07
Apr 2009
ore 09:05
ore 09:05
Terremoto non per tutti

Foto: Chris Helgren - Reuters
Ieri ho viaggiato molto in treno e mi ha colpito la "mancanza della notizia" all'interno dei vagoni dell'eurostar.
Tutti lavoravano ai loro computer, i telefonini trillavano allegramente, di giornali in giro se ne vedevano pochi e i vagoni erano il solito ufficio viaggiante quotidiano e se avessi dovuto trovare una qualche traccia o indizio del terremoto della notte precedente a L'Aquila e dintorni sarebbe stato impossibile.
Certo, la vita continua, ma stamattina sentivo alla radio di come è stato difficile ieri sera per molti degli sfollati trovare il cibo, è stato difficile mangiare e anche il dormire è stato un problema e allora capisci che per loro è la vera sfiga e tutti noi siamo solidali, prestiamo orecchio, tra un impegno e l'altro della quotidianità, ma la sfiga è là e solo là.
Poi l'attenzione si affievolirà ma chi ha perso tutto, compresi i familiari, sarà solo.
E comunque si dovrà ragionare su un fatto gravissimo, il crollo dei palazzi giudicati antisismici e costruiti da pochi anni, come titola il Corriere della sera.
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Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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è la stessa cosa che ho notato io ieri a milano.. tutti che correvano e lavoravano come se nulla fosse.. gente italiani in gita che fotografavano il duomo... in tram nessuno che leggeva un giornale.. nessuna radio sul pullman che dava notizia.. assoluta estraneità .. della serie "tanto non è successo qui a noi".. e invce io cammino per il mio paesello e mi domando come sarebbe se improvvisamente non ci fosse più nulla domani.. se fossi buttata fuori dal mio letto, con mia figlia in braccio e il pensiero a mio figlio che dorme dal padre.. e nn riesco a capire come la bar si possa parlare "di quelli del comune che non capiscono che le fognature non si rifanno in primavera"... resto allibita e sconvolta
Ieri mi sono guardato e mi sono accorto che ero dentro un vortice di "vita"e quel terremoto ....non c'era....c'era la crisi ...c'era il cliente o quello che ne era rimasto..c'erano mille cose senza senso ...ma non quella povera gente, allora mi sono fermato. E sono rimasto, così.
L'Aquila (la causa scatenante è stata il rugby) negli anni è diventata la mia seconda città, il santuario del cuore dove stanno gli amici più cari, dove pulsano le emozioni più intense. Quello che ho vissuto e sto vivendo negli ultimi due giorni è difficile da far capire: continue telefonate per verificare chi era vivo, chi era ferito, chi, e sono tantissimi, ha perso tutto o quasi. L'Aquila si è costruita identità ed visibilità con fatica e lentezza: il rugby ha aiutato la città in questo processo ed è per questo che è così amato e radicato. L'economia, dopo processi contadditori e dolorosi di sviluppi mai completamente realizzati, sembrava aver individuato nel turismo, legato anche all'enogastronomia, il traino decisivo. Quello che è accaduto rischia di vanificare gli sforzi degli ultimi dieci anni. Il centro storico, che è cuore pulsante della cultura e della vita economica della città, è devastato ed è stato svuotato (ci sono più di sessantamila sfollati), molti delle frazioni limitrofe (spesso splendide) sono un cumulo di macerie e di dolori. La ripresa sarà, temo, difficile e lunga. Si verificheranno sradicamenti inevitabili: spero che, recuperato il recuperabile e sanato il sanabile, il centro non si trasformi in una ghost town. L'Aquila e la sua provincia sono uno scrigno di gioielli spesso fin troppo ben custoditi ed ignoti alla maggior parte degli italiani. Gli aquilani meritano di non essere dimenticati. Li abbraccio, per ora non posso fare altro.
spero che si faccia riflessione su un impego a ricostruire e rivedere il cemento in italia non è ammissibile che strutture costruite di recente crollino con scosse ritenute non cosi elevate...il fatto è che passato il dramma si rimuove il dramma e tutto prosegue sottovalutando il dramma sociale urbanistico e paesaggistico di questo paese
Evito di riferire le mie sensazioni. Mi colpisce molto di più il suo post: Bonilli, sarò ingenuo, ma da quello che leggo lei sente addosso questo evento come una missione. Mentre tutto scorre sulle rotaie del treno, in lei si risveglia la parte del giornalista di cronaca, che ha voglia di notizie nuove, di essere sul pezzo, di aggiornare e annotare, di tratteggiare i volti e le esperienze delle persone andate perdute. Non so... ma, se così è (magari il mio è solo un abbaglio), che cosa la trattiene dall'andare da quelle parti? La sua sensibilità è un grande talento. A volte la vita ci offre dei percorsi molto tortuosi che però alla fine offrono una possibilità o chiave di lettura. Provi a rifletterci. Se non erro, nella sua vita di giornalista, lei si è occupato di cronaca; dei problemi di consumatori (ai tempi di "Di tasca nostra") e, poi, ci fu la svolta del Gambero, giornale nel quale spesso (se non sempre) quello che lei ha narrato esprimeva la sintesi di una tradizione, un luogo, un territorio. Se dovessi fare un giro d'orizzonte non troverei (per esperienze, statura e capacità professionali) persona più adatta per riportare e riferire. E magari non saranno le solite cose... Detto questo, mi mandi pure pubblicamente a quel paese, ma, per favore, prima o anche dopo avermici mandato (è uguale), ci pensi.
Per fortuna la vita continua. Ma proprio perchè la gente si dimentica velocemente, gli opinion leader devono farsi sentire subito e soprattuto fare "cacciare" i soldi per gli aiuti. Gli italiani hanno molti difetti, ma sono buoni! E lo dimostreranno....
Ho appena letto i dati forniti da Il Centro, il quotidiano cittadino, e sono lieto di correggermi: gli sfollati sono circa 18.000, di cui 10.000 a L'Aquila, e non 60.000 come avevo sentito e letto ieri. Sempre tantissimi, però... Sempre sullo stesso giornale la notizia che il panettiere di Piazza del Duomo ha riaperto, vendendo il pane (di ieri, ma quello abbruzzese di solito è buonissimo anche dopo una settimana...) su un banchetto, in attesa che domani vengano ripristinate luce, acqua e gas e possa riprendere con'attività più o meno "normale".Un bell'esempio di determinazione e volontà. Ma agli aquilani la grinta non è mai mancata, come sanno bene i rugbisti che affrontavano i neroverdi al Fattori...
Scusate, abruzzese, con una b...
Buongiorno a tutti. Mi sembra che la partecipazione al dolore non manchi. Certo, con la solidarietà non mangi, e poco conta dinnanzi a lutti e disastri. Ma poco è meglio di nulla. Mi chiedo: a quando previsioni scientifiche esatte, formali su questi disastri che cancellano tutto?
la solidarietà non sazia ma è utile per l'ideologia e per il cuore...la scienza poi...è tecnica e sperimentazione e spero che faccia il suo corso in fretta per preservarci da questi eventi...l'uomo da parte sua cerchi di non fare il cammorrista costruendo risparmiando e bleffando
Io invece sull'Eurostar delle 10.30 per Milano ero attorniato da persone che ne parlavano e ne telefonavano.
Il mio Es era quello per Milano delle 13,30, forse a quell'ora la notizia era vecchia? :-((
Un mese fa sono stato medicato dall'ortopedico (eroe) dell'ospedale dell'Aquila. Mentro io col braccio appeso ringraziavo quel medico così cordiale e serio i miei amici ammiravano l'ospedale nuovo, pulito e moderno.
Purtroppo però chi costruisce in Italia lo fa in modo criminale. Se il cemento armato di un ospedale alto pochi piani (al massimo 4) cede così facilmente, quale struttura è sicura?
Due questioni dunque. Sull'Eurostar non si percepiva il terremoto, boh non capisco bene cosa voglia dire, c'erano pochi viaggiatori col giornale aperto sulla disgrazia? magara l'avevano letto prima. Io la partecipazione alla disgrazia l'ho sentita forte in qualsiasi posto sono stato la mattina successiva, tra l'altro mi è piaciuto molto che i due pazzi di Decanter abbiano dedicato la trasmissione al terremoto e che altrettanto abbia fatto Il Ruggito del Coniglio e Grazie per averci scelto, due delle trasmissioni radiofoniche che preferisco in assoluto. Mi sembra insomma che la partecipazione sia stata forte, sia da parte dei media che della gente comune, in tanti si sono offerti di ospitare i terremotati o di andare sul posto a fare volontariato. Noi italiani difetti ne abbiamo tanti, ma sicuramente non ci difetta la generosità e la voglia di aiutare chi sta peggio di noi. Seconda questione, sono crollate case (ma non solo anche il recente ospedale è inagibile) costruite di recente su terreni sismici: qui siamo allo scandalo, alla vergogna, questa sì tipicamente italiana, di fare le furbate anche su questioni delicatissime come questa. Qui paghi, in maniera esemplare chi ha sbagliato o, peggio ancora, ci ha lucrato sopra.