02
Apr 2009
ore 19:51

Vinitaly?

< >

vino2.jpg

Tutti a Verona per il Vinitaly?
Tutti chi? gli addetti ai lavori, cioè produttori, ristoratori, commercianti e appassionati, cioè un gruppo minuscolo di italiani.
E gli altri?
La maggior parte del pubblico dei consumatori al massimo ha sentito parlare della manifestazione e comunque considera il vino un complemento al pasto, alla cucina, ai piatti tradizionali, un complemento che merita al massimo 5 € a bottiglia quando si vuole scialare.
La maggior parte della gente però non conosce le marche e tanto meno usa un linguaggio tipo " sentore di..."
Insomma, il vino di massa è anonimo, costa poco e viene considerato con un linguaggio e un'attenzione completamenti diversi da quello che si immaginerebbe leggendo le riviste specializzate.
E il vostro vino esiste, ha un'etichetta e un nome e cognome o vi interessa poco il versante enologico della vita?

FOTO SIGRID VERBERT

commenti 54

Non è per contraddire il testo ma io sento parlare tanta gente di vino e non sono solo amici e conoscenti con i quali condivido la comune passione per l'enologia.
Io sono alla costante ricerca di nuovi vini e normalmente pongo maggiore attenzione per quelle cantine che non hanno una produzione troppo elevata.
I miei vini preferiti sono il fiano e il greco di Pietracupa e i bianchi di Elena Walch e per i rossi facile dire Il terra di lavoro o il Montevetrano ma fra le ultime scoperte campane ho apprezzato molto due aglianici biodinamici, sconosciuti ai più (sicuramente non al bravo Luciano Pignataro) che sono "L'impeto" di Torre del Pagus e il "Nude" di Cantina Giardino.

02 Apr 2009 | ore 20:58

E' che il mondo del vino è diviso in due: la parte che ci vive sopra, sotto e intorno, ci lavora, insomma, e l'altra che ci vive dentro, cioè lo beve senza secondi fini (le due parti un po' si sovrappongono). Di questa seconda categoria - alla quale appartengo - un gran numero di persone non ha coscienza di cosa beve, mentre gli altri cercano di goderselo il più possibile - ciò dipende da quanto si è superato il limite dell'emancipazione dal bisogno, ovvero da quanti soldi si possono spendere. Personalmente quando entro in contatto con l'altra metà del mondo del vino, cerco di farlo solo con il "consigliere" di enoteca: cioè con il solo cui ho delegato la mia formazione del gusto. Ne paga le conseguenze. Di lui mi fido come un libraio. Lo conosco e lui conosce me. Col tempo si fanno ottime scoperte. Con le guide è un disastro, da tre anni viene premiato con tre bicchieri - la guida è quella - un vino dal nome criminale "Beyond the clouds", una bevanda fatta di uva, resine e quant'altro, che, secondo i miei gusti, ovviamente, fa schifo. Inoltre costa quanto posso permettermi di spendere mensilmente. Per questo sto alla larga dai suggerimenti di chi sta sotto il vino. Per il vinospendo 40 euri al mese, un quinto della mia attuale pensione, che divido per quattro. Quindi ogni settimana compro una bottiglia da 10 euri. Cerco di variare, ma col tempo mi sono affezionato a un rosso prodotto da Di Majo Norante, il Ramitello. E un buon vino, ottimo per il suo prezzo. Mi piace, abbiamo un rapporto di estrema tenerezza, lui mi coccola adeguatamente, io lo rispetto.

02 Apr 2009 | ore 21:35

l'amico Maurizio per fortuna mi precede, questa sera. al di là del fatto che Bonilli ,essendo molto probabilmente a Verona questa sera, DOMANI SENZ'ALTRO SARA' DA MARCHESI aal'albereta. e qundi a prestissimo sapremo se faranno questa attesissima cena per il compleanno del grande Gualtiero.( CHI TACE ACCONSENTE, VERO BONILLI: del resto io ho avuto conferma talmente ma talmente ma talmente autorevole che smentite non se ne potevano dare... ) per quanto riguarda il vino Cortese è troppo partigiano con la sua regione. io lo sono un po' meno : per me il vino dell'anno è il grandissimo ANFORA DI GRAVNER sia in versione Breg che come ribolla gialla; poi il trebbiano di valentini; il sauvignon sanct valentin ed un piccolo biodinamico dell'isola del giglio di cui non voglio fare il nome perchè già nonse ne trova e quindi... rossi piemontesi e toscani come se piovesse e, per finire il grandissimo AnnaMaria Clementi di cà del bosco. banale ? scontato? forse ma sono tutti dannatamente buonissimi. buon pranzo o cena per domani ,Bonilli:-))))))

02 Apr 2009 | ore 21:46

A dispetto di quanto fatto in passato non mi permetto più come prima quei vini pluribicchierati o pluribottigliati, che poi, alcune volte, sono stati oggetto di delusione.
Ma preferisco berne di discreta qualità, facendo, come dire, "un uso consapevole".
Ed è così che la mia personale cantina si riempie, ogni mese, con gli ottimi linea base di Cusumano, del Vermentino della C.S. del Giogantinu, del Fiano Valentina di Rotolo, del Kratos di Luigi Maffini.
Il mio massimo? Tra i rossi il Sassoalloro di Biondi Santi, il Fiano di Marsella tra i bianchi, Il Monterossa Prima Cuvée Brut per le bollicine.
Non male, no??

02 Apr 2009 | ore 22:38

Non sono un grande esperto di vini, considero il bicchiere di vino un accompagnamento al pasto e se ho 60 euro da spendermi preferisco comprarmi un lonzino di cinta di Parisi, 1 salame dei Savigni, 2 formaggi di Hansi o 1 kg. di carne del Fracassi...per il vino cercodi non eccedere visto la crisi finanziaria. I miei classici di Natale: Amarone Costa Sera Masi (sui 27-30 euro), il Nero D'Avola Morgante che ha un eccezionale rapporto qualitá prezzo (82 punteggio sul Gambero e costo sui 7 o 8 euro le annate 2005-2006), il quasi sconosciuto vino monica della Sardegna e grandi aglianici della mia Basilicata come il Divinus Magnum Terra dei Re. Mai Barolo né Brunello né marchi superconosciuti che fanno pagare il nome. Credo che in nessun altro campo come nel vino cercando i prodotti di regioni considerate minori (Abruzzo, Basilicata, Sardegna ecc.) fa bene allo stomaco (uguale godimento) e alla papocchia (risparmi del 30-35%...d'altronde in quante degustazioni alla cieca i Brunello di Biondi Santi sono stati ridicolizzati da altri Brunello di 25-35 euro...). Poi, semel in anno, un brindisi con il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore si puó anche perdonare...

02 Apr 2009 | ore 22:56

Non ho molta competenza in fatto di vino, per questo devo affidarmi ad altri, sperando che non mi freghino, però è in elenco delle cose che voglio conoscere bene. Non è comunque solo un accompagnamento, ecco il perchè del mio interessamento, penso che sia il veicolo per esaltare il gusto, così come lo è il piatto, per me tra i due c'è un'alchimia unica, che va scovata e non è rinunciabile. (si legga che al posto del vino ci può stare anche altra bevanda, ovvero, il piatto "solido" senza il bere "liquido" adeguato non va bene, stessa cosa vale per il contrario, quindi il bere senza il mangiare, almeno qualcosina direi!)
Non so se si capisca molto, sperem!
Dario Pedroni

02 Apr 2009 | ore 23:05

Beh, chiedere a chi frequenta questi lidi se gli interessa il lato enologico della vita mi sembra superfluo. Mi piace pensare che chi ci legge, chi partecipa, un po' di sano piacere enogastronomico gli piaccia coltivarselo...sbaglio ??
Io da buon marchigiano stravedo per i Verdicchi, specialmente quelli di Jesi. Invece come rossi adoro quelli del Giove Tonante dell'Enologia Italiana ed anche un piccolo grande gioiello marchigiano che credo non abbia bisogno di tante presentazioni: il Kurni.
Certo ho generalizzato e non ho indicato tanti bei vini che spesso mi concedo ma credo di aver interpretato il senso del post.
Se invece si potesse anche parlare di birre artigianali........
Ciao

02 Apr 2009 | ore 23:05

purtroppo Bonilli ha ragione. gli adetti ai lavori hanno più conoscenza e sono disposti a spendere decisamente di più.
Non è questione di soldi, ma di scelte. Mi interesserebbe capire se è una cosa normale questa o se anche i ns cugini francesi che sn i nostri rivali se così si può dire si comportano allo stesso modo o se come per i ristoranti di eccellenza hanno maggior riguardo...

Una cosa che ho notato è che comunque l'interesse verso il vino e la informazione sullo stesso stanno decisamente crescendo fra i giovani =)

02 Apr 2009 | ore 23:14

io bevo un po' di tutto, cerco ormai di formarmi una mia opinione e personale su ogni vino e cerco di non farmi influenzare piu' da fattori esterni, come il nome del produttore, la sua dimensione, la sua zona, la critica e tutto il resto. Mi piacciono i vini dove si sente uno sforzo di comunicare qualcosa, che sia un territorio o una visione personale, in modo onesto, senza mischiare le carte e senza voler piacere a tutti.
Cerco in questo periodo, grazie al fatto che sto nel centro del mondo ovvero l'inghilterra (ovvero il posto dove si importano vini da 80 paesi del mondo) di conoscere di piu' i vini non italiani, e a volte scopro dei mondi nuovi affasciananti. Per es certi Riesling tedeschi, certi vini Ungheresi (Tokaj e altro), certi vini spagnoli (Rioja e Somontano), o portoghesi. Per fortuna c'e' cosi' tanto da provare che non si finira' mai.

02 Apr 2009 | ore 23:42

Quale sia il "mio" vino non lo so. Dipende. Mi piace informarmi, provare, cercare di affinare la mia sensibilità, crearmi man mano mappe e classifiche personali anche chiacchierando e ascoltando gente esperta - purché non abbia l'approccio iperanalitico da enostrippati (che mi annoia). Per il vino a casa raramente supero i 5-8 euro; come quasi tutti quelli che frequento, del resto.
Nei locali alla buona mi diverte molto sperimentare il vino sfuso - che spesso è una sciaquetta immonda, ma secondo me è un indicatore importante della reale qualità e "attitudine" del locale.
Nei ristoranti o trattorie con una bella carta spendo volentieri (un po') di più per assaggiare vini che non conosco o sperimentare abbinamenti - quasi sempre chiedendo consiglio a qualcuno del locale perché se no mi perdo. Se sospetto che possano propormi qualcosa di costosissimo metto in chiaro subito che...decidano pure loro ma io non voglio spendere un occhio della testa. I vini costosissimi - rarità, champagne, vintage - oh assaggio tutto, ma solo se me li offrono! ;-)
p.s. tra l'altro i vini vecchi sono senz'altro affascinanti, sicuramente sono io che ho le papille grezze ma...a me non piacciono mica tanto (ok, esperti e appassionati linciatemi pure). :-)))

03 Apr 2009 | ore 00:24

Bonilli ha scritto:
La maggior parte dei consumatori considera il vino un complemento al pasto,
alla cucina, che merita al massimo 5 € a bottiglia quando si vuole scialare.

Mica tanto fessi... mi verrebbe da estremizzare. :-)
Sabato l'altro: trasferta di lavoro, mi fermo a cenare sul Garda; ristorante di cucina sopravvalutata alla enne potenza, benché - se ho beninteso - Stellata da ventotto (28) anni. Guida GR '09? 56 alla cucina. Scorrendo la lista avara di emozioni, pressoché nulla mi attira: cappesante arrosto, lasagnette ai carciofi, tagliolini con code di gamberi, luccio al vapore... appena più su delle pennette alla vodka; trent'anni fa ancora-ancora, oggi non direi.

Decido allora di bilanciare le magre aspettative sul cibo, rinunciando a una portata e aggiungendo tal valsente alla comanda del vino. Almeno beviamo con buongusto, ho pensato; che se poi la cucina merita, ad aggiungere un piatto si fa sempre a tempo.

Morale:
Beaune 1er cru blanc Clos des Mouches '99, di Drouhin

"Le plus fameux premier cru de Beaune est limitrophe de l'appellation Pommard. Constitué par des terres blanches et marneuses, il convient très bien au chardonnay et produit un blanc de grande classe. La maison Drouhin en est le plus célèbre propriétaire..."

130 € di cantina:
se mi chiedete cos'ho bevuto, vi rispondo un semplice vino bianco

Delle tre, l'una:
1. bottiglia sfigata, benché affatto fallata
2. si straquota un Chardonnay qualsiasi
3. un buon vino, ma non merita 130 €

Non li merita nemmeno se ordinato al ristorante, intendo dire. Ora: non è vino di complemento al pasto, gli si addice ben altro? Non discuto, e nemmeno me ne intendo. Nondimeno è depennato dalle future, mie possibili preferenze (...a 'ste cifre non ritento)

Perdonate lo sfogo: per rispondere al quesito di fondo, invece, il vostro vino esiste, ha un'etichetta un nome e cognome, qual incompetente & semplice consumatore opto sovente per gli alsaziani di Humbrecht; nello specifico, prediligo il loro Pinot Gris.

03 Apr 2009 | ore 02:07

. . . . . e poi mi eclisso !
Nel senso che o mi si ignora completamente,e questo nella dialettica dei blog può accadere, accade e va bene così, oppure mi si flagella, almeno dicendo che esco fuori tema.
Ad ogni modo: due domande:
a) negli anni ruggenti del vino, e quindi abbraccio un ampio perido, proviamo a dire '88 - '06, è vero o non è vero che chi scriveva di vino (e, beninteso, ne scriveva molto bene) ed esitava guide ad ogni Natale, guadagnava in virtù di queste opere editoriali mediamente più di quanto guadagnasse il piccolo (piccolo davvero) produttore il cui vino veniva recensito per la prima volta ? Insommma, in altre parole, è normale che in un modello di business una dimensione sovrastrutturale prevalga su quella strutturale ? Ancora: non ci fossero i produttori, di cosa scriverebbero le guide ?
b) potrebbe divenire affermazione veritiera la seguente, ovvero: atteso che il gusto va educato, altrimenti in assenza di ciò siamo a gusto maleducato oppure ineducato, possiamo affermare che la sublimazione massima, che supera valutazioni bicchierate, potrebbe diventare: "mi piace", "non mi piace" ?

03 Apr 2009 | ore 02:29

vincenzo io ti ammazzero'.....sei troppo stupido per vivere.... ( SChERZO OVVIAMENTE è che quando vedo scritto vincenzo mi parte il trip..° il punto b è pero' abbastanza vero: che il gusto ,e l'olfatto in questo caso, vada educato è vero; ma in fondo su tutto il "fumo" del sentore di.... prevale anche in me il" mi piace non mi piace." se in tutti questi anni l'educazione sul cibo ha fatto balzi in avanti sul vino resto un po' piu distaccato.certo, mi sono fatto anch'io come tanti un piccolo corso di sommelier ,nei tempi andati , giusto per capire se l'ignoranza personale era abissale o altro, ma in fondo quelle dispense sono rimaste li' a fare polvere. in fondo uno a caso, forse volendo provocare o forse no, tale GUALTIERO MARCHESI dice che i suoi piatti andrebbero gustati senza bere vino. il che forse è un eccesso, ma quantomeno basta un vino sobrio ed elegante senza la necessità di impalarsi ad un mutuo per pagarsi la bottiglia. che poi per me oggi un sommelier che se la tira troppo mi ricorda lo stupendo Antonio Albanese nelle sue surreali emulazioni. a proposito di GUALTIER MARCHESI ,mi ricorda qualcosa.....

03 Apr 2009 | ore 07:34

IO NON CI SPENDO PIU DI 1 EURO E COMPRO IL RONCO IN CARTONE...10.5% SVOLTI....LEGGERO E MI FA FARE IL ROTTINO...SE POI VOGLIO MEDITARE MI BEVO UNA FOGLIETTA DI ROMANELLA....CON LE SUE NOTE FRUTTATE DI LAMPONE MORA RETOGUSTO SPEZIATO CANNELLA GERANIO E VIOLETTA.... CON FONDO DI ASFALTO BAGNATO

03 Apr 2009 | ore 08:25

E che dire del Consiglio Regionale del Veneto che è saltato - notizia che vedo adesso su SkyTg24 - perché erano tutti al Vinitaly?

Ps Io non sono a Verona, mai messo piede lì :-))

03 Apr 2009 | ore 08:55

infatti era una provocazione. Non la vedo sbevazzare fra stands troppo frequentati. e poi, del resto, l' Albereta è raggiungibile da tutta italia con comodi aerei, la mia Bergamo per esempio! (treni molto piu' scomodi) :-))))

03 Apr 2009 | ore 09:04

Come spiegare il mio rapporto col vino?
Una volta non lo bevevo, mi dichiaravo astemia.
Oggi lo bevo, lo apprezzo, ma non mi improvviso sommelier! Insomma non amo filosofeggiare sul retrogusto di..., sull'odore o su strani paroloni che gli intenditori tirano fuori per fare colpo o gonfiarsi per la loro assoluta e comprovata competenza. Non so. Non mi convince.
Preferisco chi commenta il vino in modo più vero e genuino, senza troppi fronzoli.
Preferisco chi in cucina apprezza la cucina vera e non la nouvelle cuisine (!!!).
Insomma, pur dichiarandomi severa su certi temi, in fatto di gusti, in cucina mi dichiaro severa per la qualità, ma non SNOB!

03 Apr 2009 | ore 09:04

Esiste il vino per la massa ed il vino per l'elite, la qualità è da entrambe le parti. perché il vino non arriva all'uomo della strada? per una serie di fattori tra i quali mettoa nche gli addetti al settore, tutti li a rotear bicchieri pronunciando termini incomprensibili, invece di tentar di far divulgazione di acculturare, inoltre quando si parla di vino buono si tende sempre a buttar lì i nomi dei migliori (es i tuoi ex colleghi e i migliori 50 vini bianchi) ma l'uomo della strada quando mai comprerà una bottglia da 30 eu!

03 Apr 2009 | ore 09:51

Bevo vino tutti i giorni ma lo ammetto: non ho mai consultato una guida.
Nei periodi che passo in Italia mi piace scoprire il territorio dove mi trovo. Adesso sono in Trentino e sto bevendo quantita' spaventose di Pinot nero, che trovo affascinante perche' cosi' diverso, distintamente 'italiano', rispetto ai grandi Pinot del Burgundy. Anche molti Teroldego e Lagrein e perfino Marzemino, vitigni davvero unici di cui ci si innamora, che anche se non raggiungono mai vertici assoluti possono dare soddisfazioni ed emozioni.
In generale ho la fortuna di vivere nel 'centro del mondo' come dice Gianpaolo, e questo serve molto per sprovincializzarsi e invoglia alla sperimentazione, alla scoperta e al passaparola. Si rimane stupiti da quanti vini davvero buoni si fanno nel mondo, anche con tappi non di sughero, anche a prezzi modesti.
Ci sono 'everyday wines' da 5 euro che pur ovviamente mancando della profondita' e persistenza dei vini importanti offrono sapori e profumi pulitissimi, gradevoli, vari e interessanti, ideali per un normale pasto e anche meritevoli di essere analizzati con attenzione. Trovo la condiscendenza nei confronti dei 'vini da 5 euro' che aleggia in certi ambienti sgradevole, boriosa ed anche espressione di una certa ignoranza e carenza di naso e palato (nota: non parlo certo di Bonilli che faceva un altro discorso). Chi ha meno esperienza e non si puo' permettere i vini importanti dovrebbe provare quanti piu' vini da 5 euro possibile. E' completamente inutile e quasi deleterio comprarsi il grande Barolo senza essere attrezzati. Poi si sviluppa un gusto personale; e gradualmente, se si trova che ne vale la pena (e succede), si comincia a sperimentare con categorie superiori e a scoprire nuove dimensioni. Allora magari si potra' magari rinunciare a un telefonino o a qualche partita di calcio in cambio di una bottiglia speciale ogni tanto. L'importante e' avere rispetto per il vino. Per me chi beve il Tavernello non e' peggio di chi trangugia Champagne nello stellato senza neanche prestargli un briciolo do attenzione (e ne vedo).

03 Apr 2009 | ore 10:10

Direttore, sinceramente... a me... me pare na "strunzata" (mi passi la citazione che non vuole essere affatto offensiva). Almeno nei ristoranti, mi sembra che la gente sia più preparata, più interessata a conoscere. E' ovvio che in un momento di crisi le famiglie non pasteggino con uno spumante da 50 euro a bottiglia, ma ciò non significa che il vino sia consideratao un qualcosa di anonimo da accompagnare al cibo. Soprattuto i più giovani mi sembrano portati per un consumo più consapevole e scelgono il vino come le sneakers... cioè provano e riprovano finchè non trovano la bottiglia che fa per loro. Magari non dicono "sentore di", magari si fanno guidare dalle mode, ma mi sembra attribuiscano un valore al "buon vino"... ciao!

03 Apr 2009 | ore 10:36

Lo scarto tra il Vinitaly e "main street" esiste, ma pare che gli unici a non accorgersene siano proprio quelli della manifestazione. Ieri al Tg2 sentivo l'organizzatore dichiarare che il successo di quest'anno porterà il vino italiano IN TUTTE LE CASE DEL MONDO! Ora, capisco l'entusiasmo; ma le parole hanno un valore che non merita di essere sprecato.
Ad ogni modo, mi piacerebbe saperne, di vino; mi piacerebbe saper indovinare i sentori (anche se non credo sarò mai capace di cogliere un possibile retrogusto di china calissaia, come ho sentito dire una volta a Gusto dal celeberrimo Paolo Lauciani). Poiché al momento così non è, mi affido all'intuito e alla curiosità, ma in una fascia di prezzo che non superi i 10 euro a bottiglia (che comunque non sono pochi). E comunque, ho goduto allo stesso modo di un Brunello, di un Nobile di Montepulciano e di un Assisi di Sportoletti bevendoli con robusti piatti di carne. Così come ritengo azzeccatissimo il Prosecco doc Villa Sandi al pari di un Greco di Tufo o di un Bianchello del Metauro sul pesce. Dove non sta male nemmeno un Rosato Alghero. Tanta magniloquenza per dire: seguo le mie voglie, cioè il cuore.

03 Apr 2009 | ore 11:15

Cosa ne pensate della nuova normativa europea (art.21)dove si può produrre vino senza uva(con adittivi)? Quindi tutti produttori? Agevolando le truffe(chi salvaguarda il consumatore)?

03 Apr 2009 | ore 11:28

Vorrei porre un quesito!
Ingredienti: carne di suino, sale, vino, spezie. Antiossidante: ascorbato di sodio. Saccarosio, destrosio. Conservanti: nitrato di potassio, nitrito di sodio
Questa è la composizione del "Il Capocollo di Cinta Senese di Paolo Parisi" 1 Kg per € 56!!!
E' questa la tanto osannata qualità di cui si parla?
Se Parisi, per molti, è il top per la carne, chi mi dici che anche nei vini top non e' presente il lavoro del chimico?

03 Apr 2009 | ore 11:47

E quale sarebbe il segnale di non qualità, esattamente? E il nesso con il vino?

03 Apr 2009 | ore 12:54

mi sembra la stessa composizione di un qualsisi prodotto industriale! credo che, oltre alla qualità della materia prima, sia fondmentale l'assenza di componenti chimiche! mio nonno mi diceva che l'unica cosa da aggiungere alla carne per fare il salame è il sale e il pepe!
il nesso con il vino? se il prodotto top o riconosciuto tale dagli esperti gastronomi è cosi' composto, anche i vini top possono contenere senza scandalo altre componenti non presenti nell'uva?

03 Apr 2009 | ore 13:02

Sarà - a parte che mi risulta sia fuorilegge fare a meno di alcuni additivi; ma anche se non lo fosse io comunque preferisco evitare il botulino. Inoltre quasi tutti i "vini veri del contadino come una volta" che mi hanno fatto assaggiare erano una schifezza acida e puzzolente. Quindi generalmente tutto sommato un po' di chimica non mi dispiace! :-)))

03 Apr 2009 | ore 13:11

Orca, parli di salumi o di chimica di altro tipo in altre cose?:-))

03 Apr 2009 | ore 13:20

Naaah, non faccio la doccia nei pesticidi o cose del genere. Mi riferivo a vini e salumi e in particolare seguendo lo spunto di paolof. :-)))
Poi per carità se uno sa fare un vino 100% bio 100% senza additivi e anche buono, io lo assaggio volentieri...

03 Apr 2009 | ore 13:41

p.s. ah no, neanche sostanze stupefacenti chimiche! :-)))

Comunque per adesso nel minisondaggio fra i frequentatori di questo sito, quelli disposti a spendere cifre stratosferiche per il vino e gli appassionati di classifiche non mi sembrano proprio tantissimi...

03 Apr 2009 | ore 13:45

e sono d'accordo pure io, gumbo, . ogni tanto faccio finta di tirarmela ma se devo spendere preferisco farlo per mangiare e non per bere. con la sola eccezione dello champagne. quello li' per me è un tasto sensibile. soprattutto se a farmi compagnia è una "valente" donzella. e le torinesi non sono mai state escluse! :-)))

03 Apr 2009 | ore 14:06

Sembra Paperopoli, con enoproduttori che si chiamano, per esempio, Etile Carpené...

03 Apr 2009 | ore 14:10

...voglio dire che, secondo me, ci sono alcuni produttori, di vino come di salumi come di altro, che vengono troppo facilmente "beatificati"!
Per quel che riguarda il vino, credo sia differente la "chimica" utilizzata in vigna da quella utilizzata in cantina! Concordi?
E poi "il vino del contadino"...anche a me è capitato di assaggiarne di veramente pessimi, magari "naturali" ma veramente imbevibili, ma credo che lo stesso si puo' dire dei "vini non del contadino"!Che discorso....

03 Apr 2009 | ore 14:57

se agli stupidi fosse impedito di vivere, è da quel dì avremmo letto il tuo necrologio, caro Giancarlo.
Ovviamente anche io sto scherzando !

03 Apr 2009 | ore 15:09

ma io veramente mi riferivo alla nota canzone di alberto fortis.... e non credo che abbia fatto una versione con il mio nome.. diventa sempre piu' difficile farsi capire, qui..

03 Apr 2009 | ore 15:34

...a parte Joselito tutti assolutamente tutti i produttori di salumi iberici usano conservanti, incominciando per il 5J di Sánche Romero Carvajal, ossia gli eredi di colui che salvó il maiale iberico dall'estinzione. Eppure la qualitá c'è no' Quindi cosa vuol dire secondo natura, usare la tecnologia al servizio della bontá o fare i cultori del mala tempora currunt... Se ti piacciono solo i salumi secondo natura, come babbo norcino li ha fatti, e non accetti nemmeno il nitrato di potassio ai solo due vie per salvarti: 1. smettere di mangiare salumi 2. Trasferirti in Basilicata (Sapori Mediterranei di Cirigliano non usa conservanti, la timpa del cinghiale neanche, le macellerie di latronico e le signore del Pollino meno ancora) o da Doriano Scibé nelle Marche o in qualche paese della provincia castigliana di Soria per farti un chorizo delle nonne. In effetti l'ultima volta che comprai il tanto decantato per il rapporto qualitá prezzo Aglianico Synthesis Paternoter e vidi che vi erano stati aggiunti solfiti ed era stato imbottigliato a Modena mi sono rifiutato di berlo. Anch'io credo che ci siano produttori che fanno figo e che spesso dietro il nome nascondono prodotti solamente buoni...E questo discorso nel vino vale come in nessun altro campo

03 Apr 2009 | ore 15:48

hai solo due vie...la prisa mala consejera

03 Apr 2009 | ore 15:52

Allora è vero! Esistono dei pazzi incoscienti che osano "salumificare" senza nitrato di potassio o altro! E io sto dalla loro parte! Credo di aver capito che è lo stesso per te. Non parliamo poi del vino!
P.s. che "tutti assolutamente tutti i produttori iberici usano conservanti" non significa che gli altri debbano essere obbligati ad imitarli!

03 Apr 2009 | ore 16:11

a mio parere il segreto è bere bene spendendo il giusto. quanto sia il giusto ognuno lo stabilisce per se ma prima di spendere 80-100 euro in una bottiglia è meglio avere un po' di conoscenza del settore; ci sono vini enormi, buonissimi che stanno sotto i 20 euro, ad anche nella fscia 7-15 se ne trovano moltissimi, basta conoscverli e cercarli. Per me montevertine (dai 22 ai 25) e pian del ciampolo (questo vine 10-11 euro)sono tra i preferiti, ma ci sono dei chianti beverini ancora a meno o a poco più (es. Bibbiano, ormanni, caparsa, felsina, rampolla, isole e olena oscillano tutti tra i 12 e i 16 euro). tra i bianchi i verdicchi di bucci e i traminer alsaziani (anche qui la scelta è vasta e a 10-15 euro c'è una bella scelta). Ci sono fior di brunelli a 25 euro (Potazzine, Ventolaio, Col D'orcia)e altrettanti barbaresco (da quello dei produttori a rizzi etc). lo stupendo aglianico di d'angelo, il riserva vigna caselle si porta via intorno ai 15-16 euro ed è veramente un gran bel bere, insomma basta darsi un po' da fare, assaggiare, assaggiare e si può bere bene senza svenarsi. se poi volete farvi un regalo bevetevi un valentini (bianco o rosso)e festa sia
salute
francesco

03 Apr 2009 | ore 16:21

questo post ha una foto stupenda complimenti a Sigrid Verbert.

03 Apr 2009 | ore 17:18

Il versante enologico della vita mi interessa da molto tempo, e per non brancolare nel buio, da pochi anni sono un modestissimo sommelier. Tuttavia nulla è cambiato: sono infedele e schizofrenico.
Infedele perchè non mi fermo ad un vino, quasi non lo ricordo, resto affascinato dall'ultimo e pregusto il prossimo, continuando a cercare. Mi muovo ora per regioni, ora per vitigni, tra i 5 e 10 euro, un tre volte al mese. Normalmente bevo acqua.
Schizofrenico perché durante un pasto, da solo o con amici, non riesco a concentrarmi sul vino, e nemmeno mi interessa: mi piace il gesto, il colore, il bicchiere, la bocca, forse basta il colpo d'occhio. Viceversa in degustazioni in veste di sommelier il vino mi prende, cerco di interpretarlo, di conoscerne la storia, sua e di chi l'ha fatto. Cerco, perchè è difficile: ma, pur essendo necessario, non mi basta il liguaggio tecnico dell'abbastanza intenso, al naso sentori.. eccetera. Mi piacciono altre parole, altre suggestioni.
Poi dimentico tutto di nuovo: annoto, ma ricordo poco, non mi affeziono.
Un vino mi rimane impresso molto di più se è legato a momenti, attimi, volti, viaggi: necessario post it dei ricordi.

03 Apr 2009 | ore 18:09

Come ulteriore riflessione vi riporto il pensiero di Gualtiero Marchesi: "Il vino può essere visto come una salsa che si aggiunge a quelle già previste nel piatto". Se il piatto ha grandi materie prime ma il vino è scadente fa declassare il tutto. Secondo me vale anche il contrario.
In ogni caso non possiamo negare che negli ultimi anni ci sono sempre più produttori che offrono nel bicchiere grande qualità al giusto prezzo, ovviamente sotto certe cifre non c'è da fidarsi.

Posso fare un pò di pubblicità al mio blog?
blog.libero.it/pensieriincucina

03 Apr 2009 | ore 19:15

Per chi vive a Verona un giretto in fiera è dovuto.Quindi gironzolando (non tanta gente,molti i biglietti omaggio,questo venerdi),parlando con gli espositori,gli umori negativi sono parecchi.Appena conclusa quella tedesca,organizata come logistica molto meglio di quella di Verona,malumore sui costi,(definiti troppo alti)e troppo lunga cinque giorni.commenti tutti negativi sia sulla precedente normativa europea (quella dei trucioli)che sull'ultima di usare solo adittivi (non uva)per fare il vino.In questa maniera diventa difficile ostacolare i furbetti,che ci sguazzano in queste cose.

04 Apr 2009 | ore 11:52

Non sono d'accordo che sia una nicchia quella degli appassionati del vino, forse quelli del "sentore di..." ma i locali hanno carte dei vini ampie, i giovani sempre più preferiscono aprire una bottiglia rispetto ad uno spritz. Semmai il problema è il prezzo, anche se c'è sempre più curiosità per le bottiglie da 5 ai 10 euro, che sono signore bottiglie nella maggior parte dei casi, basta solo cercare un po', con l'aiuto di qualche guida e le bottiglie di qualità si trovano senza spendere follie. E a Vinitaly non è vero che vanno solo buyer e ristoratori, ci sono moltissimi giovani, basta girare gli stand e ce se ne rende conto, giovani che assaggiano, chiedono, vogliono conoscere il produttore. Certo la crisi c'è e non aiuta il settore, ma c'è anche curiosità verso il mondo enologico...
Ah, il mio vino preferito: bolla lo champagne di Fidel, bianco, Soave Coffele riserva Ca'Visco, rosso Cabernet Vigneto Due Santi Zonta, passito bianco Anselmi. Uno sconosciuto.. Spumante Durello biologico Marcato...4 euro strepitoso.

04 Apr 2009 | ore 13:18

C'è un grande personaggio che appartiene a quella nicchia di persone, quelli del "sentore di...". E' lui il vero poeta del vino, le sue non sono descrizioni ma idilli, si chiama Paolo Lauciani, sommelier romano, che saltuariamente partecipa alla trasmissione "Gusto" a canale 5.
"Questo vino si abbina bene alla cacciagione a pelo lungo..." è solo una delle sue frasi celebri.
Non ho mai frequentato corsi per sommelier ma se ne organizzasse uno lui ci andrei a piedi :-))

05 Apr 2009 | ore 10:32

io credo... credo che il vino non sia una bevanda, ma un alimento e quindi non lo bevo per abitudine, ma per scelta: non lo bevo tutti i giorni né a tutti i pasti.
qual è il mio vino?
il barbera d’alba valletta di claudio alario, il cabernet sauvignon riserva di tizzano, il brut rosé di legouge-copin, il lacrima di morro d’alba di monte schiavo, il verdicchio di villa bucci riserva, il sole dei padri di spadafora, il rifermentazione ancestrale di francesco bellei, l'alastro di planeta, un hcdn di a.f. gros, il falerno del massico di villa matilde, il riesling saint hippolyte di marcel deiss, il sauvignon sanct valentin di san michele appiano, l'insouciant 2 di sarda-malet, il vulcaia fumé di inama, il basiliano di albano carrisi...
come vedi vini d'ogni dove e d'ogni prezzo per esaltare un cibo, o vini per cucirci un menu intorno.
p.s. venerdì 3 al vinitaly, grazie alla cortesia d'un gran signore ho partecipato alla blindatissima degustazione "dodici bianchi immortali"; l'esperienza, pel contesto in cui s'è svolta, è stata magica ma, ancora una volta, preferisco bere e mangiare, mangiare e bere.
bene.

06 Apr 2009 | ore 01:06

A parte che quando sento dire "sentore di muschio bagnato" metto la mano sulla fondina della pistola :-D io, facendo la spesa quasi sempre al supermercato, cerco da neofita di esplorare i vini italiani comperando bottiglie tra i 5 e gli 8 euro che non trovo per nulla "disdicevoli" al mio palato. Ricordo che prima dell'introduzione dell'euro con 8 euro (diciamo 15.000 lire) non si acquistava certo un vinaccio
Occasionalmente, quando sono in zone di produzione (Barolo, Barbaresco, ...) acquisto anche bottiglie piu' costose dopo assaggi alla cantina vinicola.

Per le bollicine cerco di tenermi sotto i 15-20 euro

06 Apr 2009 | ore 11:37

ah ah ah
siiii!!!
muschio bagnato, rosa canina, fragola con retrogusto di rafano...
mah.
con tutto il rispetto, ma io so' genuina!
:)

06 Apr 2009 | ore 15:18

Complimenti ai gusti di Alberto Tonello: tutte bottiglie interessantissime e territoriali. Consiglio, se già non li conosci, i rossi di Ca' Lustra e del Filò delle Vigne, per stare in zona.

06 Apr 2009 | ore 22:22

Reduce dal Vinitaly... e tra i visitatori non si son visti soltanto addetti ai lavori... piuttosto, un buon numero di addetti al classico scrocco da fiera (per questo la maggior parte degli espositori erano attrezzati con i crackerini industriali da degustazione?)... vere e proprie truppe di giovani (molto giovani) in gita goliardica :-) e la cosa 'triste' era assistere allo spreco di energie da parte dei sommelier (per il muschio qui e la rosa canina là)... quando poi, dall'altra parte, vabbè... tutto questo per dire che non è affatto semplice stabilire a chi riservare realtà come vinitaly: posso essere un non addetto e capirne tantissimo, quanto meno interessarmi al fenomeno, apprezzare il buon bere accanto al buon piatto (per quanto mi riguarda, mi rivedo esattamente nel tipo di acquisto del Bressanini), ma rischio di esser comunque tagliata fuori perchè non è semplice distinguere i non addetti A e B. Qualche nome di recente assaggio: Ceretto per il nord, Donnafugata per il sud.

07 Apr 2009 | ore 09:31

Giulio Ferrari - Riserva del Fondatore
Marisa Cuomo - Furore bianco
Cataldi Madonna - Cerasuolo Piè delle vigne
Livio Felluga - Tocai
Villa Bucci - Verdicchio riserva
Cavallotto - Barolo
Biondi Santi - Brunello

Ad Majora

07 Apr 2009 | ore 09:57

Maurizio scusa il ritardo. Sì, sono entrambi due grandissimi rossi da Aglianico di stile tradizionale e dall'invecchiamento infinito. A buon prezzo

07 Apr 2009 | ore 16:59

Caro Gigio, vorrei invitarti a visitare la nuova cantina dell'azienda PATERNOSTER, per farti constatare di persona che s'imbottiglia proprio li' e non a modena come erroneamente da te sostenuto e per quanto riguarda i solfiti be ne parliamo li' di persona...!!

07 Apr 2009 | ore 19:13

Luciano mi fa molto piacere che i vini da me segnalati incontrino il tuo gradimento perchè detto da te, grande professionista del settore, fa ancora più piacere.

07 Apr 2009 | ore 19:44

scrivi un commento

marchio_cucinare.jpg
a cura di Stefano Bonilli


Zuppe_Minestre.jpg
Arrosti.jpg
in libreria e on-line

* VOLUMI GIA' PUBBLICATI
NELLA STESSA COLLANA


notizie in breve

Lucky_Peach.jpg

> Lucky Peach di David Chang, Peter Meehan e Chris Ying è una nuova rivista trimestrale dedicata al cibo pubblicata dall'edtore McSweeney's, e questa è la grande novità per la casa editrice californiana che fino ad ora aveva pubblicato romanzi, saggi ma mai libri e riviste di cucina. Lucky Peach è rivista, ma anche una appllication per l'iPad. Il primo numero è dedicato al "Ramen".

Pasta_broccoli_arzilla.jpg Minestra di pasta, broccoli e arzilla

Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...


ultimi commenti

  • marco - comunque era una abitudine per la compagnia sfoggiare vicino...
  • Benzo Fury - Benzo Fury is the brand name of your research...
  • schatten - In questi paesi mafia, 'nrangheta e camorra sono assenti...
  • Giovanni P. - Questi paesi hanno un vantaggio di fondo: tutto è...
  • camillako - Una Piazza dedicata a De Falco!!!...
  • Luca M - "[...] quindi invece di multare chi fa il bagno...

ultimi post

17
Gen
Vadabordocazzo - "Vada a bordo cazzo..." è l'ordine...
15
Gen
Quelli che combattono la crisi - Questa è la Baia di Auckland,...
13
Gen
L' iPhone come metafora - Apple Store di ShanghaiIeri Apple ha sospeso...
12
Gen
Sfogliando l'album - Prima o poi uno deve tornare a...
10
Gen
L'aereo a elica e la locomotiva - Perché scrivo ancora questo blog?Perché mettersi davanti...
07
Gen
The antipodes - Il petrolio di questa regione della...
04
Gen
A sud del mondo - Sentirsi lontano nel tempo e nello spazio...
01
Gen
Sydney il 1° gennaio 2012 - Oggi Sydney ha festeggiato nel modo...
creme_caramel_1.jpg Crème caramel

E' uno di quei dolci che io sento amici, un dolce che fa parte di me,...


Alma Graduate School

ultime letture

five_volumes_in_slipcase_thumb-1.jpg Modernist Cuisine - 6 volumi, 2438 pagine, 23 chili - è il libro più bello, più costoso, più pesante...

Dopo tre mesi di attesa e proprio...


IMG_6089.jpg Meglio le favelas della vita da contadino

Ho letto una recensione sul Sole24Ore di domenica...


_electaweb_images_nondisponibile.jpg E' la pappa bellezza

I libri sul cibo spesso sono noiosi, spesso...


Twitter
Friendfeed