13
Mag 2009
ore 01:00
ore 01:00
Gli snob della cucina

Ho letto un articolo sulla Stampa che mi ha fatto riflettere.
Lì, sul quotidiano, l'argomento è tragico, si parla di migranti e il titolo è abbastanza esplicito "La sinistra degli snob" di Luca Ricolfi.
Qui, su questo blog, si vorrebbe invece, molto più tranquillamente, parlare di cucina, ma il metodo del ragionamento è lo stesso, Ricolfi mi perdoni.
Infatti così come gran parte degli italiani, come scrive Ricolfi, appoggia il Ministro dell'Interno, Maroni - io, ovviamente sono contro e quindi tra gli snob - che respinge i barconi dei migranti, così gran parte degli italiani, direbbe un osservatore imparziale, è contro ogni tipo di innovazione in cucina e fermamente contro la cucina di avanguardia di Adrià ed epigoni.
Alcuni di noi scribacchini, i giornalisti del settore, insomma, ma neppure tutti, e uno sparuto drappello di appassionati - sparuto se paragonato ai milioni di italiani - amiamo le avanguardie in cucina anche se non disdegniamo la tradizione e i suoi mille piatti.
Altri scribacchini e gourmet si sono pentiti e non amano più tanto le avanguardie, o le amano sempre meno, e poi ci sono quelli che hanno sempre sparato ad alzo zero contro le avanguardie ed erano e sono per la tradizione e ora gongolano per gli attacchi e l'isolamento degli innovatori.

Nel piccolo mondo della gastronomia, per fortuna, non si devono fare elezioni ma i partiti ci sono, eccome, e il partito dei tradizionalisti, con tutte le sfumature possibili e immaginabili, è in maggioranza nettissima mentre quello degli innovatori e aperturisti è minoritario.
Direbbe il Ricolfi notista di gastronomia, se esistesse, che siamo una minoranza snob che ama i cuochi innovatori perché siamo e viviamo da privilegiati mentre la grande maggioranza dei tradizionalisti lo è per necessità e oggettività.
E così mi trovo in minoranza e snob in politica come in gastronomia.
Non si sta male ma se si vuole capire la realtà e scriverne bisogna starci dentro e quindi cambierò le mie abitudini e bazzicherò sia l'alto che il basso, i locali importanti, i localini buoni, intelligenti, quelli innovativi, come faccio da sempre e quelli dove figurarsi mai... e invece stanno lì da decenni e magari molti sono ristoranti mediocri ma altri sono semplicemente fuori dai giri e lo snobismo è un po' questo e se avete suggerimenti da dare noi siamo qui.
Noi snob, ovviamente :-))
FOTO S. BONILLI








Penso sia un problema di equilibrio piuttosto che di snobismo. Il respingimento deve avere alla base la conoscenza dell'altro (e il CIE si muoveva su questa logica). I sostenitori della tradizione dovrebbero conoscere la cucina innovativa. Ma a guardare le foto proposte, qui parliamo di populismo che è altra cosa..... Che vuol dire cavalcare l'onda del momento
argomento mica facile da trattare e poi messo li', cosi , morbidamente ma pieno di insidie. qualcuno, giustamente prudente, suggerirebbe di attendere un po' e vedere gli sviluppi( prendere le idee degli altri e rigirarsele per bene nel proprio bozzolo e risputarle secondo convenienza). ma io oltre che minoritario nell'ambiente odierno( non direi snobismo piuttosto vocazione istintuale) ci ho anche un carattere bizzoso e mi ribello.
fuori dal giro mi diventa veramente difficile: per uno come me che quando gira per lavoro viaggia con michelin- gambero rosso-veronelli e osterie d'italia( certo non seguite pedissequamente ma con sguardi critici per non dire preoccupati) non c'è molto spazio.
viaggio lontano, a migliaia di chilometri, per, ritrovarne uno: Trattoria da Federico, sul magnifico porticciolo di Acitrezza, fra Catania e Acireale.
con le barchette dei pescatori davanti sceglierete da una lussuriosa vetrina tutto il pescato delle ultime 24 ore.
ci vanno tutti in quel posto: notabili locali con abiti fatti a mano e scarpe bicolori, turisti tedeschi che se capissero cosa stanno mangiando prolungherebbero la vacanza, coppiette giovanissime che contano i soldi in tasca e poi decidono cosa mangiare ed anche, temo, qualche mafioso ma di quelli vecchio stampo, anche un po' "romantici".
direi un ambiente multi-tutto, dove si trova bene un rompicoglioni come me ed una tranquilla famiglia semplicissima e senza pretese.
andarci la domenica a pranzo ed osservare famiglie con tre anche quattro generazioni tutte insieme è bellissimo: dalla nonnissima vestita tutta a nero manco fosse un funerale all'ultimo erede in carrozzina ultima moda con aria condizionata.
famiglie che piu' pdl non si puo' ma lo stesso tenerissime, nella loro beata ignoranza nutrita a striscie e scherzi a parte.
pero' mangiano benissimo, da Federico, e quasi compunti e religiosi e attenti sporcandosi di nero la bocca con una copiosissima spaghettata di seppie.
Aleggia il fantasma con profumo di mare del Verga e di tutti i suoi mastri gesualdi.
federico mi fa sempre stare bene, per una volta seduto vicino a gente che normalmente anche un po' detesto ma li', in quella atmosfera, quasi condivido.
si spende niente e tutto , dipende da cosa mangiate e bevete, ma si va da
30 ed anche 100.
al nord mi viene difficile trovare un posto cosi': il siciliano fascista o destrorso ancora lo tollero, perchè comunque di antica cortesia, i miei compaesani bergamaschi od ancor peggio quelli del nord- est non li sopporto piu', cosi' arroccati nelle loro certezze per lo piu' razziste.
una volta almeno la dc e i parroci li blandivano e li minacciavano insieme e se ne stavano zitti. oggi hanno rialzato la cresta talmente tanto che si sentono onnipotenti e nelle loro trattorie non si puo' piu' andare, vocianti imitatori bossiani o feltriani. se chiedi un quotidiano ti danno liberto o il giornale locale intriso di luoghi comuni vergognosi.
li ' devo virare per forza sui grandi, dove almeno trovi gente che per educazione storica ti lascia mangiare in pace.
mi scuso per l'intromissione ma segnalo per i fan di Iaccarino la petizione.
Don Alfonso 1890 chiede:
di non essere più recensito nelle future edizioni di Enzo Vizzari della guida
i ristoranti d'Italia del gruppo l'Espresso"
http://www.petizionedonalfonso.com/
quella petizione è stata la causa del ritardo con il quale gli jaccarino , cortese ed io siamo arrivati con ritardo alla festa di Marchesi , perdendoci la "mortazza".
io sono un grande fan degli Jaccarino ma questa petizione non la firmero' mai.
ragioni non di opportunità ma di "intelligenza" generale e politica avrebbero consigliato un altro atteggiamento e fors'anche nessun atteggiamento.
mi sono permesso di dirlo, a Livia ed Alfonso, ed insieme agli altri presenti , ben piu' professionisti di me, li avevamo quasi convinti.....
e comunque siamo ot. questo post è molto bello ed io ho già dato.. parliamo d'altro, per favore.
mi sa che non è un fan 100% :)
Sono d'accordo sul fatto che gran parte degli italiani, direbbe un osservatore imparziale, è contro ogni tipo di innovazione e avanguardia in cucina (e non solo). Le ragioni che danno luogo a queste posizioni possono essere diverse, ma personalmente credo che alla base di tutto ci sia l'ignoranza (inteso come mancanza di una conoscenza sufficiente) e una poca attenzione verso questo genere di proposte. Quanti italiani, in percentuale sul numero di abitanti adulti, hanno mai mangiato da Adrià o da Bottura? E sapete, a mio avviso, perchè? Per mancanza di interesse, passione, curiosità e soldi (e non intendo quelli spesi per il cellulare, intendo quelli che non ci sono). Credo quindi che vedere quella ristretta cerchia di professionisti e appassionati del settore (e ci metto anche alcuni benestanti annoiati) come snob sia sbagliato, ma che il divario tra "tradizionalisti" e "innovatori" sia del tutto fisiologico. Personalissimo parere di uno che da Bottura ci andrebbe stasera, ma non può per mancanza di fondi da investire nell'innovazione :)
Trovo quantomai azzeccato il parallelismo politica - cucina perchè questi due fenomeni recenti sono entrambi sono figli della stessa situazione: il rifiuto del nuovo e del diverso. Generalmente, la storia ci insegna, che quando un gruppo si stringe attorno alle prorpie uniche certezze, le afferma e respinge qualsiasi novitá, esiste una certa insicurezza. E quando un gruppo decide di abbandonarsi all'irrazionale chiusura identitaria non si prospetta mai niente di buono.
Xenofobia e gastrofobia sono l'uno il riflesso dell'altro. Se rifiutiamo l'altro da noi, perche' spaventati dalla diversita', a maggior ragione rifiutiamo di incorporare e digerire cibo altro, nuovo e non-codificato. Dopo tutto io penso che il cibo pur mantenendo la sua ambivalenza, sia prima di tutto elemento di demarcazione e esasperazione delle differenze, prima che elemento aggregatore e di condivisione.
Sono pienamente d'accordo con lei, il problema di fondo è l'ignoranza ma solo, c'è anche un volersi arroccare sulle proprie idee, una totale assenza di voglia "d'aprirsi" verso altri punti di vista.
Ma con atteggiamenti di questo genere cosa si può fare?
Io sono stato ieri sera, per la prima volta, da Bottura, e a mio parere c'è più tradizione emiliana nella cucina di Bottura (per materie, per sapori, per ricerca) che nel 99,9% delle trattorie della stessa zona, ma vaglielo a spiegare ai fanatici del "tradizionale"...
Io invece trovo particolarmente interessante le ultime righe del post. Ha ragione Bonilli quando afferma che bisogna frequentare un po' tutto a mio avviso, però quando scrive: "bazzicherò sia l'alto che il basso, i locali importanti, i localini buoni, intelligenti, quelli innovativi, come faccio da sempre e quelli dove figurarsi mai... e invece stanno lì da decenni e magari molti sono ristoranti mediocri ma altri sono semplicemente fuori dai giri" io non sono d'accordo con lei. Magari non sarà stato lei a frequentarli, va bene, ma ha avuto il grande merito di creare delle guide tramite il gambero, quando ancora era direttore, non solo delle eccellenze e dei locali al top, ma anche guide dove si poteva maggiormente riconoscere un qualsiasi avventore di ristoranti/trattorie (ecc) che fosse minimamente interessato e di apertura mentale anche verso la cucina e non interessato solo a spendere poco e magari mangiare un piatto fatto senza la minima cultura, venendo anche incontro ai problemi finanziari che alcune famiglie italiane possono avere (mi viene in mente la low cost).
Io la ammiro anche per questo, quindi credo che un buon punto da cui partire per conoscere posti in cui magari non è abituato ad andare siano le guide che Lei ha contribuito a creare.
Saluti
Si parla, si comunica, si conosce l'altro col cibo ma che in questo momento ci sia una grande paura dell'altro, del diverso, dello straniero, facilitata da episodi di criminalità, è un fatto naturale.
Se però provo a trasferire il ragionamento dal politico al gastro-sociale trovo più difficile capire anche se so bene che i locali alla Bottura spaventano e possono non soddisfare.
Un po' come se uno che ha ascoltato tutta la vita i bei concerti della banda del paese lo catapulti a sentire un'opera di Luciano Berio.
Detto questo è vero che un certo giro di appassionati e giornalisti aperti alle innovazioni ha in realtà una visione chiusa, elitaria, contempla la cucina solo a partire da certi parametri, il resto è zona grigia, materia non interessante.
In questo risiede il distacco dalla realtà, lo snobismo, il parlarsi solo tra simili e l'irridere quelli che mangiano male.
Non è populismo, è curiosità, è voglia di capire e poiché sono un vecchio giornalista ho deciso di fare un viaggio in questa Italia.
@Pagano
Le foto le ho fatto ieri sera uscendo di casa dieci minuti, servono ad alleggerire, c'era anche Il Passetto, uno di quei locali sempre lì e che non si prova mai.
Ma la foto era brutta.
Comunque il testo non invitava al populismo, bastava leggere :-))
Bell'intervento che mi offre lo spunto per una riflessione: cos'è la tradizione in cucina (e non solo)? Ripetere "a memoria" piatti creati molto tempo fa o avere una cultura storica della cucina e del proprio territorio tali da poter capire questi piatti e farli propri, riuscendo anche a rivisitarli e proporli in veste nuova? Spero vivamente la seconda, perchè io la vedo in questo mnodo, e questo viene solo fatto da professionisti seri!
" Noi amiamo le avanguardie in cucina anche se non disdegniamo la tradizione e i suoi mille piatti ".
Certo che, detta così e restando alla similitudine partitica, mi sembrerebbe di scivolare in una sorta di cerchiobottismo democristiano ;-).
Comunque se Bonilli comincia a frequentare quelle trattorie turistiche, con l'imbonitore sull'uscio, almeno a Roma si spargerà la voce e delle due l'una: o migliorano gli standard qualitativi (e ce ne sarebbe bisogno), o lo avvelenano proditoriamente.
Ma non sarà che con Marchesi dalla Brambilla c'è andato anche lei, Direttore?
Certo, Scarpato, che se uno vuole fare il brillante in una discussione così ci si perde, tali e tante sono le apparenti occasioni.
Per esempio la frase da cerchiobottismo democristiano, terminologia che anche qui capiranno in pochi.
Io pratico il mondo della gastronomia in modo professionale da una trentina di anni.
In questo periodo ho inanellato mille visite in alto e in basso visto che da universitario andavo da Cantarelli ma anche dai bruciapadelle e ho amato i mille piatti della nostra cucina e quindi quando posso e quando sono buone io mangio la pasta con le sarde ma questo non mi impedisce di frequentare Adrià e gli altri spagnoli.
Dov'è la posizione democristiana? che, tra l'altro, mi fa dire "magari ci fossero ancora i democristiani".
Lo snobismo è proprio il suo, il Passetto, è un ristorante borghese davanti a piazza Navona non è un ristorante-trattoria acchiappa turisti.
Discutere come sta facendo lei - legittimo e contento lei - è esercizio solo di scrittura ma non di pensiero :-))
Magari un'ideuzza sarebbe gradita.
Con me sfonda non una porta, ma un portone aperto...
Bé quando non usavo nessuna guida e non frequentavo per nulla questo ambiente mi comportavo più o meno come quasi tutti quellli che conosco: non andavo praticamente mai al ristorante perché andando a caso le probabilità di essere spennati mangiando male erano/sono troppo alte. Uniche eccezioni qualche pizza, occasionale agriturismo o trattoriaccia consigliata da qualcuno per passare una serata in compagnia, non tanto per la memorabile bontà del cibo. E' di questo che si parla?
O dei nuovi locali nel trend ingredienti di qualità+ambiente carino+prezzo accettabile?
O di vecchi locali dimenticati ma che fanno ancora buona cucina? (anche se di questi è difficile che non li abbia già pescati qualche appassionato che va per locali molto più di me...).
Snob è essere avanguardista come snob è essere tradizionalista. Amare e desiderare la cucina BUONA è essere normale, ed io questo sono oggi e sono sempre stato. Quindi adoro, a differenza di Stefano :-), Da Costa come adoro, toh l'ultimo che mi viene in mente, Roscioli :-)
Un abbraccio, poco snob, a tutti gli appassionati
Posso permettermi di fare un ragionamento terra terra?! Perchè non ritorniamo ad apprezzare quello che si mangia per ciò che sono le materie prime utilizzate per comporre il piatto e per quello che un cuoco riesce a tirar fuori dal loro utilizzo?
"Normale" può essere desiderare la cucina buona, ma buona cosa significa?
Perché per la maggioranza significa abitudinaria, familiare, conosciuta e abbondante.
Per alcuni significa "approvata dalla comunità gourmet" (quindi solo certi nomi, certi marchi, certi prezzi).
Per altri significa mettere la massima attenzione nella scelta di ciò che si mangia, ma con curiosità e fuori dagli schemi. Io preferisco l'opzione tre! :-)
p.s. Roscioli comunque è snob eh!
ma scusi , Cauzzi, lei gira molto piu' di me, semplice appassionato, e scrive ossessivamente e spesso benissimo.
e butta li' un osso senza carne. roscioli ero capace anch'io e poi non credo che cerchi questo Bonilli.
dia una mano: qui c'è un'immagine di un Bonilli che, cosparso il capo di cenere:-)), se ne vuole andare per l'italia come un san ( laico) pellegrino con sportina e bastone( anche perchè con giacca e cravatta mi sa che per un pezzo...) alla disperata ricerca di un'osteria per regione( almeno una) dove non l'avvelenino.
bisogna andare campagna-campagna come dice camilleri e chiedere, nei bar polverosi dei paesini del basso lombardo per esempio, ai vecchietti che giocano a carte.
oppure ,idea , scovare quei posti di cui ho sentito parlare ma mai visto uno, dove fanno la trattoria in casa cioè proprio ti fanno da mangiare, pagando, a casa . ne ho trovato uno solo, ma ad Agadir,in marocco, ed ho mangiato un couscous buonissimo , con persone meravigliose. ma Cauzzi non vorrà mandare Bonilli fino in Marocco, spero.
dia una mano vera Cauzzi ,sprema le meningi:-))
www.caravanserraglioragusa.com
Via Pietro Nenni, 78
97100 Ragusa (Ragusa)
0932 654342
Per la somma gioia, spero, del simpatico Maffi.
http://forum.altissimoceto.it/viewtopic.php?t=2595&mforum=viaggiatoregourmet
recensione sul blog VG, linkare quella sul GR mi sembrava indelicato per il padrone di casa :-)
Gumbo, ripeto, BBBBUUUUUOOOONNNNAAAA !!!
Nel suo profondo significato primario. Poi ci può pure stare qualche pippa mentale sul significato filologico piuttosto che sul pensiero concettuale che sta alla fonte, ma dopo.
P.S. Ormai mi diverto un mondo, dico Roscioli e bum, battuta ... ci cascate proprio tutti ormai :-)
Il ritrovarsi in una posizione democristiana, lo scivolare verso, è una battuta amara e fatalista, come dire, ci tocca anche questo.
Credo, e non da ora, che la cucina vada scoperta con curiosità, senza steccati, senza etichette: ritrovarsi a difenderla tutta, dalla contemporanea alla classica, dal cerebrale al conviviale ed essere ritenuto snob o fighetto con la puzza al naso, mi mette a disagio. Insomma cercare di conoscere, di pensare, di tollerare, di imparare, oggi è ritenuto quasi antidemocratico.
Ma poi da chi? Da moralisti fustigatori di sinistra che in cucina diventano tradizionalisti bacchettoni e menefreghisti, oppure da veri fighetti di destra, basta-che-mi-vedano col suv, che frequentano ristoranti stellati contemporanei solo per sentito dire? Una sorta di ribaltamento dei ruoli, tanto da ritrovarsi sconsolatamente al centro, democristiano quasi per contrappasso.
Bene, allora sto al centro, se così deve essere, sempre considerando che la repubblica enogastronomica è piccola, esile, a volte futile, ma anche importante per tanta gente che lavora, là fuori, nel Paese reale.
Al Passetto si mangia una carbonara più che accettabile. Anzi, mi sbilancio: decisamente buona. Poi magari si incappa in un antipasto misto di mare un po' improbabile. E si spende abbastanza. Però, come dici tu giustamente Stefano, è un posto che ha una storia e una sua solidità.
Alla fin fine, in ogni caso, la polarizzazione destra=tradizione e basta contro sinistra=cucina d'avanguardia e basta non ha ragion d'essere, come peraltro s'è già ampiamente dibattuto. Le mie inclinazioni politiche non sono un mistero per nessuno, e come adoro l'Ambasciata o Pinchiorri vado pazzo anche per Francescana e Combal.zero. La variabile è sempre quella: avere delle capacità in cucina. Ricordo bene il rumore che fece Paolo Marchi quando anni fa si espresse in maniera negativa sulla cucina di Ettore Bocchia. Così come quando Raspelli, forse il più tradizionalista dei colleghi, spese parole di vero entusiasmo per Bottura.
"inclinazioni "politiche: mah.
presuporrebbe un piano inclinato.
a voler esser generosi diciamo 1%, farina? :-)).
Chiedo venia, ma ad ora tarda sono stato troppo sintetico (leggo, leggo sempre :-)) ). Lungi da me l'essere snob, parlavo di populismo in senso di deriva traslando il discorso dal politico al gastro-sociale. L’interpretazione della foto appare soprattutto quella (intendo: per me in contrasto con lo scritto e cerco di spiegare). Nel momento in cui si attacca la posizione della cucina innovativa o da altre sponde qualcuno attacca il valore/sistema delle guide, mettere le vele al vento potrebbe essere una risposta “naturale”. Non vorrei quindi che colui (Bonilli) che nel mio immaginario ha "sdoganato" il mangiare bene anche a basso prezzo e anche con il cibo da strada e mi ha regalato letture di intense emozioni sulla semplice misticanza di Canino o sul come si prepara/mangia il maiale, mi dicesse adesso che era tutta un'invenzione buona a creare il target "slowfoodista" “tradizional-popolare”, “naturalista”. Il populismo in questa accezione è il voler mescolare piani diversi: i cultori gastronomici hanno un loro universo, chi pratica il low cost ne ha un altro, i borghesi un altro ancora. Posso studiare le zone di contatto di questi insiemi, ma difficilmente troverò una perfetta sovrapposizione. Quindi descrivo mondi diversi. Se, ipotizzo ma senza dati, il Papero Giallo è un luogo da cerchia di estimatori pronti al confronto (come comunque traspare), il partito dei tradizionalisti e quello degli innovatori si muovono ad una certa altezza, o meglio cultura, e questo, mi sembra, senza intenti snobistici. Il veloce Maffi lo ha subito dimostrato tirando dal cappello il locale ad Aci. Io posso rilanciare con il Boccaccio sul lungomare di Acciaroli con la lasagna di mare di Pietro e le interminabili code per sedersi. O la trattoria della Temperanza a Milano che probabilmente è più conosciuta. Resta da comprendere se possono essere annoverate come eccellenze, in questo caso del filone trattorie popolari, che mi sembrano il sale del consesso formatosi intorno al suo blog. La sua proposta di una nuova stagione di “talent scout” mi ha lasciato un po’ perplesso forse anche perché letta in continuazione con gli ultimi accadimenti molecolari, striscianti, guidaioli e il post su dissapore “cosa abbiamo fatto per meritarci questo”. Spero di aver spiegato l’utilizzo del termine populismo che ha valenza negativa dovuta soprattutto all’utilizzo mediatico che ha fatto seguito a quello di qualunquismo. La via populistica, meglio “popolare”, alla riscoperta di ristoranti “qualunque” non mi sembra in questo senso premiante. Non almeno quanto quella che ha fondato il mangiar bene a prezzi popolari. Forse il discrimine è tutto nella mia testa, ma vedo che anche lei ha sacrificato una foto brutta del Passetto sull’altare dell’immagine che alleggerisce. E non potrebbe essere altrimenti considerata l’ottima grafica e le piacevoli incursioni della bravissima Sigrid Verbert. Per me il Papero Giallo è veramente interessante e la seguirò in questo viaggio da “vecchio giornalista”!! Nel caso no avesse scoperto ancora il Boccaccio, posso fornirle tutte le indicazioni e anche il supporto logistico totale (in aperto conflitto di interessi essendo persone amiche ☺ ), mentre non mancherò di seguire i suoi suggerimenti qui a Roma. Aggiungo anche Francesco Leone a Salerno che era ai fornelli della Trattoria Vicolo della Neve e ora ha un piccolo ristorante a via Settimio Mobilio: pasta e fagioli croccante e peperoni digeribili li inserirei….
Ci sono ristoranti e ristoratori "fuori dal tempo" e dalle guide.
Tremila o giù di lì sono i locali che recensisce una guida, tolte le sovrapposizioni diciamo che ne vengono recensiti circa diecimila dalle varie guide e guidine.
Ne rimangono fuori circa 72.000.
In quel numero c'è di tutto ma scremata la lista almeno un cinquecento indirizzi "fuori dal tempo" ci sono sicuramente e, come dimostra Pagano, ognuno ne conosce un pezzetto.
Cosa vuol dire "fuori dal tempo"?
Vuole dire Il Passetto a Roma, per esempio, gente seria che urbanamente, tanti anni fa, aveva chiesto di non essere messa in guida e proprio per la cortesia dell'approccio era stata accontentata.
E' un ristorante che a pochi metri da Piazza Navona ha sempre mantenuto un suo decoro.
Oggi hanno aperto accanto a loro, spalla a spalla, tavolino a tavolino, sul nuovo marciapiede allargato una trattoria e una pizzeria, sempre piene.
Il Passetto no, ha un'altra clientela, è il ristorante di un tempo, con una sua bellezza viscontiana e ci butto lì un Morte a Venezia e il disfacimento, la vecchiaia ecc... che non vuol dire scarsa qualità se, come dice Tommaso Farina, si mangia una buona carbonara.
Bene, quanti Passetto ci sono in Italia?
Quanti locali dignitosi che non ci filiamo neppure di striscio?
Per costruire un quadro di insieme ci stanno anche loro e io andrò a curiosare, a cominciare dal Passetto, è ovvio :-))
Non volevano essere nelle guide? Questo non lo sapevo. Penso che nel novero di questi locali "fuori dal tempo" possa includersi anche il caro vecchio Fortunato al Pantheon, per non dire della Campana.
E quelli come me che amano la tradizione e i suoi mille piatti anche se non disdegnano le avanguardie in cucina, da che lato ci dovremmo mettere?
Però fa un po' impressione questa necessità di catalogare qualunque cosa, no?
Cioè la stessa frase di bonilli ma in ordine inverso?! Te le vai a cercare, le complicazioni, però! :-)))
La Nuova Quercia a Napoli, Via Manzoni. Assai più che dignitoso, provare per credere.
Ad Majora
Il progetto mi sembra ambizioso.
Forse potrebbe organizzare più itinerari e piuttosto che per aree regionali o città, per strade (tipo lo schema seguito da Soldati per la Valle del Po, ma anche alla maniera di Kerouac, con incursioni musicali, perchè una colonna sonora non deve mancare, e, ovviamente, fotografiche).
Le guide di mia conoscenza sono tutte centrate sulle località o città. Magari si può cambiare inventandone una itinerante, del tipo "Via Emilia"; "Via Aurelia" etc. O magari riprendere lo stesso concetto di Soldati seguendo altri percorsi fluviali. E quel che si incontra si incontra. Forse il concetto di città e regioni (ad es. Ristoranti e Alberghi di Roma o Ristarantim o Albergghi del Lazio ) sono un po' stantii e stretti per la gastronomia, per il gastronomo, ma anche per il semplice turista costretto a munirsi di guida per ogni città o regione.
Alla fine il viaggio e la gastronomia potrebbero rivelarsi anche una scusa per raccontare e raccontarsi. E magari il percorso aiuta a mettere in ordine le idee rispetto all'obbiettivo prefissato.
Non so è un'idea che butto là: agli altri sviluppare o cestinare...
Ma si pensa al cartaceo? Io ho la michelin in un certo senso "taggata" e non mi sembra male l'idea di costruire le chiavi di ricerca multiple per personalizzare la ricerca. Penso che l'indicizzazione sia importante.
no,no cestinare un cazzo, filippo
se dovessi farla io questa cosa trovo un'idea bellissima quella del Po, per esempio. da dove nasce fino al mare: quante cucine quanti luoghi. ci sarebbe tanto da raccontare. credo che Bonilli potrebbe scrivere racconti con cibo, all'interno. Gianni Brera faceva un po' cosi': raccontava il calcio o del tour de france e poi di cibo. erano bellissimi i suoi racconti.
anche un itinerario lungo la via del sale tra piemonte e liguria potrebbe intrigare.
Suvvia Tommaso, ci dica: ha già compulsato febrilmente la bellissima e attesisisma collana monografica che suo quotidiano dedica in questi giorni all'uomo dietro Berlusconi? Ce ne faccia la minirece, la prego, aspettiamo con ansia :-)
Non c'entra nulla e se è per questo quella di Livia Iaccarino è stata proprio una gran caduta di stile.
Quella del Po l'ha già fatta MIchele Marziani, in forma di Romanzo! Te la consiglio, è una meraviglia.
Sembra divertente, ma non ho avuto ancora il tempo di darci una vera occhiata.
Sono andato a rileggermi i 159 commenti del post "Il gioco dell'oca" del 19 maggio 2008 e i 76 commenti del post "I fighetti, gli appassionati e la gggente" del 26 giugno 2008. Ce ne sono altri, sulle guide, sul 2.0 e così via.
Mi sembra di cogliere una differenza rispetto a soltanto un anno fa: allora c'era più partecipazione, più proposte, più entusiasmo. Oggi, noi, gli snob, grandi e piccoli, siamo più stanchi, non ancora disillusi, ma i tempi sono più duri e la società che ci sta attorno s'è incattivita e addormentata, appiattita. Solo un anno fa.
grazie, faro' sapere:-))
secondo me domenica sarai meno pessimista...........:-))
Mmm...Uliassi?.. comincia già a prendermi la paranoia. Comunque la mia dose di snobismo, proprio a questo proposito, me la son già presa, persino in famiglia, che mi segue storcendo il naso e facendo finta di non darlo a vedere.
bambini da Uliassi?????????
sarà meglio chiamarlo: che almeno ti inventi un pollo con le patatine stile mago merlino!!!:-)
Intendesi moglie, Maffi, moglie.
E' vero, tutto sembra anestetizzato, i blog hanno perso smalto, quelli che intervengono sono meno ma non quelli che entrano a dare un'occhiata solo che la crisi più la perdita di entusiasmo più il ripetersi degli argomenti hanno inciso sulla vivacità delle discussioni.
E' un fenomeno col quale bisogna fare i conti e che si supera solo con la costanza e l'intelligenza, forse due doti in via di estinzione :-))
Non sono tanto d'accordo. Secondo me la crisi c'entra poco, anzi se c'è meno gente nei ristoranti, nei cinema, ecc. vuol dire che c'è più gente a cazzeggiare davanti al computer e la conferma viene, da quanto ho capito, dal numero crescente dei contatti.
Credo che il motivo per il quale tante persone non partecipano alle discussioni sia riconducibile alle personalità di ognuna di queste.
Timore di mettersi in gioco, di non essere all'altezza, di riservatezza, di timidezza, di opportunità.....peccato perchè chissà quante fra queste persone, restìe a partecipare, potrebbero dare dei validi contributi alle discussioni.
scusa Stefano,
ma vorrei approfittare dell' involontario assist di Cortese, per chiedere notizie di una persona che qui scriveva fino a pochi giorni fa.
certo non è uno che non pensa di essere all'altezza o che sia riservato o "peggio" ancora timido...
pero' a me manca un po'. antipatico quanto basta, supponente mica poco con i suoi ingle-latinismi, lo si leggeva anche con leggero odio ma sempre con attenzione: FEDERICO DI SAN GIORGIO (fsg per gli "amici")
dove sei? a me manchi un po' e spero anche a tutti noi.
e poi sono preoccupato per il setter......... :-)
Bonilli saprà essere più preciso, ma azzardo qualche ipotesi. Innanzitutto la struttura rigida di un blog: in un forum puoi proporre gli argomenti che nel blog sono proposti dall'autore, quindi rispondi. Il comitato di "accoglienza" è preparato e sagace: scrivere il post n 1 potrebbe, come sottolinea l'amico Cortese, risultare difficile anche per la schiettezza che mi sembra regnare (il campione senza dubbio è l'estroso Maffi). Comunque si entra in casa d'altri e si ha qualche titubanza (lo ha avuta io che sono grafomane...). Infine la differenza di posizioni, che sono sempre accettate da Bonilli, è tale che non vai ad aggiungere un commento che "quoterebbe" un post altrui: lo si fa sui forum, ma sul blog non mi sembra tanto in uso. Gli argomenti giocano anche un ruolo preciso. Immaginate la domanda: quali sono i vostri 10 migliori ristoranti/chef? La seconda guerra punica :-))
incredibile, Pagano. tu leggi nella testa.
la domanda:" quali sono i vostri 10 migliori ristoranti/ chef" è quella che spero di trovare ogni mattina quando mi sveglio ed apro il computer.
altro che guerra punica: terza guerra mondiale, con numeri impressionanti e litigi furibondi.
ma Bonilli avrà i suoi motivi, per non porla quella domanda........
io certo la farei subito,con lo spirito folletto che mi ritrovo e , come disse Jannacci, " per vedere l'effetto che fa" :-)))
A me sembra più legato alla crisi il discorso della mancanza d'interventi...bisogna pur aver qualcosa da dire, o sbaglio?
Diverso il discorso su "non essere all'altezza, di riservatezza, di timidezza, di opportunità....." (cito testualmente)
Punica perchè la vedo più di spada e di lame affilate (berkel comprese) che di bombe e forse limitata al Mediterraneo, anche se l'esperienza osakese mi fa svenire a distanza di 4 anni e avrei da dire qualcosa sulle moules au roquefort gustate in attesa di traghettare sulle coste inglesi - e non vorrei dimenticare il baccalà fritto con le patate da passeggio in Cornovaglia. Vabbè ha ragione Maffi, termonucleare.
Non mi pare che i forum attualmente siano molto più vivaci però! La cricca dei superconvinti, ormai si sa, è sempre la stessa piccolissima minoranza - i cui elementi di solito arrivano, spesso se ne vanno, poi ritornano o spariscono. E girando sempre intorno agli stessi ristoranti e le stesse liti e forse si sono stufati!
Di quelli ai margini della scena come me credo che molti si siano convertiti a Facebook!
Ieri mio figlio mi diceva di quanto lo avesse colpito la lezione liceale su Adorno: l'attualità del suo pensiero, la definizione di Industria Culturale come "preordinata integrazione, dall’alto, dei suoi consumatori", i quali non sanno più riflettere, si adattano, in uno stordimento psichico funzionale al sistema, tanto che anche il divertimento, divenuto acritico, risulta estraniante e accomodante.
Tutti coloro che ancora stanno fuori dalla poltiglia, che ancora si agitano, agli occhi degli assuefatti sono diversi, incomprensibili, altezzosi...snob.
Anche questa è una parola che esprime il livello di imbarbarimento linguistico, il pensiero corto, la pigrizia mentale: basta una parola, una definizione per accalappiarci, per farci abboccare, beatamente ignari, all'amo del conformismo e della volgarità?
Parole onnicomprensive, esaustive, che alla fine hanno il solo scopo o effetto di allontanare il contenuto, di banalizzare un ragionamento. Così nei bar, nei luoghi di lavoro, tra amici è un fiorire di fannullone, guerrigliero, cacadubbi, ma anche bamboccione, buonista, molecolare e così via. Sono spesso riferimenti divertiti, lanciati con ironia, tuttavia subìti passivamente, quasi imposti come una moda, ma soprattutto, accettandole, sembra non si riesca a cogliere il tono e il motivo per cui quelle parole sono state pronunciate: intolleranza, furbizia, spesso cattiveria.
Complici i media che ormai sfornano notizie come spot pubblicitari, gli italiani non si accorgono che attraverso quelle parole, che attraverso l'enfatizzazione di quelle parole di per sè insulse, si fa leva sulla nostra stanchezza, si conta sulla nostra disattenzione, si premia una non tanto più larvata cattiveria che permea la nostra società.
Nessuno che rimandi sdegnato al mittente: anzi tutto si amplifica, lo sfottò diventa linguaggio politico (la riforma dei fannulloni, si dice), in più intriso di una superficialità devastante, di una fastidiosa assonanza con le piazzate, con le discussioni condominiali, con le liti da reality show.
Bamboccione! Fannullone sarà lei! La smetta di essere buonista! Eccos'è, cucina molecolare?Semplici parole, vuote parole, cattive parole. C'era una volta la pubblica opinione.
Il Direttore dice che i blog hanno perso smalto, che bisogna prenderne atto e contrastare il fenomeno con intelligenza e perseveranza; dice anche che sono molti i contatti, i lettori, i tentativi. Credo che la rete, i bloggers e i commentatori siano i nuovo barbari, quelli che vengono da fuori, che attaccano l'Impero: molti fanno il solletico, altri rimbalzano, alcuni si insinuano nella bolla dell'assuefazione. Cercano di ragionare, si riappropriano della scrittura, si confrontano, a volte surfano leggeri in superficie, altre, anche senza volere, imparano una cosa desueta: riflettere, porre e porsi domande, siano di cucina, di yoga o di botanica.
Le stesse per cui un barbaro doc come Stefano Bonilli, oggi, dice che vuole conoscere cose e posti nuovi: alla faccia di quelli che, storditi, se ne stanno ancora nella loro bolla melmosa.
Adorno involontariamente ha anticipato quel che sarebbe successo nella musica contemporanea, anche per causa sua: lo snobismo lui lo creò davvero, e ne scapitò la corretta ricezione della musica di Korngold, di Schrecker, dell'ultimo periodo dello stesso Richard Strauss. Anticamera di quel che sarebbe successo più avanti con Leibowitz: o segui Darmstadt o sei fuori dalla musica. Ligeti, Bernstein e altri che non seguirono Darmstadt furono spesso oggetto di ironie più o meno salaci. Quel che disse Adorno è giusto, ma la cosa divertente è che lui stesso contribuì al fenomeno in maniera non irrilevante.
anche se pagano dice che non si fa normalmente sui blog, io lo fo: quoto scarpato, quasi in tutto!
La soluzione quale sarebbe, Bonilli?
Lasciar entrare tutta l'Africa in Italia? Mi faccia capire perché a parte le frasi da snob della mutua, buttate lì ad effetto tra un Marchesi e un Alaimo, non vedo proposte per la soluzione al problema di un paese affacciato all'Africa.
Non voglio offendere e mi fermo qua.
Snob della mutua dillo a tua sorella o consorte, qui no :-))
Luciano Berio provava sentimenti misti di odio e rispetto nei confronti di Adorno. Quando lo odia lo definiva "un fascista della cultura".
Questo post ha fatto fuggire anche gli snob? :-P
No, sono "avanti" :-)
(scusami non ho resistito)
O Sior Maffi... la ringrazio per le parole gentili, e certo immeritate! Mi siete mancati tutti in questi giorni ma purtroppo ero come dire, un po' preso... Il setterone e' in grande forma: un po' bagnato visto che oggi a Londra il tempo non e' stato molto clemente!
Cerea, ne...
ps: sono quasi in partenza per la Versilia
E abbiamo una cena in sospeso? O sbaglio???
qual buon vento........... qui da noi le polemiche montano-)).
molte cose sono successe in questa settimana. se le cerchi , qui ed altrove.
la cena da Colonna, per Marchesi, lunedi' è stata cosa splendida e Bonilli in giacca e camicia sarebbe piaciuto anche a lei.
non è carino lasciare in giro indirizzi in continuazione, ma se ha pazienza e cerca in giro lo trova. se no si relazioni presso Romano a viareggio, dove vado spesso anche a bere il caffè .
è d'uopo trovarsi almeno una volta, se non altro per mandarsi simpaticamente affanc... porti il setter.... sapendola vivo e vegeto, la saluto, mica tanto cordialmente:-))
Ohibo'... che piacere-dispiacere leggerla! Ma sappia che da meta' iugno in poi saro' dalle sue parti, e le cortesie reciproche saranno realta'...
Saludos, federico
Touché!
E' servito a qualcosa, almeno.
Molto bene.
Ti girano eh?
Per cortesia basta!
Non serve più dirlo "non si può fare a meno dell'innovazione, è la linfa quotidiana della nostra professionalità" quindi onde evitare malintesi non sto mettendo in discussione l'innovazione.
Fatta questa doverosa premessa, mi permetto di affermare: "basta mescolare il sacro con il profano" ovvero, basta storpiare i piatti tradizionali, veri e propri capisaldi della nostra tradizione culinaria e soprattutto tanto amati in tutto il mondo (Italia compresa) .
Non ci trovo nessuna "creatività" in una "compressione di pasta e fagioli", in un "tiramisu' scomposto" o in un "prosciutto e melone sferificato".
Per essere più chiaro trovo che storpiare queste preparazioni legate alla tradizione sia poco rispettoso, oltre che per il valore del piatto stesso, anche nei confronti del cliente che ama consumare questi "classici" che potrebbe venire ingannato dal rimando al nome della tradizione e poi rimanere scontento in quanto le sue aspettative non sono poi state soddisfatte. Forse quando si realizzano proposte creative sarebbe più corretto fare come fanno alcuni grandi chef d'oltralpe, ovvero elencare in maniera chiara nel menu' la composizione del piatto senza rimandi ai piatti tradizionali.
Insomma se volete stupire fatelo, c'è bisogno di alta creatività, in quanto credo ci siano clienti per tutte le forme di cucina; non dimentichiamo che lo stesso cliente può passare dall'esigenza di mangiare senza troppo impegno, alla voglia di gustarsi un buon piatto tipico senza troppi formalismi, fino al desiderio di essere stupito e provare l'emozione del "nuovo".
In fin dei conti senza andar a "psicanalizzare" il cliente la risposta la troviamo dentro di noi. Pensiamo solo al nostro personale comportamento nei confronti del cibo, sfido chiunque a negare di non aver provato emozioni fermandosi almeno una volta per strada a "farsi" un buon panino con la porchetta, con il lampredotto o con la milza a seconda della zona d'italia in cui ci si trova..
carissimo... mi dispiace 'sentirti' scrivere che non trovi emozione nella 'compressione di pasta e fagioli'... davvero.
io credo che molte cose possano cambiare gusto e stile. l'importante é sempre il 'rispetto dell'intrepretazione' che rimane pur sempre soggettiva. ma che palle la pasta e fagioli! perché non provare un'emozione diversa...
poi mi sembra abbastanza chiaro che chi assaggia una cdpef si aspetti un gusto simile alla pasta e fagioli... o no?
Al Passetto purtroppo è capitata una bruttissima disavventura, diciamo così.
aderite al gruppo Facebook: basta con le schiumette di Adrià, volemo magnà!!