13
Mar 2009
ore 16:00
ore 16:00
Slow-Gambero: divorzio buono, pulito e giusto

Oggi la Stampa affronta in prima pagina il divorzio tra Slow Food e Gambero Rosso con un articolo intitolato "La guerra dei Tre bicchieri" di Sergio Miravalle.
Guerra? Ma non era un divorzio morbido?
In realtà ieri è uscito il comunicato ufficiale dei due ex soci, molto doroteo, come usa in questi casi ma, come osserva Francesco Arrigoni nel suo blog sul Corriere della sera, "... parole da pacifico divorzio consensuale (che in realtà servono solo a mascherare le tensioni e i conflitti che hanno portato ad una brusca rottura)".

La notizia è uscita ufficialmente solo ieri ma è una decisione presa un mese fa e taciuta solo per permettere il tour dei Tre bicchieri, dal 2 al 6 marzo, negli Usa.
Gli osservatori più attenti hanno subito compreso che da questa rottura nascerà una svolta enologica, sul modo di fare e di raccontare il vino, pari a quella che ci fu nel 1987 alla nascita della guida.
Slow Food ha deciso da tempo di imboccare la strada del nuovo
rappresentata dalle molte realtà che si muovono nel panorama italiano,
FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti come ultima nata, con sede a Bra, cosa che ha innescato molte polemiche.
Ma soprattutto Slow Food si muove seguendo le nuove parole d'ordine Buono Pulito Giusto che guidano tutta la politica dell'associazione e si conciliano sempre meno con una guida come quella fatta fin'ora.
Gambero Rosso, invece, prosegue nel business della guida, c'è chi la chiama la Wall Street del vino, anche se avrà un problema nel sostituire gli uomini di Slow Food sul territorio, pensiamo al Piemonte dove le degustazioni sono sempre state fatte da quelli di Bra.
Infine sarebbe ipocrita tacere il fatto che sulla decisione di Slow Food ha probabilmente pesato la non trasparenza della proprietà del Gambero Rosso, risultava posseduto al 100% dalla Compagnia Fiduciaria Nazionale, e il modo con cui è stata affrontata la mio posizione con un licenziamento pretestuoso - ci sarà un processo -
FOTO SIGRID VERBERT
Ma soprattutto Slow Food si muove seguendo le nuove parole d'ordine Buono Pulito Giusto che guidano tutta la politica dell'associazione e si conciliano sempre meno con una guida come quella fatta fin'ora.
Gambero Rosso, invece, prosegue nel business della guida, c'è chi la chiama la Wall Street del vino, anche se avrà un problema nel sostituire gli uomini di Slow Food sul territorio, pensiamo al Piemonte dove le degustazioni sono sempre state fatte da quelli di Bra.
Infine sarebbe ipocrita tacere il fatto che sulla decisione di Slow Food ha probabilmente pesato la non trasparenza della proprietà del Gambero Rosso, risultava posseduto al 100% dalla Compagnia Fiduciaria Nazionale, e il modo con cui è stata affrontata la mio posizione con un licenziamento pretestuoso - ci sarà un processo -
FOTO SIGRID VERBERT







Ma sarebbe successo anche con lei direttore? Ma lei lo sapeva già oppure tutto è successo da quando lei è stato cacciato.
Probabilmente sarebbe successo lo stesso ma le ultime vicende hanno accelerato e facilitato la decisione.
Egregio direttore, premesso che Lei non ha bisogno di nessuna sviolinata e che io non devo fare nessuna captatio benevolentiae, mi lasci dire una cosa: ma ha visto com'è peggiorato Gambero Rosso ?
Voglio poterglielo dire in modalità circostanziata sfogliando il melanconico numero di questo corrente mese di marzo.
Comincio con quello che immediatamente mi verrà contestato come errore non addebitabile al Gambero in quanto pagina di inserzionista. Eccoci, pag. 6, inserzionista SURGITAL e cosa si legge ?!? "Un'altro pezzo unico per la ristorazione di qualità". Sì, ho riportato fedelmente, proprio così: un altro con l'apostrofo.
Quanti occhi hanno visto e lasciato correre ?!?!
Nel merito dei contenuti della redazione, occhio alle schede sul Verdicchio: le quattro schede di pagina 103 sono la copia brutale delle schede già pubblicate nelle pagine immediatamente precedenti, insomma una sorta di repetita iuvat, ovvero, la dimostrazione di nessun controllo di impaginazione.
A pagina 120, schede sulle alici sott'olio, la scheda di Delfino Battista, azienda che viene correttamente ubicata a Vietri sul Mare (SA) viene poi descritta, in corso testo, come azienda cilentana, commettendo marchiano errore in quanto Vietri è il gate sud della Costiera Amalfitana ed il gate nord del Cilento da essa dista all'incirca 80km.
Ancora, e concludo, il Gratta Sale di pagina 139. Trascrivo dal corso testo: "Nella confezione - al prezzo di . . . euro - anche alcuni pezzi sale grandi quanto una noce."
Proprio così, i puntini sospensivi al posto di un importo; ovvio che la bozza non è mai stata rivista.
Sono segnali, neanche tanto deboli, ma vistosi alquanto, del momento critico della direzione di Cernilli ? Oppure, caro direttore Bonilli, cos'altro ?
"svolta enologica"!? nel senso che influenzerà il modo di fare vino? addirittura? forse voleva dire "editoriale"? ah, bè, allora. è un argomento interessante: sono le guide a stimolare il mercato del gusto, o viceversa? se pure il vantaggio sia reciproco, come credo, forse potrebbe avere un impulso da una maggiore flessibilità delle guide stesse, magari la novità sarebbe una guida solo online, aggiornata in tempo reale, interattiva, non più quei malloppi di carta spreconi di risorse forestali che sono già vecchi all'uscita. Secondo Huffington l'editoria di carta è già morta e in Italia non s'è ancora capito.
Si, lo dico: le guide, se influenti, condizionano il modo di fare il vino e quindi se Slow Food sposa totalmente il biodinamico e dintorni la domanda di biodinamico crescerà e così gli articoli dei giornali e il cicaleccio mediatico e di lì a diventare moda poco ci corre.
Non mi sembra di dire cose nuove.
La guida del Gambero Rosso, invece, può solo perdere in influenza e comunque ha ancora un forte marchio e potere, ma non un credito infinito.
Da spettatore, mi sembra che Espresso pregusti la posibilità di un nuovo spazio commerciale che si creerà con la fine del GR.
Secondo me, se così fosse, la previsione mi sembra azzardata, anche perchè sul futuro del GR sarebbe come fare i conti senza l'Oste che lascio a voi intendere chi sia.
Vincenzo, hai perfettamente ragione.
anni luce dallo storico primo numero e dalla direzione Bonilli.
la grafica rivoluzionaria ed elegante del Gambero si è appiattita.
E' proprio una storia che all'incontrario va...
Vincenzo, la sciatteria con cui viene pubblicato il Gambero Rosso (la rivista) non dipende dalla direzione di Cernilli, perché non è lui che dirige veramente la rivista, ma un consulente editoriale (del sud, ma proveniente da Milano) profumatamente pagato da GRH. La stessa GRH che mette in cassa integrazione 25 dipendenti perché sostiene di non avere i dinei, ma poi li trova per pagare un "consulente" e si permette di avere una rivista con due direttori (unico caso al mondo): Cernilli che rappresenta (per i lettori da far fessi) la continuità con il passato bonillesco e il "consulente" Carlo Ottaviano che deve provvedere a rendere naziolpopolare la rivista (per ora) e le guide prossimamente. Quindi, caro Vincenzo, temo che da ora in avanti assisteremo ad un progressivo impoverimento dei contenuti e all'avanzamento della sciatteria.
sì è vero, gli ultimi numeri del GR sono molto deludenti, e mi dispiace. Per me il Gambero era Bonilli :-)
La frattura s'è consumata per una divergenza nel senso di marcia tra GR e SlowFood. Gr, nato come inserto del manifesto, si occupava della difesa dei consumatori (mi corregga, Bonilli, ma pare che si riferisse al locale dove il gatto e la volpe avevano 'approcciato' pinocchio). Era partito (il GR) da sinistra e, affondando (legittimamente) i suoi interessi nel libero mercato, oggi guarda un po' più a destra. Slow Food, invece, partendo da sinistra (arci gola), rimane ancorata alla linea di difesa del consumatore sostenendo la "vita lenta", l'ambiente, la qualità della vita. E, in linea coi principi della sostenibilità (ambientale e commerciale, oltre che sociale) va ancora più a sinistra.
Questo mio schematismo potrebbe sembrare eccessivo? O in questo si spiega una divergenza di obiettivi ed intenti?
Cordiali saluti
E allora chiedo: quanti lettori ha già perso il Gambero ? Quanti altri ne perderà ? Si hanno notizie vere sul calo delle copie vendute ?
Io condivido: il Gambero era Bonilli
Non mi sembra che il Gambero Rosso sia in Ads, ma dovrebbe vendere sulle 10/15 mila copie
Leggermente fuori tema, scusate "lo sfogo".
Mi ritorna in mente cosa successe qualche anno fa' con Grand gourmet.
Non conosco i motivi per i quali la rivista si "estinse", ma la storia a mio avviso un po' si sta' ripetendo: prima un cambio di formato, poi via via altri "aggiustamenti" ed infine ciao ciao.
Mi rattrista sfogliare la mia rivista preferita e trovarla cosi' banalmente "popolare".
Non riesco a non comprare il gambero, nonostante tante bruttezze.
Mi sento come un marito tradito, che non riesce a dimenticare l'amata.
Vedi, Vincenzo, all'attuale proprietà non interessa affatto se la rivista perde vendite, neanche se le guide vendono meno (e ti assicuro che sia l'una sia le altre perdono anno dopo anno copie vendute e perdono anche pubblicità, quindi in sostanza sono diventate una perdita mentre prima erano una ricchezza). Non interessa perché il vero motivo per cui la nuova proprietà ha scippato il GR a Bonilli è il possesso del MARCHIO "Gambero Rosso", non la linea editoriale, non la ricca storia di ricerca e innovazione. Solo il MARCHIO. E' quello che per loro ha valore e, se gestito in un certo modo (sicuramente con tanto pelo sullo stomaco e possibilmente attingendo a soldi pubblici), può in un medio periodo produrre ricchezza. Ormai l'interesse è utilizzare il MARCHIO Gambero Rosso per espandere e duplicare una struttura figlia del GR: la Città del Gusto. Il forte MARCHIO deve far diventare forte la sua e (prossimamente sue, già c'è quella di Napoli) figlia. Fatto questo, che importanza ha più la rivista, o le guide, o il canale? Vincenzo, in fin dei conti il 2015 con l'Expo di Milano non è lontano. Non trovi?
Io aggiungerei a tutto questo discorso anche il modo in cui è stata trattata la questione Kelablu. Anche se non si hanno particolari sull'uscita di Bernardi (della serie, altro 'divorzio consensuale'...), è arrivata in maniera becera, tenendo fermo il sito per un mese, senza dare spiegazioni e poi con un 'supplente' che tira fuori articoli insulsi.
Aggiungendo le critiche fa Vincenzo alla rivista cartacea, non posso che ricordare con un sorriso quando Cernilli mi spiegava che non potevo criticare il suo operato perché non sono un giornalista professionista. Se i professionisti (magari strapagati) della comunicazione sono
questi...
1 - c'è chi dice che il Gambero perde copie. Perchè il Gambero non risponde? Comunque, sempre meglio meno copie che zero copie. Sbaglio o il giorno prima della rottura con Bonilli i libri sociali stavano finendo in tribunale per la dichiarazione di fallimento?
2 - se il giornale aveva cosi' tanto successo, perché mai era entrato in crisi? di chi la colpa?
3 - destra-sinistra? ma allora a sinistra non abbiamo ancora capito nulla?
4 - il gambero aveva un suo stile grafico splendido, una cifra elegante. Ma ormai non attirava più, era irrimediabilmente vecchio. La soluzione di adesso non è valida. Si discuta, ma non sui piccoli errori. Si discuta di contenuti, di scelte editoriali. Gli errori c'erano (in quantità industriale) ci sono, ci saranno. Sul Gambero come su qualunque giornale.
5 - che noia. Perchè non guardare avanti? Chissenefrega del Gambero. Ha fatto il suo tempo. Lei, direttore Bonilli, ha tutte le capacità, la storia, l'autorevolezza per lanciare un nuovo prodotto. Lo faccia, dimostri stile, eleganza e superiorità e investa nell'impresa quanto riuscirà ad ottenere dalla causa col Gambero.
Domanda per Bonilli: non pensa che il problema del gambero rosso (inteso come rivista) sia stato lo stare in bilico tra investimenti/obiettivi importanti da rivista nazionalpopolare e invece dei contenuti che spesso non lo erano (ultimamente penso a certe schede di vini californiani da 300-400 euro, che con il periodo storico che stiamo vivendo sembrano quasi uno scherzo di cattivo gusto). Insomma, non è che, dopo aver lanciato il giornalismo enogastronomico nel nostro Paese e averlo reso una cosa 'seria', non si è riusciti a espandere la base e a convincere il grande pubblico che il mangiar bene non è tanto questione di andare da Pierangelini e Vissani, ma di comprare prodotti di qualità, che oltre alla gola servono anche per vivere con una salute migliore?
In questi mesi di forzata pausa sto ripensando a molte scelte del Gambero Rosso che, nel bene e nel male, fino al 2006 sono state mie e solo scelte mie.
Se penso al mensile, che aveva mille parti deboli, mille errori, penso però a un prodotto che si è sempre mantenuto diverso da tutti gli altri mensili del settore.
Magari era per un solo articolo, spesso era per gli autori e lo stile di scrittura, altre volte per le scoperte, come per esempio quelle della cucina del nord Europa, fatta con un annetto di anticipo sugli altri grazie ad Andrea Petrini, o l'aver portato per primi Ferran Adrià a conoscenza dei cuochi italiani.
Il grande limite è stato quello di non far funzionare il link tra canale e mensile, potenzialmente una scelta fortissima, ma la Rai su questo è vecchia e arretrata e non è stato possibile e quindi dopo un inizio folgorante del canale, nel 1999, abbiamo adottato l'andatura da gamberi, con i risultati che si vedono oggi.
Credo ci sia molto da ripensare e capire della storia del gambero, ma non mi sembra sia stata una storia banale nè tantomeno una pura storia editoriale.
Bluesman, sinceramente al link tra il marchio a beneficio delle Città del Gusto e l'EXPO 2015 non ci avevo pensato.
Però la domanda diviene un'altra e magari non merita risposta in quanto si andrebbe completamente fuori tema: ma siamo poi sicuri che l'Expo 2015 si farà ?
Non voglio essere menagramo, ma con questa crisi che impazza !
Sul giornalista dottor Cernilli, capitolo apposito si potrebbe aprire.
Ottimo! Direttore, splendido quanto scrive. Il Gambero non è stata una storia banale nè tantomeno solo una storia editoriale. Il suo personale bilancio non può che essere positivo, pur tra i limiti che lei stesso (finalmente) inizia a individuare ed ammettere. E di cui può andare orgoglioso, perché sono suoi e non certo di chi oggi ha raccolto i frutti immeritati della direzione. Certa gente può dire di non aver commesso errori, per l'ovvio motivo che non ne azzardava mai una, che non aveva audacia. E' stata premiata per la prudenza con la direzione, ma è stata punita per la mancanza totale di autorevolezza con l'affiacamento di un consulente che definire consulente è poco e che in redazione e fuori viene riconosciuto come il vero direttore pur cercando, poveruomo, di tenere un basso profilo.
Caro Vincenzo, la tua è una sviolinata gratuita, perché certi errori di impaginazione non mancavano di certo durante l'epoca Bonilli, basta sfogliare alcuni vecchi numeri del mensile per averne la prova! D'altra parte, Bonilli se n'è andato, ma il caporedattore del mensile e gli altri responsabili non sono cambiati!
Mi sono divertito ad andare a scorrere le prime tre pagine dei post di KELABLU, per un totale di 30 post inseriti. Bene, 8 di questi hanno commenti zero, 21 pochi commenti negativi, 1 commenti buoni. Questi numeri dicono che il 3,3% dei post inseriti sono stati graditi (1 su 30), il 26,6% dei post inseriti sono di nullo interesse (8 su 30), il 70% dei post inseriti sono stati derisi, trovati insulsi, inadatti al sito del Gambero.
Tutti i 30 post sono a firma di "ilsupplente" (ma ricordo che quando andavo a scuola il supplente sostituiva per pochi giorni il prof malato, pare che qui invece il supplente sia inamovibile e stabile) cioè, e non credo di svelare un segreto, a firma di Carlo Ottaviano, quello del sud venuto da Milano, "consulente" strapagato che svolge il ruolo di direttore della rivista al posto di Daniele Cernilli, o se volete a firma di Ciccio che ha appena risposto a Vincenzo.
Per la proprietà transitiva, se ilsupplente scrive post che non valgono un tubo su KELABLU, il facente funzione di direttore scrive e fa scrivere cose che non valgono un tubo sulla rivista Gambero Rosso, Ciccio scrive cose che non dicono un tubo sul Blog di Bonilli.
Per farla breve, Vincenzo, non stare a spendere soldi per comprare la rivista, tanto sono soldi buttati perché non vale un tubo
Caro Ciccio, vero è che gli errori erano presenti anche durante la direzione di Bonilli, ma altrettanto vero è che adesso è ben evidente il veloce trend verso un vistoso peggioramento.
Diciamo che tre errori blu più una complicità con un inserzionista importante, tutti sullo stesso numero non li ricordo a mia memoria.
Vero è che potrei sbagliarmi, vero è che leggo il Gambero solo da 14 anni.
Caro Bluesman, circa il suggerimento di non comprare più la rivista, ti dico un fatto personale, e la faccio breve per non annoiare.
Dal 3 marzo vivo negli USA e ci starò fino a tutto ottobre, per motivi di lavoro. Bene, prima di partire, feci un accordo con il mio edicolante, che è un vero amico: mio indirizzo negli USA, una congrua cifra a forfait (salvo conguaglio) ed il suo impegno a spedirmi puntualmente e tempestivamente la rivista.
Mi sa che prima che Aprile sopraggiunga, gli chiederò di ritenersi mio . . . debitore e di non mandarmi la rivista.
Concludo con una domanda aperta: potreste dire di più, se di più sapete, circa questo Carlo Ottaviano, che mi viene da apparentare a sorta di Richelieu; davvero, ma chi è costui ?
Scusate, giusto per chiarire. Qui nessuno sostiene che l'avventura del GR sia stata banale e se anche fossi così idiota da pensarlo, a sto punto non perderei tempo a scriverne qui. Ho però chiesto come mai un'avventura iniziata così bene e diventata un fenomeno anche commerciale (non è una parolaccia!) stia vivendo ora dei problemi notevoli. Il rapporto canale/rivista mi sembra un argomento molto interessante (e mi piacerebbe saperne di più, se Bonilli vorrà), però devo ammettere che le spiegazioni come "le scoperte, come per esempio quelle della cucina del nord Europa, fatta con un annetto di anticipo sugli altri grazie ad Andrea Petrini, o l'aver portato per primi Ferran Adrià a conoscenza dei cuochi italiani" di cui parla Bonilli mi sembra confermino la mia opinione (superficiale perché ovviamente non ero coinvolto in questa avventura, ma forse l'intuizione non era sbagliata), ossia che il Gambero abbia puntato su un pubblico d'elite, ma con investimenti da azienda nazionalpopolare. Ripeto, non è un attacco, sto semplicemente cercando di capire...
Caro Vincenzo, intanto prova a digitare su Google "Carlo Ottaviano" e vedi cosa esce fuori. Te la faccio breve: la proprietà non è quella dichiarata; Paolo Cuccia presta il nome ad un signore che non nomino perché, dice una leggenda metropolitana, porta sfiga. Illo, il facente funzione direttore, non risponde al Direttore Generale, Luigi Salerno, né all'Amministratore Delegato, Sergio Cellini, ma direttamente all'Innominabile. Suo compito è di traghettare la "baracca" alla meno peggio (e il naziolapopolare è ciò che ora paga di più) fino ad arrivare all'obiettivo: fare la grana con lo sfruttamento del MARCHIO. Che ti devo dire di più? E perché Bonilli non interviene?
Stefano
anzitutto i miei complimenti con il distacco con cui riesci a commentare questo argomento che tanto ti ha amareggiato negli ultimi mesi. Io non ne sarei capace.
Condivido l'analisi e gli interventi: penso che abbia pesato il cambio societario e per Slow Food proseguire in questa direzione avrebbe significato fare da foglia di fico ad un progetto di tipo diverso, legittimo, certo, ma alla fine, come dire, più esplicitamente maroniano.
Quanto a Kela,è la conferma dei nuovi padroni del vapore di comprendere la specificità e l'importantanza dei beni immateriali. Come ho avuto modo di scrivere, vogliono trasformare i giornali in fabbriche di pummarole. In nome della redditività, eccettera, eccetera.
Non compriamo più il Gambero. Concordo. Ma per carità, giriamo anche pagina, guardiamo avanti. Se ci riusciamo.
Scusate, innanzitutto ho aggiunto una p visto che c'è anche un Vincenzo.
Mi sembra, e Bonilli potrà facilmente smentirmi, che la rivista non abbia mai venduto tantissimo in edicola. Comunque meno di riviste tipo Verde Oggi che faceva turismo enogastronomico tanto per citarne una.
Il marchio GR quindi è sempre stato il vero asset tanto che il canale ha funzionato da subito grazie all'effetto trascinamento. La notorietà del marchio GR è sempre stata superiore alla quantità di copie vendute: in pratica molti non lo avevano mai letto ma sanno cos'era. Forse l'errore maggiore, che individua lo stesso Bonilli, è stata la mancanza del link tra canale e rivista - soprattutto per i risvolti di rendimento pubblicitario - cui aggiungerei sommessamente una città del gusto che, oltre ad avere un marchio diverso, è diventato un set televisivo facendo perdere l'aspetto naturale/tradizionale che in molti apprezzavano. Lo scotto maggiore pagato a un processo di industrializzazione della linea editoriale che ha finito per abbandonare l'idea originaria. Quando poi è cresciuta la necessità della raccolta pubblicitaria per sostenere tutta la struttura(e) ecco che tutto è diventato più difficile per una concessionaria votata al prodotto ma dimensionalmente piccola e alle prese con tariffe di pagina e di passaggio forse non all'altezza delle aspettative di marchio. Un errore su cui penso Bonilli stia riflettendo anche in vista di un nuovo modello di business che sembra trasparire da alcuni sondaggi in questo blog. Quanto alle commistioni innominabile-pubblicità-produzione di vini-sfruttamento marchi ecc non c'è da scandalizzarsi: esistono altri esempi, purtroppo.
La mia prima lettura sull'ottaviano corrispondeva abbastanza a quella di bluesman (ricordiamoci che costui andava in giro, già a ottobre, presentandosi come, cito, 'direttore del gambero rosso') se non che un suo conterraneo siciliano me l'ha successivamente descritto come uomo non di pugno, dai numerosi fallimenti, insomma un debole, che sarebbe stato assunto per sfoltire il prato (e mi pare sia stato fatto), per poi esser liquidato anche lui nel momento in cui servirà una linea editoriale più forte. Uno che executa insomma, ma che non è in grado, da solo, di tenere in pugno una situazione, per non dire crearla. In ogni caso, al momento di scegliere una ''spalla'' per Cernilli, aver preferito un Ottaviano a candidati parecchio più forti parla da sé.
Vincenzo p consentimi un paragone un po' estremo, forse azzardato, che però mi consente di esprimere quello che mi frulla in testa e le sensazioni che provo.
Se un gruppo di finanzieri d'assalto e senza troppi scrupoli si dovesse impossessare dell'Istituto Enciclopedico Treccani, la sede del sapere italiano, e facesse fuori Rita Levi-Montalcini per sostituirla con il Sig. Bignami (sì, quello dei manualetti scolastici, di basso livello ma di vasta diffusione che consentono di realizzare il guadagno), se succedesse questo, tu diresti: "non c'è da scandalizzarsi: esistono altri esempi, purtroppo."?
O se dei commercianti mettessero le mani sulla Biblioteca (bellissima, vi consiglio una visita) dell'Abbazia di Farfa per trasformarla in un Remainder's dopo aver fatto sloggiare i Monaci Benedettini, tu diresti: "non c'è da scandalizzarsi: esistono altri esempi, purtroppo."? Spero di no.
Io per conto mio rivendico il "diritto all'indignazione" per dover assistere a tale abbassamento del livello sia giornalistico sia culturale operato da personaggi che nulla hanno a che spartire con la storia del Gambero Rosso, finanzieri e banchieri (vedi Dagospia di ieri) che hanno a cuore null'altro che l'infoltimento del proprio portafoglio e che si servono di personaggi di piccolo calibro (concordo con Noodlesoup) per raggiungere i loro meschini interessi.
Qui siamo tutti anonimi e tutti possiamo liberamente esprimere il nostro parere, grazie all'ospitalità di Bonilli. Però sarebbe giusto moderare i toni quando parliamo di persone, visto che ne abbiamo preso di mira una. ... Se poi lui -anzi "iddu", visto che a quanto pare è siciliano- fosse uno per bene? Ma perché non risponde? e perché non replica neanche Cernilli, che fino a prova contraria firma il giornale come direttore responsabile? A meno che anche a Cernilli fanno piacere questi attacchi al suo "consulente".
be l'ultimo numero del gambero rispetto al primo è migliore...ma non decolla mi piaceva più con bonilli... più elastico più moderno ma troppo succinto
comunque caro bonilli ci faccia un bel discorso su sto divorzio e dimmi il tuo pensiero sul futuro dei due
Caro Anonimo, qui non è in discussione la singola persona, che altro non è che un banale strumento in mano alla proprietà e viene usato per raggiungere gli scopi che ho tentato di esporre prima. Per conto mio sto esprimendo il mio rammarico che anche questa avventura del Gambero Rosso, nata pulita e ricca di idee e di proposte, sia finita in mano a individui che nulla hanno da spartire con la sua storia, che la stanno velocemente svilendo per renderla il solito strumento speculativo. Il risultato è che è stato tolto, a chi seguiva da anni con interesse il Gambero, il piacere di un ring in cui prevaleva l'intelligenza e la ricerca del nuovo, per sostituirlo con l'ennesimo contenitore dove tutto fa brodo (come i programmi televisivi della domenica pomeriggio, per intenderci). Se a questo poi aggiungi la volgarità con cui è stato fatto fuori Bonilli dalla proprietà prima e da direttore poi, vedi a che punto di coattume si è arrivati.
Perché dici che il siculo non risponde? Ha risposto con lo pseudonimo di Cicco (vedi sopra).
Forse hai ragione tu, Cernilli ha tutto da guadagnare da questi attacchi al "facente funzione di direttore". Magari, ora, avrebbe voglia di liberarsene, chissà, prova a domandarglielo attraverso il sito del Gambero eh eh!!!
Ma se, per ipotesi, il siculo fosse rimandato a Milano, Cernilli dovrebbe davvero dirigere la rivista e dove troverebbe il tempo per la guida dei Vini che ora, dopo l'abbandono di Slow Food, è tutta sulle sue spalle?
A proposito, perché Slow Food ha abbondanato il carro della guida dei vini, visto che è una gallina dalle uova d'oro? Sarà mica per caso perché sentiva puzza di marcio intorno alla vera proprietà? Forse non intendeva rischiare di sporcarsi le mani? Sarebbe carino che Piumatti (cocuratore della guida per parte di Slow Fodd fino all'ultima edizione) ci dicesse qualcosa a questo proposito.
Capisco il tuo ragionamento. E capisco anche che il povero siculo è la classica vittima da effetti collaterali, stritolato in queste polemiche dove chiunque puo' attribuirgli tutto e il contrario di tutto. Anche l'essere Ciccio, come scrivi tu. Ma perché no allora Marco (pensavo fosse Bolasco?) che ha scritto che l'ultimo numero è migliore anche se non decolla. O potrei essere io (giuro: non lo sono), oppure tu (e quindi si tratterebbe di un masochista). Io, come te e come gli altri che scriviamo qui orfano del miglior Gambero, orfano di Bonilli, orfano di tutto ciò che è stato e che è finito male, mi dico però che è tempo di guardare avanti, di elaborare il lutto, di capire come ripartire (ma il Direttore Bonilli, ci dovrebbe dire cosa pensa).
È un silenzio che definerei arrogante quello di tutte le persone chiamate in causa in questi post.
Sì, il discorso dello sfruttamento del marchio GR regge ma cosa ne pensate del fatto che, dietro la fiduciaria che oggi è proprietaria, dicono si celino figure come Zonin, Panerai e altri del settore vinicolo?
Se è vero, alla faccia del conflitto d'interessi... :)
Intanto darei per scontato che ciò che dici è vero. La presenza di queste persone nella proprietà di GRH è probabilmente alla base della decisione di Slow Food di uscire dalla coedizione della guida dei vini. Ma il vero interesse dei due da te menzionati non è quello di vedersi aggiudicati i 3 bicchieri. Li avevano anche prima, pure meritatamente. La cosa interessante per loro è il vantaggio economico che possono trarre dallo sfruttamento del MARCHIO, svuotandolo dei suoi contenuti originari, svilendolo e uniformandolo ai livelli più bassi, con operazioni di bassa macelleria. Basta vedere gli ultimi due numeri della rivista nel nuovo progetto grafico
(a proposito avete visto il colophon del numero di febbraio? Dice: Progetto grafico di Susanna Gulinucci, Carlo Ottaviano e ER/Enrico Radaelli. Se andate al sito: http://vino24.tv/post/553/grandi-cru-ditalia-il-libro-sui-migliori-vini-ditalia trovate la seguente notizia: "Enrico Redaelli. E’ stato art director di vari magazine tra cui Capital. Oggi ha un suo studio, ER Creativity, che lavora per i principali editori italiani." E Capital è uno dei periodici di Class Editori, di proprietà di Panerai. E il cerchio si chiude)
scusate il lungo inciso
basta vedere l'opera di pulizia fra i dipendenti (25 in cassa integrazione), basta vedere la levatura professionale di chi è stato chiamato come consulente "facente funzione di direttore". Per non annoiare, il resto delle mie considerazioni sulle finalità della nuova proprietà le puoi trovare nei miei precedenti interventi su questo post.
Non posso fare a meno di segnalarvi questa chicca: su KELABLU, nel titolino, Oliviero Tascani è diventato Olivieri Toscana.
Roba da Striscia la notizia!
http://www.gamberorosso.it/article?product=1768&id=212297
Pardon. Mi ci metto anch'io...
Errata corrige: è diventato Oliviero Toscana
Probabilmente è il nome d'arte per evidenziare la provenienza del vino (scheeerzo). Ma ad essere proprio precisi nel post 39 hai scritto anche Oliviero Tascani... :-P
Troppo bello!!
KELABLU sempre di oggi. Il secondo titolino recita così:
Carlo 'Inghilterra denunciato per avere spacciato come "miracoloso" una crema di carciofi
Ma insomma, ilsupplente, che fine ha fatto la "d" prima dell'apostrofo? Lo sai che la parola "crema" è un sostantivo di genere femminile e che quindi va scritto "miracolosa" e non "miracoloso"? Suvvia, qui non ne azzeccate una!
Hai ragione, e mi fa piacere che me lo fai simpaticamente notare. Ma qui siamo a chiacchierare fra privati, fra noi. Kelablu è il blog dei GRH. Se il blog ha tre errori in due titoli, perché la rivista dovrebbe essere meno sciatta?
Guarda che non sto difendendo gli errori sul Gambero Rosso (rivista o blog) né quelli su qualunque altra rivista o quotidiano - dato che se ne vedono sempre di più e anche a me danno fastidio dato che è il loro mestiere. Ho soltanto trovato decisamente buffo che in un commento scritto per far notare un errore tu avessi fatto un altro errore e scrivendo il nome in modo ancora diverso! :-)))
Ma non me la sono presa affatto, anzi mi ci sono divertito anch'io! :-)))
che la gentile gumbo non voglia infierire è un bel gesto..; che ci si sia divertito le fa onore ; che ci abbia fatto una piccola figura di m... è pero' un dato di fatto.
Gentile ed educato. Davvero
grazie, non doveva.
@ TheBluesman, il mio commento sullo scandalizzarsi era ironico: un blog come questo ci aiuta a comprendere e a decidere (ovviamente proponendo la "verità").
Enrico Redaelli è un professionista che ha lavorato per svariati editori. Il gruppo class penso sia un ottimo cliente per chi disegna riviste ;-)
Per quanto riguarda il marchio, vedremo se riuscirà l'operazione di intendere un certo modo di bere vino al GR piuttosto che all'Espresso come indicava Bonilli.
Non vorrei sembrare pignolo, ma per il nome che porto ci tengo a precisare che il grande artista che citi nel tuo nome sichiamava Muddy Waters .-))
Questo blog non è un terreno per scorrerie di gente che firma al posto di un altro e quindi ho cancellato gli ultimi tre commenti.
ma direttore, le scorrerie e le falsità sono consentite solo a chi si cela dietro pseudonimi.
Bonilli, come mai ieri i messaggi di The Bluesman apparivano dentro i riquadri come è prerogativa solo per chi su quel sito ne è amministratore.
Gliela faccio breve.
Lei è the Bluesman.
E' lei che semina il terreno firmando al posto di un altro e poi si lamenta che lo facciano altri?
Sottoscrivo.
Specie da chi dovrebbe dare l'esempio e invece preme solo censurare...
Semplice, il webmaster è intervenuto - era la prima volta in sei anni che appariva il rosa - e si è scoperto che una combinazione di parole fa uscire il rosa.
Io, come si vede anche qui, appaio sempre in altro modo e non ho certo bisogno di inventarmi un nome falso per dire ciò che penso.
Non solo due miei messaggi apparivano riquadrati, ma anche con un fondino rosso chiaro. Me lo sono domadato anch'io il perché. Però ti posso assicurare che si tratta di un errore del server (si dice così?) e che il povero Bonilli non c'entra affatto. Sarebbe stupido da parte sua fare una cosa del genere. Che vantaggio ne trarrebbe? La storia del suo blog testimonia che è orientato verso altre mete che mettere zizzania. Da che seguo l'attività di Bonilli non l'ho mai visto censurare nessuno. Considera pure che i post cancellati erano chiaramente falsi perché andavano contro i componenti della redazione, che io stimo e che penso siano le vittime di tutta questa storia. Del Bufalo devi cercare altrove.
Ma vi rendete conto che siete assolutamente avvitati su voi stessi? poi di quale solidarietà parla Bonilli? Ci ha lasciato in una vasca di merda: prima costruendo un castello di sabbia, poifacendo entrare lui nel gambero gli stessi che adesso critica e infine andandosene ben pagato (checché ne dica). Ma va! la genialità di Stefano non si discute, ma la credibilità e la serietà sono ben altre cose. E la verità è che oggi stiamo pagando il prezzo della sua megalomania. Provata, più di tutto, da questo blog che interessa solo noi quattro gatti (100-200? le firme ricorrenti sono 20, non di più) .
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