13
Apr 2009
ore 20:23

Stili di vita: bar e wi fi

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bar_wifi2.jpg

Quando entro in un ristorante o in un bar e vedo che usano un Apple lo noto.
Non mi importa, invece, quale tipo di Pc usa la maggior parte degli altri.

Questo discorso lo potremmo inserire in un ragionamento più ampio sugli "Stili di vita", i Lebensstil, termine che Max Weber ha coniato un centinaio di anni fa e che è più che mai utile e attuale per raccontare il mondo dei consumi del Ventunesimo secolo.
Gli stili di vita li creano i "gruppi status" ma attualmente non c'è nessuno che va in cerca e poi racconta questi nuovi stili, è tutta una continua rimasticatura, eppure il mondo sta profondamente cambiando.

Il bar come moderno punto di incontro, per esempio: negli anni Cinquanta era il bar con il calcio balilla, il biliardo e le carte.
Nel 2009 e seguenti il bar che fa stile di vita è con wi fi, cibo biologico, il finger food, le birre artigianali.

Il nuovo bar come luogo di lavoro, consumo e aggregazione è uno stile di vita emergente ma pochi gestori e imprenditori lo capiscono.

bar_Fandango.jpg

La sera a Campo dei Fiori, per esempio, ci sono migliaia di persone, quasi tutti giovani, tutti i bar pieni, la qualità media di cibi e bevande, però, è bassissima, un mondo vecchio, il vecchio bar, che si incontra in un ambiente mutuato dal passato più squallido, con bar-sanguisughe gestiti da gente che potrebbe fare quello come altri mestieri scadenti.
Basta attraversare il Tevere a Ponte Sisto ed ecco alcuni bar di qualità moderna nella caotica e multiculturale Trastevere, con wi fi, servizio cortese e cibo di qualità.
In piazza di Pietra, nel cuore di Roma, c'era il Bar Fandango, dell'omonima casa di produzione con una radio, proiezioni, wi fi, buone torte.
Oggi c'è rimasto solo il bar col nome, tutto il resto no.
Nelle Librerie Feltrinelli ci sono i bar, sono in gestione, ma la qualità dei prodotti è medio bassa e poi nelle librerie il wi fi è a pagamento, da grande frequentatore mi sembra una scelta miope e anche una grande occasione persa.

Sapreste indicare dei bei bar che abbiano le caratteristiche descritte?
In fondo questi nuovi locali sono i punti di incontro intellettuale e gastronomico degli anni Duemila.

Chi capirà questa tendenza, chi saprà interpretare il Bar del Ventunesimo secolo, questo stile di vita, colui che diventerà il Farinetti-dei-bar, insomma, farà bingo.

commenti 23

E già,il mondo stà cambiando in fretta, e con lui, le nostre abitudini...peccato che l'essere umano resta sempre lo stesso!!! ;-)

13 Apr 2009 | ore 20:56

direttore ma una sorta di vademecum ai bar del ventunesimo secolo non è la lampada assegnata ai abr della pertinente guida del Gambero ?

14 Apr 2009 | ore 01:16

che bello questo post. a Bonilli fanno bene le giornate di riposo( forzato?). mi ha ricordato quando alla fine degli anni '70 senza il becco di un quattrino per aprire un ufficio e tantomeno un negozio praticamente vivevo al Balzer di bergamo, un bar storico,sempre allo stesso tavolo d'angolo, scroccando i quotidiani, corrompendo i camerieri (quei camerieri di una volta) spendendo piu' in mance che in consumazioni; ricevendo i primi clienti con i miei cataloghi e niente merce,facendo pure un po' di attivita' politica con il nascente partito radicale;succhiando cultura da un grandissimo personaggio bergamasco, lo Zenoni, anarchico gourmand autore editore di una rivista che si chiamava L'IPOTESI LIBERTINA , capace di farsi accompagnare da qualcuno( naturalmente non aveva la patente) fino a Trescore Balneario da un suo amico pasticciere per farsi dalle 5 alle 10 brioches appena sfornate. sarebbe piaciuto al Bonilli, da matti. tutti e due un po' radichal chic, ma del modello nobile e solidale. scusate la digressione nostalgica, ma mi è veramente venuto un tuffo al cuore. oggi, che ho venduto i miei negozi da un po' e sono tornato a far visita direttamente ai miei clienti, in ufficio, in azienda o a casa, mi piacerebbe tornare a quei tempi, in ambienti come quelli che descrive Bonilli, appunto meglio ancora con libreria incorporata. giro molto e non ne ho mai trovato uno adeguato, purtroppo. non ho ancora capito se lo spirito dei giovani d'oggi è incompatibile con quello di allora oppure se l'uso delle tecnologie moderne nel campo delle comunicazioni ha ucciso quello stupendo comunicare che esisteva fra le persone. ma spero che qualcuno, appunto il Farinetti della situazione, sappia indovinare la miscela buona per, appunto, miscelare l'antico con il futuro.

14 Apr 2009 | ore 07:38

Non più tardi di sabato scorso ho trascorso un po' di tempo alla FNAC qui a Milano e mentre chiacchieravo tra un libro e l'altro con un amico facendo merenda al caffè interno allo store ho potuto controllare la posta, dare uno sguardo a Facebook e guardare un paio di informazioni su IBS appoggiandomi alla rete wi-fi gratis a disposizione dei clienti per connettermi col mio Nokia Communicator. Un plus che mi ha fatto piacere. Non so se questo servizio sia presente anche negli altri punti vendita di casa nostra della catena francese.

14 Apr 2009 | ore 07:58

E' verissimo, come sempre ha centrato il punto. Io personalmente scelgo gli alberghi dove vado (anche) sull'offerta di wi-fi gratuito, e qualcuno ne trovo, ma sui bar siamo ancora in alto mare, o meglio, non è facile documentarsi prima quando si va in altre città, oppure girovagare con il Pc in spalla per individuare il bar giusto...

14 Apr 2009 | ore 10:41

A L'Aquila si distingueva (purtroppo devo usare l'imperfetto) il Caffè Polar, in via S.Giusta, a poche decine di metri da Piazza del Duomo. Era libreria, negozio di dischi, spazio wi-fi e bar di buon livello, con torte ottime e caffé e cappuccini ben fatti. Si allestivano anche mostre fotografiche ed i ragazzi, fantastici, che lo gestivano organizzavano rassegne cinematografiche (una era stata appunto sul polar francese degli anni settanta, con particolare attenzione a Melville) e concerti (ad esempio quello de The National). Era forse ispirato ai caffé-libreria di San Francisco, ma aveva trovato un'identità precisa ed era uno dei poli aggregativi più stimolanti che si potessero vivere a L'Aquila. Speriamo possa riaprire...

14 Apr 2009 | ore 11:11

Roma non è Parigi, la sovrattassa servizio-al-tavolo non stimola nessuno a tirar tardi al bar come joe falchetto. E se la qualità fornita resta bassa, anche nel milieu finto-fighetto dei centri storici ci si attacca. Anch'io batto tra trastevere e campo de' fiori, ma non mi sono accorto di attenzioni agli stili-di-vita, ci si va un po' alla come viene viene. Prima del wifi mi piacerebbe trovare un buon caffè, una toilette pulita, un barista sorridente. Poi, in una città mediterranea più simile a Beirut che a Barcellona, la gente si stravacca fuori dei bar, sulle fontane e i monumenti, con bottiglie al seguito, ce li vedi tu i baristi che forniscono wifi a sbafo a quelli lì fuori? Ma se non c'è nemmeno nei circoli borghesi teverini. Forse perché ci si va per tutto, fuorché il toothing/netting?
No, non è un paese per giovani.

14 Apr 2009 | ore 15:03

sig.Bonilli, perchè non ne parla con i Roscioli. quelli mi sembrano ragazzi con voglia di fare e belli svegli( anche troppo talvolta...:-)). almeno potrebbe risolvere il problema nel suo quartiere. che poi da cosa nasce cosa. so per certo che a napoli potrebbero essere interessati e perfino in versilia. io idee non ne ho ma altri che leggono e non favellano forse si . forza, pavidi, diteci qualcosa!!

14 Apr 2009 | ore 17:24

Io però partirei dal problema a monte: quali bar italiani hanno salette in cui starsene in pace a farsi gli affari propri, da soli, in due, in gruppetto senza vicini di tavolo che strillano in mezzo a cellulari squillanti, senza musica dddance o radio sparata, senza baristi che si sentono in dovere di conversare del più e del meno oppure lanciarti occhiate per far capire che sarebbe anche il caso di spendere qualcosa in più o levarsi di torno? In quali bar italiani vi sentite a vostro agio a entrare, anche da soli/e, e restarci ore a leggere consumando solo un cappuccino e un dolcino?
All'estero me ne ricordo molti, qui a Torino mi vengono in mente un saco di bar da uomini perditempo - quelli che chiacchierano di calcio, auto, pseudopolitica, giocano a carte, videopoker, guardano i lavori in corso; oppure per ragazzini che tagliano a scuola, fanno casino, si sfidano con lo scooterino truccato; per universitari o sciami di amici che cazzeggiano e chiacchierano rumorosamente; oppure eleganti caffé per signore di classe. Ma localini silenziosi, tranquilli, senza eventi, senza folla rumorosa fatico a trovarli tanto quanto il wi-fi gratis.

14 Apr 2009 | ore 18:11

Un nome su tutti, STARBUCKS. Contrariemente ad altri non fallisce e offre un discreto servizio. Non ultimo paga le tasse. Altri barrristi che lo fanno?

14 Apr 2009 | ore 18:57

Starbucks in Italia non c'è.
Io sono molto attento ai bar come luogo di incontro, di sosta e di lavoro ma vedo che deve essere un mio pallino perché a parte il ricordo del bel locale de L'Aquila nessuno sa che dire.
Comunque per il romano Paolo Guido che non sa dove andare dico che Good di via santa dorotea ha il wi fi gratis, sono gentili e nessuno ti caccia se a un cappuccino corrispondono tre ore seduti.

14 Apr 2009 | ore 19:26

STARBUCKS in Italia non c'è (meglio così) e negli USA le chiusure (tante) sono superiori alle nuove aperture (poche).
Ce la sentiremmo di farci sevire broda di caffè in bicchierone di cartone ?

14 Apr 2009 | ore 21:28

Sì direttore, mi sa che è un tema che sta a cuore a pochi. Il problema è forse determinato dal fatto che il bar ha, negli ultimi 25 anni, perduto identità e capacità aggregativa. Io non credo che nel 1958 o nel 1982 fossero molti i locali capaci di proporre prodotti di qualità, però (e l'ultimo film di Avati lo testimonia) i bar venivano vissuti come realtà capaci di fare interagire le persone, con oggetti (il flipper, il calcio balilla, il biliardo ecc. ecc.) che erano designativi, costitutivi di quegli spazi, che erano fisici e mentali. Non è un caso che anche nella serie prodotta da Sky, "Romanzo criminale", ambientata negli anni settanta, la banda della Magliana elegga un sordido baretto (comunque provvisto di tutti i feticci di cui sopra) a quartier generale, a punto d'incontro e scontro, individuandolo comunque come spazio da vivere. Oggi il bar cosa rappresenta, se non il luogo tristanzuolo dove i lavoratori vanno, col ticket, a nutrirsi per la pausa pranzo o quello, ancora più avvilente, dove clienti acritici ed intontiti consumano il terrificante rito dell'aperitivo, ingurgitando schifezze di ogni genere? Esistono le eccezioni, ma sono appunto tali. Un ultimo tentativo di rivitalizzare i bar e riproporli come spazi aggregativi era stato fatto nei primi anni della pay-tv, con le proposte connesse alle partite di calcio, da vedere nei locali convenzionati, previo consumazione. Ma anche quello si è rivelato un palliativo. Al bar gli italiani stanno poco, chiedono poco, pretendono poco e quando ci restano un pò di più accettano che la qualità, dei prodotti e dei servizi, rimanga bassa.

15 Apr 2009 | ore 09:08

Appunto, oltre a Bonilli quanti frequentano spesso i bar come luoghi di ritrovo sosta e lavoro?
Perché quando ho visto i localini così carini, tranquilli con wi-fi a San Francisco e in Francia ho pensato fossero fantastici!
Però mi sono anche resa conto che io in Italia non avevo mai considerato il bar come luogo-rifugio (anche da ragazzini ci trovavamo ni negozi di dischi o in sala prove o nei locali dopo cena, non al bar). Quindi mi chiedo se non sia solo colpa di gestori arretrati avari e poco lungimiranti, ma anche un'esigenza poco sentita in generale dagli italiani frettolosi e chiacchieroni.
Qualche bar torinese come il Roma-già-Talmone so che anche anni fa era negli elenchi degli hotspot ma dovevi essere abbonato a un gestore, un po' tipo quelli all'autogrill. E non è la stessa cosa!
Il comune di Torino aveva proposto di attivare il wi fi gratis sulla linea 4 (!?) ma poi non se ne è fatto nulla anche perché era effettivamente una cosa un po' strana.

15 Apr 2009 | ore 09:28

Scrivo poche righe e poi scappo, vado al bar e lì troverò come sempre studenti col loro Mac e altri, più anziani, sempre con computer e libri.
Tutti romanzieri?
Chiederò :-))

15 Apr 2009 | ore 09:44

Ma nooon solo romanzieri!!! :-)))
Però dai ci sono situazioni che alimentano di più quest'esigenza: viaggiare, lavorare o studiare in città diverse dalla propria. Ma poi tu hai già raccontato altre volte di quando te ne stai al bar (magari quelli bellissimi degli hotel veramente lussuosi) cornetto cappuccino e giornale. Sei già portato per natura, io non tanto. Ma magari sono io l'eccezione - anche per questo chiedevo!

p.s. Oh comunque, chiariamo, io quando giro sfoggio il Mac (anche se ora la batteria è definitivamente muerta mi tocca spendere per cambiarla...sob sob!)

15 Apr 2009 | ore 10:10

secondo me è un'esigenza che c'è, non è facile dire quanti sono, ma ci sono, eccome!
E poi, oltre ai residenti, ci sono i turisti, stranieri e non: tutti dicono che ormai l'80% dei turisti prenota direttamente su internet. Quando poi arrivano sul posto, non possono più connettersi. Non è normale per un paese dove il turismo sembra l'unico settore trainante!

15 Apr 2009 | ore 10:34

Grazie dell'indicazione, ci farò un giro. A proposito, perché non butti giù una tua lista dei preferiti? Almeno potremmo entrare nel merito.

16 Apr 2009 | ore 15:57

La capisco appieno. Mi trovo ad Ottawa per tre mesi, Roma manca, ma qui i bar o cafeterie sono un grande spazio aperto di libera aggregazione. C'e' sempre il wifi, la gente va, si siede e si alza dopo ore. Anche se e' sola. Sono moltissimi quelli che si mettono a leggere un libro. Forse il caffe' non e' italiano, ma per chi vuole prodotti di qualita', beh ci sono le sale da te', eleganti ma alla mano anche quelle.

L'idea di avere un cafeteria dove andare anche solo a leggere o a navigare in Internet, per starsene soli chiusi in casa, beh e' una bella liberta'.

17 Apr 2009 | ore 20:55

Ho fatto il giro. Mac o non mac (ampiamente insidiato da EEE...), ce n'è di gente che digita. Ma in quanto a wifi, è tutta apparenza. Quelli connessi hanno la chiavetta hsdpa, il wifi non se l'aspetta nessuno, chi ce l'ha non lo mette in carta, se lo tiene per sé. È più facile parassitarsi a wifi casalinghi lasciati aperti.
Come al solito, va a culo.
:)

20 Apr 2009 | ore 13:23

Un posto a Roma con wifi gratuito, buona cucina a tutte le ore e gentilezza era/è il Caffè Necci al Pigneto ..... sì quello al quale hanno dato fuoco qualche tempo fa ma che dovrebbe aver riaperto.

Silvia

P.S. torno oggi da un viaggio a Bogotà (Colombia) nella quale in ogni centro commerciale così come in aeroporto, in albergo e nei ristoranti che ho frequentato la connessione a internet è wifi e gratuita.

20 Apr 2009 | ore 21:49

Caro Sig. Stefano,
alcuni di noi, la voglia di fare ce l'avrebbero pure. Quello di offrire delle nouve opportunità al cliente, è un pilastro fondamentale se si vuole andare avanti. Prima cosa, come Lei afferma, è quella di servire prodotti di "qualità".
Poi il resto...ma Le assicuro che è difficile. Quando ti rubano la lattierina di Illy, o le tazzine piuttosto che il bicchiere particolare o la decorazione sulla mensola; quando ti sparisce il cestino con i fiori al bagno insieme alla carta igienica (ha capito bene: la carta igienica!) ed al flacone con il sapone; quando quello che paga alla cassa poi si presenta al banco "provandoci" ad ingannare il personale.... ti cascano le braccia e vorresti abbandonare tutto. Altro che wifi o access point...comunque, tanto avrà capito chi sono dal nome, se viene da me Le do la password della nostra rete privata... Un saluto da chi la stima molto, macchista da sempre, oltretutto.
M.A.

21 Apr 2009 | ore 20:16

Ciao.
Io mi sono trasferito da una settimana a Roma e cercavo questo tipo di locali ma per ora non ho trovato niente.
Mi piace molto lavorare nei bar, ma ultimamente l'unico wifi spot che ho trovatI(e pure scadente) è quello offerto dal mc donald.
Se puoi metti un elenco dei bar che conosci, sarebbe molto utile.

04 Ott 2009 | ore 10:56

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a cura di Stefano Bonilli


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in libreria e on-line

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Lucky_Peach.jpg

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".

Pasta_broccoli_arzilla.jpg Minestra di pasta, broccoli e arzilla

Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...


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