19
Apr 2009
ore 15:17

L'insalata di Punta Campanella

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Punta_Campanella1.jpg

Ho mangiato l'insalata più buona del mondo.
Faccio un passo indietro: lo scorso fine settimana il cielo era grigio, Capri però si vedeva bene da Le Peracciole.
Siamo a Punta Campanella e se non ci siete mai stati vale il viaggio e la gita a piedi perché il panorama, l'aria, la natura hanno la cifra della bellezza allo stato puro.
E' uno dei posti e panorami più belli del mondo e qui Alfonso e Livia Iaccarino hanno fatto la loro ennesima pazzia: a partire dal 1990 hanno iniziato ad acquistare pezzi di terreno scosceso e abbandonato da anni, a Punta Campanella, e a trasformarlo in un'azienda agricola biologica che produce l'olio e le verdure servite ai tavoli del Don Alfonso, il ristorante e albergo di famiglia a Sant'Agata sui Due Golfi.

Punta_Campanella2.jpg
La terrazza del Don Alfonso

Oggi Le Peracciole è un'azienda agricola di otto ettari che produce un buonissimo olio biologico che è frutto del dosaggio tra le varietà locali, la Minucciola, la Rotondella e la Frantoio, cui si stanno affiancando anche piccole quantità di Nocellara del Belice, un'intuizione di Alfonso.
Le piante di olivo coprono buona parte degli ettari e sono state piantate su terrazzamenti costruiti metro per metro nel corso degli anni, anche nella parte più scoscesa, fin quasi allo strapiombo sul mare.
Ci sono poi centinaia di piante di limone, racchiuse dalle reti verdi che riparano dal vento, e poi le verdure e ortaggi: ci sono i carciofi, le fave, i piselli, le zucchine, i peperoni, le patate, le cipolle, il finocchio, le carote, le molte insalate.

Ammetterete che una carota o un limone o un'insalata che crescono con quest'aria, questo sole ma anche con questo panorama - sono convinto che queste verdure devono avere un'anima tanto il posto è magia pura - sono per forza unici e di una bontà pressoché sconosciuta.
Ho staccato dalla pianta un paio di baccelli delle fave e ho letteralmente fatto impazzire le mie papille e poi ho assaggiato i piccoli piselli che non avevano ancora fatto l'amido, piselli dolcissimi e poi ho mangiato l'insalata...

Punta_Campanella3.jpg
La prima colazione del Don Alfonso

Ed ecco che ritorniamo all'insalata dell'inizio del racconto, l'insalata più buona del mondo, un'insalata che ha raccolto Livia e che abbiamo mangiato all'ora di pranzo nella bella sala del Don Alfonso.
Un'insalata che va mangiata con un filo dell'olio delle Peracciole e senza sale per sentirne il sapore, alcune foglie con un sapore più morbido, altre più aspro, un'insalata doc che non mangerai mai se non cogliendola nel campo e servendola poco dopo.
Del resto, del ristorante Don Alfonso e della sua cucina, dei suoi piatti, di Ernesto, di Mario, della bella brigata parleremo la prossima puntata.


Visualizza Punta Campanella in una mappa di dimensioni maggiori

FOTO S. BONILLI

commenti 40

Eh, si! Sono sapori indimenticabili. COnosco bene quei posti, purtroppo è passato molto (troppo) tempo dalla mia ultima visita a Don Alfonso.....

19 Apr 2009 | ore 16:24

Viva il Don Alfonso! Senza se e senza ma!

19 Apr 2009 | ore 18:10

Boh! Sbaglio o è stato cancellato un commento (innocuo) che parlava di Eton, di Federico di San Giorgio che vola alto... ?

19 Apr 2009 | ore 18:18

Gentile direttore se fosse ancora lì potrebbe chiedere se avessero bisogno di uno sguattero? Magari ci mette anche una buona parola... ;-)

19 Apr 2009 | ore 18:25

Credo che la squadra sia al completo, sono circa una quarantina di persone e non hanno lasciato a casa nessuno per paura della crisi :-))
Provare non costa nulla.

19 Apr 2009 | ore 18:29

Commento OT, come questo...

19 Apr 2009 | ore 18:30

Da Adrià, a Iaccarino,tutti quelli che sbavano per Adrià si gireranno su se stessi per il mal di pancia!sicuramente per loro Iaccarino appartiene alla preistoria.Cavernicolo anche VINCENZO CASTALDO che in assenza di Iaccarino dirige la brigata(un cavernicolo di 27 anni).Cucina sana e genuina,con prodotti della terra ,senza adittivi o chimici in cucina.

19 Apr 2009 | ore 18:44

Eh si avevo visto pure io un commento, se non erro di Filiberto o Filippo, credo. Commentava su uno svarione: ma la Stasi ha colpito, pare! Appppero' non vorrei che arrivasse l'editto di Sant'Agata....

19 Apr 2009 | ore 19:33

Bonilli,complimenti! Lei oggi meriterebbe l'oscar dell'ambiguità. io,anonimo sgradito, vengo messo alla berlina per una battuta che, comunque , non riguardava lei; FSG, ANONIMO GRADITO, fin quando offendeva gli altri tutto bene, facendogli addirittura da spalla, quando invece le stesse attenzioni dell'ANONIMO GRADITO sono toccate a lei ha CHIUSO IL POST( bell'esempio di democrazia) levando ad altri la possibilità di replica. Ecco come si spiegano le defezioni di tanta gente che qui scriveva in passato ed ora ben se ne guarda, a cui lei faceva cenno qualche giorno fa. io saro' stupido e volgare, ma lei oltre ad essere maleducato è riuscito in questo post a non trasmettere una sola emozione su un luogo paradisiaco come Punta Campanella, dimostrandosi uomo freddo. Ci vuole poesia per un posto cosi' e lei avendo poco cuore non ha saputo trasmettere niente di tutto cio'. A mai piu' risentirci. amen

19 Apr 2009 | ore 20:01

Nulla di più sbagliato, ma forse questo modo di pensare fa capire meglio di ogni discorso la confusione che c'è nella testa di molti.
Io amo Adrià e sono appena stato magnificamente da Iaccarino mangiando alcuni piatti, creazione 2009, veramente notevoli e da grande ristorante.
Qual è il problema?
Forse che se si ama la Settima Sinfonia di Gustav Mahler non si può ascoltare e amare Monk e poi Jarret e magari Battisti e anche Mercury dei Queen?
Ma se io amo la cucina dei Santini questo non vuol dire che l'ami in modo esclusivo, cioè escludendo qualcun altro.
E per fortuna conosco molti buoni palati che amano la cucina in tutte le sue manifestazioni e non con i modi della setta.
Io penso che sia un piacere, non un dovere o una testimonianza, andare in questo o quel ristorante.

19 Apr 2009 | ore 20:06

Io per 12 anni ho girato l'Asia per mia passione. Essendo una persona curiosa ho mangiato di tutto dal commestibile agli insetti, perché in Oriente insegnano che ogni tanto bisogna lasciare parlare il palato e non la mente. Posso dire, che alcuni insetti non erano cattivi e se dovevo lasciarmi invadere dai pregiudizi non potevo gustare dei sapori incredibili. Condivido il suo discorso, si possono amare le due cucine una l'opposta dell'altra. Basterebbe che la gente quando mangiasse chiudesse gli occhi. Devo fargli i complimenti per il suo lavoro e per la sua lotta contra l'ignoranza. Buon proseguimento

19 Apr 2009 | ore 20:21

Davvero c'è solo da sottoscrivere, ma perchè è così difficile da capire?

19 Apr 2009 | ore 20:53

Sarò a S. Agata il prossimo week end. Però io non faccio testo. Adoro spassionatamente Alfonso, la cucina di Ernesto, l’inimitabile classe di Livia, la sala di Mario. E aggiungo Maurizio ai vini e Vincenzo primo violino di un incredibile brigata. Questa è un orchestra meravigliosa, ha il suo timbro, ha il suo impasto sonoro, la capacità di sedurre fino in fondo. Succede a S. Agata come nelle loro cucine sulla Cristina Onassis o a Macau, posti che ho avuto la fortuna di frequentare e verificare personalmente. Io adoro il repertorio classico e sono molto d’accordo con Bonilli. Amo però anche L. Berio, J.Cage, L.Nono, S.Sciarrino e tutti quei compositori contemporanei che hanno intelligentemente fatto loro la tecnologia per creare nuovi linguaggi, suoni, interazioni, espressioni. E’ evidente che siamo liberi – in un settore così soggettivo – di interpretare la cucina o qualsiasi forma di artigianato artistico come ci pare. Però che noia coloro che insistono sulle visioni “museali” convinti che non possano esistere altre forme di espressione!

19 Apr 2009 | ore 22:13

Chiamate Sua Santita'.
Sia faccia una seduta spiritica e si evochino gli spiriti di Croce ed Einaudi! In confronto a cotanta cultura mi sento il porello di Assisi. Per un piatto di minestra si scomoda Kant, fra un pochetto. Caro il mio essenzialista, io non mi son mai permesso di insultare nessuno: non fa parte del mio DNA. Del resto sono uno dei pochi che si firma con nome e cognome (o predicato, ma fa lo stesso). Credo che ci sia del veterocomunismo d'antan da parte di molti, che non fa bene alla causa: la causa del buon cibo, del buon vino e della cultura dell'uno e dell'altro. Senza scomodare il buon Chiambretti mi viene in mente pero' il titolo di un programma televisivo: Markette. Con la Kappa. La censura non fa bene a nessuno: ma qua son ospite, piu' o meno gradito. Mi diverte intervenire, perche' sono profondamente liberale. Che si cancellino commenti, che ho visto pur io, perche' con sottilita' si da del... poco informato all'Ospite (Host) di questo blog, mi fa semplicemente sorridere. Semplicemente perche' qualcuno ha argomentato una sottilita'... Ma andiamo! Pero' brindo a lunga vita: con un sorso entusiasmante di un grande francese. Prosit!

19 Apr 2009 | ore 22:35

Non sono mai andato da Iaccarino ma ho avuto l'immensa "chance" di accoglierlo a "casa" mia (Mmmmh! Bruxelles) 3 anni fà per una serie di corsi a ristoratori italiani in Belgio. Per la prima volta in vita mia avevo l'impressione che la cucina mediterranea sulla quale in tutta Europa si parla tanto, avesse una voce ed un intepretazione al massimo dell' intensità. Un modo cosí ovvio e istinitivo di cucinare che invece risulta da riflessioni intense e conoscenze sia del territorio che della storia cosí complessa della cucina napoletana. Infine, Iaccarino è (o almeno era nel 2005) un grandissimo ammiratore di Ferran Adría. Tanto per farla finita (ma siamo solo agli inizi anche in Belgio o in Francia) con questa sterile lotta fra pro e contro "molecolari": siamo tutti d'accordo sul lato "démodé" della vecchia "Nouvelle Cuisine", nó? Basta rileggere un attimo i "dix commandemments de la nouvelle cuisine" di Gault et Millau per vedere quanto siano più che mai attuali....

20 Apr 2009 | ore 06:40

Iaccarino non solo adora Adriá, ma direi tutta la cucina spagnola che considera per alcuni prodotti superiore oggi, 2009, alla nostra...fu tra i primi a lanciare l'allarme: loro allevano gli animali allo stato brado, noi in capannoni e tutto ció nella terra del suino piú antico del mondo, il maiale nero casertano...se non erro lui é il presidente onorario del neonato consorzio che cerca di recuperare qualcosa che assomigli il piú possibile a questo millenario animale purtroppo estinto. Questo é difendere i prodotti e le tradizioni, non come quegli italiani che si riempiono la bocca di patriottismo vuoto e poi buttano le carte per terra...Sant'Agata é quello che gli stranieri si aspetterebbero di trovare in ogni angolo d'Italia: mare, prodotti mediterranei e di una freschezza assoluta, buona accoglienza.

20 Apr 2009 | ore 13:11

caro direttore
non ha legame con il post di Iaccarino, ma Canale 5 sta trasmettendo i promo sulla puntata di stasera di STRISCIA e c'è Adrià. Mi sembra forte. Ha visto?

http://www.striscialanotizia.mediaset.it:80/

20 Apr 2009 | ore 13:19

Che l'ex direttore sia influenzato? O gli son andate di traverso le ove di Madama Iaccarino? O i sarset? E' sparito... Mumble....

20 Apr 2009 | ore 15:35

Ferran Adrià,scivola sulla TEXTURAS. Striscia la notizia lo boccia in chimica.Ma se volete vedere in anteprima cliccate su WWW.C6.TV.

20 Apr 2009 | ore 17:24

@(Gianni)A parte il sale o cloruro di sodio,le risposte sono :tutto è chimico.Ma nega di aver ricevuto finanziamenti da INICOM,(progettoU.E.)Pagato con fondi pubblici.Il resto è cosa nota.

20 Apr 2009 | ore 17:49

non è giusto infettare il post dedicato alla famiglia Iaccarino. Non c'è la facciamo più a sentir parlare sempre di Adrià.

20 Apr 2009 | ore 18:16

Mi sono seccatto dei continui OT, è una questione di educazione.

20 Apr 2009 | ore 18:20

E' OT e i prossimi interventi non su Iaccarino vengono cancellati

20 Apr 2009 | ore 18:21

Buonasera... Sembra che Iaccarino riscuota meno successo di pubblico degli altri argomenti. Spero di non esser andato OT: non vorrei passare per mal-educato! Un sia mai: si chiami Lina Sotis, presto!

20 Apr 2009 | ore 21:30

La stradina scoscesa che scende a Punta Campanella la percorrevo 30 anni fa con l'ape insieme agli amici che producevano il fiordilatte dalla consueta forma a treccia in cui era racchiuso il latte vaccino locale ora quasi scomparso. Sapori e odori indimenticabili che Iaccarino ha il merito di aver conservato con questa iniziativa. Il panorama è da incanto e la terra è difficile da coltivare ai piedi del monte San Costanzo che ha rimarginato la ferita della frana. Non vado da molto tempo a S. Agata, ma un amico mi ha raccontato della purezza assoluta dei cibi. S. Agata, il "deserto", Marciano, il nastro non potevano più offrire a Iaccarino una terra ancora libera dalle case come il braccio arroccato che va alla Campanella. Sarà da rimirare questo sforzo e il cammino potrà essere allietato da un'insalata che si è sostituita a quella di un tempo: il pane nero e morbido odoroso di finocchietto su cui poggiavi una fetta di treccia mentre andavi verso la piazzetta di Termini.

20 Apr 2009 | ore 23:56

Non è che l'argomento non sia interessante, è solo che non c'è nulla di controverso da discutere - se non si hanno episodi da raccontare si può solo pensare "oooohhh, che beeeeeelllo!" :-)))

21 Apr 2009 | ore 00:08

Ehhhh, si.
Molto, ma molto bello!
E quindi?

21 Apr 2009 | ore 00:13

E quindi si scrivono meno commenti!

21 Apr 2009 | ore 00:15

Certo gumbo, il quindi era... se si chicchiera di altro si va in OT...
e ci castiga!
ti piacciono i sarset?

21 Apr 2009 | ore 00:20

Grazie Vincenzo, lei mi ha aperto il cuore....ci torni a S. Agata. Se vuole ci vediamo a Termini, porti la treccia, è ancora buona, io i miei pomodori...

21 Apr 2009 | ore 08:46

E' un'idea. Chiederei agli amici una treccia ancora calda e porterei una mozzarella così da dilettarci nel confronto tra bufalino e vaccino. Qualcuno ha assaporato una fetta dei "cubotti" che scendevano dai Lattari (che topos eufonico), Agerola, fino al mercatino di Antignano a Napoli? Una mia personale via Lattea che da Mondragone abbraccia il Golfo di Napoli e si spinge nella Piana del Sele per chiudersi nel basso Cilento con la mozzarella (ma è fiordilatte da podoliche) nella mortella........

22 Apr 2009 | ore 09:39

Vincenzo, visto che siamo fuori dalla ressa molecolare in questo post oramai solitario, immuni da rischi OT, le consiglio vivamente di allargare la sua via lattea sino al paese di Ruviano. Troverà qualcosa che la stupirà. Se non le piace la caccia al tesoro chieda di me a S. Agata....a presto sentirci con tanto affetto

22 Apr 2009 | ore 16:27

E' strano che ci sia chi si lamenta per i soliti discorsi su molecolare si, molecolare no, e inviti a tornare dagli Iaccarino quando qui, dove c'era molto da dire, sono intervenuti in pochi.
Spero comunque che sia stato utile come suggerimento, come garantisce Cortese, che è di S. Agata :-))

22 Apr 2009 | ore 17:48

Certo che è un bel suggerimento (anche se lo sapevo già). Però, veramente, non so cosa potrebbe esserci di tanto da dire per chi non è stato lì . Descrivere le sensazioni di esperienze paragonebili...non sono capace. Non mi viene in mente altro! (si sa che io ho una naturale propensione per le discussioni in vena polemica - quindi sicuramente è un mio limite)
p.s. Ah ai sarset io preferisco la cicorietta (quella della Valchiusella che ho mangiato la settimana scorsa magari non sarà a livello di Punta Campanella però era buonissima).

22 Apr 2009 | ore 18:42

Maurizio, preferisco evitare la caccia al tesoro! E considerato che non posso dirle di arrivare a Roma e farle chiedere di me proverò a venire a S. Agata :-))

Il guaio, caro Bonilli, è la malattia delle classifiche sempre e dovunque che porta poi ad essere faziosi o comunque meno obiettivi. Il piacere dei sapori dovrebbe essere cercato dove c'è! Quindi cibo da strada o ristorante raffinato possono offrire uguali e meravigliosi piaceri. Convengo.

Non so se è regolare, ma potrebbe fornire a Cortese la mia mail? Grazie ancora

22 Apr 2009 | ore 19:38

Sono nato e vivo non proprio felicemente a Napoli ma ad appena 40 km, nei pressi della galleria di Vico Equense, c'è una dogana invisibile che, come per magìa, ti accoglie in un altro mondo dove gli scorci paesaggistici, gli odori, i colori, e quindi le persone che godono di tanta grazia sono diverse.
Non mi meraviglia quindi che in questo lembo di terra si sia sviluppato, almeno credo, il polo gastronomico più interessante d'Italia.
Qui le persone sono vere, genuine, e non si avverte nemmeno per un momento la violenza della metropoli così vicina ed è per questo motivo che S. Agata è diventata casa mia.
Sull'azienda agricola dei Iaccarino e sul Don Alfonso potrei scrivere un libro (poveri voi) non un post, avrei centinaia di aneddoti da raccontare su Livia, Alfonso, Ernesto e Mario ma li amo troppo per farlo.
Loro mi hanno insegnato a mangiare e a bere, mi hanno insegnato l'amore e il rispetto per i prodotti, per la terra e quindi sarei troppo di parte, come ognuno di voi che ha il suo ristorante del cuore.
E' forse una forma eccessiva di pudore che mi ha impedito di scrivere in questi giorni e sarebbe stata la prima volta, da quando sono ospite in questo blog, che avrei scritto davvero con il cuore.

23 Apr 2009 | ore 00:25

con il cuore non sanno scrivere in molti, caro maurizio, questo è il problema!!!

23 Apr 2009 | ore 08:52

sig. vincenzo: una cosa che i blog dovrebbero fare è poter mettere in contatto le persone. io e Cortese abbiamo avuto il " coraggio " di farlo . ed è stata ed è tuttora( almeno per me) un 'esperienza meravigliosa; io ho pubblicato la mia email sul blog e Maurizio mi ha risposto. tutto li' . faccia uguale pure lei. al massimo le risponderà qualche stronzo, ma chi se ne fotte. pero' ci vada piano con Maurizio: io sono gelosissimo. uomo avvertito... :-))

23 Apr 2009 | ore 08:58

Giusto per non generare equivoci e per non mettere in allarme il mio neo amico santagatese, "l'esperienza meravigliosa", fra l'altro ampiamente condivisa, cui faceva riferimento il mio compagno di merende, è ESCLUSIVAMENTE di carattere gastronomico :-))

23 Apr 2009 | ore 09:41

Nessun problema. Ho chiesto per evitare di andare contro le regole: vince.pagano at katamail.com
Il mio primo ricordo (a nemmeno 3 anni) è la spiaggia del Cantone. Sono stato svezzato a spaghetti di Maria Grazia per poi passare a Don Alfonso. Sono passato per la Taverna e i Quattro Passi. Ho messo piombini ai panetti di burro e ho imparato meglio a gustare il vero fiordilatte che riuscire nell'impresa di chiudere una treccia ben stretta. Bonilli penso abbia riportato all'attenzione Le Peracciole per ricordare come un ulteriore percorso iniziato nel 1990 abbia dato i suoi frutti nel tempo. Con questa insalata mi è affiorato alla memoria un articolo apparso sul gambero rosso all'alba dei tempi dedicato alla misticanza di Canino/Pitigliano (che ritrovavi alla Taverna Etrusca di Sovana di Amparo Hurtado) e la mia personale raccolta della rucola che si svolgeva sul sentiero Nerano/Ieranto lì dove passavano i "messicani".......

25 Apr 2009 | ore 00:27

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