23
Apr 2009
ore 15:51

La Trattoria Cantarelli: ce la racconta Mario Soldati

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Rifacciamoci gli occhi con questo spezzone di 7 minuti tratto dalla trasmissione Viaggio nella Valle del Po di Mario Soldati, una produzione televisiva del 1957, cioè un'Italia di 52 anni fa.
Samboseto, "una borgata della pianura desolata e primitiva" dice Soldati nell'introduzione al filmato e poi entra nella bottega e dietro al banco c'è lui, Peppino Cantarelli.
E in questa borgata desolata e primitiva questa bottega è un nonsenso per quei tempi e lo si capisce osservando la serie incredibile di grandi vini francesi.
Grandi vini francesi allora, cioè nel '57, in un'Italia che beveva il vino del contadino.
E in vetrina di questa bottega fuori dal tempo e dal mondo una magnum di Champagne.
Poi si vede Cantarelli che con una spazzola e una paletta di argento toglie dalla tovaglia le briciole di pane, una scena tipica di quella trattoria che ha fatto la storia della nostra ristorazione.
E poi la signora Mirella Cantarelli, giovane e emozionata.
Con questo filmato nasce il giornalismo gastronomico e compare per la prima volta la figura di Peppino Cantarelli.
La cucina molecolare era fantascienza.

commenti 16

nel 1957 avevo un solo anno.mia mamma lavorava alla centrale del latte di bergamo: almeno il latte l'avevo buono. non ero certo nato "bene" come fsg, io.
era un po' prestino per capire di culatelli, allora. ma di Peppino Cantarelli sentii parlare da quando ebbi l'età per leggere, o poco piu' in la'.
quando cominciai a capirci un po' di vino e di cibo,con congrega di amichetti ce ne andavamo a bere i primi bicchieri di champagne o di rosso in un'enoteca nella vicinanza di Bergamo, da un tale Italo Castelletti, in quel di Ponte S.Pietro, dove capitava molto spesso un certo Gino Varonelli che era piu' o meno di quelle parti.

una sera il Castelletti ,omone che incuteva terrore, costringendoti a bere (sempre bene) quello che voleva lui battendo un pugno sul tavolo diceva: "bevete giovani e fidatevi che tanto non capite un' ostia"; dicevo una sera con fare circospetto e carbonaro butto' li' un piattino con sopra 4 fette di culatello e con la voce impastata disse: lo offre il signore la' in fondo( il Gino) affinchè cerchiate di capire cosa è un culatello di Peppino Cantarelli. era buono, cazzo se era buono, ma lo capii piu' in la', perchè era la prima fetta della mia via.

oggi, quando passo di li' per andare a mangiare,dormire e comprare dagli Spigaroli mi si stringe il cuore: porca troia quanti anni sono passati!! non l'ho conosciuto il Cantarelli, ma quando affetto a casa un culatello con la mia Berkel d'antan è come se sulla spalla ci fosse la mano del grande uomo di Samboseto di Busseto, un mucchietto di case ...

23 Apr 2009 | ore 18:43

sto sfogliando il numero di DICEMBRE 1966 de "La Cucina Italiana". Lo speciale è dedicato alle SPUME. Cito "le spume suscitano l'ammirazione degli invitati e l'intima soddisfazione della massaia". Non esisteva il sifone, era fantascienza. Se volete, vi trascrivo la ricetta della SPUMA DI ARAGOSTA. :-)

23 Apr 2009 | ore 18:48

Filmato bellissimo ed attualissimo. Ad avercela adesso ad oltre cinquant'anni di distanza tanta e tale conoscenza gastronomica !! Si, perchè se l'avessimo le sterili ed inutili polemiche sulla cucina molecolare non le avremmo neanche affrontate. Questo perchè la cucina molecolare, come la nuova cucina che si propone in tanti ristoranti è sicuramente figlia di quella cultura che Soldati così bene ci fa godere. Un caro e sincero grazie a Bonilli che ci ha riproposto questo filmato.
Ciao

23 Apr 2009 | ore 18:59

- Credevo fosse più giovane, Maffi:)
Bella rievocazione. Questo mondo è sparito un po' per volta, e non certo per colpa dell'innovazione. Ora le persone sono diverse da quell'epoca, putroppo! La serenità della gente è pelese. Serenità e non certo ingenuità. Guardiamo quelle riprese con un pizzico di accesa nostalgia...cronaca, gusto, emozioni, spontaneità. Vero realismo consegnato alla storia.

23 Apr 2009 | ore 19:00

Ho varcato la soglia della bottega di Cantarelli, col campanello che trillava quando aprivi, pieno di aspettative e quello che ho trovato ha superato la mia immaginazione.
Era la primavera del 1965, il '68 era di là da venire, l'Italia era democristiana e in pieno boom.
In quella bottega e nelle salette della TRATTORIA ho imparato tutto, ho festeggiato alcuni compleanni, ho fatto il fattorino portando a clienti bolognesi polli veri, ho bevuto i primi millesimati, ho conosciuto il Lagavulin quando in Italia c'era solo il whsky Glen Grant e ho amato questo posto come nessuno e quando ne parlo ho vera nostalgia, sarà la vecchiaia?
A me manca, quando ha chiuso i battenti per stanchezza di Mirella e Peppino il mondo attorno era già profondamente cambiato.
Ci sono andato dopo e lui ci ha offerto del culatello e il dolce... a me manca e non è solo vecchiaia :-((

23 Apr 2009 | ore 19:25

Caspita, leggendoti ho sentito un brivido di ricordi, meravigliosi ricordi.
Altri posti, altra regione ma la stessa identica cosa e sicuramente lo stesso odore nell'aria.
Cavolo che bei semplici tempi!

23 Apr 2009 | ore 20:02

purtroppo 1956, Buso. ma conto di essere solo a metà strada:-)). @ardoino: grazie. giornata strana , oggi: becco solo complimenti. strano: piu' che per romantico pensavo di passare per piagnucoloso:-)).

23 Apr 2009 | ore 20:16

Peppino Cantarelli era un precursore: ovviamente amava i grandi rossi francesi. Ricordo che una domenica di ritorno da casa di amici a Soragna, ci si fermo' li. Io ero al ginnasio, ed era una delle rare volte in cui ero con i miei genitori. E mio padre porto' al Signor Peppino una bottiglia di Nuits Saint George, del '60 o giu' di li'. Ricordo ancora il suo sorriso quando stappo' la bottiglia! Il sorriso di un galantuomo. O di un gentiluomo.

23 Apr 2009 | ore 22:50

Che negozio!! Però mi chiedo: in un posto così sperduto chi andava a comprare, negli anni '50? Gli abitanti della zona o arrivavano da lontano? In Vespa a comprare i vini francesi?

24 Apr 2009 | ore 00:06

Io non ci sono mai andato da Cantarelli, ma in famiglia è un po' un mito della cucina straordinariamente 'casalinga' e eccellente, a partire da un episodio che mi ha raccontato mio padre:
un giorno passando di lì, i miei hanno deciso di entrare nella 'salumeria' e farsi preparare un paio di panini da mangiarsi poi lungo il Po; Peppino li serve, da gran signore qual'è, tagliando il 'suo' culatello... pronto a imbottire i panini; segue dialogo.
'ma li mangiate qui?'
'no, ma se ce li può incartare, ci farebbe un piacere'
'no, mi dispiace ma non lo posso fare...'
'e perchè, dobbiamo solo fare un breve tragitto fino all'argine e mangiarli lì'
'no, o li mangiate qui o non ve li faccio'
'...'
'sì perche sennò il culatello nel pane si insecchisce un po' e non è più... buono'
gentiluomo e perfetto, anche per dei panini...

24 Apr 2009 | ore 10:28

Dal Signor Cantarelli ci andava il mondo, e soprattutto il ''bel mondo'': dai Principi Meli Lupi di Soragna, passando per Grace Kelly, Leopoldo Pirelli, Giorgio Mondadori, Umberto Agnelli per fare solamente qualche nome. Le celebrities di quegli anni ci andavano in incognito: Peppino e la Signora Mirella erano persone schive, non amavano gingillarsi con nomi, cognomi e predicati. Ricordo che durante una seconda visita, ero al secondo anno di liceo se non ricordo male, mio padre si mise a chiacchierare con un prete. Poi mi disse che era l'Ordinario Militare, ovvero il capo di tutti i cappellani militari con il rango ed il grado di Generale di Corpo d'Armata!

24 Apr 2009 | ore 10:30

Sono passati molti anni da quando, di ritorno dalla visita parenti a Busseto, un collega di mio padre ci portava ogni volta i cappelletti e un dolce preparati da sua sorella che lavorava al Cantarelli. Che belle cene in casa mia in quelle occasioni !

24 Apr 2009 | ore 13:59

La maniera ed il modo di raccontare e di informare di Soldati sono impagabili.
Mi viene in mente anche l'ironia di Tognazzi e Vianello nel prenderlo in giro e fargli il verso.
...tutto un'altra cosa...

25 Apr 2009 | ore 11:15

Anche dalla Svezia venivano i curiosi e gli amanti della buona cucina. Fine degl'anni sessanta ho fatto un stop nel ristorante, in via per la Villa Sant Agata di Giuseppe Verdi. Mi meravigliavo del numero di genii della cultura originari di questo paese. Giuseppe Verdi e Carlo Bergonzi nella musica e Giuseppe Cantarelli nella gastronomia. Era il mio primo incontro col sublime culatello. Sono stato sorpreso di trovare sul menu Anitra all'Arancia che consideravo cibo francese(adesso so che si tratta di un piatto di origine medievale toscano). Non mi ricordo del vino sugerrito dal patron in questa occasione ma ho notato la presenza di grandi vini francesi.

Sono tornato 10 anni più tardi e non mi dimenticherò mai del vino che ha accompagnato il secondo. Sapevo che l'annata 1971 era qualcosa di molto speciale per il Barolo e ci è stata stappata con gran professionalità una bottiglia di un gran Barolo scelto dal sommelier. Una rivelazione.
Siamo venuti pel pranzo. Il menu era fissato dalle circonstanze. Un gruppo di contadini- forse un' associazione di cacciatori, hanno celebrato qualcosa, non so chè. Nella cucina si davano da fare delle femmine, le guancie rosse dal calore, per servire circa 20 ospiti. Naturalmente abbiamo scelto il menu del comitivo, altro sarebbe stato una offesa alla femminile brigata di cucina. Indimenticabile il profumo ed il sapore del Soufflé di lingua con tartufo offerto come primo. Forse perchè come secondo fu servito un petto di fagiano, ho definito la comitiva di contdini come dei cacciatori. Loro sono riconoscenti di questa esperienza. Di cibi deliziosi e di impressioni autentici di questa regione rurale fuori del tempo.

06 Mag 2009 | ore 15:05

nel 1974 il ragazzo che ospitavo nel mio appartamento a Parma mi invitò dai suoi che avevano un'osteria a Samboseto. Da donna Mirella (così la chiamavo) imparai che la cucina era amore,arte,precisione,rigore e dedizione. Divenni, in seguito la cavia dei suoi esperimenti.Faraona ai carciofi, risotto alle melanzane dopo un anno di prove. Ora che sono vecchiotto,sapessi quanta nostalgia di quella spigolosa signora e di quella atmosfera.

22 Lug 2009 | ore 14:08

Purtroppo non ho mai avuto la fortuna di entrare nella Trattoria Cantarelli visto che quando sono nato era già chiusa. In compenso mia nonna, che da Cantarelli ha lavorato dalla fine degli anni '50 fino alla chiusura, ci prepara ancora anolini, brasato, faraone e zabaione...

01 Dic 2009 | ore 23:10

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