21
Mar 2009
ore 10:22

Il rosé taroccato

< >

L'Unione Europea spesso è pericolosa per la qualità.
In questo caso si tratta di una prima approvazione in commissione della metodologia di assemblaggio di vini rossi e bianchi per produrre vini rosé, una metodologia fino ad oggi vietata.
Il vero rosato si produce con uve rosse la cui polpa e buccia vengono lasciate a macerare.
La differenza tra il miscuglio di questo vinorosé-non rosé e la vera produzione tradizionale del rosé è del 20% in più di costo per chi applica il metodo tradizionale.
Dal punto di vista del consumatore sarà invece quasi impossibile accorgersi della differenza tra un rosé tradizionale e il "nuovo rosé".
Il voto finale il 27 aprile, data nella quale il provvedimento verrà ratificato.
Chi ci perde?
Prima di tutto i consumatori, poi i viticultori francesi che ne producono 5,6 milioni di ettolitri.

commenti 38

Scusi Direttore, da perfetto ignorante sulla produzione del vino. Lei dice "il consumatore non può distinguere" e poi una cosa che *per me* è in perfetto contrasto: "il consumatore ci perde".

Se il risultato è indistinguibile, perchè ci dovrebbe perdere? Io quando bevo un vino lo voglio giudicare esclusivamente per quello che sento in quel momento. Per me il metodo di produzione è importante SOLO se influenza il risultato finale. Cosa c'è di sbagliato in questo ragionamento?

21 Mar 2009 | ore 12:52

Direttore, ma allora davvero siamo al Medio Evo prossimo venturo ?
Un episodio di vita vissuta.
L'epoca della ristorazione casareccia, cameriere con tovagliolo in posizione ascellare, menù a voce e scelta del vino di natura dicotomica: "bianco o rosso".
Io, benevola provocazione di acerbo adolescente predestinato ad innamorarsi di vino, dissi "rosato".
E, credetemi, rosato arrivò: just made, come si direbbe. Ci pensarono in cucina a mescolare bianco e rosso.
Lo so che sto esagerando nel parallelo e che la cosa è differente alquanto. Ma ciò che tocca è il vistoso retropasso a danno del sobrio bevitore.

21 Mar 2009 | ore 14:04

E' una notizia che da qualche giorno sta rimbalzando qua e là nella blogosfera e non mi stupisce di trovarla anche qui. Come ho già detto da altre parti, se mai questa nuova tecnica di produzione, ammesso che si possa chiamare così, sarà accettata, spero solo che si ammetta una dicitura diversa in etichetta: per sempio "vino rosato ottenuto da miscelazione di vino bianco e rosso" in un caso e "vino rosato ottenuto da macerazione delle bucce".
Non oso pensare alla qualità dei vini di partenza atti a essere miscelati insieme: vedo già torchiature e mosti di ultima pressatura miscelati a salassi e altre porcherie....con una piccola percentuale di vino buono.

21 Mar 2009 | ore 14:31

e qual è il problema? non la qualità del vino, "indistinguibile", ma il procedimento più veloce ed economico. il produttore, sua sponte, specificherà in etichetta la differenza, se vuole. finirà come la storia dei trucioli e del tappo di plastica, nessuno ha ancora dimostrato che ne derivi un vino peggiore. dopotutto, continuano ad esistere sul mercato l'aceto "tradizionale" di 25 anni e gli aceti ammostati o dolcificati. posto che la filiera sia nota, il resto è una scelta del consumatore, se si può permettere l'uno o l'altro. l'esercizio del gusto è un atto economico ed estetico. la scelta etica spetta al legislatore ed al produttore, ma è sostanzialmente sovrastrutturale, del tutto trasparente per il consumo.

21 Mar 2009 | ore 17:06

Invece di stringere i denti e tenere a debita distanza la concorrenza emergente facendoci forti della nostra storia e della nostra qualità, noi Europei ancora una volta riteniamo accettabile ridimensionare le nostre pretese (velleitarie?) e venire incontro a coloro i quali da decenni tentano di avvicinarsi alla superiorità dei nostri prodotti. Di certo non basterà abbassare di un 20% i costi di produzione per ritornare ad essere competitivi e allora? Quale sarà il prossimo passo? Calpesteremo i diritti dei lavoratori (c'è gia chi lo sta facendo) e metteremo nelle fabbriche i bambini? Ma non è evidente che non è questa la strada da seguire? Non è forse vero che la qualità paga sempre? Quando si saranno costituiti i nuovi equilibri economici mondiali noi che posto occuperemo? Guardo una vecchissima bottiglia di Five Roses, memoria di una partita avuta in regalo più di trenta anni fa, e mi chiedo se il sacrificio di chi ha prodotto simili eccellenze debba andare perduto.

21 Mar 2009 | ore 17:16

La tecnologia permette qualsiasi maquillage ma il fatto che il consumatore non se ne accorga equivale al consumatore che accetta soldi falsi scambiandoli per veri, solo per questo motivo i soldi sono buoni?
Nel caso del rosato ottenuto da uve rosse l'uva spremuta in modo soffice dà meno vino, quindi con un costo maggiore, ma è un vino più fine e che esprime i sapori di quel territorio.
Il vino rosato ottenuto da un mix di bianchi e rossi, invece, permette di smaltire le scorte di mediocri vini bianchi colorandoli con vini rossi ed è il metodo adottato fuori dall'Europa.
Insomma, se uno non distingue la differenza tra Tavernello e Dolcetto questo vuol dire che i due vini si equivalgono?

21 Mar 2009 | ore 19:45

Insomma, se uno non distingue la differenza tra Tavernello e Dolcetto questo vuol dire che i due vini si equivalgono?

Si.

21 Mar 2009 | ore 20:52

Sul fatto che esistano prodotti immeritatamente costosi siamo d'accordo. Sul fatto che in test alla cieca sicuramente anche navigati gourmet e raffinati vinologi spesso potrebbero fare figuracce innarrabili...pure. ;-)
Però questo non significa che le differenze non esistono mai. Se 8 persone su 10 oggi non fossero in grado di distinguere o di capire la differenza, significa che quei 2 che riescono (e i produttori che cercano di proporre qualcosa di meglio) si devono adeguare e i produttori fallire? O che si dovrebbe tentare di spiegare/offrire l'opportunità di scoprire qualcosa di diverso a quegli 8?
In tutti gli argomenti in cui mi sono imbattuta, all'inizio c'erano molte cose che non capivo, non sentivo, non percepivo, non coglievo, ma dopo un po'...sì!
Quindi cosa sia davvero meglio per il consumatore forse non è così scontato (anche se è indubbio che se uno si trova bene con il Tavernello ed è soddisfatto e del dolcetto non gliene frega nulla, può anche fare un po' come gli pare!)

21 Mar 2009 | ore 22:59

Gumbo: appunto, se uno sente la differenza si comprerà quello fatto tradizionalmente. Se non la sente per lui andrà benone quello "miscelato" senza che ci sia nessuna truffa.

E' che a volte ho l'impressione che se fosse per qualche appassionato di vino si dovrebbe vietare la vendita del tavernello :-)

Questa mi sembra analoga alla faccenda del vino "con i trucioli" che ha destato tanto scandalo in alcuni

21 Mar 2009 | ore 23:43

Il tavernello è come il porno, moltissimi lo guardano, pochi lo ammettono e in ogni classifica manca il porno eppure è il primo come visitatori, come copie, come click... ecc...
Il vino buono Doc Docg e Igt è un'infinitesima parte del vino prodotto ma il solo di cui si parla, si classifica e fa notizia.
Questo rosé impiastricciato è il porno che si vuole spacciare per arte.

21 Mar 2009 | ore 23:56

ciao cara..è un pò che non ci si sente..come va?

22 Mar 2009 | ore 01:05

Bonilli si rassegni....un papero giallo non potrà mai competere con una passera nera....

22 Mar 2009 | ore 10:31

L'analogia con il porno è bellissima! :-)

22 Mar 2009 | ore 10:55

soprattutto per un problema di " profumi" ?

22 Mar 2009 | ore 11:11

Si potrebbe dire che prima nelle campagne si faceva proprio così ed è per questo motivo che il rosato italiano non ha mai avuto buona fama nel senso comune, fatta eccezione per grandi etichette.
Ma adesso io penso questo: è inutile proibire, basta solo specificare bene in etichetta i procedimenti. Il mercato annusa la preda buona e quella cattiva, poi sceglie in base al gusto e alla disponibilità.
So anche l'obiezioni, già in uso per gli Ogm. No problem: chi fa le cose in un certo modo qualificato lo scrive in etichetta senza tema di smentita.

22 Mar 2009 | ore 11:22

io so soltanto una cosa...anche se il rose deve rimanere com'è... mi rendo conto che sul vino come in tante altre cose i disciplinari la metotologia la conservazione negli anni è cambiata modificata e corretta...quante volte si strillava allo scandalo e poi ci si è adeguato alle nuove caratteristiche... quindi anche in questo caso molti sono scandalizzati...sono convinto che poi ci si adeguerà e ci saranno due rose uno tradizionale e uno con il nuovo assembalggio
ho detto una cazzata
direttore non mi dia il voto lo so questo mio commento è da 4-

22 Mar 2009 | ore 11:36

E' proprio questo il concetto fondamentale: dichiararlo in etichetta, così che si possa distinguere il rosato miscelato da quello tradizionale.

22 Mar 2009 | ore 18:26

Si dovrebbe mettere in etichetta anche il fatto di chiarificare il vino? Di usare enzimi di provenienza transgenica? Di usare il mosto concentrato rettificato? Di usare ...e così via?
(tutto legale, eh...)

insomma, quella della miscelazione non mi pare la più grave delle faccende, tutto sommato

22 Mar 2009 | ore 19:28

Prendo le mosse da questo ultimo intervento [non è la più grave etc etc]
Sembrerebbe invece come un tentativo di aprire a nuovi mercati, altro che bruscolini! Poi se in alcuni posti già lo fanno non significa nulla! La normativa potrebbe essere infausta per regioni come la Provenza (in Francia) ma anche per altre zone, in Italia. Con risultati pessimi per l'economia vinicola e per il lavoro. Ci mancherebbe poi che il metodo di produzione non fosse indicato in etichetta...

22 Mar 2009 | ore 20:20

Premetto che non ho mai prodotto e probabilmente mai produrro' vino rose', c'e' una cosa che mi sta di traverso in questa vicenda: fino ad ora le normative UE vietavano questa pratica in tutti i vini prodotti nei confini UE, tranne uno: lo Champagne.
Mi domando quanti lo sanno (e a quanti importa) e come mai certe cose non danno scandalo in alcuni contesti (come per es che la resa media, sempre in Champagne, per Ha nel 2005 era di 214 Qli di uva per Ha, oltre quella gia' prevista dal generoso disciplinare pur con tutti i superi) e creano sconcerto in altri.

22 Mar 2009 | ore 21:47

Fatemi capire, dato che le mie conoscenze sui vini sono limitate: "le normative UE vietano questa pratica" significa che è sempre vietato mescolare i vini - tranne nel caso dello Champagne? Però lo Champagne non è sempre stato fatto più o meno allo stesso modo? O è cambiato drasticamente ad un certo punto per via delle leggi UE?

22 Mar 2009 | ore 22:53

Bé mio padre è un appassionato di Tavernello e ne va fiero perché secondo lui i vini sono più o meno tutti uguali. Test scientifici con il PROP hanno dimostrato che è oggettivamente impossibilitato a percepire alcuni sapori. Se poi aggiungiamo una soggettiva bassa propensione all'assaggio di cose nuove e zero interesse per l'aspetto culturale-teorico-storico del vino...dal suo punto di vista sicuramente questa legge non ha svantaggi!
Sfortunatamente li ha, invece, per chi fatica per produrre vino di qualità e per chi apprezza le differenze. Però chi ha ragione?

22 Mar 2009 | ore 23:42

Gumbo: non credo che si possa dire chi ha ragione. Sono due modi alternativi di vedere la cosa. C'e' chi considera la tradizione (e quindi il metodo di produzione) un valore in se', e quindi da valorizzare e preservare, e chi invece (come me) la considera solamente funzionale al prodotto finale: se il prodotto finale e' indistinguibile, anche se prodotto con tecniche moderne, va bene lo stesso e queste diventeranno la "nuova tradizione".

23 Mar 2009 | ore 09:13

Mi sembra assurdo che la legge non preveda una specifica sull'etichetta: ricordo il clamore che porto' un altro geniale regolamento europeo, quello che consentiva di usare altri grassi che non fossero il burro di cacao nel cioccolato: in quel caso c'era l'etichetta a parlare, e la maggior parte delle aziende ha continuato ad usare il burro di cacao.
Al di a' del riconoscere differenze o no, se il consumatore non puo' distinguere un tipo di procedimento dall'altro, secondo me non e' tutelato, il che e' valido anche per gli altri stratagemmi citati da Dario Bressanini.

PS: il Tavernello per come e' ricavato non dovrebbe avere neanche la dicitura "vino"

23 Mar 2009 | ore 10:09

Lo Champagne rosé è sempre stato assemblato: probabilemente si giustificano con l'uso di vini base di qualità. O almeno così è accettato.
Mi sembra che da qualche tempo si parli più frequentemente di champagne seigné, cioè da macerazione sulle bucce. Costa di più.
Credo, venendo al tema, che specificare la metodica in etichetta sia buona cosa, soprattutto potrebbe determinare una scelta consapevole, soprattutto il Italia dove il rosato non ha mai trovato grande mercato, scelta che andrebbe a vantaggio di ottimi vini rosati provenienti dal sud, dalle Puglie in particolare.

23 Mar 2009 | ore 10:49

Dico la mia, in breve.
A chi parla di costi, rispondo con la parola ricavi: differenziare l'offerta.
Credo di aver letto, e di non sbagliarmi nel semplificare, che l'offerta di doc, docg, Igt rappresenti soltanto una piccola quota del vino prodotto...beh, quale migliore occasione per incrementare questa quota indicando sul retro della bottiglia la modalità di realizzazione? Gli eno-strippati saranno ben lieti di sborsare in più per assicurarsi il "vero" rosè...visto che non è determinabile con certezza la differenza tra i due...
Ah, chiaramente se passasse la proposta...

PS.:@Elvira sparare nel mucchio non serve a nulla, se sai qualcosa di certo e scientifico su come è fatto il tavernello, bene, dilla pure, perchè così, per sentito dire, non credo serva a molto.

23 Mar 2009 | ore 12:21

Una domanda (non sono un tecnico): se mescolassi un buon rosso e un buon bianco, otterrei un buon rosè?
Cioè, per qualcuno che voglia sfruttare eventualmente questa novità, ci sarebbe anche la possibilità di far qualcosa di buono oltre che a risparmiare?
Grazie a chi mi vuol rispondere.

23 Mar 2009 | ore 12:22

Sono completamente d'accordo. Tra l'altro, tranne pochi casi, l'ottimo rosato pugliese non ha mai prezzi elevati...e forse è questo il motivo di tanto snobismo da parte del mercato...

23 Mar 2009 | ore 12:24

Provo a rispondere: se un produttore ha un "buon bianco" e un "buon rosso" li destinerà a fare vino bianco o vino rosso di qualità, non ha interesse a mescolare. Diversamente mescolerebbe vini di base modesti. Il contrario, teoricamente, a quanto accade nello champagne, dove, sempre teoricamente, tutto il vino prodotto rientra nel disciplinare ed è di qualità: d'altra parte su una bottiglia di champagne non è obbligatorio scrivere provenienza, vitigni, anni di produzione.
Diversamente il produttore che vuol fare un rosato, perchè ci crede, lo farà impiegando le uve migliori destinate a quel prodotto: saranno uve colorate, cariche di antociani che potranno trasmettere colore e profumi anche dopo una breve macerazione sulle bucce ( da primitivo per esmpio).

23 Mar 2009 | ore 12:44

... di enostronzate ne abbiamo viste e vissute tante : di certo sappiamo che questa è una di quelle , anche perchè sarebbe un tornare indietro dal punto di vista della valorizzazione delprodotto e della tecnica , nonchè del territorio . Ma sopravviveremo ... confermo che l'assemblaggio dei vini non è il peggiore di tutti i mali . E' solo un tassello per elevare i mediocri . L'anticorpo è uno e univoco . Liberismo sì , ma rendendo consapevoli . Ma le lobbyes sono su questo terreno che combattono , come io ho combattutto per anni nel campo alimentare contro la globalizzazione selvaggia . Poi ognuno èlibero di fare ciò che vuole , nell'ambito legalmente costituito . Ma ch almeno chi lavora bene ecoscienziosamente sia tutelato con la trasparenza del proprio lavoro , accomunando in questa tutela anche il consumatore consapevole . L'etichetta che parla è un sogno nel cassetto la cui realizzazione attraversa un guado e un sentiero irto di trabocchetti , resistenze , agguati , controversie , nefandezze , colpi bassi ... ma è l'unica strada sostenibile perchè si possa tutelare chi davvero fa un discorso di qualità e di salute ...

23 Mar 2009 | ore 14:20

D'accordo, anche per me significa tornare indietro, se ci limitiamo al prodotto. L'etichetta chiara l'unica via percorribile...che si inizi, una volta per tutte, al fine di mettere dei paletti per i "furbetti"...
Siamo in tempi in cui abbassare i costi non fa male, quindi è facile che tali "cose" facciano presa facilmente. Purtroppo, il rischio è quello dell'utilizzo di tale possibilità da parte delle grandi lobbies, anche perchè, e credo di non essere in errore, da quando il vino è vino si è sempre usata la tecnica non scritta di elevare i mediocri, o meglio le annate mediocri...

23 Mar 2009 | ore 15:57

Buonasera... dico, ma lo sanno lor signori come viene prodotto... diciamo un Ornellaia? Molto semplicemente miscelando (che è poi la traduzione di blend) in modo appropriato del Cabernet-Sauvignon, Cabernet-Franc, Petit Verdot e Merlot.... Per cui perchè scandalizzarsi? E lo sapete come il Signor Selosse, grande produttore biodinamico francese, produce i suoi Rosé???? Buonasera....

23 Mar 2009 | ore 21:47

Vino: l'Europa ha deciso, un'etichetta distinguera' i veri rosati

24 mar 15:04 Economia

BRUXELLES - Un'etichetta speciale con la scritta 'metodo tradizionale' per non confondere i veri vini rosati da quelli che si ottengono mischiando rosso e bianco. Gli esperti dei Ventisette dell'Unione Europea hanno trovato l'accordo, ma la decisione finale sara' presa il 27 aprile. Si e' astenuta la Francia che avrebbe preferito che fosse proibito produrre un vino rosato 'falso'. (Agr)

24 Mar 2009 | ore 16:01

Ma scusate, non è vero che anche lo Champagne Rosé si è sempre fatto proprio mischiando le rinomate basi di Chardonnay con i poco pregiati vini rossi locali??

24 Mar 2009 | ore 16:21

Per la produzione dello Champagne rosè è già consentito farlo, ma molti produttori si rifiutano. Gli Champagne rosè di qualità vengono fatti con Pinot Nero.
In ogni caso lo Champagne e gli Spumanti in genere sono, anche giuridicamente parlando, un discorso a parte.

25 Mar 2009 | ore 02:57

La legislazione UE ha sempre vietato il coupage per fare rosati, ma SOLO per i vini da tavola. Per i VQPRD è sempre stato autorizzato, ma poi a livello di AOC o DOC i disciplinari possono applicare regole più severe.

Anche se in principio sarei contro, non nego che molti rosati da coupage della Champagne sono ottimi. Tra l'altro, chi riuscirebbe alla cieca a distinguerli da quelli da saignée? :-)

Mike

27 Mar 2009 | ore 11:48

Bonilli ha scritto:
"Nel caso del rosato ottenuto da uve rosse l'uva spremuta in modo soffice dà meno vino, quindi con un costo maggiore, ma è un vino più fine e che esprime i sapori di quel territorio".

A me risulta(va) che il vino rosato si ottiene dai vitigni "rossi", limitando le "rotture del cappello" e la permanenza delle bucce a contatto col mosto, prima della svinatura: sbagli(av)o ?

01 Set 2009 | ore 20:28

... UP!

02 Set 2009 | ore 16:44

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