05
Feb 2009
ore 13:17
ore 13:17
Trussardi Caffè

Le patate fritte le fanno loro e sono buone e allora, mentre prendi l'aperitivo al Trussardi Caffè, pensi che qui si dovrebbe anche mangiare bene e fai la prova.
Il locale a pranzo si riempe di impiegati degli uffici attorno.
Oddio, a guardarli bene molti devono essere di quel mondo travolto dalla bufera, operatori finanziari, di banca, di borsa poi c'è gente del mondo della moda, lo si intuisce dai discorsi captati qua e là e poi gente come noi che, in giro nel centro di Milano, si ferma qui per l'ora pranzo senza andare a un ristorante vero e proprio.

Le atmosfere contano molto e il lavoro che sta facendo Trussardi nella ristorazione è di alto profilo perché ha dapprima puntato sul ristorante di classe del primo piano e grazie ad Andrea Berton ha conquistato in pochi anni le due stelle della Michelin, poi su questo Caffè con una veranda e un giardino verticale progettato dal vivaista-paesaggista francese Patrick Blanc che ha ridato vita a piazza Ferrari, di fianco al Teatro alla Scala, che era un triste parcheggio.
Prima di venire qui mi ero letto alcune recensioni e mi aveva colpito
l'uso dei termini "modaiolo" e "fighetti" usato per marchiare certi
frequentatori giovani del locale.
Sarà che a me i moralisti danno sempre fastidio, sarà che io al piano di sopra ho mangiato spesso e bene, insomma sono venuto al Trussardi Caffè con buone aspettative.
Le cucine sono a vista e a tutta la linea gastronomica sovraintende Andrea Berton.
Il primo piatto, quasi il biglietto da visita della casa, è il vitello tonnato, un piatto proprio buono anche se per me c'era un po' troppa salsa sotto.
Poi è arrivata l'insalata di astice e mi è piaciuta per freschezza, consistenza e sapore, non un piatto melenso, come capita troppo spesso, dietro il paravento dell'astice di non-si-sa-dove.

A seguire il piatto più divertente, buono e, da solo, un vero pranzo - io ne ho mangiato mezzo - cioè l'hamburger monumentale di carne tedesca che mi ha messo allegria ed è servito con chips di patate alla paprica. Se si vuole solo un panino, invece, ci sono i panini, che costano tra i 10 e i 20 euro ma valgono anche loro un pasto completo tanto sono ricchi e abbondanti, dalla baguette con prosciutto Joselito Gran Reserva a quella con San Daniele al toast di prosciutto cotto e formaggio Asiago.

Infine i desserts, una pannacotta e una zuppa inglese, buoni e inappuntabili.
Si spendono per un pranzo completo circa 50 euro ma, come abbiamo detto, si può pranzare con un bel panino, un bicchiere di vino o di birra con 10/20 euro.
Il servizio è molto rapido e tutti sono cortesi e sorridenti il che vuol dire che si sta bene e che la grande griffe punta seriamente sul segmento food, contrariamente al vicino Armani che ha messo in campo da alcuni anni un Nobu mediocre e costoso.
Altro merito è che le cucine sono sempre aperte e se nel pomeriggio volete mangiare un risotto o un filetto qui lo potrete fare.
Trussardi Caffè
Piazza della Scala 5
MILANO
tel. 02.80688295
dal lunedì al venerdì 7,30-23
sabato 9-23
chiuso domenica
FOTO SIGRID VERBERT
Sarà che a me i moralisti danno sempre fastidio, sarà che io al piano di sopra ho mangiato spesso e bene, insomma sono venuto al Trussardi Caffè con buone aspettative.
Le cucine sono a vista e a tutta la linea gastronomica sovraintende Andrea Berton.
Il primo piatto, quasi il biglietto da visita della casa, è il vitello tonnato, un piatto proprio buono anche se per me c'era un po' troppa salsa sotto.
Poi è arrivata l'insalata di astice e mi è piaciuta per freschezza, consistenza e sapore, non un piatto melenso, come capita troppo spesso, dietro il paravento dell'astice di non-si-sa-dove.

A seguire il piatto più divertente, buono e, da solo, un vero pranzo - io ne ho mangiato mezzo - cioè l'hamburger monumentale di carne tedesca che mi ha messo allegria ed è servito con chips di patate alla paprica. Se si vuole solo un panino, invece, ci sono i panini, che costano tra i 10 e i 20 euro ma valgono anche loro un pasto completo tanto sono ricchi e abbondanti, dalla baguette con prosciutto Joselito Gran Reserva a quella con San Daniele al toast di prosciutto cotto e formaggio Asiago.

Infine i desserts, una pannacotta e una zuppa inglese, buoni e inappuntabili.
Si spendono per un pranzo completo circa 50 euro ma, come abbiamo detto, si può pranzare con un bel panino, un bicchiere di vino o di birra con 10/20 euro.
Il servizio è molto rapido e tutti sono cortesi e sorridenti il che vuol dire che si sta bene e che la grande griffe punta seriamente sul segmento food, contrariamente al vicino Armani che ha messo in campo da alcuni anni un Nobu mediocre e costoso.
Altro merito è che le cucine sono sempre aperte e se nel pomeriggio volete mangiare un risotto o un filetto qui lo potrete fare.
Trussardi Caffè
Piazza della Scala 5
MILANO
tel. 02.80688295
dal lunedì al venerdì 7,30-23
sabato 9-23
chiuso domenica
FOTO SIGRID VERBERT







Centrato Stefano, un gran bel posto, con nessun rivale, in quella zonna di Milano. Il responsabile all'accoglienza persona di gran mestiere e talento, il cibo ottimo, l'ambiente ok, tutto ciò che chi ama la qualità può desiderare.
Epperò! Il toast con cotto e Asiago è un must di casa mia. Ho lavorato per qualche tempo vicino a via Manzoni e ho battutto tutto il "mangiabile" in zona, dai panini dello "Scuro" ai tortellini in cucina della rosticceria di via della Spiga, fino ai ristoranti più chic quando capitava. Ma Berton non c'era ancora, sigh! Quelle patatine mi fan venire l'acquolina in bocca. Grazie Bonilli per questa recensione molto friendly... la prossima volta che sono a Milano ci vado di sicuro!
ps è il mio primo intervento, anche se sono una lettrice affezionata, grazie dell'ospitalità.
Mai stato. Ma sono appena uscito dalla palestra saltando il pranzo. E la descrizione dell'hamburger monumentale mi ha fatto sbavare, vendono anche on-line?
Niente da dire. Il miglior "bar all'italiana"(non proprio un ristorante) in cui mangiare nel centro di Milano. I panini sono il TOP della città.
Bello, niente da dire. Qualcuno dice freddo, ma la veranda sulla piazzetta è un quadro. Forse perchè ci andai solo per un caffè a pomeriggio inoltrato, mi mise un po' di timore: non c'era nessuno al bar, nè intorno al bellissimo bancone, qualche persona nella veranda. I cuochi nella bellissima cucina a vista. Il negozio aperto, di là dalla porta a vetri.
Mi sarebbe piaciuto provare un dolcetto, ma m'è sembrato rischioso sedermi...insomma ero un po' a disagio. Sicuramente è problema mio e del momento. Caffè buono, ma, mi sembra, caruccio.
no, dissento in tutto e per tutto. Posto senz'anima, freddissimo, fighetto e molto poco milanese (a meno che non ci si riferisca alla "milano da bere" anni '80...). Piatti ben cucinati, ma nulla di più e prezzi decisamente sproporzionati. La cucina non può risolversi soltanto a una pura operazione commerciale !
Mi mancava il talebano ed eccolo.
Ognuno ha diritto alla sua opinione ma c'è un limite.
Milano da bere???
Fighetto???
Ma di cosa parla, siamo alle parole in libertà.
E poi indicare come disvalore l'essere un' operazione commerciale.
Trussardi Caffè è un esercizio commerciale, come tutti, e sembra incredibile doversi misurare su queste cose :-))
Il Trussardi Caffè è l'esempio di un sistema intelligente di fare ospitalità e anche (posso dirlo?) cultura. Nonostante l'impostazione da bistrot, è un ristorante a tutti gli effetti, sia per il livello delle proposte, sia per la qualità del servizio e dei vini.
Fighetto?
Non direi. Leggevo su un quotidiano la mappa dei locali milanesi frequentati da Beckam.
Non risulta il Trussardi Caffè. Ottimo indizio.
Per fighettume vario rivolgersi tra gli altri a: Gold, Nobu, Bolognese, Giannino, Garibaldi e la lista potrebbe continuare.
Freddino?
Direi proprio di si.
Poco milanese?
Beh, dovrei prima capire cosa è tipicamente milanese oggi. Forse i ristoranti giapponesi.
Prezzi sproporzionati?
Altini direi, ma proporzionati alla location tutto sommato.
Piatti "semplicemente" ben cucinati? Hai detto niente.....
Ad Majora
E' che tu e bonilli non ve ne accorgete perché ormai siete fighetti nell'animo - come tutti gli appassionati di enogastronomia, del resto. :-P
(spiegazione per i transitanti casuali: è una battuta!)
Mi dispiace se qualcuno qui si è sentito personalmente offeso, non era certo mia intenzione...comunque incasso con piacere il "talebano" (prima volta in vita mia che me lo tirano dietro) e le "parole in libertà" alla Palazzeschi (queste sì invece che me le sento bene sulla pelle). Dunque, ormai credo che "fighetto", come termine per descrivere un locale, abbia perso ogni connotazione moralistica e sia diventato più che altro una categoria sociologica (del tipo: "ristorante etnico")desumibile da tutta una somma di fattori ( 1) tipo di cucina, di buon livello ma senza una identità così marcatamente evidente da farne un qualcosa di veramente interesante 2)arredamento molto curato, ma del tutto senz'anima (ovvero: questo tipo di divani, sedie, bancone li ho già visti duemila volte su Elle decor o altro, in servizi che si riferivano a non so quale risto-bar americano, australiano etc....) 3) servizio inappuntabile (e qui nulla da ridire) 4)rapporto qualità prezzo di sicuro vantaggioso in rapporto a un vero ristorante (ma qui appunto di ristorante non si tratta), ma del tutto fuori portata per una clientela che non sia il solito gruppo di avvocati, pr...degli uffici e degli studi del circondario. )
Sarà anche un concetto talebano, ma io sogno da sempre un bistrot (come ce ne sono a Parigi o a Stoccolma ad esempio) dove a pranzo, e con un servizio e una cucina di livello più che egregio, si vedano seduti tra i tavoli avvocati, pr, ma anche studenti universitari, e magari, perchè no, anche quei poveri sfigati dei correttori di bozze.
Trussardi, cioè un'azienda importante della moda, entra dal punto di vista imprenditoriale, nella ristorazione.
Prima in quella alta puntando sul ristorante del primo piano: un'operazione importante e di lungo periodo fatta in modo intelligente cioè prendendo un bravo cuoco, Andrea Berton, facendogli progettare la ristrutturazione delle cucine secondo sua scelta - quasi nessuno è così intelligente, vedere in giro per il mondo - e ottenendo in pochi anni le due stelle Michelin e una generale considerazione.
Passo successivo è stato quello di ristrutturare il caffè del piano terra e anche qui Trussardi si è mossa bene perché il locale non sta alla Bovisa ma in Piazza della Scala e quindi è una vetrina e si poteva puntare sulla pura immagine ma ancora una volta hanno scelto una via difficile, di qualità dal momento che si può mangiare qualcosa di caldo tutta la giornata, le materie prime sono veramente di prima qualità e il servizio è eccellente.
Il tutto, ristorante e caffè, all'interno di una linea gastronomica chiara e pianificata.
Se penso a come ha operato male il grande Armani trecento metri più in là, le scelte fatte qui brillano ancora di più.
Liquidare tutto questo con osservazioni, mio giudizio personale, abbastanza superficiali, mi sembra non avere proprio capito la situazione milanese, abbastanza scadente.
Quanto ai bistrot parigini, meglio non andare a vedere cosa c'è nelle cucine, cosa c'è nel piatto nè calcolare i tempi di digestione e, nel caso di nuovi e buoni locali simil bistrot, il modello è assolutamente identico a questo di cui stiamo così lungamente parlando.
il Bonilli che mi piace. storico, didascalico, essenziale, un filo di polemica su Nobu, parole santissime su parigi e puntute su milano.a proposito , direttore, dpo averLa lisciata per bene (ma è quello che penso giuro) ci da una rispostina al post nr.62 sul tema ANDAVAMO TUTTI A MILANO, a me al sig. Cortese? anche un gentile NO non motivato( tanto le motivazioni pensiamo di conoscerle ) sarebbe sufficiente. non ci lasci cosi' appesi ad un cappio di cotechini.
commerciale un ca..o! Giannino è commerciale.. il Bolognese è commerciale.. e molto "milanesi" tra l'altro. Il trussardi Caffè non è (per fortuna) "un locale milanese", è avanti anni luce!
@giandeibrughi: penso anch'io che sia maturato il momento di definire il termine fighetto, solo che, la mia è diversa:
1) fighetto è il locale che attira un certo tipo di clientela (fighetta anch'essa, o aspirante fighetta) e mette quindi tutto in opera (in cui tutto sta per arredamente, musica, tipo di clientela) per far si che il fighetto si senta (ancora più) fighetto.
2) siccome il fighetto è un po' un tuttologo e anche un po' superficiale, in fighetto del cibo se ne frega (del vino meno, tanto io bevo solo Cristal :-), mentre se parliamo della fighetta, semplicemente non mangia (e come farebbe poi sennò a continuare a portare una taglia 38??) Per cui: nei locali fighetti si mangia tendenzialmente male, perché non c'è nessun motivo al mondo per cui il cibo dovrebbe essere anche buono (basta sia presentato in modo un po'.. fighetto appunto, un pezzo di citronella di qui, un po' di alga nori di la, qualche costruzione architettonica azzardata, e via)
3) l'arredamento fighetto è sempre too much. E possibilmente anche cheap. Per un semplice motivo: i gestori dei locali fighetti pensano che i fighetti siano scemi (e non è che abbiano poi tutti i torti). Per cui arredamento sempre un filo sopra le righe (il bon ton e l'eleganza vera non si sa cosa sia, non è comuqnue da fighetti quindi non c'interessa) e sopratutto i materiali sono sempre un filo scadenti, tipo che il locale fighetto dopo un po', se guardate da vicino, inizia a scomporsi naturalmente.
4) il servizio. Anche qui c'è da segnalare un particolare corollario di natura psicologica, un fenomeno che si osserva tendenzialmente nei locali fighetti: è che siccome i/la cameriere/a lavora nel locale fighetto, è colpito dal fighettismo del luogo esattamente come gli altri clienti, solo che, purtroppo, essendo esposto il soggetto lavoratore più a lungo del cliente ai dannosi raggi fighetti, succede che questi danneggino il cervello in modo irreparabile, per cui spesso e volontieri il cameriere del luogo fighetto è convinto di essere più fighetto dei clienti e, di conseguenza, tende a trattarli più o meno male (per non parlare di come tratterebbero i poveri malcapitati non fighetti se dovessero per sbaglio entrare nel locale)
Insomma, caro Gian, io tutto ciò da trussardi non l'ho trovato, anzi per la verità l'ho trovato un locale molto giusto, equilibrato, dove stare bene. In quanto a Elle Decor, che io sappia i ristoranti sono ristoranti e non gallerie di design che oltre a farci stare bene, farci mangiare bene, trattarci bene, dovrebbero pure informarci sulle novità in materia di arredamento? ma insomma... :-)
Che Milano quanto a bar, caffé e bistrot offra un panorama desolante non può che trovarmi più che d'accordo. Ma eleggere il lusso sostanzialmente anonimo (in cucina e in sala)del trussardi caffé a paradigma dell'eccellenza mi sembra un po' troppo sopra le righe. Poi, certamente il mio giudizio non può che essere superficiale, nel senso che, da "non addetta ai lavori", posso considerare soltanto la "superficie" di un ristorante ovvero i suoi piatti, l'arredamento e i suoi prezzi, senza conoscere la strategia che sta dietro a tutto questo. Ma direi che è anche giusto così. Sarebbe come dire a un qualsiasi lettore di Cortàsar che il suo giudizio sul "Il gioco del mondo" è nullo perchè di mestiere non fa il critico letterario... Massimo rispetto per la recensione del trussardi caffé, ma direi anche rispetto per chi non è d'accordo.
Quanto ai bistrot parigini, ovviamente non mi riferivo ai vecchi bistrot turistici con camerieri unti e bisunti e con piatti da fegato gonfio per tre giorni, ma ai NUMEROSISSIMI (davvero, mi creda, ho vissuto a Parigi di recente per tre anni) bar, caffè, sale da thé con cucina aperta anche nel pomeriggio che danno un servizio di qualità, molto diversificato, molto poco anonimo, con una clientela eterogenea e in cui si avrebbe voglia di fermarsi anche oltre quella oretta stiracchiata per la pausa pranzo (cosa che francamente al trussardi caffé non succede... mai visto gente fermarsi a un tavolo un paio d'ore a bere e a leggere). A me sembra che in Italia, differentemente da altri paesi europei, una buona qualità della cucina e del servizio spesso non si sposi molto con una certa trasversalità di pubblico...sarà la cultura diversa, sarà una politica dei prezzi diversa, ma chissa com'è al trussardi caffè i correttori i bozze non li trovo mai
Cara Gian dei Brughi, a questo punto avrei bisogno di un chiarimento. Quali sono i posti che Lei, invece, ritiene luoghi di eccellenza a Milano? Quali sono i ristoranti che "in superficie" come dice Lei, a Milano le piacciono?
Non capisco poi questo continuo riferimento ai correttori di bozze. Il Trussardi Cafè è in Piazza della Scala a Milano, che è il motore pulsante dell'economia e della finanza italiane. A due passi da Piazzetta Cuccia e da Mediobanca.
Di fronte alla sede centrale di Banca Intesa, alle spalle del palazzo di Unicredit, a 50 metri dalla Galleria, di fronte a Palazzo Marino.
Insomma, siamo nel salotto buono della città.
Mi scusi, ma che prezzi si aspetterebbe?
Anzi, dirò di più, se il posto fosse il suo, lei che prezzi farebbe?
Ad Majora
Non sono milanese, credo non fighetto, ma tutto è relativo,e forse si tratta di due locali diversi, ma non tanto, perciò vi chiedo: Trussardi Caffè è di fronte, 10 metri, al Marchesino (che è anche bar/caffè se non sbaglio). Ebbene dove entrereste? Io da Trussardi, con tutto che ho già spiegato che non mi sentivo a mio agio, ma temo che al Marchesino annasperei un po' di più, lo ricordo più buio, per esempio. Ma io vengo dalla provincia.
Mica si deve essere addetti ai lavori per capire se il Trussardi Caffè è un buon locale o no, bisogna semplicemente essere persone di buon gusto che magari ne hanno visti, provati e giudicati mentalmente molti perché il bar è importante per chi è in giro per lavoro.
La pensiamo in maniera opposta, capita :-))
Lasciamo perdere il Marchesino, per carità.
Ad Majora
Appunto.
Secondo me,nei locali in cui il prezzo non è astronomico, il pubblico resta comunque poco eterogeneo e trasversale perché i locali si pre-etichettano in base all'aspetto e quelli che si intravedono all'interno. Se ci si identifica con un certo gruppo di persone - ad esempio quelli rustici e veri (vs fighetti e tutta apparenza) non ci si mette piede comunque. Piuttosto si va in un bar triste, anonimo in cui si paga più o meno lo stesso, si mangiano cose terribili, ma non ci si mescola con "quegli altri". A meno che un giorno non giunga un'illuminazione. Boh, strani meccanismi irrazionali.
Nota: riflessione basata su esperienze dirette e anche autobiografiche. :-)))
Caro Giovanni Gagliardi,
verissimo, locali in cui pranzare felici a Milano, io ne vedo gran pochi (bar, caffè e affini poi nemmeno a parlarne..). Ma questo l'avevo già detto. L'accenno ai correttori di bozze non ha nulla di personale, semplicemente lo ho usato prendendo spunto da una risposta di Bonilli di ieri in cui si utilizzava la categoria "correttore di bozze" come un esempio sociologico di categoria un po'derelitta (cosa su cui poi io non sono granchè d'accordo, nel senso che per me non esistono lavori "fighi" e "lavori sfigati". Personalmente io morirei letteralmente se facessi qualsiasi cosa d'altro rispetto a quello che faccio anche se mi proponessero di fare la modella, il presidente della Repubblica o che so io). Quanto a me, ma questo è un giudizio assolutamente privato e personale, se devo pranzare fuori, il più delle volte vado alla Pesa(piatto unico - sono una fanciulla, e ma la cavo con poco)
A me è capitato proprio così: sette, otto persone che hanno girovagato tra settimo piano Rinascente, bar vari sotto i portici, non volevano spostarsi per una pizza da Ciripizza o provare la Latteria... e siamo finiti in un postaccio su via Manzoni (se non erro) tra Armani e la Scala. Mi sono imposto per andare almeno a prendere un caffè da Trussardi: commento... è freddo. Chissà quali timori prendono le persone, paure di spendere, di non sentirsi a posto, di essere giudicati...bah. L'illuminazione che tu dici forse richiede anche un po' di informazione, di conoscenza, basta leggere un po' di blog, un po' di giornali, come facciamo noi aficionados. Forse. Alla fine l'illuminazione è fregarsene e cercare quello che ci piace, che in quel momento ci potrebbe far stare bene.
Io bruciopadelle a milano e quando riesco ad uscire vado a mangiare al Trussardi caffè il suo monumentale Hamburgher (solo quello vale un pasto completo )certo non è a buon mercato ma sei anche in piazza della scala ma se cerco una cucina d' autore in tutto e per tutto faccio un piano e mi accomodo al ristorante e non al bistrot
La è moto più che valida rispetto a una miriade di posti in centro dove la situazione cibo è veramente drammatica
Il servizio è svolto con grande professionalità da ragazzi giovani provate a fare un giro in un noto e molto discusso ristorante della galleria dove dei camerieri un pò attempati seguono i clienti per farli sedere e ti chiedono 22€ per una lasagna o 22 una pizza di silicone provate e poi mi fate sapere !!!
Torno a bruciarpadelle
Andrea Alfieri è un giovane e bravo cuoco che devo assolutamente andare a visitare nel suo ristorante.
Mi è simpatico perché è uno di quelli che usa Fb, che interviene nelle discussioni dei blog, come qui, che guarda il mondo con occhi giovani.
Ho letto la recensione che ne ha fatto Gatti e quindi la prossima volta lo andrò a conoscere di persona.
Sull'hamburger del Trussardi Caffè la pensiamo nella stessa maniera :-))
Comunque un qualsiasi correttore di bozze di via Solferino o, a Roma, piazza Indipendenza, guadagna decisamente più di me.
Io comunque quando sono da quelle parti preferisco andare da Luini a mangiarmi i panzerotti :-)
Gentilissimo Bonilli La ringrazio per le sue parole io cerco solo di fare bene il mio lavoro e ogni tanto dire cosa ne penso su molte cose che riguardano questo mondo a volte bellissimo e volte orrendo della ristorazione sopratutto milanese
La aspetto presto
Andrea
ieri ero a Milano e non ho resistito a passare dal trussardi caffè. veranda stipata, interno vuoto. non mi piaceva nè una situazione nè l'altra. in veranda rampantissimi40 enni milanesi con puzzissima sotto il naso mangiavano senza prestare attenzione al cibo, discutendo di finanzistiche banalità, da piatti secondo me molto ben curati, fin troppo perfettini ma sicuramenti invitanti. cucina a vista, ambiente molto ben curato, ovviamente freddino( siamo a milano mica a capri, capperi.) ore 13;45) decido che a questo punto.... prendo l'ascensore , fatto scendere da una hostess che, seppur freddina pure lei, avrei volentieri invitata a pranzo( l'accoppiata gnocchi- gnocca l'ho sempre trovata vincente) e monto al primo piano dove vengo benissimo accolto e fatto accomodare in un angolo meraviglioso con stupenda vista sulla piazza. ve la faccio breve: ambiente gradevolissimo, poltroncine stupende. clienti pochi , ma almeno non piu' rampanti e quindi meno chiassosi di quelli al piano sotto. testina di vitello croccante con interessante patata fritta, salsa avocado e lime,buona; risotto milanese con animelle,impeccabile; maialino croccante, troppo cotto ; caffè e ammennicoli vari, corretti. prezzo adeguato al tutto , con saluto dello chef. si puo' migliorare ancora.( va beh questa è banale: SI PUO' SEMPRE MIGLIORARE.) consiglio di andarci , almeno una volta. evitate accuratamente quei milanesi con pantaloni troppo corti. sono andato fuori tema? solo un po'
Ho passato un'ora la Caffè Trussardi, il primo riparo sotto un diluvio scrosciante.
Da romana vissuta per quasi 5 anni a Milano, dopo un'assenza di 10, speravo, in questo caffè di trovare il calssico aperitivo milanese che qui Roma non sanno nemmano cosa sia.
4 calici di bianco (non ricordo cosa fosse..ero troppo impegnata a parlare).. ottimo...ma due dida (orizzontali) a bicchiere.... ci hanno portato solo qualche stuzzicino croccante (buoni quelli al wasabi)...le patate fritte "Home Made" non si sono viste...a forza abbiamo chiesto due crostini con dei gamberi che abbiamo visto ostendere al tavolo accanto .. con tanto di sguardo perplesso da parte del direttore di sala...quasi preoccupato di un eventuale saldo del conto... totale 49 euro. Non faccio un plissè.. Certo.. pago la griffe ed il locale che è molto accattivante e fuori dal design romano.
Però.... però...se ricapito a Milano.. l'aperitivo lo prendo da un'altra parte...e Brera, la mia Brera, è a due passi...e li la scelta è ampia (lo era di più anni fa...)
mi secca dirne 4 a una donzella con un nome cosi'romantico. e infatti ne diro' solo 2. ma Veronica scusi ormai la tendenza, giusta o sbagliata che sia, in locali di questo livello non è l'aperitivo abbuffino . forse deriva anche da problemi igienici. il piattino personalizzato è sicuramente piu' salubre. il trussardi credo che segua la tendenza degli alberghi griffati e/o di altissimo livello dove il luogo dedicato agli aperitivi è soft, con musica adeguata e si mira soprattutto alla professionalità del barman, o anche barwomen qualche volta, e alla qualità di cio che si beve. quando sono a roma vado al bar dell'hotel de russie, dove l'aperitivo è eccezionale (sempre dal punto di vista liquido e non solido) a genova c'un grandissimo barman all'hotel Bentley. si chiama tony micelotta, ha servito la regina inglese e fa un martini piu' unico che raro. insomma , Veronica, anche a me piacevano le abbuffate per aperitivo. poi mi sono stancato un po' per l'età e anche perchè onestamente in quelle che io chiamo "troiate" non c'è qualità. sono spesso avanzi o robaccia, anche in buoni locali. secondo me a milano si salva ancora il radetzki, anche se in certi momenti la ressa è tanta e si è a rischio di sputi nelle ciotole. ma a Roma, se mi posso permettere, vada da Roscioli se beve solo vino e non coctails. si mette al banco, qualcosa le danno sempre,con quel meraviglioso pane , per non parlare della pizza bianca. e se proprio ha fame si fa tagliare due fettine di prosciutto al coltello davanti a lei .per tornare al trussardi, avendoci pranzato ieri ,le posso dire che le patate fritte "home made" me le hanno portate prima del pranzo e non le ho trovate cosi' golose. sono solo belle, colorate. non ha perso nulla.
Esimio Signor Giancarlo,
di abbuffate, mi creda, ne abbiamo ben d'onde...Di solito non "vado a prendere" l'aperitivo per saltare la cena! Sono sempre del parere "poco ma buono e di qualità", sia fuori che a casa.
La tendenza, la griffe, la molecolare, il minimalismo, vanno bene, ma se misurati.
Vede, se i gamberetti che ho visto portare al tavolo accanto fossero stati offerti ( e c'è modo e modo di dirlo" in maniera confacente al locale, sarebbe stato un tocco in più....
Conosco Roscioli sia come enoteca che come forno..
Di enoteche a Roma pullula. E senza prendere la moto per andare in centro, dalle mie parti c'è anche Del Frate...Ci faccia un salto quando verrà a Roma.
Sul De Russie non ci sono dubbi. Specialmente in estate è un piacere prenderci l'aperitivo.
Bhe.. Prosit!
gentile Veronica,esimio mi piace: potrebbe sembrare ironico invece lo trovo d'antan. lungi da me volere dare per scontato che intendesse aperitivo per cena ; io me li facevo e poi andavo pure a cena. avevo anche capito che i gamberetti li avevano offerti, in quanto il prezzo poteva essere perfino adeguato ai 4 bicchieri di vino. e quindi sul fatto che dovessero in qualche modo dirlo, tipo portando una piccola carta per mostrare altre scelte, sono d'accordo con lei. ma milan è sempre milano, purtroppo. il locale che cita è quello vicino ad un ristorante giapponese à la page?
Esimio Signor Giancarlo,
come vede basta un piccolo chiarimento e ci troviamo d'accordo!
Di solito pago e rimango zitta... (oddio.. nel caso non so come avrei reagito leggendo un conto 4mila euro per il tartufo bianco tartufo bianco!:-) A dire il vero mi aspettavo anche di più. Si paga la griffe, il luogo ed il locale...il problema è che è stato lo sguardo del direttore di sala quando abbiamo gentilmente "implorato" i gamberetti...che è stato molto eloquente... Ma la mia carta di credito oro (si lo so ci sono anche quelle platinum...ma l'ho rifiutata...) ha reagito molto bene!
Pago molto volenteri se il locale merita!
Ma lo so che Milan è sempre Milan! Anche se trovata un po' cambiata (ma del nuovo Resentin cosa pensa lei esimio sig. Giancarlo??)
Non so se ci sia un ristorante giapponese o meno vicino al locale che cito.. Comunque se vuole contattatarmi al mio indirizzo e-mal (non credo sia qui il caso) (stefy146@libero.it) saprò darle maggiori informazioni. E'nel quartiere in cui sono nata..
Il prossimo aperitivo roman-meneghino sarà a "il cuoco nero"...
Con stima
Veronica
P.s. nelle discussioni sono molto aperta ed accetto ogni tipo di critica ( si intende ..costruttiva) e non faccio questioni di "pari opportunità". Quindi, non abbia timore, esimio Sig. Giancarlo...non si limiti a "dirmene 4"..!!! Alzi pure il tiro perch è piacevole discutere con lei.
Sempre con stima.
veronica
gentile Veronica, se La puo' ancor di piu' confortare io non c'è l'ho nemmeno la carta di credito, si figuri se sto a guardare il colore. lo sguardo del direttore di sala appartiene allo stile milanese e deriva da"sindrome di stoccolma". cioè osservando clienti per lo piu' snob( magari anche con qualche ragione talvolta) lo diventano essi stessi rendendosi naturalmente ridicoli. Non ti curar di loro...non frequento piu' tantissimo Milano ; ci faccio solo delle corse di lavoro e spesso e volentieri non mi fermo neppure a pranzo proprio perchè l' atteggiamento milanese all'evolversi della vita non mi piace in generale. l'altro giorno , incuriosito dal post sul Trussardi, ci sono andato. peraltro come forse ha potuto leggere al nr.30 sono rimasto abbastanza soddisfatto( al piano superiore). tutto cio' per dirle che confesso di non sapere assolutamente nulla del Resentin e tanto meno del cuoco nero. mi renda edotto lei. sulla faccenda del tartufo a 4000 euri ho già esspresso il mio parere. se Le interessa sta su questo blog, ma non ricordo piu' dove si trova.domani le scrivo senz'altro sul suo indirizzo, anche perchè le voglio accennare ad una iniziativa che un altro cortese frequentatore di questo blog ed io vorremmo organizzare, magari con il beneplacito del sig. Bonilli, al quale chiederemo un suo parere nel momento in cui la cosa dovesse maturare. Tornando ai milanesi mi permetto un piccolo consiglio: diffidi di quelli con i pantaloni troppo corti. La saluto, quasi con affetto.
Esimio Sig, Giancarlo,
attendo fremente di avere lumi sulla sua iniziativa.
Per quando riguarda i milansei di sesso maschile.. mi creda, ho già dato...
A presto leggerla.
Veronica