osteria del Teatro? Il Miramonti l'Altro? La maggioranza è fatta così e mi pare che segua lo schema classico, che si trova anche nelle altre guide ... descrizione del ristorante, i piatti degustati, qualche parola sul servizio, un breve commento. Sembrano 'belle recensioni' internettiane elevate al livello di critica gastronomica.
Ovviamente non sono tutte così (ho scritto che ci sono delle eccezioni), per esempio è un'ottima scheda quella riservata al Gambero Rosso. Intendiamoci, sono in totale disaccordo sul contenuto :), ma questa è (sempre secondo me) critica argomentata e anche ben scritta (altre sembrano frettolose, sempre gli stessi aggettivi 'interessante', 'buono', 'goloso')...
Poi sinceramente, trovo stucchevole il costante riferimento critico alla 'altra' critica gastronomica, come nell'introduzione, e nelle schede (cito le prime che mi vengono a mente) su Pierangelini, Esposito, Pergola, Guido a Bra, D'O (anche questa un'ottima critica, e che mi trova pienamente d'accordo).
Tutti i giudizi sono da prendere cum grano salis, anche i vostri, non è elegante pensare che quando gli altri la pensano diversamente da voi ci sia sempre un complotto alle spalle o un trattamento di favore. Forse hanno solo gusti diversi. Scrivere sempre che una valutazione diversa è 'incomprensibile' finisce col rivelarsi un limite vostro.
E poi, non capisco la filosofia di fondo della guida ... vi presentate in anonimato, come se vi rivolgeste a chi va al ristorante una volta nella vita, però fate una guida limitata ai ristoranti top, frequentati da una cerchia molto ristretta di persone (appassionati o facoltosi). In questi ristoranti si viene riconosciuti già alla seconda volta che si torna (capita a me che sono un emerito signor nessuno, e probabilmente li frequento molto meno di voi), e già appunto alla seconda volta si nota in alcuni casi una differenza di trattamento e in altri no. Insomma, cercate di riprodurre una realtà che non esiste. E per esempio, cosa fate, ordinate bottiglie di vino ordinarie o quello che scegliereste se foste completamente liberi (tra di voi vi è almeno un grande intenditore)? Anche questo a volte fa la differenza nella considerazione del ristoratore, no? Ordinare una bottiglia da 200 euro o una da 20 ... Voi non siete avventori 'qualunque'.
Come ho scritto, apprezzo lo spirito, l'onestà che traspare e la passione (non solo il rapporto qualità/prezzo, dai :) ...), ma mi sono permesso di scrivere i punti di critica (spero assolutamente in modo non offensivo, internet in questo non aiuta), perché penso ci sia spazio per crescere. Non fermatevi ai falsi problemi ...
Un saluto
Luca
ps per le esclusioni anche in zone battute come la Lombardia (oltre a quelli che ho citato mi è venuto in mente anche il Cantuccio di Albavilla) c'è qualche motivo particolare o sono state esigenze di budget?

23 Gen 2009 | ore 09:57

Barbaresi, temo, che non sia un furbo, ma furbetto.
Pierangelini viene valutato come cuoco medio, come ho scritto, perché il voto è da ristorante medio, come ha votato Barbaresi.
Il club di otto resta un club e la guida, ora che l'ho analizzata meglio, con la scusa dell'essere in otto e del piccolo budget, esce come guida ma è un quaderno di appunti che però non si perde nessuna di quelle recensioni che possono far parlare della suddetta guida, guarda caso, esempio la Toscana e Firenze, dove sono stato ieri - due ristoranti recensiti - che fanno ridere perché se si parla al pubblico non si recensisce solo Pinchiorri e Ore d'Aria come copertura della seconda città turistica d'Italia.
Le guide non lo so cosa fanno, quella che dirigevo io non metteva nè data nè firma perché il lavoro di 110 persone, tanti sono i collaboratori, coordinate da un centro di otto redattori per fare una guida che parla di duemila locali è un lavoro collettivo, come il giornalista Barbaresi sa bene, che implica, anche se lui dice altro, provare varie volte lo stesso ristorante di vertice e fare una scheda di sintesi, spesso scritta in redazione e frutto delle numerose schede informative dei singoli autori-ispettori.
Il numero di questi ristoranti di vertice corrisponde a quelli che per Barbaresi giustificano la pubblicazione di una "guida".
Questo fa capire perché se lui trovasse i soldi per fare una guida che a Firenze recensisce 25/30 ristoranti, invece di due, forse la firmetta avrebbe più difficoltà a metterla, e anche la data, il che non vuol dire che non ci sia stata la visita/visite nè che sia entrato un giornalista-ispettore e abbia detto "salve, sono il critico gastronomico XY della guida ZX" come si vuol far trasparire caricaturalmente ma non si ha il coraggio di dire con chiarezza, facendo nome della guida e nome del giornalista o chi per esso che ha questi comportamenti.
E siamo tornati ai discorsi di tre o quattro anni fa con Barbaresi che sale sullo scranno e dà lezioni, salvo poi, fatta la sua prima guida, fare una figura velleitaria.
Parere soggettivo, naturalmente.

ps
Giocare ai nuovi contro la casta o la cupola gastronomica, non distinguendo le diverse storie è operazione meschina.
Giudizio oggettivo.

23 Gen 2009 | ore 10:07

Ieri sera ho sfogliato le recensioni e devo dire che concordo con Pumpkin sulle descrizioni: più della metà della maggior parte delle recensioni è un elenco di piatti. I piatti io non riesco a immaginarmeli più di tanto e se un recensore (che magari ha gusti completamente diversi dai miei) lo giudica "ottimo" o "discreto" non mi dice tanto di più. Insomma, pur avendo a disposizione tanto spazio, non sono tanto più esplicative delle solite guide. Tra le vostre schede, quelle che mediament mi dicono di più sono quelle di Fabrizio Nobili (che se è un forumista non so/non ricordo chi è) perché racconta sempre un po' di più di quel che c'è intorno. Persino Gdf - anche se non credo di avere molta similitudine di gusti e a volte scrive frasi che non capisco del tutto! - di solito mi incuriosisce perché è più originale, qui mi sembra più negli schemi. A me, in generale, sarebbero piaciuto schede più evocative che trasmettano sensazioni, emozioni, impressioni, immagini; complessivamente mi sembrano descrizioni un po' troppo freddine e razionali - per i miei gusti e per le mie aspettative. E' solo un'opinione, probabilmente non sono molto con lo stile Club des Cent! ;-)
p.s. Evito volutamente di discutere del solito cuoco che secondo me è un genio assoluto, tanto non ci sarà mai un accordo con barbaresi sulla questione, preferisco evitare l'accapigliamento e parlare d'altro! :-)))

23 Gen 2009 | ore 10:24

Solo una considerazione sul merito, forse arrogandomi un ruolo non mio:
a Firenze recensiamo 2 locali, il Gambero, guida che -detto mille volte- ha un pubblico più ampio, un target più generale, degli obiettivi diversi, per cui recensisce complessivamente circa 7 volte il numero di locali recensiti da noi, 29.
Di questi oltre a Pinchiorri solo il Cibreo, anche per il Gambero, vale più di 80 (che è, a spanne, tagliando col coltello, banalizzando, quella soglia comparabile con la stella della rossa che Barbaresi ha citato come la soglia che convenzionalmente ci siamo dati come partenza) e uno Ora d'Aria 79.
Di questi 3, ne sono recensiti 2 sulla guida Gourmet 2009.

Sulla definizione di guida e il limite minimo di locali da recensire per definirla tale lascio a Bonilli, noblesse oblige, il compito segnalando però che nemmeno operazioni interessanti come Omnivore o Identità Golose allora lo sono e che, viceversa, ricadono nella categoria tutti quegli indegni manualetti compilativi che infestano tutte le librerie.

23 Gen 2009 | ore 10:36

Se il Gambero ha un pubblico più ampio ed un target più generale del vostro perchè stampa molte meno copie delle vostre?
Cioè, se il vostro pubblico di riferimento è quello forzatamente più ristretto che cerca i ristoranti sopra gli 80 punti, che senso ha distribuire così tante copie sul territorio?

Inoltre, andando sul generale e quindi non solo domandandolo a Orson, che senso ha coprire la Puglia con solo tre indicazioni? Ho come il sospetto che si sia voluto comunque essere in edicola anche a costo di presentare un prodotto editoriale territorialmente incompleto ed in alcuni casi vecchio (viste alcune date delle recensioni come altri hanno già notato). Una Guida nazionale, seppur riferita a locali sopra gli 80 punti, per potersi definire tale dovrebbe garantire al lettore acquirente una paritetica copertura regionale. Cosa che non mi sembra avvenga. Allora ha un senso definirla guida? Oppure è altro, degnissimo per carità, ma non una guida?

Ciao

23 Gen 2009 | ore 10:56

Ciao Vigna, non so se la mia risposta sarà esaustiva ma credo possa chiarirti lo spirito con cui ho aderito all'operazione (e che credo sia lo spirito condiviso dagli altri).
Descrivere, attraverso delle recensioni il più possibile scevre da condizionamenti, uno stato dell'arte della cucina italiana ed europea di livello alto (prescindendo dalla innovatività, vera o presunta dei locali recensiti).
Farlo con persone che stimo e reputo competenti e affini in termini di gusto (ho un'avversione per le congreghe, decidere di aderire ad un'operazione collettiva è stata cosa che ho ponderato).

I numeri dei locali che entrano nella categoria sopra detta sono come ordine di grandezza quelli coperti dalla guida. Cioè, secondo me, si può discutere se siano 250 o 300 i locali di questo tipo in Italia (così rischiando di perderne per difetto 2-3 per regione) ma di certo non sono 2000.
Così, in Puglia, magari ne andavano recensiti degli altri, probabilmente -per le ragioni già sviscerate- al sud ne avremo persi di più ma, ripeto, la guida non ha pretese di capillarità assoluta e ha i limiti di ogni altra guida in termini di copertura relativa al target che voleva coprire.

23 Gen 2009 | ore 11:17

Tutte le critiche sono bene accette, ma le tue in particolare, proprio perché così ben motivate. In molti casi tra l’altro le condivido.
Sulla firma, però, a mio parere ha senso anche in casi come il nostro di staff con appena otto persone. Perché, per quanto la visione d’insieme possa essere simile, esistono ovviamente delle sfumature. E poi così ognuno si assume le sue responsabilità. Tieni presente che non ho mai (mai) cambiato un voto dei miei collaboratori. Solo forse in un paio di occasioni mi sono permesso di dire che a mio parere il voto proposto non era pienamente conforme al testo della recensione. Ho quindi proposto, e non imposto, un cambiamento. Una constatazione (che non vuole essere polemica, è solo un dato di fatto): nelle altre guide non avviene così. Di certo, quantomeno, non avveniva così tra il 1994 e il 2000 in quella del Gambero Rosso: in numerose occasioni mi sono stati modificati i voti (o almeno moltiplicato il magico… bonus). Anche nei casi in cui ero stato l’unico ispettore a visitare il ristorante.

23 Gen 2009 | ore 11:55

Hai ragione Tommaso. A me le recensioni di Gourmet 2009 (a proposito, mica c'è scritto "guida" in copertina...) ricordano le "schede" di Umberto d'Amato delle prime edizioni della guida Espresso, che oggi sono "fuori stile" perché sono cambiati i tempi e i modi della comunicazione. Però la differenza è l'autoreferenzialità guidesca più volte segnalata, che è poi l'autoreferenzialità del settore, ormai è tutto un citarsi a vicenda "a loop" e a somma zero, che ai tempi delle prime Espresso per ovvie ragioni non esisteva....

23 Gen 2009 | ore 12:03

Ciao Pumpkin, come ho appena scritto ogni critica è bene accetta e deve essere tenuta in considerazione. La tua è quella che mi preoccupa di più perché, francamente, come detto, non me l’aspettavo. Certo, sono schede di ristoranti e quindi si parla di piatti, ma non direi che ci sono “elenchi di piatti”, neppure nelle tre recensioni che hai citato. La guida del Veronelli, con i suoi elenchi, se permetti, mi sembra un po’ diversa dalla nostra… Poi, certo, da una pagina all’altra ci sono senz’altro ripetizioni di aggettivi (non o solo di rado nella stessa scheda, mi auguro), ma questo è un problema irrisolvibile di tutte le pubblicazioni di questo tipo, nessuna esclusa. Non vedo francamente come sarebbe possibile evitarlo.
Il riferimento, che però difficilmente credo che si possa definire “costante”, all’”altra” critica gastronomica si deve essenzialmente al fatto che noi siamo nati oggi e non è che possiamo pensare di ignorare quanto sostengono le guide più prestigiose e diffuse (che poi sono le solite tre, almeno se ci si limita a quelle che danno i voti).
Tutti i giudizi sono da prendere cum grano salis, anche i nostri? Certo, nessuno sostiene il contrario.
Non è elegante pensare che quando gli altri la pensano diversamente da noi ci sia sempre un complotto alle spalle o un trattamento di favore? Infatti non lo pensiamo. Non pensiamo che ci sia “sempre” un complotto alle spalle o un trattamento di favore. Solo, caso mai, qualche volta. Così come non abbiamo “sempre” scritto che una valutazione diversa dalle nostre è “incomprensibile”: anzi, lo abbiamo scritto molto di rado, proprio quando il caso ci sembrava troppo clamoroso per essere passato sotto silenzio. Poi, come sempre, saranno i singoli lettori a giudicare, dal loro soggettivo punto di vista, chi di volta in volta ha ragione e chi ha torto.
Nei ristoranti top si viene riconosciuti già alla seconda volta che si torna? Qui posso parlare solo per me e ti assicuro che, nel mio caso, non è assolutamente così. Passo del tutto inosservato.
Infine le due esclusioni lombarde: sono state spiacevoli, ma più che per motivi di budget sono dovute a motivi di tempo.

23 Gen 2009 | ore 12:19

ATTENDO RISPOSTA
@ barbaresi
@ bonilli

Come fate a parlare di paragone tra Iaccarino e Esposito. Infatti il paragone non esiste. Iaccarino non è un cuoco, non ha mai cucinato nella sua vita, Alfonso non è in grado di cucinare e Bonilli come gli altri hanno sempre fatto finta di non vedere premiando un cuoco che non cucina. Assurdo!!! Esposito è un cuoco che non può rappresentare i vertici in Italia. Ha centrato Maria a dire che è spinto dai direttori delle guide. Invece di scannarvi tra di voi, farvi promozione, cercate di scrivere qualcosa d'interessante per chi vi legge.

23 Gen 2009 | ore 13:12

@ Tony

Intanto le rispondo io: se è interessante (e condivisibile) la sua riflessione/rivelazione su Iaccarino, su Esposito forse dovrebbe motivare perché "non può rappresentare i vertici in Italia". Personalmente (se parliamo di cucina) lo ritengo uno dei primi tre e non sono il solo. Tecnicamente (la sua è una cucina semplice per modo di dire...), per qualità della materia prima, per cultura culinaria è secondo a pochi. Basta metterlo alla prova.
Ricordo che Alain Ducasse (che come talent scout è quasi infallibile) ha corteggiato Esposito per averlo tra i suoi come non ha fatto con nessun altro cuoco italiano. Senza però riuscire.

23 Gen 2009 | ore 13:24

Visto i toni che Bonilli ha ritenuto di assumere, non mi sembra il caso di replicare. Mi limito a rilevare che a pag. 6 del mio quaderno di appunti, sezione “come leggere la guida”, i ristoranti a quota 15 (e una ruota) vengono definiti quelli con “una cucina ottima, con un carattere peculiare, che le consente di staccarsi in modo netto dai locali medi”. Quindi non si può in alcun modo dire che noi giudichiamo Pierangelini, che sulla guida non ha 15, ma 16, un “cuoco medio”. Tra l’altro nel nostro sistema di valutazione, senz’altro più severo di quello degli altri, non foss’altro per la presenza anche dei ristoranti europei, il 16 è già un voto alto (diciamo che, in linea di massima, vale il 17 dell’Espresso). Ma dei ristoranti europei vedo che non si parla mai: molto meglio le nostre beghe di cortile, evidentemente.

23 Gen 2009 | ore 13:35

(nota: non è una critica, solo un'opinione) Leggendo i commenti di barbaresi sui ristoranti ho avuto l'impressione che nella sua scala di valori e meriti un piatto che lui percepisce/vede/considera come troppo semplice è sempre inferiore a uno elaborato, originale, diverso, innovativo. Va da sè che alcuni cuochi non potranno mai stare in cima alle sue preferenze. Se poi questo lo traduci in una scala di voti, ottieni un certo risultato; se usi un altro metro, ne puoi ottenere uno completamente diverso. Centinaia di persone sicuramente condividono il suo punto di vista, centinaia avranno un punto di vista diverso. Secondo me è sempre una questione soggettiva.
Infatti tutto sommato mi sto un po' stufando delle diatribe,, alla fine io voglio solo mangare cose che mi piacciono e divertirmi....penso che d'ora in poi comprerò esclusivamente guide senza voti!!! :-)))

23 Gen 2009 | ore 13:37

Con Barbaresi è sempre così, lui tira schiaffoni agli altri, poi uno lo critica, anche seccamente e lui si lamenta dei toni.
Lui ti chiede di rispondere su nome e data alla fine delle recensioni?
Tu rispondi e lui sposta ancora una volta il discorso e dice che non si parla dei ristoranti stranieri ma si preferiscono le beghe da cortile sulle quali, tra parentesi, ci ha costruito un'introduzione e alcune schede fantastiche come esempio di beghe e di cortile.
Lui mi ha scritto dicendo della sua guida e io ho risposto che bello, ne parlerò e sono andato in edicola ad acquistare Tuttoturismo con allegata guida e ne ho scritto.
Però, forse, visti i toni di Barbaresi, avrei dovuto scrivere che finalmente è uscita la vera guida.
Non lo penso e penso che Barbaresi sia bravo nel fare le critiche, meno bravo ad accettarle.
Fine degli interventi da parte mia dedicati a una guida che onestamente non merita così tanto spazio.

23 Gen 2009 | ore 14:32

Mah, non mi sembra di aver tirato schiaffoni a nessuno, caso mai di averli ricevuti. Comunque non è importante. Semplicemente, quando si discute su un argomento che appassiona entrambi gli interlocutori, si rischia di alzare un po’ troppo i toni. Abbiamo da sempre idee molto diverse su come debba essere la critica gastronomica, a partire dall’anonimato e dal rapporto critico-chef, e quindi è un po’ difficile arrivare alle stesse conclusioni. Ciò non toglie, almeno concedimi questo, che entrambe le nostre posizioni siano ugualmente rispettabili. In ogni caso nelle discussioni con te non ci si annoia. Grazie di aver parlato di Gourmet 2009. Passo e chiudo.

23 Gen 2009 | ore 15:32

Ah, orson è il recensore? Non lo sapevo. Comunque adesso quella frase è molto più chiara. In effetti le raccolte di brani scelti sono un po' banalotte.

23 Gen 2009 | ore 16:04

Riccardo, ce l'avevo sulla punta della lingua, non me ne ricordavo, me l'hai rimembrato tu.
Io ero piccolo, all'epoca. Tuttavia, a casa ho l'edizione 1983. Certe stroncature sono pezzi di altissima scuola giornalistica, sembra di leggere Michele Serra o giù di lì.

23 Gen 2009 | ore 16:30

la notizia sensozianale è quella riportata dal Sig. Acanfora, Iaccarino Alfonso non sa cucinare e non ha mai cucinato. Si può avere un comento dagli esperti di settore che leggono questo blob.
Sono un appassianato e mi sembra molto grave quello che si dice.

23 Gen 2009 | ore 18:14

In realtà non mi riferivo necessariamente alle stroncature, ma allo stile disteso di scrittura, anche simpatico e coinvolgente, non necessariamente o strettamente "informativo" ma anche narrante ... (ma forse oggi sarebbe definito un 'gozzovigliatore'?)
Ps: Espresso 1983? Ahi, io ho 1981, 82, 84... attento che i collezionisti sono capaci di tutto.....

23 Gen 2009 | ore 19:16

Esposito - Uliassi - Pierangelini - Cracco - Aimo Moroni - Alajmo - Bottura - Sultano.

Sono loro i migliori cuochi d'Italia. O almeno quelli che si distaccano dagli altri "grandi".

23 Gen 2009 | ore 19:21

Cari tutti, attendo di avere in mano la Guida (non ce l'ho ancora) per parlarne. Trovo un po' fuor di luogo, fuor del segno, e fuor del seminato, però, recensire il recensore a partire dal dissenso sulla recensione. Stefano, non ho letto - ripeto - la Guida, conosco però (l'ho "letto" umanamente, e un po' anche professionalmente, diciamo) Barbaresi. Dargli del furbetto (e con tutto quel che circola oggi nel nostro mondo!!!...) è secondo me (e te le dico con grande affetto) un errore di valutazione più grosso che dare... 12 a Pierangelini, Vissani, Alajmo e via, via via... e 20 alla Pizzeria Due Mari. Se c'è una cosa di cui Barbaresi non difetta è la buonissima fede, e l'intenzione seria. Nel modo di andare in giro, anzitutto. Se poi invece si contesta il peccato d'orgoglio, o più ancora, chi di noi ne è scevro, scagli eventualmente la prima crocchetta... La sindrome di lesa maestà e di lesa forchetta è da un pezzo il malanno professionale di quasi tutti i critici de noantri.
Un beso a todos, per ora. Mi rifarò vivo a Guida letta (che evidentemente però si è meritata a priori lo spazio che si è preso qui, visto che, come diceva uno abbastanza più articolato di Ducasse, "tutto ciò che è reale, è razionale"...).

23 Gen 2009 | ore 19:58

Caro Morgano, mi scusi se le rispondo io.
Scusi perchè non ho la pretesa di essere un esperto del settore nè tantomeno un raffinato gourmet ma bensì un semplice appassionato della buona cucina ma forse nessuno più di me può aiutarla in tal senso.
In un mio intervento precedente, nel post n.34, ho scritto che trascorro le mie vacanze a 50 metri dal Don Alfonso, precisamente dal 1965 quando avevo tre anni, dopo che mia madre trascorreva le sue, pochi anni addietro, guardi un pò, all'hotel Iaccarino e indovini un pò chi era il migliore amico del fratello di mia madre, Vittorio, allora dodicenne? Alfonso Iaccarino dodicenne anche lui. Bene, mio zio mi avrà raccontato mille volte, perchè puntualmente si dimentica di averlo già fatto, di quando Alfonso rubava le chiavi della cucina dell'albergo alla madre per andare a cucinare per i suoi amici e mio zio già da allora intuì quale sarebbe stato il suo destino.
Vuole sapere quante volte a partire dai miei 14/15 anni, quando scappavo dalle orribili polpette di mia madre, mi rifugiavo (e lo faccio ancora oggi), avendone libero accesso, nella cucina di Alfonso rimanendo estasiato nel vederlo cucinare e provare i suoi piatti?
Era quando tutta S.Agata e dintorni lo deridevano indicandolo come folle nel proporre piatti così "diversi".
Bene, la costiera prima di Alfonso era (con tutto il rispetto): gnocchi alla sorrentina, pizza al metro a Vico Equense e spaghetti con le zucchine da Maria Grazia a Nerano. Dopo il successo ottenuto da Alfonso sono nati tutti quelli che oggi primeggiano nelle guide e, grazie ad Alfonso, formano quel polo gastronomico unico in Italia. Se qualcuno ha qualche dubbio vada a chiederlo, ad esempio, proprio a Gennaro Esposito il quale proprio al sottoscritto, qualche mese fa quando ero a cena da lui, ebbe l'onestà di riconoscere tutti i meriti che Alfonso ha avuto.
Adesso Alfonso, come tanti altri (purtroppo), sovraintende e può anche permertterselo perchè in cucina c'è un certo Ernesto Iaccarino.
Concludo dicendo che un conto giudicare un ristorante e tutti possono farlo nel rispetto delle opinioni altrui. Le bugie, mi spiace dirlo, sono ben altra cosa.

23 Gen 2009 | ore 19:58

Mi perdoni Andrea, ma quella del Sig. Acanfora, non è una notizia ma una benemerita str.....ta, giusto per parlar male di una persona che magari nemmeno conosce.
Ma si sà, ultimamente, il tiro al ristoratore è uno degli sport più in voga.
Cordiali saluti

23 Gen 2009 | ore 20:29

La risposta di Bonilli e Barbaresi su Iaccarino non cuoco non c'è stata. Molti sanno che Iaccarino non cucina e non sa cucinare, gli esperti di settore fanno finta di non vedere. Nessuno ha criticato il Don Alfonso, celebre ristorante e del positivo traino avuto nella sua regione. Si parla solo di Iaccarino Alfonso e del paragone con Gennaro Esposito.


ATTENDO RISPOSTA
@ barbaresi
@ bonilli

Come fate a parlare di paragone tra Iaccarino e Esposito. Infatti il paragone non esiste. Iaccarino non è un cuoco, non ha mai cucinato nella sua vita, Alfonso non è in grado di cucinare e Bonilli come gli altri hanno sempre fatto finta di non vedere premiando un cuoco che non cucina. Assurdo!!! Esposito è un cuoco che non può rappresentare i vertici in Italia. Ha centrato Maria a dire che è spinto dai direttori delle guide. Invece di scannarvi tra di voi, farvi promozione, cercate di scrivere qualcosa d'interessante per chi vi legge.

23 Gen 2009 | ore 21:47

Invece di ripetere sempre la stessa domanda, acanfora avrebbe potuto rivelarci chi ha sempre cucinato al posto di Alfonso Iaccarino. Magari scopriamo che c'è un cugino campano di Rémy - quello Chez Gusteau a Parigi - e qualcuno può andare a intervistarlo.

23 Gen 2009 | ore 22:07

In fatto di cose interessanti da leggere debbo onestamente dire che i suoi ripetuti post non lo sono assolutamente.

Ciao

23 Gen 2009 | ore 22:40

non devono essere interessanti per lei, ho ripetuto il post per cercare di avere una risposta da Bonilli e Barbaresi.

@ gumgo c
se non cucina Iaccarino ci sarà la squadra ai fornelli. Il Don Alfonso nel complesso è una grande realtà, forse la migliore in Italia. Parlavo del personaggio non cuoco. Chiudo e non ritorno più sull'argomento.

23 Gen 2009 | ore 22:58

Bonilli ha fatto nuovamente centro e da questa lunga serie di commenti, emerge tra l'ambizione di giudicare , la mancanza di rispetto che alcuni hanno nei confronti di chi fa semplicemente il proprio lavoro. Il fatto che alcuni dei nomi citati siano di persone che hanno dato lustro all'Italia gastronomica è un'aggravante.
Non faccio commenti perchè è tutto da leggere e fortunatamente lo sarà per molto tempo.

24 Gen 2009 | ore 09:28

Ciao G, ci sei arrivata...confesso, sono io il topolino nel cappello di Alfonso e ho imparato anche a scrivere sui blog...e siccome mi sei simpatica un giorno cucinerò anche per te, tanto polli e topolini possono anche convivere...

24 Gen 2009 | ore 09:49

Cribbio ragazzi,
uno dovrebbe non lavorare per partecipare a forum del genere, mi ci è voluta una 45cinquina di minuti per leggermi tutto e farmi un'idea. Che è questa: concordo, il paragone tra la pubblicazione di Tuttoturismo e le guide è improponibile, qui siamo in presenza di un divertisman di un gruppo di amici, appassionati di cucina, che ha recensito un po' di ristoranti che conosciamo tutti benissimo, che nella maggior parte dei casi ci siamo anche stati almeno una volta. Per alcuni di questi la visita è datata, ma la cosa che balza all'occhio è che sono pochissimi, nessuna novità e allora perché comperarla se non da alcun aiuto? Perché costa poco? Anche in un periodo di crisi mi sembra un po' pochino come motivazione.
Solo un appunto (scherzo) per il direttore. Ma perché dare tutto questo spazio a Barbaresi? Tutta questa pubblicità gratuita sul tuo blog? Sappilo, avrai sulla coscienza qualche centinaio di guide in più vendute da Tuttoturismo, la mia compresa.

24 Gen 2009 | ore 15:20

Acanfora la tua tesi deve essere esatta. Anche a me amici campani hanno riferito che Alfonso Iaccarino non cucina. E' stato bravo ad avere successo. Facciamo i complimenti a chi è riuscito a creare una bella favola con il Don Alfonso.

24 Gen 2009 | ore 17:26

ti senti meglio con la minaccia? Guardati allo specchio prima di parlare.

24 Gen 2009 | ore 18:10

Ecco, ci mancava solo Ciro. Vede, Direttore, la cosa strana è che in una discussione come quella che si sta conducendo, non si sente la voce dei ristoratori. Le guide sono importanti, aiutano e interessano tutti, ma e soprattutto i ristoratori. Una nuova guida è arrivata, altri voti, cappelli stelline,firme, date e punteggi, di sicuro non se ne sentiva la necessità, ma è altrettanto sicuro che sarà letta da tutti. Se poi in questa nuova guida ci saranno punteggi abbassati e stroncature di questo o quel locale sarà un successo. Anche perchè e di questo me ne rammarico, la nostra è una strana categoria. Siamo invidiosi, pensiamo troppo a noi stessi, tutti amici in occasioni formali ma pronti, in privato a parlar male di questo o quel collega. Non abbiamo nessuna voglia di creare un gruppo unito. Niente ci può smuovere, lasciamo che tutti indistintamente possano parlare e in talune occasioni straparlare di noi e del nostro lavoro,senza batter ciglio. Ma è così lo si voglia o meno. Tutte le guide vanno bene , ma per favore un pò più di equilibrio e di onestà da parte dei giornalisti e dei critici in genere.
Leggo spesso che sia importante visitare un ristorante in incognito, mi perdoni ma non capisco. Nemmeno fossimo ancora in periodo di guerra fredda e si facesse lavoro di spionaggio. Noi ci mettiamo la nostra faccia e il nostro impegno, è scritto da qualche parte che i critici non lo debbano fare? Se il ristoratore riconosce il critico, cambia il livello qualitativo della sua cucina? Non credo, non è plausibile, ci potrà essere un pò più di attenzione, ma ne più ne meno di quella che si può riservare ad un cliente amico. La bravura di un cuoco, la qualità di un prodotto, la piacevolezza di un piatto c'è o non c'è, non si inventa all'ultimo istante solo perchè è arrivato il personaggio di turno.
Sta poi alla competenza, al gusto, alla bravura e all'onestà del critico capire e spiegare ai lettori se quell'esperienza è figlia di reali valori o posticcia e confezionata per l'occasione.
In ogni caso, un dialogo sereno può servire a tutti. Cordiali saluti Gianni

24 Gen 2009 | ore 19:12

complimenti a Gianni un ristoratore (mi pare di aver capito lo sia...) che ragiona con lucidità, passione e onestà intellettuale. Con questi chiari di luna e questa scarsa disponibilità della sua categoria a mettersi in discussione penso siano pregi meritevoli di essere sottolineati

24 Gen 2009 | ore 19:52

A dir la verità anche io sono un ristoratore. Da abitante in Puglia ad esempio ho evidenziato che secondo me tre soli ristoranti segnalati in questa quasi Guida siano molto pochi.
Secondo me ci sarebbero altre realtà da segnalare ed onestamente il votaccio dato a La Strega ha quasi dell'incredibile a meno di un cortocircuito in cucina che può sempre capitare. A questo proposito vorrei chiedere quante volte sia stato visitato prima di emettere un giudizio così critico.
Sulla mancanza di voglia di fare gruppo però non posso che essere purtroppo d'accordo.

Ciao

24 Gen 2009 | ore 20:29

Ok Maurizio-topino, allora passo da te ad assaggiare tutti i classici del Don Alfonso! :-)))
Nel frattempo è partita la gara degli aneddoti, allora racconto anch'io: la zia del mio fidanzato (che è più o meno coetanea di Alfonso Iaccarino) andava molto spesso con gli amici a mangiare lì quando erano ragazzi quando non era ancora così rinomato. E a me risulta che il cuoco cucinasse. Poi se la strana congrega riunita su questo post intende solo dire che a eseguire i piatti era/è da anni fondamentalmente la brigata (e il figlio, no?)...mbé che c'è di strano?

Comunque un altro mistero della guida è la scheda delle Calandre: se leggo il testo, mi viene spontaneo depennarlo immediatamente dalla lista dei locali da visitare. Però se leggo il voto vedo che ha il massimo, al primo posto fra gli italiani. Non capisco. Pazienza.

24 Gen 2009 | ore 21:40

il mio post (83) era in risposta ad un facinoroso che insultava con parolacce Barbaresi e con giusta motivazione è stato cancellato da Bonilli

24 Gen 2009 | ore 23:07

La competitività nelle (delle) guide è un fatto acclarato. Maggiormente dei critici piuttosto che dei competitori. Una guida dovrebbe - semplicemente - guidare, indirizzare il lettore che si fiderà quanto più la critica corrisponderà alla sua personale esperienza. Invece la competizione di stelle e mezzi punti fa pensare a una gara che si svolge con tempi, scenari e arbitri diversi: come se una gara di F1 non si svolgesse in maniera unitaria (immagino le notazioni circa le peculiarità da rispettare....). Elevare un criterio soggettivo a categoria oggettiva è piuttosto difficile e penso sia questo il vero problema. Cui si accompagnano i corollari dell'anominato, date e firme (come se dovesse valere la leggenda metropolitana del sospetto che a 4R dessero le auto migliori per le prove...). Veramente difficile per me che non sono esperto cercare di mettere ordine in un topic come questo in cui si salta da Iaccarino che non sa cucinare (anche se a me sono sempre piaciuti gli spaghetti di Maria Grazia e mi è sembrato apprezzabile che Iaccarino coltivi a Punta Campanella e verosimile che abbia dato la sveglia a un intero territorio in cui non mancava il risotto in busta per “accontentare” il turismo inconsapevole) alle recensioni di ristoranti stranieri di anni addietro (in veste di testimonianza, forse???) fino alla ricerca del metodo che finisce con il mostrare la (scontata) assenza di criteri super-oggettivi di valutazione. Personalmente mi accontento di un’approssimazione per confronto tra diversi giudizi e somma di indicazioni di lettori/blogger/appassionati secondo il sistema “diverse campane”. La piccola esperienza maturata con la creazione di una rubrica “Osteria” dedicata a realtà minori (15 anni fa su completa influenza di slow food ;) ), il lancio del concetto di food design con 5 cuochi italiani e 5 francesi (questo in anteprima sull’esplosione del fenomeno) e svariate degustazioni/pranzi/cene insieme a colleghi giornalisti di calibro, mi ha radicato una convinzione: il piacere della tavola si fonda su una classifica personale. Se poi si ha voglia di stabilire se è primo tizio o caio allora sarebbe meglio costituire una giuria “interguide” e fare la finalissima in diretta (roba da miss Italia o Sanremo………). E se c’è la consultazione popolare, io voto per la lasagna di mare di un cuoco cilentano e per la crepe jambon e fromage a portar via del chiosco del carrefour dell’Odeon a Parigi!

25 Gen 2009 | ore 00:08

Che post caotico.
Forse non può che essere così quando ci si confronta su tanti argomenti contemporaneamente.
Tra l'altro ho letto su Prima Comunicazione, il Chi o Novella 2000 del mondo giornalistico, che Tuttoturismo chiuderà e quindi questo allegato è stato fatto per sorreggere le vendite e in tal caso dovrei chiedere all'Editoriale Domus una piccola percentuale data l'indubbio effetto pubblicitario del mio post :-))

25 Gen 2009 | ore 00:43

Caspita, rimango sconnesso dal web 3 giorni e succede questo putiferio !
Una doverosa premessa. Scrivo per la guida Identità Golose e per il neonato manuale Gourmet 2009 :-) perché stimo i curatori di queste due guide. Sono convinto che entrambi abbiano voluto fare prodotti differenti da ciò che proponeva il mercato e credo anche che ci siano riusciti ritagliandosi un proprio spazio, unico ed integrativo, non esclusivo. In particolare, visto che di questa guida stiamo parlando, ho trovato in Emanuele una persona dotata di una rettitudine morale da far invidia a molti. Lui non fa nulla per complesso di inferiorità, per apparire o tantomeno con un secondo o terzo fine. Chi la pensa a questo modo, soprattutto se lo conosce, commette un gravissimo errore. E su tutti gli altri collaboratori della guida, alcuni cari amici, posso dire altrettanto. Accetto volentieri le critiche, se argomentate e soprattutto se non viziate, come quelle di Redisasso o degli amici pugliesi che, a ragione, hanno colto alcuni punti deboli. Accetto anche il confronto con Bonilli se fatto però su aspetti concreti delle recensioni in questione, ossia Pagliaccio e Pergola, così come su altre lacune effettive. Il Direttore ha letto quel lungo ed interminabile :-); elenco di piatti con descrizione, immagino. Mi dica su che punti dissente. Non faccia retorica, politica, non parli di secondi o terzi fini. Non le fa per niente onore.

25 Gen 2009 | ore 10:05

@Vignadelmar
Forse il votaccio dato alla Strega ha quasi dell'incredibile, ma ti assicuro che per me dell'incredibile (e senza il quasi) è stato il livello del mio pranzo a Palagianello. Dove mi sono imbattuto in una cucina davvero datata e pasticciata. La prova è stata solo una. Ma tutti i piatti assaggiati avevano lo stesso "marchio di fabbrica". Un incidente? Può darsi, ma mi sembra molto strano.

@gumbo chicken
Per me, ma anche per alcune altre persone che hanno collaborato a Gourmet 2009, Alajmo è il miglior chef italiano. Però la mia cena alle Calandre di fine gennaio 2008 è stata imbarazzante: un menu totalmente scentrato, che non c'entrava niente con lo stile e la storia di Alajmo (per fortuna ho visto che quasi tutti i piatti proposti in quell'occasione sono spariti da menu e carta). Nel corso dell'anno ci sono poi state prove che sono andate decisamente meglio, ma nel complesso meno che negli anni precedenti. Alla fine, tenendo certo conto anche del passato (oltre che di qualche grandissimo piatto uscito dal cilindro di Alajmo anche nel 2008), si è deciso per il 18.

@bonilli
La decisione di chiudere TuttoTurismo è di una decina di giorni fa. Quella di allegare Gourmet 2009 al numero di febbraio 2009 del giornale risale al marzo dell'anno scorso.

25 Gen 2009 | ore 11:01

Caro Direttore, visto che ne ha facoltà perchè non mette lei un pò d'ordine e ci dice la sua sugli argomenti emersi?
Ma poi non è meglio un blog di successo come questo, magari caotico, di uno tristemente vuoto?

@bertelli
Cara Signora, capisco che ai suoi occhi le possono sembrare più credibili i "si dice" dei suoi amici che le esperienze del sottoscritto nell'aver fatto da "cavia" mille volte ai piatti cucinati/creati da Alfonso Iaccarino.
Credo che comunque non giungeremo a nessuna conclusione se non chiariamo per l'appunto il concetto cucinare/creare. Alfonso, come tanti altri chef del suo calibro, il piatto lo sogna, lo pensa e magari controlla la materia prima per eseguirlo (cosa che fa personalmente, al contrario di tanti altri, nella tenuta di Punta Campanella dove nascono i suoi prodotti).
Ma per cucinare lei cosa intende?
Che debba girare lui il mestolo nella pentola?
E gli altri 15 cuochi che ha in cucina cosa fanno, si girano i pollici?
Ma secondo lei Renzo Piano esegue il progetto e poi getta la calce nel cantiere oppure Armani disegna il vestito e poi si arma di ago e cotone?

@vincenzo
Quando ho scritto degli spaghetti con le zucchine, i cosiddetti ed inimitabili "spaghetti alla Nerano" (per chi non lo sapesse la baia di Nerano, dove c'è un altro grande ristorante "Taverna del capitano", è il punto d'incontro fra la costiera sorrentina e quella amalfitana a pochi minuti via mare da Sorrento, Capri e Positano), non intendevo farlo in senso dispregiativo anzi è uno dei miei piatti preferiti e non solo per me, tanto che ad agosto ci viene tutto il mondo, al punto che avevo anche pensato di proporre al Direttore "un day" per la prossima estate (sono certo che sarebbe un successone!!!).

25 Gen 2009 | ore 11:13

Aggiungo anche che i nostri giudizi sono frutto ESCLUSIVAMENTE delle nostre prove, talune ripetute nel corso degli anni, e di un consulto d'insieme dando sempre e comunque l'ultima parola al recensore che appone la firma. Ecco forse spiegati alcuni voti non in linea con altre guide. Tutti per noi partono dallo stesso livello ed hanno pari dignità, un senza stella ed un tre stelle. E' naturale quindi che ci siano considerevoli dfferenze con chi invece ha una storia di votazioni da cui non può prescindere.

P.S. Una gran bella guida, con firme autorevoli e che racconti storie senza esprimere giudizi c'è già Bonilli, si chiama guida IDENTITA' GOLOSE.

25 Gen 2009 | ore 11:37

"Tra l'altro ho letto su Prima Comunicazione, il Chi o Novella 2000 del mondo giornalistico, che Tuttoturismo chiuderà e quindi questo allegato è stato fatto per sorreggere le vendite e in tal caso dovrei chiedere all'Editoriale Domus una piccola percentuale data l'indubbio effetto pubblicitario del mio post :-))"

In sintesi, alla tenera età che ho e dopo esperienze lavorative anche piuttosto complicate in termini di interlocutori avuti, mi sono fatto strumentalizzare facendomi coinvolgere dal "furbetto" Barbaresi che voleva risollevare le sorti del suo giornale con un manualetto scandalistico.
Emanuele ha già risposto nel merito col consueto garbo; l'acrimonia e l'inutile, offensiva, malizia del suo commento invece lascia davvero sconcertati.

25 Gen 2009 | ore 11:49

Caro Orson, vedo che l'ironia è la sua dote forte.
Ma cosa può interessare a me se Tuttoturismo chiude o no e figurarsi se in un gruppo grande come quello dell'Editoriale Domus può essere Barbaresi, per quanto bravo, a decidere cosa fare o non fare per la promozione.
A me sembra che siate tutti un po' sovraeccittati per una mini guida che, francamente, non merita cento interventi, compresi i miei, ma si vede che mancavano da un po' quelle belle tenzoni che avvenivano nel forum, e quindi si è scelto questo come campo del certame.
Comunque io mi preoccuperei per la mancanza di ironia perché rende la vita grigia :-))

25 Gen 2009 | ore 12:54

Caro Cortese, dovrebbero rispondere i giornalisti e non lei con ripetuti post in qualità di amico di Iaccarino per dare forza e credibilità alla sua tesi. Bonilli si è tirato fuori da questo argomento e il silenzio vale più di un commento.

25 Gen 2009 | ore 16:16

Per quanto mi riguarda finora non avevo risposto, perché non c'era nulla su cui rispondere. Sarebbe come rispondere a qualcuno che ti chiede come mai Schumacher non sa guidare o Kakà non sa giocare a pallone.
Comunque vista l'insistenza con cui è stato tirato in ballo questo paradossale argomento... adesso ho risposto.

25 Gen 2009 | ore 17:09

Cara Signora, credo che questo blog sia aperto a tutti, giornalisti e non, e non credo che spetti a Lei decidere o giudicare quando e come si può intervenire. Credo inoltre che la sua affermazione "in qualità di amico" sia oltremodo scorretta perchè lascia intendere che io affermi delle cose in virtù di "amico" e non come persona libera di dire la sua a prescindere dall'amicizia che ho avuto l'onestà di dichiarare.
Chiudo dicendo che non do alcuna interpretazione al silenzio di Bonilli. Libera di farlo Lei.

25 Gen 2009 | ore 17:54

Dev'essere la crisi...
Un sacco di gente che dice cose spiritose e alcuni che non ci trovano molto da ridere.
Non avevo colto l'ironia, mea culpa

25 Gen 2009 | ore 19:03

Che strano andamento ha avuto questo post.
Gli autori sono intervenuti per dire la loro senza mai rispondere veramente alla domanda sottesa a molti interventi: ma perché l'avete fatta questa guida? Ma ce n'era bisogno?
Nell'introduzione Barbaresi spiega, immagino a nome di tutti, ma perché i giudizi delle altre guide - a proposito, quali? perché non fare il nome e cognome anche per le critiche invece di rifugiarsi in una formula ipocrita "le guide che vanno per la maggiore"? - i giudizi delle altre, diceva Barbaresi, "mi sono sempre risultati discutibili".
Quasi tutti i gourmet di conoscenza di Barbaresi condividono questo giudizio e questa sarebbe la motivazione fondante di un gruppo di recensori e di una guida che vorrebbe essere Omnivore ma non ci riesce.
Parere soggettivo, ovviamente.
Certo, una volta fatto un lavoro è logico che lo si difenda ma prendersela, questo mi sembra un errore.
Fino ad oggi Barbaresi, Cauzzi & C. facevano i critici, dilettanti o professionisti non importa, ma oggi che fanno gli autori dovrebbero capire che prendersela per la mancanza di applauso è inusuale - soggettivo, per l'amor di Dio, questo giudizio - ma inusuale perché se fai un prodotto gli altri sono liberi di criticare, l'applauso lasciamolo ai familiari e amici :-))
E anche l'ultima risposta di Orson mi fa cascare le braccia... vabbè, amici tutti come prima, avete colmato una lacuna, anche grazie a questo post si sono chiarite le posizioni, cioè stiamo proprio su sponde opposte :-))
Ci vediamo alla prossima...

25 Gen 2009 | ore 21:54

Ma non era già la guida di Identità Golose che si ispirava a Omnivore? Questa Gourmet già solo per il fatto di avere come prima finalità quella di ridisegnare le classifiche europee mi pare sia molto diversa per filosofia. Poi mi pare molto diverso anche lo stile delle schede. Insomma, a parte la transnazionalità (?!) e le poche schede/più lunghe mi sfuggono le somiglianze.

25 Gen 2009 | ore 22:20

Cadono le braccia..., lei non può farci questi paragoni. Assurdo, fa il giornalista e non sa che Iaccarino è un ristoratore, un grande ristoratore e non un cuoco. Paragonare Schumacher e Kaka' ad Alfonso Iaccarino è una grossa ingiustizia. I primi due come Armani o Piano citato nei vari post sanno realmente fare il loro mestiere e lo hanno dimostrato sul campo con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Iaccarino Alfonso non cucina e non lo ha mai fatto, non ho detto che non è un bravo ristoratore o una cattiva persona. Al contrario è stato anche segnalato che il suo Don Alfonso è tra le migliori, se non la migliore realtà in Italia. Gianfranco Bolognesi che è un eccellente ristoratore non si è mai sognato di vendersi per quello che non è, indossando una giacca da cuoco.

25 Gen 2009 | ore 23:00

rilassati
e chi se ne frega se cucina o no Iaccarino
le braccia le fai cadere tu

25 Gen 2009 | ore 23:17

Prendersela per la mancanza di applausi? Ma no, ma chi l'ha detto? A parte che gli applausi, qui e altrove, sono stati finora più numerosi del previsto. E poi le critiche (comprese le tue) sono sempre bene accette, ancor più quando sono motivate.
Quanto alle "guide che vanno per la maggiore", lo sanno tutti quali sono. Si tratta delle tre uniche guide - con valutazioni - che contano e due di esse (Gambero ed Espresso) sono citate poche righe dopo, sempre nella mia discussa introduzione. La terza è ovviamente la Michelin.
Perché abbiamo fatto Gourmet 2009? L'aspetto più interessante di questa guida, o chiamatela come volete, nonché la ragione fondante per cui è stata fatta (altrimenti quantomeno io non avrei partecipato all'avventura) va ricercato nel confronto diretto fra i grandi ristoranti italiani e quelli stranieri. E un confronto di questo tipo, con valutazioni, non era ancora stato fatto da nessuno. Del resto mi sembra che anche tu, all'inizio del post, avessi colto la portata di questa novità. Poi la vis polemica reciproca ha condotto il discorso altrove, cioè sulle famose beghe da cortile, e di questo aspetto di Gourmet 2009, a mio parere importante, si sono perse le tracce.

26 Gen 2009 | ore 08:25

Il prossimo mese sono in Francia e comincerò a confrontare sul campo le vostre schede.
Io, comunque, d'ora in poi sono Bonilli, non una guida, e la firma in rete mi sembra che, a partire da questo blog, sono stato per lungo tempo l'unico a metterla, google è lì a disposizione per chi vuole controllare :-))

26 Gen 2009 | ore 10:07

Se posso dare una dritta sulla Francia, e a parziale scusante per l'assenza della scheda in guida, straconsiglio un passaggio al Gazzetta.
Il menu degustazione 3 settimane fa era da 17, oltre ad aver3 un rapporto qualità-prezzo da applauso

Attendiamo i confronti

26 Gen 2009 | ore 13:31

deve essere messo male Ducasse se ha il coraggio di corteggiare esposito :)

26 Gen 2009 | ore 19:21

Premetto che non ho letto i cento e passa comment (vabbe, non tutti), e che non ho nemmeno letto la guida in questione (sissi, domani mattina mi precipito in edicola), però, per certi versi, l'agressività (o così sembra), di questa guida verso personaggi come pierangelini, esposito o persino un genovese, non mi pare sia nient'altro dell'eterna lotta, ciop diatriba, fra vecchi e giovani. Sei giovani e quindi devi contestare il vecchio, e più lo fai in modo feroce e più ti si nota. Ripeto, andrò a leggere la guida, ma per ora questa è la sensazione.
Per la cronaca, mi sono trovato benissimo da esposito, anche se in effetti probabimente non lo metterei ex aequo con pierangelini (a proposito, sarebbe da spolverare e rivalutare pure lui), però, per dire, fra un esposito e uno scabin, o un crippa, o un cannavacciuolo, non son sicuro che la mia preferenza andrebbe al primo. Detto ciò, i primi posti, in questi contesti, hanno sempre un ché di carnavalesco, insomma, le cucine sono diverse, le emozioni e le mani pure, non capisco perché bisogna sempre ridurre tutto a una dannata classifica da primi della classe. Resta che io ultimamente ho mangiato bene, molto bene, da genovese, non so se questa sia la sua maturità (gli auguro di no, è più bello rimanere in movimento, in progress), però l' ho trovato più godurioso di qualche anno fa.
ps: a me personalmente non m'interessa di sapere in che data precisa è stato visitato il ristorante (e, oggettivamente, che importanza ha questa info? - tranne quando ovviamente si parla di una rece risalendo al 2006 su una guida del 2009), se oggetivamente si vuole fare gli integri allora o si pubblica tutta quanta la ricevuta, o nulla. Tanto, pubblicando la data, al masssimo si ottiene che l'anno prossimo i ristoratori - che non sono scemi - sapranno chi siete voi. E a questo punto, beh, era meglio non pubblicare nulla.

26 Gen 2009 | ore 21:51

Oggi ho comprato e letto questa guida, posso dire, mia personalissima opinione di appassionato del settore, che per cio' che riguarda la mia regione, Emilia Romagna, questi Signori non hanno i miei gusti.La Palta 13 e lo stesso punteggio alla Francescana ed il Povero Diavolo mi fanno reclamare i soldi indietro....della guida intendo.

07 Feb 2009 | ore 22:22

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