09
Mag 2009
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Dice Marchesi che...
Stefano Bonilli
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CATEGORIA Cuochi d'Italia | TAG cucina molecolare, cuoco, Marchesi
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Lo confesso, io sono un minestraro, adoro tutti i tipi di minestre e purtroppo mi accorgo...
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Ieri sera ho piacevolmente conversato con un grande chef, Mauro Uliassi.
Si parlava delle polemiche di questi giorni, di striscia, delle guide, e insieme convenivamo che uomini come Gualtiero Marchesi e Alfonso Iaccarino, che hanno avuto il merito di essere dei illuminati precursori della nostra gastronomia, meritassero di diritto i massimi riconoscimenti.
Ciò purtroppo non è accaduto, anzi, si è fatto l'impossibile per dare loro dispiaceri ed amarezze anzichè essergli riconoscenti come sarebbe accaduto in qualsiasi altro paese al mondo.
Per me questa lettera di Gualtiero Marchesi, uomo di 79 anni e qualche mese, è di una modernità sorprendente.
Lui, che rappresenta in pieno il classico della nostra cucina, ci descrive la figura ideale dello chef moderno, lo "chef chimico", contrapponendolo al "chimico chef", e ce lo spiega meglio di chiunque altro abbia fatto nella bufera di questi giorni.
C'è poco da aggiungere, Chapeaux Maestro.
Documento non datato?
-QUI SI FA CUCINA OVVERO CHIMICA INTUITIVA-: è quello che scriverà sulla prima pagina della carta dei suoi cibi Gualtiero Marchesi.
ed è quello che tutti i cuochi seri di questo paese dovrebbero fare, con tanto di citazione di nome e cognome del suo autore.
anche da parte mia , CHAPEAU al grande Maestro.
Sul fatto che i cuochi siano o meno "artisti" si può discutere all'infinito. Per esempio io non lo credo affatto. Ma non è questo il punto.
Piuttosto, vogliamo finirla una volta per tutte con le querimonie circa la mancanza di rispetto verso Marchesi o altri? Possibile che non si voglia comprendere che un conto è onorare - sempre ed esplicitamente - la figura, il ruolo e i meriti di un cuoco (nel caso di Marchesi, l'italiano più grande di sempre), un altro conto è "leggerne" e "criticarne" la cucina in un preciso momento, in un dato luogo, in un determinato piatto. Perchè le persone normali al ristorante vanno per mangiare piatti e non per riverire icone.
Sono d'accordo con Enzo Vizzari, quando si va al ristorante non si va per mangiare un'icona ma per provare la cucina di un cuoco in quel determinato momento e siccome la cucina a questi livelli è per definizione e in pratica solo espressa ciò che si mangia e il relativo giudizio si riferiscono a quel determinato momento.
Una guida mette insieme più momenti e formula un giudizio che non è la bibbia ma un'indicazione al proprio pubblico.
Io, invece, insieme a Antonello Colonna ho organizzato una festa per un signore che ha 79 anni ed è stato il padre della cucina contemporanea, a partire dal 1977.
La festa inizia con un appuntamento alle 9,30 del mattino di lunedì 11 al Quirinale.
Trovo che sia un giusto omaggio il fatto che il Presidente della Repubblica, Napolitano, riceva in udienza particolare il Cavalier Gualtiero Marchesi di professione cuoco.
Io penso che nessuna persona, mai, in qualsiasi campo operi, si debba mai sentire o essere ingiudicabile.
Penso sia un discorso facile da comprendere, se si dovesse scrivere un libro sulla storia dell'Alta Cucina Italiana, Marchesi ne sarebbe l'assoluto dominatore. Il fatto che il Presidente della Repubblica lo festeggi al Quirinale ne è la giusta celebrazione (....era ora !!! Sia per Marchesi, sia per la Cucina Italiana).
Una Guida ai Ristoranti che esce annualmente invece deve necessariamente fotografare quanto secondo lei quel dato Cuoco, in quel ristorante, con quelle brigate di sala e di cucina riesce ad esprimere in un dato periodo di tempo.
Al cliente/acquirente della Guida penso interessi meno sapere se un dato cuoco sia stato grandissimo, interesserà sicuramente sapere se è ancora grandissimo oppure è semplicemente grande, buono, discreto, etc etc
Ciao
Tanto di cappello al lucido, semplice e lapalissiano intervento del Cavalier Marchesi.
Di certo questo non basterà a sedare gli animi e a mettere tutti daccordo ma, spero, può dare una nuova, e a mio avviso più corretta, prospettiva alla (infinita) discussione in corso.
Non ho seguito, se non da questo blog, la campagna di striscia ma, ieri sera, ho casualmente visto il servizio che, questa volta, ha preso di mira le guide.
Riusciranno, le guide, ha far proprio il concetto espresso dal Maestro e quantomeno fare una chiara distinzione fra gli Adrià e quelli che fanno "scruscio" (letteralmente "rumore" condito da "senzazione") con tanta chimica e poca sostanza (e ancor meno Arte culinaria)?
Sig. Vizzari, probabilmente le nostre divergenze nascono dal fatto che io invece credo che i grandi chef siano dei grandi artisti, nè più nè meno di un grande pittore o un grande musicista.
Un cuoco come Gualtiero Marchesi ha consentito a persone come lei di scrivere con dieci anni di anticipo di alta gastronomia.
Un cuoco come Alfonso Iaccarino ha fatto diventare la mia terra un polo gastronomico del quale ne parla il mondo.
Con questi presupposti non è mia intenzione volerle togliere il sacrosanto diritto alla critica o che ne fosse condizionata dalla storia ma mi sentirei di chiederle perlomeno un giudizio più attento e neutrale cosa che purtroppo non riscontro nella guida che lei conduce.
Da semplice appassionato, e mi creda sono in ottima e numerosa compagnia, non potrà mai convincermi che il Don Alfonso valga, sulla sua guida, meno della Caravella di Amalfi e sia, bontà sua, pari al Pappacarbone o a ristoranti di recente apertura come il Relais blu.
Ho l'impressione, caro Sig. Vizzari, che lei oltre a non voler considerare i meriti storici non giudichi nemmeno con serenità e competenza il valore oggettivo di un ristorante come il Don Alfonso conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.
Concordo pienamente con Vizzari, la cucina non è arte. Ma Marchesi ama proporsi artista.
Caro Sig. Cortese, non trovo corretto prendersela con Vizzari che secondo il mio modesto parere è il miglior giornalista italiano. E' troppo facile parlare da amico di Iaccarino. La trovata della Signora Livia è stata di cattivo gusto. Non si può andare davanti alle telecamere di una trasmissione nazional popolare e gettare fango senza contenuti. Perché non farlo in privato? Perché chiedere di uscire adesso e non averlo fatto in passato? I rancori personali non si regolano in televisione. Vizzari ha contribuito al successo dei suoi amici e se un giorno si decidesse di parlare e raccontare la verità agli italiani su Iaccarino, uscirebbero fuori tante sorprese...
Per favore non buttiamo là frasi minacciose e senza nessun reale contenuto.
Se Vizzari vuole giudicare in un certo modo gli Iaccarino fa solo il suo lavoro ma non credo proprio che "se un giorno decidesse di parlare..." gli Iaccarino avrebbero da temere qualcosa.
Frasi come queste suonano male e hanno il suono della minaccia trasversale e su questo blog io non lo permetto.
Cara Signora Giordano, il fatto di essere cliente/amico dei Iaccarino, fra l'altro sempre onestamente dichiarato, secondo lei mi impedirebbe di parlarne con serenità ed obiettività?
Quanti critici gastronomici sono amici dei ristoratori, allora? Dovrebbero esimersi dal giudizio?
Posto che Livia abbia fatto un errore lei sta facendo altrettanto facendo illazioni non documentate.
Credo che l'Artista sia colui che attraverso la sua sensibilità interpreta e traduce un sentimento, un' emozione "un' energia".
L'Artista é un filtro.
L'artigiano vive la sua vita in funzione del suo fare.
La magia del risultato gli regala stupore, meraviglia, sorpresa.
La padronanza del fare, la conoscenza, lo rendono sensibile, curioso ricettivo.
L'Artigiano allora diventa artista.
Artista come arte del fare.
Credo si possa essere artisti in cucina ( con la a minuscola, per non scandalizzare i ben pensanti) e per me il Sig. Marchesi é uno di quelli.
Detto cio' credo sia giusto esprimere valutazioni e giudizzi riguardanti il momento, magari senza quella voglia molto italiana di "sparare" al primo della classe o a colui che si evidenzia nell'intento di trascinare tutto verso il basso.
Quello che Lei ha scritto è assolutamente vergognoso.
Gianfranco
Proviamo per un attimo a ribaltare il concetto che Cortese e la Giordano dibattono??
Se secondo alcuni, Marchesi e gli Iaccarino dovrebbero essere giudicati sempre e comunque dei grandi per quanto hanno fatto per la Ristorazione italiana ed il Paese tutto, non si dovrebbe usare lo stesso metodo per i grandi Critici gastronomici che tanto hanno fatto per la Ristorazione italiana ed il Paese tutto?
Cioè, se gli Iaccarino non dovrebbero essere giudicati da Vizzari se non positivamente, gli Iaccarino non dovrebbero fare altrettanto con Vizzari?
Ciao
A me sembra incredibile che si continui ad affrontare il discorso "Marchesi lo hanno trattato male". Ma chi? Il signor Marchesi, come suo sacrosanto diritto nel libero mercato, chiede (secondo l'ultima guida del GR) 180 eurozzi medi e vini esclusi per poter mangiare da lui. Come consumatore, sono più preoccupato di sapere se sto decidendo di spendere una cifra ingente (tra i 4-5 ristoranti più costosi d'Italia direi) per qualcosa che ha un valore adeguato al prezzo ora e non per sapere che Marchesi è un mito e altre cose sacrosante, ma poco utili per chi deve fare una scelta nel 2009. Peraltro, a leggere diversi pareri in giro, si ha l'impressione che le guide, anche se non esaltano più Marchesi come un fuoriclasse, siano comunque di manica larga nei suoi confronti...
Mi piace pensare ai grandi chef come ad artisti nel senso di artigiani che hanno elevato il loro fare al livello di un'opera d'arte. La chimica è quella miscela di sensi, di profumi e di materie che scatenano le reazioni, come specifica Bonilli, in quel preciso momento. I critici hanno sottolineato tale vocazione e capacità e hanno contribuito ad allargare la conoscenza. E nei percorsi (gastronomici ed editoriali) è sempre possibile l'errore, da una parte e dall'altra. La pervicacia è forse quella che porta maggiore fastidio come dimostrano i post. Comprendo il desiderio di Vizzari di far stare tutti con i piedi per terra. Ma non so perchè mi ritorna alla mente l'aneddoto di Piero Soderini che chiede a Michelangelo di dare un colpettino al naso del David e viene accontentato con una manciata di polvere di marmo :-)
Perchè caro Sig. Bonilli non ha fatto alcun commento all' outing della Sig. ra Iaccarino?
Ma tutti invece si sono schierati contro Iannone?
Troppo facile così....
Cosa secondo Lei e la Sig.ra Iaccarino i critici gastronomici dovrebbero giudicare?
l'arredamento, gli interni? per quello chiamassero la rivista AD
.. per avere un bel ristorante bisogna solo avere i soldi o semmai per chi ha "agganci" ricevere finanziamenti regionali.
Non è così?
Bisogna dirla tutta la verità
finalmente uno chef ci mette la faccia.
andate sul blog dissapore.
grazie ciccio sultano
Perdonatemi il commento un po' fuori tema.
Molti tra i più grandi "artisti", come li definiamo oggi, sono morti poveri e soli. Sembra che siamo capaci di riconoscere l'arte solo postuma. Basta prendere ad esempio Vincent van Gogh.
Uniamo questo a due importanti fattori: tipico gusto italico nel discriminare italiani che all'estero ci invidiano e che un'opera di Marchesi, a differenza di un quadro, non rientra spesso nella categoria di "opera d'arte" come ce la insegnano a scuola.
Personalmente trovo la seguente definizione di "arte" (tratta da wikipedia) corrispondete al mio personale sentire come artistico qualcosa:
>
Innegabilmente per me Marchesi è un artista.
A questo punto sono curiosissimo di conoscere come mai per un giornalista come Vizzari sia vero il contrario. Post separato?
Io penso che il più grave errore di chi ha pensato di usare Striscia è stato, a parte quello di essere usato, di aver danneggiato in primo luogo la sua immagine.
Tra gli appassionati e gli amici certe dichiarazioni sono state di gran lunga più rovinose di una bocciatura senza appello in una guida.
A chi si ritiene danneggiato da un giudizio e da un articolo (soprattutto se mi è caro) regalo sempre lo stesso consiglio: tacere per evitare di dare due volte la notizia oppure, se sei stato diffamato o calunniato, fai parlare il tuo avvocato con le carte.
Ma questo stile in Italia ormai è perso. A cominciare dal premier.
Scusate... il blog ha mangiato la citazione, la riporto qui di seguito.
L'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana - svolta singolarmente o collettivamente - che, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza, porta a forme creative di espressione estetica.
scusi ma a me sembra che Alfonso Iaccarino abbia passato da tempo il testimone al figlio Ernesto anche se è sempre nell' ombra (per ovvi motivi) allora perchè Vizzari non può giudicare lui al pari di Iannone o Esposito
A me pare che le affermazioni di marchesi siano assolutamente condivisibili. Di più, risultano persino banali tanto sono ovvie. I cuochi sono sempre stati dei chimici senza saperlo, e questo non ha *nessuna* connotazione negativa. Io però non vedo tutti questi "chimici" che si improvvisano Chef. Chi sarebbero? Fuori i nomi dei ristoranti :-p
Adrià non è certo un chimico (basta mica usare l'Agar-Agar o la metilcellulosa per diventarlo :-p ). E' uno Chef che ha approndito le sue conoscenze scientifiche per fare cucina. Che può piacere o meno, ovvio.
Un chimico non è uno chef così come un anatomopatologo non è uno Chef, eppure entrambi devono saper riconoscere muscoli e organi interni di un animale. Per scopi diversi.
Un botanico non è uno Chef, eppure conosce le erbe, frutta e verdura. Si potrebbe continuare ovviamente.
C'è tutto questo stupore solo perchè alcune conoscenze dell'anatomopatologo e del botanico gli Chef le hanno acquisite nei secoli, e ora nessuno si pone più questi dubbi esistenziali da non dormirci la notte :-p mentre alle scuole alberghiere l'insegnamento chimico e fisico è sotto il livello di guardia, da quel che mi risulta.
A mio avviso tutto questo astio da parte di alcuni cuochi verso questo modo di approfondire la cucina è spiegabile solo dal punto di vista psicologico. Probabilmente con tutto questo parlare di chimica hanno il timore inconscio di sentirsi "superati", o per lo meno "indietro con i tempi" e allora reagiscono ribadendo orgogliosamente, a volte rabbiosamente, la loro "non conoscenza".
Tuttavia vorrei che capissero che non è necessario sminuire l'altrui modo di cucinare per affermare il proprio. Non si tratta di animali che devono marcare il territorio.
Se nelle scuole alberghiere si insegnassero anche queste cose probabilmente non saremmo in queste condizioni.
Se poi Laudadio non avesse dormito al Liceo alle lezioni di Chimica probabilmente non staremmo ancora qui a tirare avanti questa storia ormai da troppo tempo :)
Io trovo molto più interessante questo dibattito circa la natura della gastronomia, invece di rinvangare ancora la polemica da caberet di striscia la notizia. Concordo con Vizzari circa la difficoltà di definire la gastronomia come arte ma io propendo per questa ipotesi. Come ogni forma artistica, infatti, ha il proposito di essere un mezzo tra la natura, il mondo delle cose, i prodotti e l’estro umano, il mondo delle idee, gli chef. Solo attraverso l’arte, l’umanità ha trovato il modo di imprimere il proprio status di animale pensante su una base materiale -e a tal punto che anche l’arte più astratta alla fine necessita di una base su cui oggettivarsi- e l'alta cucina non mi sembra da meno.
Anche io penso che la cucina non sia arte, e in cuoco non sia un artista.
mica tanto d'accordo, Vizzari.le persone"normali", se vogliamo dire le cose nude e crude, in certi ristoranti non vanno, per ovvi motivi. quelle «normali» che credo intenda lei sono appassionati come me oppure :
a) devono portarsi a letto qualcuno/a e il ristorante chic stellato che dir si voglia si presta magnificamente alla causa e DI QUELLO CHE SI MANGIA FREGA NULLA.
b) è per business, e quindi di nuovo il luogo si presta alla causa e DI QUELLO CHE SI MANGIA FREGA NULLA.
restano appunto gli appassionati, come me.
e credo che ottima parte di essi, se frequentano, fresco fresco, Uliassi oggi trovano un cuoco in continua ascesa e vicino all'apice di quello che puo' dare . è l'attualità cuciniera- è,anche temporalmente, un uomo dell’ OGGI,e del domani.
se frequentano, per esempio, Giaccone, trovano meno attualità, meno futuro ma piu' STORIA e piu' sapere e piu' brividi per essere al cospetto di chi ha fatto un pezzo importante del cammino gastronomico italiano. ed i BRIVIDI, vizzari, contrariamente a quello che pensa lei, dovrebbero valere punti e stelle e forchette.
quando ritornero' da Marchesi, il mese prossimo, so piu' o meno che cosa trovero', nei piatti( e su quel risotto non sono d'accordo per esempio), ma l'EMOZIONE che mi trasmetterà l'uomo( che dovrebbe assolutamente esserci ma questo è un altro discorso) fa parte del motivo per il quale io, persona normale appassionata, vado fin là.
io non acquisto piu' la sua guida da 3 anni, Vizzari, ed oggi mi conferma i motivi della mia scelta. Il dramma è che lei, Vizzari, ma non solo lei mi sembra ha l’incapacità di frequentare le emozioni. Ecco perchè nella sua guida la valutazione per esempio del Don alfonso 1890 è cosi bassa o comunque è piu’ bassa di altri : lei non attribuisce a Punta campanella nessuna importanza- lei non attribuisce a quella cantina paradisiaca- infernale nessuna importanza e soprattutto lei non attribuisce alla storia e perfino alla geografia di quel luogo nessuna importanza. Se la cucina puo’ essere opinabile( comunque io NON sono d’accordo sul suo giudizio nemmeno su quello) l’insieme di quel luogo è ben poco opinabile.
I critici gastronomici, se vogliono avere piu’ successo e portare piu’ persone nei ristoranti di questo spessore, devono, ripeto devono assolutamente trasmettere EMOZIONI .
snobisticamente non capite , per esempio, il fenomeno del calcio : l’altra sera, quando il Barcellona ha conquistato la finale di coppa con un gol all’ultimo respiro in tribuna i suoi tifosi ,che avevano pagato anche 1000 euro per assistere, hanno vissuto emozioni fortissime.
Quando voi critici riuscirete a creare, con i vostri scritti troppo spesso asettici le stesse emozioni convincerete migliaia di persone ad andare a mangiare da Marchesi, a patto che MARCHESI , sia là, a raccontargli un pezzetto del suo mondo, della sua storia della sua vita e quindi a trasmettere EMOZIONE ; i suoi piatti , come quelli di Jaccarino ed altri potranno essere da 16.5 o 16.8 ma loro saranno sempre da 20 ventesimi !!!
ma temo , Vizzari, che questo lei proprio non lo capisca. E le ricordo che il solo Veronelli ebbe il coraggio di creare i « ristoranti del cuore », che significarono una parte di quello che sostengo.
naturalmente colgo l'occasione per esprimerle il mio disappunto per certi fatti accaduti recentemente
comunque io, al posto di Livia Jaccarino l' avrei proprio ignorata, la sua guida.
Un solo appunto, di tutto quello che ho visto scritto qui mi sento di farlo al sig. Marchi Contraffatti ( a proposito marchi è il nome e contraffatti il cognome ?)
andrebbe ignorato naturalmente ma gli voglio solo ricordare che giusto l’ ex guida di Bonilli prevede, nei sui voti, il bonus.( ed in questo Bonilli fortunatamente mi perde un po’ di asetticità :-)) ) e che cosa cazzo pensa che serva un bonus,contraffatto dei miei stivali, se non a valutare anche le cose che riguardano Ad come dice lei, per esempio ?
cavolicchio: Alfonso Iaccarino, primo tre stelle del Sud d'Italia; Gualtiero Marchesi: di tutto e di più, martedì anche a colazione mattutina dal Presidente Napolitano poi vate della commissione per la enogastronomia del neonato ministero del turismo che ha così soffiato l'idea al ministro della cultura Bondi. Se non sono sono riconoscimenti allora chiudiamo, perché i dispiaceri sono altri. state/stiamo parlando di gusti o di storia? sono due cose ben diverse e se Franco Baresi è nella storia del calcio non è certo per gli ultimi due o tre anni della sua carriera (e Bob Dylan in quella del musica e via così). la verità, per tutti, è una riflessione generale, è che bisogna essere grandi anche nella scelta del momento del commiato, perché a gestire il successo sono bravi tutti.
oloap
..scusate l'involontario anonimato
m
..quando a Ferran Adrià nel 99 in quel di rosas nel suo ristorante a porte chiuse Bonilli gli chiese quale fosse il suo rapporto con le guide lui disse sorridendo ironico : fantastico.... quando parlano bene , dei fottutissimi bastardi quando parlano male
Questo è assolutamente in linea con i sentimenti delle persone .Essere criticati fa dispiacere , ma fa parte del gioco
Le celebrazioni e il rispetto ai grandi cuochi che hanno fatto la storia della cucina sono un dovere per chi come me ne ha tratto grande beneficio ( io sono di estrazione Marchesiana )e ho grande stima anche x don Alfonso e x tutto il grande lavoro che ha fatto e sta facendo nel difficile sud e a lui e Livia vanno anche una mia naturale simpatia
Ma i punteggi e i giudzi di carattere strettamente gastronomico che debbono tenere conto della realtà sono altra cosa e comunque mai degli assoluti . Questo nel bene o nel male .
..ho fatto un po di casini nell'invio
m
......finchè i casini non li fai in cucina tutto bene Mauro :-))
Premetto che io mi categorizzo fra i "normali", perché non vado al ristorante per riverire icone. Però non ci vado neanche soltanto per nutrirmi io mi aspetto un'esperienza - perché altrimenti tanto vale comprare gli ingredienti e mangiare a casa, col cavolo che spenderei più di 20-25 euro per mangiare al ristorante!!!
Tra l'altro la superiorità della cucina chimica-istintiva rispetto a quella chimica-scientifica non si può accettare se non si accetta contemporaneamente l'idea che la cucina sia (anche) arte.
Ciò che riguarda il lato più pratico della cucina - il nutrimento, la tecnica e gli strumenti da utilizzare, l'analisi degli ingredienti e le reazioni sensoriali
''Essere criticati fa dispiacere, ma fa parte del gioco''. Parole sante Mauro, però tanti quando sono criticati non vogliono giocare più. Troppo facile (e ingiusto, un pessimo esempio verso i giovani), io tifavo Inter anche quando non si vinceva nulla e Bonilli Milan anche in serie B
oloap
(non è Uliassi a far casino nell'invio - c'è qualcosa di che non funziona, mi ha tagliato il post!) Ci riprovo
Premetto che io mi categorizzo fra i "normali", perché non vado al ristorante per riverire icone. Però non ci vado neanche soltanto per nutrirmi io mi aspetto un'esperienza - perché altrimenti tanto vale comprare gli ingredienti e mangiare a casa, col cavolo che spenderei più di 20-25 euro per mangiare al ristorante!!!
Tra l'altro la superiorità della cucina chimica-istintiva rispetto a quella chimica-scientifica non si può accettare se non si accetta contemporaneamente l'idea che la cucina sia (anche) arte.
Ciò che riguarda il lato più pratico della cucina - il nutrimento, la tecnica e gli strumenti da utilizzare, l'analisi degli ingredienti e le reazioni sensoriali misurabili si possono studiare, analizzare, codificare, replicare come in qualunque esperimento scientifico. Probabilmente c'è anche una parte su cui attualmente le conoscenze intuitive sono più avanzate e non ancora spiegabili ma un giorno lo saranno.
Anche l'arte è "scientifica" - ad esempio alle note, il tempo, lo spazio, le onde, le frequenze, il timbro, i suoni, i colori e il modo in cui noi codifichiamo e percepiamo tutto questo attraverso i sensi e il cervello.
Però se inserisci uno spartito in un computer oppure lo fai suonare a uno strumentista così così o a un grandissimo musicista...mi volete forse dire che non esistono differenze?
E tutte le emozioni e impressioni che si trasmettono e si percepiscono partendo dai sensi ma poi diventano qualcos'altro che non si può misurare, non si può descrivere, non è oggettivo...ma per quanto mi riguarda è comunque reale!
Certo la cucina della nonna non è arte, ma certe cucine che rappresentano qualcosa che va ben al di là di ciò che troviamo nel piatto - inteso comme soma di ingredienti - cosa sono se non espressioni artistiche? Quindi dire che la cucina non è arte non significa nulla. E' come dire che il disegno a matita non è arte, ma i disegni di Omar Gallinari lo sono eccome...
Ha ragione il Sig. Marchesi quando dice che ci vogliono anni e anni per diventare grandi cuochi. poi però qualche guida assegna stelle a gente che dichiara che non sapeva nulla di cucina e dopo sei mesi di immersione sui libri arriva la prima srella michelin (SORRISO)attualmente 3 .Non sono daccordo con coloro che dicono che i cuochi non sono artisti. In cucina si crea arte,non solo con i cibi,ma anche con sculture di ghiaccio o burro(senza stampi)o monumenti con zucchero pastigliaccio.
Oh, il gruppo di quelli che pensano che la cucina sia arte è il più folto, sarei curiosa di sentire perché per gli altri non lo è - specialmente il parere dello scienziato che sicuramente è lontano dal mio punto di vista! ;-)
Invece ma fine si parla quasi solo di giudizi, giudicanti e giudicato o della lite Iaccarino-Vizzari e...non capisco che c'entra! :-(
Gumbo, in due parole: la cucina DEVE essere buona perchè il piatto te lo devi mangiare, non importa quanto sia bello da vedere, quanti studi sull'accostamento teorico di sapori e texture e quanti altri accorgimenti ti puoi inventare.
L'arte non ha questo vincolo.
Insomma, il buono e il bello :)
ma non si parlava di inviti alla festa del marchesi? mi sembra di ricordare che c'era la possibilita di partecipare.
pazienza...
comunque chiedo a voi luminari
sintetizzare il profumo/sapore di tartufo,è cucina chimico molecolare?
quindi... mangiare tagliolini al tartufo con codesto olio puo ritenersi una invezione strepitosa?
la cucina non deve solo essre buono nel piatto...è anche essenziale la sua architettura e i suoi colori perche stimolanti celebrali che possono sollecitatre stati emotivi...quindi la cucina deve essere arte e contenuto
Ehm...temo di non aver capito. :-I
La cucina secondo te non può essere arte perché deve essere buona? E allora?
Per me questo significa soltanto che il cuoco deve essere capace di colpire sia la vista sia il gusto, quindi doppia maestria!
Evidentemente tu hai in mente qualcos'altro...
Vi riporto la definizione di ARTE che potete trovare su wikipedia e che io condivido in pieno: ARTE = "L'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana - svolta singolarmente o collettivamente - che, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza, porta a forme creative di espressione estetica. Nella sua accezione odierna, l'arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni, per cui le espressioni artistiche, pur puntando a trasmettere "messaggi", non costituiscono un vero e proprio linguaggio, in quanto non hanno un codice inequivocabile condiviso tra tutti i fruitori, ma al contrario vengono interpretate soggettivamente."
Secondo questa definizione la cucina è assolutamente una forma d'arte. Forse rispetto ad altre forme ha la caratteristica di essere effimera. L'opera dura finchè non viene consumata! Un piatto trasmette emozioni positive ad una persona poichè sposa i suoi gusti o la sua cultura e lo stesso provoca disprezzo ad altri. In ogni caso trasporta emozioni e queste emozioni sono di intensità e segno assolutamente soggettivi.
Un grande chef Pugliese (ANGELO CONSOLI) diceva:la cucina è Arte, è Arte anche nel più semplice piatto che un cuoco propone, l'occhio è colui che mangia per primo.
La non condivisione dei parametri di valutazione delle guide è un problema per chef e ristoratori.
Il desiderio di essere recensiti da più guide possibili è una necessità. E se ‘qualcuno’ non si ritrova con i medesimi parametri in tutte le guide scatta la polemica in televisione. Iaccarino probabilmente dimentica che ognuno fa la guida che vuole e recensisce come vuole. Ed allora qual’è il problema sig. Iaccarino? 10 in pagella su tutte le guide? I gusti di che recensisce non sono tutti uguali. O abbiamo perso la volontà e l’umiltà di farci giudicare.
E dove sta scritto che in cucina si possa passare il testimone e mantenere le solite linee di gusto?
Il pensiero comune che le guide siano tutte ‘plasmabili’ è diffuso ed allora esiste la volontà di ogni ristoratore e chef di poterle, in un certo senso, pilotarle a proprio favore.
No! La cucina è arte. Anche se Vizzari dice spesso che un bravo cuoco al massimo è un bravo artigiano.
Alla base dell’arte non c’è il buono, caro Bressanini, alla base dell’arte c’è l’emozione.
Quando mangi un piatto il concetto di ‘buono’ è scontato, é preteso dal cliente. L’emozione devi essere in grado di fargliela provare.
Marchesi è l’esempio vivente dell’evoluzione della professione che a tanti ha dato fastidio. L’evoluzione di una persona che decide di fare tutto quello che vuole non curandosi del giudizio degli altri, ed allora la capacità di giudicare qualcuno esula dal gusto e dalla bellezza e deve rapportarsi con il suo concetto d’arte in cucina. Concetto che l’anno scorso pochissime persone hanno saputo valutare ed in molti hanno preferito criticare.
Fare gruppo oggi sugli attacchi di Striscia è impensabile se un anno fa non è stato possibile farlo intorno a Marchesi. Ognuno preferisce trovare nelle polemiche la linea per evidenziare il proprio successo e la sua bravura a discapito di altri.
Non vorrai mica paragonare Livia Iaccarino a Rocco Iannone spero?
Se tutti fossimo capaci di fare i cuochi,sarei daccordo con lei,ma siccome è un lavoro duro e difficile che si può comprendere solo stando dietro i fornelli non solo per un giorno,magari cambierebbe idea,il cuoco o cucinare per professione è esprimere quello che si ha dentro attraverso i prodotti e la materia prima,quindi sono in completo disaccordo con lei e con quanti affermano che non sono artisti.
Cuoco che bella parola, se tutti e dico tutti fossimo così bravi da giudicare il nostro lavoro e quello degli altri,io non parlo di ciò che non conosco,capisce!!!!!!!!!
Devi rispettare il pensiero degli altri e non puoi dire a Bressanini che parla di ciò che non conosce, non a lui. Fidati
Ognuno di noi crede che il proprio lavoro sia stancante, difficile, ma io penso che il lavoro del ristoratore sia il più duro in assoluto e non tutti hanno l'abilità e la fortuna di diventare Gualtiero Marchesi.
Per tutti quelli che non sono in prima pagina la considerazione delle guide significa portare i soldi a casa, soldi per vivere, ecco perchè il ruolo di chi giudica è così importante e delicato.
Io giro tanti ristoranti, stellati e non, ma quando è capitato di trovarmi in uno di quei posti dove trovi passione, capacità, dove leggi il sacrificio delle persone, persone che hanno investito i loro beni senza ricevere nessun supporto, vitale per la loro attività, a dir poco mi dispiaccio.
Non sto parlando del Don Alfonso o Gualtiero Marchesi questa volta, alla fine beati loro, ma di quei tanti, bravi, bravissimi che non hanno voce.
Ne ho conosciuti tanti ma mi fa piacere ricordarne uno, il Castagneto a Conca della Campania in provincia di Caserta. Sono stato lì una sola volta e per caso, nel novembre scorso, e non so perchè il mio pensiero va così spesso a quel ristorante, forse perchè quei due ragazzi mi hanno fatto una tenerezza infinita. Sono fidanzati, lui, lo chef, si chiama Giampietro Albanese, ha lavorato due anni da Vissani e ha fatto due brevi stages con Alajmo e Scabin. Tiziana, che si occupa della sala, brava, bella come il sole, discreta, talmente professionale che non puoi fare a meno di domandarle da quale ristorante pluristellato provenga salvo lasciarti senza parole perchè timidamente ti risponde che ha cominciato lì, "per amore verso il mio fidanzato". Il locale, appena rinnovato, sembra fin troppo elegante per trovarsi in un contesto così agreste, la carta dei vini è stupefacente, rimango senza parole, mi assalgono i primi dubbi, no Maurizio, qui non c'entra gomorra, questi due ragazzi hanno il viso buono come il pane....alla fine dopo un ottimo degustazione chiedo di poter parlare con lo chef, mi racconta la sua storia e mi dice che l'ultima recensione del suo ristorante l'ha fatta Giancarlo Perrotta quattro anni addietro il quale, dopo aver pagato, si è presentato facendogli i complimenti. Non c'è traccia di questo locale sulla Michelin e ne ho visti di ristoranti con una stella che dal Castagneto avrebbero qualcosa da imparare.....
Domani sarò uno dei cento fortunati che parteciperà alla festa del grande artista e maestro Gualtiero Marchesi però mi faceva piacere, la sera prima, rivolgere un pensiero a quei due bravi ragazzi di Conca della Campania
La cucina non è arte, ma alchimia, buscdecul e sacrificio. Gli chief sono artisti? Spesso lo sono, in quanto son tutti "matti", nel senso bono,e spesso da una follia sana delle "opere" scappano fuori.
Grazie dell'apprezzamento, signora Giordano, ma sappia che a proposito degli Iaccarino io non ho proprio nulla da raccontare se non quanto ho già scritto e detto.
Signor Maffi, ho qualche difficoltà a discutere con dichiara che da tre anni non acquista - e, devo supporre, non legge - ciò che scrivo sulla Guida. Se mi fa avere il suo indirizzo le invio gli arretrati: se avrà la bontà di leggere e quindi di informarsi si renderà conto di quante inesattezze sono contenute nel suo post.
Ehm, nella prima riga del post precedente deve evidentemente leggersi ..."con chi dichiara"...
Scusatemi
non avevo visto il suo post e le ho risposto di là e su altra cosa.
lei mi prende per dilettante, vizzari. io sono un appassionato , ma non dilettante: la sua guida non l'acquisto da tre anni perchè non mi va piu' di buttare soldi nel cesso
ma naturalmente alcuni suoi commenti li leggo, a SCROCCO.
e le assicuro che è una delle poco cose a scrocco che ho fatto nella mia vita, io.
Confesso anch'io di aver scroccato da Feltrinelli negli ultimi tempi Sig. Vizzari però sento di ringraziarla perchè lei, a differenza di tanti altri, legge e scrive e si confronta con noi firmandosi con nome e cognome. Credo che questo le faccia onore.
Io rispetto tutti,figuriamoci il dottore,ma permettetemi"se io faccio un lavoro perchè dovrei commentare il lavoro di un DOTT.chimico o dei chimici in generale?questo e libero parlare e libero pensiero,cercavo solo di spiegare che chi non è mai entrato o eventualmente lavorato in cucine e ristoranti non può comprendere il sentimento che ci si mette nella creazione di un piatto,o nell'espletamento del servizio di sala legato alla passione.Già la passione di per sè,se fossimo musicanti ci porterebbe a creare un 'opera, figuriamoci a non avere penne distruttrici in mano, ma avere della materia prima e del buon vino....
mi dispiace non era polemica grazie
la cucina è un sentimento che trasferisce emozioni al prodotto trasformato dal cuoco sotto forma di ricetta. In parole povere ha ragione il sig Vizzari quando dice che il cuoco è un buon artigiano e niente più
(Non è per nulla fondamentale, solo che per me è più divertente delle diatribe su critici e giudizi): l'artigianato per me è qualcosa che ha quasi esclusivamente una funzione pratica e generalmente non viene creato per trasmettere emozioni.
La cucina invece da un certo livello (di cura, abilità, intenzioni, buonezza, buonezza)in poi invece sì. Quindi a me sembra proprio diverso!
...si è perso bellezza fra le caratteristiche, nel mio ultimo commento.