02
Mar 2009
ore 14:56
ore 14:56
Do you know "freemium"?

"Freemium" ovvero servizi free ma anche premium, cioè a valore aggiunto e a pagamento.
Così dovrebbe essere la nuova rete, fino ad oggi tutta gratis, salvo eccezioni.
Ma negli ultimi mesi la pubblicità è stata dovunque drasticamente tagliata, e quindi anche la rete ha dovuto rivedere il business model.
Chris Anderson, direttore di Wired, parla chiaramente sul WSJ di un free business model che diventa "Freemium", cioè con una parte a pagamento.
Anderson è l'autore di un libro fondamentale per l'analisi delle tendenze del web, The Long Tail, in Italia La Coda Lunga.
A luglio uscirà il suo nuovo libro "Free, the past and the future of a radical price" e le sue considerazioni ci/mi riguardano molto da vicino.
E' vero, molto ne abbiamo già parlato, ma sarebbe interessante sentire da voi cosa, stante questa nuova tendenza, sareste disposti a pagare.
In sostanza cosa dovrebbe essere free e cosa premium.
commenti 28
scrivi un commento
notizie in breve

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
ultimi commenti
- marco - comunque era una abitudine per la compagnia sfoggiare vicino...
- Benzo Fury - Benzo Fury is the brand name of your research...
- schatten - In questi paesi mafia, 'nrangheta e camorra sono assenti...
- Giovanni P. - Questi paesi hanno un vantaggio di fondo: tutto è...
- camillako - Una Piazza dedicata a De Falco!!!...
- Luca M - "[...] quindi invece di multare chi fa il bagno...
ultimi post
|
17 Gen |
Vadabordocazzo - "Vada a bordo cazzo..." è l'ordine... |
|
15 Gen |
Quelli che combattono la crisi - Questa è la Baia di Auckland,... |
|
13 Gen |
L' iPhone come metafora - Apple Store di ShanghaiIeri Apple ha sospeso... |
|
12 Gen |
Sfogliando l'album - Prima o poi uno deve tornare a... |
|
10 Gen |
L'aereo a elica e la locomotiva - Perché scrivo ancora questo blog?Perché mettersi davanti... |
|
07 Gen |
The antipodes - Il petrolio di questa regione della... |
|
04 Gen |
A sud del mondo - Sentirsi lontano nel tempo e nello spazio... |
|
01 Gen |
Sydney il 1° gennaio 2012 - Oggi Sydney ha festeggiato nel modo... |
tag principali
- Adrià
- Alajmo
- Amazon
- Andrea Petrini
- Annalisa Barbagli
- Apple
- blog
- Blumenthal
- Bottura
- Bulli
- Calandre
- Cracco
- Cucinare Insieme
- Cucinare insieme
- cuochi
- Don Alfonso
- Eataly
- Esposito
- Espresso
- Ferran Adrià
- Gambero Rosso
- Gazzetta Gastronomica
- Gennaro Esposito
- Gino Sorbillo
- Giunti
- iPad
- Kindle
- Lopriore
- Marchesi
- Massimo Bottura
- Michelin
- Natale
- New York Times
- Open Colonna
- Papero Giallo
- pizza
- Redzepi
- Renè Redzepi
- Repubblica
- ricette
- Roma
- Roscioli
- Scabin
- Slow Food
- Stefania Barzini
- Sydney
- Uliassi
- Vico Equense
- vino
- Vizzari
Categorie
- Agenda di un papero gourmet
- Alberghi d'Italia
- Birre Artigianali
- Community
- Cucinare Insieme
- Cultura
- Cuochi d'Italia
- Domande
- Fare la spesa
- Food TV
- Gazzetta Gastronomica
- Guide e guidaroli
- Hi -Tech dreams
- Informazione
- International Chefs
- La Memoria
- La mediateca del gourmet
- La pizza
- Le nostre ricette
- Letture
- Moda & Mode
- Notizie in breve
- Pane al pane
- Progetti nazionali e internazionali
- Schede ristoranti
- Soste gourmand
- Turismo
- Vino & Vini
- Voci dalla carta
ultime letture
Dopo tre mesi di attesa e proprio...
Ho letto una recensione sul Sole24Ore di domenica...
I libri sul cibo spesso sono noiosi, spesso...





finalmente dopo pressioni varie ed assortite, si esce allo scoperto, sig. Bonilli!!!! Io vado all'estremo: se il prodotto è affascinante, VERO, stimolante, e mille altri aggettivi io pago tutto. non capisco il problema: nella vita si è sempre pagato tutto ed è meglio pagare un buon prodotto in modo chiaro che non pagare per uno limitato. sul quantum, beh qua il discorso è molto piu' complesso.... a quando l'evento? sarebbe bello se cadesse in una certa data....
Un esempio, Wired edizione italiana (appena nato) in abbonamento bi-annuale a 20 euro. Guadagnano una buona base lettori fissa per due anni per avere un minimo di bacino pubblicitario a prescindere dalle fluttuazioni delle vendite.
Per un blog come questo direi: blog totalmente gratuito, contenuti extra a pagamento. Questi ultimi potrebbero essere brevi guide monotematice in pdf (es. le raccolte di ricette della sua amica Sigrid). Il prezzo dovrebbe essere molto accessibile (meno di 5 euro) ed il pagamento tramite paypal o simili per sfruttare al massimo l'impulso d'acquisto.
Secondo me lo spostamento di alcuni contenuti da free a premium(leggasi pagamento) funzionerà se diminuiranno talmente tanto i contenuti free, da "obbligare" ad acquistarli.
Sembra scontato, ma l'inizio dell'internet pay ci sarà solo quando chi crea contenuti free di qualità oggi, abbandoni l'attività o la faccia diventare a pagamento.
O il premium lo è sotto molti punti di vista (magari come servizi accessori) oppure non ha senso di esistere (su internet).
Esempio, sono i sistemi di mappe online. Ormai sono talmente abituato ad usarli, che se domani tutti diventassero a pagamento, comincerei ad analizzarli per capire quale acquistare. Difficilmente smetterei di usarli perchè non sono più gratuiti.
Il valore del servizio, discrimina tra free e premium, così come il prezzo.
Parlando di vino, pagherei i contenuti di un Enogea, ma non certo quelli di un winenews.
Se fossi un'azienda vinicola mi abbonerei subito a "I numeri del vino".
Se ci fosse una versione mobile di "Osteria d'Italia" da acquistare, lo farei subito. Ed altri.
Pago giá oggi gli articoli delle riviste Franco Angeli specie quelli dell'archivio (dal 2000 in poi, sperando che lo amplino ad annate precedenti), un pacchetto di 20 articoli 50 euro, é tanto ma si tratta di riviste con professionali riconosciuti come Mondi Migranti, Sociologia e anche Agricoltura ecc. e viaggiare in Italia per fotocopiarle gli stessi da biblioteche polverose sarebbe una fatica. Sarei disposto a fare altrettanto se il Gambero avesse un archivio con articoli dei primi numeri e vendesse pacchetti simili. Idem per bell'italia, Grand Gourmet e Limes. Anzi per una rediviva rivista solo online come Grand Gourmet potrei proprio fare uno sfratto. Sarei disposto a pagare anche per vedere programmi e video su cucina, ricette ecc. penso a qualcosa di simile ai dvd che accompagnavano la grande cucina regionale o a qualche programmazione di Gambero tv Channel che purtroppo dalla Spagna non piglio. Ma alla fin fine continuo a spendere volentieri su Internet solo quando ne ho in cambio prodotti materiali come i libri di ibs o i salami di gustolucano e laboutiquedelgusto per fare esempi. Altrimenti c'é sempre una parte di me (quella coscienziale) che mi frenerebbe, anche perché su Internet ci sono oramai decine di libri e riviste scaricabili gratis -si pensi al sito scribd.com
Ciò che è un'esternalizzazione dei propri pensieri e di ciò che si vuol rendere comune, gratuito; divulgazioni più legate alla propria professionalità, direi a pagamento. Per fare un esempio sul Blog direi di continuare a tenerlo gratuito, si potrebbero far pagare, come già è stato proposto, eventuali raccolte di ricette, oppure i "corsi" che tiene/terrà (stile quello sui carciofi)! Ovviamente se resteranno gratuiti meglio (meglio anche se ogni tanto si trasferisce a Milano, lo so, mi ripeto ma sarebbe comodo)!
Però mi sorge un dubbio: e se la mia digressione uscisse dal blog? Cioè, l'inizio del mio intervento non vale un cavolo nell'esempio fatto sulle mappe online! Mi sono fatto una bella domanda, ma non credo di sapermi dare una bella risposta! Credo mi rifarei alla qualità del prodotto, se fatto bene, affidabile e sempre aggiornato sarei anche disposto a pagare un prezzo, meglio se politico! Chiedo troppo vero? Penso di sì.
Buona sorte a tutti
Dario Pedroni
da un' altra parte aveva detto che avrebbe dato una mano: ma se il braccino è cosi' corto la mano non si vede!! ( scherzo, naturalmente).
io vado già oltre: dopo qualche tempo, diciamo a crisi finita, commercializzazione spietata di prodotti di altissima qualità( non necessariamente di altissimo prezzo) certificati con la MASSIMA MANIACALE QUALITA' promossi dal blog ma venduti quasi porta a porta con appuntamenti modello risottoday in tutta Italia in una specie di bengodi itinerante, sfruttando ( in senso buono)ristoratori amici, convegni a tema ,fiere di paese, di tutto di piu' e con finalità anche VERAMENTE BENEFICHE. un Bonilli carismatico,direi ieratico ma anche finalmente sorridente e capace di rendere al mondo tutto il suo sapere, con POCO lucro e molta gloria.lo dico seriamente.
ah-ah! la domanda non è affatto banale! Internet è un mondo dove si trova quasi tutto, di alta qualità, e gratis. Un problema simile c'era, c'è ancora, nel mondo dell'open-source: se io, software house, regalo il mio software, dove ci guadagno?
Internet ha tanti contenuti, spesso di altissima qualità. Lì non si guadagna, molte testate online l'hanno capito da tempo e hanno abbandonato l'idea di far pagare per accedere ai propri articoli (vedi NYT) e la pubblicità rende "fino a un certo punto".
La risposta è nei "servizi a valore aggiunto", che però non sono i "contenuti scritti meglio". il problema è trovare qualcosa che il web, da solo, non da.
un esempio: se per leggere il papero giallo si dovesse pagare un abbonamento, fossero anche 2€ al mese, la maggior parte di noi se ne andrebbe, con un po' di rimpianto, ma se ne andrebbe.
se lo stesso abbonamento servisse, che so, per avere la priorità sui biglietti (spesso limitati) di certi eventi (risotto alla milanese e corso sui carciofi, ad esempio)... lì ci sarebbe il valore aggiunto per il quale, credo, molti sarebbero disposti a pagare.
@bonilli: spero non sia disturbato da questo esempio un po' ardito sul papero giallo ;-)
max-qm ha centrato il punto, perche' pagare se posso trovare quasi tutto gratis online? E perche' pagare qualcosa on line se e' uguale ad un prodotto in carne ed ossa che da pur sempre la sensazione di possedere un oggetto (es. una guida)?
Io francamente al momento non pagherei per una guida dei ristoranti o dei vini on line. Faccio un es., ieri ho comprato per una sterlina al mercato la guida dei pub 2008, sul cartello c'era scritto "it's out of date so we won't mess around there, just 1 pound!" L'ho comprata d'impulso, che mi importa se non e' aggiornata all'ultimo minuto?
Continuo ad essere dell'idea che devono essere le aziende a pagare per i contenuti. Una guida dei ristoranti deve essere pagata dai ristoranti, anche se questo mette in chiaro che chi scrive si prende una bella responsabilita', ma se e' autorevole, e deve essere autorevole senno' a che serve la guida, se lo puo' permettere. Magari deve offrire un servizio, per es. la prenotazione online, vera e in tempo reale, che consente al lettore di prenotare dal iphone o simili, senza aspettare la risposta e senza fare telefonate, come su opentable.
Visti gli esempi che ho messo nel post penso che si dovrebbe capire che stiamo parlando di strategie mondiali che si manifesteranno nei prossimi mesi.
Non è un problema del papero giallo, vi è chiaro? :-))
Quindi tanto vale volare alto nei ragionamenti perché il freemium è il futuro prossimo.
Lo scopo del post, quindi, è portarsi avanti con le idee.
bisogna essere piu' spregiudicati: essere spregiudicati non significa essere ignobilmente amorali. prendiamo uno che a caso credo qualcosa debba a Bonilli: Pierangelini. lotteria sul blog, a pagamento. 2 euri a iscrizione. 1000 iscritti . chi vince avrà Pierangelini a casa sua che cucina ,diciamo per 8 persone, Bonilli che ti fa la recensione in diretta al tavolo di casa tua. successo strepitoso: articoli sui media, televisione, ritorno pazzesco in termini d'immagine. gumbo che vince e avrà il suo Pierangelini direttamente a casa e non deve neanche piu'andare da eataly. (le cifre sono a caso). piu' coraggio piu' pazzia(pazzia?). il Chievo ha vinto a Milano, qualche anno fa e non una volta sola. con il gioco di squadra e la fantasia. un piccolo quartiere contro una metropoli!!
scrivevo il mio 11 senza aver letto il suo 10, per mera tempistica. non cambia nulla, per me, è solo per precisare.
Beh, che non cambi nulla non mi sembra e non mi sembra che l'11 voli molto alto :-))
Buonasera,
Questa cosa sul premium e sul free mi ricorda alcune cose.Non so se il paragone è lo stesso ma lo spiego ugualmente.
Anni fà (10) in tempi di playstation 1 compravo i giochi. Costavano 35/40.000 £ e questi giochi erano attesi e si giocavano fino alla fine, si consumava quasi il disco a forza di giocarci. Poi si è trovato il modo di masterizzarli, i giochi maasterizzati si comperavano a 3/5000£. Risultato...non si finiva più un gioco. C'era subito quello nuovo da provare.
Stessa cosa si può dire sulla musica.
Chi non ha aspettato i sabato pomeriggio per andare a comperare un LP, prima o un CD dopo? il piacere di entrare in un negozio di dischi, lasciarsi consigliare dal commesso? aprire L'lp come una reliquia ascoltarlo e riascoltarlo leggendo i testi?...., è arrivato l'mp3 si scaricano Cd a centinaia..si ascoltano 10 secondi a traccia e stop, dimenticatoio.
Penso che premium deve ricreare questa cosa,.."piacere delle cose comperate".
In tutta onestà sono anni che non pago il canone RAI per quella che è..ma se un giorno decidessero di rendere visibile in streaming il loro archivio , magari uno ci fà un pensierino.
:\ Luca
ok, e infatti avevo pensato che potesse essere, appunto, un po' "ardito" :)
in ogni caso, quello sul papero giallo voleva solo essere un esempio di "servizio a valore aggiunto": come hanno notato anche altri, difficilmente si potrà creare un business model solido sulla fruizione di "contenuti premium". sta zoppicando l'enciclopedia britannica e persino le pubblicazioni scientifiche (IEEE, ACM, etc.) cominciano ad avere il fiato sul collo.
l'intervista di Anderson ruota attorno al concetto di premium account, che offre funzionalità aggiuntive rispetto alla versione free (vedi Flickr). io credo che esista anche un altra possibile direzione di sviluppo del "freemium": non solo di do "di più", ma ti do anche "altro", inteso come qualcosa che il web non ti puo' dare (o ti puo' dare con molta difficoltà).
un po' come accade nell'open source.
hai provato qui? http://www.rai.tv/
Per me il Papero così come si presenta oggi non potrebbe che essere "free". Non ci sono ancora i contenuti che possono giustificare una versione "premium" (ma forse mi abbonerei lo stesso per affezione :-) ).
Se il destino del Papero sarà "freemium" immagino un blog capace di interagire con il suo pubblico organizzando incontri, degustazioni, serate a tema, fare emergere e promuovere luoghi gourmet e cantine sconosciute ai più....c'è un Italia ancora da scoprire...
oggi è già un altro giorno! e io devo uscire per lavoro: battere il territorio e volare bassi in modo tale che i radar non mi vedano e possa arrivare, colpire presto e bene. l'unica differenza è che io non faccio la guerra e i miei clienti " colpiti" sono nel 90 % contenti da sempre. è questo che ho inteso: usare internet per sviluppare forti i rapporti umani DIRETTI, perchè in giro io vedo gente ancora felice di darti la mano e guardarti negli occhi. se questo non è volare alto.... :-)) ( 'ste faccine cominciano a piacermi) buona giornata a tutti.
APPUNTO!!! :-)) uso privato di (pubblico )servizio: le tue acciughe sott'olio sono buonissime!!! me le sono sbafate con burro di Brussino di Airasca e pane di Altopascio.
Fra le tante iniziative che mi piacerebbe trovare su un blog come questo...."fare emergere e promuovere luoghi gourmet". Ecco il mio blog!
Le alici provengono da una piccola bottega sul porto di Cetara (vicino Minori in costiera amalfitana) specializzata in prodotti sott'olio come varie qualità di tonni, la celebre colatura di alici, ecc...Io ho trovato "marito" per le (tue) mostarde dei Tamani, un bel caciocavallo podolico lucano invecchiato cinque anni...
Penso che sia interessante pensare alla parte premium del mondo free come a un qualche cosa che la rete non può dare.
Certo, se pensiamo ai corsi di cucina anche leggeri, come quello dedicato al carciofo, offriamo un uso limitato del web perché ti leggono globalmente e offri un servizio locale, tanto è vero che già oggi molti di voi scrivono chiedendo di fare lezioni carciofesche anche al nord e quindi quel qualcosa che il web non può dare è interessante come concetto ma difficile da definire.
Da sempliciotto mi pare di poter fare questo ragionamento.
Il web è entrato come un tornado da alcuni anni nel modo di fare e distribuire notizie, servizi, etc,etc.
Ci sono entrati semplici privati amatoriali, come molti di noi, così come aziende, comprese quelle che lavorano nel campo della comunicazione.
In altre parole.
C'è chi investe poche lire per poche ore giusto per coltivarsi un hobby.
C'è chi invece, per essere competitivo anche con il web, deve avere una struttura dietro che ne supporti la competività con i suoi antagonisti sul proprio specifico mercato.
Andando sul pratico, e su quello che a me interessa di più.
Se, per esempio, una rivista cartacea distribuita via edicola può trovare difficoltà a sostenere il suo business ne avvia un' edizione on line che, dopo un po', si proporrà come complementare o sostitutiva a quella cartacea, ovviamente a pagamento. La redazione probabilmente risparmia su vari costi (che, comunque, deve sostenere per produrre un prodotto valido); il lettore non ha più il problema di rompere le scatole al giornalaio per farsi arrivare magari solo una copia e non deve nemmeno affidarsi alla casualità della tradizionale consegna via abbonamento postale.
Questo penso si possa trasporre, poi, per molte altre categorie di comunicazione/servizi on line vs. quello che sino ad ora siamo abituati ad avere, conoscere, comperare secondo i canoni tradizionali.
Gianca' se è per me, cambia cuoco che quello è uno dei pochissimi che conosco di persona, non mi serve la lotteria! :-))) (notare il faccina-test)
In generale secondo me eventi tipo quelli possono essere promozionali per un blog o sito - così come qualche corso gratuito - che li lancia, ma non credo possano costituire la fonte di sostentamento quotidiano.
Io nel frattempo da ieri mi chiedo cosa e come sarei disposta a pagare, ma non ho ancora risposte definitive. Tranne sul metodo di pagamento che non potrebbe non includere Paypal (=talmente facile che quando pensi "ma questa cosa mi serve veramente o posso farne a meno?" ormai hai già cliccato su invio).
Io, io aspettavo con ansia il sabato pomeriggio per fare il giro dei negozi di dischi. Ogni disco (o CD) che possiedo mi ricorda qualcosa, luoghi, persone, situazioni - oltre a essere stato molto più goduto perché agognato e pagato. Ma ora è un altro mondo, un'altra epoca. Escono valanghe di cose, nuove e ristampe, tutte facilmente accessibili (una volta tante cose le dovevi cercare in giro per il pianeta, conoscendo i canali giusti, facendoti arrivare i cataloghi per posta e ordinando per mezzo di una letterina o un fax o vagando per mercatini). Ora tutto è più veloce, e la maggior parte della musica l'ascolto con l'iPod. Esce un fantastico cofanetto dei Kinks e...se si riesce...in un attimo si scarica gratis. :-P
E' difficile tornare alle vecchie abitudini, a meno che i contenuti gratuiti diventino talmente insignificanti o inaccessibili (e i contenuti a pagamento talmente interessanti) da motivare a una spesa extra. Mica facile!
non so come volare alto, ma se guardo quello che spendo oggi su internet si tratta essenzialmente di biglietti (aerei, treni, ecc.). Mia moglie, inglese, compra molto spesso abbigliamento, ma e' perche' la vendita per corrispondenza (Boden, Argos, ecc.) e' un abitudine in UK ben prima che venisse internet, e perche' se non ti piace quello che hai comprato lo mandi indietro e riprendi i soldi senza alcun problema e perche' le poste sono assolutamente affidabili.
Cos'altro comprerei su internet? Elettronica sicuramente.
Cosa non comprerei? Informazioni, articoli, recensioni, perche' ho l'impressione che questo sia internet che deve essere gratis, altrimenti si riduce ad una vetrina di un negozio.
Per comprare, per pagare, si deve avere in contropartita un bene e/o un servizio che altrimenti costa di piu', o e' piu' difficile da reperire, o dove altrimenti si deve andare di fisicamente a reperirlo. Come regola generale penso che siamo tutti d'accordo.
Qui non mi pare si parli di fare shopping...io ho comprato le cose più varie, non solo abbigliamento, elettronica e libri; anche lampade, strumenti musicali, pezzi per la bicicletta - è comodissimo e non tanto diverso da comprare in un negozio.
Il problema problematico credo sia più come convincere le persone a pagare contenuti, non oggetti. A meno che ad ogni blog/sito non si voglia abbinare un centro commerciale virtuale, ma non è detto che funzioni!
ma siamo sicuri che sia negativo (o comunque "non tropp positivo") che dalla globalità di internet si scenda, di tanto in tanto, nella realtà, anche in quella molto locale?
sui tempi e sui modi c'è sicuramente da discutere, ma io penso che se internet non comincerà a integrarsi con la vita reale, a un certo punto ci stuferemo della vita virtuale dell'ennesimo social network e ci troveremo punto a capo, a chiederci cosa ci è rimasto di questa esperienza.
Considerato il trend di crescita dei c.d. user generated content (verticale con l'avvento di blog e sn), trovo difficile immaginare una netta battuta d'arresto tale che possa fare anche solo immaginare che modelli fallimentari di offerta di contenuti a pagamento provati via via molte volte nel corso degli anni in diversi settori, possano oggi avere successo. Anche l'offerta di contenuti super specializzati e di massima qualità fa fatica a trovare una nicchia di adepti a pagamento perchè comunque bene o male si riesce poi a trovare quasi sempre tutto gratis. Ed è il bello / brutto della rete, a seconda dei punti di vista.
Sono convinto si debba puntare su servizi che effettivamente servono a qualcosa e non sono replicabili. Io stesso sto seguendo la strada del freemium che funziona ma richiede una mole di lavoro tale per funzionare che i guadagni non sono mai parametrati ai costi o se si volesse provarci, probabilmente smetterebbero di comprare. Una cosa è certa, non vende solo il servizio ma l'idea, la passione, la storia e la competenza che sta dietro a un servizio. La visione tante volte è più affascinante. Il senso di appartenenza e lo spirito di gruppo, la tribù per dirla alla Seth Godin.
Ma una domanda: Anderson questa volta non è che ha scoperto l'acqua calda ?