09
Apr 2009
ore 13:24

Google e i blog mangiano a sbaffo

< >

Gli editori dei grandi quotidiani americani si sono svegliati e sono passati all'attacco della rete.
La Stampa racconta che Murdoch, che è l'editore del Wall Street Journal e del Times, ha detto: "Dobbiamo smetterla di permettere a Google di rubare i nostri copyright".
E Robert Thompson, il direttore del «Journal», è stato ancora più esplicito del suo capo: "Non c’è dubbio che molti siti web sono veri e propri parassiti, sono come una tenia tecnologica nell’intestino di Internet".
E si torna al peccato originale, a quando, a metà degli anni Novanta, i grandi giornali hanno permesso l'accesso gratuito alle loro pagine.

Pianeta_Google_Randall_Stro.jpgOggi Google News senza spendere un dollaro fornisce un notiziario ricchissimo e guadagna con la pubblicità un mucchio di dollari.
Se pensiamo al mondo del cibo e del vino vediamo che le pagine di Dining & Wine del NYT o quelle Food & Drink del Telegraph o del Guardian sono una miniera di notizie che un po' tutti i blog del settore riprendono a gratis.
Ora gli editori vorrebbero iniziare la guerra per contrastare l'interpretazione della legge sul copyright che dice che citando la fonte si può pubblicare tutto sul web.

Ne abbiamo discusso varie volte: voi pensate che il web gratis e di qualità avrà lunga vita?
Testi e foto pagati, anche poco, trasformerebbero i blog in piccoli e poveri giornaletti mentre il vero problema è quello della grande piovra-google che, come si legge nel libro "Pianeta google - Quanto manca alla conquista totale?" è ormai la Microsoft del Ventunesimo secolo senza le reazioni di insofferenza che c'erano contro Bill Gates.

Randall Stross
Pianeta Google
Sperling & Kupfer
pag 278
€ 20

commenti 30

Direttore, google news non fornisce 'un notiziario ricchissimo', ma due righe per ogni notizia, cliccando sulla notizia si finisce sulla pagina del giornale.

Aggregare due righe e' violazione di copyright? Saranno i tribunali a deciderlo.

Murdoch puo' dire quello che vuole, tanto ormai il trend non si cambia; fa sorridere che tutti si dicono a favore del web a pagamento ma nessuno lo mette in pratica, dato che, a causa di centinaia di siti alternativi gratis, si perderebbero un sacco di contatti.

E' come mettere la tv a pagamento, chi pagherebbe per vedere canale 5? Come si sostiene economicamente canale 5? Come dovrebbe sostenersi un sito web? Possibile che solo alcuni siano capaci di utilizzare le forme giuste di advertising e quelli che non sono capaci invocano iscrizioni e pagamenti?

09 Apr 2009 | ore 13:38

Aggiungo anche che la polemica fatta dal direttore del Journal e' sterile, e' FACILISSIMO impedire a google news di prendere il proprio rss, tra l'altro google lo spiega anche come fare:
http://www.google.com/support/news_pub/bin/topic.py?hl=en&topic=11709

Perche' non lo fanno? Se l'e' mai chiesto? Io qualche risposta ce l'avrei (forse i visitatori da Google gli fanno comodo).

Boston Globe ha citato google per la stessa cosa, Google si e' difesa dicendo che Boston Globe non ha mai impedito a google l'accesso ai propri contenuti, indovini com'e' finita la causa?

09 Apr 2009 | ore 13:45

se passera a pagamento crolleranno molti dei contratti adsl e affini con le compagnie telefoniche...facciano loro

09 Apr 2009 | ore 14:05

Google prende solo quello che gli si dice di prendere. Tutto ciò che è sotto registrazione, escluso esplicitamente tramite il robots.txt (o simili) viene ignorato.

Google News è uno strumento usato pochissimo ma molto, molto utile ai siti di news. In questi giorni ci sta portando il 20% del traffico. Manna dal cielo.

09 Apr 2009 | ore 14:53

Google News è oro per le testate online, non ruba notizie bensì anticipa un titolo e riporta il link alla testata per il proseguimento della lettura.
La testata si trova così ad avere accessi in un numero che da sola non potrebbe mai raggiungere... e sui siti commerciali gli accessi sono soldi.
Inoltre se non si vuole far parte di Google news basta non rendere indicizzabili le pagine desiderate, è una operazione velocissima.

09 Apr 2009 | ore 16:22

C'è spazio per tutti. Il web gratis significa qualità. Farlo diventare a pagamento significa impoverirlo.... La grande piovra google non mi fa paura, se posso continuare a scegliere. Al contrario mi spaventa la volentà degli ex-grandi di riappropriarsi dell'informazione fornendo come garanzia di qualità la disponibilità di capitali... mah!

09 Apr 2009 | ore 16:32

@stefano bonilli
wow darling!
io mi concentrerei sui usc più che sul copyright...

kiss
bd

09 Apr 2009 | ore 16:54

Wow darling! io mi concentrerei piu' sui pusher ... kiss in the box L'e.

09 Apr 2009 | ore 17:17

@l'essenzialista
>io mi concentrerei piuù sui pusher ...

sono la stessa cosa :-)

kiss
bd

09 Apr 2009 | ore 19:20

sorry
volevo scrivere
ugc
kiss
bd

09 Apr 2009 | ore 19:22

Se lasciaste perdere con le idiozie sarei grato.

09 Apr 2009 | ore 19:46

Google ci sta, offre molte facilitazione alla vita online e sicuramente non frega il copyright tout court. Verissimo che sia un ottimo tramite per gli altri siti che da soli non avrebbero tutte quelle visite.
Il punto più interessante secondo me resta quello di capire il perchè, come dice il direttore, "pur essendo la Microsoft del XXI secolo" mancano le "reazioni di insofferenza che c'erano contro Bill Gates". E' davvero dappertutto ormai

09 Apr 2009 | ore 20:54

non credo che parlare della differenza tra user generated content e copyright siano idiozie darling ,in ogni caso tolgo il disturbo...

kiss
bd

09 Apr 2009 | ore 21:30

Non e' la prima volta che Bonilli tira fuori la storia dei contenuti a pagamento, salvo poi evitare di dire la sua nei commenti.

Riguardo il discorso di Google che e' ma Microsoft del XXI secolo, vi invito a ripassare un po' di storia recente, Google permette di non essere indicizzati nel proprio motore di ricerca (o su news.google.com, il 'notiziario ricchissimo'), microsoft non permetteva di disinstallare internet explorer (uno dei motivi per cui ha ricevuto la multa dall'antitrust).

Se il Direttore afferma che Google e' la Microsoft del XXI secolo, sarebbe anche cosa buona, per completezza di informazione, che ci dica per quale motivo lui crede che lo sia, quali sono i punti in comune, basta essere una grande azienda con grandi quote di mercato per essere paragonati a microsoft?

Apple ha grandi quote nel mercato dei lettori mp3 e persegue politiche volte a limitare le liberta' degli utenti (DRM a manetta con ogni nuova versione di ipod o del proprio hardware), perche' il direttore non si sogna di dire che Apple e' la microsoft? Forse perche' e' di moda?

Google ha portato innovazione e molte volte ha spinto anche l'open source all'interno e all'esterno della propria azienda, ha pubblicato paper descrivendo alcune delle proprie tecnologie, ha stipendiato (e stipendia) gente che lavora anche sull'open source. La microsoft ha fatto lo stesso?

Lungi da me voler difendere google, anche loro avranno fatto le loro magagne, e essendo un'azienda, il loro primo scopo e' il profitto, pero' mi pare che sia un attacco gratuito quello a google news, specie considerando che ci si puo' escludere in maniera facilissima, come dicevo sopra.

09 Apr 2009 | ore 23:56

Non lo dico io di una Google piglia tutto, lo dice il libro di cui fornisco copertina e titolo e, mi sembra, il sottotitolo non lascia adito a dubbi.

10 Apr 2009 | ore 00:45

Il problema Bonilli non credo che sia Google ma il modello. Come ha detto bene Antonio basta un istante per bloccare l'indicizzazione del proprio sito, un file di testo da pochi byte nella root principale del sito, nulla di trascendentale, qualsiasi webmaster con due basi lo può fare in pochi secondi.

Il problema credo sia invece il modello attuale di sostentamento di tutte le attività online gratuite e basate su traffico + pubblicità o ibrido traffico + pubblicità + prodotti premium.

Io sarei tendenzialmente per una rete gratuita e libera ma oltre certe dimensioni diventa quasi impossibile reggere. Ho provato ad ampliare un poco qualche giorno fa proprio questo tema:
http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=3765

Un caro saluto, Filippo Ronco

10 Apr 2009 | ore 01:02

Perché io parlo spesso di questi argomenti?
Perché questo è il problema che stanno affrontando le più grandi aziende editoriali del mondo ed è anche un problema che riguarda milioni di utenti.
Sto parlando del cambiamento di natura della rete per la quale non è stato ancora individuato un modello economico: dal tutto gratis si deve passare a qualcosa d'altro e in breve tempo pena lo scadimento di qualità generale.
A me che sono stato giornalista negli ultimi trent'anni, il problema interessa e affascina ma deve interessare anche a chiunque accende un computer e si collega alla rete .
Se poi chi legge queste righe ritiene che sia un modo per individuare il come far pagare dei soldi a chi legge il Papero Giallo, allora lasciamo perdere perché non si è proprio capito cosa sta accadendo nel mondo.
Ripeto: i grandi giornali del mondo sono in una crisi pazzesca e, per esempio, il Corriere della sera e Repubblica stanno valutando di chiudere il Magazine e Il Venerdì perché il crollo della pubblicità ha trasformato le due pubblicazioni in macchine che perdono soldi e con centinaia di giornalisti in sovrannumero.
In questo post ho riportato le voci da oltre Atlantico, Murdochin testa, e rimango sempre stupito nel capire che si pensa che sono cose che non ci riguardano o che il singolo non abbia nulla da dire.
Dei milioni di blog solo pochi "esistono" il resto è invisibile e fastidioso chiacchericcio.

Non sono i blog il problema ma il funzionamento della rete e la sua ormai ineliminabilità dalla nostra vita quotidiana e da quella dei nostri figli.
Provate solo a pensare se si spegnesse "La Rete", pensate alle mail, alla ricerca di qualunque informazione, pensate che per le prossime generazioni La Rete sarà come la luce, come la benzina.
Può continuare ad essere gratis?
Se lo chiedono negli Usa, in Australia e in Sud America.
Forse dovremmo chiedrcelo anche noi :-))

10 Apr 2009 | ore 09:46

Alcuni servizi sono di fatto a costo zeroe a mio avviso rimarranno tali, ad esempio i servizi di email. Riescono a ripagarsi con la pubblicità.

Diverso il caso dei grandi portali di informazione... i giornalisti sono molto costosi, i prodotti devono avere molto appeal e stare sulla notizia con video e foto. Tutta roba che costa.

Nel mondo specialistico invece i contenuti sono già a pagamento. Si pensi agli articoli dell'IEEE o ai corsi online di photoshop.

Molti all'estero pensano che il futuro siano i micropagamenti, sono sostanzialmente d'accordo con loro. Pochi centesimi per leggere un pezzo, qualche euro per un abbonamento, ma il contenuto deve giustificare la spesa... mentre troppo spesso sui nostri portali è tutto un copia incolla.

10 Apr 2009 | ore 10:17

La rete è composta da utenti che condividono il proprio sapere, le proprie esperienze. Per questo scopo è nata e così dovrà rimanere.
I siti commerciali si sono appoggiati successivamente ad una struttura e devono stare alle sue regole. Sono liberissimi di far pagare ciò che vogliono ma non possono certo cambiare la rete.

10 Apr 2009 | ore 10:55

È assurdo che stiamo qui a discutere sui “poveri” giornali “scippati” dei “loro contenuti di qualità”. Quanta gente c’è che non può accedere all’informazione? Quanta gente c’è che non può “generare” informazione? Internet è raggiungibile da molte persone, ma non è per tutti, come al solito i più poveri non possono usufruirne e noi discutiamo se il “povero” Murdoch, che è l'editore del Wall Street Journal e del Times, ha ragione quando dice: "Dobbiamo smetterla di permettere a Google di rubare i nostri copyright".

Io dico basta con questa modo di “produrre informazione di qualità”, sforziamoci di trovare un modo che consenta a bravi giornalisti di guadagnare il giusto facendo arrivare l’informazione di qualità a tutti, ma proprio tutti gratuitamente, perché l’informazione è un diritto!

Esistono giovani che stanno impegnando il loro tempo, le loro risorse finanziarie, la loro creatività per permettere la libera circolazione del sapere!

Come, per esempio, http://www.fpml.it/

“Diversi progetti di legge sono oggi allo studio in Italia per bloccare il peer-2-peer, oscurare i siti scomodi, distruggere la privacy di chi naviga in rete. Eppure la realtà ci dice che 2/3 di tutto il traffico internet sono generati da protocolli p2p. Ogni giorno milioni di onesti cittadini condividono in rete, in privato, senza fini di lucro, ogni tipo di file (musica, film, videogame, software, ebook).
Un'intera generazione di giovani ci stà mostrando che cultura e spettacolo sono qualcosa di più di una merce, che la libera circolazione del sapere ha un valore universale. “

Non so se questo sia il modo migliore ma almeno loro ci provano. Non diamo spazio alle affermazione di uno dei più potenti "detentori" dell'informazione se non per fare delle critiche e proporre delle alternative.

10 Apr 2009 | ore 11:04

Direttore, lavoro anch'io nel mondo dell'editoria e posso testimoniare che il problema della tutela del copyright esiste ed è una delle principali "issues" con cui dobbiamo confrontarci ogni giorno. Al di là del fenomeno Google News (che si sta soltanto affacciando alla nostra attenzione) c'è anche quello delle rassegne stampa che, in modo analogo, cannibalizzano i contenuti editoriali senza riconoscere alcun diritto ai produttori delle notizie.
Sono problemi che hanno moltissime implicazioni e svariate sfaccettature: da un lato sono strumenti di diffusione delle testate (basti pensare ai pessi di giornali che nessuno legge ma che si trovano nelle rassegne) ma dall'altro finiscono col tempo per sostituirsi ai giornali stessi.
Purtroppo l'attenzione a questi temi è minima, basti dire che da almeno un decennio si parla di "legge di riforma dell'editoria" (che dovrebbe definire temi come i reati a mezzo stampa su internet, il diritto di autore ecc.) e si finesce sempre e soltanto per produrre qualche norma spot che ha come unico obiettivo la riduzione dei contributi al settore...
Personalmente non ho un'idea chiara ma penso che il settore editoriale sia strutturalmente molto arretrato e lento a reagire ai cambiamenti indotti dall'avvento delle nuove tecnologie.
Le do solemente un dato: Google ha costituito un ufficio di rappresentanza istituzionale a Bruxelles composto da 8 persone, l'analogo ufficio dell'associazione di categoria degli editori europei ne conta 3...

10 Apr 2009 | ore 11:12

La Rete e' gratis? Non so lei ma io pago profumatamente il mio provider per farmi connettere alla 'Rete' (intorno ai 50 euro al mese), e non mi pare che mai nessuno abbia offerto accesso gratuitamente a Internet. Questo e' quello che dovrebbe essere gratuito, altrimenti sprofondiamo in quello che si chiama digital-divide.

Io capisco che ci sono dei problemi nel mondo dell'editoria, pero' non possiamo dare le colpe a Internet se il corriere o la repubblica sfornano dei magazine che nessuno legge piu'; le case discografiche ci hanno provato, hanno dato la colpa a internet e agli mp3 perche' le vendite dei cd erano diminuite, peccato gli fosse sfuggito che un cd costa sui 20 euro, e non tutti vogliono spendere 20 euro per 10 tracce. Io onestamente sto bene anche senza il venerdi' di repubblica e, paradossalmente, su internet trovo contenuti di migliore qualita' gratuitamente (il nytimes? l'economist? etc).

Forse sono i giornali che dovrebbero riflettere sul proprio modello editoriale, non crede? Un modello che ad oggi si rivela fallimentare, lei si azzarderebbe a dire che l'informazione che produce il corriere della sera o repubblica sia informazione di qualita'? Non parlo dei siti internet, che ormai si sono ridotti a riciclare foto di donne nude per attirare visite, parlo proprio del cartaceo; a chi pensi che interessi l'ennesimo editoriale di piggi' battista che loda il premier o l'ennesimo editoriale di scalfari che dice sempre le stesse cose? (per non parlare delle inchieste sgub di altri cronisti di repubblica).

Ci hanno propinato gli albi per almeno cento anni dicendo che servivano a garantire la qualita', hanno funzionato? Dov'e' questa qualita' che dovevano garantire? Eppure gli albi sono sempre li'.

So che il discorso di google e' qualcosa che riguarda anche l'altra sponda dell'oceano e ultimamente se ne parla tanto, ma starei attento a prendere Murdoch come modello, specie perche' sappiamo che tipo di politiche ha portato avanti, quindi e' inutile che ora si erga a paladino dell'editoria libera e indipendente contro i cattivoni di google.

Il discorso e' semplice, esistevano delle aziende private che si facevano relativamente poca concorrenza, poi ne e' arrivata un'altra che ha lanciato un prodotto migliore e ha canalizzato gli utenti, dando agli utenti proprio quello che volevano (stesso discorso con apple e gli mp3), e le aziende di prima, invece che proporre qualcosa di migliore hanno cominciato a lamentarsi parlando di copyright, pratiche scorrette, blah blah blah, fatto sta che nessun tribunale finora gli ha mai dato ragione, strano no?

Forse queste aziende stanno solo tentando di difendere il loro piccolo orticello messo a repentaglio da cambiamenti a cui non sono in grado di rispondere adeguatamente? Forse le donne nude non sono esattamente il modo di attirare lettori nel quotidiano online (anche perche', mi permetta, ma se cerco donne nude ho siti migliori di repubblica e corriere)?

Forse la redazione di 200 persone oggi non ha piu' senso? Sara' colpa di google? O google sta solo rispondendo a quello che la societa' vuole?

Siccome non siamo, fortunatamente, nel comunismo, le aziende private perseguono il proprio profitto e mi sembra difficile che tutti i giornali online possano diventare a pagamento, per quanto mi riguarda saro' lieto di sostenere i giornali che forniscono informazione gratuita, non perche' io sia un parassita (come sopra, l'accesso lo pago), ma perche' credo che l'informazione debba essere libera per tutti.

E allora ripongo la stessa domanda, quanto paga lei per accedere ai contenuti che guarda in TV? Se ha un decoder satellitare, anche qui, paga l'accesso (esattamente come io pago il mio provider), ci pensa se le chiedessero di versare un micropagamento per ogni show che vede in tv? Di sicuro ci hanno pensato, strano che abbiano scartato questo modello, no?

10 Apr 2009 | ore 11:53

Se voglio vedere i film recenti io, abbonato Sky, devo pagare.
Se voglio vedere il porno, idem.
Se voglio musica devo scaricarla e pagarla da iTunes.
Se voglio notizie prendo quelle dei giornali on line ma sono gratis ed eccezione del WSJ che ti fa vedere solo la home ma poi lo paghi.
La rete è fatta dal sapere delle persone?
Non basta e comunque io ho scritto un post dove si riportano le posizioni dei grandi big dell'editoria, mica la mia adesione, ma anche la posizione di chi dice che chiudono la stalla...
Google non è una semplice azienda, ha ormai in mano il profilo di centinaia di milioni di utenti e discutere di cosa ne fa non mi sembra un esercizio inutile.
Sull'informazione io sarei più cauto, meglio un Corriere della sera così che un quotidiano totalmente omologato, meglio poco che nulla ma l'alternativa non la vedo in rete, per ora, se non in rari casi.

10 Apr 2009 | ore 12:57

Oltre allo scadimento generale - che è tutto da dimostrare - a me sembra più evidente il semplice problema tecnico/strutturale. Per tenere insieme una baracca come YouTube, solo di banda, serve 1 milione di euro al giorno. Entra più di 1 milione di euro al giorno in pubblicità a YouTube ? Se si benissimo, se no il modello non è sostenibile e YouTube presto o tardi dovrà chiudere.

Siccome sono abituato a ragionare con chiunque e a vedere sempre vari livelli di sfumature di grigio e mai tutto bianco o nero, credo anche che la necessità di copertura di un certo volume di spese, a fronte di un servizio utile (parlo di quei siti come YouTube che non vendono nulla eccetto la pubblicità ma offrono un servizio di condivisione) non sia una cosa di cui non si può nemmeno parlare. Tutt'altro. Che poi questa "fee" debba pagarsi al sito direttamente oppure sia compresa nei costi di connessione per via di accordi specifici fatti magari tra i maggiori portali di condivisioni e le telco, questo è un problema relativo e trascurabile: non importa a chi ma quanto.

Discutere di cosa fa google con tutta la mole di dati in suo possesso non è inutile, anzi, sarebbe estremamente affascinante per chi ama la tecnologia e le sue ripercussioni sulla vita sociale. Resta il fatto che al tempo della rete (cioè da qualche tempo fa in poi) il concetto di privacy è stato completamente e di fatto stravolto. E' completamente da rivedere. Non si può far parte del mondo globale e accampare contemporaneamente il diritto alla privacy (non parlo di dati sensibili, parlo di dati anagrafici).

Voglio dire, non ha senso iscriversi ad un social network e poi blindarsi, tanto vale starne fuori. bisogna vedere a chi interessa ancora questo diritto alla privacy, non sono sicuro che sia una priorità per molti ormai.

Scusate la lunghezza, Fil.

10 Apr 2009 | ore 14:52

Bonilli, l'idea di base è corretta, solo che il 'colpevole' che si individua è totalmente sbagliato. Google News è un servizio che permette al tuo sito (se è tra quelli presenti, cosa che per il 99,9% non è così) di aumentare notevolmente le proprie pagine. Per fare un esempio personale, un mio commento agli oscar è stato in testa a Google News per alcune ore e questo ha permesso a quel singolo contenuto di fare più di 10.000 letture. E io dovrei lamentarmi che Google mi porta una marea di lettori che prima non ci conoscevano? Fossi matto...
I veri 'furti' sono quelli di Dagospia, che riprende un articolo intero (e il 90% dei pezzi che escono lì sono di altri, alla faccia di chi lo considera il futuro di Internet) e non procura nessun vantaggio a chi produce quei contenuti. Come dei grandi editori accettino una cosa del genere è incredibile...

10 Apr 2009 | ore 16:18

Scusate, mi inserisco per fare gli Auguri di Buona Pasqua a tutti.
S.

10 Apr 2009 | ore 19:11

La chiusura del Venerdi' di Repubblica (e simili) non mi sembra una perdita letale nel campo dell' informazione. Si parla della qualita' scadente sulla rete: ma che dire delle pagine e pagine di quotidiani, magazines annessi, e periodici? La grande qualita' e' a dir poco evanescente. Non illudiamoci: non e' un Paradiso la cui esistenza viene minacciata. A meno che non venga sostitutito dall'Inferno, non si peggiora.

La chiusura di alcune redazioni e' drammatica per chi ne viene coinvolto. Ma bisogna ammettere che gran parte dell'informazione e' pura duplicazione/omologazione. Dal punto di vista dell'efficienza del mercato e' bene che molte redazioni chiudano.

La preoccupazione per il potere di chi concentra tante informazioni personali, come Google, e' ovviamente legittima (ma vale anche per telefoni, supermercati, banche). Pero' a me personalmente preoccupano di piu' personaggi come Murdoch. E Google offre prodotti e servizi relativamente molto superiori a quelli di Microsoft: quindi l'analogia, anche se suggestiva, e' da prendersi con le molle.

11 Apr 2009 | ore 09:47

Bonilli, andrà a vedere questo film http://mediablog.corriere.it/, pare racconti della strana convivenza tra carta stampata e blog.

21 Apr 2009 | ore 15:20

torno sull'argomento anche se è passato qualche post. Questo articolo ci aiuta a comprendere qualcosa di più.
Saluti
Monica
Professione blogger, l'anno del boom guadagnare con un post online - da repubblica.it

22 Apr 2009 | ore 10:15

Caro Bonilli, è inutile che cancelli i messaggi.
I due svarioni restano, ormai sono storia!
Google News non fornisce 'un notiziario ricchissimo', ma solo due righe per ogni notizia, come ha già scritto Antonio.
Inoltre Google News non guadagna milioni a spese degli editori per il semplice fatto che il sito è privo di pubblicità.
Questo per correttezza dovresti riconoscerlo!

20 Lug 2009 | ore 17:29

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