16
Feb 2009
ore 12:46

Come si scrive un blog

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andrew-sullivan.jpg
Andrew Sullivan

Come si legge un blog
, ovvero A cosa serve oggi un blog, avrebbero potuto essere gli altri titoli altrettanto utili per capire cosa noi, cioè voi ed io, stiamo facendo ogni giorno in rete e su queste pagine del Papero Giallo.

Per iniziare a ragionare vi fornisco gli elementi che fanno capire il turbine del cambiamento che si sta abbattendo sul web, sui blog e sul modo di intendere e utilizzare la blogosfera.

Per prima cosa sarà utile leggere l'articolo, che affronta complessivamente la tematica, scritto da Andrew Sullivan su The Atlantic, che appare tradotto nell'ultimo numero dell'Internazionale, secondo me il miglior settimanale attualmente in vendita in edicola.

cover_NYT_Internazionale.jpgPoi va letto con grande attenzione l'articolo di Emily Nussbaum sul New York Magazine, che trovate sempre tradotto sull'Internazionale, che fa capire molte cose sul futuro prossimo della rete, dei giornali online e persino del Papero Giallo.
In sostanza si capisce che un blog scritto da una sola persona ha avuto il suo periodo di fulgore e di incisività tra il 2001 e il 2006 ma che oggi ormai, escluse poche eccezioni, la gente cerca in rete i giornali online e i blog-non più blog, fatti da vere e proprie redazioni.
Questa è una tendenza che rimbalzerà ben presto anche in Italia.

Per quanto riguarda i giornali in rete, proprio l'acuirsi della crisi dell'edizione cartacea ha spinto il New York Times a rivoluzionare l'approccio al web e investire grandemente sull'edizione online che si arricchisce quasi ogni mese di novità assolute.

newjournalistsNYT.jpg
Aron Pilhofer, Andrew DeVigal, Steve Duenes, Matthew Ericson e Gabriel Dance. (Foto Mike McGregor) 

Per i blog, invece, l'analisi di Sullivan è che non hanno soppiantato il mestiere del giornalista, come si è pensato in un primo momento, ma la loro vera funzione è quella di stimolo a una comunicazione sempre più ricca.
Leggere l'articolo di un giornale è un'esperienza insostituibile mentre il blog è il jazz: sono generi intimi, improvvisati, individuali, ma anche collettivi.
E il pubblico si sente autorizzato a parlarci sopra perché il tipo di musica e di scrittura richiede partecipazione, non può essere assorbito passivamente.

Il messaggio condiziona il mezzo e se leggete questo post potete rapidamente saperne di più, diverso sarebbe l'atteggiamento se steste leggendo il giornale, ovviamente una guida di ristoranti, vini o alberghi e delle rubriche in rete hanno diversa valenza, percezione e utilizzo.

commenti 34

Mi precipito a cercarmi l'Internazionale perchè voglio leggere ogni riga di questo articolo ma, eh si c'è un ma, spero non sia la solita cosa della "tendenza americana" che, come già più volte visto, non funziona in Europa (per fortuna)
Seguo il mondo dei blog sul vino e vedo che la tendenza invece pare rovesciata rispetto a quella che hai descitto. Il blog individuale è una forma di comunicazione e diffusione con valenza anche di mercato(relazione mercato-consumatore) tanto che fa pure dispetto ad alcuni professionisti non più assoluti "padroni del sapere".
Io penso che il futuro avrà due scenari: da una parte un mondo blog a "redazioni", una realtà molto professionale ma che non è più blog e potrà perdere spontaneità e forse per questo anche affidabilità in termini di imparzialità, mentre dall'altra ci sarà la relazione individuale da real blogger che sarò sempre più specializzata ed attenta al vero.
Per gli altri ci sono/saranno "alcuni social network" mezzi finti e senza ante ne parte che, loro si, inonderanno la rete purtroppo però con relazioni senza contenuti (questi si molto americani).
Un saluto

16 Feb 2009 | ore 13:42

Ottimo "L'Internazionale", lo seguo dal primo numero, anche se non sempre ne condivido molti aspetti.
Personalmente amo il cartaceo, credo che sia insostituibile per l' approfondimento (o metabolizzazione), anche come ergonomia dell' atto leggente.
Il web può essere approfondimento, ma anche tanta dispersione, tanto è vero che i tuoi colleghi mi raccontano che scrivere su un quotidiano on.line richiede un impostazione diversa da quello tradizionale, proprio perchè il lettore, anche per un fatto generazionale, tende più facilmente a cliccare qua e la.
E' anche vero che il quotidiano on line ti permette di leggere ciò che non troveresti in edicola, per motivi geografici, o di trasportabilità di una mazzetta che non può diventare uno zaino ogni mattina.
Quanto ai Blog.
Credo che dopo il Big bang, la relativa curiosità e il desiderio di essere in molti a sentirsi protagonisti per un post si troverà un ordine naturale.
La "firma", quella vera, resterà solista (magari con qualche gosth a fare cernita del più o del peggio).
Il "Topic", l'argomento di interesse, vedrà coaugalarsi attorno a qualcosa o qualcuno forse nuove forme di editoria virtuale, a metà strada tra gli attuali Blog e i Forum (o gli NG.).

16 Feb 2009 | ore 13:45

Perché si legge un blog...?

16 Feb 2009 | ore 16:44

meno male che ci sono gli americani a dirci quello che già sapevamo (e modestamente avevamo scritto su questo stesso blog)...

16 Feb 2009 | ore 16:50

Beh, proprio le stesse cose non direi :-))

16 Feb 2009 | ore 17:04

Per Bonilli #3.
Forse ero andato fuori tema con il #2?
Nel caso me ne scuso.
Il Blog si può leggere per una serie di motivi.
- Un contatto più diretto con una firma che si stima attorno ad un argomento comune.
Una crescita nel confronto.
In genere, almeno pare a me, in questi casi la "firma" si è già affermata nel cartaceo. Può fare il Blog per desiderio di interfacciarsi meglio con i suoi lettori.
- Si può leggere un Blog come occasione di feed back per scambio di impressioni - informazioni inter pares, tra gente con interessi comuni che esula dal contatto abituale interpersonale. In questi casi il titolare non è necessariamente il più "titolato" della compagnia. Caso mai il più coraggioso e paziente a menare il torrone anche per gli altri per tenere in piedi il tutto. Forse è stato uno dei plus dell' ormai storico Gastronomo Riluttante.
In sintesi si legge un Blog perchè offre quell' interattività che non c'è generalmente con altri mezzi.

16 Feb 2009 | ore 17:43

io leggo i Blog per trovare informazioni specifiche su vari argomenti, spesso direttamente da persone che operano in un certo campo.

In misura minore leggo dei blog per leggere commenti e opinioni su determinati argomenti (come su questo Blog)

16 Feb 2009 | ore 23:17

Direttore, avevo già visto che su Internazionale c'erano questi articoli. Non lo compro sempre, ma quando voglio una lettura interessante, stimolante, devo ammettere, è lì che cado...
In merito al nostro caso, senza aver, purtroppo, letto un rigo di Sullivan&Co, devo dire che c'erà già qualcuno (bernardi?) che aveva aperto le proprie pagine ad alcune interessanti firme della rete, che non si deve per forza trattare di giornalisti, spesso "spocchiosi" o "saputelli" con una conoscenza solo superficiale dell'argomento di cui si parla.
Certo è che se il lettore è ben stimolato scrive, interviene, tiene vivo il dibattito anche senza ricevere gli spunti da una redazione, vedi bressanini
Blog=Jazz? mah, paragone che regge, ma fino ad un certo punto.
Innanzitutto, suonarlo non è da tutti, e comunque bisogna essere "musiscisti".
Ascoltarlo, poi, è altrettanto non per tutti...figurarsi parlarne...
Del web mi piacciono la freschezza, la rapidità, la facilità e chi più ne ha ne metta, nel reperire le notizie, altro è verificarne la bontà...
Ma la carta, ammetto, mi piace, sarà l'età ma trovo ancora un piacere leggere, quando ne ho la possibilità, un bel quotidiano (settimanale, mensile) cartaceo...si, per girare le pagine non c'è ebook che tenga...è sempre una bella esperienza.

16 Feb 2009 | ore 23:40

Sui blog cerco informazioni e notizie selezionate e raccontate da un punto di vista soggettivo e che io considero interessante, più la possibilità di dialogare e confrontarmi con tutti quelli che ci scrivono.

p.s. A me le nove pagine su Internazionale non sembra dicano scontate e già sentite...

17 Feb 2009 | ore 00:13

Sui blog cerco informazioni e notizie selezionate e raccontate da un punto di vista soggettivo e che io considero interessante.

Beh, insomma se l'ha detto cosi' bene e succintamente Gumbo, perche' 'ripetere con parole mie'? :-)

17 Feb 2009 | ore 09:18

Se per caso anche il mio intervento era out of contest me ne scuso.
Cosa cerco in un blog ?
Cerco la specialità e l'esperienza. Quest'ultima è l'aver già vissuto una dinamica e riproporla agli altri. Certe sensazioni, non c'è blog che tenga, sono difficilmente trasmissibili ma le informazioni per arrivarci quelle sono velocemente interscambiabili.
Il blog è rapido veloce e interattivo ma è , per me, un elemento di consultazione, non di vera lettura e/o di studio. Per quest'ultima la carta stampata rimane l'unica forma di comunicazione a me cara: insostituibile.

17 Feb 2009 | ore 10:38

Secondo me non c'è blog senza una persona dietro, o anche più persone ma che parlino a titolo personale, senza alcuna redazione dietro. Mi affeziono alle facce, se ci sono, al modo di porsi, alle capacità intellettuali che si dimostrano, al taglio del blog, ai valori di fondo che si condividono, al "wit" che spumeggia fra le righe, al tono e all'inclinazione sociale/politica. Il blog di una redazione mi interesserebbe molto meno, confesso.
Visione REAZIONARIA ? Maybe, in Mr Sullivan's opinion...

17 Feb 2009 | ore 11:34

Il blog è come la birra che scegli al pub; magari non è la migliore del mondo, ma è la tua. La bidirezionalità rende il mezzo caldo e il senso di appartenenza è esagerato. E ci si affeziona agli altri, si va a vedere se "ci sono".... ciao!

17 Feb 2009 | ore 11:46

Qualcuno, forse Thelonious Monk, disse che la musica, l'altra musica, è "accidentale", mentre il jazz è "incidentale": cioè incide sullo spettatore, lo coinvolge mentalmente ma anche e soprattutto fisicamente, e questo coinvolgimento ritorna amplificato verso l'esecutore. Non basta l'ascolto magari erudito e tecnicamente consapevole, occorrono disponibilità e curiosità, sangue e sudore: il mito dell'improvvisazione.
Credo che il blog sia in effetti il jazz: il lettore è coinvolto, scrive, è esso stesso commentatore. E' necessario qualcuno che suoni, che suoni bene, che trovi temi intriganti, che sappia improvvisare senza improvvisazione, che sappia swingare senza ripetitività, ma ogni lettore può, anzi deve, intervenire, o semplicemente leggere, ma allo stesso tempo uscire, linkare, informarsi da altre fonti, conoscere: tutto simultaneamente, una jam session.
Sulla carta stampata troverà il compendio di ciò che ha conosciuto, maturato e sul quale ha avuto modo di riflettere: l'altra musica.
Ora nel jazz c'è il piano solo, il quintetto, ma anche l'orchestra: un'orchestra che si muove all'unisono su territori inesplorati dal punto di vista degli arrangiamenti e delle sonorità, con in più le improvvisazioni dei solisti, gioco e seduzione, controtempo e provocazione. Bene il mio blog ideale è un'orchestra che suona jazz: un direttore che dà il ritmo, il colore e il timbro, e dei solisti, che con l'aiuto e il contributo dei lettori partecipi, informino, seducano, giochino... perchè non è necessario essere solo musicisti per "suonare" il jazz.

17 Feb 2009 | ore 12:39

Mmm, a me sembra che si parli molto di contenuti/utenti e molto poco dell'enorme problema dei blog (almeno se vogliamo parlare di concorrenza con i siti ufficiali): non portano quasi mai profitti. Su mille blog, ce ne sarà uno con numeri che permettono di vedere dei soldi. Non per sembrare prosaico, ma quando (adesso per fortuna meno) sentivo parlare di rivoluzione dei blogger che avrebbero soppiantato i media ufficiali mi veniva da ridere. La realtà è che la stragrande maggioranza dei blog interessanti sono fatti da professionisti acclamati, che trovano solo un'ulteriore sbocco a una professione che fanno già. Poi su milioni di blog fatti da 'esordienti', ce ne saranno 50 o 100 che si fanno notare e magari ottengono visibilità/lavoro (in maniera non molto diversa dalle fanzine di un tempo, anche se con costi decisamente minori), ma da qui a parlare di rivoluzione...
Comunque, se veramente "oggi ormai, escluse poche eccezioni, la gente cerca in rete i giornali online e i blog-non più blog, fatti da vere e proprie redazioni", sto a cavallo :-)

17 Feb 2009 | ore 13:00

interessante anche zero comments di geert lovink.

http://www.ibs.it/code/9788861590779/lovink-geert/zero-comments-teoria

kiss
bd

17 Feb 2009 | ore 14:59

Ok, è vero, anch'io ieri sera stavo scrivendo qualcosa del genere, ma poi mi son fermato davanti al fatto che se parliamo di una jam session, parliamo di qualcosa tra musicisti, non certo tra spettatori "partecipanti" e musicisti.
E poi tale assunto mi aveva portato a pensare che persone come me, blogger "fai-da-te", non potrebbero più partecipare "alla festa", non essendo "musicisti".
Credo che la disponibilità e la curiosità bastino solo per ascoltare, partecipare è altro.

17 Feb 2009 | ore 15:48

Mi piace molto la piega che sta prendendo questa nostra discussione che non si concluderà certo con l'esaurirsi con questo post.
Io sento la necessità di cambiare il tono complessivo del papero giallo e questo cambiamento può avvenire:

Se c'è una crescita della qualità della discussione e della partecipazione.

Se i temi di volta in volta affrontati sono attuali e stimolanti.

Se il senso di appartenenza, come ha scritto qualcuno, si accentua tanto da far crescere il rapporto tra chi legge e chi interviene.

17 Feb 2009 | ore 16:28

Interessante "New Journalism" di Marco Pratellesi, ci sono molti spunti validi anche oggi. Credo che l'eterno dilemma tra professionisti da una parte e blogger dall'altra sia sterile. Ci sono bisogni diversi, realtà diverse, media e linguaggi che parlano linguaggi differenti. Perchè scegliere tra i Cure e Giorgia se posso ascoltare entrambi quando mi pare? Direttore, se cambi il Papero, non cambiarlo troppo. Mi piace la gente che lo bazzica...

17 Feb 2009 | ore 16:39

NOn so chi abbia pronunciato quella frase. Però "incidentale" non mi pare significhi "che incide". E "accidentale" può giocare con il significato propriamente musicale oltre che quello di casualità. Poi se -indipendentemente dal significato di qeulle parole vogliamo girare intorno a quest'immagine di partecipazione jazz e blog - sempre volentieri. Se si vira verso Giorgia, però meno volentieri!

17 Feb 2009 | ore 17:07

Penso di no. Un blog ha necessità dell'intervento dei lettori, vive dei contatti e dei commenti, si evolve sulla sottile linea della discussione costruttiva e partecipe. Se vogliamo riprendere il paragone col jazz, si può fare jam session anche tamburellando le dita su un tavolo, meglio se a tempo e con maestria, e non solo suonando uno strumento. Ovvio che chi suona e chi tamburella le dita ascoltando e partecipando, hanno pesi diversi, ma hanno bisogno l'uno dell'altro, altrimenti il musicista suonerebbe sterilmente per sè, come Gene Hackman nella Conversazione, e l'ascoltatore partecipe sembrerebbe uno svitato.
Un bisogno reciproco più diretto, partecipato e cointeressato rispetto alla carta stampata.
E' anche vero che quello che tamburella con entusiasmo può rompere le scatole... e quindi mi fermerei qui.

17 Feb 2009 | ore 17:13

Ricordo di averlo letto su un libro di Giampiero Cane, Canto Nero, mi sembra. L'ho sempre interpretato così: come un qualcosa che ti sbatte addosso, che non ti lascia indifferente perchè ti prende nella pancia, rispetto a una musica che semplicemente ti avvolge, ti scivola o ti coinvolge forse anche casualmente.
Il tutto poi considerando l'origine del jazz, cioè il blues nero, fino ai canti nelle piantagioni: sicuramente canti coinvolgenti, di protesta, di emozioni condivise.
Comunque andrò a rileggermela.

17 Feb 2009 | ore 17:22

Potrebbe quindi essere un invito a non rispondere di nuovo ;-)).
A parte gli scherzi, quello che tamburella sul tavolo era un'immagine che m'era saltata in mente (forse ho visto troppi concerti jazz), così come il bicchiere che cade durante un live (Jazz at Pawnshop), o come i gorgheggi di Powell o Jarrett sui brani...ma credo che andremmo OT.
Si, è vero, hanno tutti e due bisogno del''altro, il musicista e lo spettatore; che al blog stanno come chi propone e chi risponde (per dirla semplice). Convengo che in questo caso il legame è più stretto di quello che si genera con la carta stampata, un po' come il disco comprato e la performance live.

17 Feb 2009 | ore 18:09

Per entrare nell'esecuzione basta suggerire un tema, se funziona gli altri jazzisti seguono :-))

17 Feb 2009 | ore 18:17

Beh, Monk veniva da quel periodo ed ha vissuto la fase di trasformazione dallo stride al jazz moderno, partecipando attivamente con i suoi controtempi, le sue dissonanze, i suoi virtuosismi, fino ad aprire le strade del free...ma tutto quello fatto da lui, diamine che era "incidentale"...

...ecco lo sapevo sono andato OT... :-)

17 Feb 2009 | ore 18:17

Oh, chi l'avrebbe detto che sul Papero giallo si sarebbe parlato addirittura di jazz, quando fino alla settimana scorsa qualcuno sosteneva, anche a buon diritto, che un blog enogastronomico solo di vino e cibo dovrebbe discutere. Si dimostra che non è così, si può parlare e discutere, anche senza pretese, come amici intorno a una bella bottiglia di vino. E sai quante note, quanta musica, potrebbe richiamare un buon bicchiere (Andrea Gori docet).

17 Feb 2009 | ore 18:41

Seguire il tema o uno spunto proposto da qualcun altro, però, non necessariamente viene spontaneo; si impara suonando insieme ad altri, con un certo approccio - molti suonano concentrati solo su se stessi e questo con jazz e blog non può funzionare. Inoltre il neofita spesso si sente confuso, sperduto e intimidito sul palco con quelli più esperti - anche se vale la pena perché c'è da imparare ed è adrenalinico. Però ci vuole un po' di coraggio a buttarsi!

17 Feb 2009 | ore 18:56

In realtà il jazz su Papero Giallo non è una novità come argomento; i commenti però non sempre prendono il groove (o il feel o lo swing?) giusto...questo post sembra girare bene, no?

17 Feb 2009 | ore 19:14

Seguire il tema o uno spunto proposto da qualcun altro: beh, qui in qualche modo lo stiamo facendo...

P.S.:chiedo scusa a tutti se non rispondo subito, ma la policy del pc al lavoro mi fa brutti scherzi, non vedo il mio commento fino a quando non scrive qualcun'altro.

17 Feb 2009 | ore 20:13

Io ho perso, purtroppo, un bellissimo lavoro che aveva fatto un lettore agli albori del gambero rosso mandandomi un elenco ragionato dei più bei pezzi di blues dedicati al cibo, tema importante di questa grande musica.
Prossimamente voglio convocare a discutere i gourmet che seguono questo blog per fare una compilation di musiche da abbinare ai piatti ovvero i più bei pezzi blues che hanno il cibo come tema.
Tutti noi abbiamo una colonna sonora nostra, infatti, che ci accompagna dal mattino alla sera.
In questo caso si tratta di costruire la colonna sonora del papero giallo :-))

17 Feb 2009 | ore 23:59

Sul blues non sono "ferratissimo", ma di sicuro potrò dare un'aiutino...
Inutile dire che avrei preferito il jazz...

18 Feb 2009 | ore 10:44

Un giorno che ho tempo, posso cercare un po' di pezzi, solo che di dischi di blues (posso sforare in r&b e doo-wop?); ne ho svariate centinaia...ci vorrà un po'.
Però così al volo, ad esempio...c'è una curiosa compilation che si intitola "Fat!Fat!Fat!" e raccoglie pezzi rhythm&blues anni '50 con narra storie e i pregi di uomini e donne di grossa taglia.
Oppure, parlata più che cantata e ambientata a tavola con tanto di rumore di coltelli e forchette, la buffa "Pass the biscuits please" di André Williams. :-)))

18 Feb 2009 | ore 22:21



Jodees

..la presenza invisibile dei Jodees
cosciente nel corpo degli artisti,
l’ispirazione è il passaggio
verso un’altra dimensione..
L’indomabile spontaneità-

Chi sei Jodees ?
L’attuazione
che sospinge nel dentro
gli attori con più genitali,
Jodees
è il brivido della carne
dei peli e dell’orgasmo
il sesso di virtù e luce
sul cappello,
Jodees mia età
in bianco e nero
nel piatto della prostituzione,
Jodees
la leggenda
a partire da qui
con un motivo femminile
o di mascolinità,
infiacchito Jodees
dopo sfogo in un rapporto
a due, tre, quattro
legature,
Jodees con cadenza
e nulla di personale
in quei dieci dollari
di pioggia, freddo e vento-
Resta un ideale
Jodees
senza trucco ed inganno
ma perversione frenetica,
Jodees
anni di ricorsi o rincorsi?
No, quelle serate
erano venute frettolose
perché pattuite nel tradimento,
svenimento Jodees
per sporca e timida
prima masturbazione,
Jodees è robusto
perché lavoro è lavoro
lo studio è studio
e il piacere di conquista
può umiliarti se non conosci
la forza di un passo che nota,
l’origine origina
mister Jodees
e se fossi rimasto lì
avrei scioccato la classica…
sputata e scopata prestazione-

Ma chi sei Jodees?
O meglio,
chi sono i mister Jodees?
Gli amori…
Gli incontri nel nero celeste
con l’eccesso e il proprio verbo
secondo locali, strade, scantinati
nati per l’art session-

Da “Il cuore degli Angeli”
di Maurizio Spagna


Maurizio Spagna
www.ilrotoversi.com
info@ilrotoversi.com
L’ideatore, Scrittore e Poeta-


12 Mar 2009 | ore 17:09

qualcuno mi potrebbe spiegare come aprire un blog per favore??

17 Gen 2010 | ore 14:54

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