10
Mar 2009
ore 16:10
ore 16:10
Volti nuovi al computer, in tavola e in cantina?
Il ricambio nel mondo dell'enogastronomia?
Volti nuovi in redazione, in cucina e in cantina?
Come in politica, anche nel mondo del gusto guidano sempre i senatori, molti dei quali stanchi e comunque in cucina si cominciano a vedere molti giovani, anche se questa crisi non aiuta, in cantina i giovani fanno fatica a emergere mentre nelle redazioni di giovani non se ne vedono quasi.
Insomma, il ricambio avviene molto lentamente, la gerontocrazia impera.
D'altra parte di giovani pronti a occupare le prime file non ce ne sono molti nel giornalismo enogastronomico, meglio e di più tra i cuochi.
Il vino, come al solito, fa storia a sé
piesse se avete qualche nome da suggerire, ma ben motivato, io sarei curioso.
Volti nuovi in redazione, in cucina e in cantina?
Come in politica, anche nel mondo del gusto guidano sempre i senatori, molti dei quali stanchi e comunque in cucina si cominciano a vedere molti giovani, anche se questa crisi non aiuta, in cantina i giovani fanno fatica a emergere mentre nelle redazioni di giovani non se ne vedono quasi.
Insomma, il ricambio avviene molto lentamente, la gerontocrazia impera.
D'altra parte di giovani pronti a occupare le prime file non ce ne sono molti nel giornalismo enogastronomico, meglio e di più tra i cuochi.
Il vino, come al solito, fa storia a sé
piesse se avete qualche nome da suggerire, ma ben motivato, io sarei curioso.
Stefano Bonilli
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CATEGORIA Pane al pane | TAG cuochi, gerontocrazia, giovani, ricambio
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> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".
Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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in che senso il "vino fa storia a sè"? nel senso che è irrimediabilmente spacciato ? ;-)
Pressappoco :-))
il problema è che i giovani fanno fatica a venir fuori a farsi conoscere , almeno per quanto riguarda i cuochi come il sottoscritto , i senatori rimangono tali e rimaranno tali sicuramente servi più visibilità per i giovani .
Chi è giovane ed ha intrapreso una attività per conto proprio deve lottare tutti i gg con la sopravivenza prima che cercare il modo di farsi luce nel mondo dei cuochi
saluti
andrea
i giovani ci sono e come, ma fanno fatica a emergere. oppure sono considerati mediocri, fatto del tutto da provare, visto che pochissimi anziani concedono loro qualche possibilità. e allora dove sono finiti tutti quei ragazzi che hanno seguito il master gambero, e non solo, la facoltà di scienze gastronomiche?
tutti dicono non c'è na' lira, fai due mesi di stage senza strigere nulla e così via. meglio la cucina, sgobbi ma ti pagano e in fine fare il cuoco sta diventando come fare il calciatore, almeno agli occhi dei media è così. di soluzioni per ora non se ne vedono. aspettiamo di diventare vecchi. sul fronte vino i giovani sono ancora meno, o sei sommelier e allora lavori nei ristoranti, come i ragazzi che stanno in cucina, se no nel mondo della critica enologica è ancora più buio che in quella gastronomica. mentre di produttori trentenni si possono contare sulla punta delle dita.
Bah, nel vino, qualcheduno c'è, però sono mosche bianche, purtroppo, così come nei mestieri di scrittura, in cucina in effetti sono messi meglio, ma credo sia semplicemente fisiologico. Il lato positivo però è che, siccome in questo paese bisogna affaticcarsi il triplo per farsi valere in quanto giovane (cioè, per lavorare, essere a volte anche ascoltato, insomma per passare dalla fase di imprendimento a quella della realizzazione), si potrebbe dedurre che quelli che poi ce la fanno possiedono una carica di grinta spra la norma, il che non guasta, ma questo, ovviamente, 'in teoria'. All'opposto c'è un altrettanto tipico difetto dei 'giovani' e cioè quello di lamentarsi, perché nessuno gli dà spazio, retta, ascolto, e in finis di soccombere al vittimismo, e di non fare nulla. Beh, nessuno regala mai nulla e le cose bisogna guadargnarsele, e forse questo i giovani cuochi l'hanno capito meglio degli omologhi del giornalismo, anche se, probabilmente, su quel versante tutto è da reinventare. Insomma, lo spazio c'è, basta prenderselo, i blog per esempio, sono sicuramente un ottimo modo per iniziare l'abbordaggio, peccato però che nessuno o quasi ci abbia ancora pensato :-)
Sono "sick and tired" di queste storie.
ma voi del gambero 'un c'avevate una scuola? e gli editori enogastronomici quanto investono nei giovani? e quanto li cooptano per paura di farsi fare le scarpe? l'impressione è proprio che la sua generazione, prima ha mandato a casa i padri poi ha fatto peggio. af
A volte si scrive senza sapere, così, per far vedere che si esiste, vero consumazione?
Io al gambero rosso ho messo in piedi le scuole per i giovani e molti di questi sono adesso delle firme in rete e non solo, poi, per fare non solo della teoria ma anche una pratica, ho ceduto la direzione della guida dei ristoranti del gambero rosso, che avevo fondato e diretto sempre io, a un giovane di 31 anni.
In giro non ho visto nulla di simile e credo proprio che non lo vedrò e il fatto che non si riesca a discutere di questa materia importante e si debbano invece fare queste notarelle la dice lunga su quanto siamo messi male.
mi fa riflettere che abbia preso le mie considerazioni come un attacco personale: excusatio non petita, accusatio manifesta? chapeau per il suo 31enne, lo dico senza ironia, ma vede il suo tono su quanto io possa non sapere (si sarà riferito a bolasco?) già la dice lunga su come ci si possa approcciare ai giovani in generale. per quanto riguarda l'esistenza, la leggo da tanto tempo e commento ben poco come lei sa bene. poi, per fortuna, sono un giornalista professionista e non campo nè di blog, nè di guide scritte da volontari...
Uno che inizia con "voi del gambero..."
Riflessione: se i "senatori" fossero giovani dentro (sperimentatori, entusiasti, appassionati dei piaceri e non dei poteri che il loro lavoro comporta), la loro persistenza non sarebbe un male.
Nè in questi campi nè altrove ;-)
Ciao Stefano,
cosa intendi per giovani? (nessuna ironia per carità... la domanda è seria) conta il dato anagrafico? A 44 anni si è giovani? O si è giovani in base all'approccio mentale alla vita, alle nuove tecnologie, alla voglia di rimettersi in discussione?
E le autocandidature valgono?
E ci si autocandida o si viene suggeriti, ma per fare cosa?
Si ho capito... troppe domande tutte assieme e in più fatte in piazza... vabbè se puoi risponderne a qualcuna...
Ciao
PS
Ogni riferimento a fatti, persone o circostanze è assolutamente reale e voluto.
Per giovani intendo quello che ho messo tra parentesi: sperimentatori, entusiasti, appassionati dei piaceri e non dei poteri che il loro lavoro comporta.
L'età anagrafica in questo senso non ha importanza.
Se le caratteristiche sono queste... e il compito non è in conflitto con la Guida ai Ristoranti del Gambero io mi candido...
Quando si parte? In valigia metto anche un maglione?
resto in attesa.... :))
Azz... Stefano, ma Bonilli è d'accordo??
Stesse caratteristiche mi candido anch'io...:))
Ma in Italia esiste il giornalismo eno-gastronomico?
Quanti sono quelli che vivono di questo?
Ci sono media che cercano disperatamente professionisti del settore?
La rete ha cambiato un minimo l'andazzo, ma è sufficiente?
Se dovessi dare una risposta andrebbero dallo scetticismo in giù...
Pronto a ricredermi anche sul campo..
Salve Direttore, approfitto di questo suo post per chiederle un consiglio da "senatore" del settore... Sono una ventinovenne appassionata di cucina (che segue "virtualmente" Sigrid e non solo, sperimentando più che può tutte le sue ricette) e di vino (con un "quasi" suocero proprietario di un'enoteca e un corso da apprendista degustatrice in atto) che però nella vita si occupa di tutt'altro (sono una programmatrice software). Da poco ho deciso di voler "mettere radici" alle passioni che (come succede un po' a tutti) mi ritrovo troppo spesso a trascurare (per via del lavoro "ufficiale"). Il mio sogno sarebbe quello di potermi affiancare ad un "grande" chef e/o ad un "grande" esperto enologo e "rubare" con occhi, orecchie (e con tutti i sensi rimasti!), tutta la conoscenza e l'esperienza possibile... Ma rimanendo coi piedi per terra, la cosa più "raggiungibile" credo sia quella di avvicinarmi al mondo dell'università (obbligatoriamente on line). Nell'ambito dell'enogastronomia, che facoltà mi consiglia di scegliere (ammesso che ce ne sia una adatta e senza obbligo di frequenza)? Grazie della risposta che spero saprà/vorrà darmi. Saluti!
Gentile Bonilli,
é la prima volta che lascio un post, sebbene la segua da molto tempo, perché questa volta mi sento particolarmente toccata dal tema. Sono una studentessa di 23 anni, sto seguendo la specializzazione dopo la prima laurea in Scienze Gastronomiche. In questo momento mi trovo a Barcellona, presso la redazione di Apicius -quaderno di alta gastronomia a fare un tirocino. Altri miei compagni di corso sono in giro per l'Europa a fare altre esperienze; ci sentiamo, discutiamo, inventiamo, mangiamo, cuciniamo e progettiamo. Abbiamo tante idee, stiamo conoscendo mezzi e strumenti per poterle mettere in atto. Molti di noi, prima di stare sui libri, hanno lavorato in cucina o in campagna. Ci stiamo formando, insomma. E riguardo al futuro siamo molto, molto fiduciosi.
@Stefania,
ciao scusa non ti conosco ma volevo farti i complimenti, bello il tuo intervento, credo che Bonilli intendesse anche questo parlando di giovani, bello, contagioso il tuo entusiasmo. Realizzate i vostri sogni, concretizzate le vostre idee, non lasciatevi omologare.
Stefania, sono contento di questo tuo intervento perché è la risposta di una ragazza di 23 anni che crede nel futuro, si dà da fare, sogna e fa pratica.
Mi piacerebbe se tu raccontassi la tua esperienza in modo semplice e tranquillo qui sul papero, se mi scrivi all'indirizzo del blog, lo trovi sulla home page, ne parliamo.
Ciao
Dimenticavo, la redazione di Apicius mi ha offerto uno spazio sul sito per raccontare la mia esperienza di gastronomia. Questo é il link http://www.apicius.es/elblogde.php Vi aspetto.
Gentile dott. Bonilli,
dopo aver letto il suo intervento e il post di riccardo ho deciso anche io di intervenire. Sono anche io uno studente dell'Università di Scienze Gastronomiche, ho 25 anni e come Stefania in questo momento sto frequentando la specializzazione. Le ho scritto qualche mese fa per chiederle un consiglio su dove poter fare il mio tirocinio. Ora sono a Londra presso The world of Fine Wine a imparare un po' del giornalismo e dell'editoria enologica e gastronomica. Le idee per il futuro e la voglia di realizzarle ci sono, anche per provare a fare qualcosa di nuovo in questo settore, che come lei ha spesso fatto notare, non è riuscito a stare al passo con i cambiamenti che la cucina, in particolare, ha negli ultimi anni compiuto.
sottovoce, in punta di piedi, una saggia definizione dell'età. Non mia, per carità, bensì di Karl Popper: ognuno ha l'età dei suoi pensieri.
E' così !