10
Feb 2009
ore 14:17
ore 14:17
L'italiano ama il cibo etnico

Repubblica dedica tre pagine al cibo etnico sotto il titolo "Quanda la tavola parla straniero".
La prima notizia che colpisce è che, dati Coop 2007, il consumo di cibo etnico è aumentato del 36% fra il 2003 e il 2006. Più 10,5 per cento nel 2008.
Gli italiani acquistano al primo posto riso alla contonese e pollo alle mandorle dalla Cina, poi salsa chili con tacos e tortilla dal Messico e infine pita, kebab e falafel dai paesi arabi.
Da queste prime informazioni si capisce che gridare viva la polenta e fuori il kebab è assurdo e antistorico.
Nei supermercati le banane platano, quelle da cuocere, sono con papaya, mango e avocado e stanno nel reparto frutta, mentre il riso basmati sta con gli altri risi. Tutto è ormai parte di una spesa multietnica già nel supermercato dove si trovano sushi confezionato, vermicelli di soia e riso profumato della Thailandia.
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Scusate, ma dov'è la notizia? Aumentano gli stranieri aumenta la vendita di cibo etnico. Mi sembra del tutto normale. O nella statistica ci si è accertato che erano tutti italiani quelli che acquistavano i cibi in oggetto?
E pensare che qualche post fa eravate tutti preoccupati che i kebab stessero scomparendo.
Mi auguro adesso siate più tranquilli e rassicurati.
Ad Majora
Perché, in Italia gli stranieri sono aumentati in tre anni del 36% e nell'ultimo anno di un ulteriore 10,5%?
Gagliardi, non eravamo preoccupati per la scomparsa del kebab, perché dire una cosa non vera? Tutta la discussione verteva sul principio - idiota - di vietare i locali di etnie diverse.
L'unico preoccupato dal kebab eri tu con Gori :-))
Più gumbo per tutti? :-)))
Non so di quanto siano aumentati gli stranieri regolari (e quindi censiti) e non. Comunque è una tendenza chiara che si riflette nel supermercato.
Però Bonilli non dire anche tu cose non vere. Io non sono e non ero preoccupato dal kebab.
Io ero e sono preoccupato per la polenta.
Però a questo punto io voglio capire. In tutta onestà tu Bonilli di queste "leccornie" che hai elencato nel post fai incetta?
Trovo veramente divertente che quando si parla di sughi pronti e 4 salti in padella c'è una levata di scudi. Invece si parla con simpatia di sushi confezionato e di tortilla messicana della Coop.
Per la serie fa schifo lo stesso, ma famolo strano. Famolo politicamente corretto.
Tanto che ci frega. Noi torniamo a casa e ci spariamo una tartare di Cazzamali...
Ad Majora
Io, come per i panini, come per il sushi, come per il kebab cerco sempre i prodotti buoni e non quelli cattivi.
Sembrerà incredibile ma esistono e si trovano anche artigiani e commercianti non italiani che lavorano bene :-))
Consumo kebab tranquillamente e la carne di Cazzamali lo mangio quando cerco i suoi prodotti.
Io sono uno che predica bene e razzola bene :-))
Benissimo. Ma stiamo parlando di cibi precotti in un supermercato e sushi preconfezionato o di cose buone? La notizia è che la gente continua ad acquistare cose cattive, ma stavolta per la maggior parte sono etniche? Ma voi in Italia davvero mangiate questi meravigliosi risi alla cantonese e polli alle mandorle? O vogliamo parlare del cibo che si mangia nei tex mex?
Io nella assoluta maggioranza dei ristoranti etnici mangio assai male e trovo una materia prima davvero scadente.
Insomma viva il cibo buono e abbasso quello cattivo. Il fatto è che io ho l'impressione (ma è solo un'impressione probabilmente mi sbaglio) che ci sia un occhio di simpatia in più per le schifezze che vengono da fuori. Come se la nostra capacità critica si arrestasse di fronte alla specialità (medio)orientale di turno.Tutto qui.
Ad Majora
Gagliardi, anche in gran parte dei ristoranti italiani si mangia male. E spesso si spende pure di più! Quindi il problema a me pare esattamente lo stesso: trovare quelli buoni e onesti (locali o commercianti che siano).
Ancora una volta questa foga verso l’alimentazione riconducibile ad etnie diverse o differenti da quella locale. Mi chiedo perché il cibo tedesco sì e l’indiano no? Incredibile, anche perché accedere o poter assaggiare piatti così diversi dalle nostre tradizioni significa certamente esperienza full immersion. La tavola è forse il luogo migliore per abbattere paletti, bandiere e autentico momento di confronto con il nuovo. Non certo per rilevare il più buono o il più cattivo ma come imput emozionale che arriva da lontano. Poi che sia cous cous o chili poco importa. La 'mensa' globale e totale ha tutti i piatti possibili: spaghetti, kebab, tacos, polenta e pizza. Chi sceglie uno invece dell’altro dice di no all’esperienza e al viaggio gastronomico...
Ma il ministro Zaia lo sa?
E che polemica sarà mai questa! Si mangia male e si mangia benissimo ovunque, e non è certo l'Italia a fare eccezione! È invece vero il contrario, nel nostro peasello ancora si è restii ad accettare la cucina straniera, ed a tributarle, ove necessario il dovuto successo. Quando cadranno queste fragili barriere, finalmente si potrà mangiare Libanese, Thailandese, Cinese, Indiano, Marocchino, ecc, a livelli che vadano oltre a quelli attuali. Come già succede nel resto del mondo.
Che vi devo dire? Io tranne rarissime eccezioni nei ristoranti italiani all'estero ho sempre mangiato male (spaghetti bolognese do you remember?) trovo che mediamente presentino una caricatura del nostro cibo che in nulla arricchisce gastronomicamente il paese ospitante.
Così, mangio mediamente assai male nei ristoranti etnici in Italia.
Ma io, avrete capito, credo ancora che il cibo sia culturalmente collegato al luogo, che evochi tradizioni che riconduca alla terra di appartenenza, che vada il più possibile contestualizzato. Che rappresenti la storia del luogo in cui sono. A me la mensa globale non fa particolare gola. Come tutto ciò che è globale, simile, indifferenziato. Questo penso si sia capito.
Buon appetito a voi.
Ad Majora
Buon appetito. Ma come si fa a non commuoversi davanti alla straordinaria eleganza visiva e alla pulizia di sapori di un buon sushi, dovunque lo si mangi? A non eccitarsi per la animalesca intensita' di un kebab come si deve, dovunque lo si mangi? E non e' pura goduria una 'crispy duck ben fatta, a Pechino come a Roma? La presenza di (buona) cucina straniera non puo' che rafforzare la nostra cucina. Ovvio che insieme a quella buona arriva anche quella cattiva, esattamente come per la nostra. A Londra ci sono 4-5 ristoranti italiani buoni, qualcun altro mediocre, e un' infinita' di cattivi. So what? Forse dobbiamo rimanere, come per i diritti civili, e per molte altre cose, i piu' provinciali, retrogradi d' Europa?
Da un lato tocchiamo temi già sviluppati nella discussione bella e ricca sul kebab, dall'altro io penso che in presenza di migrazioni così massicce dobbiamo seguire con attenzione e curiosità le contaminazioni che i milioni di nuovi arrivati determinano alle nostre tradizioni e alla nostra cucina.
Questo non vuol dire perdere le nostre tradizioni ma veder nascere il nuovo e capire cosa piace o no di questo nuovo territorio inesplorato e da esplorare, provare, assaggiare e cucinare.
Materie prime, tecniche, sapori, tutto si mescola ma non vuol dire perdere i sapori e saperi della cucina regionale italiana, questo va detto così evitiamo grida di allarme.
Ovviamente sul "dovunque lo si mangi" non sono d'accordo.
Il pesce mangiato a mare è molto più buono.
Sul fatto che la stragrande maggioranza dei ristoranti all'estero sia di scarso livello invito a riflettere.
Ma non temere, altro che retrogradi, stiamo facendo passi da gigante verso il mondo cui aneli.
Non c'è davvero nulla da temere.
Ad Majora
Ci mostriamo interessati se Adrià sembra volgersi verso Oriente. A quando qualche cuoco di primissimo piano, in particolare nell'Italia continentale, riuscirà a "sdoganare" cibi provenienti da altre culture, rivedendoli e rivisitandoli? Forse in Sicilia, Chiaramonte e Ciccio Sultano pescano a piene mani in tradizioni che ovviamente si rifanno alla cultura araba.
Forse è già successo e non me ne sono accorto? Ovvio che "susci" cedroniani e vari crudi ormai sono acquisiti e non valgono.
Il pesce mangiato a mare é piú buono? Non sempre io a Madrid ho fatto mariscadas migliori che in Galizia, patria d'elezione di questo mangiare tutto spagnolo cosí come a Padova ho mangiato pesce migliore, a volte, che a Venezia e Chioggia. Ci vuole chi la materia prima la sappia anche preprare e cucinare, e il cuoco scadente che non sa trattare il pesce lo trovi in montagna come al mare. Detto questo certo a paritá di condizioni meglio il cibo fresco, ma allora con la scarsezza dei nostri mari vorrebbe dire dedicarsi al pesce una volta al mese e con le produzioni di carni di qualitá ridotte al lumicino, vorrebbe dire come predica slow food mangiare carne 1 volta ogni 15 giorni...e chi lo fa, sinceramente? Io credo che siamo un po' troppo eurocentrici...la cucina turca dei sultani ha la stessa dignitá del cibo di corte di Francia, e la grande cucina popolare dei Maya e delle donne che a stento parlano castillano in Messico non ha nulla da invidiare a quella delle madri andaluse, catalane o basche che tanto piace ai nostri critici filoiberici. Arriverá un giorno non lontano in cui i principali paesi ricettori di turismo non saranno piú le superpotenze europee, Francia e Spagna in primis, e in cui la cucina australiana, messicana, turca,marocchina, cinese avranno anche nella vecchia ed etnocentrica Europa il consenso che si meritano. Alla cucina italiano fanno piú male i nostri giovani che se ne fottono e che non chiedono consigli alle mamme su come si stende ad arte una sfoglia, perché tanto la trovano precotta al supermercato, o chi ha inondato le cittá di grandi magazeni, che non vanno piú in lá del prosciutto (ma merita di essere chiamato cosí ancora) di Parma e del formaggino Tigre, facendo chiudere le piccole botteghe, come i casuin del Veneto che ti proponevano le sopresse dea casada e il formaio sensa chimica dell'Altopiano dei Sette Comuni
Forse io non mangio solo con il palato, forse ho un rapporto un pò romantico con il cibo. Sicuramente mi sono avvicinato a questo mondo mosso da uno stimolo culturale prima che gustativo. Quando dico che il pesce a mare è più buono non dico ovviamente che il pesce è migliore, ma semplicemente che lo stesso pesce cucinato allo stesso modo dallo stesso cuoco, mangiato respirando iodio è più buono.
Io un panino con la meuza a Milano per strada probabilmente se anche lo trovassi non lo mangerei.
Per me il culatello è la nebbia che avvolge la bassa.
Io se vado a Firenze cerco di mangiare il panino con il lampredotto al mercato, non cerco un kebab.
Cerco di mangiare alimenti di stagione. Questa è la mia regola, che ovviamente soffre delle eccezioni. Ma per me parlare di cibo è parlare di una cultura, di un contesto. Non riesco davvero a decontestualizzare ogni cosa. No, io non mangio solo con il palato.
Non lo ordino l'astice a Cortina. Sarà buonissimo, ma non mi interessa. Se lo mangi qualche ricco russo (senza offesa per i ricchi russi, ma parlo di cose che ho visto).
Ad Majora
Non capisco il punto di vista di Gagliardi. Magari le montagne restano piuttosto ferme, ma le persone no. Di solito si spostano portandosi dietro cose, incluse cose da mangiare e da bere e magari le scambiano con quelli che incontrano. A me sembra normale. Forse gli inuit hanno qualche problema tecnico in più a recepire influenze gastronomiche dal resto del pianeta ma gli altri? La tua visione del mondo mi sembra talmente statica da essere irreale!
Gagliardi: se tutti avessero ragionato come lei nei secoli scorsi non mangeremmo Patate, Pomodori, Fagioli e così via (e questa infatti è la critica maggiore che io faccio a Slow Food). Pensi alla Polenta che citava prima: mica il mais è autoctono della pianura padana. E' qui a dispetto del romanticismo delle sue origini, del legame con il territorio messicano e così via.
I cibi e gli alimenti girano il mondo, e trovano posti dove crescere anche migliori di quelli di origine: pensi al te, al caffè, al cacao, alle banane: ora coltivati in posti che NON sono quelli di origine
Io amo la cucina etnica, e non compero solo precotti: Bonilli citava alimenti che si debbono cucinare: il basmati, l'avocado, il platano. E non li comprano solo gli immigrati.
Le dico una cosa se promette di non spifferarlo a Zaia ;-): mia mamma, padana, da un po' di tempo compera il basmati per farci certi tipi di RISOTTI!
Lo so cosa sta pensando: orrore, disperazione, il risotto si fa con il carnaroli o con il vialone nano, manca il legame con il territorio, la tradizione e tutto il resto. Ma sa? Le assicuro che alcuni di questi risotti (perchè la procedura è la stessa: tostatura, sfumatura etc...) sono ottimi. Sono *diversi* ma ottimi.
La cucina evolve anche così, e immaginare di renderla cristallizzata, museale, è a mio avviso antistorico, oltre che inutile perchè da che mondo e mondo le ricette migliori sono nate da contaminazioni di tecniche, procedure e prodotti.
Dario
più che un commento è un augurio che anche in italia possa arrivare un'ondata di etnicità anche nella cucina.
prima di trasferirmi in olanda non avevo proprio idea dei gusti e dei sapori che si trovano mangiando in un ristorante thai o in un vero ristorante cinese. qui la contaminazione delle cucine etniche è ormai diventata una cosa sola con la cucina olandese. e allora perchè non prendere qualcosa da una tradizione e fonderlo con un'altra?
Mi piace mangiare un piatto di ossi buchi con riso basmati...
E melanzane, agrumi, frumento, ceci, lenticchie, gran parte delle spezie - tanto per dirne ancora un po'? Non mi pare che crescessero spontaneamente in Italia da sempre...
Il problema del basmati nel risotto mi sembra la cottura - forse meglio infondere il suo eccezionale sapore al risotto tramite un brodo o qualcosa di simile (mi sembra anche che Blumenthal l'abbia provato nel suo 'perfect risotto').
Io ho espresso semplicemente il mio approccio di oggi quando, a differenza dei secoli scorsi il mondo è stato scoperto tutto, non ci sono nuovi continenti da scoprire o conquistare. E patate o pomodori da importare.
Ovviamente esprimo una posizione radicale per farmi comprendere. E come tutte le posizioni espresse in maniera piuttosto netta anche la mia so essere preda di facili attacchi o ironie.
Io resto della mia idea. Ritengo che il vostro tipo di approccio sul cibo sia un approccio di tipo iperliberista che non mi appartiene. Se il, vostro medello è il melting pot degli Stati Uniti lo deve essere però anche dal punto di vista economico e sociale. Il mondo senza differenze, la società aperta, le persone che dice Gumbo si spostano, si portano dietro cose da mangiare e spesso storie drammatiche di fame e povertà.
Un mondo senza frontiere.
Ma voi davvero pensate che un turco debba sentirsi più ricco culturalmente o gastronomicamente se ad Istanbul apre la pizzetteria Vesuvio? Sarà solo più occidentale.
Io sono meno liberista. Non ci credo alla favoletta che si possa essere global per quanto riguarda il cibo, le persone e le tradizioni e no global per quanto riguarda l'economia, la finanza e i diritti dei lavoratori ad esempio. Come siamo arretrati in Italia rispetto al mondo (sempre più americano-simile ammettiamolo) che c'è fuori multi etnico, multiculturale, con l'assicurazione sanitaria obbligatoria, i ghetti e, unico Dio, il Mercato.
Tutto questo non per essere pesante, ma perchè davvero penso ci sia un problema di impostazione culturale dietro tutto questo.
Ad Majora
Gagliardi: su questo ha perfettamente ragione. Io infatti sono un Global anti-no-global ;-) e un liberista convinto (oltre che scienziato scientista, riduzionista estremo e razionalista militante ;-) )
cari saluti Dario
Io veramente mi sono limitata a rilevare qualcosa che è sempre successo e dubito che smetta di succedere. Sinceramente non sono in grado di sostenere una discussione approfondita su vantaggi e svantaggi di un sistema o l'altro o l'altro ancora, nel 2009 - quando manco gli economisti più esperti sembrano saper che pesci pigliare, figuriamoci io.
In ogni caso, per alcune cose che citi, secondo me infatti va benissimo che ci si ispiri a modelli già esistenti in altri luoghi del mondo. Modelli virtuosi, non i peggiori però! ;-)
Caro Bressanini, benissimo. Rispetto la sua posizione che mi sembra coerente, anche se diversa dalla mia. Le differenze di opinioni e di posizioni culturali rendono il nostro mondo più interessante (a differenza di una piadina romagnola a Pechino).
Ad Majora
a proposito dell'autoctono-non autoctono rivendico la paternità nel post sul kebab ;-)... comunque è vero che mediamente nei ristoranti 'etnici' non si mangia benissimo... o meglio, non dimentichiamo comunque che è sempre una cucina 'mediata' dalle materie prime che si trovano da noi (ora forse è un po' più facile trovarne di 'originali' rispetto a qualche anno fa) E DAL GUSTO di noi occidentali in cerca di 'esotico'... ma davvero credete che una purissima cucina cinese o indiana o thai o senegalese avrebbe lo stesso successo? anche commerciale, ovvio, chè sennò un ristorante chiude subito e chi s'è visto s'è visto... insomma, una volta a Parigi sono andato a cena con un conoscente della Costa d'Avorio in un 'loro' ristorante... ottimo, ma il piccante e i sapori 'forti' erano un po' al limite del sopportabile...
quali risotti? esempi??? mi sembra una cosa intrigante...
A me e' piaciuto un risotto allo zafferano (che giustamente non chiamo "milanese") A pensarci non e' neanche una eresia, visto che questa spezia e altre simili viene utilizzata in oriente.
Si', e' vero che nei ristoranti etnici spesso non si mangia benissimo: emigrano i poveri, mica i cuochi veri, e si arrabattano. Pero' ricordo che la cucina italiana nel mondo e' stata "esportata" proprio da emigranti che non avevano fatto le scuole alberghiere ;-) E internazionalmente la cucina Italiana (dalla persona comune, non dal gourmet appassionato) e' considerata "etnica" tanto quanto noi consideriamo la messicana. A differenza di quella Francese ad esempio, che ha avuto una storia diversa e non c'erano emigranti francesi con le pezze al sedere a vendere pizza e maccheroni agli angoli di New York.
L'involtino primavera in Cina non sanno neanche cos'e'. Pero' a me piace. Visto che non mi interessano, a differenza di Gagliardi, i romanticismi del legame con il territorio, lo apprezzo per quello che e', li', al momento, sul mio piatto, mentre tocca le papille gustative. E ce ne sono di buoni e di orridi. Ma anche di pizze ce ne sono di buone e di schifose (e incidentalmente, ho mangiato ottime pizze fatte da pizzaioli egiziani....)
Dario
Certo Davide, il palato del consumatore globale non deve essere disurbato da sapori troppo forti. sapessi le risate che mi faccio quando con una mia carissima amica cinese vado nei ristoranti cinesi qui da noi.D'altra parte la stragrande maggioranza dei ristoranti "Vesuvio" all'estero servono pasta stracotta appunto per non disturbare il palato straniero che non sa mangiarla al dente.
Però vuoi mettere quanto è più bella Monaco di Baviera se invece di 5 birrerie trovi 2 birrerie, 2 ristoranti Vesuvio con spaghetti alla bolognese scotti e 1 ristorante di cucina cinese-giapponese gestito da egiziani che fa anche la pizza?
Molto più international.
Ad Majora
Caro Bressanini, al di fuori da polemiche culturali e restando in ambito palatale/gustativo, mi permetta di rilevare che gli involtini primavera sono una c......pazzesca!
Davvero un non luogo gustativo. De Gustibus
Ad Majora
Tra l'altro, senza movimenti di sapori, ingredienti e culture...io ora sarei senza nickname. Per definizione, devo difendere le mescolanze! :-)))
Uno dei miei cuochi preferiti è tunisino, timido, umile, non se la tira proprio e fa una delle più buone carbonare e cacio e pepe di Roma.
Però oggi a pranzo farà per pochi vecchi clienti un paio di ricette tunisine.
Questa contaminazione intelligente mi piace e del resto è egiziano il cuoco del ristorante romano aperto con successo a Milano da alcuni anni e egiziani sono i pizzaioli di alcune delle migliori pizzerie di Roma.
Parliamo di prodotti, quindi, ma anche di uomini e della loro integrazione con la nostra cultura alimentare: prendono molto ma sono anche apportatori di conoscenze, prodotti e sapori che inevitabilmente si mescoleranno con i nostri.
E per fortuna :-))
Eh ma del riso allo zafferano che dici? E il babà a Napoli lo mangi? La bagna cauda in Piemonte? E il croissant e il caffé dove stanno propriamente di casa? Così per curiosità e per gioco, non è per litigare!
Cara Gumbo, il risotto giallo lo adoro. Da napoletano di origine devo dire che solo da quando (era il lontano 1999) mi sono trasferito a Milano e quindi frequento più abitualmente il nord italia mi si è aperto il meraviglioso mondo dei risotti. A Napoli, infatti, e più in generale al sud (non per colpa mia ma per tradizione finchè regge) regna incontrastato il maccherone.
Il babà lo adoro. E' un dolce (di origine polacca peraltro) assai difficile da trovare buono anche a Napoli, per non parlare delle versioni che se ne trovano fuori.
La bagna cauda mi piace molto come la cucina piemontese in genere e non di rado ci faccio una capatina. Il croissant per me sta di casa in Francia ed è inarrivabile. In Italia trovo mediamente migliori le brioches di tipo siciliano/napoletano per intenderci meno burrose e più soffici. Il caffè è di casa un pò dovunque. A volte troppo "lento" al nord, a volte troppo "carico" a Napoli.
p.s.: io non amo litigare, figurati, soprattutto con le gentili signore.
Ad Majora
Gagliardi: ehehehe, bella la citazione fantozziana, ma io sono un "relativista gustativo", siamo proprio agli opposti ;-)
Qualcuno mi puo' gentilmente spiegare perche' l'Italia e' l'unico paese al mondo senza ristoranti francesi?
Curiosa domanda, non ci avevo mai fatto caso.
Ma quella che si difinisce "cucina internazionale" (negli hotel soprattutto, mi pare) non è principalmente d'ispirazione francese?
E sbaglio o in alcuni paesi tipo gli Stati Uniti, cucina francese in realtà è sinonimo di cucina creativa?
In compenso ci sono le crêperie - tanto come dicono molti italiani di mia conoscenza - in Francia a parte crêpe, croque, croissant e insalate che vuoi mangiare? :-)))
Ma perche' quando si parla di ristoranti italiani all'estero si parla sempre di Pizzeria Vesuvio? Guardiamo invece agli esempi di eccellenza! Sono stato un paio di settimane fa al Calandrino a Tokyo. Anche se nel piatto c'erano la Wagyu beef e le ostriche locali, la carne era cucinata in perfetto stile 'calandresco' con lo zenzero (da uno chef, Silvio Giavedoni, italiano), le ostriche sono state utilizzate in in maionese leggera in meravigliosi spaghettini, e nessuno potrebbe dissentire dal fatto che, a dispetto di ingredienti non locali, (1) questo ristorante e' uno splendido ambasciatore per la cucina ITALIANA; (2) la citta' di Tokyo e' arricchita dalla sua presenza; (3) nonostante la presenza del Calandrino e dei francesi, cinesi e quant altro, la tradizione culinaria locale rimane fortissima e assolutamente non impoverita.
Ma perchè la 'pizzeria Vesuvio' nell'immaginario dello straniero fa tanto 'verace'... e poi conosco un sacco di 'itagliani' che all'estero senza la quattrostagioni (solitamente immangiabile, ma tant'è, contenti loro) sono persi e piuttosto che avvicinarsi alla cucina 'locale' vanno da McDonalds...
eppoi: guarda che lo stesso ragionamento sta alla base del kebab o cinese o africano... aspetta qualche anno e le eccellenze straniere arriveranno: noi dopo cent'anni di emigrazione siamo ancora, appunto, alla Bella Napoli... dategli tempo...
Semplicemente perchè non di eccellenze si parla. Ma di grandi numeri, di flussi oceanici, di masse.
Ad Majora
Però vedi che è difficile stabilire i confini di cosa è locale e cosa no? Lo zafferano è nel risotto alla milanese ma un tempo non c'era, le acciughe in Piemonte non ci vivono eppure sono entrambe tradizionali. Però il risotto con lo zafferano è anche tipicamente indiano. I croissant legittimamente sono austriaci, ma nell'immaginario comune estremamente francesi e comunque non riesco a immaginare i caffé di Torino senza i croissant; oltre al caffé, che ha talmente tante variabili che non saprei a quale riferirmi e peraltro quello che si beve in qualche buon bar di Napoli per me è il massimo. E anche il babà a me fa subito pensare a Napoli, ma l'anno scorso in Francia una signora in pasticceria non sapeva neanche che fosse tipico di Napoli, dato che il Baba Savarin era ovviamente francese (al massimo d'ispirazione polacca, ma comunque differente). E per molti statunitensi, la pizza è stata inventata a New York, oppure a Chicago. Insomma ci sono cosa talmente intrecciate con la vita quotidiana che a me pare difficile dire dove finisce il locale e inizia il "lontano" oppure l'etnico.
Man: come dice Gagliardi si parla di cucina "popolare", e questa, in italia, non e' minimamente "toccata" dall'alta cucina, al contrario di quello che e' accaduto ad esempio in Francia dove per secoli grandi creazioni (salse ad esempio) si sono "diffuse" nella cucina di ogni giorno. In Italia non e' mai stato cosi' e, a mio parere, l'alta cucina e' abbastanza marginale per quel che riguarda il "travaso" nella vita di tutti i giorni nelle nostre cucine. Insomma, anche per questo all'estero la cucina Italiana e' quella "popolare" (come dicevo prima: etnica) e non quella degli Chef famosi.
Gumbo, credimi, sono estremamente più semplice di te. Stai facendo inutilmente le pulci ad un ragionamento, il mio, che sarà pure opinabile ma almeno penso sia chiaro. Le acciughe non vivono in Piemonte. E allora? La Bagna Cauda resta un piatto tipico della zona. In India faranno il riso con lo zafferano. Non penso il risotto.
Comunque, vorrei rassicurarti non sono un mostro che cammina con l'enciclopedia in mano per capire cosa può o non può mangiare. Semplicemente trovo che le tradizioni gastronomiche dei luoghi trovino sempre una ragione storica e ne sono affascinato. Penso per dirne una alla tendenza in regioni montuose dove d'inverno si stava mesi interi chiusi in casa a preparare cibi che si mantenevano a lungo. Pensa al pane nero della Valle d'Aosta ad esempio.
Quando vado fuori mi piace fare la vita delle persone del posto, mangiare quello che mangiano loro. Non sono interessato a tutto ciò che è palesemente fuori contesto, fuori stagione.
E, quindi, sono evidentemente poco interessato a trovare il kebab sotto casa. Nè ho mai cercato ad esempio a Milano un ristorante con specialità partenopee. Non mi interessa. Quando ne ho voglia me le cucino a casa o le mangio a Napoli.
Sono limitato forse. Ma semplice e chiaro, spero.
Ad Majora
Si' certo, ma io parlavo di 'eccellenza' nel senso di 'ottima cucina', non necessariamente di 'alta' cucina. L'esempio del Calandrino era stato fatto per minimizzare obiezioni sulla qualita' - a parte che anche li' nella mia seconda visita non ho mangiato ostriche ma guancia...
non è che vorrei riavvicinare posizioni differenti. in linea di massima condivido la posizione della gentile gumbo torinese, alla quale di passata ricordo che ha rifiutato un mio invito a pranzo opponendo tenere ma insufficienti scuse. pero' , purtroppo, devo sicuramente dare ragione anche al" romanticismo" di Gagliardi. quei due passaggi sul pesce mangiato al mare ( per via dell'iodio respirato,speriamo)e il culatello con la nebbia del po' mi hanno ricordato che a natale mangiai da Spigaroli a polesine parmense e poi mi portai a casa mezzo culatello. pur con tutte le cure del caso non ebbe piu' lo stesso profumo e forse nemmeno lo stesso sapore. pero' questi sono sofismi, secondo me. insomma si mangia male nel 90% dei casi :che si mangi male anche nei ristoranti etnici è normale. quindi contaminiamo pure. snobisticamente parlando, per una volta, quel 5 10 % mangerà bene qualunque cucina in qualunque luogo. sostanzialmente: merda libera, quindi, ovunque.
Grazie per le considerazioni. Fammi una cortesia e fai il test e chiedi in giro (magari a Bonilli???) la stessa domanda che pongo io, noterai subito quanti come te, non se ne sono mai resi conto. eppure e' stranissimo! Certamente dici alcune cose vere, ma a ben vedere, il ristorante 'mediano' francese e' la mitica brasserie... io in francia e in Quebec dove ho vissuto, ne ho frequentate parecchie e mi paiono tutte sufficientemente distaccate dalle nostre osterie/trattorie da poter avere un loro perche' anche in italia, no? hai presente quanto decadente puo' essere un maigret de canard con patatine fritte ("french" fries appunto)? perche' questa e' la cucina francese, cioe' dei francesi. Senno' per ragionamento inverso la cucina italiana dovrebbe essere solo la nostra alta cucina. Io ho il dubbio che la ragione abbia piu a che fare con la strettissima simbiosi che la cucina francese ha con il prodotto locale, pero' allora non mi spiego le meravigliose tavole francesi del resto del mondo fuori francia. Italia esclusa. Appunto. non sara' mica che in fondo i pretenziosi siamo noi?
Da queste parti credo che lo spazio delle brasserie sia stato preso da birrerie in stile britannico, germanico, irlandese. Più una lunga serie non riconducibile a stile specifico ma simili fra loro - in tutte le varianti, dall triste e anonimo (evito esempi), al grezzone doc (tipo Manhattan), allo sfizioso di qualità (tipo birreria Baladin che udite udite ha in menu anche il kebab). In realtà a pensarci bene a Torino ci sono due locali d'ispirazione 'mediana' francese: il Pastis - che sicuramente qualche piatto di canard ce l'ha ed è pure molto trendy - e A Bicyclette. Forse perché in fondo siamo vicini di casa... ;-)
Non è per fare le pulci...è solo che mi incuriosisce il modo in cui le persone scelgono e decidono. Sarà che ho sempre a che fare con i computer, ma del tuo ragionamento non trovo la logica. ;-)
Semplicemente, mi pare, ci sono cose che tu vedi/senti "giuste" in un luogo o nell'altro e altre no. Va bene così.
Comunque, apprezzare un kebab a Torino non esclude il fatto di apprezzare anche i tajarin, oppure il pane nero e il formaggio della Val D'Aosta. E anche se adoro mangiare guardando il mare, dovendo scegliere preferisco un locale di fiducia in città che cucini pesce fresco a prezzo onesto, rispetto al 90% dei locali sul lungomare...quelli con la puzza di fritto, i calamari surgelati e la vetrinetta con i pesci svenuti e cose del genere! :-)))
A me non piace il cibo etnico.
Quando esce dal vulcano è troppo caldo.
Gagliardi, mi permetta, ma una cosa davvero non capisco dei suoi ragionamenti: perchè diavolo uno si deve limitare per principio?
Mi spiego: se è vero che è bello e godurioso assaporare un piatto nella sua regione d'origine, non è affatto vero che se il contesto è un altro debba per forza fare schifo.
(Anche perché altrimenti, da na vita che abito a parigi avrei dovuto farla finita da un pezzo con la cucina italiana. E invece no, scrivo pure libri!)
Insomma, quello che voglio dire che il kebab può essere buono anche a parma oppure a treviso.
E per esprimere un parere in merito, bisogna prima provare, non uno ma 10 kebab.
Quel che non riesco a capire è perchè lei aprioristicamente si priva del piacere di assaggiare una cucina nuova e diversa, solo perchè non è nel suo contesto.
Insomma, con rispetto parlando lei mi pare un pochino un talebano in cucina :-))
Caro Radicchio, se lei avesse la bontà di leggere attentamente gli interventi capirebbe che io non mi limito affatto per principio.
Sono d'accordo che un piatto decontestualizzato possa anche essere buono. Mi capita di mangiarne.
Normalmente non li cerco.
Sono d'accordo che il kebab può essere buono ovunque. Io un paio buoni li ho mangiati a Milano.
Normalmente non li cerco.
Non mi privo di nulla aprioristicamente. Pensavo di essere stato chiaro. Evidentemente mi sbagliavo.
Ad Majora
non ho contro il cibo etnico, anzi mi piace anche molto... ma sono "pro" amatriciana
Caro Bonilli,
lei ha perfettamente ragione.
Forse il Gagliardi non lo sa, ma i cibi etnici non li mangiano solo gli immigrati, ma anche gli autoctoni.I quali magari continuano a mangiare anche la polenta, la bagna cauda e la pasta all'amatriciana. Insomma, tanto per restare agli slogan: SI ALLA POLENTA, SI AL COUS-COUS.
Inoltre dico anch'io: perchè invece di fare crociate CONTRO i cibi etnici, i padani come Gagliardi non aprono dei locali dove servono la polenta come "strett food"? Sì può fare, ne sono sicuro e credo che sarebbe molto meglio che tante crociate e divieti. Come hanno fatto due ragazze del Piemonte, che hanno riscoperto una sorta di crèpe delle loro valli e adesso vanno in giro per le fiere e i mercati con un furgone attrezzato, dove sul momento confezionano questo street food autoctono "made in piemonte" (la padania non esiste, non dimentichiamocelo, è solo un'invenzione della Lega).
Beh, questo problema se lo pongono solo i Padani, dato che i meridionali apprezzano il kebab poichè è un piatto mediterraneo, esattamente come le orecchiette, la mozzarella di bufala, la scamorza, i fusilli e la pepata di cozze!