06
Mar 2009
ore 18:00
ore 18:00
Slow Food lascia Gambero Rosso, fine di una storia

Slow Food lascia il Gambero Rosso e dall'anno prossimo farà una sua guida dei vini.
La notizia, lanciata dal blog di Francesco Arrigoni - un giornalista del Corriere della sera, ex Gambero Rosso - è rimbalzata con grande eco nella blogosfera e nel mondo delle aziende vinicole.
E' la fine di una storia che ha segnato il mondo del vino italiano.
La storia era iniziata nel 1985.
Carlo Petrini, Gigi Piumatti e Stefano Bonilli si erano incontrati a una manifestazione dove Guccini e Bonilli erano i premiati e Petrini e Piumatti quelli che assegnavano il premio.
Si era parlato di progetti, di cose da fare insieme e così, l'anno seguente, quando ho progettato insieme con Piergiorgio Maoloni il Gambero Rosso, un supplemento elegante e innovativo da far uscire col manifesto, il legame con la allora Arci Gola era già operativo.
Per fare il primo numero del Gambero Rosso, uscito in edicola il 16 dicembre del 1986, ho reclutato un giovane insegnante delle scuole medie, grande appassionato di vino, Daniele Cernilli.
Così è iniziata l'esperienza di un gruppo che per una ventina d'anni ha operato nel mondo del cibo e del vino lasciando una traccia importante.
La guida dei vini è nata nel 1987 a Bra, in una riunione dove a Petrini, Piumatti e Bonilli si era aggiunto Cernilli.
Nel 1986 io lavoravo a Rai2 e per il settimanale Di Tasca Nostra avevo seguito tutta la vicenda del metanolo e era stato con una troupe a Narzole, dove i Ciravegna avevano prodotto i bottiglioni di vino carichi di metanolo.
Un' esperienza choccante per me e per gli amici di Arci Gola di Bra.
Per questo, mentre il mondo del vino tentava di ripartire dopo uno scandalo che aveva azzerato le esportazioni, abbiamo pensato di fare una guida dei vini.
L'idea era quella di raccontare la storia delle persone che stavano dietro a un vino e a un'etichetta senza condizionamenti ma pensando al consumatore.
Anche il progetto grafico della guida era assolutamente innovativo: un
fuori formato rettangolare, una grafica essenziale e chiara, in testa
il nome dell'azienda, poi una colanna di testo e infine il nome dei
vini e la classificazione in uno, due e tre bicchieri.
Una guida vera, giovane, fatta sul campo da appassionati.
I voti in bicchieri è stata una proposta di Cernilli che aveva visto una guida spagnola che usava quella simbologia.
Tutti eravamo in una certa misura figli di Gino Veronelli ma Gambero Rosso e Arci Gola introducevano al mondo del vino quella parte di giovani e appassionati che incominciavano a guardare con attenzione il bere di qualità e non più di quantità.
Fu una rivoluzione perché la guida nasceva con un occhio attento a cogliere i nuovi produttori e valorizzare i grandi classici.
La prima edizione a cura di Daniele Cernilli e Carlo Petrini, recensiva 500 cantine e 1500 vini e la presentazione avvenne a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, con successivo pranzo all'Enoteca Pinchiorri.
Ricordo che quel giorno noi giovani di belle speranze guardavamo con stupore tutti i grandi del vino che erano venuti alla premiazione.
C'erano Aldo Conterno, Piero Antinori, Carlo Hauner, c'era Sergio Manetti di Monte Vertine, Massimo Martinelli, Giorgio Rivetti, Elio Altare, c'erano, insomma, nomi storici e piccoli, grandi produttori che stavano rivoluzionando il modo di produrre.
Iniziava una rivoluzione che ha portato tante novità, un vero boom del settore, molti eccessi come sempre accade quando le crescite sono impetuose, ma anche una moltiplicazione di cantine e bottiglie di qualità assoluta.
Ben presto "Tre Bicchieri" divenne una classificazione riconosciuta a livello internazionale e la premiazione annuale della guida il più importante evento italiano del settore.
Ben presto iniziarono anche le polemiche, mai cessate e fino a oggi.
Si cambia, finisce un'epoca.
Non so se il mondo del vino sia migliore o peggiore di un tempo, certamente è un mondo profondamente cambiato, e così il mondo dei consumatori.
Una guida vera, giovane, fatta sul campo da appassionati.
I voti in bicchieri è stata una proposta di Cernilli che aveva visto una guida spagnola che usava quella simbologia.
Tutti eravamo in una certa misura figli di Gino Veronelli ma Gambero Rosso e Arci Gola introducevano al mondo del vino quella parte di giovani e appassionati che incominciavano a guardare con attenzione il bere di qualità e non più di quantità.
Fu una rivoluzione perché la guida nasceva con un occhio attento a cogliere i nuovi produttori e valorizzare i grandi classici.
La prima edizione a cura di Daniele Cernilli e Carlo Petrini, recensiva 500 cantine e 1500 vini e la presentazione avvenne a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, con successivo pranzo all'Enoteca Pinchiorri.
Ricordo che quel giorno noi giovani di belle speranze guardavamo con stupore tutti i grandi del vino che erano venuti alla premiazione.
C'erano Aldo Conterno, Piero Antinori, Carlo Hauner, c'era Sergio Manetti di Monte Vertine, Massimo Martinelli, Giorgio Rivetti, Elio Altare, c'erano, insomma, nomi storici e piccoli, grandi produttori che stavano rivoluzionando il modo di produrre.
Iniziava una rivoluzione che ha portato tante novità, un vero boom del settore, molti eccessi come sempre accade quando le crescite sono impetuose, ma anche una moltiplicazione di cantine e bottiglie di qualità assoluta.
Ben presto "Tre Bicchieri" divenne una classificazione riconosciuta a livello internazionale e la premiazione annuale della guida il più importante evento italiano del settore.
Ben presto iniziarono anche le polemiche, mai cessate e fino a oggi.
Si cambia, finisce un'epoca.
Non so se il mondo del vino sia migliore o peggiore di un tempo, certamente è un mondo profondamente cambiato, e così il mondo dei consumatori.








il metodo è sempre il mio, quindi spiccio e diretto: a me Cernilli mi è sempre stato sui cabasisi, cosi' a NASO, e mi è sempre sembrata una persone non vera. Petrini esattamente il contrario. non ho capito se Petrini cosi facendo vince la partita o la perde ma comunque per quanto mi riguarda la vince anche se la perde. si lo so . detta cosi' vuol dire farla semplice. lascio lo spazio a persone piu' competenti di me. spicciatevi ad intervenire, perchè non vorrei essere ripreso anche in questo post. saluti "paranoici " ebuon fine settimana a tutti.
Sarà forse il segno che "Il Gambero Rosso" sta proprio prendendo cattive strade?
Quella che poteva sembrare davvero una bibbia dei vini, adesso non ci sarà più e sarà ancora più difficile capire dove sta il giusto.
Secondo me la guida è e resta più Gambero Rosso che Slow Food. Continuerà ad avere successo perchè reputo Cernilli nel suo campo davvero bravo. Slow Food continuerà a fare la sua guida al vino low cost. E soprattutto, tutti sopravviveremo!
Ad Majora
Finalmente salta fuori il consumatore che per qualcuno non è mai stato al primo posto, anzi (sembra un paradosso). A volte si ha l’impressione che alcuni giornali o riviste non sono realizzate per esaltare il lettore, né per conquistarne di nuovi. Che roba, eh! E certamente colui che consuma è stanco dei soliti prodotti editoriali e non solo da noi, ma ovunque si legga.
Questo è un ottimo post per riflettere!
C'è un solo arco che si regge senza chiave di volta.
Una lunga strada e' stata fatta, e il mondo del vino e' cambiato, in parte anche per voi.
Io che ho iniziato a fare vino nel 1998 mi ricordo bene che cosa volesse dire la guida dei vini allora. Mi ricordo ancora che alla prima uscita dei miei vini andai con mia moglie a Torino alla presentazione della guida, doveva essere il 2000 o il 1999 non ricordo. La guida non era ancora in edicola, si poteva comprare solo li per quel giorno. Mi ricordo che la comprai subito appena entrato nel palazzo dove si teneva la manifestazione, mentre toglievo il cellophane mia moglie mi guardava con apprensione, e appena visto che al primo colpo la mia azienda conquistava la scheda grande, mia moglie scoppio' a piangere un pianto liberatorio.
Detto oggi fa ridere, pero' erano sensazioni vere e anche belle. Oggi tutto sembra meno esaltante, forse c'e' n'e' bisogno per correggere gli eccessi del passato (eccessi da parte di tutti). Sicuramente i vini sono migliori, le idee sono piu' chiare, la strada ancora lunga. Servono nuove menti in grado di dare quella spinta che voi deste nel 1985, per fare ancora un pezzo di strada assieme per i prossimi venti anni, possibilmente meglio di prima, sapendo che il vino italiano ha bisogno di 50 anni ancora per diventare quello che i grandi francesi sono oggi, ma che alla fine della strada ci saranno grandi soddisfazioni per chi alla fine ha amore di questo lavoro e di questo prodotto un pochino magico.
Bella la storia di questi ultimi 25 anni, però mi piacerebbe sapere da Bonilli anche un'opinione su quello che avviene adesso e magari su qualche retroscena di una scelta che comunque, nel suo ambito, è decisamente importante...
Penso che impazzirei di gioia se un giorno decidessi di scrivere l'Italia degli ultimi decenni attraverso la tua storia che si interseca con molte vicende del paese e inevitabilmente s'intreccia con la storia di molti di noi. I memorabili incontri che hai fatto, le esperienze, gli azzardi, le scelte. Una storia italiana un po' più vera, un po' più appassionata e gustosa di quelle prodotte fino ad oggi. Una storia di nascita di etichette, di creazione di ricette divenute famose e anche di fallimenti, si. Ci stanno anche quelli. Un'Italia attraverso i tuoi occhi. Un viaggio in treno lungo il paese attraverso fornelli e grappoli d'uva. Diventerebbe un best seller, sai? Si, credo tu lo sappia.
Mi piacerebbe l'idea, chissà che un giorno tu non riesca a moltiplicare il piacere di leggerti in molte altre pagine. Chissà.
Però è bello sperarlo.
:-)
io credo che Bonilli non possa scrivere la storia degli ultimi 25 anni d'Italia riferita al mondo di cui parliamo. o quantomeno non lo possa fare raccontando quella che tu chiami verita'. non perchè ,in fondo, la verità non esiste; ma perchè in quanto tale, purtroppo, costituisce un reato. un reato non penale e nemmeno civile ma un reato di lesa maestà nei confronti dell' "ordine costituito" . quali e quanti compromessi avrà voluto o dovuto assumere ogni volta che fu presa la decisione di innalzare a 3 forchette un ristoratore,per esempio. che ne sappiamo noi delle spade che si saranno incrociate in quei corridoi, in quelle redazioni. è il potere, bellezza. ( lo dico parafrasando l'ultimo libro di Bocca).Bonilli lo vedo un po' come l'Andreotti del mondo gastronomico( con tutto il rispetto per BONILLI). porterà con sè nella tomba( spero almeno dopo il 2050) tutti i suoi ed altrui segreti, che ben conosce.non credo che scriverà quel libro, per onestà intellettuale verso sè stesso e se lo dovesse scrivere credo che troverà il modo di farci capire che sarà qualcosa di godibile si, ma non la "verità", nemmeno la sua verità. Andreotti ha detto chiaramente, poco tempo fa, che non avrebbe mai rivelato certi segreti. Bonilli farà la stessa cosa( dicendolo o non dicendolo non ha importanza). "ci sono cose che voi umani non avete mai visto"... ed in fondo è meglio cosi'.
Io trovo questo commento di cattivo gusto ed anche vagamente offensivo.
Oramai evidentemente non ci sono più remore nello scrivere in pubblico, si pensa che tutto sia lecito.
Per carità non è la stessa cosa ma più o meno è successo qualcosa di simile sul caso Englaro.
Io aspetto con ansia di sapere chi pagherà per aver scritto quello che ha scritto in quei terribili giorni.
Ciao
caso Englaro????? incredibile!!!! NO COMMENT
E' la fine di un'epoca, direi, non di meno.
E il futuro delle guide sarà sempre meno cartaceo.
Però vorrei spezzare molto più di una lancia per la guida Gambero-Slow Food.
So che adesso parlarne male va di moda quanto bere pinot nero e riesling, ma quella guida ha fatto (poco, pochissimo) male e (molto, moltissimo) bene al vino italiano.
Almeno fino a cavallo del millennio.
Dopo mi pare che abbia iniziato a seguire le mode, invece di indicarle, e si sia arroccata su una autoreferenzialità dannosa anzitutto a sè stessa, incapace forse di reagire ad un pubblico sempre più colto e informato.
Quel pubblico figlio suo.
Eh no! Caro direttore, lei non può tacere. Basta con questo mondo dei 'politicamente corretti', e ci dica il suo pensiero. Di questo argomento gliene avevo accennato io, ma riportare 'sic et simpliciter' come é stato pubblicato, senza che lei aggiunga un suo commento a quelli degli altri, ci fa sentire orfani.
L'occasione é ghiotta per dire la sua. E, invece, lei che fa? Fa finta di nulla.
Via l'ipocrisia, ci dica il suo genuino, spontaneo pensiero fuori dai denti.
Cordiali saluti
Enzo C.
Io rimango stupito che i molti protagonisti del mondo del vino non abbiano nulla da dire.
Parlare male della guida è stato uno sport di molti, praticamente tutta gente che è nata e cresciuta con la guida, quindi in molti casi bisogna tirare in ballo Freud, piccoli rancori, gelosie ecc... per capire e decifrare i discorsi.
Ma non c'è dubbio che la guida ha fatto la storia del vino italiano dell'ultimo ventennio.
Poi sono stati fatti errori, ma è normale, mi sarei stupito del contrario, meno normale è il silenzio dei principali protagonisti, la mancanza di commenti a una scelta che segna una svolta, non fosse altro perché cambiano i protagonisti della guida del gambero rosso, fuori Slow Food e dentro chi?
Chi farà il Piemonte? E il Friuli?
E quanto peserà la mancanza di gente come i degustatori di Slow Food, Gigi Piumatti in testa?
Tutti zitti per non disturbare?
L'ho sempre guardato abbastanza da esterno questo mondo del vino, non facevo la guida, non partecipavo alle degustazioni e tanto meno alle valutazioni.
Vedevo però la gente che cambiava, produttori un tempo alla mano diventare macchine da soldi e perdere l'anima, vedevo cambiare il clima.
L'ho scritto negli anni scorsi alcune volte ma era inutile, il mondo del vino è chiuso, un mondo a parte e anche nelle divisioni che si sono create ha scimmiottato il comportamento dei gruppuscoli politici.
Trovo tutto questo ininteressante e molto settario.
Su questa vicenda scriverò più avanti, adesso è troppo presto e io voglio ragionare, non essere strumentale e tanto meno antipatizzante.
In fondo il Gambero Rosso l'ho creato io :-)) e da dire ho molto.
Caro direttore, va bene. Lei dirà più avanti. Però, per quanto lei dice ora, é come se ne facesse una questione di lana caprina, perché fotografa la vicenda sotto una luce specifica (quella del vino), rilegando la vicenda ad un ambito quasi di nicchia. Pongo una domanda usando una metafora: guardiamo al dito o alla luna? Qui, a mio avviso, si consuma un divorzio con un movimento che ha reso maggiore credibilità al gambero rosso, e che negli ultimi tempi perde pezzi importanti che hanno dato lo spirito, l'anima, il cuore ad un modo di fare cibo che va oltre il semplice sfamarsi.
Lei e Petrini (non so quali rapporti vi leghino) rappresentate (con pochi altri) la dimensione umanistica di questo mondo, che certamente pensa alla "produzione", ma lo fa guardando all'essere umano non come una entità astratta. Slow food si é fatto carico di concetti come la 'sostenibilità' dell'ambiente (e non solo), dimostrando una sensibilità nel produrre che li ha resi credibili per le tante battaglie condotte.
Qui non salta una guida. Salta una garanzia, una certificazione.
Sintetizzo il mio pensiero: chi mi fa da mangiare deve essere ovviamente bravo. Ma prima di accettare un piatto devo fidarmi. Dico che Gambero Rosso perde molto in questo senso, e questo é un peccato.
Quando il Sole24 pubblicò pochi anni fa una collana sui filosofi greci mi chiesi: che c'azzecca il giornale della confidustria con il mondo di quelli che camminano guardando con la testa per aria? Franco Tatò con un articolo ne spiegò il motivo: dalla filosofia nascono le idee per le nuove aziende del 2000.
Che questo nuovo gambero rosso stia pensando solo ai bilanci ed alla produzione fine a se stessa? Non hanno letto Tatò in quell'articolo: qualcuno dica loro che senza "filosofia" stanno guardando dietro.
Cordiali saluti
Beh, comunque mi pare che tutto questo sia preso troppo sul serio. Da tutti.
Signori, un pizzico di follia, di ironia, di leggerezza fa sempre bene e in questo momento mi pare che in giro l'aria è piuttosto pesante: non prendiamoci e non prendiamo troppo sul serio questo mondo... per il suo bene. Le invidie, le speculazioni, le bramosie, le divisioni... ora basta. Forse sarà proprio la leggerezza, un ritrovato fresco divertimento, una sottile ironia la miglior arma per affrontare il futuro. Se si ama il vino, si ama e basta.
la foto mi fa sorridere della serie...film...titolo attendi a quei due la vongola uccide ancora... comunque vi lascio anche con una notizia simpatica
Roma, 27 feb. - (Adnkronos) - Incidente durante la registrazione di "Melaverde" (su Retequattro ogni domenica alle 12.10) per Edoardo Raspelli. Il critico gastronomico si trovava a Casalino, nel Basso novarese, per la consueta registrazione settimanale del programma Mediaset quando, durante una pausa, ha deciso di sedersi su una sedia. La sedia, pero', e' crollata sotto il suo peso. Da li', il violento urto della testa di Raspelli contro uno spigolo di cemento. Dopo i primi attimi di panico, il corpulento conduttore e' stato ricoverato in ospedale dove e' stato trattenuto dodici ore in osservazione ed e' stato sottoposto a due Tac. Dopo che gli accertamenti hanno escluso qualsiasi lesione, Raspelli e' tornato al lavoro.
Le azioni slow e gambero sono proprio al ribasso :-))
mi devi dire cosa oggi non è al ribasso!!! solo le veline e i gossip sono in rialzo...è un mondo di fantascienza
La posizione di Cernilli di direttore e curatore della guida era e continua ad essere imbarazzante, per via del palese conflitto d'interessi determinato dall'attività della moglie. Non so se questo fatto sia stato tra le cause che hanno portato Slow Food a decidere per la separazione. Certo ha indotto molti a pensare che la guida fosse meno credibile e meno seria e quindi a non comprarla più. Poi ci sarebbe da discutere intorno alla funzione e alla cifra espressiva di scrive di vino: schede e relazioni di degustazioni implacabilmente uguali e monotone su (quasi) tutte le riviste e le pubblicazioni, un linguaggio denso di tecnicismi ormai abusati e scaduti nel ridicolo ecc. ecc. Ma questa è un'altra storia...
Se eliminiamo i protagonisti del mondo del vino che preferiscono osservare e non commentare, eliminiamo quelli fra noi che questa guida non la compravano neanche prima...mi sa che restano in pochi in grado di dire qualcosa!
Mi sembra strano che rimaniate in pochi visto che era di gran lunga la guida più venduta d'italia.
Il problema é sempre quello, se sei un addetto ai lavori meglio non scoprirsi :-))
Il binomio Gambero-Slow Food si rompe! A chi resta la Guida dei Vini? Chi era il corrotto dei due che "manipolava" il mondo del vino? Quale metà equilibrava i giudizi? Oppure entrambe lavoravano in buona fede? (Come spero). Leggevo su di un blog che la presenza di slow food sul territorio era molto più capillare del Gambero per cui almeno nella prima selezione era Slow Food che la faceva da padrone! E' vero? Se sì, in caso di Guida dei Vini fatta dal Gambero, giustamente tocca chiedersi chi farà la prima selezione al posto della chiocciola?
Potremmo istituire un gioco non appena avremo la "nuova guida"...della serie trova le sette differenze!!!
Vedremo!!!
Raffaele
nn fa ridere la storia della prima tua uscita sulla guida, bensì commuove, come tutte le storie dietro le quali si intravede una grande passione
Continuo con il Dr. Bonilli la discussione iniziata su www.vinoalvino.org:
Effettivamente sono stato molto sintetico nel mio racconto ma, trattandosi del racconto di fatti oggettivi, non credevo occorressero troppi approfondimenti.
D’altronde ho iniziato mettendo in evidenza che la guida, non certo per merito mio, aveva raggiunto un grande successo e credito sul mercato e tutti i produttori premiati ne avevano tratto dei grandissimi benefici. Il primo errore e’ stato quello di permettere ai produttori di trarre vantaggio indiscriminato ai danni dei consumatori per i premi ricevuti, non si puo’ mica pensare che sia normale arrivare a triplicare o quadruplicare i prezzi in una diecina di anni? Non posso neanche credere che un vino meriti lo steso puntegggio, sia che costi 15 Euro, sia che ne costi 60. Se si lavora per il consumatore (ed ogni guida solo per lui dovrebbe lavorare), occorre essere vigili su questo. In ogni caso, dal mio punto di vista i problemi della Guida, sono cominciati proprio con i suoi successi; tutti volevano gli ambiti Tre Bicchieri, ricchi industriali entravano nel settore perche’ fiutavano il business facile, gli editori si erano impegnati un po troppo finanziariamente in altri investimenti che le entrate delle sole vendite della guida non avrebbero mai potuto coprire. In tutto questo contesto, entrano in scena i possibili conflitti di interesse, con l’editore che comincia a chiedere e vendere pubblicita’, per tutte le sue nuove iniziative editoriali e televisive, i curatori centrali o regionali, fiutano l’affare anche loro ed improvvisamente si creano agenzie di marketing intestate a mogli e parenti stretti, presso le quali i produttori “scaltri” fanno la fila a fare munifiche donazioni per servizi di discutibile valore reale; i premi crescono e la coerenza nelle valutazioni, va a farsi benedire. A tutto questo va aggiunta la pagina dedicata agli enologi super consulenti, che con impressionate dono di obiquita’, riescono a seguire nei critici 20 giorni di vendemmia anche 100 aziende contemporaneamente, esaltando terroir molto lontani ai vigneti delle cantine e molte volte, anche alla ns. nazione. In tutto questo tourbillion di euforia, i vini si trasformano e snaturano, si possono veder premiati un Barolo (esempio casuale) campione di “culturismo” con 40 punti di colore e 40 di estratti secchi, dimenticando le caratteristiche delle uve di provenienza, i produttori di macchine per la concentrazione dei vini fanno affari d’oro e, mentre tutti o quasi godono, il consumatore italiano comincia a diffidare della guida e dei suoi giudizi bizzarri a vantaggio di vini ingiustificatamente carissimi. Sui mercati esteri, questo folle e rozzo inseguimento allo stile del “nuovo mondo”, viene vissuto malissimo dai consumatori che premiano quei vini che certi risultati li raggiungono in modo naturale e quindi mantenedo quell’equilibrio ed elegnza che hanno fatto la fortuna della ns. enologia. Mentre tutti correvano alla conquista/acquisto del premio, il mercato si allontanava definitivamente dalla guida e ne realizzava una nuova e vincente: ” la guida dei vini di successo”, questa non era scritta su cartaceo e, neanche su internet ma, sui dati contabili delle ns. aziende piu’ sane, mentre allo stesso tempo, si sono avuti editori in bolletta e industriali di successo con cantine boutique, piene di premi e ……… di vini!!!!
Per gli amici del Blog, debbo anche concedere un approfondimento speciale al famoso Road Show ideato dal Gambero Rosso (??????) che porta in giro per il mondo e carissimo prezzo (30/40.000Euro cad.) oltre 50 produttori che non paghi delle numerosissime fiere mondiali di settore, delle innmerevoli iniziative dell’ICE (Istituto per il Commecio Estero), Regioni, Camere di Commercio, Provincie, Comuni, Consorzi e. chi piu’ ne ha piu’ ne metta, sentivano il disperatro bisogno di fare questa ulteriore “donazione” al Gambero Rosso.
Se ho commesso degli errori nella mia ricostruzione, saro’ ben felice di discuterne con lei ma, vorrei anche che lei ci facese il favore di dirci chi si cela dietro la proprieta’ di una societa’ che potrebbe ergersi a giudice dei vini dei suoi proprietari.
La ringrazio per una sua risposta, visto che dal fronte Gambero tutto tace!!!
Valentino
Pensate che scenario, il binomio si scinde ed avremo due Guide.
Tre Bicchieri da una parte, Tre Lumache dall'altro?
Carina l'idea della caccia alla differenza... ma mi sembra che tutto l'enigma del futuro delle Guide e del mondo enogastronomico qui in Italia, sia ben lungi dall'essere risolto.
Forse sarà la volta buona che smetteremo di cercare i riferimenti al di fuori di noi e li cominceremo a formare su e dentro di noi... altro che Guide... Tre Bicchieri, Tre Forchette, Du' Stuzzicadenti... speriamo di approdare a un modo più semplice: "M'arisurta", "M'arimbarza". Basta.
Rasoio di Occam, altro che storie...
Valentino dice cose false e calunniose con assoluta levità.
Oltre a Valentino esiste anche un cognome?
Sosterrebbe Valentino l'accusa, scritta nero su bianco, che "...gli editori si erano impegnati un po troppo finanziariamente in altri investimenti che le entrate delle sole vendite della guida non avrebbero mai potuto coprire..." di qui la messa in vendita di tutto al miglior offerente, bicchieri, onore, valutazioni ecc... mettendoci la faccia e non l'anonimato?
Perché un certo livello di accuse non è mai lecito se fatto in anonimato, è interessante se discusso e provato, magari non solo su un blog :-))
Caro Bonilli, ironia della sorte proprio ieri sera da Roscioli le chiedevo perche´non pretendere che le persone si qualificassero con nome e cognome sul suo blog con tanto di registrazione obbligatoria per evitare situazioni come questa...lei pero´non mi e´sembrato per niente d´accordo....avra´mica gia´cambiato idea? :-))
L'intervento di questo Valentino fa veramente cadere le braccia.
Molte delle cose che Valentino dice sono innegabili (anche se in pratica difficilmente dimostrabili). Perchè Bonilli non risponde nel merito invece di offendersi e chiedersi solo chi è che scrive?
Alcune cose sono giuste, altre sono malignamente allusive. La libertà di critica è sacra, ma Bonilli fa bene a chiedere al suo visitatore di circostanziare meglio le sue obiezioni e, soprattutto, di firmarsi. Se si scrivono cose "pesanti", secondo me conviene metterci sempre la faccia, anche solo per far capire che si crede a quel che si dice e si ha intenzione di discuterne alla pari. Io credo sia inelegante usare questo modo di fare nella "casa virtuale" di una persona la cui vita è stata caratterizzata da anni da quella guida. Credo sia questo il motivo della reazione di Stefano. E della caduta delle mie opulente braccione...
Innegabili un par di palle, mio caro.
Arriva uno, che ti dà del ladro, in sostanza, e spara queste accuse come fossero dati di fatto e io dovrei rispondere?
E' innegabilmente una sciocchezza, io discuto con le persone serie e non con chi provoca :-))
Io mi riferivo all'innegabilità delle consulenze facili e sospette, al malcostume generato dalla pubblicità, ai vini "pilotati", agli enologi volanti e anche al carrozzone dei road show, non alle sue responsabilità personali (anche se, per citare De Andrè, "per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti"...)
Il commento che le si chiedeva verte su argomenti dunque generali e data la sua pluriennale esperienza, chi meglio di lei può darci un parere?
Io penso che si possano fare dei ragionamenti senza introdurre l'elemento dell'indagine giudiziaria.
Ma il vino è proprio un mondo ormai marcio fin nel profondo, con rancori decennali, disistime ad personam, sette vinicole che sconfessano altre sette vinicole, gente che fa affari e, infine, un pubblico in molti casi che si è montato la testa e pensa di essere fichissimo e con grande palato.
Una miscela che rende una degustazione uno dei luoghi più noiosi della terra, con le solite facce, il solito linguaggio, la solita gestualità e i soliti organizzatori.
Una compagnia di giro che affosserà questo mondo ovvero lo renderà ancora più chiuso.
Bene, questa vicenda, non piccola e non marginale, poteva fornire l'occasione per ragionare e invece i soliti discorsi acidi hanno reso tutto sgradevole.
Amen, e che il mondo del vino affoghi nel suo brodo :-))
Ebbene eccomi!!!!
se il Sig. Bonilli mi da la sua email gli mando subito tutti i miei dati.
A parte questa dovuta presa di responsabilita', mi sarei aspettato che mi venisse detto cosa ho detto di falso, dato che mi sono limitato a ripercorrere un periodo storico citando "fatti" e mie impressioni.
mi viene da chiedere a Bonilli:
1)e' vero che certi vini sono aumentati di prezzo in modo sconsiderato senza che nessuno nella guida se ne accorgesse?
2) e' vero o meno che vi erano le situazioni di conflitto di interessi che ho citato?
3)e' vero o no che esistevano le agenzie di marketing in possiobile conflitto di interessi?
4) e' vero o no che le cantine che avevano i super consulenti erano le piu" premiate?
5)non e' vero che si premiavano vini tradizionalissimi e vini modernissimi?
6)non crede che il Road Show ideato dal Gambero (almeno credo) non sia un modo esoso e ripetitivo di presentarsi sui quei nmercati dove gia' ci si presenta troppe volte, a costi enormemente piu' bassi con i vari enti ed associazioni pubbliche? Non le sembra strano che tutte le aziende vicine al Gambero siano presenti senza troppo entusiasmo?
7) questa e' la cosa principale: Lei trova giusto xhe dietro la proprieta' del Gambero Rosso si nasconda una fiduciaria che, potrebbe celare anche dei produttori dietro di Lei?
Vede, io i miei dati per farle tutelare suoi eventuali diritti glie li do ed anche volentieri, lei pero' potrebbe fare altrettando per permettere sia ai produttori che ai lettori, di sapere da chi e' guidato il giudice che emette "sentenze" cosi' importanti sui vini!
Le cose che le ho detto, non miravano ad offendere ne lei, ne la Guida ma, erano uno spunto interessante per una chiafiricazione dovuta e che, avrebbe potuto mettere la guida al di sopra di ogni sospetto e lei avrebbe potuto se necessario chiarire al meglio la sua buona fede e/o correttezza di valutazioni.
A sua disposizione per ogni ulteriore approfondimento.
Valentino
Quando uno fa il furbetto si comporta così.
Del nome e cognome nessuna traccia, quindi discussione chiusa caro il mio furbetto.
Addio.
Questo, caro Bonilli, è un modo veramente "democristiano" di uscirsene dalla discussione senza prendere posizione nel merito.
Il suo ruolo in questi anni ed in questi eventi è stato troppo importante per non dire nulla. Ha perso un'ottima occasione per chiarire certi lati oscuri agli appassionati della materia.
Peccato...
S'è pure alzato alle 6 del mattino per scriverti... :-)
Se si vuole discutere si inizia in un altro modo.
Io non devo spiegare nulla e tanto meno rispondere a domande che sono da verbale di polizia.
Più che democristiano è un modo civile per non dire invece ma andate...
La posizione di tal Valentino è tipica di quelli che non hanno capito che la guerra è finita. L'epitaffio più secco e sintetico a questo dato di fatto è quello di Francesco Annibali.
Basta, chiuso
Rispondo su un solo punto a Valentino, perché nel mondo del vino ci sono entrata solo 5 minuti fa. Ma ho visitato il Road Show di Amsterdam lo scorso anno da giornalista (e quest'anno lo farò da sommelier) e siccome di eventi del tipo che dice lui ne ho visti(partecipo come interprete e/o comunicatrice a tutti quelli di ICE, ENIT, produttori e consorzi vari che passano da queste parti, e da anni oltretutto, ma anche a quelli professionali che non riguardano solo il vino italiano), magari ha un senso se aggiungo la mia solo su questo punto.
A me è sembrato tuttaltro che superfluo, aggiunge invece moltissimo, riunisce i professionisti e i comunicatori del vino tutto intorno a una serie di produttori di eccellenza. Lo scorso anno ho parlato con tanti produttori e quello che loro riescono a raccontarti di come lavorano e come ci sono arrivati, cos'è il vino per loro, ecco, ci riempi tutta la comunicazione sul prodotto che vuoi.
Il fatto che siano eventi relativamente ridotti come tempi e numeri permette questo contatto personale con tutti, ma il fatto che ciò avvenga sotto un'organizzazione dall'Italia e locale che lavora solo con il vino, offre degli spunti, una reputazione e quindi una selezione dei partecipanti che in altri eventi funziona in modo diverso, ne fa a mio avviso qualcosa di più di una costosa aggiunta ad altri eventi.
Si è imprenditori se si investe sul proprio prodotto e sta ad ogni imprenditore scegliere per sé se al suo prodotto conviene venir presentato al Road show. con gli impegni economici e personali che ciò comporta.
Se il Road how fosse solo un pedaggio da pagare al Gambero Rosso, dietro a quei tavoli ci si metterebbero i tirapiedi, non i proprietari, come ho visto per moltissime aziende.
Su tutte le altre cose di cui si parla qui non entro nel merito perché non ne so nulla.
Per Fortuna Che non mi sono alzato alle 6,00 per scrivere, sono all'estero.
il suo silenzio ed il suo arrampicarsi dietro posizioni da finto arrabbiato, sono una risposta piu' che eloquente e soddisfacente per me e, forse anche per gli altri frequentatori di questo Blog. Le ripeto che se vuole i miei dati (ma gia' li conosce) non ha che da darmi la ua email privata, se non vuole avvalersi della facolta' di non rispondere, anche questo e' nei suoi diritti: se le ho riposto domande che gia' le avevo posto infruttuosamente e venendone oscurato sul sito del Gambero, era solo perche' pensavo che gli eventi avessero cambiato la sua posizione ed il suo modo di porsi ma, vedo che non le hanno insegnato nulla. Rispetto il suo silenzio ma, un giorno, qualcuno dovra' pur rispondere alle mie domande, almeno se vuole continuare a fare il giudice.
Ritengo Luciano Pignataro una persona di altissimo profilo e dalla quale ho tantissimo da apprendere da ogni punto di vista, quello che mi permetto di dire e' che la pagina Bonilli l'ha suo malgrado girata ed io gli auguro sinceramente ogni bene ma, non e' giusto che un certo sistema sia ancora in vigore perche' ci sono perosne che in questo settore mettono in gioco tutto se stessi e la propria vita, e' un peccato partecipare alle gare ad handicap!!!!
Passo e Chiudo
Peccato anche per questa risposta di Luciano. Ma perchè si ha paura di dire le cose come stanno? Conta la sostanza, non il modo. Nessuno vuole fare processi sommari ma su certi episodi e distorsioni sarebbe bene fare luce per il bene di un mondo del vino ormai disamorato.
Se Bonilli non vuole dire la sua, padronissimo. Se invece vuole portare il suo contributo, siamo tutti ad ascoltarlo, in maniera civile.
Solo oggi è uscito il comunicato ufficiale di Slow Food e Gambero Ross che annuncia la separazione, decisione presa un mese fa ma taciuta per poter fare la manifestazione dei tre bicchieri in Usa.
Un comunicato che non spiega perché Slow Food se ne va.
a me sembra che il motivo per cui slow food e gambero si sono separati sia già stato spiegato da Gariglio e Piero Sardo in varie occsioni pubbliche (se non li avete ascoltati ecco qui due loro uscite : http://vinodaburde.simplicissimus.it/2008/12/07/fivi_slow_food_e_guide_e_giudizi_sui_vini_cosa_succeder_il_prossimo_anno/ e http://www.youtube.com/watch?v=OEiwOpfiXCA&feature=channel_page ).
ovvero che Slow food vuole premiare i vini "veri" degli aderenti alla FIVI e simili e non vuole più condurre le degustazioni alla cieca che penalizzano i vini biodinamici naturali e simili ed esaltano i vini fatti dagli enologi, vini che costituiscono l'ossatura dei 3 bicchieri e dell'establishment attuale attorno alle Guide del vino.
Poi ci saranno altre motivazioni meno di teoria e più pratiche ma già queste mi paiono abbastanza pesanti.
Altra considerazione, chiude la guida che ha unificato tutto il mondo del vino ed è un pò come crollasse l'impero romano, ci saranno un pò di barbari (bloggers?) e poi arriveremo anche al Rinascimento (prima o poi).
Come si vede anche in questa discussione, parlare della guida dei vini senza tutto il bagaglio di recriminazioni sembra impossibile eppure sarà necessario se si vuole andare avanti e non creare una spaccatura ancora più profonda.
Vini Veri è un nome che non ha certo l'obiettivo di placare gli animi e credo si passerà da un eccesso all'altro con i nuovi apostoli dei vini biodinamici, dei vini veri, dei vini puri e democratici contrapposti a quelli alla Cotarella, che verrà preso come simbolo di tutti i mali.
Del resto il documentario Mondovino aveva preso Michel Roland-diavolo come esempio di tutti i mali e le storture a livello globale.
Ho conosciuto il regista, venuto alla città del gusto con una tesi già precostituita, una persona veramente sgradevole, per molti, invece, il portatore della verità.
Vedo, per questi motivi, prossimamente la probabilità di un mondo del vino frammentato, diviso da odi e rancori, sempre più simile alla politica, ma a quella peggiore.
Caro Burde, da scienziato trasecolo quando leggo cose come "non vuole più condurre le degustazioni alla cieca che penalizzano i vini biodinamici"
Sarebbe come dire "non e' giusto fare dei test oggettivi alla cieca sulla capacita' dell'omeopatia di guarire davvero perche' cosi' si scoprirebbe che non fa una mazza e la si penalizzerebbe" :-)
mamma mia, prima o poi passera' anche questa ondata medievale....
ma come si fa ad affermare una cosa del genere, le degustazioni alla cieca non penalizzano nessuno, anzi evitano che psiologicamente il degustatore sia portato ad essere più indulgente davanti ad un vino di una grande azienda o davanti ad un vino biologico o bio dinamico. Non è certo colpa della degustazione cieca se i vini bio escono peggio (ma sarà poi vero ?) ma casomai dei produttori !!
mettete in degustazione cieca un paio di vini di Humbrecth Weinbach Deiss e vedrete come d'incanto i punteggi salire !!! tutte aziende biodinamiche, a proposito !
beh anche Romanèe conti sarebbe biodinamico e da giovanissimo magari alla cieca un bel Oltrepò Pavese magari potrebbe batterlo ;-)
e ben gli starebbe ;-)) ;-))
visto quello che costa !!!
Forse in questo caso sarebbe colpa del degustatore che non capisce una mazza :-))
Michel Roland non sarà il diavolo foriero di ogni nefandezza, ma da "Mondovino" esce malissimo, non solo perché cade nelle trappole tesegli dal regista, ma perché risponde con arroganza, perché fornisce di sé l'immagine di un ricco vincente che irride quelli che non entrano nel suo orzzonte di senso (o di non senso), perché si propone come il portavoce di una modernità enologica che molti percepiscono come priva di umanità e di rispetto, verso gli altri e verso l'ambiente. A me sembra che Veronelli a parte (malgrado le molte incogruenze e le tante contraddizioni degli ultimi suoi anni) troppi, quasi tutti, di quelli che hanno fatto massa critica nel mondo del vino negli ultimi vent'anni (giornalisti, compilatori di guide, pseudo esperti con blog incorporato ecc. ecc.) non si siano accorti che da una piccola, ma significativa parte di curiosi ed appassionati, specie giovani e giovanissimi, arrivavano domande precise. Che da quella piccola porzione di aventi comunque diritto al bere potevano giungere stimoli, figli di inquietudine etica e di curiosità. Questo mondo si riconosce in Critical Wine, si identifica negli scritti di veronelli e non i quelli di Cernilli, è attratto dalle implicazioni culturali e sociali, prima che edonistiche, dei vini biodinamici o biologici, preferisce i piccoli produttori testardi, ma con una storia personale viva e pulsante alle macchine da guerra (fornite di super esperti, super consulenti, super enologi, super direttori di marketing) messe in piedi da compagnie multimiliardarie. Ci saranno pure dei furori giacobini, ci staranno i processi sommari ai Cotarella & C., ma c'è una tensione in questa area che mi pare l'unico elemento realmente degno di nota degli ultimi dieci anni e capace di vivificare un mondo incartapecorito, autoreferenziale e slegato da contesti sociali allargati e profondi.
Ma figurarsi se qui il tema è quello di difendere Cernilli, direi che non è proprio la mia propensione.
Io provo a ragionare sull'esistente ma anche sull'evoluzione degli ultimi anni e vedo troppo spesso da parte degli innovatori gesti settari, di arroccamento e di demonizzazione dell'altro, segnali inequivocabili di debolezza, perché nel corso delle degustazioni vere, fatte da palati veri, non è che siano usciti tutti questi capolavori enologici.
Che poi la guida sia invecchiata e con lei i curatori, questo è un altro discorso, ma io non mescolerei i molti piani di discussione nè faccio l'errore di non riconoscere la vivacità e il fermento presenti in Critical Wine, in Vini Veri e in tutto il mondo che ruota attorno alle nuove iniziative.
Io sono curioso e oggi, free e appassionato, più che mai aperto alle novità.
Detesto solo chi vuole riscrivere la storia passata a suo uso e consumo.
... Il Gambero Rosso ha fatto la storia dell'enologia italiana .Sembra un'espressione abbastanza forte o dicutibile? Non direi . Ha sdoganato il vino di qualità da un'era di scandali e vini mediocri ad una di vini dignitosi e in linea con le aspettative del mercato , per non parlare di punte di qualità alta/altissima . Ha fatto ciò creando cultura del buon bere . C'è riuscito? Sì , guardando al fermento oggi esistente fra le varie pubblicazioni e l'interesse che ne nasce. Ci mancherebbe altro che facessi l'elogio a Bonilli sul suo blog , troppo facile , ma faccio fatica a non renderlo elemento chiave in questo processo . Le cose sono poi precipitate , ma ci sta nella realtà della vita .La strada da intraprendere oggi non è quella ,però ,che , tristemente , intravvedo ; quella cioè di monetizzare le situazioni che favorevolmente si sono ricreate nel recente passato . Così come il GR deve riprendere a far divulgazione e proselitismo all'alta enogastronomia , cosa che , ahimé , vedo in leggero regresso , soprattutto nella qualità della proposta ( leggi anche collaborazioni interne od esterne non sempre all'altezza: in soldoni , non ci sono più giornalisti/scrittori che interessano , che divertono , che si pongono in maniera non cattedratica o , scusate il francesismo , pallosa). Ma non è solo problema GR , vedo una deriva anche nell'AIS di specializzazione all'incasso , dai corsi alle iniziative mediatiche, tali da perdere credibilità da parte del sempre più sconcertato , anche se competente , consumatore/lettore . Si arriva al paradosso del "fai da te" più garantito ,forse per accresciuta cultura e consapevolezza , dove prima c'era quasi una delega non scritta e fiduciale verso chi aveva lavorato in un certo modo , cioè assai customer oriented , analizzando le vere esigenze dei clienti/lettori . D'altronde , il successo ottenuto non penso fosse stato così casuale ...