09
Feb 2009
ore 00:01

Richard Sennett - L'uomo artigiano

< >

Sennett_L'uomo_artigiano.jpg
Avevo letto trasvelsamente altri libri di Sennet vale a dire, in sostanza, non li avevo letti ma annusati, cioè sfogliati per curiosità, ma questo l'ho letto e mi ha fatto bene al cervello stanco e annoiato e mi ha dato coraggio.

Il buon lavoro fatto con arte, sapienza e intelligenza è importante per vivere bene e per questo l'uomo artigiano è un modello cui ispirarsi, dice Sennet, sociologo, saggista, scrittore, professore alla New York University e alla London School of Economics.

Nel libro c'è anche il denso capitolo sui cuochi e la cucina perché oggi a poter fare gli artigiani sul serio ci sono i medici e gli infermieri, i musicisti, i cuochi e, massimo degli appagamenti, chi lavora sul web e sui software.

Ma non è questo, certo, il centro del libro che dalle corporazioni medioevali ci porta fin su, ai programmatori di Linux e traccia una linea rossa che unisce professioni artigiane di tutte le epoche con il concetto di bel lavoro, di lavoro ben fatto con una conclusione altamente provocatoria, che si legge verso la fine, nel capitolo sul talento, che chiunque (o quasi) può diventare un bravo artigiano.

"Il lavoro artigiano incarna un grande paradosso, in quanto da atti mentali semplici, come individuare atti specifici e quindi metterli alla prova, emerge un'attività altamente raffinata e complessa".
Vale a dire che "l'animale umano che lavora può trovare arricchimento nelle abilità tecniche dell'artigiano e dignità nello spirito del suo mestiere".

In sostanza l'orgoglio per il proprio lavoro è centrale nei mestieri tecnici ed è la ricompensa per il grande impegno di ogni individuo.
E questo, in un momento nel quale la qualità e quantità del lavoro e sotto scacco, è importante.
In fondo siamo, o pensiamo idealmente, che sarebbe bello essere artigiani.

Richard Sennett
L'uomo artigiano
Editore Feltrinelli
€ 25,00

commenti 22

bene, me lo vado a comprare di corsa. non avro' il tempo di leggerlo tutto ma quel capitolo specifico sui cuochi e quel passaggio sul talento mi chiariranno per bene le idee. peraltro, e di passaggio rispondo a cortese Cortese, dare dell'artigiano a un cuoco mica è offensivo e spero di trovare conferme nel libro.

09 Feb 2009 | ore 07:16

Mi permetto di suggerire che nel mio libro "L'altro gusto. Saggi di estetica gastronomica" l'ultimo capitolo è intitolato "Intrecciare cesti, accarezzare patate". Qui sviluppo un argomento analogo a quello di Sennett, utilizzando le riflessioni dell'antropologo Tim Ingold e un'intervista che ho fatto a Pierangelini.

09 Feb 2009 | ore 08:35

Ciao Stefano, mi fa bene questo tuo commento e questo tuo consiglio. Proprio ieri ho visto con piacere uno splendido film: "Revolutionary Road" tratto dall'omonimo libro di Yates, la storia di un uomo scontento del suo lavoro ma senza la forza di cambiarlo. Questa sua apatia lo porta a vivere male e ... non racconto altro. Comuque è verissima questa analisi, l'artigiano ha la possibilità di vivere bene e amare quello che fa.
A me viene in mente l'entusiasmo di Pierre Hermè o Adrià appena visti a milano

09 Feb 2009 | ore 09:27

va bene, sig.Perullo. acquisto pure il suo. se gentilmente mi dice da chi è edito, risparmio ricerche. in libreria ci vado domani. altri suggerimenti?, cosi faccio tutto un botto. mi sa che questa settimana nutriro' solo la mente, con i costi che mi toccherà affrontare. la mia gola( alias stomaco) avranno da ridire, temo anche in modo rumoroso.

09 Feb 2009 | ore 09:30

L' anno scorso avevo letto una recensione

http://www.guardian.co.uk/books/2008/feb/09/society

di questo libro e volevo subito acquistarlo, ma poi, travolto da eventi, me ne ero dimenticato. Sono contento che Bonilli lo segnali, penso che sia molto rilevante per chi si interessa di cucina.

09 Feb 2009 | ore 09:50

Oh bene, sembrano interessanti, questi libri!
@Roberto Granatiero: veramente in Revolutionary Road ho colto una cosa diversa, ma non posso spiegarla perché è fuori tema e soprattutto perché rovinerebbe tutto a chi non ha visto il film o letto il libro...

09 Feb 2009 | ore 10:27

...se la segnalazione è una scoperta, ogni scoperta è un gran piacere. grazie davvero! per Sennet, Perullo e Revolutionary Road.

09 Feb 2009 | ore 11:22

In effetti però, a parte le sfumature di impressioni sul protagonista di Revolutionary Road, mi sembra un ottimo abbinamento:
1. vedi il film 2.ti domandi "quale di questi personaggi sono o potrei diventare io?" 3.ti risollevi il morale leggendo i libri di Sennett e Perullo. :-)

09 Feb 2009 | ore 11:43

Grazie a tutti, molto gentili e carini. Il mio piccolo contributo però è abbastanza accademico e noioso, non aspettatevi troppo! Volevo solo dire che l'ultimo capitolo c'azzeccava con quanto diceva Bonilli - che ringrazio tanto per questo post - e che c'è un grande antropologo che insegna a Aberdeen, Tim Ingold, che ha riflettuto in modo profondo e radicale sulle questioni degli "skills" e della "embodied knowledge", quindi sugli artigiani ecc... Non discute di cuochi. Io ho fatto solo, grazie a Ingold e a Pierangelini, un ponte, una connessione.

Grazie ancora dell'attenzione.

09 Feb 2009 | ore 13:07

Aggiungo (tanto non c'e traffico) che di persone che trovano appagamento nel 'far bene il proprio lavoro' ne incontro -sorprendentemente- piu' in Italia che negli UK. Questi resti, tracce, di spirito artigiano sono uno dei pochi elementi positivi del nostro sgangherato paese.

10 Feb 2009 | ore 09:07

Sarà anche vero che sono più in Italia che in UK quelli che trovano appagamento nel far bene il proprio lavoro, ma la mancanza di interventi in un post che avrebbe, secondo me, dovuto suscitarne molti è la dimostrazione che di questi tempi la riflessione sul lavoro, il proprio lavoro, nessuno la fa nè è stimolato a farla.
Forse perché qui si parla solo di cucina?
Non credo, è proprio che non si pensa più e se la prima risposta è quella di dire che non si è letto il libro, vien da dire che neppure si riflette.

10 Feb 2009 | ore 10:33

Io sul mio lavoro rifletto fin troppo spesso, anche con i colleghi. Però non mi sembra di grande interesse pubblico. Volendo fare qualche riflessione più generale, il problema che ho sempre trovato io è che l'appagamento teorico di un'attività interessante è sempre ing ran parte distrutto dai corollari pratici, con cui non si può fare a meno di aver a che fare: burocrazia, sbarramenti, contrasti, superiori che hanno idee diverse dalle tue e le vogliono imporre, clienti/fruitori insopportabili, esigenze pratiche e di mercato, condizioni di lavoro molto lontane da quelle ideali che quindi non permettono di fare ciò che sarebbe veramente soddisfacente. Sono curiosa di sentire cosa dice Sennett ma non sono ancora passata in libreria.
@Nicola Perullo-"Per un'estetica del cibo" che si trova sul web fa parte del libro o è un'altra cosa?

10 Feb 2009 | ore 11:11

Straquoto l' incipit....lo vado a comperare subito!!!!!!!!

10 Feb 2009 | ore 13:03

@ gumbo:

è un altro libretto, scritto prima di quello di cui si parlava. grazie dell'interesse.

10 Feb 2009 | ore 19:38

Per Bonilli al #11.
Direttore, "mi consenta".
Non se ne abbia a male, ma
ha toccato, forse, un tasto in cui scatta il pudore personale.
Io, ad esempio, sono un "solista del Trapano".
La soddisfazione personale è arrivare a pennellare, a dimensione di micron, quel che faccio, conciliando mille altri fattori: dall' estetica, all' empatia interpersonale con persone comunque e sempre diverse.
Potrei continuare all' infinito, ma questo lo faccio già nelle mie (per alcuni) note novelle che parlano (anche) di piatti e trattori.
Però del mio lavoro ho pudore.
Mi considero un artigiano fortunato, perchè, dopo 25 anni, nonostante i mille aspetti scrotoclasti che tendono ad avvelenarti la giornata ogni giorno di più, ancora adesso, quando entro nel mio bunker la mattina alle 8.00, non guardo l' orologio in continuazione per vedere quando posso finalmente fuggirne.
Spero solo la salute mi sostenga ... anche per coltivare altre passioni, di cui questa in comune.
Credo che, se non mettessimo passione, desiderio di raggiungere, per ogni cosa personale che facciamo, una perfezione ideale sapendo che forse mai la raggiungeremo, avremmo dei seri problemi a stare a questo mondo, in pace con noi stessi e con gli altri.
Ma di queste cose, almeno per quanto mi riguarda, se ne parla pubblicamente con estremo, direi totale pudore. Si cerca, perlomeno, di esserne coerenti nei fatti.
Comunque grazie per la segnalazione e le riflessioni di un libro che cercherò nella mia prossima spedizione in libreria.

11 Feb 2009 | ore 11:58

uè, siur Perullo. sono stati c...i acidi trovare il suo libro. sentite tutte le feltrinelli del nord italia lombardo veneto emiliano, l'ho beccato solo a mantova, il che non mi è dispiaciuto cosi' ho trovato la scusa per allungarmi fino a Quistello dai miei amati Tamani e dulcis in fundo oggi a pranzo da Bottura, cosi' ho potuto sentire in diretta le sue osservazioni circa il famoso " editto della testa e non dello stomaco" della recente polemica. io continuo a non essere d'accordo , pero' il Bottura mi ha dato ragione sull'argomento artigiano e non artista. anzi è lui a sostenere di essere ARTIGIANO. cortese Cortese prendi su e porta a casa .tanto stasera non puoi ribattere, vero. già che ci sono , da Bottura ho mangiato da Dio e ci ritornero' prima possibile. mi ha promesso un piatto della mia infanzia. per tornare al sig.Perullo, si dia da fare, perchè se altri vogliono leggerla mica possono andare a Mantova, se abitano altrove. domani inizio la lettura . la sua prefazione mi trova già in disaccordo, ma le faro' sapere alla fine. Sennett non l'ho trovato, mannaggia.

11 Feb 2009 | ore 20:49

@giancarlo maffi: Invece di andare a Mantova, io trovo più comodo andare alla libreria a pochi isolati da qui e ordinarlo - come faccio di solito quando un libro non è disponibile in negozio! :-)))
@sararlo: in quanto unico artigiano soddisfatto intervenuto in questo post, non potresti almeno dirci qualcosa in più su cosa fai? Almeno se trapani e pennelli a dimensione di micron (!) legno o metallo o altri materiali...sono curiosa...

11 Feb 2009 | ore 21:51

Gumbo, "solista del Trapano", nel mio linguaggio, equivale a Dentista...
Ti rinvio al Dizionario Sararlo - Italiano per altre traduzioni ... ;0).
Più che soddisfatto ho detto che, per il mio desiderio di avere il miglior controllo possibile su come impostare la qualità della mia vita (professionale, ma anche per conseguenza privata), ho trovato un mio buon equilibrio.
Parentesi, la qualità della mia vita, oltre al necessario aspetto economico che ognuno quantifica come meglio crede, passa attraverso una cruna indispensabile. Il controllo del tempo. Lì sta la vera ricchezza. Cioè decidere, nei limiti del possibile, cosa fare, quando farlo, come farlo.
Per trasposizione penso che, nell' agroalimentare, da un casaro della Val Cellina al bistellato Massimo Bottura, siamo molti coloro che hanno un approccio simile, e quindi, pur tra mille sforzi, perseguono una loro personale ricerca dell' eccellenza per soddisfare in primis sè stessi.
E sono queste le storie che cerco quando faccio il gastronomade per il mio nord est o fuori, quando posso.

12 Feb 2009 | ore 08:06

caro Sararlo, con tutto il bene che ti voglio, sei l'unico tipo di artigiano che non amo.

12 Feb 2009 | ore 09:00

si , grazie gumbo, ma ero in giro per lavoro ed un 'allungatina da Verona a mantova l'ho fatta volentieri, anche per i motivi già citati. e poi se lo ordino in libreria poi capita che me ne dimentichi per un mese e poi mi manca la voglia di leggerlo. io sono cosi' :un po' istintivo un po' anarchico, anche un po' coglione, talvolta.

12 Feb 2009 | ore 09:05

Oh, allora evidentemente erano "altri materiali". :-)))
Io il tempo libero so gestirlo con molte soddisfazioni; è quello lavorativo (leggi: attività che devono per forza fornire sostentamento) che non riesco a far funzionare combinando le due cose. Proprio ieri chiacchieravo con un amico musicista che fatica a far quadrare il fine mese, per poter suonare prevalmentemente musica che gli piace, deve dare almeno un certo numero di lezioni, più necessariamente qualche registrazione o concerto di roba poco interessante (altrimenti chiamate "marchette"). Io a suo tempo ero indecisa ma ho scelto l'opzione due, che io e gran parte dei miei amici abbiamo fatto: fare un lavoro non particolarmente interessante purché dia uno stipendio a fine mese e usare il resto del tempo per fare ciò che ci piace, senza limiti né compromessi, esattamente come ti va. Anche lui (con cui parlavo ieri) sebbene abbastanza soddisfatto di ciò che fa, a volte pensa che la mia scelta -nella maggior parte dei casi -sia la migliore. Io a volte mi chiedo se lo sia davvero. Ma tutto sommato, finché complessivamente siamo soddisfatti vanno bene tutte le scelte!

12 Feb 2009 | ore 09:43

la vera ricchezza è proprio il controllo del tempo. con, ovviamente, il problema che quando si sceglie l"opzione uno" si rischia che di tempo ce ne sia fin troppo, come quest'anno, purtroppo.

12 Feb 2009 | ore 10:20

scrivi un commento

marchio_cucinare.jpg
a cura di Stefano Bonilli

Copertine_Pesce_Pane_196.jpg
Cuciniamo il Pesce (novità)
Pane, pizze e focacce (novità)
Copertine_Patate_Verdure_196.jpg
Patate dolci e salate
Verdure cotte e crude
Copertine_Festa_Fritto_196.jpg
I menu della Festa
Fritto e mangiato

* IN LIBRERIA e ON-LINE

notizie in breve

Menu_museo.jpg
> Anche l'occhio vuole la sua parte e così i menù finiscono al museo.

Lasagne_1.jpg Lasagne verdi al ragù

Uno dei primi dieci piatti della cucina regionale italiana.Mia personale classificaEccomi davanti a uno dei monumenti...


ultimi commenti

  • MarcoG - Capito. Riuscirà poi a dirci qualcosa sui migliori ristoranti...
  • stefano bonilli - La cucina autoctona non esiste se non si vuole...
  • MarcoG - Domanda. A Darwin, dove la presenza di aborigeni era...
  • Stefano Bonilli - Veramente buono e lo si capisce da come cucinano...
  • Maurizio Camagna - Spero che almeno l'indiano sia stato all'altezza! :-))...
  • Stefano Bonilli - Vado a cena nel migliore ristorante di Darwin, è...

ultimi post

02
Ago
A Darwin non si fa surf - Uno dei buoni ristoranti di Darwin è...
01
Ago
L'inverno di Darwin, 33° all'ombra - Già il fatto che da Sydney ci...
30
Lug
Spice Temple, una grande cucina cinese moderna a Sydney - Magari un tempo sarebbe stata una fumeria...
29
Lug
Bevendo Yarra Yarra nella baia di Sydney - ... e poi andiamo a cenare nel...
24
Lug
Le Vie dei Canti - L'Australia intera poteva, almeno in teoria, essere...
23
Lug
Pasta con le sarde - Eccola qui la pasta con le sarde,...
22
Lug
Cuciniamo il pesce - Fa caldo in modo africano anche nelle...
21
Lug
Roma dalle 5 alle 7 - Avevo voglia di vedere Roma all'alba e...
insalata_normanna.jpg Insalata di patate detta normanna

Questa mattina Annalisa e io siamo andati a discutere dei due nuovi libri in preparazione per...